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BERLUSCONI E IL PRESUNTO “EROISMO” DEI PIU’ FORTI

Marzo 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER, CON IL CONSUETO SENSO DELLA MISURA, SI E’ IERI DEFINITO “EROICO E TEMERARIO”… UNA PICCOLA LEZIONE DI SEMANTICA NON GUSTEREREBBE ALL’INCEROTTATO PROTAGONISTA DELLA FICTION ALL’ITALIANA

Nel mito classico, infatti, la parola eroe definisce un uomo nato dall’incontro tra una divinità  e un mortale, e per questo capace di imprese eccezionali.
Nel suo significato corrente, invece, l’eroe è colui che dà  prova di grande abnegazione e spirito di sacrificio per un nobile ideale.
C’è poi un terzo significato, che sta ad indicare il protagonista di un’opera letteraria o poema.
L’origine semidivina del Cavaliere, malgrado le   religiose genuflessioni dei gasparros, è perlomeno dubbia.
E sullo spirito di sacrificio per nobili ideali, visti i bunga bunga e i bonifici alle olgettine, è meglio soprassedere.
Resta l’opera letteraria.
Quella che il Cavaliere ha costruito attorno alla sua persona, con metodo e ostinazione, dai tempi di “Una storia italiana” distribuita in milioni di fascicoli a beneficio di lettori-elettori avidi di romanzi d’appendice .
Di questa fiction Berlusconi è l’eroe induscusso, nulla da eccepire.
Tanto è vero che i pm sono cittadini come gli altri, e se sbagliano devono pagare.
Mentre lui, che è l’eroe di questo strano romanzo italiano, se viene condannato o messo sotto processo può restare tranquillamente dov’è.
La sceneggiatura, insomma, prevede che sia solo una cospirazione di comuni — e mortali — cittadini, contro la quale l’eroe non può che trionfare.
Come nella vecchia Hollywood, anche a Mediaset amano solo il lieto fine.

(da “Politica-pop“)

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FINI: “NON C’E’ DITTATURA DEI GIUDICI, BERLUSCONI CERCA IL CAPRO ESPIATORIO”

Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile

“LA COSTITUZIONE NON E’ INTANGIBILE, MA NON SI CAMBIA A COLPI DI MAGGIORANZA”….IL PREMIER AVEVA DETTO CHE “ERA COLPA DI FINI SE NON SI E’ FATTA LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA”…PER MOLTI ITALIANI E’ INVECE UN MERITO DI FINI AVER BLOCCATO TROPPE LEGGI AD PERSONAM

All’attacco di Silvio Berlusconi che lo ha accusato di aver ostacolato fin qui la riforma della giustizia, Gianfranco Fini risponde colpo su colpo.
Intervistato a Sky Tg24, il presidente della Camera spiega che il premier «ora ha bisogno di un capro espiatorio e se mi dà  la responsabilità  della mancata riforma, me la prendo. Ma le norme proposte – ci tiene a puntualizzare – non facevano l’interesse generale».
E anche sulla presunta «dittatura dei giudici» il leader di Fli è in disaccordo con il presidente del Consiglio.
«Non credo che in Italia ci sia, nè dei giudici nè dei magistrati», precisa.
Fini, in realtà , spiega di apprezzare il testo di riforma della giustizia elaborato dal governo. «Non è ad personam ed è la ragione per cui io condivido la posizione di chi ha detto in Parlamento, senza pregiudizi, si discuta e vediamo di che cosa si tratta».
Per il presidente della Camera infatti «le riforme vanno fatte anche se bisogna capire con quale spirito e bisogna capire cosa si intende quando si dice riformiamo la giustizia».
Anche sulle eventuali modifiche alla Costituzione, il numero uno di Futuro e Libertà  appare possibilista. ma il suo avvertimento è chiaro: la Carta non è intangibile, ma non si cambi a colpi di maggioranza.
Un passaggio della sua intervista, Fini lo dedica alle spaccature all’interno di Futuro e Libertà . minimizzando.
«Ci sono sensibilità  diverse – ammette – ma non mi appassiona nè il dibattito tra falchi e colombe nè la ricerca del compromesso ad ogni costo».
Quanto alla situazione in Libia e a Muammar Gheddafi, il presidente della Camera non usa mezzi termini: il Raìs «è un pazzo sanguinario, mi rifiuto di commentare le sue minacce, auspico solo che la comunità  internazionale faccia seguire alle intenzioni i fatti».
«Sicuramente c’è il rischio di conseguenze gravi sui flussi migratori – aggiunge il leader di Fli – ma sarebbe guardare al dito e non alla luna pensare solo a questo e non al cambiamento storico dei paesi del Magreb, paragonabile al crollo del Muro dell’89».

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NAPOLI, IL DEPUTATO PDL ALFONSO PAPA NEI GUAI PER “INDEBITE RICHIESTE A IMPRENDITORI”

Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile

PERQUISIZIONI NELL’INCHIESTA SUI “DOSSIER PARALLELI”… SECONDO I PM IL PARLAMENTARE AVREBBE USATO A FINI STRUMENTALI NOTIZIE “SENSIBILI” OTTENUTE IN MODO ILLECITO

Un parlamentare si procurava notizie riservate e le utilizzava per «avanzare indebite   pretese e indebite richieste» nei confronti di imprenditori e finanzieri resi più vulnerabili da qualche grattacapo con la giustizia.
In cambio, il deputato avrebbe offerto ai suoi interlocutori «protezione giudiziaria», vera o presunta, oppure informazioni sulle vicende che li turbavano.
Si fa più nitido, e allarmante, il quadro dell’inchiesta della Procura di Napoli sugli ingranaggi della “macchina del fango” che avvelena il Paese.
Per ordine dei pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, la Guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni di due facoltosi imprenditori napoletani: Luigi Matacena, 47 anni, e l’armatore Nicola D’Abundo, 60 anni.
Nella ricostruzione degli inquirenti, sono due dei nomi emersi nel corso di quelle che i magistrati definiscono come «precise e circostanziate risultanze istruttorie» acquisite con riferimento alla posizione del deputato del Pdl Alfonso Papa, ex magistrato eletto alla Camera nel 2008.
Papa non risulta indagato, in tutti i (pochissimi) atti pubblici figura sotto inchiesta, con l’ipotesi di associazione per delinquere, solo il sottufficiale del Ros Enrico La Monica, che si trova in Africa ormai da dicembre.
Ma adesso i pm indicano espressamente Papa come di un parlamentare ritenuto «coinvolto» nel «sistema informativo parallelo» che avrebbe utilizzato in maniera strumentale notizie «sensibili», riguardanti prevalentemente indagini giudiziarie, acquisite in maniera illecita.
Informazioni che sarebbero state adoperate allo scopo di avvicinare soggetti, in prevalenza imprenditori, che attraversavano un momento di difficoltà , se non addirittura di prostrazione. In questo versante delle indagini i magistrati hanno individuato D’Abundo e Matacena come due delle persone che potrebbero essere state contattate da Papa.
Così hanno deciso di disporre le perquisizioni per chiarire il ruolo dei due imprenditori, verificarne la posizione processuale (che al momento appare quella di vittime) e comprendere anche la natura del rapporto con il parlamentare.
Nei mesi scorsi, quando il suo nome era stato accostato per la prima volta all’inchiesta napoletana, Papa aveva lamentato di essere stato sottoposto a indagini in violazione delle tutele previste per i parlamentari.
Sul caso era stata presentata un’interpellanza da 100 deputati del Pdl che aveva spinto il ministro della Giustizia Angelino Alfano a chiedere informazioni.
La Procura ha sempre ribadito, documenti alla mano, di aver operato nella massima trasparenza e legittimità .
E l’indagine è andata avanti.
Si sono aperti capitoli nuovi, su appalti e sui contributi all’editoria.
Sono stati sentiti come testimoni esponenti di primissimi piano delle istituzioni e sono scattate perquisizioni all’indirizzo, fra gli altri, di madre, segretaria e autista di Luigi Bisignani, l’uomo d’affari al quale gli inquirenti attribuiscono un «ruolo chiave» nelle vicende al centro dell’inchiesta, oltre che in alcuni passaggi fondamentali della vita pubblica.

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SCAJOLA MEDITA L’ADDIO AL PDL CON 23 DEPUTATI E 13 SENATORI, GALAN NON VUOLE FARE BRUTTE FIGURE ALLA CULTURA

Marzo 12th, 2011 Riccardo Fucile

E SULLA NOMINA A MINISTRO DI SAVERIO ROMANO SI ADDENSANO NUBI PER I PRECEDENTI GIUDIZIARI…LA STRADA DEL RIMPASTO E’ SEMPRE PIU’ IN SALITA

Ci sono due problemi, non di poco conto, sulla strada di Berlusconi alle prese con un rimpasto rinviato di settimane in settimane.
E’ vero che finora ha aspettato l’arrivo di altri deputati per raggiungere quota 330 alla Camera e mettere così in totale sicurezza il suo governo.
Adesso però c’è dell’altro che gli complica la vita.
Intanto è scoppiato il caso Scajola.
Poi Galan sembra restio a trasferirsi alla Cultura, visto che Tremonti non ne vuol sapere di finanziare questo dicastero: «Non voglio fare la fine di Bondi». E infine circolano con insistenza voci sul fatto che la nomina di Saverio Romano a ministro dell’Agricoltura sia in salita.
In quest’ultimo caso non si tratta più del veto della Lega: lunedì scorso Bossi ha dato il via libera al presidente del Consiglio, il quale il giorno dopo ha confermato allo stesso Romano di tenersi pronto con il vestito buono per la prossima settimana.
Il Cavaliere dovrebbe salire al Quirinale con l’ex Udc tra martedì e mercoledì. Ma in alcuni ambienti politici (anche del centrodestra) sono stati attribuiti al Colle perplessità  e riserve per via di una vicenda giudiziaria (l’incontro con l’ex cassiere della mafia Siino) per la quale la procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione.
Poi c’è l’accusa del tributarista Giovanni Lapis, condannato con Massimo Ciancimino per riciclaggio, di avere dato soldi illegali ad alcuni politici siciliani tra i quali Romano.
Lo stesso Lapis in un secondo momento ha tuttavia precisato che non si tratta di Saverio bensì di Romano Tronci (ex dipendente delle coop rosse processato per mafia e mediatore degli affari di Lapis e Ciancimimo nei Paesi dell’Est).
«Io sono una persona incensurata: in vita mia – spiega il ministro dell’Agricoltura in pectore – non ho mai subito un processo, una condanna e non ho mai ricevuto nemmeno un avviso di garanzia».
Si teme che possano venire fuori altre storie compromettenti?
Romano risponde con una risata amara: «Certo, in Italia siamo tutti potenzialmente indagati. Noi siciliani purtroppo viviamo sempre con un peccato originale…».
Come andrà  a finire questa storia lo vedremo la prossima settimana, ma non sembra che Berlusconi abbia cambiato tabella di marcia.
L’altra grana, quella di Scajola, potrebbe invece rivelarsi molto insidiosa.
L’ex ministro delle Attività  produttive è pronto allo strappo con la formazione di gruppi parlamentari autonomi dal Pdl, sia alla Camera sia al Senato. Presto, già  domani forse, dovrebbe incontrare il presidente del Consiglio, dopo l’incontro burrascoso di alcune settimane fa.
Scajola avrebbe chiesto al premier di essere reintegrato nel governo oppure di essere nominato coordinatore del partito al posto di Sandro Bondi. Berlusconi gli avrebbe negato sia l’una sia l’altra possibilità .
Da qui l’ira di Scajola che in questi giorni ha chiesto ai suoi amici nel Pdl di aderire ad un gruppo autonomo.
Sembra che gli siano arrivate le adesioni di 23 deputati e di 12 senatori. Numeri sufficienti, se confermati, per dare vita a gruppi parlamentari.
La motivazione ufficiale è di voler articolare e aiutare la maggioranza, non una fuoriuscita.
Non viene esclusa una rottura (e un successivo passaggio con il Terzo Polo) se le sue richieste non verranno soddisfatte.
A chi ha chiesto di aderire al suo progetto ha spiegato che nel Pdl La Russa e Verdini fanno il bello e cattivo tempo, piazzando i loro uomini.
Quanto al rimpasto, Scajola lamenta che i futuri ministri e sottosegretari sono persone non preparate, che non hanno mai lavorato in vita loro.
Persone che hanno abbandonato il partito e che ora sono rientrate per convenienza.
Ecco, Berlusconi deve fare i conti con il suo ex fedelissimo che ha dovuto lasciare il governo dopo la vicenda della casa affacciata sul Colosseo.
Un appartamento pagato in parte da un imprenditore a sua insaputa, almeno stando alla sua versione dei fatti.
Scajola comunque ha sempre goduto di una forza autonoma dentro il Pdl e l’ha voluto dimostrare con la fondazione Cristoforo Colombo alla quale si sono iscritti più di sessanta parlamentari.
Se si dovesse consumare la rottura, i 23 deputati e i 12 senatori scajoliani, porterebbero il centrodestra a perdere quella maggioranza tanto faticosamente ricostruita da Berlusconi.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

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INTERVISTA A FABIO GRANATA: “ECCO PERCHE’ OGGI SFILO PER COSTITUZIONE”

Marzo 12th, 2011 Riccardo Fucile

“LA MANIFESTAZIONE L’ABBIAMO ORGANIZZATA ANCHE NOI: CI SARANNO ANCHE FLAVIA PERINA, ANGELA NAPOLI E FILIPPO ROSSI”… “STO MEGLIO CON I NUOVI AMICI CHE CON CERTE PERSONE DI FLI”

«Sì, vado in piazza, la manifestazione l’abbiamo organizzata anche noi. Ci saranno anche Flavia Perina, Angela Napoli, Filippo Rossi».
Fabio Granata, oggi sfilerà  a difesa della Costituzione con bel po’ di popolo della sinistra.
Ogni sigla, il marchio dell’antiberlusconismo doc: Articolo 21, Libertà  e Giustizia, Tavolo della pace, Emergency, e pure l’Anpi.
Granata, nessun imbarazzo per uno di destra?
Assolutamente no. E lo dico da uomo di destra. La Costituzione rappresenta il tessuto connettivo della nazione, un patrimonio immateriale simboleggiato dalla bandiera, un insieme di valori che sono la precondizione della politica e dello stare assieme. È giusto che questi valori siano condivisi.
Da destra e sinistra.
Sì. Guardi, a qualcuno fa comodo strumentalizzare la manifestazione per parlare di santa alleanza. Allora sgombriamo il campo: quell’ipotesi non è attuale, visto che la situazione è cambiata. Noi vogliamo costruire la destra repubblicana, costituzionale, legalitaria ed europea che non si riconosce più nel berlusconismo.
Sarà  tramontata la santa alleanza, ma se la Costituzione va difesa qualcuno la offende.
La offende chi alimenta lo scontro istituzionale, chi attacca la magistratura, chi non riconosce l’unità  nazionale, i suoi simboli, la sua festa, chi asseconda questi segnali inquietanti di disfacimento.
Cioè Berlusconi e la Lega. E la giustizia?
Appunto, la manovra è chiara: è diventata una priorità  per coprire gli scandali e il processo di Milano. E per non far discutere il paese delle vere priorità , dallo sfascio della scuola a quello della cultura. Diciamo che della riforma non se ne sentiva il bisogno.
Questo è già  un voto contrario.
Discuteremo, ma emerge una volontà  punitiva su alcuni punti, dall’obbligatorietà  dell’azione penale alla riforma della polizia giudiziaria. Si tratta di norme che non possono non vederci contrari. E poi Berlusconi lo ha detto chiaramente che vuole i pm col cappello in mano di fronte ai giudici. Questo per uno di destra è inaccettabile. Domando, a chi si professa di destra: Paolo Borsellino doveva bussare col cappello in mano, essere sottomesso? Per non parlare, sempre a proposito di destra, delle frasi su tangentopoli.
Parliamone.
Cosa ne pensano Ignazio La Russa e i leghisti della difesa dei ladri? Lo so anche io che quel processo storico ebbe eccessi. Ma ci fu una questione morale gigantesca, che non si può rimuovere ora all’insegna del qualunquismo, dell’impunità , della vergognosa operazione Montecarlo che mira a far passare il messaggio «tutti sono uguali e tutti rubano alla stessa maniera», come cantava De Gregori.
Mi pare che non si è dimesso da falco.
No, non mi sono dimesso. E non perchè io sia un Pierino fondamentalista. Ma perchè anche se siamo in una fase diversa rispetto a qualche tempo fa, io non rinnego quello che abbiamo fatto. Senza radici non c’è futuro e le nostre radici sono lo scontro nel Pdl sulla legalità , quando Fini con un gesto ha messo in discussione una vita politica. Quello spirito resta: noi siamo nati nel conflitto col berlusconismo.
E sui valori siete più vicini alla sinistra.
Sui temi di fondo di difesa delle regole c’è più assonanza col centrosinistra, anche se siamo alternativi. Tuttavia è evidente che c’è un rispetto reciproco, che non viene contemplato da chi considera la politica l’abbattimento del nemico di turno.
Mai alleanze a sinistra?
Noi siamo impegnati a costruire la destra. Al momento del voto vedremo con questa legge elettorale che fare.
Le colombe Urso e Ronchi oggi fanno una corrente.
Dico due cose, senza polemiche. Primo: il pluralismo è una ricchezza, ed è un bene discutere. Secondo: fino a Milano tutti questi distinguo non ci sono stati nè sulla sfiducia nè sulla prospettiva. E aggiungo: al congresso non si è manifestato un solo dissenso. Mi auguro che non prevalga l’insoddisfazione da organigramma.
Dica la verità , sta costruendo la sinistra del terzo polo…
Non scherziamo. Sono d’accordo con Adornato ad andare oltre il Novecento. Scriva piuttosto che nel terzo polo sto benissimo, con i nuovi compagni di viaggio si parla meglio che con alcuni dei nostri.

(da “Il Riformista“)

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PECORARO SCANIO PROTETTO DAI SUOI AVVERSARI: ECCO LE CARTE DELL’INCIUCIO

Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile

VANNO IN ONDA LE PROVE GENERALI PER SALVARE BERLUSCONI E INIZIA LO SCAMBIO DI FAVORI…ANCHE LUNARDI E SGARBI MIRACOLATI DALLA CAMERA… IL TRUCCO DEL TRIBUNALE DEI MINISTRI E LE PROPRIETA’ DI PECORARO SCANIO

Leader dell’ambientalismo italiano dal dicembre 2001 al luglio 2008, ministro delle Politiche agricole nel governo Amato e dell’Ambiente nell’ultimo governo Prodi.
Candidato alle primarie come leader del centrosinistra nel 2006, Pecoraro Scanio non era un politico qualsiasi.
Lunedì scorso la Camera lo ha salvato negando al tribunale dei ministri la possibilità  di usare le intercettazioni telefoniche del pm Henry John Woodcock per processarlo.
Eppure la politica ha rimosso il problema.
In suo favore hanno votato il Pdl e i radicali più – con il trucchetto dell’astensione – Udc, Lega, Fli.
Contro l’ex ministro del centrosinistra si son ritrovati solo i partiti del centrosinistra: Pd e Idv.
Il dibattito successivo è stato lo specchio di questo ribaltamento.
Come se il caso dell’ex ministro fosse una prova generale del salvataggio del premier nel caso Agcom-Trani oggi e magari domani nel caso Ruby.
Nessuno si è curato del merito della richiesta del Tribunale dei ministri. Eppure quelle carte, che imbarazzano destra e sinistra, meritano di essere lette.
A partire dalla motivazione della richiesta del Tribunale dei ministri: “Dalle intercettazioni emerge che l’imprenditore Mattia Fella si è interessato al reperimento di una sede (nel centro di Roma) per una fondazione che sarebbe stata intitolata al ministro nonchè all’acquisto per conto del ministro, di un terreno nei pressi di Bolsena dove quest’ultimo avrebbe dovuto realizzare un complesso agrituristico dotato di piscina ed eliporto.
lnfine, dalle predette telefonate risulta che il ministro ha sempre manifestato disponibilità  a esaudire le richieste del Fella”.
Ecco perchè i giudici chiedevano al Parlamento di usare le intercettazioni: “le conversazioni telefoniche cui ha preso parte Alfonso Pecoraro Scanio costituiscono la prova dell’esistenza di sistematici accordi illeciti di natura corruttiva fra l’ex ministro e Fella in base ai quali il primo poneva in essere, in favore del secondo, atti e prestazioni relative alla pubblica funzione da lui esercitata ricevendo in cambio da quest’ultimo i più disparati favori e utilità . In particolare, dalle telefonate fra Fella e Pecoraro Scanio si evince chiaramente, tra le altre cose, che il primo ha sostenuto le spese per vari soggiorni turistici e spostamenti del ministro, interessandosi a volte anche della scelta della destinazione, occupandosi dei minimi dettagli dei viaggi (dalla scelta delle stanze d’albergo al soggiorno dei collaboratori     del ministro, ecc.) ed accontentandolo in tutte le richieste relative al comfort nelle strutture alberghiere”.
Fella ambiva a stipulare convenzioni con il ministero e con l’Apat e alla nomina del fratello gemello Stanislao Fella come membro di una commissione ministeriale (incarico retribuito con circa 40mila euro), il ministro in cambio del suo interessamento avrebbe ottenuto “numerosi trasferimenti e spostamenti con un elicottero interamente pagato da Fella per un importo pari a 120 mila euro; numerosi viaggi-soggiorno in Italia e all’estero (Stati Uniti, Parigi, Saturnia, Milano, Perugia) per un valore pari a diverse decine di migliaia di euro; l’acquisto di un terreno — pagato 265 mila euro interamente da Fella — da utilizzarsi per l’edificazione di un agriturismo biologico e di una villa con annessa piscina ed eliporto, destinata alla persona del Pecoraro Scanio” tra l’altro in zona destinata a verde agricolo, aggiungono i magistrati con sorpresa, visto l’incarico dell’indagato.
Ora il Tribunale dei ministri dovrà  decidere se procedere senza intercettazioni.
Le telefonate erano fondamentali ma il previdente Woodcock — prima di spedire tutto a Roma per ragioni di competenza — aveva sentito a verbale     decine di testimoni.
Tra questi l’ex segretario particolare del ministro Pecoraro, Renato Mazzocchi, che ha raccontato così la storia del terreno sul lago di Bolsena: “Fella propose al Ministro che lo avrebbe portato a vedere questo posto.       Andarono lì, un fine settimana, e mi ricordo che in quell’occasione, il lunedì avevamo un incontro istituzionale, io raggiunsi il Ministro con la macchina di servizio lunedì mattina, in questo agriturismo (…) al Ministro interessava il posto, perchè gli era piaciuto e quindi propose a Mattia Fella di acquistare un terreno lì per poi costruire una casa o eventualmente un agriturismo (…) Fella mi ha detto che ha acquistato questi terreni e mi ha anche detto che lo stesso Ministro aveva ingaggiato anche un ragazzo per la progettazione di questo agriturismo, che all’inizio doveva essere solamente la casa del Ministro, poi da casa si è trasformò in agriturismo e appartamento sopra per il Ministro”. Chi avrebbe pagato?
“Da quello che diceva il Fella”, spiega sempre Mazzocchi, “il ministro non aveva mai cacciato dei soldi per l’acquisto di questi terreni, anche perchè da quello che mi risulta, erano stati solo acquistati da Fella”.
Il pm si sorprende ma Mazzocchi spiega serafico: “Pecoraro Scanio ha     un cattivo rapporto con il denaro… almeno per quello che è stato il mio mandato, è più quello che ci ho rimesso che quello che mi è stato dato. Cioè con Alfonso Pecoraro Scanio si inizia la mattina con il caffè e si finisce la sera con il pranzo, paghiamo tutto noi, nel senso che: si è in dieci al bar, il segretario particolare paga; si va a cena, il segretario particolare paga; si prendono cento caffè al giorno…guardi, non ha mai pagato, cioè io… non mi ha mai offerto un caffè, l’ho sempre pagato io”.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TUTTI I PARLAMENTARI IMPUNITI IN QUESTA LEGISLATURA: PER LORO LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E’ GIA’ INIZIATA

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

DA BERLUSCONI A MATTEOLI, DA CASTELLI A LUNARDI, DA SGARBI A COSENTINO, DA PECORARO SCANIO AD ANGELUCCI, DA DE LUCA A MARGIOTTA… ECCO I REATI CONTESTATI E CHI HA SALVATO GLI INQUISITI

Due politici di opposizione e tutti gli altri di maggioranza: sono i parlamentari salvati nel corso di questa legislatura.
Facciamo un elenco dei casi più noti, evitando quelli relativi a reati minori

Altero Matteoli
Favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta per abusi edilizi sull’isola d’Elba
Luglio 2009: salvato da Pdl e Lega

Roberto Castelli
Diffamazione ai danni di Oliviero Diliberto accusato di essere “amico dei terroristi”
luglio 2009: salvato da Pdl e Lega

Nicola Di Girolamo
Associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di capitali illeciti, violazione della legge elettorale con l’aggravante mafiosa
settembre 2008: salvato da Pdl e Lega
Si dimette il 1marzo 2010

Francesco De Luca

Aver tentato di aggiustare un processo di camorra su richiesta del clan Guida
luglio 2008: salvato da Pdl, Lega e Pd

Pietro Lunardi
Accusato di corruzione relativa agli appalti del G8 in Abruzzo
8 marzo 2011: salvato da Pdl e Lega

Nicola Cosentino
Concorso esterno in associazione camorristica
settembre 2010: salvato da Pdl, Lega e Udc

Salvatore Margiotta
Tangenti legate agli appalti per l’estrazione petrolifera in Basilicata
dicembre 2008: salvato da tutti, esclusa Idv

Alfonso Pecoraro Scanio
Corruzione
8 marzo 2011: salvato da Pdl e astensione di Lega e altri

Antonio Angelucci
Associazione a delinquere, concorso in truffa aggravata e continuata
aprile 2009: salvato da Pdl, Lega e Pd

Vittorio Sgarbi
Diffamazione dei pm di MIlano
8 marzo: salvato da Pdl e Lega

Silvio Berlusconi
Concussione e prostituzione minorile
febbraio 2011: salvato da Pdl, Lega e responsabili

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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, I GIUDICI IN LIBERTA’ VIGILATA: PURCHE’ FACCIANO CIO’ CHE VUOLE IL GOVERNO

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

COI TEMPI PREVISTI NON SARA’ MAI APPROVATA, E’ SOLO UNO SPOT PER I GONZI E SERVE DA CARTELLINO GIALLO PER I MAGISTRATI… ASSURDO IL VENIR MENO DELL’OBBLIGO DI INDAGARE DI FRONTE A UNA NOTIZIA DI REATO E CHE SIA IL GOVERNO A INDICARE SU QUALI REATI SI POSSA INDAGARE E SU QUALI NO… ASSURDO CHE LA POLIZIA GIUDIZIARIA SIA SOTTRATTA AI PM E RISPONDA SOLO AL MINISTRO DEGLI INTERNI…NO AL POTERE GIUDIZIARIO ASSERVITO ALLA POLITICA E NO ALLA MAGGIORANZA DI MEMBRI LAICI NEL CSM

La “epocale” riforma della giustizia si riassume in una semplice frase: quando sarà  legge (ovvero mai) i magistrati che indagano sui reati, cioè i pubblici ministeri, faranno quel che dice il governo e solo quello.
E’ questa la verità  della “grande riforma”, come da copyright berlusconiano.
Sarà  il ministro della giustizia, cioè il governo che ogni anno indicherà  al Parlamento e ai pubblici ministeri su quali reati indagare.
Questo e non altro vuol dire che “l’azione penale” resta “obbligatoria” ma nelle “forme indicate dalla legge”.
Se il governo affaristico-razzista deciderà  che i giudici devono fissare come priorità  la lotta all’immigrazione clandestina, tutti si dovranno dedicare a perseguire i venditori abusivi di asciugamani e non alla lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione.
L’ordine cronologico della trattazione dei fascicoli non deriveranno dall’ora solare in cui sono stati commessi i potenziali reati, ma saranno decisi dal ministro di turno e dal relativo governo.
In pratica, oggi un pubblico ministero è obbligato ad indagare sempre e comunque quando ha una “notizia di reato”, da chiunque gli venga fornita.
Domani sarà  obbligato ad indagare se la “notizia” riguarda reati che il governo ha deciso di indicare come meritevoli di indagine.
I pubblici ministeri diventeranno dunque un’articolazione della volontà  di governo.
E, anche volendo, non potrebbero fare altrimenti una volta che la grande riforma sarà  legge: la polizia che oggi infatti si muove su indicazione dei magistrati, domani sarà  dai magistrati autonoma e svincolata, si muoverà  quindi su indicazione e controllo del ministro degli Interni, della Difesa o del Tesoro, a seconda che siano poliziotti, carabinieri o guardia di finanza.
Quindi indagheranno magari su un parlamentare delo stesso partito del ministro degli Interni solo se costui ne darà  autorizzazione.
Insomma i tutori dell’ordine partiranno per indagare sotto la supervisione del governo a cui eventualmente renderanno conto.
I pubblici ministeri, quelli che indagano, avranno poi un loro Consiglio Superiore, distinto da quello per la parte della magistratura che giudica e non indaga, in modo che non ci siano “alleanze” e che il giudice che indaga e accusa vada dal giudice che giudica “con il cappello in mano” (anche qui il copyright è ufficialmente berlusconiano che fa già  capire lo scopo della norma).
Separate così le carriere, la carriera del pubblico ministero sarà  monitorata da questo suo Csm .
Dunque i pubblici ministeri potranno indagare su quel che il governo indica, la polizia per indagare verrà  loro “prestata” dal governo e la loro carriera sarà  controllata, incentivata o stoppata dal governo.
Sono moltissime infatti le pagine del testo da sfogliare, ma in fondo si riassumono in una sola riga, appunto quella del pubblico ministero che fa quel che il governo indica.
Per non parlare della maggioranza di membri laici (ovvero scelti dai partiti) che finirebbe per far diventare il Csm una dependance di Palazzo Chigi.
Con alcuni accorgimenti, l’unica cosa fattibile potrebbe essere la separazione delle carriere, il resto risponde solla alla logica di ostacolare l’attività  della magistratura e limitarne gli interventi.
Altro che riforma epocale, andrebbe accompagnata dal corteo delle pompe funebri.
Destinazione: cimitero di regime, dove vige il sotterramento dei reati non graditi alla Casta.

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GOVERNO BATTUTO ALLA CAMERA: NO A DISCRIMINARE L’INGRESSO NEL CORPO DEGLI ALPINI, PENALIZZANDO I MERIDIONALI, COME AVREBBE VOLUTO LA LEGA

Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile

CON NOVE VOTI DI SCARTO, L’OPPOSIZIONE RIMANDA IN COMMISSIONE L’ASSURDA PROPOSTA DI LEGGE PRESENTATA DAL GOVERNO CHE NEL RECLUTAMENTO DEGLI ALPINI   AVREBBE VOLUTO FARE UNA GRADUATORIA PER FAVORIRE LE RICHIESTE CHE VENGONO DAL NORD… QUALCUNO VUOLE CREARE MILITARI DI SERIE A E ALTRI DI SERIE B

Maggioranza battuta nell’Aula della Camera.
L’Assemblea di Montecitorio ha approvato con nove voti di scarto la proposta del Pd, sostenuta da Idv e Fli, di rinviare in commissione la proposta di legge sugli incentivi per favorire, nelle regioni dell’arco alpino, il reclutamento di militari volontari nei reparti delle truppe alpine.
La nuova norma era stata presentata dalla Lega.
Il testo ora torna in commissione. Dai banchi dell’opposizione si è levato un lungo applauso.
La richiesta di rinvio in commissione della proposta di legge,   è stata avanzata in Aula da Ettore Rosato del Pd: «Finisce con il determinare differenziazioni e pregiudizi tra militari di serie A e B».
Al momento del voto sul rinvio del testo in commissione, alla maggioranza sono mancati nove voti.
Ai banchi del governo c’erano a votare solo i ministri Matteoli e Vito ed i sottosegretari Cossiga e Martini.
Era l’ultima patetica trovata arrivata dal Veneto con uno dei più classici slogan storici: “Fuori i terroni”.
Dall’Italia? No, per ora “solo” dal corpo degli Alpini.
Un gruppo di parlamentari del Carroccio, primo firmatario il bellunese Franco Gidoni, aveva infatti presentato una proposta di legge per reclutare gli Alpini al nord.
Troppi i meridionali tra le penne nere, sarebbe opportuno inserire le quote verdi.
Il metodo scelto è l’incentivo.
Oggi alla divisa si arriva per concorso e il dato anagrafico sulla nascita inciderà  sull’aumento del punteggio.
Chi è nato a Feltre partirà  avvantaggiato rispetto a chi è partito, sacco in spalla, da Ragusa.
Bisognerà  però vedere se la norma sarà  compatibile con la Costituzione italiana.
“Non avevamo altra scelta – sostiene Gifoni –   oggi su 47.000 solo 5.000 provengono da zone a tradizione alpina. E non può essere tollerato. C’è una tradizione da rispettare, c’è gente che da quattro, cinque generazioni veste quella divisa e deve continuare a portarla con orgoglio. Se basterà  aumentare il punteggio nel concorso? Non credo, ma noi inviteremo i nostri Comuni, le Province e le Regioni anche a mettere in pratica altri tipi di provvedimento, più strettamente economici. Come sgravi fiscali per le reclute del nord o altri provvedimenti di competenza degli enti locali”.
Forse il leghista Gidoni farebbe prima a chiedersi come mai solo 5.000 su 47.000 alpini provengono dal nord: forse anche grazie alla cultura egoista che la Lega inocula nelle giovani generazioni padane, sono sempre meno i ragazzi che hanno voglia di inerpicarsi sulle montagne e faticare.
Meglio frequentare le veline come il figlio di Bossi.
E ringrazi che ci sono i meridionali a chiedere di entrare nel corpo, altrimenti a Gidoni non resterebbe a sua disposizione che una sola penna nera.
Magari quella con la quale firmare le proprie dimissioni dal Parlamento per manifesta ottusità .

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