Febbraio 16th, 2012 Riccardo Fucile
L’APPELLO DELL’EX MINISTRO DEGLI ESTERI AL SUO SEGRETARIO: “NON VOGLIO AVERE ACCANTO A ME AFFILIATI ALLA CAMORRA”… ALFANO REPLICA SUL VAGO: “SE RISULTERANNO IRREGOLARITA’ BLOCCHEREMO I CONGRESSI”
Se non è un’ammissione, poco ci manca: nel Pdl ci sono i criminali. 
Che siano mafiosi o camorristi cambia poco.
A denunciarlo è Franco Frattini, una delle personalità più influenti nel partito di Silvio Berlusconi, che ha chiesto al segretario Angelino Alfano di “espellere i mafiosi” dal Pdl, per fare pulizia nel partito.
“Non siamo di fronte a un tumore con metastasi — ha dichiarato a il Riformista l’ex ministro degli esteri — e quindi non vanno fatte generalizzazioni, ma gli episodi legati al tesseramento sono gravissimi, e occorre intervenire presto. Alfano deve fare un appello a ripulire il partito. Noi saremo con lui”.
Il fenomeno delle tessere false ai congressi del Pdl, del resto, continua a tener banco.
Gli ultimi due casi sono venuti alla luce ieri: a Monza, i carabinieri hanno scoperto che delle quasi 10mila tessere del partito di Berlusconi molte appartengono a cittadini non consapevoli di essere iscritti.
E in Sardegna la stesso ‘scandalo’ ha portato alle dimissioni del coordinatore provinciale del partito, Ettore Melis, nel Medio Campidano.
Frattini prosegue l’intervista appellandosi al segretario del partito, ricordando che nei comizi ”il passaggio sul partito degli onesti è sempre la parte più applaudita dei discorsi”.
E sulla presenza di malavitosi all’interno del Pdl, ricorda che spetta “alla procura individuare i mafiosi”, ma ” è compito di un partito eliminarli dalle proprie liste, espellerli, appena sono identificati. Io, francamente, non voglio avere accanto a me, nel mio stesso partito, un affiliato alla camorra. Credo che Alfano abbia piena consapevolezza dell’urgenza del problema — aggiunge l’ex ministro degli Esteri nell’intervista — e può contare su persone oneste che vogliono sostenerlo, e risolvere il problema con lui. Non possiamo consentire che una sinistra piena di difficoltà abbia un’arma contro di noi per la campagna elettorale”.
Immediata la replica del segretario del Pdl: “Stiamo verificando sui casi di tessere false emersi in alcune province dove si stanno svolgendo o si sono svolti i congressi locali e se dovessero risultare delle irregolarità bloccheremo tutto e non faremo svolgere i congressi”.
“Comunque — aggiunge Alfano — a tutela della regolarità del tesseramento abbiamo inserito una norma ‘anti-furbetti’ che fa sì che ai congressi si debba votare personalmente. Dunque, ‘i furbetti’ non potranno fare nulla contro di noi”.
argomento: Berlusconi, denuncia, PdL, Politica | Commenta »
Febbraio 16th, 2012 Riccardo Fucile
LA COODINATRICE DEL PDL BRIANZOLO SENTITA DAI CARABINIERI: “SI SONO VERIFICATE ANOMALIE E FAREMO LE VERIFICHE DEL CASO”
Iscritti al Pdl senza saperlo. Anche in Brianza, nella terra del Cavaliere, è esploso il caso delle tessere fasulle.
Sono centinaia le persone che si sono trovate iscritte al Popolo della Libertà senza aver mai compilato personalmente la richiesta.
Tra questi ci sono minorenni, chi ha dichiarato di aver perso la carta d’identità , allettati o malati, chi ha prestato il documento a un assessore “per aiutare un amico” e perfino dipendenti di politici iscritti in blocco. Prevalentemente monzesi, ma non solo.
Il giallo ha mandato letteralmente nel caos il partito azzurro locale, lontano da un possibile congresso e vicino alla sfida amministrativa che porterà al voto tra gli altri comuni anche la strategica città di Monza.
Tanto che domenica la coordinatrice del Pdl brianzolo, l’onorevole Elena Centemero, è stata sentita dai carabinieri.
Che cosa fosse andata a denunciare non ha voluto renderlo noto, ma alla domanda se sapesse di tessere false, ha ammesso di aver già effettuato dei controlli. “Sappiamo anche noi che si sono verificate delle anomalie e abbiamo chiesto una deroga a Roma per la presentazione dell’elenco dei tesserati in modo da poter effettuare tutte le verifiche del caso”, ha spiegato Centemero.
Non solo a Bari e nel Vicentino, insomma, ma anche nella terra più fertile di consensi per il partito di Silvio Berlusconi, delle quasi 10mila tessere presentate, non tutte sono di cittadini consapevoli.
A insospettire fin da subito, il boom di iscrizioni (rispetto agli anni precedenti) in alcuni comuni come Lissone e Seveso, nei quali risultavano 760 e 782 tessere registrate.
Il partito stesso ha iniziato ad effettuare dei controlli, ma è stato il settimanale locale Il Giornale di Monza oggi a far esplodere il caso quando ha effettuato delle telefonate a coloro che risultavano nell’elenco dei tesserati.
Le scoperte sono state molte.
C’è chi aveva una vecchia tessera del Pdl e non aveva scelto di rinnovarla, ma si è ritrovato comunque iscritto. Ragazzi minorenni disinteressati di politica, tra i quali anche chi ha perso addirittura la carta d’identità .
Perfino una donna di origine straniera che a domanda specifica ha risposto: “Cos’è il Pdl?” e poi ha spiegato che lavora per un politico “forse mi ha iscritto lui”, ha aggiunto.
E poi ci sono mariti che hanno iscritto le mogli a loro insaputa, un uomo allettato che non può rispondere al telefono, a detta della moglie, “perchè non sta bene di testa”.
Ma il caso più singolare è quello di chi racconta che la tessera gli sia stata omaggiata e che non ha pagato le dieci euro dell’affiliazione.
Chi si sarebbe quindi preso la briga di pagare quelle tessere? Questo resta un mistero.
Certo è che i furbetti delle iscrizioni farlocche forse non immaginavano neanche lontanamente del diktat che avrebbe poi messo il segretario Angelino Alfano: “Una testa un voto, senza deleghe o deroghe”.
Tanto che a Milano, dove erano state staccate 17mila tessere, domenica hanno votato al congresso in 7mila.
Olga Fassina
argomento: PdL | Commenta »
Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile
SONO GARANZIE DI CREDITO PERSONALI EMESSE DALL’EX PREMIER
“Io vengo da un partito che non ha mai avuto bisogno di trucchi sui soldi, perchè ci sono le fideiussioni
di Berlusconi e non abbiamo bisogno dei finanziamenti privati”.
Angelino Alfano, domenica sera da Fabio Fazio, ha spiegato in poche parole perchè lui non è il segretario di un partito, ma di una società a responsabilità limitata di proprietà del Cavaliere. D’altronde non ci ha investito mica gli spiccioli del salvadanaio, ma la bellezza di 178,9 milioni di euro in garanzie di credito personali, le quali — è bene che Alfano lo sappia — sono proprio “finanziamenti privati” e funzionarono assai bene già per creare dal nulla (e tenere nel nulla) Forza Italia.
È questo il motivo per cui il partito fondato sul predellino non tiene congressi, non elegge i propri dirigenti (a partire dal segretario “politico” Alfano), nè i suoi quadri locali: la volontà di Silvio Berlsconi vale quasi 179 milioni di volte più di quella di chiunque altro.
Tenendo presente questo, si capisce quale pessimo investimento abbiano fatto i capibastone del PdL e relativi accoliti nello scannarsi per l’acquisto di pacchetti di tessere (parecchie false): il candidato premier, i capi del partito e gli alleati saranno quelli che Berlusconi vorrà , gli altri potranno solo dargli ragione.
Il paradosso è che — nonostante il PdL sia lontanissimo dal “metodo democratico” prescritto per i partiti dall’articolo 49 della Costituzione — viva di soldi pubblici: qualche decina di milioni l’anno in rimborsi elettorali con cui paga spese e debiti, garantendo al Cavaliere di non dover onorare davvero quella montagna di fidejussioni.
Come ciò sia possibile, è abbastanza semplice: i Parlamenti repubblicani non hanno mai votato una legge applicativa per l’articolo 49 (Luigi Sturzo, per dire, ne presentò una già negli anni Cinquanta).
Ora però, sull’onda dello scandalo Lusi, pare che qualcosa si muova: in modi diversi, Bersani, Alfano e Casini hanno promesso una riforma dei partiti che garantisca democrazia interna e trasparenza nella gestione dei soldi.
La novità di ieri è che c’è persino un testo di legge da discutere.
A firmarlo è stato Gianpiero D’Alia, capogruppo dell’Udc in Senato.
Se passerà , i partiti dovranno dotarsi di uno Statuto che garantisca trasparenza e democrazia nelle scelte, tutela delle minoranze interne e della parità di genere negli organismi elettivi, più una quota dei fondi destinata obbligatoriamente alla partecipazione alla politica di donne e giovani. Se la Cassazione non certificherà che lo Statuto è fatto a norma di legge, niente soldi pubblici. Ai bilanci, invece, ci penserà la Corte dei Conti: niente rimborsi elettorali e la restituzione del maltolto per chi non passa i controlli.
Notevole, poi, che queste norme dovrebbero applicarsi anche a fondazioni o società (tipo quelle editoriali) finanziate dal partito con più di 50mila euro.
Non manca una norma diciamo contro i “partiti zombie”: se si cessa l’attività politica — cioè non ci si presenta più alle elezioni — non si possono ricevere soldi pubblici e il patrimonio passa allo Stato.
Il testo è netto anche sulle donazioni private (tracciabilità a partire da 5mila e non 50mila euro) e sul patrimonio: l’intestatario deve essere il partito, che non può investire se non in titoli di Stato italiani (niente più Bot tanzanesi per la Lega).
La sanzione è sempre la stessa: stop ai contributi e restituzione di quelli già presi.
“Il testo — dice D’Alia — l’abbiamo inviato domenica a Bersani ed Alfano: speriamo in una corsia preferenziale in Parlamento per approvarlo prima delle prossime amministrative”.
Il via libera degli altri partiti però, è bene specificarlo, ancora non c’è: “Diciamo che con Bersani abbiamo parlato e c’è una sintonia — spiega una fonte centrista — con Alfano un po’ meno”.
E qui torniamo al problema dell’articolo 49: per la srl di Berlusconi legare il finanziamento pubblico alla democrazia interna potrebbe rivelarsi un problema insormontabile, almeno finchè il Cavaliere deciderà di rimanere in sella.
Una proposta come quella di D’Alia, però, potrebbe trovare orecchie attente anche in pezzi di opposizione: “Le nostre proposte sono già depositate — fa sapere Antonio Di Pietro — Adesso sono loro che devono passare dalle parole ai fatti”.
Infine, una piccola delusione.
C’è una cosa su cui il ddl dell’Udc e le proposte del Fatto non si incontrano: neanche una riga sul taglio dei rimborsi elettorali, un gruzzolo da 150 milioni nel solo 2013.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Berlusconi, PdL, Politica | Commenta »
Febbraio 12th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO GLI ISCRITTI FANTASMA IN EMILIA ROMAGNA, CONTINUA LA CAMPAGNA TESSERAMENTO FACILE DEL PDL IN VISTA DEI CONGRESSI
Tessere del Pdl intestate a persone che non avrebbero mai fatto richiesta di adesione al partito e che in alcuni casi erano già defunte.
Dopo il caso dell’Emilia Romagna che rischia di finire in tribunale, sembra destinato ad ampliarsi anche il fronte vicentino della storia dopo che i carabinieri si sono presentati alla sede nazionale del Partito della Libertà , in via dell’Umiltà , a Roma, e hanno sequestrato altre 29 tessere.
Accade alla vigilia del congresso del Pdl nella città veneta per decidere la nuova leadership locale a cui punterebbe l’eurodeputato e vice coordinatore provinciale Sergio Berlato.
E il tutto viene calato in un’inchiesta più ampia avviata di recente dal pubblico ministero di Vicenza Paolo Pecori.
Inchiesta in base alla quale già altre iscrizioni erano sotto verifica da parte della magistratura per stabilire se rientrassero tra quelle sulla cui autenticità ci sono dubbi.
Secondo le informazioni finora riscontrate, un primo sequestro effettuato della settimana scorsa e il secondo, più recente, riguardano persone che mai hanno compiuto la scelta di iscriversi al partito dell’ex premier Silvio Berlusconi e a suffragio di ciò mancherebbe anche prova del versamento dei 10 euro previsti per l’adesione.
Inoltre i carabinieri starebbero conducendo controlli specifici su una decina di tessere che risulterebbero sottoscritte da persone già passate a miglior vita al momento dell’iscrizione.
Il deputato Gregorio Fontana, che ha ricevuto i militari vicentini e che ha consegnato loro il materiale richiesto, ha dichiarato che “da parte nostra c’è la massima collaborazione alle indagini” che ipotizzano il reato di falso continuato in scrittura privata per poco meno 8 mila tessere su un totale di 16 mila.
Quasi la metà , infatti, quelle che sembrano denotare stranezze, non ultima l’assenza della fotocopia di un documento d’identità valido.
E adesso occorre capire se davvero — come ritiene la procura di Vicenza — qualcuno abbia preso l’elenco dell’associazione cacciatori veneti riportando generalità e dati anagrafici senza averne diritto.
Dagli accertamenti, tra le ulteriori eccentricità al vaglio degli inquirenti, compare anche il fatto che tra gli iscritti siano finiti sindaci, amministratori e politici locali di altri partiti, tra cui la Lega Nord e Rifondazione Comunista.
Tra loro compare inoltre il nome di Massimo Calearo, eletto in parlamento nel 2008 per il Partito Democratico passando in seguito ad Alleanza per l’Italia (Api) di Francesco Rutelli e proseguendo il suo pellegrinaggio transpartitico anche attraverso i responsabili di Domenico Scilipoti.
Nel frattempo, sulla scia delle indagini della magistratura, una trentina di iscritti (veri) al Pdl ha annunciato che non parteciperà al congresso di Vicenza.
In parallelo ulteriori verifiche sono in corso in altre città del Veneto.
In particolare a Treviso sono nel mirino 1.172 tessere su un numero complessivo di poco più di 5.500.
Tante sarebbero infatti quelle che, come accaduto a Vicenza, non sarebbero corredate da copia di carta d’identità .
A Verona, invece, il fenomeno avrebbe riguardato un numero inferiore di moduli, 214 su 11 mila, mentre a Belluno si è già deciso di dichiarare nulle 208 tessere che sarebbero state pagate con un unico versamento postale.
Antonella Beccaria
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: PdL, Politica | Commenta »
Febbraio 12th, 2012 Riccardo Fucile
DOPO LA SCOPERTA DI 139 TESSERE INTESTATE A IGNARI CITTADINI, TUTTI DOMICILIATI IN VIA COLAJANNI 10, PARTE UN ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA
Finirà davanti al magistrato il caso delle tessere farlocche del Pdl che erano saltate
fuori al congresso cittadino del partito.
Quello celebrato sabato 4, dove circa 3mila iscritti eleggono coordinatore il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri.
A poco più di una settimana di distanza dall’evento politico in salsa azzurra, si scopre che alcuni di questi iscritti si ritrovano nelle liste senza averlo mai saputo.
A cominciare da Concetta Ladalardo, classe 1974: militante del Pd.
Non è uno scherzo.
La battagliera riformista lavora nel circolo democrat di Japigia-Torre a Mare.
“Mi hanno detto che figuravo tra gli aderenti al Pdl e non volevo crederci. Io? Impossibile. Poi ho scoperto che nome, cognome e data di nascita erano quelli della sottoscritta e la cosa mi ha dato molto fastidio”.
Corre ai ripari, Concetta. Dà mandato all’avvocato Enrico Fusco di presentare domani un esposto alla procura della Repubblica.
“Prima di esibirlo ai requirenti” spiega il legale “in queste ore stiamo valutando tutte le ipotesi di reato. Dalle telefonate che sto ricevendo, anche altra gente si trova nelle stesse condizioni della Ladalardo. E pure solo per forza di cose, siamo disponibili a tutelare tutti questi malcapitati”.
Alla Fiera del levante, di fronte all’assemblea congressuale, era stato il consigliere comunale Filippo Melchiorre a segnalare “una anomalia”: quella legata a 139 cittadini che risultano aficionados del Popolo della libertà , ma che sono tutti residenti allo stesso indirizzo, un sottoscala in via Colaianni, 10.
L’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, l’altro giorno aveva tuonato: “Fuori dal Pdl l’autore di questi documenti, evidentemente falsi”.
D’Ambrosio Lettieri si era difeso: “Stiamo verificando”.
Della vicenda se ne sono occupati pure gli inviati di Striscia la notizia, Fabio e Mingo.
Ai microfoni del tg satirico, l’onorevole-avvocato Francesco Paolo Sisto gettava acqua sul fuoco dei sospetti: “Soci di un’associazione hanno deciso di aderire al Pdl e dato come domicilio la sede della stessa associazione, che si trova in via Colaianni, 10. Il presidente di questa associazione mi ha dato incarico formale e professionale di raccontarvi come stanno le cose”.
L’indirizzo non corrisponde un’associazione, ma la srl Area consulting.
Il cui amministratore, Alessandro Papa, scrive a Repubblica per fare sapere che l’appartamento allestito in un sottoscala “è condotto in locazione unicamente dalla Area consulting. Svolgiamo attività di consulenza e non ospitiamo certamente i numerosi residenti citati nell’articolo”.
Tutta gente che almeno in qualche caso si mostra per metà impacciata e per metà divertita di fronte alle telecamere perchè rivela di non conoscere dove si trova via Colaianni, 10 e di non avere mai fatto parte del Pdl.
Tant’è che Fabio e Mingo rincorrono e bloccano all’aeroporto l’indomabile avvocato Sisto per consegnargli il provolone – anzi, una cassetta di piccole scamorze – quale autore di una spiegazione considerata improbabile agli occhi di tutti.
Compresi quelli di Mantovano, che ha l’aria di non volere farsi prendere in giro: “Le 139 tessere in questione ovviamente non inficiano il risultato congressuale. Bisogna però accertare se si tratta di un’iniziativa esterna al Pdl ovvero se è interna. Questo perchè il Popolo della libertà che ha centinaia di migliaia di sostenitori onesti e motivati, non merita tanto disonore”.
Concetta, intanto, sorride per non piangere di rabbia: “Dovrei fare parte del Pdl da almeno un paio d’anni, da quando ricevo sul mio cellulare sms che mi avvisano del momento in cui ci sono manifestazioni del consigliere regionale Tato Greco in giro per la Puglia. Proprio non riesco a capire chi mi ha giocato questo tiro mancino. Ma adesso voglio giustizia”.
Lello Parise
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: PdL, Politica | Commenta »
Febbraio 8th, 2012 Riccardo Fucile
LA LOCAZIONE DELLA SEDE DI VIA MACAGGI DELLA SEGRETERIA PROV. DI AN ERA PAGATA DA AN NAZIONALE… QUANDO AN SI E SCIOLTA E’ DIVENTATA LA SEDE DEL PDL, CON UN NUOVO CONTRATTO DI AFFITTO: NON INTESTATO AL PDL NAZIONALE, MA STRANAMENTE ALLA FONDAZIONE AN
Lo scandalo della scomparsa del tesoro di An denunciato stamane dal “Fatto Quotidiano” e la relativa
inchiesta aperta dalla Procura di Roma presenta degli aspetti che lasciano allibiti (leggere l’articolo in home page).
All’atto dello scioglimento di An, in seguito allla nascita del nuovo soggetto politico Pdl, avrebbe infatti dovuto seguire la messa in liquidazione del patrimonio mobiliare e immmobiliare del partito stesso, sulla base della determinazione congressuale.
A tal fine avrebbero dovuto essere nominati uno o più liquidatori per decidere come procedere in tal senso.
Questo avrebbe dovuto essere il compito dell’apposita fondazione creata per gestire questa fase, così come avvenuto per altri partiti.
Il comitato di gestione della stessa nominò un comitato di garanti che avrebbe dovuto “controllare gli obiettivi strategici da perseguire per la conservazione, la tutela e lo sviluppo delle risorse”, fissando un paletto: “il divieto di confusione tra il patrimonio di An e quello del neonato Pdl”.
Questo valeva per gli immobili di proprietà (e invece risulta dalle indagini della Procura di Roma che ben 28 immobili sono stati concessi gratis alla organizzazione giovanile del Pdl) e valeva a maggior ragione per gli affitti che avevano gravato fino a quel momento su An.
Veniamo al dunque: l’affitto della sede genovese di An, sita in via Macaggi, era pagata, finchè An era un partito in vita, dalla direzione nazionale di An.
Se An si scioglie la cosa più logica sarebbe stata quella di disdire l’affitto e restituire le chiavi.
Salvo che, cosa che è avvenura, i dirigenti locali del partito di Berlsconi e quelli di An non decidessero di farne la sede del nascituro Pdl.
Cosa perfettamente legittima, ma a quel punto logica e legge impongono che l’affitto venga intestato al Pdl (nazionale o locale che sia).
E invece che è accaduto?
Che l’affitto è stato intestato proprio alla “Fondazione An” di cui si parla: con il risultato che l’affitto della sede del Pdl genovese finisce così per essere pagato dai contributi degli iscritti ad An, magari compresi quelli che non avrebbero mai voluto avere nulla a che fare con il Pdl.
In pratica il Pdl è ospite di una fondazione privata che ha ereditato i beni dell’ex An che a sua volta li aveva in buona parte ereditati dal Msi, molti dei quali iscritti, se fossero ancora in vita, al solo pensiero di finanziare i berluscones, inseguirebbero coi forconi i componenti del comitato di gestione della fondazione suddetta.
A questo punto una domanda sorge spontanea: a che titolo la fondazione ha preso in carico una locazione che non era di sua competenza?
Chi ha avallato una palese violazione delle norme indicate nello statuto della fondazione in direzione opposta alle determinazioni del congresso di scioglimento di An?
E il canone di locazione è stato effettivamente versato e in che misura?
Attendiamo risposte.
argomento: AN, PdL | Commenta »
Febbraio 8th, 2012 Riccardo Fucile
INDAGINE DELLA PROCURA: PRESTATI SENZA AVERNE TITOLO 3,7 MILIONI AL PDL, UN ALTRO MILIONE CONCESSO A FONDO PERSO. AFFITTO GRATUITO DI 28 IMMOBILI AI GIOVANI BERLUSCONES, PARCELLE ANOMALE PER DECINE DI MIGLIAIA DI EURO
Dalla Fondazione “Alleanza Nazionale”, nata in seguito allo scioglimento e alla confluenza del partito
nel Pdl datata marzo 2009, sono spariti 26 milioni di euro.
E allo stato, tra pezze d’appoggio mancanti, prestiti milionari al partito di Berlusconi e immobili dati in uso gratuito ai giovani del Pdl, non c’è certezza di dove siano finiti.
Il retropalco dei partiti sopravvissuti alla Seconda Repubblica è uno spettacolo quotidiano.
L’ultimo in ordine di tempo, dopo lo scandalo Lusi-Margherita, sventola i simboli di una delle grande aggregazioni del dopoguerra italiano.
La casa di Giorgio Almirante e di Gianfranco Fini.
Un patrimonio di difficile stima che tra liquidità e immobili non risultava inferiore ai 400 milioni. Una cifra troppo alta per non scatenare brame e appetiti regolarmente finiti in tribunale.
La storia parte da lontano.
Nei giorni di marzo del 2009, in cui dopo il congresso nazionale, An decise per il 2011 di trasformare il partito in: “Fondazione che ne assuma l’emblema e la denominazione.
Alla fondazione competono tutti i diritti propri di An e ad essa sono assegnate le risorse materiali (…) e segnatamente ogni bene mobile e immobile direttamente o indirettamente posseduto comprese le partecipazioni in società e tutti icrediti verso soggetti pubblici o privati”.
Si optò per un comitato di gestione che avrebbe operato secondo le indicazioni di un altro organo, il comitato dei garanti.
Vennero designati i nomi dei singoli individui deputati al controllo degli “obiettivi strategici, anche di periodo, da perseguire per la conservazione, la tutela e lo sviluppo delle risorse (…) l’impiego e la destinazione dei fondi”.
I comitati si insediarono il primo aprile del 2009 e in un amen, fu guerra tra gli ex colonnelli di An e i fedelissimi di Gianfranco Fini.
Una guerra sporca, senza esclusione di colpi, durata per mesi e persa dai secondi costretti ad assistere a un “golpe” nelle mura di casa.
Dal comitato di gestione, non a caso in piena bufera Montecarlo, venne estromesso Franco Pontone (espulso dal comitato dei garanti nel 2010) e al suo posto nominato il senatore Mugnai.
Da allora e fino ad oggi, complice la frattura tra Fini e Berlusconi, quello che era stato definito “il divieto di confusione del patrimonio di An con quello del Popolo della Libertà ” divenne un’autostrada senza caselli, controlli o pedaggi.
Con gestioni allegre, rappresaglie ad hoc (la vicenda del Secolo d’Italia), purghe staliniane e campo libero a transazioni impensabili. Immobili di An affidati in uso gratuito ai giovani del Pdl (28), prestiti bizzarri come quello del 12 luglio 2011, in cui il comitato di gestione della Fondazione di An concesse su richiesta degli onorevoli Crimi e Bianconi del Pdl, la cifra di 3.750.000 a titolo di prestito infruttifero al partito rivale.
Da aggiungere a un altro milione a fondo perduto per sostenere le elezioni regionali del Pdl e ad altri contributi di importo ancora incerto, a fronte “dell’impegno morale” di Bianconi di vigilare sul loro “puntuale utilizzo”.
E poi, ancora altro denaro, dalla casa madre dei neo “nemici”.
Forme di generosa erogazione “del tutto anomale” distribuite con fumose motivazioni definite “Iniziative promozionali in sede al Pdl”, senza rendiconti verificabili e con giustificazioni risibili ad accompagnare il salasso verso il feudo di B.: “Promuovere all’interno del partito la costituenda fondazione”.
In mezzo, vennero bloccate le iscrizioni degli ex An alla fondazione (300 euro di versamento) e rese surrettiziamente invalide quelle giunte dopo il 30 aprile 2010.
In una situazione simile, con l’uso disinvolto del denaro di un partito appannaggio di un altro (rivale e in costante battaglia) i finiani rimasti vicini al presidente della Camera e confluiti in Fli, hanno provato il contrattacco.
Prima ha tentato l’avvocato di Fini, Giuseppe Consolo.
Poi lo studio del deputato di Fli Antonio Buonfiglio si è messo al lavoro e ha presentato con l’omologo di cordata Enzo Raisi, un esposto al Tribunale di Roma a fine novembre.
Quattro pagine fitte di date e cifre utili a chiedere alla magistratura di procedere “alla nomina di uno o più commissari liquidatori e comunque all’adozione di ogni e più opportuno atto affinchè fossa data corretta e puntuale esecuzione alle determinazioni congressuali in ordine alla liquidazione e allo scioglimento formale di An”.
Liquidazione non avvenuta (comportandosi la fondazione, in compulsivo erogamento di fondi della comunità di An al Pdl, in regime di “continuità ” e in direzione del tutto opposta) e determinazioni originarie tradite.
Il tribunale si è mosso e ha prodotto una relazione sull’attivita di liquidazione: misteriosa e raggelante.
Analizzati i documenti delle parti, i periti del tribunale hanno evidenziato come non solo non si sia verificata alcuna liquidazione nè alcun passaggio formale sulla stessa, ma del denaro scomparso, non vi sia traccia.
Dentro il buco nero si trova di tutto.
Accensione di conti correnti intestati all’associazione senza riscontri per individuarli. Parcelle saldate per decine di migliaia di euro ad avvocati impegnati a difendere il Pdl.
Il famoso prestito da quasi 4 milioni erogato al partito di Berlusconi, poi restituito a distanza di qualche mese, senza che ci sia foglio di carta che nel rendiconto chiuso a ottobre del 2010 che lo ratificasse.
E poi altri milioni, sempre destinati al Pdl, a fondo perduto.
Una situazione incredibile che relega l’affaire Margherita alle piccole cose di valore non quantificabile e lascia sul terreno una differenza di valori, tra la Fondazione gestita dai colonnelli e quella immaginata da Fini & C., di 26 milioni in meno di due anni (2009-2011).
Una perdita di capitali e ideali di cui adesso qualcuno chiederà conto.
Alessandro Ferrucci e Malcom Pagani
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: AN, denuncia, PdL | Commenta »
Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile
IL PDL APRE ALLE CONSULTAZIONI SULLA LEGGE ELETTORALE…LE APERTURE VERSO IL PD SPIAZZANO I SUOI… LA NUOVA STRATEGIA DEL CAVALIERE: OFFRE L’INCIUCIO E DIALOGA CON TUTTI
Nella primavera di due anni fa, fu chiamato “lo spirito di Onna”.
Silvio Berlusconi, in una delle località simbolo dell’Abruzzo disastrato dal terremoto, tenne un discorso pacificatore e bipartisan nel giorno della Liberazione.
Le cronache di allora raccontarono di un indice di gradimento dell’85 per cento, trampolino di lancio perfetto per lo “statista” B. al Quirinale.
Una manciata di giorni però e a fine aprile scattò quella che secondo l’ex ministro Gianfranco Rotondi fu “una congiura per frenare l’ascesa del premier”.
Da Noemi Letizia in poi, uno scandalo sessuale dopo l’altro, che nel gennaio di un anno fa a Cortina d’Ampezzo fecero dire a Vittorio Feltri, da direttore di Libero: “Spero che il prossimo presidente della Repubblica non sia Berlusconi: immaginate cosa potrebbe succedere con le escort al Quirinale”.
Adesso, in questo freddissimo febbraio, “lo spirito di Onna” è risorto in un contesto diverso.
A Palazzo Chigi c’è il tecnico Mario Monti e Berlusconi si sta ritagliando un ruolo di padre nobile “responsabile” del governo.
Appena una settimana fa il tema imperante a destra era la libanizzazione del Pdl e i mal di pancia dei falchi contro “l’esecutivo delle banche”. Oggi la scena appare completamente cambiata.
Berlusconi è tornato a far sentire la sua voce con varie interviste, dimostrando di essere ancora lui il dominus del Pdl, e non l’evanescente segretario Angelino Alfano, e ha messo sul tavolo della maggioranza tripartita l’offerta concreta di dialogo (inciucio) sulla legge elettorale.
Il confronto è iniziato con la delegazione del Pdl che incontrerà le altre, anche quelle delle forze di opposizione (Lega e Idv) e dei movimenti non presenti in Parlamento (Sel, Rifondazione e Destra di Storace).
Ma nel grande ventre parlamentare del Pdl a tenere banco è un interrogativo che riguarda proprio il Cavaliere.
Se fino a sette giorni fa, il dilemma era “responsabile” o “falco”, ieri c’è stata un’altra metamorfosi.
Come riassumono vari deputati berlusconiani sorpresi e disorientati: “Abbiamo di nuovo due Berlusconi. Uno è quello di Libero che dice di essere bipolarista, vuole l’inciucio solo con il Pd e conferma Alfano candidato-premier, l’altro è quello del Giornale di Sallusti e Feltri che fonda un nuovo partito, sconfessa Alfano e propende per un sistema proporzionale”.
Il Cavaliere, con toni diversi, ha smentito entrambi i quotidiani a lui vicini e questo ha finito per alimentare altri dubbi e voci.
Sulla legge elettorale e il relativo sistema politico, il nodo sarà sciolto solo a settembre, dopo un logorante confronto di almeno sei-sette mesi, ma nel frattempo è chiaro a tutti che al ritorno del Cavaliere corrisponde un altro interrogativo: che farà il “padre nobile” B.?
Ieri il redivivo Sandro Bondi lo ha definito il più grande statista italiano dopo De Gasperi e qualche giorno prima il sottosegretario tecnico Gianfranco Polillo (in realtà sia socialista legato a Cicchitto, sia repubblicano vicino a Nucara) ha esplicitato un desiderio comune a molti: “Spero vada al Quirinale”.
Il tema ritorna e tutte le mosse dell’ex premier sembrano andare nella direzione del Quirinale.
Dice un ex ministro del suo governo, a microfoni spenti: “Il nuovo capo dello Stato sarà eletto nel 2013, quando si celebrerà il ventennio berlusconiano”.
Chi ha parlato con il Cavaliere in queste ore offre un altro indizio: “Ha la testa soprattutto per i suoi guai giudiziari (Mills e Ruby, ndr) e se dovesse risolverli a suo favore tutto è possibile, compreso un rinnovato interesse per il Quirinale”.
Anche per questo, Berlusconi ha inaugurato una serie di interviste all’estero (ieri a The Atlantic: “Con gli italiani non mi devo scusare di nulla, sanno che sono una brava persona”) con l’obiettivo principale di riabilitare la sua immagine, devastata dallo spread e dagli scandali sessuali.
Poi, la scelta di sistema per la Terza Repubblica prossima a venire farà il resto: Berlusconi al Quirinale, Monti o Passera a Palazzo Chigi (qualcuno fa il nome della Cancellieri), il centrista Casini presidente del Senato, il democrat D’Alema a capo della Camera. Solo fantapolitica?
No, in Transatlantico sono in tanti ormai a disegnare solo scenari di inciucio per il futuro.
E adesso, dopo tre mesi di silenzio, si torna a parlare di una casella da destinare al padre-padrone della destra. La più autorevole e prestigiosa.
Persino Fini ha definito la sua disponibilità al dialogo come “prova di grande maturazione”.
Con B. di nuovo in campo, il film della Terza Repubblica sta per cominciare sul serio. Senza dimenticare che, alla fine dell’anno, più di cento parlamentari del Pdl hanno presentato una proposta di legge per l’elezione diretta del capo dello Stato.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Napolitano, PD, PdL, Politica | Commenta »
Febbraio 1st, 2012 Riccardo Fucile
L’ELETTORATO NON GRADISCE, IL PDL È COSTRETTO ALLA RETROMARCIA…”SI RISCHIA CI SIA SOLO LA SANTANCHE’ E CHE CI TIRINO GLI ORTAGGI” CONFIDA UN COLLABORATORE
Ecco, è successo che i duri e puri del Pdl si fossero messi in testa di organizzare una mega
manifestazione a Milano contro i giudici che sono a un passo dalla condanna per corruzione del Cavaliere nel processo Mills.
Data prevista, sabato prossimo.
Davanti al Palazzo di Giustizia, avrebbero voluto i falchi, in piazza Duomo, imploravano le colombe.
La feroce macchina da propaganda del Pdl contro la “sentenza politica” del processo Mills si era già messa in moto quando un sondaggio, piovuto di prima mattina sul tavolo dello studio di Berlusconi ad Arcore, ha fatto sobbalzare tutti.
Persino Formigoni, venuto in visita all’ora di pranzo per fare il punto sulla questione del Pirellone e le minacce di Bossi.
L’analista della real casa, Alessandra Ghisleri, dava come “assolutamente negativa” l’idea della manifestazione, vista dall’elettorato del Pdl come “giusta, ma inopportuna, soprattutto in un momento di crisi generale”.
Di più: il dato sulle intenzioni di voto riportava una cifra bassa, molto bassa, “un pelino solo sopra il 19% — si è lasciato sfuggire un uomo del Cavaliere — che ci obbliga a risalire, altrimenti rischiamo di fare la fine dei Panda”.
Berlusconi ha quindi chiamato Verdini e gli ha detto di fare marcia indietro su tutta la linea.
“Non possiamo rischiare che ci siano poche persone — ha spiegato il Cavaliere — nè di avere contestazioni; il clima è cambiato, ci dobbiamo muovere con attenzione, ora è il momento di dare un segnale di tenuta e di credibilità ”.
Una retromarcia clamorosa. E dire che erano già partite le convocazioni dei “Berlusconi boys” e dei tesserati di tutta la Lombardia per un numero che la segreteria di via dell’Umiltà già aveva stimato nell’ordine “delle 15 mila persone, quello che sarebbe bastato a riempire corso di Porta Vittoria” davanti all’ingresso principale della procura meneghina.
Invece , niente. “Meglio stare coperti — ha detto Berlusconi parlando con Formigoni — anche se Niccolò (Ghedini) mi aveva detto che secondo lui era il modo migliore per fare pressione sulla Procura”.
Già , perchè l’idea è stata di Ghedini, che poi l’ha passata a Verdini che immediatamente ha messo in moto la prodigiosa macchina da guerra della “rivolta contro i giudici” targata Pdl.
Solo che poi, una volta deciso il dietrofront, è toccato sempre a Verdini di trovare una scusa buona per giustificare il passo indietro.
“Il Pdl è inondato dalle richieste, ma una manifestazione in favore di Berlusconi e per la riforma della giustizia non ci sarà — ha detto il colonnello arcoriano — è vero, posso confermare che da giorni siamo inondati da mail, telefonate e richieste di cittadini, militanti e dirigenti locali del Pdl che premono per una grande manifestazione nazionale di sostegno al presidente Berlusconi e di sollecitazione alla grande riforma liberale della giustizia italiana”.
“Comprendiamo le ragioni e i sentimenti del popolo azzurro — sono ancora parole di Verdini — e sappiamo bene che da anni, in Italia, si accetta un pervicace uso politico della giustizia, il tentativo di colpire l’avversario politico per via giudiziaria e di mettere in discussione nei tribunali ciò che gli elettori hanno deciso nelle urne. Ma la manifestazione, almeno per ora, non ci sarà ”.
Secondo Verdini, Berlusconi (“seppur emozionato e commosso per questa ondata di calore”) avrebbe scelto un profilo di responsabilità “al quale non intende derogare”. Meglio far finta di essere degli statisti che andare incontro a un boomerang mediatico di proporzioni gigantesche.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Giustizia, PdL, Politica | Commenta »