Aprile 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE STUDIA IL MODELLO OBAMA…MONTEZEMOLO POTREBBE GUIDARE IL LISTONE NAZIONALALE DI IMPRENDITORI E INTELLETTUALI… IPOTESI SUL NOME: “TUTTI PER L’ITALIA”
È un predellino digitale “la più grossa novità della politica italiana” annunciata ieri da Angelino Alfano.
Un lavoro che il Cavaliere e Alfano stanno cucinando da due mesi in gran segreto nel retrobottega del Pdl, in attesa del 2013.
Ma che sono stati costretti a portare allo scoperto sotto la spinta del Partito della Nazione di Casini e della prospettiva di un voto anticipato già ad ottobre.
Ma soprattutto davanti al rischio incombente di uno sbriciolamento del partito.
Il Pdl dunque cambierà nome, questa la prima novità .
E chissà se è casuale quello slogan – “Tutti per l’Italia” – lanciato due giorni fa da Giuliano Ferrara nella coda di un pezzo sul Foglio.
Dunque nome nuovo, ma non basta.
Perchè il Pdl è ormai diventato una “bad company”, lo dimostrano i sondaggi di Alessandra Ghisleri, e va supportato da una lista civica nazionale innervata dalla società civile.
Un listone guidato da Luca Cordero di Montezemolo, con dentro gli imprenditori e i professori del think tank “Italia Futura”.
In ogni circoscrizione il modello potrebbe diventare plurale, con più liste civiche alleate.
Un amo è stato lanciato anche a Emma Marcegaglia, presidente uscente di Confindustria. Berlusconi spera in questo modo, dando vita a un partito più “liquido”, di intercettare parte di quel rifiuto della politica tradizionale che soffia impetuoso nel paese.
“Dobbiamo innovare – sostiene Daniela Santanchè, ieri al fianco di Alfano mentre il segretario annunciava la novità – perchè i vecchi partiti non funzionano più. La gente non ne vuole più sapere”.
Ma non basta ancora. E qui entra in campo Alfano.
Il Cavaliere già nel 2008 era rimasto affascinato dalla cavalcata inarrestabile di un oscuro senatore di Chigago fino al cuore della Casa Bianca.
E ha consigliato ai suoi di studiare per bene il caso Obama.
Angelino l’ha preso in parola e ha lanciato a febbraio il progetto di un Pdl 2.0, affidato ad Antonio Palmieri. Il guru del nuovo corso a cui si sono affidati Berlusconi e Alfano è un nome molto conosciuto sul web.
Si chiama Marco Montemagno, si fa chiamare “Monty”.
Cranio lucido, piglio da telepredicatore, cofondatore di Blogosfere, è Monty il “Jim Messina” a cui è si rivolto Berlusconi per mettere in piedi la nuova macchina da guerra.
L’altro è Davide Tedesco, che ha diretto la Political Digital Academy del Pdl.
È una sfida che passa per l’uso attivo di tutti i social network in campagna elettorale, da Youtube a Facebook, da Twitter (la nuova passione di Alfano) a Flickr.
Come sta avvenendo in Francia, l’altro esempio a cui si stanno ispirando a via dell’Umiltà .
Il caso francese dimostra che lo sconosciuto Mèlenchon, candidato di sinistra-sinistra, nell’ultimo mese ha surclassato tutti gli altri avversari nella crescita del numero di fan su Facebook: 91% contro un misero 6% di Sarkozy.
La Rete cambia le regole, chi era dato per spacciato può risalire la china.
“Ma siccome siamo in Italia – spiega un uomo che lavora al progetto Pdl 2.0 – e molti, specie gli anziani, non sono connessi a Internet, ci baseremo anche sull’invio degli sms e sulle telefonate tradizionali”.
Del resto è stato proprio il servizio di sms a dare la spinta decisiva alla campagna Obama del 2008.
La società di sondaggi Nielsen stimò che il candidato democratico ne aveva mandati in tutto 10 milioni, a 2,9 milioni di americani, tutti firmati in modo confidenziale “Barack”.
Come se fosse un amico, proprio per instaurare un legame personale e diretto con gli elettori.
A palazzo Grazioli la macchina gira già a pieno regime.
Negli studi che ospitavano Red Tv, la televisione vicina a D’Alema, ora lavorano Maria Rosaria Rossi e Roberto Gasparotti.
La prima è nota alle cronache soprattutto per la storia delle feste ad Arcore, ma pochi sanno che la deputata Pdl è anche un imprenditrice dei call center.
Ed è proprio a lei che si è rivolto il Cavaliere per mettere in piedi un mega call center da gettare nella mischia in campagna elettorale.
Certo il centro di Rossi e Gasparotti non sarà “the Beast”, la bestia, come è stato soprannominato il cuore pulsante della campagna Obama2012, con i suoi trecento volontari ed esperti di marketing.
Ma su queste iniziative il Cavaliere non va sottovalutato.
La struttura peraltro è già operativa. E fa carotaggi limitati alla platea di iscritti ed eletti del partito: sperimenta messaggi politici, ricevendone un ritorno immediato per calibrare di nuovo la comunicazione in uscita. È un rodaggio.
Alfano è convinto che la strada imboccata sia quella giusta ed è certo di esserci arrivato per primo.
“Una volta i ragazzi attaccavano i manifesti – ha spiegato il segretario – oggi è molto più facile ed efficace attaccare un post”.
Ma la Rete può anche essere una trappola.
Come ha sperimentato a sue spese Roberto Formigoni, costretto a chiudere il blog del suo sito multicanale (Facebook, Youtube, ecc) per lo tsunami di insulti in arrivo.
C’è poi da superare la radicata diffidenza dei vecchi del Pdl. “Questa grande novità di cui parla Angelino – nota velenoso un detrattore interno – a me sembra tanto il partito del “Sarchiapone”. Nessuno sa bene cosa sia. Non vorrei fosse solo una trovata per rubare la scena a Casini per un giorno”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Aprile 18th, 2012 Riccardo Fucile
DA IMPERIA A SALERNO, DA MODENA A VICENZA, EMERGE IL GRANDE PASTROCCHIO CHE HA PORTATO A 1.200.000 ISCRITTI…E IN QUALCHE CASO SI STANNO MUOVENDO ANCHE LE PROCURE
Ora che ci sono stati i congressi provinciali, l’ultimo sabato scorso a Modena, si possono tirare le somme.
Il Pdl ha avuto risultati straordinari, non tanto nell’affluenza per scegliere i vari coordinatori, ma nel boom di iscritti.
Si parla di un milione e 200 mila: nel 2010 erano appena 100 mila.
E’ vero che è la prima campagna estesa a tutti, mentre l’anno scorso potevano iscriversi solo chi ricopriva cariche nel partito.
Ma certi dati saltano agli occhi.
Accade ad esempio di trovare più tesserati in Campania che nella più popolosa Lombardia.
E’ il costo di 10 euro a tessera che ha scatenato il brivido della militanza? O c’è stata qualche irregolarità ?
Certo è che a Salerno si è addirittura mossa l’Antimafia. Il fascicolo aperto dai magistrati è un filone dell’inchiesta “Linea d’ombra” già conclusa e giunta a dibattimento dove tra gli imputati c’è anche l’ex due volte sindaco, più votato d’Italia, di Pagani e consigliere regionale Pdl Alberico Gambino.
Punto di riferimento nell’agro nocerino di Nicola Cosentino e braccio destro di Edmondo Cirielli, presidente della Provincia di Salerno, parlamentare che siede in commissione Difesa e primo autore della nota legge che riduceva i termini di prescrizione.
L’indagine sulle tessere sarebbe partita dall’ascolto di un’ intercettazione agli atti del processo “Linea d’ombra”: «A Pagani si ragiona comprandosi i voti a 50 -100 euro». Frase pronunciata da un indagato, degna di approfondimento, secondo gli investigatori.
I sospetti però non hanno bloccato i congressi provinciali del Pdl in Campania, dove ha votato il 60 per cento dei 120 mila iscritti totali. Il numero di tessere esprime la forza di una corrente, e per raggiungere un accordo precongressuale con gli altri candidati è necessario mostrare i muscoli, cioè le tessere. E se aumenta il numero di tesserati, maggiore sarà l’attenzione dei vertici nazionali verso quei territori e nei confronti di quei militanti che hanno contribuito a ingrassare le casse del partito.
Boom di iscritti (5.800) anche in provincia di Modena.
Un exploit nel feudo del Pd che lascia perplessi molti.
Dopo la denuncia di Isabella Bertolini, deputata fedelissima dell’ex premier Berlusconi ed ex coordinatrice modenese del partito, il congresso previsto a febbraio si è tenuto il 14 aprile, con un partito commissariato.
Sue le denunce pubbliche sulle ‘strane’ presenze tra i nuovi tesserati: «Stranieri senza cittadinanza, cittadini iscritti ad altri partiti – Forza Nuova e Fli – e almeno un centinaio di imprese edili coinvolte nel tesseramento, tutte provenienti dal Casertano».
«Dopo la mia denuncia i vertici nazionali sono intervenuti e sono state sospese 380 tessere», spiega a “l’Espresso” Bertolini.
Le sue preoccupazioni avevano un fondamento. Gregorio Fontana, responsabile nazionale del tesseramento, conferma la sospensione del «5 per cento delle tessere per aspetti formali».
A traghettare il Pdl modenese fino alla votazione, e a indagare su eventuali irregolarità nel tesseramento da Roma, è arrivato Denis Verdini.
A lui è toccato l’arduo compito di mettere in riga un partito tormentato dalle correnti:da una parte il blocco di potere guidato dal senatore Carlo Giovanardi e dall’avvocato dellutriano Giampiero Samorì, dall’altra Bertolini, sola e contro tutti. Alla fine la deputata ha ritirato all’ultimo minuto la lista, offrendo così la vittoria alla corrente di Giovanardi e Samorì.
Indagano intanto le Procure di Vicenza e Treviso per falso e violazione della privacy. Nomi degli iscritti sul registro degli indagati non ce ne sono.
Una delle ipotesi? Qualcuno ha copiato i nomi degli iscritti alle associazioni venatorie.
E così ignari cacciatori trevigiani e vicentini sono diventati a loro insaputa militanti Pdl.
Nel vicentino le tessere richieste toccano quota 15.767, di queste, 7.900 sono risultate incomplete.
Oltre ai cacciatori, tra gli iscritti c’era anche l’imprenditore Massimo Calearo, alcuni leghisti, qualche comunista, defunti, carabinieri e un esponente dell’Udc.
Giovanni Tizian
(da “L’Espresso”)
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Aprile 2nd, 2012 Riccardo Fucile
CORRENTI IN LIBERA USCITA: MOLTE VOGLIONO EMARGINARE LA COMPONENTE EX AN
Dall’Emilia Romagna alla Lombardia, dal Veneto alla Liguria, nascono correnti mascherate da
circoli culturali ispirati a Forza Italia. Anche nel nome.
Una situazione diventata quasi insostenibile e che rischia di portare a una scissione
Tutti rassegnati nell’aver perso faccia e credibilità . Tanto vale ripartire dal 1994, quando Gianfranco Fini e An, appena ripulita dalle acque termali di Fiuggi, erano solo un alleato.
E’ con questo spirito che nascono i circoli culturali Forza Tutto.
Forza Emilia Romagna, Forza Veneto, Forza Lecco. Anche Forza Imperia e Trentino Alto Adige.
Chiamarli dissidenti e fautori del ritorno al passato forse è poco: è evidente che gli animatori dei nuovi circoli sono in polemica con l’anima del Pdl che fa riferimento ad An, ma anche con loro stessi.
O meglio, con il segretario voluto da Silvio Berlusconi, Angelino Alfano. Che si trova a gestire un partito in frantumi.
Un po’ perchè la gestione della crisi economica e dell’affaire Ruby e Minetti ha minato la credibilità del partito che prometteva buongoverno, ma anche e soprattutto perchè Alfano non è ritenuto all’altezza di gestire la strada che porta al dopo-Berlusconi.
Una guerriglia che ha fatto dimenticare a tutti che il 27 marzo sarebbe stato anche il compleanno del centrodestra, ma nessuno se l’è ricordato.
Tanto da scatenare un botta e risposta tra le due anime del Pdl, gli orfani di Fini e quelli di Berlusconi.
Un partito sull’orlo della balcanizzazione, che cerca di rinascere senza padri da rimpiangere.
A fare da apripista è stata Forza Lecco, nata tra le file dei promotori della libertà di Michela Brambilla,ufficialmente insofferenti all’influenza esercitata da An e dai colleghi di partito cresciuti all’ombra dell’Msi.
Poi sono arrivati Forza Verona e Forza Monza, mentre la berlusconiana Michaela Biancofiore avrebbe già registrato Forza Alto Adige e Forza Trentino.
Ora tocca all Emilia Romagna, dove la deputata modenese Isabella Bertolini si dice intenzionata a creare un marchio simile anche nella sua regione. Si chiamerà Forza Emilia Romagna, e servirà a catalizzare il malcontento interno al partito di via dell’Umiltà . E potrebbe presto evolversi in una lista autonoma.
La stessa che a novembre fu tra i primi a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Silvio Berlusconi, e che qualche mese fa ha gettato il Pdl modenese nella bufera avanzando il sospetto di infiltrazioni mafiose sul boom dei tesseramenti, sfodera così l’ultima arma contro gli eterni nemici provenienti da An.
Una mossa fatta anche in vista di un possibile cambio di guida al timone.
Il partito si sta avvicinando all’appuntamento elettorale in un clima più teso che mai. A poco è servito l’arrivo a Modena di Denis Verdini, incaricato dall’ex guardasigilli Alfano di vigilare sulla legalità delle operazioni di tesseramento e si rasserenare gli animi.
Le armi non sono state deposte e l’iniziativa della parlamentare modenese ha l’aspetto di una nuova dichiarazione di guerra, lanciata dagli azzurri della prima ora ai compagni di partito.
Bersaglio anche il coordinatore regionale Filippo Berselli. “Io ho fatto una denuncia e lui ha chiesto la mie dimissioni — si è sfogata la deputata sulla stampa locale — . Il Pdl regionale non funziona bene, e lui come coordinatore è inadeguato”.
Da qui l’idea di replicare in Emilia Romagna l’idea di Lecco, dando vita a una associazione fotocopia. “Un rifugio per chi non ha un passato nel Msi o nella Dc — la definisce Bertolini ai giornali — E non escludo che in futuro possa trasformarsi in una nuova lista autonoma, da presentare alle elezioni del 2013”.
Severa la replica del senatore Berselli. “Se si tratta di una corrente, una fondazione o un’associazione interna ai confini del Pdl — ha commentato — non ho niente in contrario. È bene che in un partito ci sia spazio per la discussione e per il dissenso. Ma se invece si tratta di una lista alternativa allora è bene che vada via dal partito. Perchè il Pdl non è una caserma ma nemmeno un casino”.
La convivenza tra fazioni è difficile ovunque.
Lungo lo stivale infatti altri gruppi di frondisti si stanno organizzando per seguire l’esempio di Lecco.
In Toscana, ad esempio, il berlusconiano Roberto Tortoli sta già lavorando alla creazione di Forza Toscana. “È ora di tornare allo spirito del ’94, altrimenti della politica non mi interessa più niente” ha detto l’ex coordinatore della Toscana.
Mentre in Friuli Venezia Giulia Il popolo di Gorizia è andato ad allungare la lista dei movimenti che vorrebbero fare un salto indietro, per recuperare quel sentimento che animò i berlusconiani prima del predellino.
Secondo Giancarlo Galan, uomo forte di Forza italia ed ex ministro ai Beni culturali, la creazione di costole autonome dentro il partito era prevedibile: “Quanto accaduto a Verona dimostra che io avevo visto giusto tanto tempo fa, quando dicevo che era necessario tornare assolutamente allo spirito del ’94” ha commentato, aggiungendo di non aver dato nessun beneplacito al progetto veneto.
In un partito lacerato e alle prese con litigi e antiche contese, il nervosismo è palpabile.
Anche ai piani alti, dai quali sono già partiti richiami all’ordine. “È indispensabile presentarsi alle elezioni con il nostro simbolo” ha dichiarato alla stampa il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto. Mentre il segretario Alfano avverte: “Abbiamo un simbolo che rappresenta la nostra bandiera, e come tale va rispettato”.
Rispetto, che vorrebbe dire anche celebrazione.
Ma che c’era un compleanno da festeggiare, la nascita del centrodestra, appunto, lo ha dimenticato anche Alfano.
Ma, signoificativo anche, che nessuno, dopo la gaffe, si sia indignato più di tanto. Uno dei pochi è stato Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, vicinissimo a Berlusconi, che ha deciso di non partecipare alla festa di ieri per i 60 anni del Secolo d’Italia, l’organo degli ex An, proprio in polemica con la dimenticanza di celebrare prima ancora il centrodestra: “Non considero, infatti, accettabile che il Pdl, il nostro partito, mentre ha organizzato una manifestazione nazionale per l’anniversario della nascita di un suo giornale, abbia pressochè dimenticato di ricordare con almeno altrettanto impegno il diciottesimo anniversario del 27 marzo, data che costituisce il momento fondativo del centrodestra italiano e che ha inciso nella storia della nazione ben di più del pur nobilissimo quotidiano”.
Una dichiarazione che la dice lunga su quello che accade nel Pdl.
Come la dice lunga la replica, affidata alla penna del deputato Carlo Nola: “Le parole dell’amico Stracquadanio stonano fortemente con quanto avvenuto a Milano dove, rappresentanti del Pdl, ex Fi ed ex An, si sono incontrati non solo per ricordare i 60 anni del Secolo d’Italia, ma anche per ribadire ancora una volta come siano tutti quanti, senza distinzione di sorta, impegnati nel partito affinchè questo diventi sempre più forte.
L’intera classe dirigente proveniente da Alleanza Nazionale — aggiunge Nola — ha ribadito con forza la sua ferma volontà di continuare a investire nel Popolo della Libertà . Forse le parole di Stracquadanio indirizzate agli ex An, una sorta di ‘parlare a nuora perche’ suocera intenda’, sono l’ennesimo tentativo di strumentalizzazione che alcuni fanno per giustificare in realtà motivi di insoddisfazione personale. Attacchi quindi — conclude il deputato del Pdl — che andrebbero diretti altrove”.
Questo è il clima.
E la frattura sembra lontana dal ricomporsi, almeno per adesso.
Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 31st, 2012 Riccardo Fucile
DA COMO A GORIZIA, SULLE LISTE CIVICHE PER LE AMMINISTRATIVE ARRIVANO I FULMINI DEI BIG DEL PDL…E’ SCONTRO ANCHE TRA LAICI E CIELLINI
Forzisti della prima ora contro “fascisti”. Laici contro ciellini.
Ras locali pronti a presentare liste camuffate (civiche, senza il nome del Pdl) per compiacere Bossi e correre di nuovo con i vecchi alleati della Lega.
In vista delle amministrative del 6 maggio, il partitone berlusconiano è sull’orlo di una crisi di nervi, dilaniato da lotte intestine che sembrano certificare il fallimento dell’unificazione tra azzurri ed postfascisti.
Il rompete le righe ha il suo epicentro (ma non si esaurisce) al Nord.
E ha già messo in allarme i capigruppo di Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri: “Indispensabile andare alle elezioni con il nostro simbolo”.
Vallo a spiegare ai pidiellini di Gorizia, che quella regola l’hanno già infranta: sulla scheda elettorale loro si chiameranno “Popolo di Gorizia”, in cambio la Lega appoggia il candidato sindaco del Pdl, l’uscente Ettore Romoli.
E fa niente se a sostenere Romoli ci sono anche gli ultragovernativi di Udc e Fli: l’importante, come infierisce il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, è “svuotare il Pdl”.
Succede lo stesso a Mondovì, nel Cuneese, dove il Pdl, sempre per evitare la corsa solitaria del Carroccio, si presenta con un altro nome: “Popolo della Granda”.
Ci avevano provato anche a Cuneo con lo stesso marchio. Poi gli ex di An si sono messi di traverso e non se n’è fatto nulla, Pdl e Lega correranno divisi.
Poi c’è il caso di Como, dove però il momentaneo divorzio con il Carroccio
non c’entra nulla.
Primarie per il sindaco, vince Laura Bordoli, espressione del patto di ferro siglato tra ex An e ciellini, in continuità con la disastrata giunta (botte da orbi tra Pdl e Lega, ma soprattutto tra pidiellini) retta finora dal formigoniano Stefano Bruni.
I laici – e c’è la manina di Marcello Dell’Utri – contestano le modalità della consultazione e non ne accettano il risultato.
Pesanti le accuse che volano: “A Como – spiega uno dei pidiellini sconfitti – se non ti uniformi a questa banda prendi i manganelli in testa, i fascisti rimangono fascisti”.
Di qui a pensare a un’altra lista (peccato che il nome “Forza Como” sia già registrato) il passo è breve.
Ai piani altissimi del partito scatta l’allarme rosso, e mercoledì sera Verdini e La Russa convocano a Roma i rappresentanti delle due fazioni: basta litigare, lo sconfitto alle primarie Sergio Gaddi rinunci a candidarsi contro la Bordoli e ci sarà un’adeguata compensazione nei posti in lista.
Ma la partita è ancora aperta, gli anti An (e anti Cl) potrebbero schierare un loro candidato, forse un’assessora uscente, Anna Veronelli.
Da Como a Monza, altro capoluogo lombardo interessato al voto di maggio. Bossi non ha concesso la deroga al suo niet (mai più col Pdl), e Berlusconi ha trovato in extremis un candidato sindaco che correrà contro il centrosinistra e anche contro il sindaco uscente del Carroccio, Marco Mariani. La scelta è caduta su Andrea Mandelli, presidente dei farmacisti, sponsorizzato da Paolo Romani, ma non è, piaciuta affatto agli amici del governatore Formigoni, che avrebbero preferito di gran lunga Pierfranco Maffè, assessore uscente di provata fede ciellina.
Ormai il dado è tratto, e adesso, quando mancano tre giorni alla presentazione delle liste, tutti fanno buon viso a cattivo gioco.
A cominciare dal consigliere regionale Stefano Carugo, notabile ciellino a Monza, che però qualche giorno fa, alla buvette del Pirellone, era sbottato: “Ma come si fa a raccogliere le firme per Mandelli?”
Sarà un caso, ma al leghista Mariani – che era contrario alla corsa solitaria, ma si è adeguato – è rispuntato il sorriso: “Sto preparando la mia lista civica e non escludo che qualche pidiellino scontento di Mandelli possa finirci dentro”. Come a Verona, dove parecchi amministratori del Pdl si candidano contro il loro partito con la lista del sindaco Tosi. Che adesso, dopo aver “svuotato di tre quarti” confida anche nel voto della moglie pidiellina.
Lega a parte, è soprattutto tra gli ex forzisti che cresce la voglia di un ritorno all’antico.
Il solco l’ha tracciato Michela Vittoria Brambilla, fondatrice, nella sua città , di “Forza Lecco”, corrente organizzata in forte polemica con gli ex di An.
Più di recente l’hanno seguita due leonesse forziste come Micaela Biancofiore e Isabella Bertolini, levatrici di “Forza Trentino” e “Forza Emilia Romagna”, dopo il “Forza Verona” creato dai pidiellini pro-Tosi.
E che dire del caso scoppiato all’Aquila?
Lì Berlusconi candida Pierluigi Properzi, peccato che nessuno dei consiglieri comunali pidiellini lo sostegna: gli preferiscono Giorgio De Matteis, che viene dal Mpa, ha l’appoggio dell’Udc ed è vicino al governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi.
Roberto Sala
(da “La Repubblica”)
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Marzo 29th, 2012 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA SI TRASFORMA IN PIOVRA E ABBRACCIA SIA BERLUSCONI CHE ALTRI DUE CANDIDATI CONTEMPORANEAMENTE
Sarà forse uno dei tanti miracoli promessi da Silvio Berlusconi agli italiani, sta di fatto che la deputata “pasionaria” Michaela Biancofiore si è trasformata in una specie di piovra per promuovere il primo congresso del Pdl in Alto Adige, previsto il prossimo 14 aprile.
Eccola infatti con la bellezza di tre mani, nei manifesti che ha fatto affiggere in queste ore a Bolzano per sostenere la propria corrente.
Nel poster in questione, l’ex premier sembra quasi un manichino: la foto non deve essere proprio recente. Biancofiore posa la mano sinistra sulla sua spalla, mentre la mano destra è su uno dei due candidati della sua corrente, Bruno Borin.
Il fatto è che le mani sono tre; ne spunta una anche sulla spalla sinistra del secondo candidato, Maurizio Vezzali.
“La nostra coordinatrice pare proprio come la dea Kalì che tutto avvolge con le sue molteplici braccia”, ha subito ironizzato l’altro coordinatore altoatesino del Pdl — e suo acerrimo rivale — Alberto Sigismondi, sostenuto dai deputati azzurri Giorgio Holzmann e Maurizio Gasparri, con cui Biancofiore ha avuto in passato scontri accesissimi.
Il poster “trimane” non è che l’ultimo coupe de thèà¢tre fotografico della serie.
In occasione delle elezioni comunali di due anni fa a Bolzano, la deputata portò ad Arcore il suo candidato a sindaco, l’ex hockeysta Bob Oberrauch: un “armadio” di quasi due metri.
Bene, nella foto (a mezzobusto, qui sta il trucco) scattata con l’allora premier, la differenza in altezza tra i due era… alquanto sospetta.
Sgabelli o Photoshop a parte, non era stata certo ritoccata la foto che, nel maggio del 2005, fece il giro d’Italia: quel dito medio mostrato da Berlusconi durante un comizio pre-elettorale a Bolzano, a corollario di una storiella delle sue.
Questa: «A mia madre ho detto che c’è metà Italia che mi odia, che quando passo per strada mi fa così».
E mostra il dito medio. «Mia madre mi ha risposto: e allora? Vuol dire che sei il numero uno, l’unico».
Paolo Cagnan
(da “L’Espresso”)
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Marzo 27th, 2012 Riccardo Fucile
L’ALTRA META’ SI ALLEA CON I “NEMICI” DI UDC E FLI E APPOGGIA CASTELLETTI, PROVENIENZA UNICREDIT…. IL PD CI STA PENSANDO
Pochi conoscono e lubrificano come lui la macchina del consenso elettorale. Un caterpillar. Che dopo aver divorato il suo partito, almeno a livello locale, si sta pappando ora, corrente dopo corrente, anche metà dell’ex alleato Pdl.
Flavio Tosi, l’ex enfant prodige della Lega, sindaco di una Verona diventata modello politico da esportare per i “maroniti”, con ingordigia sta facendo a pezzi un partito berlusconiano in preda al panico.
Angelino Alfano anche oggi coltiva umori neri e indossa i panni del dirigente decisionista, confermando la decisione di sospendere i 14 amministratori iscritti al Pdl veronese per il loro appoggio al candidato sindaco leghista.
Anche se un po’ democristianamente, il segretario pidiellino precisa subito che «eventuali sanzioni» sono compito del collegio dei probiviri del partito. «Non mettiamo il carro davanti ai buoi», ha risposto a chi gli chiedeva della necessità o meno di un incontro con Bossi sul tema.
Una scelta, quella dell’ex ministro della giustizia, che comunque agita le acque nel partito scaligero.
Molti tra gli “eretici” rimasti a sostenere Tosi sono gli stessi che nel recente congresso provinciale del Pdl hanno sostenuto e fatto eleggere l’attuale segretario Davide Bendinelli.
Sono gli stessi che hanno fatto nascere “Forza Verona”, lista civica agganciata all’attuale sindaco, con lo scopo di «recuperare lo spirito originario di Forza Italia».
Il vicesindaco Vito Giacino, forzista della prima ora e promotore della lista, ci tiene a ribadire: «Fa pensare che con tutte le persone strane che ci sono nel partito, abbiano deciso di sospendere chi ha per faro la coerenza nella vita politica».
Per loro gli “eretici” sono i maggiorenti del partito. Quelli che hanno tradito l’alleanza.
Chi s’è affrettato a investire della candidatura a sindaco per il centrodestra l’avvocato Luigi Castelletti, prelevandolo dal forziere del cda di Unicredit per poi paracadutarlo in una competizione dove si trova, obiettivamente, in forte difficoltà .
L’ex presidente della Fiera di Verona, già possibile candidato berlusconiano cinque anni fa, s’è subito smarcato, dicendo che in fondo lui è il Monti di Verona.
Il tecnico. Il vero leader della nuova possibile alleanza che sorgerà dalle ceneri della seconda repubblica, visto che a sostenerlo, oltre al Pdl, ci sono anche Udc e Fli.
Parto quasi unico in Italia con finiani e berlusconiani a braccetto nello sponsorizzare lo stesso candidato.
Terzo polo, tuttavia, che perde pezzetti un po’ qua e un po’ là .
L’Api di Rutelli, per esempio, conta come il due di picche a Verona.
Ma i suoi dirigenti hanno deciso di sostenere Tosi.
La stessa destra asociale, ex An, quella che a livello nazionale ha come punto di riferimento Alemanno, ha scelto di seguire il candidato leghista, così prodigo di prebende politiche per loro nei cinque anni di governo a Palazzo Barbieri.
E Tosi, seduto su sette comodi guanciali (tante sono le liste che lo dovrebbero sostenere), ammira il progetto coltivato da tempo: governare senza dover rispondere a nessuno.
Neppure a Bossi.
Che ha dovuto, per l’ennesima volta, ingoiare il rospo messogli sul piatto da questo politico dal moto perpetuo che ha sempre evitato con astuzia di venir seppellito politicamente dagli anatemi del capo.
Il sindaco uscente nega con forza di aver barattato il via libera alle liste civiche con la rinuncia alla corsa alla segreteria regionale del partito: «Le elezioni di Verona non c’entrano nulla con i congressi della Lega. Sono due piani distinti. E non c’è stata quindi nessuna contropartita».
L’ottimismo tosiano non è sfregiato neppure dai sondaggi che confermano come non sarà una passeggiata neppure per lui il voto del 6-7 maggio.
Le varie ricerche, al momento, lo danno tra il 46 e il 48%.
Non vincere al primo turno rappresenterebbe uno smacco d’immagine per lui e un problema al ballottaggio.
Il centrosinistra candida l’ex presidente veneto di Legambiente Michele Bertucco, uno che suscita scarso entusiasmo tra i suoi.
Tanto che si racconta di alcuni centristi del Pd che stanno già lavorando sottotraccia per un accordo con Castelletti.
Movimenti trasversali che smottano tanto il centro destra quanto il centro sinistra.
E confermano come Verona sia da sempre un laboratorio politico fecondo.
Gianni Ballarini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 24th, 2012 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI LUIGI VITALI, DEPUTATO E SEGRETARIO DEL PDL A BRINDISI… IL PM DE NOZZA: “DOVREMMO INTERCETTARLO, MA E’ INUTILE PER UN PARLAMENTARE, VISTO CHE SAREBBE AVVISATO PRIMA”
Assunzioni in Puglia in cambio di un “appoggio” nella realizzazione di un carcere in
Calabria. È con l’accusa di corruzione che finisce nel registro degli indagati il deputato del Pdl Luigi Vitali, tra l’altro coordinatore provinciale del partito a Brindisi.
Assieme a lui, Giovanni Faggiano, avvocato e imprenditore, titolare dell’istituto di vigilanza Securcity e già nel ciclone di altre inchieste giudiziarie legate all’affare rifiuti in Campania.
La notizia, però, sconosciuta fino a questo momento agli interessati, arriva assieme alla richiesta di archiviazione da parte del pm Milto De Nozza, a causa del “limite normativo” sull’uso delle intercettazioni.
In quanto deputato, infatti, “Vitali gode della garanzia stabilita dall’art.68 della Costituzione” e questo significa che “laddove- scrive De Nozza- questo ufficio avesse ritenuto indispensabile monitorarlo, avrebbe dovuto attendere che la Camera dei deputati concedesse la relativa autorizzazione. Ma se le attività di intercettazione sono, per natura propria, atti a sorpresa, appare evidente come non possa esserci alcuna utilità investigativa nell’attivare un simile mezzo di ricerca della prova”.
Insomma, nessuno parlerebbe di qualcosa che possa essere compromettente, sapendo di essere ascoltato.
C’è questo alla base della richiesta di archiviazione, ora nelle mani del gip Valerio Fracassi. Ed è questo proprio il punto che Vitali contesta, dopo aver appreso dalla stampa di essere indagato ed essersi riservato di chiarire l’estraneità ai fatti: “Pur non potendo, allo stato, non essere che soddisfatto di quanto richiesto dai pm, tuttavia, non condivido assolutamente che la richiesta di archiviazione possa essere stata determinata dall’esistenza di limiti alle indagini derivanti dal mio status di parlamentare”.
Eppure, la questione per la magistratura è tutta qui, perchè, per chiarire una vicenda che lo stesso pm De Nozza definisce “dai contorni opachi, oscuri e foschi”, il passo investigativo successivo, inevitabilmente necessario, “avrebbe imposto la riattivazione dello strumento delle intercettazioni telefoniche e/o ambientali a carico dei due indagati”.
Gli elementi di prova fino ad ora raccolti, infatti, non bastano a “sostenere validamente in giudizio un’accusa di corruzione”.
Dunque, se archiviazione sarà e “accertato che Vitali aveva ottenuto ciò che aveva richiesto a Faggiano”, vale a dire la risposta alle “continuative e reiterate richieste di assunzione di persone a lui vicine”, non si potrà appurare se si è mai concretizzata la “contropartita”.
Quella cioè della “sponsorizzazione di un progetto avente ad oggetto la realizzazione di un carcere in Calabria”, su cui Faggiano “mostrava di avere un serio e concreto interesse imprenditoriale”.
In realtà , dalle intercettazioni qualcosa di importante è già emerso.
Ed è quel qualcosa ad aver portato la procura di Napoli a trasmettere il fascicolo a Brindisi.
Le indagini, infatti, sono uno stralcio dell’inchiesta partenopea che ha già portato agli arresti, nel luglio scorso, proprio di Giovanni Faggiano.
Lui, amministratore delegato di Enerambiente, società che nel capoluogo campano gestisce la raccolta dei rifiuti in diversi quartieri, è accusato di estorsione, perchè avrebbe chiesto alle cooperative sociali soldi in cambio di subappalti.
Ma nelle conversazioni intercettate a suo carico è spuntato anche il nome del deputato Vitali.
In particolare, dalle carte emerge che è stato lui, a giugno, ad avvertire Faggiano che “nel suo ambiente di lavoro vi erano alcune perplessità con riferimento all’importo troppo basso del prezzo proposto.
Evidentemente un’informazione importante per un imprenditore, il quale, sulla base di questa, ben può decidere di proporre un ulteriore aumento dell’importo per evitare di essere escluso da una gara d’appalto.
Ed infatti Vitali chiudeva la conversazione promettendo di “stare dietro a questa cosa del carcere” e di comunicare a Faggiano “gli eventuali sviluppi””.
Il pm non tralascia il particolare, nella sua richiesta di archiviazione: Vitali non è solo deputato, è anche membro della commissione giustizia e dunque pubblico ufficiale.
Ed è in considerazione di ciò e “del fatto che appariva percepibile l’esistenza di un accordo”, che si riteneva “indispensabile avviare un’attività investigativa mirata a fare piena luce”.
Il controsenso nella legge sulle intercettazioni ai parlamentari, però, la spegne sul nascere.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 24th, 2012 Riccardo Fucile
PER EVITARE UNA LISTA DELLA LEGA E UNA PERSONALE DI TOSI, ALLA FINE LE HANNO FATTO DIVENTARE SETTE, TUTTE CON IL NOME DI TOSI CHE NON POTRA’ COSI’ DIRE DI AVER VINTO LUI… “ALFANO NON ESPELLE, MA SOSPENDE SOLO, 14 PIDIELLINI IN LISTA CON TOSI
Saranno sette liste – quella della Lega e sei civiche – a sostenere la ricandidatura di Flavio Tosi a sindaco di Verona e in tutte ci sarà la formula “per Tosi”.
Questo l’accordo patacca raggiunto nella riunione pomeridiana tra Umberto Bossi e il sindaco uscente di Verona.
Un’intesa raggiunta dopo mesi di tensioni in cui i vertici del Carroccio – contrari alla lista personale – avevano perfino minacciato l’espulsione del primo cittadino dal partito.
In pratica ci sarà una lista, tra le sei civiche, che sarà composta da candidati vicini al sindaco di Verona. Si chiamerà “Civica per Verona – Tosi sindaco”.
Per quanto riguarda la lista del Carroccio, il simbolo riporterà la dicitura “Lega Nord – Liga Veneta per Tosi” mantenendo il nome di Bossi nella parte inferiore.
Poi altre cinque civiche con la dicitura “per Tosi” del tutto simili a quella principale.
Simboli e aggiustamenti grafici sono stati esaminati e concordati dai vertici leghisti a Milano prima del via libera definitivo.
Una soluzione che fa ridere tutta Italia, visto che la speranza del cerchio magico è che da un lato, con la dicitura “per Tosi” sulla lista ufficiale della Lega, essa recuperi qualche voto in più e dall’altro che quella gestita da Tosi, confusa con altre cinque simili, ne perda parecchi, visto che l’elettore non capirà più una mazza.
Ma la comica veronese non finisce qua.
Acque agitate nel Pdl a causa dell’appoggio di 14 dirigenti politici veronesi del Pdl al sindaco leghista Flavio Tosi e alla sua lista civica.
Il segretario del partito, Angelino Alfano, ha deciso la sospensione dei politici locali che si sono impegnati a favore del sindaco uscente.
In un comunicato del Pdl si legge: “Il segretario politico nazionale, ai sensi dell’articolo 48 dello statuto del Popolo della libertà , ha sospeso in via immediata dall’attività politica del partito 14 esponenti politici locali della città di Verona che, ne i giorni scorsi, avevano esplicitamente annunciato la loro intenzione di voler costituire liste d’appoggio all’attuale sindaco di Verona Flavio Tosi. Tale posizione è in netto contrasto con la decisione presa dal Pdl di sostenere, alle prossime elezioni comunali, l’avvocato Luigi Castelletti come proprio candidato a sindaco di Verona”.
E il coordinatore veneto del Pdl, Alberto Giorgetti, aggiunge: “Chi ha fatto la scelta di sostenere Flavio Tosi alle prossime comunali “è fuori dal Pdl, non può rappresentarlo e parlare ad alcun titolo a suo nome”.
Domanda spontanea: e allora perchè non li avete espulsi, invece che sospenderli temporaneamente?
Per recuperarli dopo il voto?
Ma chi volete prendere per i fondelli?
argomento: Bossi, Costume, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »
Marzo 23rd, 2012 Riccardo Fucile
LA PAGINA DI FACEBOOK DEL SEGRETARIO INVASA DA CENTINAIA DI MESSAGGI DI PROTESTA PER AVER AVALLATO LA RIFORMA DEL LAVORO
Mentre il Pdl ufficialmente appoggia compatto la riforma del lavoro targata Fornero gli elettori del centrodestra si dividono.
Molti sono contrari e minacciano di non votare il segretario alle prossime elezioni.
La spaccatura emerge dove nessuno la riesce a nascondere e cioè in rete.
Il dissenso della base del partito si materializza in queste ore sulla bacheca Facebook di Angelino Alfano.
Il segretario del Pdl pubblica un post in cui difende a spada tratta le scelte del governo e si ritrova centinaia di messaggi di elettori che la pensano diversamente.
Con toni e parole diverse gli chiedono di cambiare strada prima che sia troppo tardi. La posta in ballo è il consenso alle prossime elezioni.
“Sull’articolo 18 — scrive Alfano — diciamo che si è trovato un buon punto di equilibrio sul quale non si deve arretrare in parlamento. (…) Con questa riforma l’Italia va avanti ed era giusto che andasse avanti perche’ si trovava indietro in tutte le classifiche europee e internazionali relative all’occupazione giovanile e femminile”.
In meno di due ore i commenti sono più di duecento.
E anche nei post successivi, che riguardano altri temi, è la riforma del lavoro al centro del dibattito che si fa incandescente.
Eccone degli estratti.
“Vergognati Alfano, l’Italia al voto ti punirà ”, scrive ad esempio Daniele che evidentemente il Pdl in passato lo ha votato.
Pietro Merli va dritto al cuore della questione che scodella così ad Alfano: “Angelino, hai visto i sondaggi? Non ti rendi conti che sostenendo Monti perdete?”.
Tra i post che invece apprezzano i contenuti della riforma e il sostegno pidiellino alcuni invitano a non fare prigionieri, perchè il fatto che gli statali siano stati esclusi dal provvedimento proprio non va giù: “Art.18, statali privilegiati.
Loro non sono licenziabili.
Se passa il Pdl scenderà sotto del 20%”, vaticina Eliseo. “Io l’art. 18 l’avrei abolito solo per gli statali che timbrano il cartellino e vanno a fare la spesa”, rincara Davide.
E’ Giacomo che fissa nel suo post il punto di caduta del consenso a destra in queste ore: “Se la possibilità di licenziare non verrà estesa anche ai dipendenti pubblici non voterò più nessun partito di centrodestra. Alfano insista che la riforma vada in questa direzione”.
Tra i delusi c’è chi chiede di fermare le bocce e fare un passo indietro. “Mi dispiace ma non credo che ciò che state per approvare sia il meglio possibile. Siamo ormai delusi da un partito che sembra sempre più sottomesso dalle proprie catene. Vi consiglio di aprire una discussione seria su ciò che ora rappresentate e in particolare chi rappresentate”.
Alla bacheca di Alfano si affacciano gli imprenditori scontenti cui va bene avere mano libera nei licenziamenti ma senza quel piccolo sovrapprezzo imposto dal governo per garantire ai licenziati ammortizzatori per affrontare la perdita del posto vecchio e la ricerca di uno nuovo.
Non le manda a dire Giacomo de Fazi: “Angelino noi medi imprenditori se abbiamo difficoltà economiche dobbiamo “sovvenzionare” gli operai dai 15 ai 27 mesi, ma voi politici capite che così ci fate portare i libri in tribunale e fallire? Che le paghi il governo le mensilità visto che ci sta strangolando di tasse! Attenzione così muore la piccola e media impresa: Basta! Se abbiamo un calo di commesse non siamo mica lieti di mandare a casa i nostri lavoratori saai? Ma prima di chiudere cerchiamo almeno di salvare il salvabile!”.
Insiste un altro imprenditore: “Pagare 27 mensilità di buona uscita — posta tal Ridolfi — non è costo del’lavoro? Angelino! le imprese piccole sono rovinate, come spossiamo essere più competitivi sul mercato? Per noi piccole imprese era meglio prima”.
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