Destra di Popolo.net

RESISTENZA A OLTRANZA ANCHE SE RENZI LO SFIDUCIA

Novembre 12th, 2015 Riccardo Fucile

DE LUCA NON SI DIMETTERA’ NEANCHE SE ARRIVASSE L’AVVISO DI SFRATTO…ORMAI SIAMO AL DELIRIO DI ONNIPOTENZA

Quando gli chiediamo se sentirà  Matteo Renzi nel pomeriggio, Vincenzo De Luca sgrana gli occhi, mantiene il sorriso, si infila in auto blu e se ne va.
Lo incrociamo quando esce dalla sede del Mattino di Napoli, insieme ai capi del giornale che lo hanno intervistato in un lungo e spumeggiante forum online.
Un forum alla ‘De Luca’. La verve è la stessa, nonostante la rabbia per l’inchiesta giudiziaria che lo riguarda. Renzi non lo ha sentito. Ma i suoi giurano che non si dimetterà  dalla Regione, nemmeno se il premier dovesse fargli arrivare avvisi di sfratto. Parola d’ordine: resistere.
Il premier è avvisato: non vorrà  mica aprire un altro caso Marino in Campania?
Qui a Napoli il gelo che separa Palazzo Santa Lucia da Palazzo Chigi si taglia a fette. Nonostante un clima da infinita estate di San Martino.
E malgrado Renzi non abbia ancora scomunicato il governatore indagato per corruzione. Anzi, fino a ieri lo ha difeso, seppur non esplicitamente e con grande imbarazzo.
Certo, nel forum con il Mattino, il governatore ha buon gioco a rispondere che non ha sentito Renzi in quanto il premier “era fuori”.
In effetti il capo del governo torna solo oggi pomeriggio da Malta. Ma nel frattempo De Luca non ha sentito nessun renziano di prima o di seconda fascia, giurano i suoi in Regione. C’è un raffreddamento in corso, a monte di tutto il garantismo che Renzi possa esercitare e di solito è tanto.
Anche per questo De Luca passa al contrattacco. Questa mattina è arrivato in Regione intorno alle 9.30. E solo stamattina ha deciso di parlare al Mattino online, dopo aver sentito il direttore del giornale, Alessandro Barbano.
Meglio tenere botta continuando a parlare, è la linea.
Tanto che ha intenzione di dare battaglia a colpi di conferenze stampa anche nel weekend. Tutte incentrate però sulla “rivoluzione”, la chiama così, che sta portando avanti in Regione.
Ad ogni modo, chiude la telefonata con Barbano e si dedica agli incontri in agenda: uno con Sergio Sciarelli, professore universitario, è uno con Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista del Mattino assassinato dalla Camorra.
Perfetto e impeccabile, si presenta al Mattino a due passi dalla Regione.
Renzi? “Non sono adottato da nessuno”. Chiaro.
Solidarietà  dal Pd? Non è arrivata esplicitamente. E infatti De Luca puntualizza: “Mica siamo una famiglia. Io sono la Regione Campania. Mica si tratta di fare una tavolata…”.
Brillante, imperiale e con la battuta sempre pronta, “arzillo come un fringuello, una cinciallegra”, dice di sè.
Dentro, però, tanta rabbia. Furia vera, torciglioni alla stomaco che non gli piace esibire, dicono i suoi. Pare non lo abbia fatto nemmeno con Mastursi, l’ex capo di gabinetto accusato di aver ricevuto le pressioni di Manna, marito di Anna Scognamiglio, la giudice che ha accolto il ricorso del governatore contro la legge Severino, permettendogli di restare in carica.
Con Mastursi il governatore non parla dal giorno in cui si è dimesso, il 9 novembre scorso: così dice ai suoi. È arrabbiato ma non lo dà  in pasto alla stampa: “Mi ripugna gettare la crose addosso agli altri. Se ne occuperà  la magistratura. Ma è stato un errore. Tutti possono compiere errori”.
Un errore prestarsi a fare da terminale di richieste e minacce. Un errore non aver informato il governatore: che sia vero o no, questa è la linea di De Luca.
Il pomeriggio lo trascorre in Regione: affari correnti. Tenta di immergersi nell’amministrazione, “fiducioso” che tutto si risolverà .
Ma se da Roma gli scateneranno addosso l’artiglieria, se Renzi dovesse decidere di mollarlo, lui resisterà .
“Devi resistere. Questa è la sfida”, di un amministratore intento a fare la “rivoluzione”, spiega, “che tante volte non hai nemmeno il tempo di mangiare e torni a casa la sera e mastichi sangue amaro per quello che non sei riuscito a fare…”.

(da “Huffingtonpost”)

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“ABBIAMO FINITO, È FATTA”: LA TELEFONATA DEL GIUDICE AL MARITO CHE MANDA POI SMS ALLO STAFF DI DE LUCA: “TUTTO COME PREVISTO”

Novembre 12th, 2015 Riccardo Fucile

LE INTERCETTAZIONI IMBARAZZANTI PER LA DIFESA DI DE LUCA

Il 17 luglio scorso, mentre era ancora in camera di consiglio, dopo avere scritto la sentenza che che confermava il congelamento della sospensione del governatore della Campania Vincenzo De Luca, il giudice Anna Scognamiglio ha subito avvertito al telefono il marito Guglielmo Manna dell’esito “favorevole” della decisione, con cui si bloccava la sospensione di De Luca. “Abbiamo fatto, è fatta”.
È questa una delle tante conversazioni intercettate tra la Scognamiglio e il marito e inserite nei verbali dell’inchiesta che coinvolge anche il presidente della Regione. Appresa la notizia, spiegano i pm, il marito del giudice si sarebbe affrettato a comunicarla allo staff del governatore campano attraverso un sms: “È andata come previsto”.
Spiega oggi il Corriere della Sera
È il segnale convenuto per lo staff del governatore Vincenzo De Luca, guidato dal capo della segreteria Carmelo Mastursi. La prova – secondo i magistrati della Procura di Roma – dell’accordo illecito preso dal manager per garantire la permanenza dello stesso De Luca al vertice della Regione Campania in cambio di una «nomina pesante» nel settore della sanità . Anche perchè il verdetto viene depositato in cancelleria e reso pubblico soltanto cinque giorni dopo, il 22 luglio.
Telefonate e sms
Agli atti, sempre riportati dal quotidiano ci sono altre intercettazioni.
Come quella tra Manna e Scognamiglio del 2 agosto, dopo la sentenza favorevole per De Luca, in cui Manna avverte la moglie di doversi recare in Regione, sperando di ottenere l’incarico desiderato.
Manna: «Io sto a Ponza, sono stato chiamato».
Scognamiglio: «Domani»?
Manna: «Sì in Regione. Ora vedi sto partendo».
Scognamiglio: «Se dovesse essere quello, te ne vai in ferie e parti. Speriamo bene».
Manna: «Dovrebbe essere Napoli 1, gira voce. Non ho chiesto Napoli, ma Avellino, Caserta e Benevento».
Il giorno dopo c’è una nuova telefonata tra marito e moglie. Lui mostra sicurezza: «Sono stato segnato su una specie di bloc notes».
L’ipotesi su cui lavorano i pm è che De Luca fosse a conoscenza delle minacce di Manna, ma non fece nulla per fermare il suo piano.
Cioè non avrebbe denunciato il ricatto, motivo per cui l’ex sindaco di Salerno è indagato per concussione.

(da “Huffingtonpost”)

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DE LUCA NON FARÀ LA FINE DI MARINO, RENZI PREOCCUPATO MA LO TIENE IN SELLA

Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile

NESSUN CASO ROMA-BIS, A DIMOSTRAZIONE CHE MARINO DAVA FASTIDIO PER ALTRE RAGIONI, MENTRE DE LUCA HA LE COPERTURE GIUSTE

“Ma quale metodo Marino?”. Nella cerchia strettissima del premier Matteo Renzi rispondono anche sdegnati rispetto agli accostamenti dell’opposizione tra il caso del governatore campano Vincenzo De Luca, indagato per corruzione, e il caso dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, indagato per l’inchiesta sugli scontrini e sfrattato dal Pd a suon di “non governa bene la città ”.
La risposta non cambia se l’accostamento lo osa un Dem come Stefano Esposito: “Su De Luca dobbiamo usare lo stesso metro di valutazione di Roma”, dice all’Huffpost. Nel pomeriggio, il presidente del Consiglio parte per Malta, per partecipare al vertice europeo sull’immigrazione. Ma prima di partire, lascia le consegne ai suoi: De Luca per ora resta in sella a Palazzo Santa Lucia.
Nervosismo e preoccupazione per questa nuova bomba mediatico-giudiziaria scoppiata nel Pd non giustificano, per ora, nessun anatema di Palazzo Chigi contro il governatore. Renzi per ora è con lui, malgrado questa vicenda non gli piaccia per niente.
Il capo del governo vuole ancora vederci chiaro. Aspetta le altre notizie che verranno fuori dall’inchiesta giudiziaria. Ma per ora ha in mano le dichiarazioni di De Luca, che si dichiara “parte lesa” di tutta la vicenda.
E poi Renzi basa il suo giudizio sul fatto che i pm stessi scrivono che De Luca è stato minacciato di “sentenza sfavorevole” da parte del tribunale civile di Napoli qualora non avesse assegnato una nomina importante nella sanità  campana a Guglielmo Manna, marito della giudice Anna Scognamiglio, relatrice della sentenza che quest’estate ha accolto il suo ricorso contro la legge Severino permettendogli di rimanere in carica.
Per ora dunque il premier non muove alcun passo contro il governatore. Pur preoccupato per una vicenda che getta altro fango sul Pd, soprattutto in vista delle amministrative di Napoli la primavera prossima.
Di preoccupazione infatti parla anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, ex commissario del Pd in Campania, uno che quel territorio lo conosce bene, pur essendo ligure.
“Sono preoccupato — dice il Guardasigilli — perchè per quello che si capisce si tratta di una vicenda non particolarmente esaltante, ma sarei cauto nel trarre delle conclusioni perchè siamo ai primi indizi”.
Renzi parte per Malta con un bagaglio di rammarico: quella di De Luca è l’ennesima vicenda che gli consegna la fragilità  del Pd nei territori.
Ma qui “piove sul bagnato”, dicono i suoi. Nel senso che lo stato comatoso del Pd in Campania, come in altri territori, è ultra noto, fonte di preoccupazione per il voto nelle grandi città  dell’anno prossimo.
Nel Pd renziano c’è imbarazzo e un strano clima di disarmo.
La posizione di Stefano Esposito, che dichiara all’Huffpost “su De Luca dobbiamo applicare lo stesso metro di valutazione usato su Roma”, resta isolata. Perchè De Luca non è Marino.
E poi anche perchè la vicenda romana, pur vinta da Renzi, ha seminato un pesantissimo strascico di macerie sul Pd, tanto che ora è difficile risollevarsi per affrontare il voto delle amministrative, si riflette a taccuini chiusi nei capannelli renziani in Transatlantico.
Il punto è che i taccuini restano chiusi in tutti i sensi: anche per difendere De Luca. Pubblicamente nessuno ci mette la faccia. Nemmeno Renzi.
Come fa sempre ogni volta che spunta una difficoltà  sulla quale vuole prendere tempo prima di esporsi, Renzi si immerge nei dossier di governo.
Che in effetti gli danno un bel dafare. Prima di partire per Malta diffonde la sua enews, ridiventato ormai un appuntamento comunicativo settimanale. Non una parola su De Luca, caso che di cui da ieri sera parlano tutti i tg, talk show e siti internet. Renzi parla di immigrazione: “Oggi parto per Malta dove in serata e domattina sarà  molto interessante il lavoro dei leader africani e europei. Si tratta di un appuntamento importante. È inutile dire ‘aiutiamoli a casa loro’, se poi non aumentiamo i fondi per la cooperazione, non investiamo di più in Africa e non creiamo rapporti istituzionali e diplomatici più forti. È quello che stiamo provando a fare. E pensiamo che questo sia l’unico modo per dare all’Europa un’anima. Non è solo un parametro, l’Europa”.
C’è da scommettere che il caso De Luca sarà  ancora qui ad aspettarlo, al suo ritorno in Italia domani.

(da “Huffingtonpost“)

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IL PD CAMPANO HA PAURA: “NAPOLI E’ LA CRONACA DI UNA SCONFITTA ANNUNCIATA”

Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile

IPOTESI AZZERAMENTO DEI VERTICI REGIONALI

Metà  pomeriggio. Capannello di campani in Transatlantico a Montecitorio: “Se continuiamo così, Napoli è la cronaca di una sconfitta annunciata. Dobbiamo fare qualcosa”.
Imbarazzo. Paura. In pochi se la sentono di commentare. In Campania è già  terremoto. L’ipotesi di un azzeramento dei vertici del partito è sul tavolo.
Deciderà  Matteo Renzi al ritorno da Malta, con più elementi di valutazione sull’inchiesta. Ma a questo punto, il problema non è rinviabile più di tanto: va separato il partito da Vincenzo De Luca.
Finora l’unione aveva il nome di Nello Mastursi, l’ombra del governatore, che ricopriva al tempo stesso l’incarico di capo della segreteria e di vice segretario regionale. Non è un caso che, proprio oggi, viene fatto sapere che ha lasciato anche l’incarico di partito dopo aver mollato quello in Regione.
Separare Pd da De Luca. Perchè tutti hanno visto e ascoltato la conferenza stampa in cui il presidente della Campania si difende dall’accusa di “concussione per induzione”, e c’è un passaggio del discorso che ha fatto arrabbiare, e non poco, buona parte del Pd locale.
Ed è quello in cui il governatore ha detto che da Napoli viene “lanciata la sfida della trasparenza. Noi e il partito in cui milito (Pd ndr) siamo protagonisti di questa sfida e non arretreremo di un passo”.
“Napoli” e “Pd”. Due parole associate e pronunciate da De Luca che hanno fatto saltare sulla sedia chi in queste settimane è in affanno in vista di una campagna elettorale che si prospetta più che difficile.
Soprattutto perchè il partito è in confusione totale. Non c’è un candidato e neanche una data per le primarie, se si faranno. “Dopo quest’uscita di De Luca siamo ancora più penalizzati. Prima ci disconosce, prende le decisioni da solo senza consultarci, e adesso ci tira in ballo”, osserva qualcuno.
Un altro difende il governatore: “Alla fine potrebbe uscirne rafforzato, perchè volevano ricattarlo e lui non ha ceduto”.
Sta di fatto che c’è chi aggiunge: “Facciamo chiarezza e in tempi brevi. Le sentenze non solo si rispettano. Non si condizionano neppure”.
A metà  pomeriggio arriva la nota in cui Carmelo, detto “Nello”, Mastursi annuncia che si dimette dall’incarico di responsabile dell’organizzazione del Pd della Campania. È la segreteria regionale del Pd a diffondere la notizia. Mastursi è anche lui indagato dalla procura di Roma.
A questo punto, la deputata del Pd Valeria Valente chiama in causa direttamente il Nazereno: “È evidente che quanto accaduto, indipendentemente dagli esiti, rischia oggi di penalizzare seriamente il Pd, rendendo ancora più difficili le sfide elettorali che sono davanti a noi”.
E poi aggiunge: “Penso che il vero punto politico da sciogliere in Campania, chiami direttamente in causa il Partito democratico. Dobbiamo recuperare un profilo politico serio e autonomo. Un profilo che, purtroppo, il Partito democratico ha offuscato a livello territoriale”.
Nell’attesa che il partito batta un colpo (per adesso ci sono solo dichiarazioni ufficiose), i parlamentari campani e i consiglieri regionali si sono dati appuntamento per venerdì pomeriggio nella sede del Pd di Napoli per provare a serrare le file.
Di un partito, quello campano, estremamente frastagliato.

(da “Huffingtonpost”)

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DE LUCA HA TACIUTO SU INCHIESTA E PRESSIONI: DODICI GIORNI DI OMERTA’

Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE SAPEVA MA NON HA DENUNCIATO

Sapeva, ma non ha parlato.
Già  il 29 ottobre scorso Vincenzo De Luca era a conoscenza dell’indagine della procura di Roma che lo accusa di concussione.
E’ lo stesso governatore a rivelarlo pubblicando sul sito della Regione Campania la lettera firmata dal suo legale Paolo Carbone e inviata al procuratore Giuseppe Pignatone con la quale chiedeva di essere interrogato dai magistrati. Nonostante questo l’ex sindaco di Salerno non ha ritenuto di denunciare pubblicamente la presunta minaccia che Anna Scognamiglio — uno dei tre giudici del collegio del Tribunale civile di Napoli chiamato a pronunciarsi sul ricorso per la sospensione degli effetti della legge Severino — avrebbe messo in atto insieme ad altre persone nei suoi confronti: una sentenza sfavorevole se non fosse arrivata la nomina di Guglielmo Manna, marito della Scognamiglio, ad un’importante carica dirigenziale nella sanità  campana. Non solo.
Come lui stesso ammette indirettamente, il 29 ottobre De Luca sa anche che il capo della sua segreteria Carmelo “Nello” Mastursi è iscritto nel registro degli indagati.
Le sue dimissioni però arrivano solo il 9 novembre e vengono motivate con un generico “troppo lavoro“.
Ma secondo i magistrati, Manna telefona proprio al braccio destro del governatore per chiedere un’assunzione in cambio di un trattamento di favore nella sentenza.
Mastursi oggi ha lasciato anche l’incarico di responsabile dell’organizzazione del Partito democratico campano.
L’indagine comunque non preoccupa il Pd nazionale, che minimizza: “E’ un atto dovuto, si chiarirà ”. Mentre il governatore nella lettera spiega di aver mantenuto la dovuta riservatezza per un procedimento in corso
In tutto gli indagati dalla procura di Roma sono sette.
Il lavoro dei magistrati capitolino nasce da un’inchiesta dell’Antimafia di Napoli sui rapporti tra camorra, politica e gli affari nel settore della sanità .
L’accusa nei confronti di De Luca è di concussione per induzione (non di corruzione come era emerso in un primo momento), articolo 319 quater: induzione indebita a dare o promettere utilità .
L’iscrizione nel registro degli indagati significa che secondo la procura il governatore, invece di denunciare il presunto ricatto, avrebbe dato seguito in qualche modo alle presunte richieste del giudice Scognamiglio (che rigetta le accuse) e del marito.
La vicenda delle presunte minacce viene descritta dettagliatamente nel capo di imputazione allegato ai decreti di perquisizione.
I magistrati capitolini scrivono che gli indagati, con più “azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, Anna Scognamiglio, magistrato presso il tribunale civile di Napoli e giudice relatore nella fase di merito del ricorso intentato da De Luca contro la sospensione dalla carica di presidente della Regione ai sensi della legge Severino, abusando della sua qualità  e dei poteri decisionali, in concorso con il coniuge Guglielmo Manna, e con gli intermediari Poziello e Brancaccio, minacciando De Luca, per il tramite di Vetrano e Mastursi, di una decisione a lui sfavorevole da parte del tribunale con conseguente perdita della carica ricoperta, inducevano il medesimo a promettere a Manna la nomina ad una importante carica dirigenziale nella sanità  campana”.
“Condotta reiterata — si legge nel decreto di perquisizione — in occasione dell’udienza tenutasi presso il tribunale di Napoli l’11 settembre scorso avente ad oggetto la legittimità  del decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri che aveva sospeso De Luca dalla carica di presidente della Regione”.
Il procuratore Giuseppe Pignatone precisa che la sentenza del tribunale di Napoli “non è oggetto di esame da parte della procura di Roma”.
Giudice indagato: “Non conosco De Luca”
In conferenza stampa De Luca si è difeso sostenendo di “non essere a conoscenza di nulla, di nulla, di nulla”. “Leggo di questo Manna: io non so chi sia, dove viva, cosa faccia. Nessuno in maniera pubblica nè privata mi ha mai fatto cenno a questa persona” ha assicurato il governatore, che si è dichiarato “parte lesa, io e l’istituzione”.
Anche il giudice Anna Scognamiglio interviene con una dichiarazione diffusa dal suo avvocato Giovanni Battista Vignola. “L’unico elemento indiziante a mio carico è costituito dal fatto che beneficiario della richiesta illecita rivolta al De Luca sarebbe mio marito il che potrebbe comportare, sul piano astratto, il legittimo sospetto di un mio coinvolgimento nei fatti. Nel mio caso — prosegue — però, un siffatto sospetto non ha motivo di essere poichè, da tempo, i rapporti con mio marito si sono fortemente incrinati tanto da indurmi, già  tre anni orsono, a presentare in Tribunale un ricorso di separazione“.
“La convivenza — continua Scognamiglio — era solo formale e dovuta alla necessità  di salvaguardare l’equilibrio psichico dei nostri due ragazzi ; insomma vivevamo da ‘separati in casa’”.
Il giudice sottolinea di non conoscere “nè De Luca, nè Mastursi, nè Vetrano con i quali non ho mai avuto contatti di alcun genere, nè, quindi, ho loro mai chiesto, nè potuto chiedere, alcun favore nè per me nè per mio marito”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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“DE LUCA FA MALE AL PD, OCCORRE LO STESSO METRO USATO PER MARINO”: INTERVISTA AL SEN. ESPOSITO

Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile

“UN UOMO POLITICO DI FRONTE A UN RICATTO, AMMESSO CHE SIA COSI’, DENUNCIA IL RICATTO”

“Questa di De Luca è una brutta storia, che fa male al Pd. Il nostro principio cardine deve essere la legalità ”.
È appena finita la conferenza stampa di Vincenzo De Luca. Stefano Esposito, nel suo studio al Senato, accende una sigaretta. E scuote la testa.
Membro dell’Antimafia, è stato assieme ad Alfonso Sabella l’uomo della legalità  contro Mafia Capitale. A Ostia chiese il commissariamento del municipio prima della magistratura.
Arrivato ai Trasporti come assessore, fece a Cantone la prima telefonata per chiedere una verifica degli appalti dell’Atac.
La relazione di Cantone mise nero su bianco un dato sconvolgente: dal 2011 tutti irregolari.
Ora all’HuffPost dice: “Su De Luca dobbiamo applicare lo stesso metro di valutazione usato su Roma”.
Esposito, ha ascoltato il monologo di De Luca, un unicum nel suo genere: conferenza stampa senza domande.
Lasciamo perdere le abitudini comunicative di De Luca… Andiamo alla sostanza che mi pare assai seria.
Andiamo alla sostanza.
Questa è una brutta storia. Che si scarica su tutto il Pd, non solo in Campania ma ovunque. Situazioni come questa mettono in tensione un’organizzazione fatta di gente perbene e mandano in sofferenza il nostro tessuto vitale.
Dice De Luca: sono io la parte lesa.
La vera parte lesa è il Pd e tutte le persone perbene di questo partito in Campania e tutta Italia.
Sta dicendo che De Luca non è una persona perbene?
Dico, da garantista, che De Luca ha il diritto di difendersi . Ma dico anche che il punto politico è uno solo: ammettiamo che De Luca fosse oggetto di un ricatto da parte della giudice, come si legge in queste ore. Se così fosse, un esponente di punta del Pd sa come si deve comportare?
Come?
Un esponente di punta del Pd e delle istituzioni di fronte ad un ricatto fa una cosa semplice e banale: denuncia il ricatto. Non ci sono giustificazioni di sorta se le cose sono come emergono. Uno ti ricatta? Vai alla magistratura, denunci e poi fai una bella conferenza stampa.
Oppure se non è così?
Oppure, e questo ce lo dirà  la magistratura, se non sapeva nulla se c’è stata una “trattativa” a sua insaputa per una sentenza che lo riguardava è comunque imbarazzante. E allora significa che ha sbagliato a scegliersi i collaboratori. Il suo capo di segreteria è un suo collaboratore di lungo corso, che conosceva da tempo. Dico che se un collaboratore così si muove per nome e per conto tuo, non puoi negare la tua responsabilità  politica.
E ora cosa si aspetta dal Pd e da Renzi su questa vicenda?
Al netto del garantismo, urge una riflessione tutta politica sui riflessi di una vicenda come questa. Non ho bisogno di dare consigli. Ricordo che su Roma non abbiamo fatto sconti e va applicato lo stesso metro di valutazione.
Lo stesso metro di valutazione usato per Marino, sugli scontrini e sul fatto che non aveva visto la corruzione attorno a lui. Qui c’è un’inchiesta sulla corruzione e, nel migliore dei casi, una trattativa a insaputa di de Luca.
Appunto. Ripeto: stesso metro di valutazione. Io questo ragionamento lo faccio perchè non possiamo reggere l’accumularsi di situazioni come queste. Il principio della trasparenza e della legalità  è un principio cardine del Pd. Sento una grande sofferenza dei nostri iscritti, militanti ed elettori. Non siamo di fronte a fatti locali, ma a questioni nazionali. Prima le viviamo come tali e prima riusciamo a dare le risposte che i nostri militanti meritano.

(da “Huffingtonpost“)

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DE LUCA OSTENTA TRANQUILLITA’ PER LE DIMISSIONI DEL SUO BRACCIO DESTRO, MA I SUOI SONO TESI

Novembre 10th, 2015 Riccardo Fucile

MASTURSI E’ STATO INDAGATO, PERQUISITI I SUOI UFFICI E SEQUESTRATO IL CELLULARE

Lui, Vincenzo De Luca, ostenta la consueta sicurezza: “Ho visto le prime pagine dei giornali. Devo dire che ho invidiato Mastursi che ha avuto una pubblicità  neanche fosse Winston Churchill e Camillo Benso conte di Cavour. E che diamine! Noi siamo tranquilli e adesso è il momento di occuparci della vita dei cittadini”.
I fedelissimi di Vincenzo De Luca invece sono tesi.
Attaccato al telefono Massimiliano Manfredi consuma le suole sul marmo del Transatlantico: “Qua è un mistero, non si capisce su che cosa è indagato e se è indagato”. Pochi metri più in la Tino Iannuzzi sussurra a un collega: “Se la cosa è in mano al magistrato che ha scoperchiato Roma…”.
Il riferimento è al fascicolo aperto dalla procura di Roma, dove compare il nome di Nello Mastursi, l’ombra di Vincenzo De Luca.
E al fatto che Mastursi si è dimesso da capo della segreteria di De Luca proprio il giorno in cui è trapelata la notizia che il suo nome è in un fascicolo giudiziario a Roma: “Nello non è uno qualunque. Nello è Vicienzo”.
Perchè Vicienzo gli ha sempre affidato i dossier più importanti e i rapporti più delicati.
Il telefonino di Nello era praticamente di De Luca, da lì partivano telefonate ed sms per nome e per conto, perchè Vicienzo non sa cosa sia un i-phone.
Ora però quel telefono è stato sequestrato dagli inquirenti assieme a carte trovate nell’ufficio e nella casa di Mastursi.
E la grande paura nel Palazzo ruota tutta attorno a una domanda.
“Perchè il fascicolo è stato aperto a Roma?”. Nicola Landolfi, il segretario del Pd di Salerno, in mattinata piomba in regione. È terreo: “Nun me fate parlà ” dice ai consiglieri del Pd.
Perchè la questione è seria. Si rincorrono voci, congetture, ipotesi più o meno fondate o informate, sul “perchè Roma”.
La prima è che l’indagine incrocia quella di Mafia Capitale: “Potrebbe aver avuto rapporti — è la domanda che circola – con aziende che c’entrano in qualche modo con l’inchiesta che ha travolto Roma. È uomo che ha gestito mille campagne elettorali, può accadere che magari inconsapevolmente ha avuto rapporti con l’imprenditoria grigia”.
La seconda per cui se ne occupa Roma è che “ci sia di mezzo un magistrato”: in che modo ci può entrare un magistrato? Qualche magistrato ha ricevuto pressioni?
Domande. L’unica certezza è che persone vicinissime a Mastursi giurano sulla sua estraneità  “a qualunque fatto illecito possa venirgli anche solo lontanamente attribuito, perchè lui è uno che la politica la fa da sempre per strada e con la gente che conosce”. La procura di Roma non smentisce e mantiene il riserbo più stretto sul tipo di indagine.
Il che conferma la delicatezza della questione e alimenta mistero e tensione nell’inner circle di De Luca.
La sola eventualità  che il capo di De Luca sia indagato già  lascia intravedere i segni della tempesta in Campania che parte dalla Regione fino a travolgere il Pd nel pieno della campagna per il comune di Napoli e non solo.
Entro fine mese i vertici del Pd daranno il via libera alle primarie. E questo è l’unico punto fermo. Al momento.

(da “Huffingtonpost”)

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NAPOLI: FORZA ITALIA DIVISA TRA LETTIERI E CARFAGNA

Novembre 2nd, 2015 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO: “L’IMPORTANTE E’ CHE CI SIA UN NOME UNITARIO”

L’uno lavora a questo obiettivo da più di quattro anni.
L’altra, invece, è una candidata “naturale” ma decisamente poco propensa.
L’uno Gianni Lettieri, l’altra Mara Carfagna. A Napoli il centrodestra è a caccia del nome giusto per conquistare palazzo San Giacomo, ma anche in questo caso — come a Roma e a Milano — l’obiettivo dell’unità  dello schieramento fatica a essere raggiunto.
L’ago della bilancia è nelle mani di Silvio Berlusconi ma Forza Italia, tanto per cambiare, sul territorio è divisa.
Non è un mistero che al Cavaliere sarebbe piaciuto schierare la ex ministra delle Pari Opportunità . Che finora, però, ha sempre allontanato da sè l’amaro calice. Finora, appunto.
Visto che in un’intervista a Libero sembra aprire uno spiraglio. “Sono pronta a candidarmi, se me lo chiederanno, ma — dice – a condizione che sia una candidatura unificante, il centrodestra vince se si aggrega intorno a un nome”.
Una quasi-disponibilità , insomma, che, però, è subordinata a un “ma” grande come una casa. Perchè Mara Carfagna sa bene che il nome di Gianni Lettieri, imprenditore che già  quattro anni fa sfidò De Magistris per il centrodestra, è in campo “a prescindere”.
E lei a fare la candidata alternativa non ci pensa nemmeno.
“Chi fa politica — spiega all’Huffington Post — sa bene che ci sono dei momenti in cui è difficile tirarsi indietro.
Per questo nel 2010, con spirito di servizio, accettai di candidarmi come capolista alle Regionali. Conosco le regole della politica ma credo anche che, in vista delle amministrative, il centrodestra debba presentarsi unito e a Napoli c’è già  in campo Lettieri. Il suo impegno va sostenuto e incoraggiato”.
A suo favore, l’imprenditore ha i quattro anni e passa trascorsi a guidare l’opposizione in consiglio comunale e il fatto di aver costruito nel frattempo un movimento civico che gli consente di proporsi come candidato “oltre” i partiti. Contro, c’è però la sconfitta incassata nel precedente turno.
Non tutta Forza Italia è con lui.
Un paio di settimane fa il coordinatore azzurro della Campania, Domenico De Siano, lo ha portato da Berlusconi per ottenerne la benedizione. L’idea sarebbe quella di ripetere il “modello Brugnaro” di Venezia, anche se in questo caso non si può certo parlare di novità : già  cinque anni fa Lettieri era appoggiato dall’allora Pdl e accanto a lui, a chiudere la campagna elettorale, c’era proprio il Cavaliere.
Pare che l’ex premier abbia sostanzialmente dato il suo placet.
Ma per considerare chiusa la faccenda è decisamente troppo presto, nè si può essere sicuri che Berlusconi non cambi idea.
Bisogna capire quanto (e soprattutto se) avrà  un peso Francesca Pascale. Fino a un anno fa il suo nome era addirittura circolato come quello di potenziale candidata: una suggestione che trova sempre meno appiglio nella realtà .
La sua influenza sul numero uno azzurro è decisamente in calo e così, verosimilmente, la sua influenza politica.
Che, peraltro, si muove soprattutto attraverso l’asse con Armando Cesaro, figlio di Luigi (meglio noto come Giggino a ‘purpetta), già  presidente della provincia di Napoli e uomo di Cosentino.
Accanto all’imprenditore napoletano si sono già  schierati l’ex governatore della Campania, Stefano Caldoro, e Gianfranco Rotondi.
La sua candidatura non piace invece ad Amedeo Laboccetta, altro ex cosentiniano, che di certo qualche voto sul territorio ce l’ha.
Inoltre, tra le fila di Forza Italia, c’è qualcun altro che ambisce alla candidatura, come l’europarlamentare Fulvio Martusciello.
Ma c’è un problema anche tra gli alleati.
Fratelli d’Italia, che a Napoli si attesterebbe intorno al 4% di consensi, sarebbe divisa al suo interno con il coordinatore, Marcello Taglialatela, che non sembra intenzionato ad appoggiare l’ipotesi Lettieri.
Problemi anche in casa Ncd: i vertici nazionali, tra cui Maurizio Lupi, avrebbero fatto sapere di essere pronti a convergere sull’imprenditore ma il coordinatore del partito in Campania, Gioacchino Alfano, guarda più al centrosinistra.
Infine c’è la Lega che punta a presentare una sua lista a Napoli ma non ha una consistenza tale da condizionare la scelta del candidato.
Sebbene dal senatore Raffaele Volpi, vicepresidente nazionale di Noi con Salvini, sia già  arrivata una sonora bocciatura. “Ha già  perso cinque anni fa, figuriamoci”, sentenzia.

(da “Huffingtonpost”)

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BASSOLINO CANDIDATO DEL PD A NAPOLI? LUI COMINCIA A CREDERCI

Ottobre 27th, 2015 Riccardo Fucile

CHE SUCCEDE NEL PD E NELLE ALTRE COALIZIONI

Non c’è due senza tre?
Dopo i grandi ritorni di due noti sindaci della primavera del 1993, Leoluca Orlando a Palermo ed Enzo Bianco a Catania, la strada per il “Bassolino parte terza” sembra farsi in discesa.
Almeno nel centrosinistra dove, a pochi giorni dall’assemblea provinciale Pd (convocata il 29 con le primarie all’ordine del giorno), non è stato ancora trovato un nome forte e condiviso in grado di correre come candidato unico del partito.
Sembra un po’ il replay dell’anno scorso, quando il Pd le provò tutte per impedire la corsa a governatore dell’altro grande vecchio della sinistra campana, Enzo De Luca: le primarie furono rinviate varie volte, e alla fine si tennero ugualmente dopo una defatigante ricerca del “nome forte” per farle saltare.
Una ricerca che vide impegnati anche i vertici nazionali del Pd, ma che si scontrò contro mille ostacoli.
Stavolta dovrebbe (il condizionale è d’obbligo quando si parla di vicende campane) andare diversamente.
Le primarie quasi certamente si terranno il 7 febbraio (insieme a Milano e forse a Roma), e Bassolino, che ancora ufficialmente non si è pronunciato, sarà  della partita.
“Eravamo in pochi a volere le primarie, ancora qualche settimana fa”, ha twittato nelle ultime ore.
“Ora siamo in molti. Bene, avabti con intelligente determinazione”. Potrà  contare su due elementi di forza: il giudizio complessivamente positivo di buona parte della città  per i suoi anni da sindaco e l’assenza di una nuova classe dirigente del Pd napoletano in grado di conterdergli la vittoria.
Un enorme vuoto politico da riempire. Della serie: la parte del Pd che vorrebbe aprire una pagina nuova deve per forza trovare un candidato della società  civile, magari un accademico di fama, perchè dentro il partito, nei quattro anni di opposizione a De Magistris, non è nata una nuova leadership.
Anzi, il partito si è sempre più balcanizzato e nell’ultimo sondaggio Ipr Marketing è sceso al 14%, meno della metà  dei voti delle europee 2014.
Insomma, il rischio di non arrivare neppure al ballottaggio, e per la seconda volta di fila dopo il 2011, è più che concreto.
E anche così si spiega la scarsa veemenza con cui chi non vorrebbe Bassolino gli si sta opponendo.
E così le primarie, che nel 2014 furono considerate come un male da evitare, un anno dopo appaiono quasi a tutti come “una occasione per allargare il consenso intorno al Pd”. Lo dice chiaramente Francesco Nicodemo, giovane renziano della prima ora: “Se non si trova un Maradona che mette tutti d’accordo, e ad oggi non c’è, le primarie sono una occasione importante per allargare il quadro. Auspico che ci siano in campo diverse visioni di città , che ci si confronti sul merito, non sullo schema vecchio contro nuovo”.
Certo, c’è sempre la variabile De Luca: il governatore e storico avversario di Bassolino, che vede come un male il ritorno in sella del rivale.
E tuttavia gli uomini forti di De Luca a Napoli, il deputato Massimiliano Manfredi e il capogruppo in Regione Mario Casillo, non sembrano orientati a boicottare le primarie. Ma si riservano entro fine novembre la ricerca di un nome che possa ragionevolmente contendere la vittoria all’ex sindaco.
Le ricerche finora non hanno dato buon esito: un contatto con il medico Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista assassinato dalla camorra, ha dato esito negativo.
Il profilo però resta quello: una “personalità  esterna che porti un valore aggiunto al Pd”, spiegano dal fronte non bassoliniano.
L’alternativa potrebbe essere un candidato under 40, magari proveniente dalla Fonderia lanciata da Nicodemo con Pina Picierno e Gennaro Migliore nel 2014.
“Possibile, ma non sarò io il candidato”, spiega Nicodemo ad Huffpost. Uno dei nomi che circola — ma estraneo al gruppo della Fonderia- è quello del deputato Leonardo Impegno, classe 1974, già  presidente del consiglio comunale col sindaco Iervolino.
Bassolino intanto incassa sul piano personale l’assoluzione dall’accusa di omissione in atti d’ufficio in relazione alla gestione dei rifiuti durante l’emergenza in Campania.
Proprio nei giorni in cui l’ex Governatore sta lavorando a ricostruire la sua rete di relazioni, in verità  mai interrotte, partendo dal mondo extrapolitico che lo sostenne nel 1993: una pre-campagna più esterna al Pd che tra i dirigenti di partito.
Compare sempre più in giro per la città : dal teatro San Carlo ai convegni, alle presentazioni di libri.
E in ogni occasione riscuote un certo calore da parte del pubblico. “Sarà  una battaglia almeno tra quattro forze che in partenza non hanno differenze incolmabili tra loro. Dipende dalla campagna elettorale, dai candidati, sette otto mesi sono un’eternità , si smuovono montagne”, ha detto nei giorni scorsi a un evento dei Giovani dem.
“Si avverte un bisogno di politica. Saranno i cittadini a dirci cosa e chi è vecchio e cosa è nuovo. Bisogna correre per vincere. Senza primarie, il Pd non partecipa neanche alla gara”.
Un calore che invece manca nel partito, dove solo l’europarlamentare Massimo Paolucci (che era uscito dal Pd nei mesi scorsi in polemica con l’inquinamento delle primarie per le regionali da parte di “interi settori del centrodestra”) lo sostiene apertamente.
Più tiepidi la deputata Valeria Valente e Andrea Cozzolino, sconfitto da De Luca alle ultime primarie campane.
Domenica Bassolino ha visto a Ercolano il capo della minoranza dem Roberto Speranza, nelle prossime ore potrebbe incontrare Massimo D’Alema in arrivo a Napoli per un convegno. Ma la dinamica minoranza-minoranza non è la chiave giusta per leggere la magmatica realtà  politica partenopea.
Anche se, va detto, il premier rottamatore, come nel caso di De Luca, non è affatto contento della corsa di un grande vecchio del passato.
Anche se Bassolino lo ha sostenuto nel 2013 nella corsa alla segreteria Pd.
Raccontano che Renzi stia cercando di spingere i suoi uomini sul territorio a trovare una valida alternativa. Del resto, le comunali 2016 sono una prova del fuoco delicatissima per il premier. Che rischia di pagare a caro prezzo lo scarso controllo del partito a livello locale. Una delle ipotesi che circola da alcune settimane al Nazareno è quella di regolamentare le primarie: far votare solo gli iscritti agli albi degli elettori in modo da fermare i candidati sgraditi.
Oltre al Pd, lo scenario delle elezioni napoletane appare molto frastagliato.
Il sindaco De Magistris è in risalita, dopo l’assoluzione al processo Why Not, è in pole position per l’accesso al ballottaggio ma rischia di pagare l’eccesso di politicizzazione della campagna, più contro il governo Renzi che sui temi della città .
I grillini sono forti nei sondaggi, ma divisi al loro interno tra chi, come Roberto Fico (e Casaleggio) vuole una corsa in solitaria anche con un candidato poco noto e una grossa parte dei militanti napoletani che insiste per un’alleanza con De Magistris, a cui anche il sindaco sta lavorando alacremente.
A destra regna ancora il caos.
Gianni Lettieri, candidato sconfitto nel 2011, insiste per ricandidarsi, sostenuto dall’ex governatore Caldoro, ma buona parte di Forza Italia non lo vuole e lo stesso Berlusconi preferirebbe Mara Carfagna.
Il gruppo Noi con Salvini e Fratelli d’Italia insistono per le primarie. Insomma, non c’è ancora neppure una coalizione.
Per questo Bassolino inizia a crederci al ballottaggio contro De Magistris, per giocarsela tra due ex sindaci.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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