Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
SPENDING REVIEW: “SI AGGRAVEREBBE LA CONDIZIONE ECONOMICA DEL PAESE”… “ABBIAMO CAMBIATO 4 GOVERNI IN 4 ANNI E ABBIAMO SEMPRE LA STESSA AGENDA”
“Forse hanno trovato la formula per la moltiplicazione dei pani e dei pesci a Palazzo Chigi e quindi nella Legge di Stabilità avremo grandi sorprese. Ritengo che sia impossibile sul piano politico tagliare 15 o 20 miliardi di spesa. Se si cercasse di farlo, si aggraverebbe la condizione economica del Paese, oltre a intervenire in modo molto negativo su Welfare, spesa sociale, spesa per la Sanità e per la Scuola”.
Lo ha detto Stefano Fassina (Pd) intervenendo ad Agorà Estate, su Rai3.
Parte proprio oggi il primo giro di consultazioni a Palazzo Chigi tra Matteo Renzi e i ministri e la spending review. In Legge di Stabilità ci saranno meno tasse sul lavoro, ha annunciato il premier a Porta a Porta.
Si sta studiando un ulteriore taglio dell’Irap o del cuneo fiscale per le categorie non toccate dagli 80 euro.
“Dovremo andare a una manovra espansiva che per un periodo limitato dia ossigeno all’economia, anche estendendo il bonus Irpef degli 80 euro alle partite Iva che sono rimaste fuori e ai pensionati” aggiunge Stefano Fassina, secondo cui “sarebbe utile allentare il Patto di stabilità interno per i Comuni per far ripartire i piccoli cantieri in un settore come quello dell’edilizia, che è in una situazione drammatica. Se invece si va nella direzione dei 20 miliardi di tagli alle spese, e poi si fa la cancellazione dell’articolo 18 come il presidente Renzi ha annunciato al Sole 24 Ore, torniamo all’agenda Monti. Il punto è che in questi anni abbiamo cambiato quattro governi in quattro anni e abbiamo tenuto sostanzialmente la stessa agenda. Se non la cambiamo, tra qualche mese ci troveremo in una situazione molto complicata”.
“Sono convinto – dice ancora Fassina – che l’Italia ce la possa fare, ma vanno date le risposte giuste. Se le risposte rimangono di continuità con l’agenda della Troika e con le posizioni di Berlino, non riusciamo a rianimare l’economia, l’occupazione, le imprese e anche il debito pubblico”.
(da “La Repubblica“)
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
SPOSTATA A MARTEDI LA RIUNIONE DELLA DIREZIONE NAZIONALE CHE DEVE DECIDERE I NUOVI VERTICI DEL PARTITO
Quella che fino a qualche ora fa era solo una voce, ora è diventata una notizia: il caos scoppiato all’interno del
Pd per l’iscrizione nel registro degli indagati di due dei tre candidati dem alle primarie per le regionali in Emilia Romagna è molto più di una bega locale.
E non solo perchè a essere coinvolti sono Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, due pezzi da novanta del Pd renziano.
La portata ‘nazionale’ della bufera è tale da sconfessare anche uno degli ultimi annunci del premier, che sabato dalla Festa dell’Unità di Bologna aveva promesso dal palco che venerdì sarebbe stata resa nota la nuova segreteria del partito. Così non sarà .
Perchè la riunione della cabina di regia democratica (in cui si sarebbe dovuto parlare della vicenda emiliana) è stata rinviata.
In un primo tempo si parlava di uno slittamento di quattro giorni (da giovedì 11 a lunedì 15 settembre), poi diventati cinque nelle ultime ore.
In pratica, la nuova squadra del segretario Matteo Renzi si avrà non prima di martedì prossimo. Basterà meno di una settimana per dirimere il nodo emiliano?
Presto per dirlo. Ieri, però, in ambienti vicini al presidente del Consiglio già si capiva che l’intenzione dei vertici era quella di dargli massima priorità .
“L’affaire Emilia-Romagna — aveva spiegato a ilfattoquotidiano.it un parlamentare vicino a Palazzo Chigi — va risolto al più presto prima che ci sfugga di mano. Richetti, adesso Bonaccini qualcosa si muove e lo scenario emiliano potrebbe riservare delle sorprese…”.
Quali? Non è dato sapere.
Di certo c’è che il Pd sta pensando a una soluzione interna in grado di mettere tutti d’accordo. In tal senso, l’ipotesi più accreditata sarebbe quella di un nome condiviso capace di superare lo scoglio primarie.
Un piano B, insomma.
I nomi che tornano in ballo sono gli stessi che inizialmente erano usciti all’inizio del dibattito: il sindaco di Imola Daniele Manca (che si era ritirato alcune settimane fa e che pareva essere il “perfetto” candidato unitario) oppure il ritorno in terra emiliano-romagnola di un ministro, magari il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio o il titolare del Welfare Giuliano Poletti.
Difficile, in ogni caso, escludere altre soluzioni. Certo è che stavolta dovrà essere Matteo Renzi ad assumersi in prima persona l’onere di sbrogliare la matassa: quello di perdere l’Emilia-Romagna è un rischio che il Pd non può nemmeno lontanamente permettersi di correre.
E finora la tendenza del capo del governo è sempre stata quella di puntare a candidati unitari.
E’ successo in Piemonte con Sergio Chiamparino. Accadrà di nuovo in Toscana con Enrico Rossi. Potrebbe accadere in Calabria (con un nome da individuare).
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO REGIONALE DEL PCI IN EMILIA MAI ENTRATO NEL PD: “VALGONO ZERO”
Un comunista d’altri tempi, Secondo Zani, detto Mauro. Classe 1949, è stato segretario regionale del Partito comunista in Emilia Romagna, ha aderito al Pds e poi ai Ds.
Si fermò alla nascita del Pd. Mai entrato. “Perchè non era neanche lontano parente di quelli che noi eravamo stati. Così me ne andai. Fu traumatico, perchè ero cresciuto in sezione, non lasciavo solo compagni di partito, ma i fratelli di una storia mia, della mia famiglia, della mia città , Bologna”.
Uno di quei nomi, quello di Zani, che giocavano nell’ombra, ma che aveva un’importanza vitale per il partitone, nei rapporti col territorio, con le imprese cooperative e, soprattutto, come anello di congiunzione tra Bologna, la città più rossa d’Italia, e Roma
Partiamo dalla fine
Sì, dalla fine della sinistra. Che coincide con la nascita del Pd.
Perchè?
In quell’atto costitutivo veniva citato più volte Alcide De Gasperi e mai la parola sinistra. Per questo me ne sono andato.
E non le dispiace vedere il Pd in queste condizioni?
Non saprei. Ma a cosa si riferisce? A Matteo Renzi, a quel Matteo Richetti o all’altro, come si chiama? Stefano Bonaccini.
Oggi la notizia sono Richetti e Bonaccini.
Per la questione dei rimborsi, immagino. Non ho ancora ben capito, ma non riesco a stupirmi. Forse non mi stupisco perchè il partito è senza classe dirigente, dunque può accadere di tutto. Anche quella cosa immorale dei rimborsi.
Li conosce?
No, e non vedo perchè dovrei farlo adesso. Sono gentucola, niente altro che gentucola.
Neanche Bonaccini? È stato suo successore.
No, chiese di incontrarmi poi sparì. Però non direi mio successore, lui è stato segretario regionale del Pd, io nel Pd non ho mai messo piede.
Siete politicamente parenti, in qualche modo.
No, neanche alla lontana.
Ma di chi è la responsabilità : tutta di Renzi ?
Figuriamoci, Renzi porta a compimento un disegno che era iniziato con Veltroni. Ed è quello che si conclude con il patto del Nazareno
Lei ha capito su cosa si basa quel patto?
Anche uno stupido lo capirebbe: è il progetto di un partito unico nazionale. Con Berlusconi.
Anche D’Alema ci ha messo lo zampino, dunque?
Certo, anche lui.
E Bersani?
Poveretto, a un certo punto l’aveva capito. E si era inventato il riformismo. Che non voleva dire nulla.
Lei sembra pieno di risentimento.
Come non potrei. Ma sono amareggiato, soprattutto. Tuttavia non dispero. Questi con la controriforma costituzionale e la legge elettorale cercano di farci fare un salto indietro di cento anni. Se non l’abbiamo capito, è grave. E Renzi, o il Pd, dipende, rappresentano il 20 per cento degli italiani. Io me ne frego se sbandierano il 40. Quale 40? Sono il venti.
Durerà la generazione dei Renzi, Bonaccini e Richetti?
Vabbè, Bonaccini e Richetti non li calcolo. valgono zero. Per Renzi avevo previsto 20 anni. Visto come si muove mi sono ricreduto: non arriva a primavera.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
RESTA IN CORSA BALZANI, MA STA CON CIVATI… E RENZI PENSA (E SPERA) DI DIROTTARE DEL RIO IN EMILIA
Adesso non è più il «casino» bona ria mente accen nato da Mat teo Renzi nel suo inter vento di chiu sura alla festa
dell’Unità di Bolo gna.
Adesso in Emi lia Roma gna è il caos.
Le pri ma rie per sce gliere il can di dato di cen tro si ni stra alle pros sime ele zioni regio nali dopo le dimis sioni di Vasco Errani inciam pano sulle inchie ste giu di zia rie.
Mat teo Richetti e Ste fano Bonac cini, i fra telli col telli ren ziani che ave vano deciso di
sfi darsi aper ta mente, sono entrambi inda gati per pecu lato nelle inchie ste sulle cosid dette spese pazze dei con si glieri regionali.
Il primo si è riti rato a metà gior nata e non ha nean che pre sen tato le firme rac colte per la can di da tura alle pri ma rie, il secondo ha man mano annul lato tutti i suoi appun ta menti ed è tor nato velo ce mente a Bolo gna.
Per ora Bonac cini tiene duro: «Con fido di poter dare al più pre sto ogni oppor tuno chia ri mento – ha scritto in una nota – ho appreso poco fa che la Pro cura sta svol gendo accer ta menti anche sul mio conto e ho già comu ni cato, attra verso il mio legale pro fes sor Manes (Vit to rio, ndr) di essere a dispo si zione per chia rire ogni even tuale addebito».
Ma il Pd nazio nale potrà sop por tare una situa zione del genere nella quale in corsa potrebbe rima nere solo l’ex sin daco di Forlì Roberto Bal zani che si carat te rizza per le sue bor date all’«apparato»?
Renzi non aveva gra dito la sfida «fra tri cida» che aveva fatto fuori l’ex sin daco di Imola Daniele Manca, dato per favo rito ma come can di dato unico.
Ora verrà calato il cosid detto bri sco lone da Roma?
E potrebbe essere quel Gra ziano Del rio che solo la set ti mana scorsa aveva smen tito sec ca mente le voci che tor na vano a darlo come can di dato unificante?
La dif fe renza la potreb bero fare gli adde biti che ven gono mossi.
Per capirci meglio, a quanto ammonta il pre sunto pecu lato di Bonac cini?
Potrebbe essere quella la linea del Piave di un can di dato che sarebbe stato il favo rito in pri ma rie che già non sem bra vano aver sedotto il popolo di cen tro si ni stra e che ora sem brano defi ni ti va mente inqui nate.
Richetti è invece inda gato per l’utilizzo delle auto blu.
Il Movi mento 5Stelle aveva pre sen tato nel 2011 un espo sto sul tema. E, iro nia della sorte, Richetti ha carat te riz zato la sua pre si denza del con si glio regio nale, fino alle dimis sioni quando è diven tato depu tato, pro prio per aver abo lito i vita lizi e rifor mato lo
stan zia mento delle risorse ai par titi. Lo ricor dava sem pre nelle inter vi ste che rila sciava in quel periodo.
E’ dif fi cile capire come si possa essere arri vati a que sto punto: che ci fosse un’inchiesta in Pro cura sulle spese dei con si glieri regio nali era cosa nota.
Arti coli e com menti di stampa ave vano in qual che modo avvi sato il Pd dell’eventuale pro blema giu di zia rio.
Ma il legale di Richetti, l’avvocato Gino Bot ti glioni, ha chie sto solo ieri di effet tuare l’accesso agli atti.
Lo stesso Richetti, per giu sti fi care il suo ritiro, aveva par lato di que stioni per so nali, poche ore dopo è arri vata la noti zia dell’iscrizione nel regi stro degli inda gati.
In tutto sareb bero otto i con si glieri del Pd sotto inchie sta da parte della Pro cura e d’altra parte erano sette quelli che ave vano rice vuto a luglio inviti a dedurre (una sorta di avviso di garan zia) da parte della Pro cura regio nale della Corte dei Conti.
Con te sta zioni diverse per entità eco no mica che ave vano riguar dato anche Bonaccini.
Giusi Marcante
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO RICHETTI (CHE RINUNCIA), AVVISO DI GARANZIA ANCHE A BONACCINI (CHE NON SI RITIRA)… E IL LOQUACE RENZI STAVOLTA NON RISPONDE ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI
Anche Stefano Bonaccini è indagato nell’ambito dell’inchiesta “spese pazze” sui conti dei consiglieri regionali in
Emilia Romagna.
E’ uno tsunami quello che travolge in queste ore la Regione “rossa”.
Nel giorno della presentazione delle firme per le primarie che dovevano scegliere il successore di Vasco Errani, i due principali sfidanti per la poltrona di Governatore risultano sotto indagine della Procura.
I due favoriti nell’occhio del ciclone.
Non solo Matteo Richetti, renziano della prima ora, deputato ed ex presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Che si è ritirato in mattinata dalla corsa perhè iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato.
Anche Stefano Bonaccini, bersaniano prima e nello staff di Renzi dopo, entra a pieno titolo nell’inchiesta sulle “spese pazze” portata avanti dalla procura di Bologna.
“Ho appreso poco fa che la procura sta svolgendo accertamenti anche sul mio conto e ho già comunicato, attraverso il mio legale professor Manes, di essere formalmente a disposizione per chiarire ogni eventuale addebito” afferma Bonaccini, di sicuro il candidato favorito.
O almeno quello che aveva raccolto più consensi dentro al partito dopo la “discesa in campo”: “Confido di poter dare al più presto ogni opportuno chiarimento”, conclude.
Caos primarie.
Ma adesso il partito è nel caos. In gara per le primarie del 28 settembre resta soltanto Roberto Balzani, il “rottamatore” del modello Errani, l’outsider.
I due candidati principali sono “azzoppati”: uno si è ritirato dalla corsa, l’altro è in bilico.
Per questo la stessa gara delle primarie appare in forse, ed è probabile che a questo punto il Pd nazionale intervenga per trovare una soluzione, forse un nome condiviso, il famoso “briscolone” invocato a più riprese nei giorni scorsi. E pensare che solo domenica scorsa, con l’arrivo di Renzi a Bologna per chiudere la Festa nazionale dell’Unità , la linea sembrava ormati tracciata.
Le reazioni.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, interpellato dai cronisti a margine della trasmissione Porta a Porta, non ha risposto alle domande sull’inchiesta che vede indagati Bonaccini e Richetti.
A parlare, invece, è Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme. Che dice: “Non è stato Renzi a chiedere a Richetti di non candidarsi. Mi auguro che Bonaccini possa dimostrare la sua innocenza, adesso valuterà lui cosa fare”.
Prudenza anche nelle parole del vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: “Guardiamo con rispetto la decisione di Richetti di non candidarsi alle primarie e apprezziamo il suo gesto di tutelare il bene del Pd e dell’istituzione regionale. In attesa di notizie ufficiali, confidiamo potrà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli verrebbero contestati”.
Parole simili a quelle del segretario bolognese del Pd Raffaele Donini: “Rispetto la sua scelta personale”.
A margine della Festa dell’Unità di Firenze, invece, Massimo D’Alema ha dichiarato: “Quando la magistratura indaga bisogna rispettarne l’attività . Naturalmente noi sappiamo che in tantissimi casi si concludono con il proscioglimento degli indagati o con l’archiviazione. Siamo fiduciosi, seguiamo con rispetto le indagini”.
Cos’è l’inchiesta “spese pazze”.
Da due anni la procura di Bologna indaga sulle spese dei consiglieri regionali. Un’inchiesta che vede già nel mirino nove capigruppo della Regione, di ogni colore politico, e che ora si è allargata anche ad altri consiglieri, come dimostrano i casi di Richetti, Bonaccini e degli altri sei indagati del Pd.
L’indagine ha preso di mira le spese effettuate dai gruppi consiliari tra il 2010 e il 2011, contestando per esempio milioni di euro spesi solo per le cene.
Il lavoro della Finanza, che è agli scoggioli, ha comportato l’esame di 35mila scontrini di spese dei politici per cene, feste, buffet, consulenze, alberghi, viaggi e regali natalizi. Un totale di 5 milioni.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
SPIAZZATI I SOSTENITORI DI RICHETTI: “IL MODELLO EMILIANO DI BUONA POLITICA STA DIVENTANDO UNA BARZELLETTA”
Il ritiro di Matteo Richetti dalla corsa alla Regione Emilia Romagna, deciso dal deputato con un colpo di scena, scuote tutto il Pd.
Se infatti “l’apparato” (segretari, dirigenti e rappresentanti istituzionali del Pd) — che sostiene a spada tratta il suo principale sfidante Stefano Bonaccini (segretario regionale del partito e responsabile Enti locali in direzione Pd) — brinda alla fine della corsa di Richetti, una parte della base del partito, invece, dilaga rabbia e imbarazzo per come è stata gestita la partita delle primarie.
I militanti si sfogano parlando di “finte primarie” e di una competizione in cui “a decidere tutto è stato Renzi”.
Il presidente del Consiglio a Bologna sembrava aver chiuso gli scontri interni e aver benedetto le primarie. Invece, secondo indiscrezioni filtrate oggi dal Pd, in realtà Renzi avrebbe chiesto a Richetti di ritirarsi, lasciandogli un paio di giorni per decidere.
Sul piatto per lui, in cambio dell’abbandono della corsa, ci sarebbe un posto da sottosegretario nel governo, una volta avvenuto il rimpasto di autunno, che il premier però continua a smentire.
Molti militanti, però, si sentono presi in giro da come è stata gestita tutta la faccenda che è sembrata scandita, più che dalla volontà dei candidati di confrontarsi tra loro, da accordi, patti e decisioni prese a Roma.
Gianluigi Amadei, consigliere del Quartiere Saragozza attacca su facebook: “Ve la dico tutta? Le facce dei supporter di Matteo Richetti erano tutte un programma già domenica pomeriggio alla Festa, prima dell’intervento di Renzi. L’hanno fatto aspettare un giorno e mezzo, per non fare la figura che fosse arrivato il babbo a sculacciare i figli discoli”.
Critica anche Matilde Madrid, consigliera del Quartiere San Donato, che comunica chiaramente che non andrà a votare alle primarie, una decisione che sta prendendo piede nelle intenzioni di molti militanti, secondo i segnali che arrivano dai circoli. Intanto il segretario del Pd di Bologna Raffaele Donini cerca di buttare acqua sul fuoco: “Le parole di Matteo Richetti con le quali ci invita a rispettare una scelta che è sua personale meritano tutto il nostro rispetto ed una comprensione umana prima ancora che politica — commenta -. Sono certo che tale, sofferta, decisione sia stata presa in piena libertà e coscienza».
Ma le parole che più rappresentano il sentimento della base sono invece quelle durissime di Alberto Aitini, segretario dei Giovani Democratici: “Decidetevi se candidarvi o meno perchè lo spettacolo è davvero impietoso” dice ammonendo i candidati e aggiunge: “Il famoso modello emiliano-romagnolo di buona politica speriamo non diventi una ridicola barzelletta. Classe dirigente all’altezza cercasi”. Non risparmia frecciate neanche Giuditta Pini, parlamentare concittadina di Richetti e Bonaccini che, dopo aver annunciato che non voterà alle primarie, commenta con sarcasmo il ritito di Richetti: “Più che nel Pd, in Emilia Romagna sembra di essere nel libro di Agatha Christie ‘Dieci piccoli indiani’”.
A criticare duramente il capitolo primarie in Emilia Romagna anche il capogruppo M5s a Bologna, Massimo Bugani: ”Oggi scopriamo che eravamo davanti al solito teatrino Pd in cui è sempre già tutto deciso”, accusa e aggiuge: “Ecco come funziona la democrazia Pd, due segretari in una stanza scelgono il candidato e la controfigura, poi si gioca un pochino per far credere alle persone che possono scegliere”, Richetti poche ore fa ha assicurato che lascia la corsa in nome dell’unità del partito.
Una decisione che i suoi sostenitori, però, faticano a comprendere, sfogando il loro smarrimento soprattutto su Facebook.
A supportare Richetti anche in questo momento critico è invece Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale e da sempre renziano. “Siamo davvero dispiaciuti per l’abbandono di Matteo”, spiega, “ma quando tutto si ferma con un grosso nodo in gola, il dovere di chi ascolta o legge è fare uno sforzo di pura umanità , comprendere quel silenzio e fare un passo indietro”.
Le motivazioni di Richetti però non convincono molti.
A iniziare dal deputato Pd Pippo Civati: “Matteo Richetti, dopo essersi candidato in nome dello spirito delle primarie, si è ritirato. Si parla di forti pressioni da Roma. Strano, perchè il premier, giusto l’altro ieri, dal palco di Bologna, aveva dato il proprio via libera alla sfida, anche per smentire alcune voci secondo le quali le primarie in Emilia-Romagna sarebbero saltate. Credo sarebbe interessante saperne di più”, scrive sul proprio blog.
Intanto, anche se molto probabilmente Matteo Richetti appoggerà Stefano Bonaccini, dal campo di Roberto Balzani parte già l’arruolamento dei sostenitori di Richetti, sotto choc per il passo indietro in extremis del loro candidato.
Il presidente del Pd di Bologna, il renziano della prima ora Piergiorgio Licciardello, è disposto a scommettere che molti sostenitori di Richetti voteranno per l’ex sindaco di Forlì.
“Tantissime persone che sostenevano Richetti lo facevano perchè, pur riconoscendo il valore di Balzani, confidavano nella maggior visibilità di Matteo”, spiega.
“Queste persone”, assicura Licciardello, “non seguiranno Richetti in un suo eventuale endorsement a Bonaccini. Ora, rimaste orfane, dovranno scegliere se rimanere ai margini o se sopperire ai limiti di notorietà di Balzani con la propria faccia e il proprio impegno. Io confido, e ho già segnali in questo senso, che molti faranno la seconda scelta”.
Se poi, a quel punto, anche Richetti scegliesse di appoggiare Balzani, la partita tra i due contendenti del Pd rimasti in campo sarebbe tutta da giocare.
Paola Benedetta Manca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
STRANA COINCIDENZA O RITIRATA PILOTATA?
Matteo Richetti è indagato per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze in Regione Emilia
Romagna.
Una notizia che arriva poche ore dopo il ritiro del deputato di Modena dalla corsa per le primarie del centrosinistra.
“L’unità è un valore che non va solo dichiarato, ma anche praticato”, aveva commentato su Facebook dopo l’annuncio.
Poi la rivelazione del fascicolo aperto sul suo conto probabilmente per la vicenda delle auto blu.
“La decisione di ritirarsi”, ha fatto sapere il legale Gino Bottiglioni, “è solo politica e non è legata a questa notizia”.
Il Partito democratico ancora una volta, dopo i tentennamenti degli ultimi mesi e gli scontri interni, si trova a dover raccoglie i pezzi.
Le primarie in Regione si fanno sempre più contrastate. Prima l’ipotesi di far saltare le consultazioni, poi la rivolta dei renziani della prima ora e infine l’incapacità di trovare un accordo.
Il Partito fa l’ennesima brutta figura in un clima teso che va avanti da settimane.
Domenica 7 settembre, durante la chiusura della festa dell’Unità nazionale, Matteo Renzi aveva cercato di alleggerire il clima con una battuta: “Roberto, Stefano e Matteo hanno organizzato un bel casino, ma il giorno dopo saranno uno per tutti e tutti per uno”.
Mentre tutti puntano il dito contro le pressioni del presidente del Consiglio, Richetti su Facebook si è giusticato: “L’unità per me, in politica, è un valore importante”, ha scritto, “così come lo è trovare un punto di sintesi, di lavoro insieme. Per questo non metterò in campo la mia candidatura. Decisione sofferta e meditata, ma credo sia nell’interesse dell’Emilia Romagna e del Pd. Ora non è il momento delle divisioni, il nostro Paese e la nostra regione non possono permetterselo”.
“Nel tempo in cui stiamo portando avanti riforme importanti per l’Italia — aggiunge — accolgo l’invito, arrivato da più parti, all’unità . Lo faccio perchè non basta prendere applausi scroscianti dal nostro popolo, dai democratici, quando si fanno appelli alla coesione. Bisogna saperla realizzare. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno messo la loro faccia e la loro firma a mio sostegno, sapendo che non una goccia di questo sforzo andrà perduta”.
Il ritiro di Matteo Richetti era nell’aria, dentro il partito, da alcuni giorni, anche se non aveva trovato nessuna conferma negli ambienti vicini al deputato modenese.
Oltre la discussione politica però, per il deputato di Modena si apre il fronte giudiziario. L’indagine parte da un esposto dai consiglieri del Movimento 5 stelle, Andrea Defranceschi e Giovanni Favia.
A ottobre del 2011 il capogruppo Defranceschi presentò sul tavolo della Procura di Bologna una serie di carte, che documentavano gli spostamenti effettuati attraverso l’auto con conducente dall’allora presidente dell’Assemblea regionale.
Oltre cento le pagine allegate, con le ricevute rilasciate dall’azienda Cosepuri per i numerosi viaggi.
Su alcuni in particolare si concentravano le accuse dei 5 stelle.
Quello del 2010, ad esempio, uno dei più costosi: a ottobre Richetti venne prelevato a casa sua, portato a Roma per una visita al Quirinale, e poi di nuovo alla sua abitazione, con un passaggio ad Ancona, per un incontro Pd. Totale della spesa: 1024, 12 euro.
In treno sarebbe costato 200 euro.
Ma di esempi ce n’erano parecchi, e hanno fatto lievitare il conto delle spese per le auto blu a decine di migliaia di euro. “Perchè usare l’auto a noleggio quando Richetti percepisce già una cifra forfettaria di oltre 1200 euro al mese per gli spostamenti casa-lavoro?” chiese Defranceschi.
Dopo la denuncia, i pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, già impegnate su altre inchieste sui fondi regionali, aprirono un fascicolo conoscitivo per verificare la correttezza delle spese per le missioni.
Oggi la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per Richetti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile
DOVEVA SPACCARE IL MONDO, HA FINITO PER ACCORDARSI CON L’AVVERSARIO BONACCINI
Nuovo colpo di scena nelle primarie del centrosinistra dell’Emilia Romagna. 
Matteo Richetti si ritira dalla corsa contro Stefano Bonaccini e Roberto Balzani.
Il ritiro di Richetti era nell’aria, dentro il partito, da alcuni giorni, anche se non aveva trovato nessuna conferma negli ambienti vicini al deputato modenese.
Ad accelerare le cose e farle prendere una piega definita, potrebbero essere state le parole di Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Bologna che, pur dando il via libera alle primarie con due big del Pd (entrambi dell’area che fa riferimento allo stesso Renzi) in campo, li aveva benevolmente rimbrottati dicendo che avevano “organizzato un bel casino”.
A pesare sulla decisione, a quanto si apprende, ci sarebbe stata anche la sensazione, visti i primi riscontri sul territorio e gli schieramenti dei dirigenti del partito, che il divario fra Richetti e il favorito Bonaccini sarebbe stato incolmabile e la consapevolezza, quindi, di avere pochissime chanche di vittoria.
A sorprendere è stato più che altro il modo in cui questa decisione si è palesata: da parte del diretto interessato non c’è stato alcun annuncio ufficiale, ma solo la mancata presentazione delle firme alle 12 di oggi, scadenza da tempo fissata per consegnare le firme necessarie per ufficializzare la candidatura.
Firme che, a quanto si apprende, erano già state regolarmente raccolte.
Evidentemente non sapeva come giustificare la sua retromarcia.
Quanto alla contropartita ricevuta, sarà visibile nei prossimi mesi.
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Settembre 8th, 2014 Riccardo Fucile
OSPITE DELLA FESTA DELL’UNITA’ PER UN DIBATTITO, CAMBIA SEDE MA NON SEMINA I CONTESTATORI CHE STENDONO STRISCIONI DI PROTESTA
“Quando ho visto la nota del Ministero degli Interni che mi faceva presente possibili manifestazioni mi sono
preoccupata. Questa è la mia città , sono sempre stata in mezzo alla gente. Mi è dispiaciuto, è stato doloroso”.
Roberta Pinotti, il Ministro della Difesa, non ha potuto parlare sotto al tendone dei dibattiti alla festa de l’Unità al Porto Antico di Genova.
Questioni di sicurezza, il rischio che arrivassero anarchici e contestatori, hanno suggerito di trasferire tra le quattro mura di palazzo San Giorgio l’intervista pubblica al Ministro.
Un allarme che però non ha cambiato altro nel programma di Pinotti.
Per quasi un quarto d’ora, prima del dibattito, ha girato tra gli stand, stringendo mani, rispondendo agli abbracci dei militanti.
I pacifisti sono però entrati nella nuova sala scelta per il dibattito, a palazzo San Giorgio, e hanno esposto la bandiera della pace e steso gli striscioni con scritto a caratteri cubitali: ‘No agli F-35′, ‘Questa ala costa cinque milioni’, e ‘Questo radar costa 10 milioni’
Appena una settimana fa è stato difficile gestire il dibattito sulle infrastrutture, con gli scontri tra militanti del Pd e giovani No Tav.
“Non potevamo correre il rischio di rivivere una situazione come quella dei giorni passati”, ha detto il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile. “Lo schieramento delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza non sarebbe stato compatibile con la Festa”.
Il ministro spiega: “È la prima volta che torno a parlare nella mia città¡. Ho sempre parlato tra la gente, sono sempre Roberta Pinotti”.
Infatti è questo che la gente non dimentica…
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