Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
PAROLE IN LIBERTA’ SUL FUTURO CANDIDATO PREMIER
Il Pdl chiama Mario Monti e intanto si spacca.
A Roma stamattina, alla stessa ora, sono andati in scena due eventi distinti organizzati dal partito.
Al Teatro Olimpico è avvenuto il battesimo di Italia Popolare, la nuova corrente montiana del Pdl.
Presenti il segretario Angelino Alfano, Gianni Alemanno, Roberto Formigoni, Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto e altri esponenti del partito.
Silvio Berlusconi ha fatto leggere un messaggio, in cui conferma l’invito a Mario Monti ad assumere la leadership di una coalizione dei moderati per sconfiggere i centrosinistra.
L’unica certezza è la convergenza sull’ex premier, per il resto regna la confusione.
Formigoni ha invitato Alfano, acclamatissimo dalla platea, ad assumere la guida del partito, mentre Maurizio Lupi ha scandito chiaramente che l’unica alternativa a Monti ha il solito nome e cognome: Silvio Berlusconi.
Intanto, a pochi chilometri di distanza, all’Auditorium di via della Conciliazione, Giorgia Meloni e Guido Crosetto hanno presentato le “Primarie delle idee“, una manifestazione per ricordare l’impegno assunto, e poi rinnegato, di scegliere la leadership del centrodestra attraverso la consultazione popolare.
L’ex ministro non ha escluso l’ipotesi di presentare liste autonome: “Non siamo nè per Monti nè per Berlusconi. Se il partito non dovesse cambiare rotta non smetteremmo di fare politica e troveremmo un altro modo di organizzarci”
Tommaso Rodano
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 15th, 2012 Riccardo Fucile
FONDI DEI GRUPPI PER LE CREME PER IL CORPO DELLA MINETTI, LE CARTUCCE DA CACCIA PER IL LEGHISTA TOSCANI, RISTORANTI DI LUSSO E PERSINO LECCA LECCA… 40 CONSIGLIERI COINVOLTI
I soldi che i cittadini affidano ai partiti per fare attività politica? 
Nicole Minetti li ha usati anche per comprare, alla Feltrinelli, il libro Mignottocrazia di Paolo Guzzanti, in cui è ampiamente citata.
Il capogruppo della Lega Stefano Galli li ha impiegati per coprire le spese di matrimonio della figlia Verdiana.
Quello del Pdl Paolo Valentini ci ha comprato sei computer, molte cene al ristorante e qualche distrazione al club La Dolce Vita, in Romania.
Ma il catalogo delle spesucce e delle spesone dei consiglieri della Regione Lombardia (per un totale, per ora, di oltre 2 milioni di euro di denaro pubblico) è sterminato e incredibilmente vario: va dai lecca lecca ai gratta e vinci, dalle bistecche in macelleria alle ostriche in pescheria, dai fuochi d’artificio al dvd di Rapunzel.
Lo hanno compilato, con un lavoro certosino, gli uomini della Guardia di finanza di Milano.
Sono la squadretta che ha già lavorato con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo sulle indagini Oil for food, sui derivati, sulle spese allegre della Lega e del suo ex tesoriere Francesco Belsito.
Lo scorso 10 ottobre, i finanzieri hanno prelevato nella sede della Regione Lombardia i rendiconti delle spese effettuate dai gruppi consiliari del Pdl e della Lega.
Ieri hanno portato via anche quelli di Pd, Sel e Italia dei valori. Pian piano stanno controllando l’utilizzo dei soldi pubblici impiegati dai partiti.
Per ora, Robledo ha mandato 22 informazioni di garanzia a 11 consiglieri della Lega e 11 del Pdl, ipotizzando che abbiano fatto un uso illecito dei rimborsi regionali per le spese dei gruppi consiliari.
Il reato contestato a tutti è peculato.
Ma gli indagati sono molti di più, almeno una quarantina. E potrebbero aumentare ancora dopo che la squadretta di Robledo avrà terminato le verifiche.
In principio c’erano Davide Boni (Lega), ex presidente del Consiglio regionale, e Franco Nicoli Cristiani (Pdl), ex assessore di Roberto Formigoni: indagati (e il secondo anche arrestato) per storie di mazzette.
Nelle ultime settimane le verifiche degli investigatori hanno allargato a macchia d’olio il campo dell’inchiesta, fino alle scoperte di oggi.
A Roma c’era Er Batman e le allegre ruberie dei suoi colleghi.
A Milano c’è una Sprecopoli i cui confini sono ancora indefiniti.
MIGNOTTOCRAZIA E SUSHI
Sono spese per attività politica, per esempio, le centinaia di migliaia di euro che Nicole Minetti (Pdl, listino Formigoni) lascia al ristorante?
I suoi preferiti sono quelli giapponesi (Nikko, Zen, Perla d’oro, Armani No- bu).
Ma anche al Panino giusto, da Giacomo (ristorante chic di pesce), da Giannino (490 euro in una botta sola), o al Principe di Savoia (832 euro per un ape- ritivo).
Per il libro Mignottocrazia si è fatta rimborsare uno scontrino da 16 euro.
Ma anche 27 euro per “barattoli sabbia di vetro giallo”comprati da Leroy Merlin e 67 di “oggettistica”acquistata all’Ikea.
Poi ci sono tanti, tanti taxi, creme per il corpo e un iPhone 5. Totale: 15 mila euro spesi nel solo 2011.
NIGHT & PIZZA NAPOLI
Il leghista Alessandro Marelli va volentieri nelle pizzerie napoletane (O Vesuvio, Il golfo di Napoli…) a spese del Carroccio. Ma, gran carnivoro, si fa rimborsare anche molte spese in macelleria, oltre ai fuochi d’artificio di Capodanno, un computer, una fotocamera e ben tre iPad comprati nel giro di pochi mesi.
Attività politica giorno e notte, quella di Marelli, visto che molti dei suoi scontrini sono battuti a ore piccole per birre e drink in locali notturni come il Colibrì, il Cherry Dance, il Pub the Party.
Ma tra le sue spesucce spuntano anche le sigarette (rigorosamente Camel), una clessidra e un Pinocchio comprati alla Città del Sole, alcuni aerei di carta, un Kinder Tubo Sorpresa e un cono gelato da 1,50 euro.
LA SCIURA MON CHERI
Luciana Ruffinelli, leghista, si fa rimborsare dal gruppo un paio di Mon Chèri Ferrero (valore 1,7 euro), un frappè, 45 euro di fiori, un dvd di Rapunzel (car- tone animato Disney), un biglietto per entrare alla mostra di Hopper a Milano. Ma anche la spesa (35 euro) fatta in un supermercato in Francia tra il 7 e l’8 dicembre 2009 e 400 euro di pranzo (dieci coperti) alle Robinie Golf di Solbiate.
MUNIZIONI E SALSICCIA
Un altro consigliere leghista, Pierluigi Toscani, non sa resistere alla gola. Spende 127 euro in ostriche. Compra cioccolato fondente, biscotti, frutta e ortaggi. Impegna 72 euro per zucchero, farina, crackers e salsiccia di Norimberga; 60 euro per wurster viennesi comprati al discount Lidl; 77 euro di me- rendine varie; 5 euro per due Ricola all’arancia all’autogrill.
E poi torta sbrisolona, lecca-lecca Lollipop, scorzette d’arancia e cioccolato Venchi.
Molte spese le fa di domenica: cuneesi al rum, le paste della Pasticceria Dolceforno, i conti al ristorante.
Il suo preferito è Da Pier, dove lascia una volta 480 euro, un’altra 720 (per una ventina di commensali).
Tenta la fortuna con il gratta-e-vinci (a spese del gruppo).
E il 30 luglio 2011 si rifornisce per la caccia: da Muninord spende 752 euro in cartucce e munizioni.
TRILLI IN ROMANIA
Il capogruppo del Pdl in Regione, Paolo Valentini, preferisce l’elettronica e i ristoranti.
In pochi mesi compra ben sei computer, una webcam e altro materiale informatico.
Per i pranzi e le cene va da Berti, a un passo dalla sede della Regione: ci va più volte, la più memorabile è quella in cui lascia un conto di 584 euro.
È un habituè anche da Le Cose Buone Bistrò: una sera spende 800 euro, un’altra 1.560.
A Riccione è un ristorante milanese specializzato in pesce: ci lascia conti da 300 euro a botta.
Invece 420 li spende in Romania, al Club La Dolce Vita.
Si fa rimborsare anche due libri per bambini su Trilli, la piccola fatina volante di Peter Pan.
Totale salato: 33 mila euro nel 2008, 53 mila nel 2009, 65 mila nel 2010.
DIABETICO IN PASTICCERIA
Il capogruppo leghista Stefano Galli spende 62.000 euro. Il suo compagno di partito Fabrizio Cecchetti 60.000. Giovanni Bordoni (Pdl) 54.000, Guido Boscagli (Pdl), cognato di Formigoni, ne spende 15.000.
Cesare Bossetti compra in un anno 15.000 euro di dolci in pasticceria: e pensare che è diabetico.
L’ex assessore Pdl Angelo Gianmario brucia 27.000 euro in noleggio auto e taxi.
E Renzo Bossi si fa rimborsare Red Bull, sigarette e video games.
A tutto questo il capogruppo leghista Stefano Galli a Radio Capital respinge così le accuse: “Me ne sbatto i coglioni”.
Maroni oggi, di fronte allo scandalo che coinvolge ben 11 consiglieri della Lega, molti della sua corrente “barbari sognanti”, annuncia che chi ha sbagliato pagherà .
Parole di circostanza, avrebbe dovuto dimettersi lui dalla vergogna: perchè a pagare fino ad oggi sono stati i cittadini e i contribuenti della Lombardia.
Gianni Barbacetto e Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
DA FRATTINI A MAURO: IL CAPODELEGAZIONE IN EUROPA CONTA SU 23 EURODEPUTATI SU 25… IN ARRIVO ALEMANNO, SACCONI, FITTO, QUAGLIARELLO E CL AL COMPLETO
Ci siamo, mancano pochi giorni. Il Pdl è sul punto di volare in mille pezzi. 
Ma la vera notizia è un’altra: con la benedizione della Cei, che teme un governo Bersani-Vendola, il grande centro cattolico del partito se ne andrà sotto un’altra insegna, quella del Ppe, a fare da terza gamba della coalizione di Monti.
Il centravanti dell’operazione è Mario Mauro, il capogruppo del Pdl al parlamento europeo, quello che, insieme al capogruppo del Ppe Joseph Daul, ha lanciato per primo la sua bordata contro una ricandidatura del Cavaliere.
Domenica scorsa Mauro ne ha parlato con il premier, ricevendone un via libera.
Così si è dato da fare, insieme a Wilfred Martens (presidente) e ad Antonio Lopez-Istùriz (segretario) organizzando la clamorosa apparizione di Monti al summit del Ppe in contrapposizione a Berlusconi.
Ma il disvelamento di ieri davanti alla famiglia dei popolari, con il coro di apprezzamento internazionale da parte di tutti i leader, è stata solo la prima mossa. Altre presto ne seguiranno e la tessitura si è ora spostata in Italia, precisamente a Roma, dove Mauro è immediatamente tornato.
Ieri sera, a cena in una casa privata, il capogruppo Pdl ha infatti incontrato Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio e gli altri fuoriusciti dal partito.
Trovandoli pronti. Altri arriveranno: lunedì prossimo, a Bruxelles, Mauro potrà così annunciare la fine del gruppo del Pdl al parlamento europeo.
Il nuovo simbolo e il nuovo nome del partito sono già pronti.
Aderiranno ventitre eurodeputati su venticinque e confluiranno lo stesso giorno anche i parlamentari europei del Fli: Moscardini, Salatto e Tatarella.
E tuttavia è domenica che la scissione montiana diventerà valanga.
Al teatro Olimpico di Roma tutte le fondazioni d’area moderata del Pdl si sono infatti date appuntamento per tenere il partito ancorato alla prospettiva del Ppe.
Ci sono molte voci diverse in quel calderone — da Cicchitto che predica ancora unità a un Alfredo Mantovano già proiettato verso Monti — ma sotto traccia sono in molti a prevedere che proprio quella manifestazione sarà il tana libera tutti.
Il titolo scelto, “Italia popolare”, di fatto evoca già il nuovo partito.
La rottura, per coloro che vorranno far parte della coalizione centrista, sarà un passaggio obbligato.
Monti infatti ha confidato di voler tenere le porte aperte a chi ha militato nel Pdl, ma non vuole avere assolutamente più nulla a che fare con Berlusconi.
E anche Alfano, pur stimato nei mesi di governo, è finito da ultimo nella lista nera per lo «strappo» compiuto a Montecitorio nella dichiarazione di voto sulla fiducia.
Non a caso ieri Monti ha citato testualmente proprio le parole del segretario del Pdl per motivare la sua decisione di dimettersi.
Nella lista di chi ha già deciso di far parte della squadra Monti c’è sicuramente Franco Frattini, poi tutti quelli che si sono espressi a favore del governo: da Beppe Pisanu a Gennaro Malgieri, da Mario Valducci a Giuliano Cazzola.
Il fatto è che, spinti anche dall’ostilità manifestata dalla Chiesa nei confronti del Cavaliere, si starebbero muovendo in blocco anche i big. Gianni Alemanno è sul punto di aderire, insieme a una parte consistente di Cl (Mauro è ciellino) compreso Formigoni.
Ma anche Raffaele Fitto — uno dei pochi a non aver aderito al coro dei laudatori il giorno in cui Berlusconi ha annunciato il suo ritorno in pista — sarebbe interessato al progetto.
Così come Gaetano Quagliariello e Maurizio Sacconi, entrambi al centro di una rete di rapporti che parte dal Vaticano.
Certo, chi ha avuto — come i capigruppo e i ministri — degli incarichi di vertice con Berlusconi è ancora prudente, vorrebbe portare tutto il Pdl a sostegno di Monti. Ma su questo pesa il veto del premier nei confronti del Cavaliere.
Il tempo comunque stringe, l’area montiana è in piena effervescenza in attesa dell’annuncio ufficiale della discesa in campo del Professore dopo lo scioglimento delle Camere.
Saputo delle intenzioni di Mario Mauro e in previsione di una valanga di nuovi arrivi, i terzisti ieri hanno iniziato a preoccuparsi.
In una riunione a Roma con il ministro Andrea Riccardi, Luca Cordero di Montezemolo, Pier Ferdinando Casini e il presidente delle Acli, Andrea Olivero, si è pensato anche di erigere qualche barriera, chiedere l’esame del sangue ai nuovi compagni di viaggio.
Come, per esempio, accettare soltanto i pochi (pochissimi) che hanno deciso di votare la fiducia nonostante l’indicazione contraria del Pdl, oppure — come Mauro e gli eurodeputati — hanno provato a sbarrare il passo al ritorno di Berlusconi.
Tra i montiani “doc” c’è anche timore che alcuni nomi — uno su tutti: Roberto Formigoni – possano compromettere l’immagine della coalizione.
Ma ora non è il momento dello screening, lo scontro all’arma bianca avverrà semmai durante la formazione delle liste.
«Io sono il ministro dell’Integrazione — scherza Andrea Riccardi — e le pare che possa mettere dei veti all’ingresso di qualcuno?».
Resta invece ancora aperta la fisionomia della coalizione montiana. C’è chi pensa a quattro liste — Udc, Fli, Terza Repubblica, Italia Popolare — chi a tre.
Ma il sogno del premier sarebbe farne soltanto una con un richiamo esplicito al Ppe. Anche perchè, al Senato, lo sbarramento da superare è all’otto per cento e il listone unico diventa una questione di sopravvivenza.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
DAI RISTORANTI ALLE SIGARETTE, NEL MIRINO LE SPESE DELLA MAGGIORANZA… GIUSTIFICATO COME “IMPEGNO ISTITUZIONALE” PURE L’ACQUISTO DI CIOCCOLATINI…L’IPOTESI DI REATO E’ PECULATO, USCITE PER MILIONI DI EURO
Qualcuno si è fatto rimborsare perfino le sigarette. Altri i cioccolatini che comprava in
tabaccheria.
C’è perfino un consigliere regionale del Pdl che sotto la voce delle «spese istituzionali» metteva i pranzi che consumava in un ristorante alla moda a pochi passi dalla sede del Pirellone, durante le pause delle sedute.
Quando il 10 ottobre scorso il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha spedito la Finanza in Regione ad acquisire i rendiconti 2008-2010 relativi ai rimborsi garantiti ai gruppi consiliari del Pdl e della Lega, probabilmente non pensava di scoprire così tante anomalie.
Nel mirino sono finiti quasi tutti i consiglieri della maggioranza della giunta uscente guidata dal governatore Roberto Formigoni.
Per loro, il sospetto dell’accusa è quello di aver ottenuto rimborsi per spese in realtà dubbie. Si parla di soldi pubblici che arrivano a un computo globale di milioni di euro ogni anno per tutti i gruppi consiliari e che si aggiungono ai già tanti benefit ottenuti dai politici.
A dare il via al nuovo scandalo sono state le verifiche partite, quasi per caso, sul leghista Davide Boni (ex presidente del Consiglio regionale, travolto da un’indagine per corruzione) e sull’ex assessore del Pdl, Franco Nicoli Cristiani, arrestato un anno fa con in casa una mazzetta da 100 mila euro.
Nelle inchieste che li hanno coinvolti, decifrando alcune intercettazioni ambientali, Robledo e i suoi sostituti Paolo Filippini e Antonio D’Alessio hanno trovato tracce di cene che sarebbero state giustificate dagli assessori come impegni istituzionali, ma che di politico avrebbero avuto molto poco.
Da questi sospetti è partito il mandato assegnato al Nucleo regionale di polizia tributaria di verificare il libro mastro delle spese e il tipo di giustificazioni presentate poi realmente.
All’ufficio di presidenza regionale sono state fotocopiate tutte le uscite e i relativi scontrini che Pdl e Lega hanno presentato con allegata l’autocertificazione in un biennio.
Le irregolarità , in molti casi, sarebbero lampanti, smaccate.
Apparentemente tutte dovrebbero passare il severo vaglio della Corte dei Conti, ma questa operazione trasparenza sarebbe solo di facciata.
Alla giustizia contabile, infatti, non è consentito controllare nel dettaglio le spese, ma solo il saldo finale. E così, a fianco dello stipendio mensile da 9 mila euro spettante a ogni consigliere – questo il solco su cui si sta muovendo l’accusa -, ci sarebbero sostanziosi extra che coprono le più disparate spese personali.
Due mesi fa è scattata la prima acquisizione: un atto puramente esplorativo.
Poi, in questi sessanta giorni sono state passate al setaccio le migliaia di ricevute alla base dei rimborsi effettivamente erogati.
Il risultato? Desolante.
L’ipotesi avanzata dalla procura è quella di peculato che potrebbe presto essere contestata agli indagati e che, sempre ipoteticamente, potrebbe avere ben pochi margini di giustificazioni.
Difficile pensare, per esempio, che un consigliere spieghi il rimborso di confezioni di cioccolatini dal nome francese come spese di rappresentanza regionale.
Il meccanismo scoperto, nei fatti, appare più semplice di quel che può sembrare. Gli inquirenti si sono convinti come sotto la voce «spese dei consiglieri per l’espletamento del mandato», e «spese di comunicazione», ogni anno ballino milioni di euro anche in Lombardia e operazioni truffaldine.
Dai primi rilievi effettuati dalle Fiamme gialle, le irregolarità sarebbero palesi, tanto che gran parte dei 40 consiglieri della maggioranza del Pdl e della Lega potrebbero essere raggiunti presto da un avviso di garanzia con l’ipotesi di peculato.
Un filone, quello dei rimborsi, avviato dopo l’arresto per gli stessi fatti nel Lazio del consigliere del Pdl «Batman» Fiorito, e allargati a macchia d’olio in molte altre regioni.
Anche se al momento le opposizioni lombarde non sono ancora finite sotto la lente della procura di Milano, è tutt’altro che escluso che molto presto gli inquirenti spediscano i finanzieri anche ad acquisire la «lista della spesa» rimborsata a Pd, Sel e Udc con i soldi pubblici.
Emilio Randacio
(da “la Repubblica“)
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Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
“NON DIA RETTA A QUEI PERSONAGGI MINORI CHE VOGLIONO SOLO FARSI PUBBLICITA'”
Onorevole Mussolini, Silvio Berlusconi ha annunciato che non candiderà Dell’Utri.
«Io penso che se Berlusconi, insieme con Dell’Utri, ha deciso che la candidatura debba saltare, così sia. Ma lo invito a rifletterci sopra ancora un po’ perchè Dell’Utri ha dato molto e ancora molto può dare al partito. Intanto è un fondatore di Forza Italia, e poi è uno di quelli che più ha contribuito ai successi del centrodestra in Italia, con i suoi Circoli tanto per cominciare».
Però Dell’Utri è plurindagato, e ha anche qualche condanna.
«Non abbiamo mai piegato le nostre decisioni ai voleri della magistratura. Mi auguro che ci sia un ripensamento e credo che sia già in corso».
Però nel partito molti sono contrari.
«Ecco, questo è il punto. Se c’è qualche personaggio minore nel partito che pensa di farsi pubblicità sulla pelle di Dell’Utri, io non ci sto».
Sta dicendo che Alfano e La Russa sono personaggi minori?
«Vogliono farsi pubblicità ».
Cioè, intende che puntano al partito degli onesti, a rifarsi una verginità , esibendo la testa di Dell’Utri?
«Dico che se uno vuole andare sui giornali, ci deve andare per le idee e per le proposte, non per alimentare il desiderio di ghigliottina».
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Dicembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATORE SPIEGA : “VOGLIO CONTINUARE, NON LO AVEVO AVVISATO, ORA E’ TUTTO CHIARITO”
«Ho intenzione di ricandidarmi perchè sono ancora perseguitato. Voglio lottare fino all’ultimo sangue, spero degli altri. Mi candiderò con Berlusconi».
Così annunciava la sua presenza alle prossime politiche, Marcello Dell’Utri con una lunga filippica alla Zanzara su Radio24 dove si scagliava contro (quasi) tutti.
L’unico a salvarsi, naturalmente, Berlusconi. Che, tuttavia, nel lungo intervento alla presentazione del libro di Bruno Vespa, non è sembrato voler esaudire il desiderio del vecchio amico: «È un’ingiustizia, ma non possiamo permetterci di candidarlo».
Il senatore dapprima non l’ha presa bene: «Sono sorpreso, dobbiamo chiarire», poi in prima serata ha assicurato che è tutto risolto: «È un equivoco, non c’è motivo che mi dica “no”».
IL CHIARIMENTO
«Tutto nasce dal fatto che io circa un mese fa avevo comunicato a Berlusconi la mia intenzione di non candidarmi – ha spiegato Dell’Utri – Ma ci ho ripensato e non ho avuto modo di comunicarglielo. Ora però gliel’ho detto e lui mi ha risposto che non ci sono problemi. Voglio continuare a fare politica».
ALFANO NULLA ASSOLUTO
Ma quali sono stati i contenuti dell’invettiva da Cruciani? Vecchio il primo bersaglio, Dell’Utri ha ribadito la pessima opinione che nutre nei confronti di Angelino Alfano: il segretario gli aveva dato del «povero disgraziato»: «Come segretario Alfano è stato il nulla, il nulla assoluto. Ma vi rendete conto? – incalzava Dell’Utri- Alfano finora è stato zitto su una cosa importantissima, non ha preso le difese del partito dopo l’uscita del libro di Ingroia. C’è Ingroia che dice che Forza Italia, il partito che ho fondato con Berlusconi, è una diretta emanazione della mafia e lui sta zitto? Non dice niente, ma stiamo scherzando?».
Perchè, secondo il senatore, «Ingroia è un pazzo, non è una persona normale. Lo porto in tribunale, lo querelo».
Poi ne ha avute anche per la giovane pasionaria Giorgia Meloni, colpevole di non volerlo candidare, (come il segretario, del resto): «Ma siamo noi che forse non ricandidiamo loro – ribatte il senatore -. Alfano e la Meloni che diritto hanno a dire loro chi si deve candidare? Non decidono loro. E poi la Meloni non è neanche nel mio partito. Parlano così perchè pensano che io sia più debole. Come si dice… quando l’albero cade tutti corrono a far legna».
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Dicembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
“GLI EX AN? QUANDO LI VEDO IN TV CAMBIO CANALE”
Ora tutti contro Dell’Utri. Gli scontri interni al Pdl non si placano. 
Dopo la sfida a distanza tra Angelino Alfano e il senatore siciliano ora quest’ultimo riceve anche le frecciate di due ex An, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri e il coordinatore Ignazio La Russa.
L’inizio di tutto è l’ennesimo attacco del senatore del Pdl, da sempre al fianco di Berlusconi, al segretario del Pdl, durante un’intervista alla Zanzara di Radio24: “Come segretario Alfano è stato il nulla, il nulla assoluto. Ma vi rendete conto? Alfano finora è stato zitto su una cosa importantissima, non ha preso le difese del partito dopo l’uscita del libro di Ingroia. C’è Ingroia che dice che Forza Italia, il partito che ho fondato con Berlusconi, è una diretta emanazione della mafia e lui sta zitto? Non dice niente, ma stiamo scherzando?”.
E ancora: “Non ha avuto il coraggio di dire niente, non ha detto una parola su Ingroia. Ma come è possibile? Gli mancano gli attributi, le palle. Come diceva il Manzoni se uno non ha il coraggio non se lo può dare. Pazienza, rimane una brava persona. Ma ho detto quello che nel Pdl dicono tutti basta andare in giro. Potrei dire di peggio, ma non voglio farlo”.
Continui attacchi che fanno scrivere alla Velina Rossa che Alfano sarebbe vicino all’uscita clamorosa dal Pdl.
Cosa già smentita dal portavoce del segretario del Pdl.
Dell’Utri ha anche spiegato di avere intenzione di ricandidarsi “perchè sono ancora perseguitato” e ha messo in forse le ricandidature addirittura di Alfano e di Giorgia Meloni: “Ma siamo noi che forse non ricandidiamo loro, Alfano e la Meloni. Che diritto hanno a dire loro chi si deve candidare? Non decidono loro. E poi la Meloni non è neanche nel mio partito. Parlano così perchè pensano che io sia più debole. Come si dice… quando l’albero cade tutti corrono a far legna”.
E i conduttori gli chiedono: quando vede in tv La Russa, Gasparri e Cicchitto lei che fa?
“Cambio canale. Berlusconi dice che scende in campo per vincere e ci dobbiamo credere tutti. In pochi mesi ho visto grandi e clamorosi rivolgimenti”.
Da qui le repliche di La Russa e Gasparri. “Con tutto il rispetto per Dell’Utri e le sue peripezie giudiziarie per le quali non abbiamo mai avuto remore a dargli solidarietà anche con il voto in Parlamento, credo che sbagli ad attaccare senza logica il segretario Alfano a cui dovrebbe semmai riconoscenza — dichiara l’ex ministro della Difesa — Se vedo Dell’Utri in tv magari lo guardo sperando che non sia solo cronaca giudiziaria. La sua pretesa di essere ancora candidato alle elezioni invece è del tutto inconcepibile per chi viene dalla mia storia politica”.
A La Russa si aggiunge il capogruppo al Senato: “Più che i gusti televisivi del senatore Dell’Utri — afferma Gasparri — mi meraviglia che rivendichi un ruolo nella stesura delle liste elettorali. Se così fosse, bisognerebbe davvero pensare ad altre vie per rappresentare il centrodestra che certamente da Alfano, dalla Meloni e da tanti di noi è ben rappresentato. Credo, inoltre, conoscendo l’antica amicizia che intercorre tra Silvio Berlusconi e Dell’Utri, che per Berlusconi, al quale sono legato da sincero affetto, si addica in questo caso l’antico detto: ‘dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io’”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
MA C’E’ CHI NON ESCLUDE ALL’ULTIMO MOMENTO UN PASSO INDIETRO DI BERLUSCONI
Ruota attorno a pochi passaggi, delicatissimi, la sorte della ricandidatura di Berlusconi, del
Pdl e dello stesso centrodestra.
E in ore di grandissima fibrillazione, il filo su cui tutti camminano è sottilissimo, e può spezzarsi da un momento all’altro.
Il Cavaliere nel giro di 48 ore si giocherà le sue carte, ma se tra queste ci sarà il poker d’assi è tutto da vedere.
La prima è il rapporto con la Lega: solo convincere Maroni (che ieri sera gli avrebbe chiesto di farsi da parte), a siglare un’alleanza con il Carroccio a livello nazionale darebbe all’ex premier la forza per proporsi come unico leader possibile della coalizione, o almeno per resistere agli assalti dei tanti nel Pdl che mirano a un suo passo indietro.
E lo fanno contando sulla contrarietà , esplosa ancora una volta in modo inequivocabile, degli ambienti internazionali, del Ppe, di gran parte del mondo cattolico alla sua ridiscesa in campo.
Per questo Berlusconi dovrà lanciare messaggi chiari e rassicuranti a quel mondo che gli è ostile – sull’Europa, sui rapporti con Germania e altri partner, sull’euro – come finora però si è ben guardato di fare.
Ecco allora che diventa importante il tipo di discorso che farà oggi alla presentazione del libro di Vespa: sarà «populista», come gli ha rimproverato ieri il capogruppo del Ppe Daul, di quelli che il Cavaliere è convinto servano per recuperare i voti, o sarà un’uscita più tranquilla sul solco di quell’«europeismo» che il Cavaliere giura di aver sempre onorato?
Sì perchè, anche in base a quello che comunicherà in queste ore e a come si muoverà la vasta area dei moderati del Pdl, sarà «giudicato» domani a Bruxelles, al vertice del Ppe.
Non è ancora scontata la sua partecipazione, anzi è in forte dubbio vista l’aria che tira. Se da quella sede dovesse arrivare una sorta di disconoscimento della sua ricandidatura e al contrario un endorsement verso Monti, allora chi oggi ancora nel Pdl è in attesa di uscire allo scoperto sulla scia dei temi e dei contenuti già esplicitati da Mario Mauro o con meno durezza ma altrettanta nettezza da Franco Frattini («Se Berlusconi fa campagna anti Ue mi ritiro») avrebbe l’occasione per farlo.
Infatti il malumore di big del partito come Frattini, come Formigoni e Mauro per l’area Cl, Alemanno, Augello, ma anche Sacconi, Quagliariello, Roccella, potrebbe a quel punto concretizzarsi in una presa di distanza pubblica che farebbe da preludio alla rottura con il Cavaliere con due obiettivi possibili: diventare (trascinando a questo punto anche il vertice del Pdl, da Alfano in giù) uno dei pezzi attraverso i quali si costruisce la coalizione di Monti, qualora scendesse in campo, oppure fare da «cordata» «cattolico-liberale-europeista» che porta al passo indietro di Berlusconi in favore di un ritorno del segretario alla premiership, il che favorirebbe almeno l’alleanza con la Lega.
Tutto è possibile e tutto è in movimento frenetico in un partito peraltro ulteriormente tramortito dall’annuncio (poi ammorbidito) di Berlusconi di voler fare piazza pulita dei parlamentari uscenti.
E anche se c’è chi descrive un Berlusconi «motivatissimo» ad andare avanti, molti assicurano che lo stesso ex premier potrebbe anche ritirare la sua candidatura se Monti scendesse in campo e se si rendesse conto che il suo partito, nella gran parte, non lo segue più.
Così si susseguono senza sosta i colloqui e i contatti.
Ieri sera Alfano, ancora molto segnato per la lite con Dell’Utri che secondo Miccichè dimostra come Berlusconi «con le sue mosse ha voluto far fuori il segretario», ha incontrato Berlusconi per chiedere garanzie sul partito e sulla linea politica europeista, altrimenti – gli ha fatto capire – tutto potrebbe succedere.
Oggi sarà Alemanno ad andare a palazzo Grazioli, mentre sono continui i contatti con gli ex an di La Russa e Gasparri che stanno lavorando al loro partito che potrebbe essere annunciato la prossima settimana, nelle prossime ore o mai.
Sì perchè oltre ai dubbi sulla fattibilità e la convenienza dell’operazione, a consigliare prudenza è un quadro generale in totale movimento.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
NEL PDL TRA I DUE ESPONENTI SICILIANI FINISCE A INSULTI
La nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi rischia di provocare una nuova resa dei conti
all’interno del Pdl.
Come dimostra questo scontro verbale, rapidamente salito di tono fino agli insulti, tra il segretario Angelino Alfano e il senatore (amico fraterno di Berlusconi) Marcello Dell’Utri.
DELL’UTRI
Alfano, «è persona brava e capace, ma non ha la maturità per aspirare al premierato», ha detto Dell’Utri in un’intervista rilasciata a Repubblica.
«La segreteria Alfano non è mai esistita. Poveretto, non ha potuto cambiare niente, se siamo ridotti in questo stato è perchè il partito è imploso, non si è rinnovato», ha spiegato il senatore siciliano.
ALFANO
Non si è fatta attendere la replica del segretario del Pdl: «Dell’Utri – ha detto durante la trasmissione tv “Porta a porta” – è un povero disgraziato per quello che gli sta succedendo. E parla a ruota libera permettendo agli osservatori di pensare che il suo sia il pensiero di Berlusconi e questo nuoce al presidente. Credo che Berlusconi debba porsi seriamente il problema della composizione delle liste».
LA NUOVA REPLICA
Passano pochi minuti ed arriva la controreplica di Dell’Utri: «Io ho già detto chiaramente quello che penso del segretario, un povero disgraziato l’ho detto io prima di lui e lui mi risponde con le stesse parole… Ho detto meno di quello che penso… Non mi va di replicare, Alfano si è già qualificato da sè per questa risposta piccata e fuori luogo. I guai del Pdl, purtroppo – insiste il senatore – vengono tutti dalla sua incapacità , dalla sua insipienza. Non ha le palle, non c’entra niente con noi».
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Alfano, PdL | Commenta »