Dicembre 5th, 2015 Riccardo Fucile
SOSPESA L’APERTURA DELLE CANDIDATURE, Il PD NON SI PRESENTA ALLA RIUNIONE DEL COMITATO ORGANIZZATORE
È sempre stato il terreno di scontro più evidente perchè è lì, sulle date delle primarie, che si sono scaricate le tensioni politiche di questa lunga corsa verso il 2016, anche quelle consumate dietro le quinte.
Ed è sul calendario che è ripartita la rissa. Nel tutti contro tutti che più o meno pubblicamente sta andando in scena nel centrosinistra – il Pd contro Giuliano Pisapia, Sel contro il Pd e viceversa – a rimanere incastrato è stato proprio l’avvio del motore operativo della consultazione.
Che rischia di essere travolto dal caos che si respira attorno alle candidature e agli schieramenti di campo. A meno che, tra oggi e domani, non ci sia una riunione della coalizione convocata in extremis che sigli la pace su quando chiamare al voto gli elettori.
Il giorno della convocazione ai gazebo era già destinato a slittare, probabilmente dal 7 al 28 febbraio.
Certo, sarebbe stata la coalizione a fissare esattamente e ufficialmente la data, ma anche la questione tempi rientrava nell’accordo raggiunto tra Matteo Renzi e Giuliano Pisapia.
Una sorta di punto di incontro tra quel 20 marzo che il Pd vuole trasformare in un election day nazionale e l’avvio decretato a Milano. Non solo.
Anche la fine del periodo di raccolta delle firme, in questo nuovo schema, avrebbe potuto allungarsi partendo lunedì prossimo e arrivando al 20 gennaio. Questa, almeno, era la proposta arrivata dallo stesso sindaco e recapitata ai partiti. Ma che Sel, come sostiene il Pd, non avrebbe condiviso
Sembrava esserci un’unica certezza per le primarie: il via fissato il 7 dicembre.
Mancavano soltanto gli ultimi dettagli, come la certificazione dei moduli. Questioni tecniche, insomma, che il comitato organizzativo delle primarie avrebbe dovuto decidere ieri. Ma la riunione convocata per le 18 non si è mai tenuta.
Per il Pd – che insieme ad altri pezzi della maggioranza non si è presentato – sarebbe stato impossibile partire senza sapere con esattezza i confini temporali entro cui concludere la raccolta delle firme e soprattutto il giorno del voto.
Un caso formale, insomma, che però ha scatenato il caos. E che nasconderebbe l’esigenza di un chiarimento in più che il Pd attende da Pisapia sul ruolo che il sindaco intende svolgere: sarà “arbitro” o “giocatore” delle primarie, per dirla con il segretario regionale Alessandro Alfieri?
Per capire il clima, basterebbero le versioni contrastanti e soprattutto le accuse reciproche che si sono scambiati i protagonisti.
Ore di tensione che raccontano qualcosa di più di un semplice problema di calendario. “Gli esponenti del Pd non si sono presentati alla riunione del comitato, boicottando di fatto l’avvio delle primarie già decise e sottoscritte da tutta la coalizione”, è scattata la coordinatrice di Sel, Anita Pirovano.
Che attacca: “È un fatto gravissimo e chiediamo al Pd chiarezza e trasparenza sul percorso che si erano impegnati a percorrere. Di giochini di palazzo, Milano non ha bisogno”. Di più. Loro, dice, lunedì vogliono iniziare a raccogliere le firme. E “se non saranno quelle per le candidature, chiederemo a tutto il centrosinistra di firmare per liberare le primarie”.
Ribatte il segretario milanese del Pd, Pietro Bussolati: “Da Sel accuse assurde. Forse non si sono accorti che mancava tutta la coalizione. Il motivo è semplice: dopo il viaggio a Roma del sindaco tutti aspettavano una proposta sulla data che sia condivisa dalla coalizione (e quindi anche da Sel). Nessuno boicotta nulla, noi siamo prontissimi. Semmai consiglierei loro di rivolgersi al coordinatore nazionale Fratoianni che un giorno sì e l’altro pure mette in dubbio la loro partecipazione”.
E nel weekend si tenterà di salvare il salvabile, per riuscire a partire. Ostacoli tecnici non ce ne sono. Ma da superare ci sono steccati politici ancora più difficili da abbattere.
Rimandare la data di inizio della raccolta delle firme equivarrebbe a spedire un ulteriore segnale di confusione. E di divisione.
L’ipotesi su cui si lavorerà resta quella del sindaco: iniziare subito, chiudere la fase della candidature il 20 gennaio, per poi fissare il voto al 28 febbraio.
Alessia Gallione
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2015 Riccardo Fucile
CAPORALATO ALLE PRIMARIE: EBOLI E’ GIA’ UN CASO
La Procura Distrettuale Antimafia di Salerno, dopo due anni di indagini da parte del Ros, ha smantellato venerdì una organizzazione di rumeni e italiani che nella piana di Eboli è accusata di aver ridotto in schiavitù decine di braccianti agricoli provenienti dall’Est Europa.
Questi braccianti resi servi nelle campagne campane, alle primarie del Pd hanno votato Matteo Renzi (l’8 dicembre 2013, nella sfida con Gianni Cuperlo e Pippo Civati) e Assunta Tartaglione (a quelle più recenti del febbraio 2014 che mettevano in palio la segreteria regionale del partito)
Dopo le tante denunce arrivate in diverse competizioni ai gazebo democratici (da Napoli a Genova), è questo il primo caso documentato da un tribunale di caporalato elettorale (con tanto di furgoni che accompagnano i neoelettori del Pd ai seggi elettorali).
Senza scomodare Primo Levi, la litoranea di Eboli è del resto da sempre una terra di mezzo.
Attaccata a una campagna, quella della piana del Sele tenuta a ortaggi e frutta, non ha mai avuto una vocazione turistica nonostante i molti camping che ne tagliano la via al mare e il vicino parco archeologico di Paestum.
E proprio un campeggio, il “Miceli” è il buco nero da cui, anni fa, riuscirono a fuggire Katilin, Nicoleta, Mariana e Florica.
Le quattro donne tornarono in Romania e raccontarono l’orrore di quel camping in cui erano costrette a dimorare: senza acqua calda nè luce elettrica, stipate nella stessa stanza che a volte non aveva nemmeno i vetri alle finestre.
Dormivano su materassi sudici, con un unico bagno e un’unica cucina per tutti.
La storia è quella comune ai tanti immigrati arrivati in Italia e finiti nella trappola dello sfruttamento.
Loro erano approdate qui con il miraggio di un lavoro dignitoso. Come è prassi avevano tolto loro i documenti, e chiesto soldi per il viaggio, per il fitto nel camping lager, per il rilascio dei documenti e anche per il trasporto quotidiano ai campi dove venivano vendute per due lire che spesso nemmeno vedevano. Poi, certo, c’era anche la politica
È qui che entra in scena Giuseppe Mazzini, 67 anni, all’epoca capo area del settore demografico del Comune di Eboli, oggi ai domiciliari, che aveva ambizione di divenire consigliere comunale.
Mazzini per la banda ha un ruolo centrale: dal suo ufficio all’Anagrafe municipale può agevolare (e falsificare) le pratiche per il rilascio di documenti.
Quelle che, per i rumeni comunitari, equivalgono a una carta di identità . Lui lo fa ricevendo in cambio cassette di frutta e, soprattutto, voti.
Nell’ordinanza firmata dal Gip Stefano Berni Canani, si racconta di come il funzionario si fosse recato da Liviu Bldijar, considerato a capo dell’associazione, il 6 dicembre, due giorni prima delle primarie che elessero Renzi alla guida dei Democratici portandogli il fac-simile di “San Matteo” e augurandosi di riuscire a portare sessanta voti alla causa. Chiariva pure che ai 2 euro necessari per esprimere la preferenza avrebbe provveduto lui. La macchina non pareva funzionare granchè al mattino: Mazzini chiama Boldijar per sgridarlo dei soli 13 voti rumeni che era riuscito a portare al seggio di Santa Cecilia. Boldijar doveva aver preso la cosa maledettamente sul serio se nel pomeriggio dell’8 dicembre Mazzini dovette chiamarlo per chiedergli di “interrompere il flusso dei votanti”, “non prima — si legge nell’ordinanza — di averlo esortato ad appuntarsi i nominativi di coloro che aveva convogliato verso il voto, poichè essi avrebbero costituito un utile serbatoio di elettori per le successive elezioni”.
A quelle primarie, del resto, nella città di Eboli Renzi prese 1.717 voti, contro i 914 di Gianni Cuperlo e i 77 di Pippo Civati.
Anche il 17 febbraio del 2014 i caporali, invece di portare i romeni nei campi, li portano ai gazebo del Pd, in primis in quello di Santa Cecilia di Eboli (definito il seggio “dove votano questi qua”).
Nel pomeriggio Mazzini chiama il sindaco di Eboli Martino Melchionda facendogli notare “di aver decisamente contribuito alla votazione della candidata di riferimento del sindaco, Assunta Tartaglione, convogliando verso di lei” 400 voti complessivamente.
I voti di Mazzini non basteranno se la “renziana” Tartaglione (eletta al livello regionale con il 58,5% dei consensi) a Eboli prese 1.200 voti, contro i 1.400 dello sfidante Guglielmo Vaccaro, appoggiato in zona dall’ancora potente ex ministro alle Aree Urbane del governo Craxi, il socialista Carmelo Conte.
Eduardo Di Blasi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 17th, 2015 Riccardo Fucile
ALLE PRIMARIE IL CAVALLO DEL PREMIER ORMAI VINCE SEMPRE MENO: L’ULTIMA PROVA È QUELLA DI VENEZIA… E ANCHE I SONDAGGI PARLANO DI CALO
“Sicuramente avevo l’apparato veneziano contro, ma guardando di più alla gente, l’apparato non mi interessa”. Un tempo era Renzi quello che scalava il Pd, con l’apparato contro.
Oggi a parlare così è Felice Casson, vincitore delle primarie di Venezia.
A dispetto delle truppe renziane che sostenevano soprattutto Jacopo Molina, ma in parte anche Nicola Pellicani, il verdetto è chiaramente a favore di un civatiano (tanto per usare un’etichetta) che il premier l’ha parecchio attaccato nella sua permanenza in Senato.
Passano gli anni, cambiano i tempi e le stagioni.
E va a finire che l’uomo renziano non scalda più il popolo dei gazebo.
E le primarie le vincono altri.
Strana legge del contrappasso per l’uomo delle primarie. I renziani non tirano, e i sondaggi sono in calo: ieri La7 dava il governo al 39%. Esattamente la somma di Pd e Ncd.
La storia degli ultimi mesi dice che il premier-segretario ha cercato di evitare le consultazioni. Come era accaduto in un primo momento in Emilia Romagna. Lì a vincere le primarie a novembre è stato Stefano Bonaccini.
Oggi non è schierato, ma schieratissimo con il capo. E prima di diventare governatore è stato il responsabile Enti locali del Pd di Matteo.
Ma fino alle primarie 2014 stava dall’altra parte. Con Bersani senza se e senza ma nel 2013. Antropologicamente vicino alla ditta per formazione, stile e modo d’intendere la politica.
Il renziano delle origini in quel caso c’era pure: Matteo Richetti. Ma s’era ritirato, una volta iscritto nel registro degli indagati per le spese dei consiglieri regionali.
In Calabria, sempre a novembre, non c’era neanche uno spruzzo di renzismo nel vincitore: Mario Oliverio era il candidato della minoranza.
Il renziano Gianluca Callipo perdeva senza appello.
In Veneto, Renzi lancia Alessandra Moretti. Che ormai è renzianissima. Ma che era arrivata in Parlamento grazie a Bersani, del quale era addirittura la portavoce nella battaglia per il Pd contro Renzi.
Ci ha messo un po’ per accreditarsi presso le truppe dei Rottamatori, poi la candidatura da capolista alle Europee ha dato il via.
“Ha i voti”, il mantra del premier e dei suoi.
In Campania è andata decisamente peggio: primarie rimandate più volte, summit continui tra i vertici renziani per trovare un candidato comune ed evitarle. Alla fine, stravince Vincenzo De Luca. Che andrebbe a decadere se eletto, causa la Severino.
Anche lui non esattamente renziano duro e puro.
Ma il premier non può farne a meno, causa gli accordi presi durante il congresso che l’ha visto vincitore. Severino o no, indagini o no.
Per la verità due renziani hanno vinto: Raffaella Paita, in Liguria, ma con tanto di accuse di brogli e uscita dello sfidante , Sergio Cofferati, dal Pd. E Michele Emiliano in Puglia.
Che però, più che renziano è un protagonista della vita politica pugliese di suo.
A proposito di paradossi, la Toscana: niente primarie, ricandidatura per Enrico Rossi. Saldamente uomo della ditta e pure con un rinvio a giudizio pendente.
Non c’era nessuno che volesse quella poltrona tra gli uomini del Presidente. Meglio non rischiare gazebo veri.
E allora, Renzi ha chiamato Casson: un’altra telefonata di sostegno e congratulazioni a qualcuno che non ha scelto lui.
La domanda sorge spontanea: il renziano trionfatore esiste da qualche parte?
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 15th, 2015 Riccardo Fucile
IL SENATORE VICINO A CIVATI IN NETTO VANTAGGIO SU PELLICANI E MOLINA, LEGATI ENTRAMBI AL PREMIER
Felice Casson sarà il candidato sindaco del centrosinistra a Venezia nelle elezioni in programma a fine
maggio.
E’ attestato al 57% delle preferenze.
Nettamente staccati i due sfidanti: al 25% Nicola Pellicani e al 19% Jacopo Molina. La città è tutt’ora commissariata, dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni, coinvolto e rinviato a giudizio per l’inchiesta del Mose.
“Con il centrosinistra unito, non c’è spazio per il centrodestra in città “, ha commentato a caldo Casson, che ha anche parlato di “risultato molto buono per ampiezza e omogeneità tra le varie zone” e del bisogno di mettersi “al lavoro per le comunali.
Per Venezia scatta da domani l’ora-zero. La città è in una situazione complicata, per le conseguenze dell’inchiesta Mose e il pesante buco di bilancio. Bisogna ripartire”.
Buona l’affluenza – oltre 13mila votanti – in linea con la precedente consultazione del centrosinistra avvenuta nel 2010.
Il senatore Casson, esponente dell’area civatiana e spesso critico nei confronti del governo Renzi, è stato appoggiato da Prc e Sel.
Pellicani, giornalista della Nuova Venezia, aveva il sostegno dell’area filo-renziana del partito e come sponsor anche l’ex sindaco Massimo Cacciari.
Filorenziano anche il terzo candidato, il consigliere comunale Molina.
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
TRA PRESUNTI BLOGLI E NOTI IMBROGLIONI, LA POLITICA CAMPANA PARE ORMAI IN VENDITA AL MIGLIOR OFFERENTE
Alla fine, il fantomatico esito delle “primarie del PD” in Campania è stato chiaro: Vincenzo De Luca, il
decaduto, discusso e chiacchieratissimo Sindaco di Salerno, sarà il candidato del centro-sinistra per le prossime Regionali.
Il risultato, sinceramente, non mi ha per nulla meravigliato, sia perchè lo avranno effettivamente votato tantissimi elettori del PD, compresi quelli variamente “reclutati” all’ultimo secondo; sia perchè lo avrà “sostenuto” – se non addirittura votato – anche tutta quella “nomenclatura” pseudo-politica Campana che, non riuscendo ad immaginare una collocazione nella propria area di appartenenza, quella del centro-destra tanto per intenderci, gli si era già variamente “promessa” e “venduta” nei mesi addietro.
Insomma, “voci”, “dicerie” e “sospetti. Come al solito, quando si discute di “primarie”, non manca mai niente.
In un sistema democratico a trazione bipolare, le primarie di coalizione dovrebbero essere il momento più significativo della partecipazione della base alla vita della stessa o dello specifico partito perchè, l’individuazione del relativo leader o dello specifico candidato alla competizione “di turno”, dovrebbe assicurare e garantire sempre la massima partecipazione e trasparenza.
Ma questo soltanto nel “mondo degli sogni” o meglio, per essere più corretti, soltanto in quei paesi dove la serietà non è un optional ma una virtuosa regola di vita come avviene in Inghilterra, per esempio.
Ma “noi” siamo in Italia. Nel caso di specie, “si era in Campania”, e le cose, per le primarie del PD, saranno andate diversamente. Insomma, non si erano nemmeno, ancora concluse e già si annidano sospetti di ogni tipo sulla loro regolarità , comprese le molteplici e reiterate testimoniane variamente diffuse in rete da parte di chi, con tanto di video registrati col proprio cellulare, ha dimostrato/raccontato di essere riuscito a far votare ben 5 persone diverse con la stessa tessera elettorale, di esserci riuscito anche al di fuori del comune di appartenenza, e di aver addirittura consumato la “grandiosa” pantomima del voto espresso addirittura da un quindicenne.
La cosa è triste, è tristissima, ma in un sistema ove interessi e connivenze di ogni tipo surclassano valori e principi per involgere sempre e soltanto l’acquisizione e la conservazione del potere fine a sè stesso, delle clientele e delle dinamiche affartico-malavitose ad esso connessi, è drammatica ovvietà , purtroppo!
Per la verità anche le “primariette” di “pseudo-destra”, quelle dei “fratellini d’Italia”, tanto per intenderci, fecero parecchio ridere, perchè in una “competizione” ove, il candidato alla “Presidenza” del Partito “corre da solo”, e ove i “delegati regionali al congresso” sono degli incontrovertibili ectoplasmi, sia dal punto di vista della fattezze fisiche, che dal punto di vista dei relativi contenuti programmatici, lo show della risata viene parecchio spontaneo.
Ma al netto del mentovato impianto, comunque disarmante ed avvilente, la mia personale indignazione va un po più dritta alla sostanza delle cose, e sia in direzione “destra”, che in quella “sinistra”, perchè davvero non riuscirò mai a comprendere come sia stato mai possibile sostenere un “candidato” così chiacchierato, e in odor di ineleggibilità , come il “Sindaco piddino”.
E’ vero che una persona è innocente fino a prova contraria ma è altresì vero che, almeno in certi casi, bisognerebbe avere lucidità e lungimiranza.
Davvero si vuole correre il rischio dell’ennesima decadenza o della pantomina dell’ineleggibilità ?
Davvero si vuole affidare la Campania e la sorte della sua gente all’alea di quello che sarà ?
E questo “solo” in generale, perchè involgendo il “particolare”, invece, il discorso diventa ancora più disarmante e vergognoso essendo davvero impossibile accettare l’idea che tanti uomini e tante donne di “destra” (ma definirla pseudo-tale sarebbe meglio!) si siano potuti “vendere” ad un’alternativa visione del mondo pur di accaparrarsi o di conservarsi una poltrona, sia essa “al sole” o ben riparata in qualche stanza di segreteria.
A questi uomini e a queste donne, compresi coloro i quali vorrebbero costruire quella “destra che non c’è”, vorrei ricordare che la “destra è destra” e che è tale proprio perchè è cosa ben diversa dalla sinistra.
Non confondiamo metodi e dinamiche comunicazionali con la sostanza. Chi è “rosso” è “rosso” e tale resta: sostenerlo sarebbe un tradimento ben peggiore di tutti quelli già consumati da speudo-sofisticati-destri che della destra, a ben vedere, non ricordano manco più come si scriva il nome…
E’ vero che della destra, almeno come punto di riferimento partitico capace di avere un minimo di seria dignità rappresentativa, non è rimasto nulla, salvo qualche sparuto accenno, ma il popolo di destra, anche in Campania, c’è sempre, però, e aspetta soltanto di potersi ritrovare intorno a un progetto serio, credibile e pregno di “sostanziale sostanza”, sia nelle persone che nei contenuti: “vendersi all’avversario” pur di trovare una sistemazione, anche se consumato nel buio di una stanzetta, non ha proprio nulla a che vedere con la destra e col suo popolo.
E’ vero che, proprio l’altro giorno, in “quel di Roma”, una “massa” di confusi e disperati ha ceduto alle lusinghe del richiamo “verde”.
E’ vero che, pur non vestendosi di verde, nella “Piazza del Popolo” c’erano anche tanti vetero-missini vestiti di bianco-azzurro e addirittura di nero.
E’ vero che sabato scorso, a Roma, abbiamo assistito alla certificazione triste e drammatica di una nomenclatura pronta a tutto pur di conservarsi o guadagnarsi una poltrona, ma noi altri siamo Napoletani, siamo Campani, e da queste parti, la destra è sempre stata una cosa seria.
Chi ha ancora, almeno un briciolo d’onore, non se lo dimentichi, perchè la nostra gente è stanca davvero e il sogno di una destra libera, moderata, capace di cavalcare la storia per disegnare il futuro, soprattutto per le generazioni che verranno, non si è mai sopito e vive “ardente” nel cuore e nella coscienza della nostra gente.
Almeno la, quella “fiammella” non si è mai spenta…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“ORA TUTTI CON VINCENZO”: MA LA SEVERINO VALE SOLO PER BERLUSCONI?
“Ora tutti con De Luca”. Al Nazareno la vittoria del sindaco di Salerno alle primarie campane è arrivata un
po’ a sorpresa.
Certo, non un fulmine a ciel sereno, visto che la forza del vecchio leone non era stata mai sottovalutata. E del resto i ripetuti tentativi di azzerare le primarie nascevano da quella preoccupazione: evitare l’imbarazzo di un candidato governatore incompatibile con la legge Severino.
E tuttavia negli ultimi giorni, in particolare dopo il ritiro di Migliore, il risiko delle correnti del Pd campano e i loro rapidi spostamenti facevano pensare a una leggera prevalenza di Andrea Cozzolino, ancora più estraneo al renzismo, ma immacolato dal punto di vista giudiziario. Tutto da rifare.
E ora che le primarie sono passate senza drammi, ricorsi o brogli, tocca fare quadrato intorno a De Luca.
Riannodare i fili di un passato non troppo lontano quando il sindaco di Salerno aveva schierato la sua macchina di consenso a favore di Renzi, facendo “cambiare verso” al Pd campano alle primarie tra l’attuale segretario e Cuperlo del 2013.
Il grande freddo insomma sta per iniziare a sciogliersi.
Già domenica sera il vicesegretario Lorenzo Guerini ha sentito De Luca al telefono per i complimenti. Con Renzi ancora nessuna chiamata, ma arriverà presto.
La linea è “nessun problema politico su De Luca, che ha vinto bene, e ha rispettato il codice etico del Pd che non prevede incandidabilità per chi è condannato in primo grado per abuso d’ufficio”, spiegano fonti Pd.
Il problema è la legge Severino, che rischia di congelare il governatore appena eletto, e di impedirgli dunque di governare.
De Luca e il Pd sperano che scatti il lodo De Magistris, e cioè che De Luca possa avere ragione dal Tar.
Solo che il ricorso nel merito per la decadenza da sindaco è stato ritirato dai legali di De Luca un paio di settimane fa, e dunque ci dovrà essere un nuovo ricorso se il candidato Pd dovesse essere eletto governatore.
Un ricorso che scatterebbe subito dopo l’elezione, non appena il governatore dovesse essere sospeso per gli effetti della Severino.
E che, sperano al Pd, dovrebbe avere gli stessi risultati di quello di De Magistris, e dunque il prosieguo dell’attività di governo.
Un bel caos di carte giudiziarie. E anche un bel rischio d’immagine.
Ma a questo punto De Luca non è in discussione. Troppo netta la sua vittoria, e lontana dal caos del 2011. Dal Nazareno dunque è partito un appello a serrare i ranghi e infatti nel primo pomeriggio anche lo sfidante Andrea Cozzolino, in conferenza stampa, riconoscerà la piena vittoria del rivale e si dirà pronto a lavorare per la vittoria del partito, a dare una mano, come del resto aveva annunciato nella tormentata vigilia.
In queste ore dunque si lavora al disgelo, dopo il braccio di ferro durato mesi in cui Renzi e i suoi le hanno è provate tutte: prima hanno chiesto a più riprese un passo indietro a De Luca, poi hanno lanciato nella mischia Gennaro Migliore, che è finito triturato nel gioco delle correnti.
Ma i rapporti personali, assicurano al Nazareno, non si sono mai guastati.
E oggi è De Luca, intervistato a L’aria che tira su La7, a ricordare che “io sono il principale elettore di Renzi in Campania, l’azionista di riferimento”.
Quanto ai ripetuti tentativi di fermarlo dopo la condanna, spiega il sindaco: “C’era qualche perplessità , giustamente una riflessione da fare. Abbiamo riflettuto insieme, e voglio ringraziare la segreteria nazionale che ha avuto il coraggio di dare la parola ai cittadini senza tradire lo spirito del Pd”.
Ed è questo il punto su cui Il sindaco ribelle e il partito nazionale alla fine si stanno ritrovando: le primarie come elemento essenziale del dna del Pd.
E così tra i renziani ci si prende anche una piccola soddisfazione: “Le ultime primarie della Ditta del 2011 erano state un fallimento, con noi alla guida è filato tutto liscio…”.
Ora però si apre una campagna elettorale difficile, con un candidato condannato e sotto la spada di Damocle del Tar.
Che non è più sindaco non per la condanna penale, ma per la decadenza a seguito dell’incompatibilità confermata dalla Corte d’appello con la carica di viceministro del governo Letta.
Una vicenda chiusa politicamente, ma che ha lasciato questo pesante strascico.
Per quanto riguarda invece gli effetti della Severino, il Tar esaminando il caso De Luca potrebbe sollevare il caso davanti alla Corte costituzionale.
Resta il fatto che il Pd ha voluto la Severino per poi augurarsi che non sia applicata.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA POLITICA RESTA FERMA AL PASSATO, LA ROTTAMAZIONE E’ UNA PATACCA
Ha vinto Vincenzo De Luca, l’intramontabile sindaco-ras di Salerno. Secondo è Andrea Cozzolino,
l’impenitente delfino di Bassolino. Perde Roberto Saviano, guru della sinistra legalista, che aveva incitato i militanti del Pd al boicottaggio delle primarie: l’affluenza alle urne è stata invece forte, oltre quota 150 mila.
Certamente un successo, anche se non si sa quanto drogato: un collaboratore del Corriere del Mezzogiorno è riuscito ieri a votare in quattro seggi del salernitano con lo stesso certificato.
Ma, nonostante l’afflusso ai seggi, non ha molto da festeggiare neanche Matteo Renzi. Il segretario del Pd deve aver tirato ieri sera un sospiro di sollievo: si temeva il bis del 2011, quando per i brogli furono annullate le primarie a Napoli, e invece almeno finora le contestazioni sono poche, perfino meno che in Liguria, forse anche grazie alla spasmodica attenzione dei media.
Eppure il Pd che si è imposto in Campania non è il suo annunciato, ha piuttosto il volto del passato, è dominato come sempre dai signori delle tessere e delle clientele, e quel che è peggio si è dimostrato impermeabile ad ogni tentativo di rottamazione.
Il Pd di Roma ha dovuto ammainare la bandiera della questione morale, consentendo a De Luca di gareggiare nonostante una condanna penale per abuso di ufficio, che gli costerà l’immediata sospensione dall’incarico da parte del prefetto in caso di elezione a governatore della Campania, a norma della legge Severino.
Di più: il sindaco di Salerno è stato dichiarato decaduto da un tribunale perchè si è ostinatamente rifiutato per un anno di ottemperare alla legge che gli imponeva di dimettersi dopo essere stato nominato viceministro del governo Letta.
La vittoria di De Luca è insomma il risultato più imbarazzante per la segreteria Renzi: non sarà facile per il premier fare la campagna elettorale in Campania accanto a lui, contro il centrodestra di Caldoro.
Cozzolino, secondo arrivato, è stato invece il braccio destro di Bassolino nell’ultima Giunta regionale, quella che fu travolta dallo scandalo dei rifiuti: non esattamente l’immagine che il premier vuole dare del suo nuovo partito della nazione.
Mentre si è dovuto ritirare Gennaro Migliore, l’ homo novus lanciato in campo da Renzi nella speranza che con lui si riuscissero ad evitare le primarie, che alla fine si è trovato solo nella gabbia dei leoni ed è scappato.
Perfino Gino Nicolais, lo scienziato presidente del Cnr, è stato brutalmente messo da parte, tant’era la voglia delle correnti di contarsi nell’ordalia delle primarie.
Forse è giunto il momento di riflettere sul senso di gare così fatte, puri duelli personalistici, in cui lo scambio di favori e di promesse prevale sul confronto politico, senza neanche il tempo di una campagna elettorale degna di questo nome (rinviate per quattro volte, le primarie sono state confermate appena quattro giorni prima del voto), aperte all’inquinamento di pacchetti di voti provenienti da altri partiti (un eurodeputato si è dimesso dal Pd accusando i candidati di aver stretto patti con la destra dei cosentiniani; un altro deputato ha accusato l’Udc salernitana di aver fatto votare i suoi).
Più che il rapporto con l’elettorato, conta la mobilitazione delle truppe sul territorio. In competizioni così è davvero difficile che vinca il migliore.
Il massimo che si può sperare è che non vinca il peggiore.
Antonio Polito
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
MA RESTA IL NODO ELEGGIBILITA’… FA IL PIENO NELLA SUA SALERNO, MA CONQUISTA ANCHE ALCUNI QUARTIERI DI NAPOLI
Vincenzo De Luca ha vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato alla presidenza della Regione.
De Luca ha raccolto il 52% dei consensi davanti ad Andrea Cozzolino (Pd), fermo al 44%, e al socialista Marco Di Lello (4%).
La zampata del vecchio leone di Salerno si materializza poco prima delle 23, quando i dati reali di Napoli città appaiono molto diversi dalle previsioni: Vincenzo De Luca fuori casa va benissimo, espugna quartieri centrali come Chiaia e il Vomero, periferie come Pianura, altri quartieri come Fuorigrotta e San Lorenzo.
“Sarà una rivoluzione democratica, è stata una sfida eroica” queste le sue prime parole da vincitore.
E’ la presa di Napoli la vera chiave di volta di una vittoria inattesa, quasi impossibile, visto che dopo il ritiro di Gennaro Migliore molti supporter dell’ex Sel si erano ricollocati su Cozzolino.
L’europarlamentare è partito favorito, anche per l’handicap giudiziario del rivale, quella condanna per abuso d’ufficio che aveva spinto molti, ai piani altissimo del Nazareno a Roma, a chiedergli un passo indietro da queste primarie.
Lui però ha sempre detto i suoi orgogliosi no, a Lotti, a Guerini, e poi anche allo stesso Renzi.
Più che un passo indietro, De Luca aveva risposto con una serie di insulti contro il Pd, un “disgustoso circo equestre”, per via dei numerosi rinvii delle primarie, da metà dicembre fino al primo marzo.
Così tanti da far pensare, per primo allo stesso De Luca, che il gruppone di dirigenti che fino all’ultimo ha cercato di annullare le primarie volesse fermare sostanzialmente lui.
Il candidato condannato, imbarazzante, e probabilmente incompatibile con la carica di governatore, secondo le linee guida della legge Severino.
E invece lui ha tirato dritto. Napoli la chiave della sua vittoria, dove Cozzolino non ha bissato il boom delle europee.
A Salerno e provincia stravince il sindaco, così anche ad Avellino. A Caserta testa a testa mentre Benevento è per Cozzolino.
Sono i numeri che fanno capire come ha tirato il vento: su 160mila votanti, 50mila solo in provincia di Salerno, solo 65mila a Napoli.
Se si considera che Napoli è tre volte più popolosa, si capisce il peso del feudo di De Luca. Ma non è solo questo: sono i quartieri di Napoli espugnati da De Luca a far impallidire, in tarda serata, i volti dei supporter di Cozzolino a due passi dall’Università .
De Luca, invece, poco dopo le 23 è andato alle federazione Pd della sua città , per abbracciare i suoi sostenitori.
Poco dopo è partito per Napoli, dove era atteso alla sede del Pd regionale,a pochi passi da piazza del Plebiscito. Dove è arrivato a mezzanotte da solo.
Ora per il Pd si apre un problema grande come una casa.
Nonostante i ricorsi, De Luca è decaduto da sindaco per la condanna in primo grado per abuso d’ufficio.
Alle regionali è candidabile, ma se dovesse vincere sarebbe immediatamente sospeso per via della legge Severino. E’ l’esito che il Nazareno voleva evitare.
Ora pende sulla testa del Pd una campagna per le regionali ancora più in salita.
Certo, le folli primarie campane, dopo mesi di panico, alla fine sono andate molto meglio del previsto, nonostante le fosche previsioni di Saviano. Ma la strada per vicnere la regione è ancora lunghissima.
(da “Huffingtonpost“)
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Marzo 2nd, 2015 Riccardo Fucile
CONDANNATO IN PRIMO GRADO E DICHIARATO DECADUTO DALLA LEGGE SEVERINO, ANCHE SE BATTERA’ CALDORO, NON POTRA’ FARE IL GOVERNATORE, SALVO CHE IL PD CON FACCIA UNA NORMA AD PERSONAM
Vincenzo De Luca è in netto vantaggio su Andrea Cozzolino e ha staccato Marco Di Lello. 
I dati ufficiosi lo danno a oltre il 60% delle preferenze a due-terzi delle schede scrutinate. Significativo anche il solo risultato che si sta profilando a Napoli e provincia, con De Luca avanti con il 55% su Cozzolino fermo al 41%.
L’ex sindaco ha raggiunto la sede regionale del Pd a Napoli dove è stato accolto dai suoi sostenitori.
«Sei il presidente, sei il nostro presidente», tra applausi e abbracci, amici, simpatizzanti e amministratori che sono scesi in campo al suo fianco c’è una folla nella sede democrat. Accompagnato dai figli, Piero e Roberto, De Luca è stato applaudito anche da tanti cittadini salernitani prima della partenza.
«È stata una sfida eroica, sarà una rivoluzione democratica. È stato un voto libero – ha detto a Napoli – si apre una fase di unità e concretezza dei programmi. Non sarà una passeggiata, ma sono fiducioso».
Il tutto in una cornice sorprendente viste le premesse, perchè ha visto andare al voto oltre 160 mila persone, sempe secondo il Pd.
Sulle primarie era intervenuto lo scrittore Saviano he aveva sostenuto:”I candidati sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Pacchetti di voti sono pronti ad andare a uno o all’altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino”.
Secondo lo scrittore “le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere”.
E aveva concluso: “Non legittimiamole, non andate a votare”.
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