Dicembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
NEI VARI PARTITI AUMENTANO I RUMOR SU CHI STA VALUTANDO IL PASSAGGIO ALLA COALIZIONE DEL PREMIER USCENTE
Alfredo Mantovano, ex An ed ex sottosegretario del governo Berlusconi, ha deciso: «Passo
nella lista Monti. E spero che molti altri colleghi mi seguano».
Dall’altra parte, dopo il caso di Pietro Ichino, c’è un altro piccolo drappello che studia il da farsi, aspettando di capire se avrà una poltrona garantita o se dovrà giocarsi la partita pericolosa delle primarie.
Nell’attesa che Mario Monti e i suoi alleati sciolgano gli ultimi dubbi su come si presenteranno – se con una lista unica o più liste separate – gli ex parlamentari fanno i conti con la propria coscienza, con le proprie opinioni politiche (spesso mutevoli) e con la speranza di essere ricandidati (e il timore di non farcela).
Monti confida in una squadra che contenga anche un drappello di ministri: si parla tra gli altri di Renato Balduzzi e Mario Catania (forse in quota udc).
Nel Pdl, invece, il quadro sembra abbastanza chiaro.
Hanno deciso di abbandonare il partito riberlusconizzato Franco Frattini (che però si ricandiderebbe solo in una lista montiana separata, non con Casini e Fini), Giuliano Cazzola e Beppe Pisanu.
Insieme a loro, sono pronti a indossare la casacca montiana gli ex an Mantovano e Gennaro Malgieri. Ma anche l’eurodeputato Mario Mauro, uno degli uomini più potenti di Cl, che avrebbe già depositato due simboli: «Italia popolare» e «Costituente popolare».
Un modo per non dover raccogliere le firme ed essere pronti, nel caso (improbabile) che si optasse per una lista di ex pidiellini.
La pattuglia dei dirigenti pdl che sembrava irrequieta – Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Raffaele Fitto – si è invece ricompattata con il Cavaliere.
Gianni Alemanno non ha sciolto la riserva ma sembra intenzionato a restare.
Cazzola la vede così: «Ho l’impressione che Berlusconi abbia calamitato tutti. Io pensavo di non ricandidarmi, poi è arrivata questa novità di Monti che mi ha attizzato».
Curiosità che deve convivere con la perplessità : «Mi chiedo se Monti si renda conto di cosa voglia dire presentarsi in tutte le circoscrizioni. Ho l’impressione che ci sia scarsa organizzazione. Tra l’altro mi pare che non ci siano ancora referenti stabili, è tutto per aria».
Nel Pd, la fuoriuscita di D’Ubaldo (e di altri tre parlamentari) ha accresciuto i sospetti che non sia finita qui tra i popolari: «Ho sentito Enrico Letta usare la sgradevole espressione “campagna acquisti”: davvero volgare. Mi sembra del tutto legittimo per noi popolari scegliere. Nel Pd ci sentivamo quasi ospiti: ci stavamo come risposta emergenziale al berlusconismo. Ora si è sciolto il ghiaccio della cortina di ferro. Monti ha fatto una grande operazione: ha costruito un’alternativa democratica, tenendo ben fermo il confine a destra».
a non sfugge a nessuno che qualche tentazione riguardi una questione meno ideale: la poltrona sicura.
I garantiti, cioè i parlamentari nominati dalla segreteria del Pd, saranno solo un centinaio. Gli altri dovranno cavarsela con le primarie.
In molti casi – se non hanno appoggi sul territorio o non sono in sintonia con la maggioranza del partito – sono battaglie perse in partenza.
Perchè non provare con Monti? «So che alcuni ci stanno pensando – conferma D’Ubaldo – ma facciano attenzione a dare motivazioni serie».
Bosone ha deciso di non ricandidarsi: «Vedo che c’è il tana liberi tutti, ma io resto presidente di Provincia e non cerco poltrone. Anche perchè mi chiedo come si faccia a conciliare l’economicismo montiano con il solidarismo cattolico».
C’è un’altra pattuglia sotto osservazione: i renziani.
Stefano Ceccanti, uno dei deputati più attivi, confida nella segreteria: «Spero che il Pd voglia utilizzare ancora le mie competenze».
Se non fosse tra i garantiti, andrebbe con Monti? «Se non servissi al Pd, tornerei all’università . Credo che convenga anche a Bersani che nel partito ci sia una minoranza che faccia da trait d’union con Monti».
Quanto agli altri, Giorgio Tonini è quello che ha le maggiori chance di essere inserito nel «listino»: anche perchè, essendo uomo di Veltroni oltre che deputato molto attivo, dopo l’addio di Walter sarebbe uno sgarbo non ricandidarlo.
Enrico Morando resterà fuori un giro, mentre Salvatore Vassallo, deputato prezioso al Pd anche per le sue competenze tecniche, ha deciso di combattere la battaglia delle primarie: «Voglio essere legittimato dai cittadini».
Alessandro Troncino
(da “Il Corriere della Sera“)
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Dicembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
I SOGGETTI DI CUI SI CIRCONDA SILVIO: L’EX LEADER RADICALE CONTRO SE STESSO RIMEDIA L’ENNESIMA FIGURA DI M….
La campagna elettorale è entrata da poco nel vivo e già si capisce quale sarà il pilastro della strategia del fronte berlusconiano: diffondere bufale e mistisicazioni attraverso qualunque mezzo, dai “successi” del Cavaliere sintetizzati su Twitter alle più tradizionali sparate televisive.
Ma quello che ha affermato il portavoce del Pdl Daniele Capezzone dopo la lite Berlusconi-Gilletti a Domenica in ha dell’incredibile.
Secondo Capezzone, ”da Silvio Berlusconi su Rai1 è venuta una positiva scossa politica e di comunicazione, in qualche misura paragonabile a quella che Berlusconi realizzò a Vicenza nel 2006, aprendo la strada a una rimonta enorme”.
Il riferimento è a una manifestazione organizzata da Confindustria in quella campagna elettorale: un intervento di Romano Prodi e, pochi giorni dopo, la stessa opportunità a Berlusconi, con rigide regole identiche per entrambi, “vigilate” dal giornalista Ferruccio De Bortoli.
Berlusconi, che come oggi doveva rimontare lo svantaggio derivato dal bilancio negativo del suo governo, prima annullò l’appuntamento per un’improvvisa “lombosciatalgia“, poi si presentò all’improvviso nell’orario giusto per i tg dell’ora di pranzo, e mezzo zoppicante si lanciò in un aggressivo comizio mandando completamente all’aria il cerimoniale confindustriale.
L’opinione di Capezzone su Berlusconi a Domenica in è del tutto legittima, ma sentite che cosa disse in occasione dello show berlusconiano a Vicenza, che oggi assume a modello positivo: ”Berlusconi appare patetico”.
E giù ironie sullo “sciancato di Arcore”, che in cinque anni di governo aveva “tradito” le speranze degli elettori.
E allora, concludeva l’allora dirigente della Rosa nel pugno (centrosinistra) “occorre che non si affidi il governo a Berlusconi per altri cinque anni”.
Il voltafaccia è talmente surreale che vale la pena di rileggersi i due lanci d’agenzia originali.
CAPEZZONE 2012 (Ansa, 23 dicembre)
”Da Silvio Berlusconi su Rai1 è venuta una positiva scossa politica e di comunicazione, in qualche misura paragonabile a quella che Berlusconi realizzò a Vicenza nel 2006, aprendo la strada a una rimonta enorme. In tv, Berlusconi mostra di vincere anche in trasferta, in contesti ostili e non facili, dove è opportuno avere un approccio non remissivo: il suo obiettivo, giustamente, è quello di parlare al Paese reale, agli italiani che pagano le tasse. Molti pseudo-analisti della comunicazione farebbero bene a stare un po’ meno su Twitter e un po’ più nelle strade: comprenderebbero meglio il Paese, i suoi umori, le sue attese”.
CAPEZZONE 2006 (Ansa, 19 marzo)
”Berlusconi appare patetico”. Così Daniele Capezzone, della segreteria della Rosa nel pugno, giudica l’intervento di ieri del premier al convengno di Confindustria. ”Ho visto ieri alla tv — ironizza l’esponente radicale — una scena indimenticabile. Il melodrammone italiano si arricchisce di nuove pagine lamentose: dopo la ‘cieca di Sorrento’, la ‘muta di Portici’ e lo ‘smemorato di Collegno’, arriva anche lo ‘sciancato di Arcore”’. Capezzone attacca quindi il presidente del Consiglio: ”Le riforme liberali che invoca — dice — sono quelle che gli italiani gli avevano chiesto, affidandogli per questo una maggioranza parlamentare enorme. Ma lui ha sciupato questa opportunità e tradito quelle speranze. Di che si lamenta? Anche per questo, occorre che non si affidi il governo a Berlusconi per altri cinque anni, e che poi, nel centrosinistra, si dia una forza particolare alla Rosa nel pugno, il soggetto politico che terrà insieme la lotta per i diritti civili e quella per la modernizzazione economica e sociale”
Non c’è altro da aggiungere…
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Dicembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
“ENNESIMO TENTATIVO DI SCIPPO DELLA DENOMINAZIONE “FRATELLI D’ITALIA” DENUNCIA L’OMONIMO MOVIMENTO CHE LO HA REGISTRATO OTTO ANNI FA
Pubblichiamo il comunicato inviatoci dal Movimento “Fratelli d’Italia”, con marchio registrato nel 2004
Dopo i tentativi dell’On. Michaela Biancofiore, che lo scorso ottobre avviò una campagna mediatica nel tentativo di creare un nuovo soggetto politico con il nome “Fratelli d’Italia”, alla data del presente comunicato, con grande stupore e disappunto, constatiamo che gli On.li Giorgia Meloni e Guido Crosetto avrebbero fondato un nuovo soggetto denominandolo come il nostro.
Appare evidente che quelli del Popolo delle Libertà , transfughi o meno, sono a corto di idee. Non paghi di annoverare tra le loro fila personaggi che hanno abusato dei denari dei contribuenti, adesso si prendono pure il lusso di produrre ladri di identità .
Noi del Movimento Politico “Fratelli d’Italia”, l’autentico centro-destra italiano, costituito nel 2004 e già alleato in amministrazioni locali prima con Forza Italia e poi con il Popolo delle Libertà , smonteremo anche questo ennesimo vergognoso tentativo di scippo.
Le nostre idee ed il nostro programma, che anticipano abbondantemente perfino il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, non saranno mai alla mercè di gente priva di idee e di scrupoli. Men che meno da chi si professa di destra e ne calpesta gli ideali.
Ci auguriamo che gli On.li Meloni e Crosetto facciano immediata e pubblica ammenda, al fine di bloccare questa ennesima scia mediatica che danneggia notevolmente il nostro Movimento.
Perchè qualora tale abusivo uso politico del nome “Fratelli d’Italia” dovesse continuare, seguirebbero immediatamente risolute azioni legali.
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
UN NUOVO ELENCO DI POLITICI SI AGGIUNGE AI 25 GIA’ INDAGATI DALLA PROCURA DI MILANO GIORNI FA PER LA VICENDA DEI RIMBORSI
Ci sono altri 37 indagati per peculato nella inchiesta condotta dalla Procura di Milano sui rimborsi ai consiglieri regionali lombardi.
Sono tutti consiglieri o ex consiglieri della Lega e del Pdl in Regione Lombardia.
Dopo i 25 inviti a comparire dei giorni scorsi e dopo altri tre indagati dello scorso ottobre (Franco Nicoli Cristiani, Massimo Buscemi e Davide Boni), il numero dei consiglieri sotto inchiesta raggiunge così quota 62.
Ventidue consiglieri sono del Pdl e 15 della Lega: tra questi c’è anche Renzo Bossi, figlio di Umberto, e Rosi Mauro, attuale vicepresidente del Senato, che fu eletta al Pirellone nel 2005 e vi rimase fino al 2008, quando si trasferì a Palazzo Madama.
Per i 37 nuovi indagati nelle prossime ore potrebbero arrivare altrettanti inviti a comparire per interrogatori che dovrebbero svolgersi a gennaio, dopo le vacanze natalizie.
Nel mirino i presunti rimborsi illeciti con soldi pubblici a fronte di spese ritenute sospette: soldi che avrebbero ottenuto, a vario titolo, tra il 2008 e il 2012.
Gli investigatori stanno analizzando anche le spese dei gruppi dell’opposizione. ”
Soldi spesi per ottocento inviti per Natale? Non ricordo, non so”, avrebbe
risposto uno dei consiglieri del Pirellone interrogati in questi giorni dai pm.
I consiglieri interrogati, d’altronde, avrebbero risposto alle domande degli inquirenti con una raffica di “non so, non ricordo”.
Compreso, appunto, uno dei politici a cui venivano contestati rimborsi per circa 800 inviti spediti per un evento a Natale.
“E così oggi, primo giorno ufficiale di campagna elettorale, sappiamo finalmente dove sta di casa la corruzione in Lombardia.
Sta tutta e solo nei consiglieri del Pdl e della Lega: 62 indagati su 62 fra consiglieri ed ex consiglieri”, scrive in una nota il governatore Roberto Formigoni.
“E sappiamo anche che i consiglieri dell’opposizione, che hanno vissuto in questi anni con gli stessi regolamenti e le stesse leggi e hanno avuto gli stessi rimborsi, sono invece tutti innocenti”, prosegue Formigoni.
“Mi chiedo cosa aspettino i compagni dell’opposizione a fare un gesto di minima responsabilità , cosa aspettino ad autodenunciarsi. A chi pensano di raccontare che i loro scontrini sono diversi da quelli della maggioranza?”, si legge nella nota.
“Ovviamente confermo quanto già detto più volte in questi giorni: chi realmente ha fatto un uso scorretto del denaro pubblico deve essere punito ed escluso dalla candidatura. Ma va anche fatta chiarezza su tutte le persone implicate e non solo su quelle della maggioranza”, conclude il governatore.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
MASSIMO IANNICIELLO E’ ACCUSATO DI AVER PERCEPITO DENARO ESIBENDO FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI… PERQUISIZIONE ANCHE PER MARTUSCIELLO DEL PDL
Sviluppi nell’inchiesta sugli sprechi dei fondi pubblici per la politica destinata alla
comunicazione.
Un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata eseguita dalla Guardia di Finanza nei riguardi del consigliere regionale della Campania Massimo Ianniciello (Pdl) per truffa aggravata.
Secondo l’accusa, avrebbe percepito illecitamente un rimborso di circa 64mila euro esibendo fatture per operazioni inesistenti.
L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero di Napoli Giancarlo Novelli e coordinata dal Procuratore aggiunto Francesco Greco, riguarda l’uso dei fondi pubblici destinati ai gruppi politici del consiglio regionale della Campania.
Nei mesi scorsi era stata sequestrata la documentazione presso gli uffici regionali al centro direzionale.
Perquisizioni sono in corso da parte dei finanzieri del Comando provinciale di Napoli nei confronti anche di un commercialista e dell’ex capogruppo dello stesso consiglio regionale campano, Fulvio Martusciello, attualmente consigliere con delega della giunta regionale, che avrebbe dovuto controllare la regolarità dei rimborsi che vengono erogati ai singoli consiglieri.
Nei confornti di Martusciello di ipotizza il concorso in truffa.
Nei riguardi di Massimo Ianniciello è stato eseguito anche un decreto di sequestro dell’appartamento fino all’ammontare di 63.807 euro, pari all’importo della presunta truffa che gli viene contestata dalla Procura
Dario del Porto
(da “la Repubblica”)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
MELONI E CROSETTO RIVOLUZIONARI MANCATI: VERSO L’INTESA CON LA RUSSA
Nasce “Italia popolare” in Parlamento, prendono forma e diventano squadra i montiani del Pdl che dicono addio a Berlusconi e sposano la causa (e i destini politici) del presidente del Consiglio. Frattini e Pisanu, Cazzola e Mantovano, la tentazione di Quagliariello, Sacconi e Roccella, la regia di Mario Mauro.
Accade mentre scorrono i titoli di coda della legislatura, giusto per usufruire dei vantaggi del decreto taglia-firme per i partiti in corsa alle Politiche già presenti alle Camere.
L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, e come lui Mario Mauro, hanno tenuto per tutta la giornata i contatti con Palazzo Chigi, dove Monti incontrava Montezemolo, Casini, Riccardi, con la Presidenza divenuta quartier generale “politico” e per la prima volta non più tecnico.
Se le agevolazioni previste dal decreto non passassero in aula, allora verrebbero meno le ragioni dello sprint e la nascita di “Italia popolare” slitterebbe ai prossimi giorni, dopo l’annuncio del Professore.
L’operazione è partita di fatto ieri da Milano.
L’ala filomontiana e ciellina del Pdl in Consiglio regionale ha dato vita a «Lombardia popolare», con Doriano Riparbelli, Marcello Raimondi e Angelo Giammario.
A Roma la partita è assai più ampia. In quota montiana, buona parte del gruppo di deputati Pdl che il 7 dicembre ha votato la fiducia al premier in dissenso da Alfano. Con lo stesso Frattini, anche Giuliano Cazzola e Alfredo Mantovano, Gennaro Malgieri e il ciellino Raffaello Vignali.
Al Senato certamente Beppe Pisanu, che ha già detto addio al partito, e Ferruccio Saro.
Ma la platea dei «tentati» in queste ore è più larga, i contatti fervono giorno e notte, si consumano drammi personali: «Ormai devi decidere, o di qua o di la» è l’avviso.
E i nomi sono di peso. Come quelli dei cattolici Gaetano Quagliariello e poi Maurizio Sacconi e Eugenia Roccella.
Non corteggiato ma incerto anche Roberto Formigoni.
Alla Camera, in trattative Mario Valducci.
Alemanno, con Biava e altri suoi uomini, pare intenzionato a restare nel Pdl, ma sono sotto pressione anche loro.
Il sindaco del resto era tra gli sponsor della manifestazione di domenica battezzata proprio “Italia popolare”.
Per non dire di quel che accade a Bruxelles, dove alla componente montiana, sotto la guida del quasi ex capodelegazione Pdl Mario Mauro, aderirebbero più di 20 dei 25 componenti del gruppo.
Ma tutto il quadro è terremotato, nel centrodestra.
In mattinata Giorgia Meloni e Guido Crosetto sono stati ricevuti da Berlusconi. Battute a parte sulla «strana coppia», il Cavaliere ha offerto loro di nuovo un ruolo da coordinatori Pdl, al fianco del segretario Alfano: rigettato.
Dal primo pomeriggio la Meloni, con Rampelli e Crosetto hanno visto a più riprese La Russa, Corsaro, Cirielli, Cannella del nuovo partito di destra.
Sul tavolo l’accordo che, dopo le resistenze della notte prima, sembra invece prendere corpo.
Sebbene Crosetto resti piuttosto scettico sul «matrimonio».
Candidature ripartite 50/50 per le due aree.
La Meloni porterebbe in «dote» anche ex forzisti quali Cossiga e Scandroglio, altri come Paniz e Urso tra i contattati.
Il nome della formazione, una sintesi tra i due movimenti: «Fratelli d’Italia, per il Centrodestra nazionale».
Da Palazzo Grazioli, tra una comparsata tv e un’intervista radio, Berlusconi gongola per l’esodo in massa che «libera posti in lista».
Ma ostenta anche l’ultimo sondaggio, ai dirigenti riuniti a pranzo: «Valgo già il 19, Monti coi suoi partitini l’11, con la Lega possiamo puntare al pareggio al Senato».
E da domenica il Cavaliere preannuncia campagna forsennata contro il Professore.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 17th, 2012 Riccardo Fucile
LA PATACCA DI NOSFERATU: “NASCE UNA NUOVA FORMAZIONE DI CENTRODESTRA, ALLEATA DEL PDL OVVIAMENTE”
«Lunedì sera annunciamo che l’intenzione già nota di dar vita ad un movimento di centrodestra viene confermata. In accordo con il Pdl per correre in coalizione».
Lo afferma Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, nel corso di Porta a Porta. Dopo aver ufficializzato l’addio per dar vita a una formazione politica che sarà comunque coalizzata con il partito di via dell’Umiltà ,
Ignazio La Russa ha delineato i contorni dell’iniziativa e i possibili compagni di viaggio: «Domenica c’è stato un appuntamento di un movimento parallelo degli amici Meloni, Crosetto, Rampelli, Cossiga. Un movimento che ha bisogno ancora di qualche ora per poter insieme a noi dare vita a un movimento autonomo che non sarà composto solo da ex An. Il nome – ha concluso La Russa- non sarà necessariamente “Centro destra nazionale”.
L’intenzione è quella di dare più forza al centrodestra».
In verità , salvo contorsionismi dell’ultima ora, il progetto di Meloni e Crosetto non parrebbe molto conciliabile con quello di La Russa: se i due sono intelligenti non si confonderanno con una formazione che ha l’unico scopo di assicurare qualche chanche di rielezione a decine di quasi sicuri trombati.
La Russa, vedovo Gasparri che ha deciso di restare nel Pdl, ha solo operato, in sintonia con il Cavaliere, la politica dello spacchettamento sia perchè ormai personalmente inviso a molti berlusconiani, sia nel tentativo di recuperare consensi nell’area tradizionale di destra.
Ma staccarsi formalmente da Berlusconi per poi allearsi con lui sembra più un episodio della commedia del’arte che una mossa politica destinata a produrre frutti.
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Dicembre 17th, 2012 Riccardo Fucile
L’ULTIMATUM A BERLUSCONI E ALFANO: “IL PDL ORA CAMBI O VIA A UN NUOVO PARTITO”
«Vogliamo un luogo giusto dove batterci per le nostre idee e per il rinnovamento del Paese. Se quel luogo è il Pdl ci batteremo con lui. Altrimenti siamo pronti a costruire altro con chiunque vorrà starci»: se non è un ultimatum poco ci manca.
Quello che Giorgia Meloni rivolge, insieme a Guido Crosetto, al Pdl nel giorno in cui il partito di Berlusconi avrebbe dovuto celebrare le sue primarie.
Due dei candidati alla consultazione per scegliere il premier da schierare per il centrodestra chiedono al Pdl autocritica e quell’inversione di tendenza dalla crisi che ha fatto precipitare il partito nei sondaggi e nelle giuste aspettative dei cittadini.
Meloni e Crosetto delineano il centrodestra che vorrebbero in grado di dare quelle risposte che il Paese si attende ed al loro «sogno» di un Paese diverso.
«Il gigante e la bambina» come, parafrasando una canzone di Ron, i militanti definiscono la Meloni e Crosetto mettono i loro paletti e chiariscono che non intendono stare nè con Monti nè con Berlusconi riaffermando la bontà di quella scelta di un passaggio generazionale che Berlusconi aveva compiuto in favore di Angelino Alfano e oggi rinnegato dalla candidatura del Cavaliere alla premiership.
La sala dell’Auditorium della Conciliazione a Roma è stracolma di militanti venuti da tutta Italia che sventolando bandiere tricolore non risparmiano fischi alle immagini che scorrono sui maxi-schermi: di Berlusconi, Fini e Bersani. Meloni fa appello ai valori del centrodestra e a quegli elementi per un’Italia «che sogniamo» e precisa: «No, non siamo con Mario Monti, l’operato di questo governo ha delle falle e rimango quanto meno incuriosita – dice – da chi auspica una leadership di Monti nel centrodestra».
Ma «non serve Monti per dire a Berlusconi, che ringraziamo per il lavoro fatto finora, che sarebbe un errore decisivo la sua ricandidatura alla premiership». Meloni chiarisce, senza mai pronunciare la parola scissione, che «noi oggi scegliamo un nuovo centrodestra e chi sceglie di starci lo fa per un’idea e non per una poltrona».
Dello stesso avviso Guido Crosetto per il quale un centrodestra credibile «sceglie un leader giovane e non sale sul carro di Monti perchè glielo chiedono i poteri forti. Un centrodestra credibile sa anche dire all’uomo che l’ha fondato e che gli ha portato voti: su questo non siamo d’accordo con te». Secondo Crosetto «un centrodestra credibile o ha Scajola e Dell’Utri al suo interno o me e la Meloni»
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Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
QUARANTENNI ALL’ATTACCO: “NEL LISTINO RISERVATO LA SOCIETA’ CIVILE, VIA I DIRIGENTI”
Tutto di corsa.
Stasera la bozza di regole; domani la ratifica in Direzione e le deroghe agli “elefanti” – i leader di lungo corso -; il 29 e il 30, alla vigilia del Capodanno più frenetico dei Democratici, le primarie per i parlamentari.
Dalla Romagna fanno sapere che almeno un candidato a proprio agio in tanta velocità c’è: Josefa Idem, la canoista olimpica, sta pensando di correre alle primarie del Pd a Ravenna. Ma è tutto un rincorrersi di nomi, di polemiche e soprattutto di numeri.
I numeri.
Saranno non più di 6/7 le deroghe agli “elefanti”, a quei dirigenti democratici che, per Statuto, non sono più candidabili perchè hanno oltre 15 anni di legislature.
A chiedere il lasciapassare sulla carta dovevano essere una trentina, ma molti hanno fatto il famoso passo indietro (D’Alema, Veltroni, Castagnetti, Turco, ora anche Anna Serafini).
Le richieste saranno presentate da Rosy Bindi, la presidente del partito; Beppe Fioroni, leader dei Popolari; Gianclaudio Bressa; forse da Franco Marini; da Anna Finocchiaro, la presidente dei senatori (convinta da Bersani).
Tra 80 e 100, i componenti del “listino riservato”, che Bersani sceglierà in base a competenze, società civile e rappresentanza femminile.
Il segretario democratico vorrebbe vi facessero parte personalità come Gustavo Zagrebelsky, Carlo Galli, Massimo D’Antoni, Miguel Gotor, e alcuni politici (Migliavacca, Enrico Letta, Franceschini, Donatella Ferrante) più Alessandra Moretti, Tommaso Giuntella, Roberto Speranza che hanno coordinato le primarie per Bersani candidato premier.
Chi è nel listino non deve gareggiare alle primarie.
E qui, scoppia la polemica; i t/q (trenta/quarantenni) vanno all’attacco.
Matteo Orfini, responsabile Cultura del partito, che si candiderà alle primarie a Roma-città (come Stefano Fassina), chiede che la lista bloccata sia solo per la società civile.
Gli altri – parlamentari ricandidati, dirigenti, derogati – «si misurino con le primarie».
Senza eccezioni.
L’ultima parola spetta alla Direzione di domani. Lì Orfini formalizzerà la sua proposta, appoggiato da Pippo Civati, che apre un altro fronte: «Le primarie si facciano all’Epifania, lo chiedono gli stessi volontari sotto pressione».
Secondo la bozza delle regole, i parlamentari uscenti non hanno bisogno di firme per candidarsi.
Anche se Andrea Orlando, responsabile Giustizia, le sta raccogliendo ugualmente.
Le liste dei candidati saranno su base provinciale; possibile la doppia preferenza ma di genere. Matteo Renzi (che non sarà in Direzione domani) sta lavorando per individuare una rosa di suoi disposti a competere: Reggi (a Piacenza); Richetti (a Bologna); Rosa Di Giorgi
(a Firenze); Scalfarotto.
Poi ci sono i parlamentari renziani in gara: Ichino, Adinolfi, Ceccanti, Recchia, Sarubbi, Vassallo, Giachetti.
Gentiloni forse, ma è candidato sindaco di Roma.
C’è un “caso Lazio”: gli ex consiglieri regionali (non ricandidati alla Regione dopo lo scandalo sui rimborsi elettorali), sono pronti alle primarie.
Fioroni scrive su twitter: «Sto preparando le primarie». Idem Vinicio Peluffo: «Lavoro alle primarie del Pd».
Un’altra partita deroghe riguarda i sindaci: quello di Livorno, Alessandro Cosimi la chiederà . In Emilia, Errani non si candida, nè il segretario regionale Stefano Bonaccini.
Giovanna Casadio
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