Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile
NEGATA L’AUTORIZZAZIONE ALL’UTILIZZO DELLE INTERCETTAZIONI A CARICO DELL’EX MINISTRO DEI VERDI, INDAGATO PER CORRUZIONE, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E TRUFFA… LA CAMERA RINVIA POI ALLA PROCURA DI PERUGIA GLI ATTI CONTRO L’EX MINISTRO LUNARDI
Secondo l’accusa, l’ex Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è indagato per
associazione per delinquere, corruzione e truffa insieme all’imprenditore Mattia Fella, titolare della società ‘Visetur’, con il quale avrebbe intrattenuto uno scambio di favori.
Per questo motivo il Tribunale dei Ministri, che ha competenza sul caso, ha chiesto alla Giunta per le Autorizzazioni a Procedere di poter usare le intercettazioni telefoniche che riguardano l’ex Ministro, autorizzazione che è stata naturalmente negata.
Il paradosso è che a salvare l’ex Ministro dell’Ambiente sono stati i deputati del PDL, cioè i suoi più acerrimi nemici.
Infatti, mentre il PDL e i Radicali hanno votato contro l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni, si sono detti a favore gli ex alleati del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori.
Astenuti UDC, Lega Nord e Futuro e Libertà .
Fermo restando la presunzione di innocenza di Alfonso Pecoraro Scanio, la decisione ci sembra francamente un basso tentativo di salvare l’ex Ministro dell’Ambiente dalle grinfie della giustizia e comunque qualcosa di lontanissimo dal cosiddetto “garantismo” sbandierato anche ieri dall’On. Maurizio Paniz il quale si è affrettato a dichiarare che “il PDL è sempre garantista”.
Garantismo non può e non deve essere impunità .
La presunzione di innocenza non deve essere scambiata con la presunzione di immunità .
Quasi ad avallare la copertura trasversale dei partiti di fronte alle richieste della magistratura, sempre ieri la Camera ha deciso di rinviare alla Procura di Perugia gli atti nei confronti del’ex ministro Pietro Lunardi, coinvolto in una tranche dell’inchiesta sugli appalti per il G8 dell’Aquila.
Montecitorio, che aveva già respinto la richiesta di autorizzazione a procedere contro Lunardi, ieri ha fatto il bis con 290 voti contro 208 e 44 astenuti (terzo polo).
Da segnalare che i deputati finiani sono riusciti a dividersi in tre: 15 sono usciti, 10 si sono astenuti e tre hanno votato per Lunardi.
Con Granata che ha minacciato di uscire dal Gruppo se il partito avesse votato a favore dell’ex ministro.
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Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile
GIUSTIZIA E CASO RUBY: PER FUTURO E LIBERTA’ “NO A RICHIESTE DELLA MAGGIORANZA”… OGGI VERRA’ ESAMINATA LA PRATICA NELLA GIUNTA E LO PRESTI SOLLEVERA’ SIA UNA QUESTIONE PREGIUDIZIALE SIA CHIEDERA’ ANCHE DI LEGGERE TUTTE LE CARTE DELL’INTERO PROVVEDIMENTO…RISCHIO BLOCCO LAVORI E TENSIONE NEL PDL
Settimana decisiva sulla giustizia per il governo, e non solo per l’annunciata riforma 1″epocale” (così l’ha definita il premier) che sarà presentata giovedì in consiglio dei Ministri.
I finiani sembrano infatti intenzionati a dare battaglia.
Oggi verrà esaminata dalla Giunta per le autorizzazioni la richiesta dei capigruppo di maggioranza di sollevare conflitto di attribuzioni con il Tribunale di Milano sul caso Ruby.
Il deputato del Fli Lo Presti a questo proposito sembra molto chiaro. “Non solo solleverò la questione pregiudiziale perchè ritengo la richiesta del centrodestra inammissibile – spiega – ma chiederò anche che la Giunta acquisisca l’intero provvedimento che ha portato i magistrati di Milano a chiedere il rito immediato per Berlusconi. Vorrei leggere tutte le carte per riuscire a prendere una decisione concreta e consapevole”
Secondo Lo Presti non puo’ essere la Camera a giudicare sulla “ministerialità ” di un reato.
“Un presupposto errato, letteralmente smontato dalla Cassazione, non soltanto nella decisione dello scorso giovedì 3 marzo, ma anche in precedenti pronunciamenti del 1992 e del 2008 già citati nel corso del dibattito presso la Giunta”.
Per Lo Presti “non può essere un organo parlamentare a decidere sulla ministerialità del reato, altrimenti si tornerebbe al sistema di filtro politico come quello della commissione inquirente, che proprio la riforma del 1989 ha eliminato. Rivendicare con il conflitto di attribuzione un potere inesistente, significa imbastire una procedura inammissibile che tale sarebbe dichiarata dalla Corte costituzionale”.
A tal proposito, pertanto, conclude il parlamentare di Fli “confermo che presenterò al presidente della giunta una questione pregiudiziale per il non luogo a procedere sulla richiesta di Pdl e Lega o, in subordine, per la sospensione del suo esame”.
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Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile
URSO VORREBBE UN FLI “MODERATO” CON IL PIATTINO IN MANO, ASPETTANDO LA MANCETTA DEL SULTANO…VEDE LA PAGLIUZZA DI UNA DESTRA APERTA AL CONFRONTO CON LA SINISTRA, MA NON LA TRAVE DELL’ALLEANZA VERGOGNOSA DURATA ANNI CON UN PARTITO RAZZISTA E ANTINAZIONALE… AL NORD OCCORRE UNA GRANDE ALLEANZA ANTI-LEGA
Partiamo da alcune dichiarazioni rese ieri dai microfoni di Radio 2 nel corso del programma “Un giorno da pecora” da Adolfo Urso, rimasto in Fli dopo la polemica con Fini, seguita alla nomina come vicepresidente di Italo Bocchino.
“Se Fini, dopo aver parlato per mesi della necessità di dare una spallata al governo, è parso tornare su posizioni più moderate è merito nostro, della nostra componente di moderati” ha sostenuto Urso.
Che ha poi affermato: “abbiamo perso 4 deputati e 4 senatori a causa della linea politica precedente: una forza politica deve pensare a costruire, non a lacerare, dobbiamo unire, non ostruire”.
Fermo restando che Fli “deve rimanere rigorosamente nell’ambito del centrodestra ed evitare alleanze anche solo tattiche con la sinistra”.
Ci rendiamo conto che l’argomento potrebbe essere facilmente liquidato con la tesi che dietro il malessere di Urso e pochi altri vi siano ragioni personali di peso politico interno.
In soldoni una mera questione di potere e poltrone, di simpatie ed antipatie, come accade si celi solitamente dietro tante nobili argomentazioni ideologiche, poste in essere per nascondere meno nobili motivazioni.
Ma facciamo finta di crederci e prenderle per vere.
1) Urso finge di dimenticare che la spallata al governo ci sarebbe stata se una cosca di corruttori (quelli ai quali lui guarda ancora con rispetto) non avesse messo in atto una campagna acquisti di parlamentari degna di un regime sudamericano.
Sono i numeri e i fatti a smentire Urso: i numeri perchè il governo, senza i cambi di casacca, sarebbe stato sotto di 10 deputati, i fatti perchè coloro che hanno tradito ora stanno per essere ricompensati con posti di governo.
Quindi tentare di dare una spallata a un esecutivo vergognoso come questo non solo era un diritto, ma era un dovere per una destra vera.
2) Se Fli ha perso 4 deputati e 4 senatori, Urso ne conosce bene le ragioni, non faccia il finto ingenuo visto che lui stesso ha confermato: “Berlusconi mi ha offerto qualsiasi cosa, anche di ritornare viceministro, se rientro nel Pdl”.
I metodi sono questi: non a caso alla moglie di Bocchino hanno tagliato il lavoro in Rai mentre a Barbareschi hanno fatto un contratto da 14 milioni di euro, come in passato i favori al Cepu hanno “convinto” la Polidori e le promesse di posti di sottosegretari o la rielezione assicurata altri transughi.
Abbia Urso il buon gusto di non addossare alla presunta linea politica di Fini questi abbandoni, semmai, da uomo di destra quale si dichiara, esprima il suo totale disprezzo verso questi metodi e i suoi mandanti.
Ed evitiamo di andare oltre, magari ipotizzando che anche l’uso di dossier nei confronti di chi aveva qualche scheletro nell’armadio abbia pure avuto il suo peso in talune defezioni.
3) Urso ha di fatto favorito, e questa è la sua responsabilità più grave, l’equivoco, messo artatamente in giro dal partito degli accattoni (leggi Pdl), che Fli si spostasse a sinistra, facendo accordi con i comunisti.
Abbiamo letto le esilaranti dichiarazioni di un deputato di Cuneo che sarebbe tornato nel Pdl dopo che la madre novantenne lo avrebbe rimproverato “che fai, vai coi comunisti?”.
Una balla messa in giro da quattro falsari dell’informazione e ripetuta da un premier (sempre colui che Urso vede ancora come interlocutore di una destra seria) a corto di argomenti politici, essendo notorio che di politica non capisce una mazza, è stata fatta propria da una parte di Fli per condurre una guerra interna.
Se Urso fosse stato confermato portavoce e il vecchio sociale rautiano Viespoli (che triste fine) non avesse avuto contrasti in Campania con Bocchino, non sarebbe successo nulla.
Invece qualcuno si è prestato a veicolare una menzogna, pur di giustificare il suo abbondono.
4) Un’ alleanza tattica anche con la sinistra sarebbe uno scandalo?
Da che mondo è mondo, caro Urso, esiste chi governa e chi sta all’opposizione.
E chi ci sta deve saperla fare, anche se è ormai abituato alle stanze del potere.
Nei vari enti locali è forse uno scandalo se chi sta all’opposizione vota spesso con le altre forze di opposizione? Dove sta il problema?
Forse Urso, uomo di cultura diversa dalla mia, ma immagino di solide radici liberali (almeno da quando ha sotterrato la sua giovane militanza nel Msi) dimentica che esiste solo un partito verso il quale una destra moderna ( ma anche una datata) dovrebbe avere una pregiudiziale ideologica?
Un partito all’antitesi dei valori di destra?
E non è la sinistra che lui evoca spesso, ma si chiama Lega, caro Urso: antinazionale, egoista, razzista.
E come mai, caro Urso, tu, così attento ai valori della destra moderata, hai accettato di sedere in un governo con costoro?
Come mai non ti sei dimesso indignato quando hai approvato il trattato con cui abbiamo regalato 5 miliardi a un assassino libico per fargli fare il lavoro sporco di affogare gli immigrati per conto terzi?
Dov’era la tua dignità di italiano “moderato” quando Bossi spiegò che uso avrebbe fatto del tricolore?
Ti indigni solo ora se qualcuno ipotizza un governo di liberazione, composto da sinistra democratica e centro, per mandare a casa un governo che ha sputtanato i valori della destra in tutto il mondo?
E allora per coerenza, fai una proposta moderata che ti suggeriamo e che ci troverà al tuo fianco: mai più alleanze locali o nazionali con la Lega.
Che Fli sia il primo partito, visto che ne ha le credenziali valoriali, a proporre un patto con gli elettori: “ovunque vi è la Lega, noi saremo dall’altra parte”.
E Fli lanci una campagna nazionale per alleanze anti-Lega al nord, aperte a tutti: dal Pdl al Terzo Polo al Pd.
Chi ci sta, ci sta.
Una alleanza che dimezzerebbe il potere della Lega al nord e gli spezzerebbe le gambe per sempre, aprendo nuovi spazi a una destra moderna, sociale e popolare.
O qualcuno ha paura di non essere più invitato ad Arcore?
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Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile
SIAMO IL FANALINO DI CODA INSIEME A MALTA… IN OLANDA L’OCCUPAZIONE SALE AL SECONDO BIMBO… IN ZONA EURO IN DIECI ANNI IL LAVORO FEMMINILE E’ SCESO DELLO 0,6%, IN ITALIA DELL’1,2%
Perfino nell’Europa del 2011, sembra che alla condizione di donna si
accompagni un danno oggettivo, un’oggettiva difficoltà di vivere.
Questo dicono i dati che l’Eurostat, l’istituto incaricato di tradurre in cifre la nostra vita, ha scodellato in vista dell’8 marzo, festa mondiale delle donne: in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, il tasso di occupazione femminile diminuisce con l’aumentare del numero dei figli, mentre per gli uomini accade il contrario.
La famiglia con i suoi carichi è dunque un fattore penalizzante per il lavoro femminile, e questo lo si sapeva da sempre.
Come si sapeva che la penalizzazione si allevia, quanto più la madre può contare su asili nido o altre strutture pubbliche di assistenza: meno asili a disposizione, meno madri in grado di conservare il loro impiego.
Ma è il secondo dato, quello che più colpisce: i due Paesi, su tutti, in cui alle donne fra i 25 e i 54 anni con figli è più difficile lavorare, sono Malta e l’Italia. Per confermarlo, la statistica seziona impietosamente le diverse tipologie familiari.
Ecco qualche esempio al volo: donne senza figli, media Ue 75,8 per cento di occupazione; Germania 81,8, Finlandia 83,2, e via via tutti gli altri Paesi; fanalini di coda l’Italia (63,9), e Malta (56,6).
Madri con un figlio: media Ue 71, 3; Francia 78; Gran Bretagna 75, Grecia 61,3, Italia 59 e Malta 45,7. Madri con 2 figli: media Ue 69,2, Belgio 77,2, Francia 78, Slovenia 89, 1, Finlandia 83,3, e così via; ultime in fondo all’elenco: Italia 54,1, e Malta, 37,4.
Panorama ribadito dalla colonna dedicata alle madri con 3 figli o più: media Ue 54,7, Belgio 61, 7, Olanda 71,3; e l’Italia? Un tuffo all’in giù: in questa categoria, risulta infatti occupato solo il 41,3% delle donne (ancora una volta, superate in peggio soltanto dalle maltesi: 29,6%).
Se poi si allarga la visione a tutta l’occupazione femminile, il quadro generale è altrettanto grigio: ovunque la donna lavora meno dell’uomo, e in tutta la zona Euro l’occupazione femminile è calata in media dello 0,6% dal 1999 al 2009, ma in Italia è calata ancor di più: -1,2%.
Non solo.
Esiste anche un’altra statistica, che prende in considerazione il cosiddetto tasso di inattività economica: persone che neppure cercano un’occupazione, gente al di fuori del mercato del lavoro.
Nel 2009, nella Ue, erano in questa condizione 8,7 milioni di uomini e 23,4 milioni di donne, rispettivamente l’8,2% e il 22,1% del totale.
Ma anche qui, grandi differenze: per le donne, il tasso di inattività era bloccato al 13% in Svezia o in Danimarca, ma balzava al 35,5% in Italia, e al 51,1% a Malta.
Un altro piazzamento in coda all’Europa.
Frutti avvelenati dei vecchi pregiudizi, «la donna deve pensare ai figli» e via dicendo?
Non sembra: in Spagna, uno dei Paesi più tradizionalisti, si è dimezzato in 30 anni il numero di coloro che nei sondaggi ritengono giusta questa affermazione.
Più probabilmente, concordano gli esperti di Bruxelles, la crisi iniziata nel 2008 ha colpito di più le fasce più deboli: piove sul bagnato, insomma.
C’è anche qualche sorpresa, nella fotografia scattata dall’Eurostat: se è vero che la presenza dei figli tira ovunque verso il basso gli indici dell’occupazione femminile, in alcune nazioni – Olanda, Finlandia, Ungheria – la tendenza sembra invertirsi quando al primo figlio ne segue un secondo, o un terzo; l’ipotesi è che la giovane madre, dopo il primo anno di crisi, riesca a riassestarsi forse anche con l’aiuto di nonne o di zie, e superi poi il secondo parto molto più pronta ad affrontare gli stress del ritorno al lavoro.
Ma vi sono anche nazioni, come il Belgio o la Slovenia – note per i buoni e numerosi asili nido – dove il tasso di occupazione femminile resta invariato anche con uno o due bambini in casa, e comincia a calare soltanto dopo il terzo figlio.
Quanto agli uomini con famiglia, il loro è un percorso esattamente contrario: più sono i figli a carico (almeno fino a due), più cresce il tasso di occupazione.
Gli esperti non offrono in questo caso una spiegazione, si limitano ad allineare le cifre: uomo con un figlio, media Ue 87,4% (Italia 88%); uomo con due figli, media Ue 90,6 (Italia 91,1); uomo con tre o più figli, media Ue 85,4 (Italia 87,7).
Ancora una volta l’Europa declinata al maschile sembra offrire una vita più facile, o meno faticosa.
Luigi Offeddu
(da “Il Corriere della Sera“)
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Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile
PER GALAN IPOTESI ENEL PER LIBERARE L’AGRICOLTURA… IL PARTITO DEI VENDUTI BATTE CASSA: VUOLE UN MINISTERO E ALMENO CINQUE SOTTOSEGRETARI, MA GIA’ LITIGANO TRA DI LORO…LA LEGA ARRAFFA E PONE VETI AGLI ALTRI…E I CACASOTTO SPRECANO 350 MILIONI PER NON UNIRE I REFERENDUM ALLE AMMINISTRATIVE
Saverio Romano se l`è lasciato opportunamente sfuggire, ieri: «Mi aspetto oltre al ministero,
cinque posti da sottosegretari, ma l`ultima parola spetta a Berlusconi».
Un modo per tenere il fiato sul collo del premier e del governo sul rimpasto.
Il responsabile” Romano fa due conti: «In questo momento i sottosegretari sono 50, un numero mai visto nella storia repubblicana; secondo me ragionevolmente 70 è un numero corretto. Fli ha lasciato posti liberi, al momento il governo ha 10 posti vacanti».
Comunque, è ancora tutto nel caos, pri-ma che i tasselli vadano a posto e vengano accontentati i desideri.
Berlusconi tergiversa e da Helsinki dice: «Non credo che il rimpasto sia così prossimo».
Ma in molti nel Pdl scommettono che la prossima settimana saranno nominatii due ministri e i tre “vice”; solo dopo, con una leggina da hoc, rimpolpati i sottosegretari.
E sempre sull`Agricoltura il braccio di ferro.
Romano ci spera, la Lega vuole il ministero per sè come fu ai tempi di Zaia (e pone il veto sulla richiesta “sudista”); Galan, l`attuale ministro, non vuole mollare. A meno che – ha detto a Berlusconi – non gli affidino l`Enel.
Rimpasto di governo e nomine ai vertici delle aziende di Stato appaiono sempre più intrecciati.
I Beni culturali, lasciati vacanti dal dimissionario Sandro Bondi, sono l`altra casella importante per la quale vengono indicati sia Galan che Bonaiuti.
In pole per i vice ministeri ci sono Calearo e la Bernini che però è ostacolata da La Russa e da Gasparri.
In attesa di chiudere questo conto, per il governo c`è da affrontare anche la questione dell`election day.
Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni e tutto l`esecutivo rischiano di essere denunciati alla Corte dei Conti.
“Italia dei valori” sta preparando l`esposto.
Antonio Di Pietro sul suo blog ribadisce le cifre fatte (e contestate dal responsabile del Viminale), e cioè uno spreco di 300 milioni di euro per non avere accorpato le amministrative (il 15 e 16 maggio, e ballottaggio il 29 e 30 maggio) e i referendum contro il legittimo impedimento, sull`acqua e sul nucleare.
Il Viminale conferma che il decreto ormai c`è; che mai un turno delle amministrative è stato unito alla consultazione referendaria, il cui primo obiettivo è quello di raggiungere il quorum.
Il Pd presenterà una mozione alla Camera per chiedere l`electron day.
Ma prima che politiche, le contestazio-ni arrivano dai funzionari di polizia.
L`associazione dei funzionari di polizia denuncia la mancanza di 200 milioni di euro nel biennio 2011-2012 per garantire gli adeguamenti Istat, gli scatti di anzianità , gli avanzamenti di carriera ..
Una situazione al collasso.
Fa anche un esempio particolarmente toccante: i familiari di Massimo Ranzani, il giovane capitano caduto in Afghanistan, non potranno vedere riconosciuta economicamente la promozione che Massimo si è conquistato con la vita, perchè mancano i fondi.
Massimo Donadi, il capogruppo Idv, ha stilato un elenco delle cose che potrebbero essere fatte con i 350 milioni di euro sprecati: «Circa 300 asili, 2000 auto perla polizia, messa in sicurezza delle scuole, ripristino del fondo per le non autosufficienze, assistenza ai malati di Sla…, chi è d`accordo firmi l`appello su www.iovotoil29maggio.it».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Marzo 7th, 2011 Riccardo Fucile
PIDUISTA E ARRESTATO PER TANGENTI NELLA PRIMA REPUBBLICA, NELLA SECONDA BISIGNANI, VICINO A LETTA, SCARONI E I SERVIZI, E’ AL VERTICE DELLA “DITTA” CHE SI PREPARA AL DOPO BERLUSCONI, ACCREDITATA PRESSO GLI USA…DALL’ALTRA PARTE IL CARTELLO TREMONTI, FINANZA, BASOLI, LEGA CHE CERCA SPAZI… TRA INTRIGHI, CONTROLLO DELLA MACCHINA DEL FANGO, E REGOLAMENTI DI CONTI INTERNI
Il potere invisibile di B.
Nel senso di Bisignani, non Berlusconi.
Una sorta di B2, che suona bene perchè il cinquantasettenne Luigi Bisignani detto Gigi nella Prima Repubblica aveva la tessera numero 1689 della loggia P2 del Venerabile Licio Gelli.
Allora, Bisignani era un giovane andreottiano che bruciava le tappe.
Giornalista promettente dell’Ansa entra nel Palazzo come capoufficio stampa di un ministro democristiano, Gaetano Stammati.
La sua rete politica si estende all’industria e alla finanza.
Collabora con Raul Gardini e la Ferruzzi. Conosce Cesare Geronzi.
Ma l’ancièn regime del pentapartito finisce male anche per il potente Bisignani. Latitante e arrestato due volte per la maxi-tangente Enimont transitata sui conti vaticani dello Ior.
Fin qui la sua prima vita.
Per la seconda, un velo è alzato nel luglio del 2008 da un’intervista a Repubblica di Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom accusato di dossieraggio illecito.
Tavaroli parla dei suoi rapporti romani e dice: “Mi immagino una piramide. Al vertice superiore Berlusconi. Dentro la piramide, l’uno stretto all’altro, a diversi
livelli d’influenza, Gianni Letta, Luigi Bisignani, Scaroni, Cossiga, Pollari. È il network che, per quel che so, accredita Berlusconi presso l’amministrazione americana. Io non esito a definire questa lobby un network eversivo che agisce senza alcuna trasparenza e controllo. Mi resi conto subito che quella lobby di dinosauri custodiva segreti (gli illeciti del passato e del presente) e li creava”. Attenzione alle date.
Nel 2008 ancora non sono esplosi gli scandali sessuali del Caimano.
La situazione si ribalta del tutto nella primavera successiva del 2009. Il Cavaliere va a Casoria alla festa di compleanno di Noemi Letizia. Gianni Letta confida ai suoi amici, sconsolato: “Uno statista non può andare a una festa a Casoria”. Nell’inner circle del premier inizia l’era delle congiure per un’eventuale transizione di emergenza.
A scontrarsi sono due filiere di poteri forti.
Una è quella descritta da Tavaroli, con Letta e Bisignani, l’Eni di Scaroni, i Servizi.
Custodire segreti. Oppure crearli. Qualcuno la chiama la “Ditta”.
Nei palazzi romani il nome più sussurrato è quello di Bisignani, ufficialmente solo un stampatore con studio a piazza Mignanelli.
Il leghista Roberto Calderoli aggiunge un altro tassello, quando si sfoga per il ministero breve del suo amico Aldo Brancher, a suo dire vittima di un linciaggio mediatico: “Certi poteri forti giudicano male la politica che decide senza il loro permesso. E il Corriere della Sera è il terminale di queste manovre”.
Ed è proprio il quotidiano di Ferruccio de Bortoli, esattamente un anno fa, a essere protagonista di un giallo.
Un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul “Pdl partito fantasma” viene tolto dalla pagina e poi ripubblicato il giorno dopo per stroncare sospetti.
A sorpresa, Della Loggia istituzionalizza lo scontro in atto: “È dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (non mi riferisco certo all’azione del presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto), allo scopo di trovarsi pronti, con i
collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere”.
Avversario della “Ditta” di Letta e Bisignani è il cartello di Giulio Tremonti, che ha buoni rapporti con la Lega ma fa sponda con il finanziere bianco Giovanni Bazoli per arginare dentro Rcs Cesare Geronzi, incluso nella filiera romana.
I due frontiI si danno battaglia su tutto: dalla potenziale transizione alla gestione corrente di nomine e appalti.
La “Ditta” è bersagliata da più parti.
Letta viene azzoppato dalle inchieste sulla cricca di Bertolaso e Anemone, anche se non usciranno mai le temute intercettazioni sul suo conto.
Prima ancora viene accusato dai falchi del Pdl sulle falle nella rete di sicurezza delle residenze del premier.
Ma tocca ancora al leghista Calderoli sparare un nuovo attacco sulle congiure della “Ditta” ed evocare le elezioni anticipate per sventarle: “Quando i leader di una maggioranza lo decidono si va alle urne. E così si dà una lezione ai viscidoni che anche all’interno del governo mantengono ambigue connivenze coi poteri forti. Ce n’è uno in particolare, ma non è il solo, ce ne sono dieci-venti che hanno la coscienza sporca. Chi deve capire capisce. Ma stia certo il Gran Visir dei poteri forti: non l’avrà vinta”.
Il ministro Brunetta gli dà manforte e arriva a parlare di “èlite di merda che preparano un colpo di Stato”.
Lo stesso Berlusconi fa riferimento a “un’entità esterna” che lavora contro il governo.
Qualche giorno dopo, sarà il suo fedele Confalonieri a dare l’interpretazione autentica: “Ovunque l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment”.
Non solo: come riportato dall’Espresso, il Cavaliere definisce così Bisignani: “Oggi è l’uomo più potente in circolazione. Più potente di me”.
Il versante più torbido della “Ditta” sarebbe però un altro ancora: per una fase Bisignani è vicino, attraverso la zarina berlusconiana Daniela Santanchè, al Giornale di Feltri e Sallusti nel momento in cui il quotidiano è accusato di essere una macchina del fango.
Custodire segreti oppure crearli.
Primo step: il caso “Boffo-Avvenire”, che in realtà serve a cuocere lento il Cavaliere perchè gli brucia i rapporti con la Chiesa, già precari per il bunga bunga.
Quando è il turno di Fini con la casa di Montecarlo, sono i colonnelli di Fli a dare addosso a Bisignani, come “il braccio destro operativo di Gianni Letta, l’uomo delle nomine delicate, che governa nelle informazioni più sensibili il sito di Dagospia, sostenuto dai finanziamenti di Eni ed Enel”.
Oggi nell’inner circle del Caimano i due fronti litigano per un succoso pacchetto di nomine, funzionale al fatidico dopo Berlusconi.
Nella battaglia finale qualcosa è cambiato: Bisignani e Santanchè hanno rotto, il “Corriere” appare riposizionato su Tremonti e dà spazio all’inchiesta sulla P4.
E nella “Ditta” si guarda con interesse alle inchieste sugli uomini più legati al ministro dell’Economia, come Marco Milanese.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 5th, 2011 Riccardo Fucile
FAGGIOLI IN FUGA DAL PREMIER: “FINALMENTE UNA VACANZA MIA DOPO SEI ESTATI, SEI CAPODANNI E SEI COMPLEANNI”…NELLE INTERCETTAZIONI SUL CASO RUBY ANCHE GLI SFOGHI DI TANTE RAGAZZE PREOCCUPATE PER LA CARRIERA
Sei feste di capodanno col premier, ma l’irresistibile voglia di togliersi da una situazione ormai scomoda.
E’ quello che Barbara Faggioli, una delle ragazze del bunga bunga, racconta al telefono all’amica e valletta molto nota negli ambienti televisivi di Cologno Monzese, Elenoire Casalegno.
‘Sii furba e basta, prenditi quello che ti devi prendere e poi levati dai c…., fine”. E’ questo il consiglio che la Casalegno dà alla Faggioli, la showgirl ospite alle feste ad Arcore, a proposito del suo rapporto di conoscenza con Silvio Berlusconi.
E’ un passaggio di una delle intercettazioni sul caso Ruby depositate dai pm di Milano insieme alla richiesta di giudizio immediato per il premier.
Lo scorso 8 gennaio le due al telefono parlano della scelta della Faggioli di cambiare vita: “Ti dico — afferma la Casalegno — io son ben felice se tu oggi decidi di svoltare e di cambiare. Son felice, ma sono felice per te perchè ti voglio bene, e penso che per il bene del tuo futuro, è positivo, questa cosa, questa scelta, però nello stesso tempo ti dico non buttare da, da imprenditrice ti dico, non buttare mica via sei anni”.
E della sua frequentazione col capo del governo lunga sei anni Faggioli ne parla anche il giorno prima durante una telefonata con Aris Espinosa, un’altra delle ragazze presenti alle serate a Villa San Martino.
La Faggioli è appena ritornata da un viaggio e confida all’amica: “Amore mio è il primo anno dopo sei anni che non passo un capodanno con lui e me ne vado a fare una vacanza mia dopo sei estati, sei capodanni, sei compleanni, uno ci sta”. La showgirl, per cui era stato ventilato anche un progetto nel mondo della politica, dice anche di aver da poco “chiamato a casa sua ma non me l’hanno passato” e di essere indecisa se andare da lui.
Michelle Conceicao, la brasiliana che la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi chiamò Berlusconi per dirgli che Ruby si trovava in Questura a Milano per via di un furto aveva “parlato mille volte” a Lele Mora, avvisandolo che Ruby “va a fare un casino” ma non è stata creduta.
E’ quanto scrive la donna, ritenuta dagli inquirenti una escort, in un sms inviato a Marysyhell Polanco e che si trova tra gli atti.
Michelle, il 15 gennaio scorso, il giorno dopo le perquisizioni alla ragazze ospiti ad Arcore, scrive alla modella dominicana in un italiano sgrammaticato: “Vorrei dirte che io non ho mai parlato di te e Nicole (Minetti ndr) perchè lo so que tu e lei non centra nulla. Però se ti ricordi ho parlato mille volte a Lele che Ruby va fare un casino. Ma vuoi non me anno greduti…”. “Io quello che poso fare sto facendo quando sono della pm Boccassini”.
Sempre da quanto emerge dalle carte c’è stato anche il tentativo da parte della Polanco di avvisare Berlusconi subito dopo le perquisizioni alle giovani coinvolte nel caso Ruby: lo stesso giorno, la ragazza cerca di mettersi in contatto con il Capo del governo.
Attorno alle 19.45, quando ormai l’operazione della polizia è più o meno terminata e le ragazze sono state ascoltate dagli investigatori, Marysthell chiama Alfredo Pezzotti, stretto collaboratore di Berlusconi: “Ho un’urgenza di parlare con il presidente”, dice la showgirl.
E alla risposta che in quel momento ” è impegnato però lascio la chiamata e poi vediamo cosa può fare”, Marysthell spiega: “Eee perchè è urgente devo dirgli questo, per quello che è successo a Milano, non so se lui lo sa”.
Alfredo: “Si, si eh, lo sa, lo sa, lo sa”.
Quello stesso giorno la Procura aveva inviato al premier l’invito a comparire accusandolo di concussione e prostituzione minorile e alla camera la richiesta di poter perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli.
”Mi devono veramente baciare ilc… che non sono finiti tutti dentro”.
E’ quel che dice invece Caterina Pasquino, la giovane che denunciò Ruby di furto facendola finire in Questura la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso, all’ex calciatore del Livorno Fabio Galante, in una conversazione intercettata e ora tra gli atti allegati alla richiesta di giudizio immediato avanzata dai pm di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi.
Pasquino lo scorso 9 gennaio, al telefono con Galante, spiega che “Lele Mora le deve moltissimi soldi ma si nega al telefono” e aggiunge “di non aver mai lavorato per lui e la sua agenzia, ma di avergli solo fatto una cortesia”.
“Ci lavoro in questo ambiente da 14 anni — dice la Pasquino a Galante — (…) conosco il mondo dello spettacolo, ho fatto piccole cose, pubblicità , queste cose eccetera”.
La ragazza, a proposito di “come funziona il mondo dello spettacolo”, ha sottolineato di non essere mai riuscita a “stare a letto con un uomo se non mi piace (…)” e quindi di non essere “una così perchè devo avere successo e quindi non sono mai riuscita, però (…) mi fa un pò paura questa situazione”.
Poi la cubista confida all’amico: “Adesso mi stanno chiamando tanti registi come Leonardo Pieraccioni cioè, tramite amicizie, amici di Massimo Matta, ha voluto il mio contatto e mi ha chiamato lui che vuole che faccio una parte con lui”.
Dopo di che aggiunge: “Ho detto guarda che io non ho mai lavorato per quell’agenzia con Lele, ho fatto solo una cortesia a lui”.
E più avanti: “Fabio, veramente mi devono baciare il c… che non sono finiti tutti dentro”.
Caterina Pasquino continua a parlare dell’ambiente legato al talent scout “Io neanche li conosco amore, io non ho a che fare con quella gente (…). Una volta sono stata a mangiare a casa di Lele, ma mai confidenza più di un ciao. Non frequento quella gente lì”.
I due parlano poi di Barbara Guerra e la Pasquino dice: “No, lei non guarda in faccia se è vecchio o giovane (…) l’importante è che guadagna”.
Racconta inoltre di “una sera a casa di Lele (Mora ndr): non ci andrò mai più perchè mi sentivo imbarazzata perchè vedevo cioè gente che se ne andava, le ragazze che erano lì a tavola con gente vecchia, il vomito”.
E’ preoccupata invece per la sua ‘carriera’ Alesandra Sorcinelli.
L’ex meterorina teme che essere stata perquisita ed essere una delle ragazze finite al centro del caso Ruby per le serate ad Arcore, possa crearle dei problemi con la selezione per partecipare all’Isola dei Famosi.
La sera del 14 gennaio scorso, dopo le perquisizioni e in piena bufera, la Sorcinelli si precipita a chiamare Lele Mora raccontandogli di quel che è accaduto, compreso l’interrogatorio come testimone in questura.
La giovane dice al talent scout: “Chiaramente sì sono pazzi, sono totalmente pazzi e poi ti volevo dire anche un’altra cosa che era quella dell’isola, ma a sto punto io non, cioè non, siccome ero in ballo (…) ero in ballo per l’isola”. Mora: “Ah sì beh, ma tanto non tiii, se eri in ballo per l’isola problemi non ce ne sono, in ballo sei e in ballo resti”. Alessandra: “In ballo resto, dici?”. Mora: “Ma certo tesoro”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 5th, 2011 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA ELVIRA SAVINO ACCUSATA DOPO LE RETATE ANTIMAFIA A BARI NEL 2009…AVREBBE FATTO DA PRESTANOME AL CLAN PARISI, RICICLANDO DENARO SPORCO… AMICA DI SABINA BEGAN, L’APE REGINA DEL PREMIER, HA FATTO UNA RAPIDA CARRIERA
Tutte le strade portano a Bari. Dove sesso, politica e affari sono i pilastri di un sistema di potere vincente.
Lo usava Giampaolo Tarantini, piazzando escort nel lettone di palazzo Grazioli e nelle ville dei padroni della sanità pugliese.
Lo usano ancora oggi altri imprenditori senza scrupoli che riforniscono di allegra compagnia chi arbitra gli appalti.
Ma prima di loro c’è stato un imprenditore, spregiudicato negli affari e nelle conquiste galanti, che è riuscito a creare una scuderia vincente.
E a metterla al servizio del più feroce boss della mafia pugliese.
Il cervello di queste operazioni che mette insieme piacere, corruzione e riciclaggio è Michele Labellarte, un bancarottiere morto a 48 anni nel settembre 2009, passato dagli investimenti nella new economy a quelli nel mestiere più antico del mondo.
Il suo fascino di playboy gli ha permesso scoperte che poi si sono imposte alla corte di Silvio Berlusconi.
A partire da due ragazze che a Roma si sono fatte valere: Elvira Savino, oggi deputata del Pdl, e Sabina Began, una modella slavo-tedesca, famosa come “l’ape regina” intorno a cui ronzavano le ragazze che hanno allietato tante nottate del premier.
Un tempo le due vivevano insieme, dividendo una camera in affitto nella capitale.
Poi come in una favola, Elvira ha conosciuto il Cavaliere e nel 2008 è stata eletta in Parlamento. “Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un caso”, assicura l’onorevole Savino.
In Puglia però ha lasciato pessimi ricordi, peccati di gioventù che rischiano di avere una pesante rilevanza penale.
In questi giorni nel Tribunale di Bari si è aperto il processo contro di lei per riciclaggio.
L’accusa è semplice: avrebbe fatto da prestanome al clan Parisi, intestandosi uno dei conti usati per ripulire i guadagni della famiglia mafiosa.
Nel 2009, quando una maxiretata decimò la cosca cittadina, la neoparlamentare sembrava intenzionata a farsi interrogare dal pm Elisabetta Pugliese per chiarire la sua posizione.
Poi ha preferito tacere e affidarsi a una nota difensiva in cui respinge ogni accusa.
Tutta colpa di Labellarte. Uno che si era lanciato nella bolla informatica di inizio millennio, tra party, società web e pacchi di fatture gonfiate per frodare il fisco. Poi l’arresto e l’amicizia in cella con il padrino più temuto e più ricco di Puglia, che gli affiderà il suo tesoro.
I boss, spiega il pm Elisabetta Pugliese ai giudici, “avevano ben capito che dovevano investire il denaro”, creando “legami che con il tempo si sono consolidati col mondo imprenditoriale, delle professioni, delle banche, della pubblica amministrazione, insinuandosi nella società civile e inquinandola”.
La mafia pugliese, dunque, “non è più una questione tra gruppi malavitosi”.
E il pubblico ministero accusa: “È una questione che coinvolge tutti noi e che deve farci interrogare su quello che possiamo e dobbiamo fare, salvo diventare complici se non tecnicamente almeno moralmente”.
A fare breccia nella borghesia provvedeva Labellarte, che tutti conosce e tutto riesce ad ottenere.
Ma l’imprenditore dalla tripla vita non può aprire conti a suo nome e così arruola le sue amiche più care.
Come Sabina Began, che si sarebbe messa a disposizione per l’intestazione di un altro deposito bancario.
Poi lei si trasferisce a Roma, dove incontra Berlusconi e diventa di casa a palazzo Grazioli, dove introduce aspiranti veline, cubiste e accompagnatrici.
È con lei che Silvio festeggia la vittoria del 2008 che lo ha riportato a Palazzo Chigi: stando alle cronache, la teneva sulle ginocchia cantando “Malafemmina”. Ed esclamava divertito: “Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro”.
Un anno dopo “il Tempo” scrive: “Sabina Began sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia.
Una farfalla circondata dalla frase: “L’incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.”. Che sono le sue iniziali, ma non solo”.
Sono le due bellezze venute dal Sud a presentare al Cavaliere amici poco raccomandabili.
La Began gli fa conoscere Giampy Tarantini, invitandolo a villa Certosa: l’inizio di un feeling tra l’industriale barese e il capo del governo, testimoniato da decine di telefonate e da schiere di escort convogliate da Bari fino alla capitale.
Il matrimonio della Savino, con il premier testimone della sposa, è l’occasione che il brillante riciclatore Labellarte sfrutta per avvicinare il presidente del Consiglio e – secondo alcune testimonianze – conversare a lungo con lui.
Questa capacità di infilarsi ovunque è la forza di Labellarte.
Che aveva fornito al clan le relazioni per concretizzare un’operazione senza precedenti: costruire il più grande campus universitario d’Italia, un megaprogetto nel comune barese di Valenzano.
L’opera – stando all’inchiesta – sarebbe stata lanciata grazie all’intercessione dell’onorevole Savino.
Il suo intervento si rivela prezioso soprattutto per ottenere le “manifestazioni d’interesse” di due ministeri, Istruzione e Sviluppo economico.
Di fatto l’inchiesta è come un ascensore in continuo movimento dai sotterranei del crimine ai tetti più alti del potere.
Da una telefonata a un incontro, da un prestanome a un nuovo affare, un unico filo finisce per collegare i criminali agli avvocati, i boss ai colletti bianchi, i soldi sporchi alla politica.
Come in un domino impazzito, le mosse dei mafiosi provocano ripercussioni che arrivano fino alle stanze del governo, con il ministro Mariastella Gelmini che si trova a raccomandare un maxi-campus segnalato dall’onorevole amica del riciclatore.
O dell’opposizione, con il senatore Nicola Latorre del Pd citato da Labellarte come possibile terminale di uno scambio tra “voti” e “accordini”.
La morte dell’imprenditore, stroncato da una malattia, tra la paura del boss di vedere sfumare i suoi investimenti, non ha ostacolato le indagini della procura. C’è un filone dell’inchiesta che continua ad andare avanti e a ricostruire i rapporti di potere sotterranei nella capitale della Puglia.
Nel mirino ci sono affari benedetti da politici di sinistra.
Nel troncone originario restano ancora indagati gli avvocati Gianni Di Cagno, ex componente del Consiglio superiore della magistratura ed ex vicepresidente della provincia di Bari, e Onofrio Sisto: due nomi notissimi in città , entrambi considerati vicini politicamente a Massimo D’Alema.
E nella nuova inchiesta di Bari salta fuori ancora una volta il “metodo Tarantini”: oltre alle mazzette in denaro c’erano le escort, pronte ad ammorbidire gli uomini di partito.
Lirio Abbate
(da “L’Espresso”)
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Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ALT DELLA LEGA: “NON PUO’ ANDARE A UN MINISTRO DEL SUD”… ROMANO MINACCIA DI ABBANDONARE IL GRUPPO…VETI INCROCIATI TRA I RESPONSABILI CHE SONO GIA’ DIVISI TRA LORO… GALAN VERSO LE POLITICHE COMUNITARIE, ENTRA BONAIUTI
“Saverio, tu sei ministro dell’Agricoltura. Sereno. Con Umberto ci parlo io, devi solo
pazientare” sussurra in serata il premier Berlusconi a Montecitorio all’orecchio del fedele Romano.
In quell’esatto momento, il co-fondatore (con Moffa) dei Responsabili, artefice dello strappo dei cinque ex Udc, ha capito che l’agognato riconoscimento per ora si allontana.
Per lui come per gli altri pezzi acquisiti di maggioranza, pronti a passare all’incasso.
Pesa il veto di Bossi sul dicastero più pesante tra quelli in ballo.
Il Senatur al premier suggerisce di “prendere tempo”, quando si chiude con Calderoli, Cota e Bricolo nella saletta del governo adiacente all’aula per festeggiare l’approvazione del federalismo municipale.
Il Carroccio non molla la presa sull’Agricoltura, poltrona finora occupata da Galan e dalla quale pendono le sorti dei ladroni delle quote latte.
Ma se l’operazione rimpasto data per imminente addirittura per il consiglio dei ministri di oggi, è poi slittata a martedì se non oltre, è perchè in 48 ore sulle seggiole in gioco si è scatenata la guerriglia.
C’è mezzo gruppo dei Responsabili, da Moffa alla Polidori fino a Pionati pronti ad alzare barricate sull’ascesa al collega siciliano.
E così, prigioniero della “tribù degli Scilipoti” – come in Transatlantico bollano la terza gamba della maggioranza – il presidente del Consiglio è costretto a soprassedere per ora.
Un rinvio strategico, che fa molto gioco al premier impelagato nella partita politico-giudiziaria legata allo scandalo Ruby.
“Non posso permettermi di correre rischi, di perdere pezzi di maggioranza a pochi giorni dal probabile voto in aula sul conflitto di attribuzione” ha ragionato con i suoi il Cavaliere, chiuso tutto il giorno a Palazzo Grazioli prima di spostarsi alle 19 a Montecitorio.
Fini è intenzionato a rimettere all’aula la decisione sull’apertura del conflitto coi giudici di Milano davanti alla Consulta.
Ma se il rimpasto si chiuderà prima – con l’assegnazione di tre ministeri e altrettanti vice e una sfilza di sottosegretariati – i troppi scontenti si trasformerebbero in altrettanti pericolosi disertori.
I mal di pancia serpeggiano, in Transatlantico, e Berlusconi ne è informato. “Per quanto tempo ci dovranno prendere in giro? Sta rinviando di settimana in settimana questi incarichi, non è più tollerabile” alza la voce Mario Pepe (Responsabile) con i colleghi di gruppo nei quali si imbatte.
Gli artefici della fiducia del 14 dicembre stanno perdendo la pazienza. “Il presidente faccia come vuole, ma io gli ho suggerito di ragionare bene sull’Agricoltura – racconta a un collega Francesco Pionati – Ma vi pare che si possa dare un ministero così pesante a un siciliano non pidiellino, di un partito mini che ha perso pure Mannino e Cuffaro?”.
Eppure, in giornata Berlusconi aveva provato a mettere a posto i tasselli. Incontrando il ministro (uscente) all’Agricoltura Giancarlo Galan a Palazzo Grazioli e provando a convincerlo ad accettare le Politiche comunitarie.
Sandro Bondi lo considera già dimissionario e Paolo Bonaiuti è stato allertato.
A Bossi e Calderoli che hanno continuato a sponsorizzare Bricolo per l’Agricoltura (“Ha pure la faccia da contadino” hanno ironizzato col Cavaliere) il premier ha assicurato che tre sottosegretari saranno loro, compreso uno “di sentinella” all’Agricoltura, il piemontese Fogliato, qualora il ministero più delicato dovesse andare davvero al “siciliano”.
Ma ai leghisti ha garantito soprattutto la cosa che a loro sta più a cuore: il voto di fiducia anche per i prossimi decreti in arrivo sul federalismo, a cominciare da quello regionale.
E tanto basta al Senatur per stringere la mano e incoraggiare per ora l’amico sulla tenuta dell’asse: “Per adesso teniamo”.
Prendere tempo, rinviare le grane, tenere serrate le file.
Eccole le priorità di un Berlusconi che ha altro a cui pensare.
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