Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
“HA SOTTOVALUTATO I RISCHI DEL CORTEO DI SABATO, DOVEVA PREVENIRE”….”LA SINISTRA GLI HA LASCIATO PASSARE L’INEFFICIENZA SOLO PERCHE’ SPERA CHE STACCHI LA SPINA AL GOVERNO”
Non usa metafore Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, commentando gli scontri di sabato
a Roma, al corteo degli indignati, su Radio 24. Ai microfoni della “Zanzara”, Stracquadanio ha detto: “Gli scontri di Roma? Maroni incapace, ha sottovalutato il problema, doveva prevenire. Forse con gli scontri voleva far cadere il governo”.
L’esponente Pdl rincara la dose: “Se fossimo stati negli anni ’70 e il ministro degli interni si fosse chiamato Francesco Cossiga e fosse successo quello che è successo a Roma, noi ci troveremmo oggi nella stessa situazione politico parlamentare? Il discorso di ieri di Maroni non mi ha convinto: se fosse stato uno del ‘Pdl berlusconiano’ oggi avevamo il parlamento bloccato. Ma siccome per la sinistra Maroni è quello che, si spera, stacchi la spina, allora non si discute se l’intervento della polizia e la prevenzione svolta siano state adeguate”.
“Uomo dell’eutanasia”.
Secondo Stracquadanio, “non è normale che il ministro degli Interni sabato fosse a Varese e non a Roma dopo quello che era stato annunciato. Nella ricostruzione dei fatti di Maroni era totalmente assente la parte preventiva perchè preventivamente non ha fatto nulla”.
Il deputato pdl spiega poi di non comprendere la linea del ministro: “Ha sottovalutato il problema e da quando Maroni ha orientato la Lega sul voto di Papa in quel modo, il suo disegno politico non mi è chiaro. Ci sono state molte carenze nella prevenzione degli scontri e nella gestione della piazza e la sinistra gliel’ha lasciata passare perchè Maroni nell’immaginario collettivo dei nostri avversari è quello che è deve staccare la spina al nostro governo. E’ l’uomo dell’eutanasia – conclude Stracquadanio – e sta a Varese invece che occuparsi della manifestazione”.
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Ottobre 20th, 2011 Riccardo Fucile
ANCHE IL DEPUTATO LUIGI MIRO CONFERMA QUANTO DETTO IERI DA DI BIAGIO… A VERDINI SALTANO I NERVI E IN PARLAMENTO GLI URLA “PEZZO DI MERDA”…L’SMS DI GASPARRI: “MISERABILE, MERITI TUTTE LE DISGRAZIE POSSIBILI, FARAI UNA BRUTTA FINE”…COME MAI LA PROCURA NON APRE UN’INCHIESTA PER CORRUZIONE?
La denuncia dell’on. Aldo Di Biagio di Fli ha squarciato quel velo che copriva la bassezza di una politica ridotta a merce di scambio.
La diga si è rotta e il coraggio scorre senza freni.
Anche l’onorevole di Futuro e Libertà , Luigi Muro decide di raccontare la sua storia di resistenza.
Avvocato, 51 anni, sposato padre di tre figli, finiano da sempre, una lunga esperienza amministrativa: dieci anni sindaco di Procida, uno dei pochi a dimettersi da consigliere regionale una volta nominato assessore provinciale, Muro il 15 dicembre, giorno dopo la fiducia della vergogna, subentra a Domenico De Siano del Pdl eletto consigliere regionale in Campania.
“Ho resistito due mesi, poi non ce l’ho fatta più e a febbraio ho comunicato a Gasparri che sarei passato a Fli”, racconta Muro che spiega: “Mi piacerebbe andare sui giornali per ciò che faccio, ma di fronte all’antipolitica è importante che si sappia che ci sono anche persone che antepongono l’etica e la dignità al mercimonio”.
E Gasparri? “Sei folle! Devi ripeterle a Verdini queste cose”.
Le ho ripetute a Verdini, ma a lui non interessava proprio il piano politico, mi ha sopportato più che ascoltato e al termine mi h chiesto: dimmi cinque cose che desideri dopodichè mettici il timbro e considerale fatte. Vieni a vivere a Roma, tu fai l’avvocato ci penso io.
E io continuavo a fare ‘no’ con la testa.
Il giorno dopo Gasparri mi ha detto: è opportuno che tu parli anche con Berlusconi.
Non gliel’ho detto ma avevo deciso di non accettare.
Era giovedì, sono tornato a Procida, la sera a tavola ne ho parlato con la mia famiglia. Mio figlio mi ha detto: papà sbagli, devi dire in faccia a Berlusconi le ragioni che ti spingono ad andartene, in fin dei conti sei avvocato, hai una storia politica alle spalle, che ti importa se non farai più il deputato.
Ho comunicato a Gasparri che avrei incontrato il premier. Mi ha ricevuto a Palazzo Chigi, con me c’era Gasparri, il 17 marzo, giorno in cui era in corso il Consiglio dei ministri per decidere se aderire alla missione umanitaria in Libia.
Ero molto imbarazzato ‘Presidente non credo di essere così importante, ci vediamo un’altra volta’.
E lui ‘No, no è importante altrochè! Dimmi, che problemi hai?’.
I miei problemi riguardavano la politica, gli ho spiegato che venivo da una storia di passioni sulla scia di Tatarella, ho denunciato la situazione in Campania con Cosentino con gli annessi e connessi.
Lui ha cominciato a disquisire dei massimi sistemi, poi ha contestato duramente la scelta di Fini, infine come un vecchio patriarca mi ha messo la mano sulla spalla: ‘Che ti importa di tutto questo, te ne vieni a Roma, fai politica nazionale, qui ci siamo noi e starai bene’.
Prima di salutarci, dopo oltre un’ora, mi ha chiesto se avevo parlato con Verdini. Sì, sì. ‘Bene, condivido tutto quello che ti ha offerto Verdini’.
Il 20 marzo ho partecipato all’assemblea nazionale di Fli.
Il giorno dopo ho ricevuto un sms di Gasparri in cui mi dava del traditore e molto altro.
A Pasqua, in virtù della lunga militanza in An gli ho inviato gli auguri aggiungendo che la mia era stata una scelta giusta e non di convenienza.
Mi ha risposto, guardi l’ho conservato” dice mostrandomi il cellulare: “Altro che Buona Pasqua, sei un miserabile, meriti tutte le disgrazie possibili e immaginabili. Vedrai che fine farai!’.
Alla delusione politica si è aggiunta quella umana che ha rafforzato le mie convinzioni: “per due mesi nel Pdl mi sono sentito come in carcere, ora faccio il parlamentare da uomo libero”.
Il fattore umano spesso sfugge alla logica della convenienza che avrebbe consigliato a Verdini di tacere.
Invece l’addetto alla compravendita dei parlamentari, dopo aver letto sul Fatto l’intervista all’on. Di Biagio e la storia di Ricardo Merlo è entrato nell’aula della Camera, e come una furia gli ha urlato: “Ti chiameranno i miei avvocati”.
Pronta la risposta di Di Biagio: “Fai pure, porto al magistrato le registrazioni, che problema c’è?!”.
È stato come parlare al diavolo di acqua santa. “Allora non ti querelo più, però tu sei un pezzo di. merda” espressione non propriamente oxfordiana, ma coerente con lo stile della maggioranza.
“Vuoi scommettere che io ti faccio rimangiare queste parole?” rilancia Di Biagio.
Provvidenziale per Verdini l’arrivo di Bocchino: “Lascia perdere, non conosci Aldo, dai retta a me, non ti conviene” .
Scena appetitosa per colleghi e fotografi e anche per il presidente Fini che se la gustava dallo scranno trattenendo a fatica il sorriso.
Un attimo dopo ecco il mea culpa: “Ti chiedo scusa non volevo offenderti”.
Epiteto pronunciato a sua insaputa.
Poco dopo il portavoce di Verdini chiama la segreteria di Di Biagio rinnovando le scuse a nome del “Dimmi cinque cose che desiderio” annunciando un comunicato per renderle pubbliche.
Ma dall’altra parte del filo una voce ha risposto con un gentile: non importa.
Mentre l’on. Luigi Bellotti, che in cambio del suo passaggio da Fli al Pdl ha portato a casa una poltrona da sottosegretario al Welfare, come raccontato ieri al Fatto da Aldo Di Biagio, non ha avuto alcun sussulto nel leggere la sua storia di “acquistato”.
“E cosa possono dire? Si sono venduti la nostra anima in cambio, come fece Giuda Iscariota, di trenta denari” esclama Di Biagio.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile
“UNA MISURA PALESEMENTE ILLEGGITIMA”: IL PARERE DEL PROF. AZZARITI DELLA SAPIENZA DI ROMA….”UNA REINTERPRETAZIONE IN CHIAVE CENSITARIA DI UN NOSTRO DIRITTO FONDAMENTALE, UNA FOLLIA COSTITUZIONALE”
Una misura «palesemente illegittima». Di più: «Una follia costituzionale».
Gaetano Azzariti, docente di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, non ha dubbi: «Quella del ministro dell’Interno rischia di essere una reinterpretazione in chiave censitaria di una nostra libertà fondamentale».
Insomma non è pensabile obbligare gli organizzatori di una manifestazione a prestare garanzie patrimoniali per gli eventuali danni provocati
«L’articolo 17 della Costituzione è chiaro: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Punto e basta. La nostra Costituzione non prevede il pagamento di un obolo e la libertà di riunione non può certo subire alcun impedimento di carattere economico».
Non ci sono limiti al diritto di manifestare?
«Leggiamo l’ultimo comma dell’articolo 17: “Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità , che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”. È chiaro? Il diritto di manifestare non ha altro vincolo se non quello dell’ordine pubblico, questo è il cuore della libertà costituzionale di riunione».
Chi difende allora la cittadinanza dai danni provocati da un corteo?
«È chiaro che gli atti vandalici sono comportamenti penalmente rilevanti, che chiamano in causa responsabilità personali anche per quanto riguarda il risarcimento dei danni. Per il resto tali reati non rappresentano una cattiva utilizzazione della libertà di riunione, al contrario limitano quella libertà , esercitata dalla maggioranza pacifica dei manifestanti».
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile
“QUANDO RIFIUTAI E TORNAI A CASA, SENTIRMI DIRE DA MIA FIGLIA 18ENNE CHE ERA FIERA DI ME E’ STATA UNA GIOIA ENORME CHE QUESTI CORRUTTORI NON PROVERANNO MAI”…”DIMMI CINQUE COSE CHE DESIDERI E L’ACCORDO E’ FATTO”: A MERLO OFFRIRONO LA POLTRONA DI VICEMINISTRO DEGLI ESTERI
“Aldo ti devo parlare subito, subito”. La voce dall’altra parte del filo è dolce quasi come un
confetto.
Aldo Di Biagio, deputato di Fli eletto nel 2008 per la circoscrizione Europa.
Siamo a dicembre, nel pieno del mercato dei parlamentari, i telefoni dei possibili “aquistabili” sono incandescenti, il tempo stringe, la maggioranza langue e la fiducia per il governo è una questione di vita o di morte.
Di Biagio, doppia nazionalità italo-croata, passato in An, finiano doc, una vita nel patronato, nel sindacato e nel volontariato, sposato, padre di tre figlie, ha voglia di raccontarlo tutto il “disgusto” provato e confessa: “Se Fini non fosse stato cacciato e non fosse nato Fli me ne sarei andato nel Gruppo misto, non ne potevo più di vedere ruberie di ogni tipo, nani e ballerine come figurine telecomandate, scene indecenti”.
I rapporti con la collega-imprenditrice inviata in avanscoperta, poi nel caso in cui il terreno si fosse rivelato fertile la mano passerebbe ad altri per sottoscrivere il nobile “contratto ”, sono sempre stati cordiali.
Lei lo attende nel corridoio, lui le va incontro: “Sai Aldo, da te ci aspettiamo un atteggiamento serio e coerente. Guarda al futuro, fatti una fondazione e noi ti diamo 1 milione e mezzo di euro di Finmeccanica”.
“Mi dispiace ma la mattina voglio continuare a guardarmi allo specchio per trovarci proprio quella persona coerente e seria che sono”.
Lei lo guarda incredula.
“Ci siamo salutati cordialmente, non aveva fatto altro che eseguire il mandato ricevuto da Verdini, queste sono le loro regole vergognose, o le accetti o sei fuori. Capisco che di questi tempi potrebbe sembrare retorico, ma tornare a casa e sentirsi dire da mia figlia più grande che ha 18 anni ‘sono fiera di te’ è stata una gioia enorme che questi non proveranno mai” aggiunge con orgoglio di padre.
La compravendita, il punto più alto della bassezza della politica berlusconiana non è un reato a meno che, come nel caso di Di Biagio, la merce di scambio non sia Finmeccanica, società partecipata dallo Stato, dunque soldi pubblici.
Perchè non si è rivolto alla magistratura?
“Non credo sia stato un caso che la proposta mi sia stata fatta nel corridoio! Comunque il peso della mia parola è sufficiente a provare il ‘reato politico”.
La notte Di Biagio l’ha trascorsa in bianco al fianco di Luca Bellotti (Pdl passato a Fli tornato all’ovile).
“Cercavo di sostenerlo mentre riceveva telefonate a raffica da Verdini e da Berlusconi fino a che non si è scaricato il cellulare”.
Ah sì, la famosa notte raccontata così da Berlusconi alla festa dei giovani del Ppe: “Fini avrebbe fatto meglio a restare con noi perchè molti dei suoi sono pronti a fare ritorno alla ‘casa madre’, ho fatto incontri tutta la notte anche se avrei preferito incontrare belle ragazze”.
E cosa gli diceva Verdini?
“La domanda da manuale: dicci cinque cose che desideri, quale problema vuoi che ti risolviamo?”. Tempo buttato via visto che Bellotti alla fine ha ceduto per un posto da sottosegretario al Welfare.
E cos’altro?
“Sapevo che il suo impianto di pannelli solari non navigava in buone acque, non è difficile immaginare come si sia conclusa la trattativa ” risponde allargando le braccia e ripete: “Scene indecenti come quella volta in Brasile”.
Quando al fianco di Berlusconi c’era il fido Lavitola. “Sì anch’io ho partecipato a quella missione: pseudo imprenditori italiani, puttanieri, ricottai che accreditati da Lavitola si presentavano in compagnia di ragazzine che sgomitavano per essere scelte. E lui, il nostro presidente del Consiglio si scambiava i numeri di telefono.
Da rabbrividire.
Per rendersi conto della credibilità di cui gode all’estero, la conduttrice di un famoso programma brasiliano di satira con indosso una pelliccia e sotto nuda, ha cercato di farsi riprendere mentre si gettava tra le sue braccia”.
Ma c’è un’altra storia di compravendita fallita rimasta top secret, quella del deputato Ricardo Merlo, eletto con 53.000 preferenza nella corcoscrizione America Latina.
Denis Verdini è andato nel suo appartamento romano per chiedergli: “dicci 5 cinque cose che desideri”.
Poi ha telefonato a Berlusconi e glielo ha passato. Infine la carta segreta ritenuta vincente: una poltrona da viceministro agli Esteri
“Io posso fare accordi sulla base di un progetto politico, ma un obiettivo non si può raggiungere a qualunque prezzo altrimenti perde di valore. Noi siamo contro la corruzione, contro quelli che fanno politica non per la gente, ma per se stessi” e con un sorriso sornione Merlo aggiunge: “Poi io non ho bisogno di soldi”.
Il suo movimento — che conta anche la senatrice Mirella Giai — si è astenuto dal votare la fiducia.
“Poi ci siamo resi conto che questo governo non fa il bene del Paese e degli italiani all’estero perchè non si può prescindere da onestà , trasparenza e credibilità . Berlusconi è ancora qui, ma è già passato. à‰ tempo di costruire il futuro”.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotdiano”)
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Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile
A BOLOGNA UNA FESTA POST BUNGA-BUNGA: “SERVE UN RINNOVAMENTO, LA POLITICA DI SILVIO ANDAVA BENE 15 ANNI FA, NON OGGI”…. “ALFANO? UN BUON SOSTITUTO”
Eccoli i ragazzi del post-berlusconismo, quelli che guardano già oltre. 
Dopo essere stati post-fascisti, abituati come sono stati a mettere passati scomodi alle spalle, per questi orfani di Gianfranco Fini archiviare anche un personaggio mai troppo amato come il Cavaliere sarà molto facile.
In realtà lo stanno già facendo. Aspettano solo la fine della legislatura, poi il nome Berlusconi finirà tra le reliquie.
Alla prima festa provinciale della Giovane Italia di Bologna, l’ala giovanile del Popolo della libertà , non va in scena nessun party in stile Palazzo Grazioli, di quelli tra consumati tra soubrette, barzellette e schitarrate di Apicella.
Pochi saluti romani, nessuna croce uncinata (almeno alla presenza di chi scrive, ndr), questi ragazzi e ragazze al 99 % provenienti dalle file di quella che fu Alleanza nazionale, al bunga bunga preferiscono musica identitaria, un trancio di pizza, una birra, e soprattutto niente canne.
Se parlando di politica sembrano tutti addestrati a non mettere mai in discussione il partito, lo sconcerto per gli scandali sessuali che hanno travolto il loro premier è condiviso e imbarazza.
“Il problema diventa tale quando le donne che si porta nella camera da letto vengono candidate nei listini bloccati piuttosto che in altri ruoli”, spiega Lavinia, milanese di 25 anni con un passato quasi decennale di militanza tra le file dei giovani di An.
Runa ha 23 anni, è bolognese.
Da dietro i suoi giganteschi occhiali colorati racconta i suoi valori: onore, patria, rispetto dei patti, famiglia.
Di fronte a questi valori l’immagine delle donne venuta fuori dalle vicende del premier non la mettono a suo agio nella sua azione politica.
“Stare dietro a un banchetto col simbolo del Pdl ti fa ricevere degli appellativi poco simpatici quando sei una donna”.
Runa, come molti dei suoi colleghi di partito guarda già oltre, e anche se difende l’azione del suo partito nel governo, nel futuro per l’attuale presidente del Consiglio non c’è spazio: “Secondo me ci vorrebbe un rinnovamento, la politica di Berlusconi andava bene 15 anni, non adesso”.
Enrico, 21 anni, non ha peli sulla lingua per definire il suo pensiero a riguardo: “Una persona di destra ha dei valori, l’identità del proprio paese, la famiglia, la vita. Sicuramente per i ragazzi che fanno militanza le vicende del nostro premier non sono state un toccasana”.
Allora non sarà un caso dunque che anche per le vie di Bologna il nome di Berlusconi sia sparito dai manifesti elettorali: quel nome imbarazza.
Su chi dovrà succedere a Berlusconi, tuttavia, c’è molta incertezza tra questi ragazzi.
Un nome torna sulla bocca di molti, quello di Angelino Alfano.
Colpisce che non salti fuori un nome ex An, ma del resto, quello che fino a un anno fa sarebbe stato il naturale successore non c’è più.
“Quella dell’addio di Fini è una pagina dolorosa per ognuno di noi. Credevamo in lui e abbiamo scelto di fare politica perchè c’era lui”, raccontano un po’ tutti.
Intanto, sul fronte musicale della festa, dopo un canzone rockettara dal ritornello evocativo, Eja eja alalà , arriva un brano abbastanza inaspettato, l’Avvelenata di Guccini, cantato a squarciagola da tutti i quaranta-cinquanta presenti.
Naturalmente nel punto dove la canzone parla di “compagni”, la variazione sul pezzo è unanime e l’urlo si alza chiaro: “Camerati!”.
Poco prima una ragazza spiega il suo parere sulla recente vicenda della legge bavaglio, che ha visto per qualche giorno a rischio la stessa esistenza del sito di Wikipedia: “Levare la libertà di espressione no, ma mettere un freno quando è troppo è giusto”.
Cos’è “troppo” quando si parla di libertà di espressione e Wikipedia non è chiaro. Insomma, non saranno berlusconiani, ma del resto questa Giovane Italia è cresciuta a pane, nutella e Almirante.
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Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile
L’ AVVISO DI CHIUSURA INDAGINE PER FALSO IDEOLOGICO NOTIFICATO A 15 PERSONE, TRA CUI 4 CONSIGLIERI PROV. MILANESI DEL PDL E LA ATTUALE COLLABORATRICE DI NICOLE MINETTI
Lo scrive il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, nell’avviso di chiusura delle
indagini per falso ideologico, notificato a 15 persone, tra cui 4 consiglieri provinciali milanesi del Pdl e Clotilde Strada, collaboratrice di Nicole Minetti e all’epoca responsabile del partito per la raccolta delle firme.
Nell’atto si parla di “firme apocrife”.
In particolare, le indagini degli inquirenti hanno accertato la falsità di 618 firme presentate per la lista “Per la Lombardia” di Formigoni (a sostegno del listino ne vennero presentate circa 3800 in totale e la quota necessaria per legge è di 3500) e di 308 firme per la lista della circoscrizione provinciale milanese del Pdl.
Secondo gli inquirenti, poi, il sistema di falsificazione delle firme per le elezioni del 28-29 marzo 2010 era già stato messo in piedi tra gennaio e febbraio.
Clotilde Strada, come si legge nell’avviso di chiusura che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, ha agito “in qualità di vice responsabile del settore elettorale del Pdl Lombardia, ma in concreto unica effettiva responsabile dell’attività di raccolta delle firme dei sottoscrittori necessarie per la presentazione delle liste”.
E ha agito in “concorso” con i consiglieri provinciali Massimo Turci e Barbara Calzavara, anche loro indagati, assieme agli altri due consiglieri della Provincia, Nicolò Mardegan e Marco Martino. Strada, stando al capo di imputazione, avrebbe consegnato a Turci e Calzavara, nell’ambito di un “disegno criminoso”, gli “elenchi dei sottoscrittori” delle liste “già compilati con le generalità complete e le firme apocrife”.
I consiglieri, che dovevano autenticare le firme in qualità di “pubblici ufficiali”, attestavano invece “artatamente” di avere “previamente identificato ciascun sottoscrittore con il documento”, quando in realtà non lo avevano fatto.
E in più, sempre stando all’imputazione, attestavano “falsamente” come “vere, autentiche ed apposte in loro presenza” firme che non lo erano.
Al consigliere Turci è contestato di avere da solo autenticato 536 firme false del ‘listinò di Formigoni e 205 di quello del Pdl.
Tra gli indagati anche il consigliere provinciale di Varese del Pdl Franco Binaghi, il sindaco di Magenta (Milano) Luca del Gobbo, il consigliere provinciale di Pavia Gianluigi Secchi e quello provinciale di Monza Massimo Vergani.
L’inchiesta era nata a seguito di un esposto in Procura dei Radicali di Marco Cappato che, dopo aver dato battaglia nei tribunali amministrativi per chiedere l’annullamento delle elezioni, si erano presentati con tre scatoloni con dentro oltre 500 firme da loro ritenute false.
Nel corso delle indagini era anche stato sentito come teste Guido Podestà , presidente della Provincia di Milano ed ex coordinatore lombardo del Pdl.
Nella primavera del 2010 il listino dell’attuale presidente della Lombardia, fu momentaneamente escluso dalla competizione elettorale (per essere poi riammesso all’ultimo momento).
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Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI SINDACATI (QUASI TUTTI DI DESTRA): “NON SIAMO PIU’ IN GRADO DI TUTELARE LA SICUREZZA”… UN BIDONE- SALVADANAIO PER RACCOGLIERE I CONTRIBUTI, SOLIDARIETA’ DAI CITTADINI
“Cari cittadini, i tagli che il governo ha fatto alla benzina delle auto della polizia (ma non alle
autoblu della casta politica) ci impediscono di garantire la vostra sicurezza e la vostra incolumità . Per questo oggi siamo in piazza a chiedervi una vostra donazione affinchè si possano ricostituire i fondi per l’acquisto del carburante che consentirà di tutelare la vostra sicuerzza, la vostra difesa, la vosrta incolumità pubblica”.
Non era mai successo, dalla storia della Repubblica, che la polizia facesse la “questua” alla popolazione per potersi finanziare il carburante delle Volanti.
Detto fatto.
Stamattina i sindacati di polizia (quasi tutti di centrodestra) si sono dati appuntamento alla Camera e hanno esposto un bidone come salvadanaio per raccogliere le offerte che sperano, dice Filippo Girella dell’Ugl, arrivino anche dai deputati.
Alla gente distribuiscono un clamoroso volantino intitolato “Allarme Rosso” con la grafica di un titolo di debito (“Obbligazione per avere maggiore sicuezza, legalità e sviluppo”), con tanto di codice Iban e conto postale del “Fondo assistenza Ministero dell’Interno” per chi volesse contribuire in modo più sostanzioso al risanamento del deficit del Viminale.
I vertici dei sindacati sono stati ricevuti dal presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Promotori di questa clamorosa inziativa una parte dei sindacati di polizia: l’Ugl, Sap Consap, Sappe (area centrodestra), Siulp area centro, e Uil area centrosinistra. Insieme a loro si sono uniti anche i sindacati del Corpo Forestale dello Stato e dei Vigili del Fuoco.
Assenti, come sempre, finanzieri e carabinieri che, per statuto, essendo militari, non hanno diritto di protestare.
La restante parte dei sindacati, i Funzionari di polizia, il Siap, il Coisp, e la Silp per la Cgil (indipendenti, centro e sinistra), si riuniranno a piazza delle 5 Lune vicino al Senato per protestare contro la politica dei tagli di questa maggioranza, proprio nel momento in cui il ministro dell’Interno Maroni relazionerà a Palazzo Madama sui fatti di sabato, annunciando l’inasprimento delle norme antinerovestiti con la riedizione della legge Reale.
“Il governo – hanno spiegato Enzo Letizia, dell’Anfp, e Giuseppe Tiani del Coisp – per tre anni non ha fatto una reale lotta all’evasione fiscale. È ora che si assuma le sue responsabilità , e non faccia decidere la politica della sicurezza dai ragionieri. Ci domandiamo: i 660 milioni di tagli delle manovre estive e autunnali dove colpiranno: sulle assunzioni di nuovi poliziotti quando già da anni siamo in sottoorganico? Sugli straordinari? Ricordiamo che stiamo ricevendo oggi quelli del 2009. O riducendo ancora le risorse per la benzina automezzi? Dall’anno prossimo per le Alfa 159 scadono i conrtatti per le riparazioni in garanzia: chi pagherà la manutenzione? Oppure taglieranno ancora sugli affitti che in molti casi da anni non vengono pagati?”.
“Riteniamo vergognoso e inaccettabile il taglio delle risorse al comparto della sicurezza. Si sta mettendo a rischio uno dei diritti fondamentali dei cittadini, con il quale il governo si è riempito la bocca in campagna elettorale, per poi smentirsi nei fatti”.
E’ quanto dichiarano, in una nota congiunta, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
“La Polizia – aggiungono – ormai non ha nemmeno i fondi per pagare il carburante delle volanti. Federconsumatori e Adusbef, che sostengono le motivazioni della protesta che ha portato gli agenti di Polizia in piazza oggi nelle città italiane, simbolicamente regaleranno loro un pieno di benzina. Crediamo che la sicurezza e la legalità – concludono Trefiletti e lannutti – non possano per nessuna ragione essere messe in secondo piano rispetto a questioni di bilancio”.
Nel giorno della protesta il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiesto all’esecutivo di garantire i fondi per le forze dell’ordine.
eFini ha auspicato che il “governo possa reperire le risorse necessarie per garantire alle forze dell’ordine i mezzi adeguati all’adempimento dei loro doveri in materia di sicurezza e si è augurato che dal dibattito parlamentare possano giungere concreti segnali per la soluzione di queste problematiche”.
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Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile
FLI RISALE NEI SONDAGGI E RITORNA PUNTUALE LA RICHIESTA DI DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA… MARCHETTARI ED EX PIDUISTI PREFERISCONO LA CAMERA CON IL LETTONE DI PUTIN
L’escalation in corso è il preludio della resa dei conti finale.
Le scintille tra Pdl e Gianfranco Fini hanno acceso ormai un incendio.
Prima le dimissioni – invocate dal presidente della Camera – del ministro sotto inchiesta per mafia Saverio Romano.
Ieri la richiesta dei berlusconiani di consentire la partecipazione di Alfonso Papa (dal carcere) all’attività parlamentare.
Ogni polemica diventa un caso politico. Con l’evidente obiettivo degli uomini del Cavaliere di dimostrare la «incompatibilità » del leader dei Fli a ricoprire ancora la terza carica dello Stato
Oggi a mezzogiorno l’ufficio di presidenza del gruppo del Pdl si è riunita a Montecitorio per discutere, tra l’altro, della strategia di assedio a Gianfranco Fini.
La tentazione che attraversa di nuovo i falchi del partito, a cominciare dal capogruppo Cicchitto, è quella di portare in aula un ordine del giorno o un atto di sfiducia politica del presidente della Camera.
Una mozione che «delegittimi» la terza carica dello Stato non è ammissibile a norma di regolamento, il fondatore di Fli l’ha già cassata mesi addietro.
Il nuovo affondo prenderebbe spunto dal diniego di ridiscutere il rendiconto bocciato dall’aula e dalla richiesta di dimissioni del ministro dell’Agricoltura.
Ieri l’ultima collisione.
Cicchitto, Quagliariello e Laboccetta vanno a Poggioreale per incontrare il collega Papa, in carcere da luglio per l’inchiesta P4. Il processo a carico suo e di Bisignani inizia il 26 ottobre.
I pm Curcio e Woodcock hanno citato 25 testimoni fra i quali Marco Milanese, indagato nell’altra inchiesta della Procura di Napoli.
Il deputato Pdl non si è dimesso. Conseguenza: viene conteggiato ugualmente durante le votazioni alla Camera (sempre più a rischio per la maggioranza), come se fosse presente, concorrendo così al raggiungimento del numero legale.
«Un paradosso inaccettabile» per Cicchitto e gli altri che se la prendono con Fini e la sua «burocrazia perversa».
Quagliariello sostiene che Papa avrebbe anche chiesto di poter esercitare le funzioni non legate alla presenza fisica in Parlamento e che il presidente non gli avrebbe risposto.
La presidenza della Camera replica con una lunga nota, per far presente che non è pervenuta alcuna richiesta di Papa e che sul numero legale sono state rispettate le regole e la Costituzione.
Cicchitto e Quagliariello contrattaccano: «Burocratico cinismo».
E Fini ancora replica: «Definire burocratico cinismo l’applicazione della Costituzione e dei regolamenti di Montecitorio è la riprova di quale concezione hanno della democrazia parlamentare».
Angelino Alfano due giorni fa aveva parlato di «vulnus grave» da parte del presidente.
Ai ferri corti, a dir poco.
Le resistenze opposte dalle «colombe» pidiellini al documento di «sfiducia» nascono dai rischi che potrebbe comportare una nuova prova di forza in aula, superata a stento la scorsa settimana.
Tanto più con le fibrillazioni in atto nel Pdl. Per non dire della possibile reazione del Quirinale e del muro della inammissibilità che la presidenza della Camera quasi sicuramente ergerebbe anche stavolta.
Altra grana esplosa in queste ore nel Pdl quella legata a Fabio Gava, lo scajoliano che con la Destro ha lasciato il gruppo.
La maggioranza si è accorta che col suo passaggio al misto è diventata minoranza nella delicatissima giunta per le autorizzazioni della Camera: lui era decisivo e l’11-10 ora si è capovolto.
Il premier Berlusconi ha ordinato non a caso di tentare una disperata ricucitura e di fermare l’espulsione dei due. Gava avverte: «Casini mi vuole vedere».
Ma intanto sospende il passaggio al misto.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 18th, 2011 Riccardo Fucile
GIA’ PRONTO IL DEPLIANT ELETTORALE DEL GOVERNO, TRA MISTICA, PROPAGANDA E MANIPOLAZIONE…PROIETTA, CON MENO EFFICACIA, L’ALMANACCONE IN UNA REALTA’ PARALLELA
E in mezzo a questo disastro, nel pieno di una crisi che lascerà rovine per anni, il governo
Berlusconi celebra se stesso con un almanaccone che fra le tante sue nequizie ha almeno il pregio di mostrare che anche sul terreno della comunicazione, un tempo inespugnabile, il berlusconismo sta ormai abbastanza alla frutta.Sono 64 pagine illustrate di pronto uso elettorale: «Il governo Berlusconi. Le principali realizzazioni (maggio 2008-ottobre 2011»; e a cominciare dal titolo e dalla copertina si capisce che il modello, la fattura, la cura, le foto, i testi e dunque anche l’efficacia dell’opuscolo sono di gran lunga al di sotto delle diverse iniziative editoriali che, fra mistica e propaganda, innovazione e manipolazione, hanno comunque segnato poco meno di un ventennio.
Nulla di paragonabile al formidabile «Una storia italiana» (2001), pregevole monumento fotoromanzato in funzione di culto della personalità ; c’è qualcosa semmai della susseguente e assai meno celebrata «Una vera storia italiana» (2006), che per la verità tanto italiana non era, risultando poi alcune foto scattate all’estero, nei paesi scandinavi, ma spacciate come parte del paesaggio domestico.
In quest’ultimo caso il corredo iconografico pare più spiccatamente ispirato ai depliant delle assicurazioni e del turismo.
Si vedono amabili vecchiette al mercato, giovani coppie ideali e famigliole perfette sul divano, ma così liete nelle loro perfezioni che la mamma si fa pure la fotografia.
I ritocchi della grafica computerizzata si sprecano.
Giovanotti cravattoni al computer, veline convertitesi alla modestia nei call-center, tutti straordinariamente felici.
E poi neonati paffuti, graziose soldatesse, sale operatorie da telefilm americano, scolaresche fervide e mansuete.
Si gira pagina e con il tipico sussulto del malricordo compare addirittura l’abominevole «social card».
Quindi si passa alla sicurezza e arrivano i posti di blocco, le manette, la Guardia di finanza che ha sequestrato un mucchio di cose che non si capiscono, meglio non farle vedere perchè rovinerebbero l’atmosfera di asettica felicità , e sul turismo è la volta del Colosseo e tanto mare azzurro, e i pini sul golfo di Napoli e così l’oleografia va a saturare il libro dei sogni.
Ora, nessuno pensa che un prodotto del genere debba percorrere strade originali, suggestioni veristiche, visionarie o anti-glamour.
È anche possibile che sia il frutto inconfessabile di un riciclaggio, o almeno: nell’agosto scorso Berlusconi durante un incontro con le parti sociali fece dono agli incolpevoli partecipanti di un altro opuscolo, quest’ultimo curato dalla Santanchè e spaventosamente intitolato «Il governo rendiconta i provvedimenti approvati. Novità e opportunità ». Sarebbe interessante un confronto fra le due opere, e ancora di più il rendiconto di quanto sono costate al contribuente.
Ma il dato politico che forse vale la pena di sottolineare è che le foto di Lui sono stavolta assai meno di quante si possa immaginare.
Nell’opuscolo del 2001, spedito per posta, c’erano in media due Berlusconi per ogni pagina.
Qui ce n’è il minimo indispensabile e a parte un festoso abbraccio con Obama e Medvedev sono tutte parecchio ufficiali e ingessate.
In compenso, la titolazione e i testi sono decisamente lunari, nel senso che lo slancio di devozione al pensiero positivo finisce per mangiare se stesso e il risultato a livello cognitivo proietta l’almanaccone in una realtà remota e parallela, viene fuori una specie di scimmia educata della società italiana, un mondo irreale e a suo modo meraviglioso in cui il governo si prende cura di tutti nel modo migliore.
Tutto è bene, tutto è amicizia.
«Fisco amico», «Reti amiche», «Linea amica».
Misteriose iniziative e arcani progetti spuntano così fra le pagine patinate, «Progetto Excelsior», «Tremonti Bond», «Operazione Strade Sicure», «il Ponte dell’Energia sullo Stretto».
La cultura pubblicitaria del berlusconismo non ha minimente preso atto di questo minimo impedimento che è la crisi economica più dura del dopoguerra, per cui cari lettori approfittate della «Rivoluzione in farmacia», visitate i «Campus Mentis», traete vantaggio dal «Fondo Mecenati», state sicuri con «Zero file allo Sportello» e brindate alla «Giornata nazionale della bicicletta».
Eppure il curatore, onorevole Palmieri, è un tecnico di buon livello e queste cose le saprebbe anche fare.
Ma la crisi senile del berlusconismo è evidentemente un fenomeno molto più profondo di quanto si possa immaginare; e d’accordo che si tratta di propaganda, che sotto elezioni non si va per il sottile, che il pubblico è spesso indifeso, ma qui sembra saltato di brutto il collegamento con la realtà , e quando si chiude la pubblicazione un po’ viene da ridere e un altro po’ da piangere.
Fino a qualche anno fa questi due sentimenti erano incompatibili, ora non più e anche quest’ultima pare una delle «principali realizzazioni» che il berlusconismo ha recato in dote ai cittadini trasformandoli in spettatori permanenti di comiche e infelici assurdità .
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)
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