Febbraio 27th, 2015 Riccardo Fucile
A SANTA LUCIA SI VOLEVA VOTARE PERSINO NEL CIRCOLO DEL CENTRODESTRA
«È una farsa. Domenica sarà il caos e lunedì Renzi sarà costretto ad annullare l’esito del voto». «È un esempio di democrazia, si dà voce alla gente. Tutto andrà bene».
Due anime. Due previsioni. Lo stesso partito.
Il travagliato cammino verso il voto per la scelta del candidato presidente alla Regione sconquassa i democratici che ieri hanno registrato anche la rinuncia di Gennaro Migliore.
Sullo sfondo si annuncia il rischio di brogli, di patti segreti inconfessabili con il centrodestra e con ambienti legati all’ex deputato Nicola Cosentino.
Non si voterà nel seggio indicato in un primo momento nel quartiere di San Lorenzo in un’associazione del corso Meridionale.
Sarebbe legata al consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Vincenzo Moretto, e questo ha spinto a dimettersi Antonio Sassi, componente renziano della commissione per le primarie.
«Questo seggio è stato cancellato» dice Marco Sarracino, leader dei Giovani democratici, legato alla minoranza del partito.
Chiamato in ballo Moretto sostiene che «nessuno ci ha chiesto niente. Forse avevano pensato alla sede del sindacato Cisal. Se il Pd ha bisogno di locali noi li possiamo concedere».
Parole che non placano Sassi: «Il seggio di corso Meridionale è stato indicato da una forza politica, ma non fa capo a quella forza ed è una cosa strana e illegittima. Ora è sparito e ne è spuntato un altro in via Carbonara di cui non si era mai parlato. È anomalo, ma ne prendo atto».
Il timore è che si indichino seggi “civetta” per alterare il risultato del sorteggio per segretari e scrutatori.
La questione San Lorenzo non è l’unica a tenere banco, tanto che nel Pd c’è chi sta preparando un dossier indicando i luoghi della “vergogna”.
«Comunque andrà , sarà una catastrofe. L’unica strada era quella del candidato unitario» confessa un dirigente locale legato alla maggioranza di Renzi.
«Saranno le primarie più controllate mai avvenute » ribatte Sarracino. E a conferma di questa previsione, annuncia, che «saranno solo 56 tra minorenni ed extracomunitari con carta di soggiorno a votare. Hanno provato di tutto per far annullare queste elezioni – aggiunge Sarracino – la maggioranza del partito aveva questa intenzione fin dall’inizio e trovo assurdo l’atteggiamento di Renzi che sulle primarie ha costruito una carriera, ma che per la Campania non le voleva».
Quindi non ci saranno cinesi in fila ai seggi, come avvenuto nel 2011, ma nei circoli vince lo scetticismo.
«A livello nazionale è stato sottovalutato il problema Campania – dice Vincenzo Acampora, promotore dell’associazione Rosso Democratico – d’altra parte l’alternativa era affidarsi al candidato unico indicato dai capi bastone. La verità è che non esiste più una struttura di partito. C’è il deserto. Nessun coinvolgimento degli iscritti. La dirigenza regionale ha atteso fino all’ultimo nella speranza che arrivasse un messia indicato da Roma e il clima si è incattivito».
Domenica, dalle 8 alle 21, si voterà ovunque.
In alberghi, palestre, circoli e persino nella chiesa del Buon Pastore a Caserta.
«Noi apriamo sempre a chi bussa – spiega don Antonello Giannotti – la parrocchia è come la fontana del villaggio cui tutti si rivolgono. Abbiamo un salone e diamo a chiunque la possibilità di utilizzarlo. L’importante è che sia a titolo gratuito. Credo nella politica. Spero che si impegni per dare un volto nuovo a tutto il Mezzogiorno». A Somma Vesuviana si voterà in un’enoteca.
Saranno utilizzate le sedi di Idv, Psi e il circolo Vera Lombardi di Rifondazione comunista, alla Sanità .
Gli elettori di Salerno avranno a disposizione un ristorante sul mare e una scuola di danza. A Battipaglia urne in due alberghi. Saranno circa 620 i seggi aperti. Il numero finale subirà ritocchi: per alcuni circoli manca l’accordo su chi dovrà aprirli e chiuderli per permettere l’elezione.
Coinvolte oltre 3.000 persone, 1.800 come componenti del seggio più almeno due rappresentanti di lista.
Gli elettori dovranno munirsi di tessera elettorale e documento di identità .
Chi non è iscritto al Pd dovrà pagare due euro.
Ma non ditelo alla chiesa del Buon Pastore.
Antonio Di Costanzo
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 26th, 2015 Riccardo Fucile
DOPO L’INCONTRO DI STAMANE LA DECISIONE DI RINUNCIARE ALLA CORSA A GOVERNATORE
Un blitz romano per la caotica vicenda delle Primarie Pd in Campania.
Gennaro Migliore incontra il premier e segretario del partito Matteo Renzi. E concorda con lui una ritirata. Non sarà in lizza per domenica primo marzo.
Il deputato del partito democratico, come era nell’aria negli ultimi tempi, si autoesclude dalla competizione che deve designare il candidato Pd per le elezioni a presidente della Regione Campania.
Al momento, dunque, rimangono in ballo Andrea Cozzolino, Vincenzo De Luca, Marco Di Lello e Aniello Di Nardo.
Il tutto in un clima carico di veleni e di sospetti. Segnato, proprio 24 ore fa, dalla lettera con cui l’europarlamentare Massimo Paolucci ha dato l’addio al partito.
Una missiva nella quale ha scritto, tra l’altro: “Quel che non posso tollerare è vedere il mio partito trasformarsi geneticamente. Quel che non posso sopportare è l’ipocrisia, la doppia morale”.
E ancora: “Tutti, a Napoli e a Roma sanno che le nostre prossime primarie saranno un grande revival di Forza Italia. Tutti vedono le fotografie riportate dai giornali. Tanti, navigando sulla rete, hanno ‘scoperto’ fotografie imbarazzanti. Tanti sanno che le nostre prossime primarie saranno un replay peggiore di quelle svolte nel 2011. Tanti sanno che si va incontro a un disastro annunciato”.
Parole e temi pesanti a cui si sono aggiunte le esternazioni del deputato salernitano Guglielmo Vaccaro: “Tra me e il segretario Renzi c’è una totale identità di vedute: ambedue sappiamo che per la democrazia e l’integrità delle casse pubbliche Caldoro è meglio di De Luca e Cozzolino. Ma lui non lo può dire. Mentre noi che abbiamo qualche responsabilità in meno possiamo dire anche le verità più scomode”.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2015 Riccardo Fucile
A SALERNO LO STAFF DI DE LUCA INVIA SMS PER PORTARE EXTRACOMUNITARI E MINORENNI AL VOTO
A Napoli c’è la caccia al delegato. A Salerno quella all’extracomunitario. 
È solo un modo di dire, non sono in atto faide nè spedizioni xenofobe. Sono solo le due campagne di reclutamento in corso per le primarie Pd in Campania che tra sì, no, forse e chissà , e dopo quattro rinvii, dovrebbero celebrarsi il 1 marzo tra Vincenzo De Luca, Andrea Cozzolino, Gennaro Migliore, il socialista Marco Di Lello e l’esponente di Idv, Nello Di Nardo.
La prima campagna è di palazzo: il fronte anti-primarie, composto da un gruppo di capicorrente dell’area Nord di Napoli, si sta affannando a raccogliere consensi tra i delegati dell’assemblea regionale per raggiungere il quorum del 60% sul nome di Luigi Nicolais.
In questo modo l’assemblea può annullare le primarie e candidare direttamente l’ex ministro e presidente del Cnr.
Il pomeriggio di ieri è trascorso in attesa di un cenno chiarificatore da Roma.
Ma Renzi, per ora, non si sporca le mani.
La seconda campagna è in corso a Salerno, la roccaforte di Vincenzo De Luca, il Maradona delle primarie.
Qui sono così sicuri che domenica prossima si andrà a votare per scegliere il candidato Governatore, che dal cerchio magico del sindaco emerito è partita una catena di Sant’Antonio di sms a consiglieri, assessori e dirigenti democrat per sollecitare le preiscrizioni last minute degli extracomunitari e dei minorenni all’anagrafe degli elettori. Il testo del messaggio è stato pubblicato dal quotidiano Cronache del salernitano, che lo attribuisce al sindaco facente funzioni Enzo Napoli, ex capo staff di De Luca nominato “successore” poche ore prima della condanna dell’ex viceministro.
“Sedicenni ed extracomunitari per votare alle primarie del 1 marzo devono iscriversi presso sede del Pd via Manzo entro domenica 22 con documento identità . Sabato e domenica la sede è chiusa: avvertite Enzo Luciano per far raccogliere le preiscrizioni”. L’sms riporta il cellulare di Luciano, responsabile provinciale organizzazione del Pd.
Lo abbiamo chiamato. Luciano conferma: “Sì, è vero, stiamo facendo circolare queste informazioni perchè quasi nessuno è a conoscenza che in Campania gli extracomunitari con permesso di soggiorno e i minorenni devono preregistrarsi per poter votare alle primarie: lo Statuto del Pd non lo impone, ma nella nostra regione è stato deciso così per regolamento, per evitare il ripetersi di file sospette ai seggi”.
Non è un po’ tardi per le preregistrazioni? “Il regolamento indica come termine una settimana prima del voto. Se il voto è slittato, secondo noi è slittato anche il termine”.
In quanti si sono preregistrati? “Fino a pochi giorni fa nessuno. Ora siamo su un numero inferiore ai 30”.
C’è ancora la giornata di oggi, la macchina politico-organizzativa di De Luca non va sottovalutata. Ma dal comitato organizzatore delle primarie, presieduto da Antonio Amato, fanno sapere che per loro l’anagrafe è chiusa.
E se De Luca è Maradona, Cozzolino sceglie un altro sport e si paragona ai fratelli Abbagnale.
Nel suo spot elettorale ripropone gli ultimi metri in canoa dei fratelloni pompeiani quando vinsero le Olimpiadi di Seul, e lo slogan “Andiamo a vincere”.
Ma siete sicuri che le primarie ci saranno? ”Se il Pd non ci consente di votare trucca le carte, sarebbe una vergogna — risponde Enzo Ruggiero, consigliere politico di Cozzolino – Gino Nicolais non è un candidato che possiamo riconoscere come unitario. Cancellare le primarie sarebbe un colpo di Stato”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 20th, 2015 Riccardo Fucile
DE LUCA NON SI RITIRA E IL PD VOLA VERSO LE PRIMARIE-SUICIDIO
“Ci trasciniamo da prima di Natale, e siamo quasi in vista della Pasqua. Per fortuna che oggi è carnevale e possiamo buttarla in burla.”
La battuta sulle primarie in Campania – che ieri sono state rinviate per la quarta volta (si terranno, o meglio, si dovrebbero tenere, non più domenica prossima, ma il 1 marzo) – circolava ieri ampiamente nel pd napoletano, non importa neanche più chi l’abbia detta per prima (probabilmente la deputata Luisa Bossa), ma descrive a metà ciò che rischia il partito democratico dopo la figuraccia in Liguria (brogli e silenzio tombale del leader), una burla che però è anche un suicidio collettivo.
Nel momento in cui scriviamo (domani chissà ) i contendenti principali rimangono tre, in mezzo a faide inestirpabili e esiti imprevedibili: Andrea Cozzolino, potente democratico napoletano, molto insediato in città (e nelle disperate periferie), da sempre capace di mobilitare truppe consistenti, anche al centro di enormi polemiche (non solo per i cinesi e le primarie annullate nel 2011); Vincenzo De Luca, il potentissimo sindaco di Salerno, al momento decaduto per via di una condanna a un anno per abuso d’ufficio (ma pende il suo terzo ricorso); e Gennaro Migliore, che è stata l’unica carta trovata da Renzi per provare a scardinare un minimo gli insediamenti di correnti e sottocorrenti (nel napoletano si arriva anche a sei-otto sottocorrenti dentro il partito).
Il problema è che Migliore – che è comunque il primo tentativo che Renzi fa sui territori per rompere un po’ con gli assetti di potere locali – è debole, almeno se De Luca non si ritirerà e deciderà di aiutarlo. La qual cosa, nonostante il pressing di Luca Lotti (che gli ha fatto balenare un posto da sottosegretario, o un cda di una partecipata), non è finora avvenuta.
Lotti stavolta sta fallendo, col vecchissimo osso duro De Luca, che insiste nel dire «chiedere a me di ritirarmi è come chiedere a Maradona che sta facendo la finale della Coppa Campioni: te ne vai in panchina?».
E anzi, attacca: «Con questo ulteriore rinvio di copriamo di ridicolo».
Dice che solo se Renzi convincesse Raffaele Cantone a candidarsi lui si farebbe da parte. Ma Cantone resiste e dunque, per ora, il suicidio collettivo può andare in scena.
Renzi non le vuole, queste primarie. Ma il tempo e le idee per evitarle latitano.
(da “Huffington Post”)
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Febbraio 14th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX MAGISTRATO E’ LA CARTA PER USCIRE DALL’IMPASSE E LIBERARSI DI DE LUCA, MA E’ ORIENTATO A DIRE NO
È diventato simbolo dell’ultima soluzione, via d’uscita contro un’altra prevedibile implosione da primarie.
Matteo Renzi ha avuto il primo riservatissimo colloquio con Raffaele Cantone sul tema elezioni regionali in Campania.
Obiettivo: sondare, ed eventualmente pressare in via definitiva, la disponibilità dell’attuale capo dell’Anticorruzione ed ex pm napoletano ad assumere il ruolo di candidato “unitario” alla Regione.
Un dialogo franco e cordiale, ma senza fumata bianca.
Cantone, semplicemente, non ha intenzione di lasciare il lavoro all’Anticorruzione. «Non sarebbe serio – aveva detto in passato, e sembra lo abbia ripetuto – mollare tutto adesso, e cominciare un lavoro da governatore».
Intorno al carico di responsabilità e istanze che ormai investono l’Anac, l’ex pm ha organizzato un lavoro-monstre che riguarda i più importanti cantieri e progetti in corso nel paese.
Nonostante questo, Renzi insiste: «Il tuo è l’unico nome che spingerebbe tutti i concorrenti a fare un passo indietro».
Ergo: a far saltare le primarie dei veleni, consultazioni che il Pd campano ormai si appresterebbe a rinviare per la quarta volta pur di frenare la corsa di Vincenzo De Luca, ex sindaco ormai decaduto di Salerno che non vuol rinunciare alla competizione, in cui si misurano anche l’europarlamentare Pd ed ex assessore regionale bassoliniano, Andrea Cozzolino, e il deputato renziano Gennaro Migliore (ex Sel) – inizialmente proposto come soluzione terza -, oltre ai più recenti Marco Di Lello del Psi e Nello Di Nardo dell’Idv.
Sfida che si ridurrebbe a un’altra muscolare resa dei conti, nonostante pesi su De Luca quella condanna in primo grado, di un mese fa, per abuso d’ufficio: che comporterebbe, pur nel caso di elezione alla poltrona di governatore, una sicura sospensione per effetto della legge Severino.
È la prospettiva di un drammatico deja-vu, il bis degli scontri sulle primarie delle amministrative napoletane del 2011, le stesse che spalancarono la strada a de Magistris, a spingere Renzi in persona a incalzare Cantone.
Al quale, forse, non sfugge che il presidente del Consiglio con quel “sì” risolverebbe il rompicapo campano: a guidare l’Anac potrebbe arrivare infatti il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, pm antimafia che il premier avrebbe voluto come Ministro della Giustizia.
Il contatto diretto tra il premier e il magistrato risale a qualche giorno fa.
Il nome dell’attuale presidente dell’Anac resta infatti l’unico di fronte al quale perfino lo scatenato De Luca è pronto a rinunciare.
Forse, ragionano i diffidenti, perchè sa che Cantone non accetterà mai?
Il magistrato avrebbe comunque opposto anche al premier il suo tondo: «No, grazie». Secondo alcuni, non avrebbe mai smesso di chiedersi, in queste ore, da perfetto ex ragazzo di provincia preoccupato dalla coerenza delle scelte: ma che figura faremmo?
E quale immagine daremmo delle priorità ?
Una regione, per quanto importante, è più rilevante del lavoro in Anticorruzione?
Intanto lunedì, in direzione nazionale, potrebbe tornare il tema Campania.
A nulla sono valsi gli inviti recapitati direttamente dal vicepresidente Guerini e dal sottosegretario Lotti a De Luca affinchè si ritirasse. Per tutta risposta, oggi, in un cinema napoletano, l’aspirante governatore illustra al popolo Pd «le dieci idee da realizzare nei primi cento giorni di governo regionale».
Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
I VERBALI DEI GARANTI CHE HANNO ANNULLATO IL VOTO IN 13 SEGGI PER VIOLAZIONI PALESI… E SONO SOLO I CASI EVIDENTI
E’ arrivato il verbale dei Garanti che hanno deciso di annullare i voti di 13 seggi della regione. 
C’è chi ha fotografato la scheda nell’urna; chi accompagnava stranieri che neppure conoscevano l’italiano e pagava per loro i due euro necessari per votare; chi ancora addirittura minacciava i votanti e voleva verificare come avessero votato perchè “non voglio farmi prendere in giro”.
Alle primarie del Pd in Liguria è successo anche questo.
Le segnalazioni avanzate da Sergio Cofferati alla commissione dei garanti sono state tutte verificate confrontando i verbali dei seggi e ascoltando le testimonianza degli elettori.
Tredici sono stati i seggi in cui le votazioni sono state annullate. L’ufficio stampa del Pd Liguria ha diffuso i verbali dei garanti.
A cominciare dall’analisi sul seggio 8 di La Spezia, quello dove un gruppetto di cinesi si è presentato per votare.
E’ stato accertato che un interprete “spiegava ai soggetti non italiani quello che dovevano fare e provvedeva per loro a versare i due euro dovuti”.
Lo stesso seggio dove un elettore ha scattato la foto alla scheda.
E poi c’è stata “l’interferenza” o il voto di persone del centrodestra, uno dei motivi principali invocati dai Garanti per giustificare l’annullamento delle votazioni nei tredici dei 29 seggi contestati.
Nel seggio di Lavagna una elettrice ha dichiarato che qualcuno gli ha donato gli euro necessari per votare prima di entrare nel seggio.
O nel seggio di Santo Stefano al Mare dove i garanti hanno annullano il voto perchè “una scrutatrice ha lamentato la presenza di un assessore comunale di Pompeiana che “chiedeva ripetutamente l’elenco dei votanti per verificare che tutte le persone da lui mandate a votare lo avessero fatto, aggiungendo che in caso contrario avrebbe dovuto ‘saldare i conti e non voleva essere preso in giro'”.
Simili pressioni anche nel seggio di Moconesi dove il voto è stato annullato perchè “persone estranee al seggio, appartenenti a liste contrapposte al centrosinistra, addirittura minacciavano i votanti”.
Tra i seggi dichiarati nulli anche quello Deiva Marina, nello spezzino, a causa del “voto di persone esponenti di lista di centrodestra” che “risulta dal verbale del seggio, così come risulta che da alcuni veniva data indicazione esplicita di voto all’interno del seggio” riscontrando quindi un “tentativo di condizionamento”; i seggi di Millesimo e di Lavagnola, entrambi nel savonese, dove “alcuni votanti non hanno versato il contributo, non avendo quindi diritto al voto”.
Il Collegio ha riscontrato anche altre irregolarità come la presenza di schede non vidimate all’interno delle urne: nel seggio di Sarzana 48-San Lazzaro (“nell’urna sono state poste 72 schede non vidimate”), nel seggio di Badalucco, nell’imperiese, (“25 schede non vidimate nell’urna prima dell’ora prevista per l’apertura del seggio”) e in quello di Perinaldo, sempre nell’estremo ponente ligure (“risultano non vidimate 12 schede tra quelle scrutinate”).
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
SEMPRE FANGO IN LIGURIA
Oggi no. Domani sicuramente. Sergio Cofferati attende le motivazioni con le quali la Commissione di garanzia del Pd ha cancellato il risultato di 13 seggi alle Primarie liguri del centrosinistra.
Dopodichè è pronto a trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica, per fare luce sugli eventuali aspetti penali degli inquinamenti del voto avvenuti domenica 11 gennaio in tutta la Liguria.
A due giorni dalle clamorose dimissioni pubbliche dal Pd, l’ex segretario Cgil è combattivo. E
risponde indirettamente a Debora Serracchiani, vicesegretario del Partito democratico, secondo la quale “non si resta in un partito solo se si vince”.
“Mi aspettavo reazioni come queste — commenta Cofferati, che rincara la dose rispetto a sabato — La realtà è che esco fuori perchè non posso accettare la cancellazione dei valori di questo partito e il massacro che è stato fatto nei confronti delle Primarie, snaturate da poveri stranieri in massa e dalla destra fascista”.
Ma quella di Cofferati potrebbe essere solo la miccia che darà il via a un esodo di massa dal partito.
L’addio dell’europarlamentare ha provocato una reazione a catena nella corrente ligure a sinistra di Renzi.
I primi a fare le valigie potrebbero essere i civatiani di “Liguria Possibile”, che attendono solo l’espulsione da Roma, dopo il ritiro del sostegno a Raffaella Paita e l’annuncio della creazione di una nuova lista di centrosinistra in vista delle Regionali di maggio.
Lo ha confermato anche il leader di Liguria Possibile, il deputato Luca Pastorino: “La nostra regione è la fotografia di un Pd ormai spaccato a metà . Non ci riconosciamo più in un partito che si prepara a cambiare 40 articoli della Costituzione e che continua a sottovalutare quello che è accaduto alle ultime Primarie. Intanto andiamo avanti sulla nostra linea e aspettiamo una risposta da Roma”.
Intanto, nella giornata di ieri, il vicesegretario nazionale Pd Lorenzo Guerini ha provato a fare il pompiere, telefonando personalmente a Pastorino per far tornare sui loro passi i dissidenti.
“Con il solito tono superficiale, mi ha invitato a riconsiderare le mie posizioni — rivela Pastorino — Ma io sono anche il sindaco di un piccolo paese, e da qui le cose le vedo molto bene”.
Le parole di Pastorino sintetizzano un mal di pancia sempre più diffuso tra i civatiani liguri, tra cui compaiono anche Andrea Ranieri (membro del direttivo nazionale Pd) e l’europarlamentare Renata Briano, ex assessore all’Ambiente della Regione Liguria, dirottata a Bruxelles nel maggio scorso anche per presunte frizioni con il governatore Burlando.
La stessa Briano che Raffaella Paita (candidata uscita vincitrice dalle primarie) ha preso di mira indirettamente con ripetute esternazioni.
Per loro e per un’altra decina di civatiani è pronta ad arrivare una raffica di espulsioni. E Civati? “Sa benissimo quello che è accaduto in Liguria e segue attentamente l’evolversi della situazione, — fanno sapere da Liguria Possibile — Prima di fare una mossa, attenderà almeno l’elezione del Presidente della Repubblica”.
E proprio sul tema Quirinale ieri è intervenuto Stefano Fassina, altro esponente della minoranza dem: “Il modo sbrigativo, offensivo per la dignità di Cofferati con cui la sua scelta è stata trattata — dichiara a Rainews24 — peserà notevolmente sul voto per il Quirinale. Bisogna individuare innanzitutto i criteri della scelta, prima del nome. Dobbiamo costruire le condizioni per andare oltre il patto del Nazareno, per il massimo coinvolgimento possibile delle forze di opposizione” .
In attesa dei verdetti della Procura e della Dda sull’esito delle Primarie, sono cominciate le prove per una grande coalizione di sinistra che andrebbe dai civatiani a Sel (“siamo pronti a discuterne” ha fatto sapere Angelo Chiaramonte, coordinatore regionale di Sel).
Con l’incognita Movimento 5 Stelle, dove è in atto una faida interna sulla scelta del candidato da proporre.
Paolo Putti, capogruppo M5S in Comune, ha aperto a un “volto fuori dal nostro recinto”, ma i duri e puri del movimento chiudono le porte a qualsiasi tipo di compromesso sulle alleanze e sui nomi.
Un post sul sito di Beppe Grillo ha liquidato la questione: il candidato si sceglie con le solite regole, niente “salvatori della patria”. E sarà uno del Movimento.
Neanche a parlarne di una coalizione.
L’altro rebus è legato alle prossime mosse di Sergio Cofferati, che qualcuno vede come possibile “padre nobile” di una coalizione in chiave elettorale.
Per ora il “Cinese” conferma la volontà di dedicarsi solo alla sua fondazione.
Ma lascia aperto qualche spiraglio: “È una fondazione culturale, ma si occuperà anche di politica”.
Lorenzo Tosa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
VIAGGIO NEI QUARTIERI “ROSSI” DI SAVONA DOVE È STATO ANNULLATO IL VOTO: “BASTA CON I MANEGGI, CI HANNO RUBATO LE PRIMARIE”
L’atmosfera è rimasta quella di un tempo: i gotti di vino sui tavoli, il mazzo di carte, il cappello appoggiato sulla tovaglia quadrettata.
«A cambiare è il colore dei nostri capelli. E anche il Pd».
Ridono amaro gli anziani delle Società di mutuo soccorso nei quartieri “rossi” della città Medaglia d’oro per la Resistenza, Savona .
Proprio i due seggi, quelli di Villapiana e Lavagnola, dove il Collegio dei Garanti ha annullato il voto delle primarie di domenica scorsa.
Una ferita dove batte ancora il cuore del vecchio Pci. Non importa se il Partito ha cambiato nome: nelle Sms sono rimasti tutti“compagni”e le feste sono quelle dell’Unità .
Ma ieri la rabbia è esplosa alla notizia del colpo di spugna sugli oltre 500 voti, raccolti nei seggi dei due quartieri popolari, dove, fra l’altro, lo scarto di Cofferati sulla Paita era notevole.
«Ci hanno preso in giro — borbotta qualcuno. — Ma a me, alle Primarie, non mi ci vedono più».
E, tra chi non riesce a chiudere con determinazione, torna in auge la proposta: «Primarie solo tra chi è iscritto al Partito da almeno un anno. Erano uno strumento democratico, ce l’hanno rovinato».
Rabbia, amarezza e persino mortificazione fra chi era nei seggi.
«Abbiamo lavorato tanto— dice Carina Savio, vicepresidente della Sms“ Mille Papaveri Rossi” — e visto che fine abbiamo fatto! Hanno annullato il voto mio, quello dei compagni di Lavagnola, quello di chi lavora da anni perchè ci crede. Io ho sempre votato alle primarie con entusiasmo, ma non so se mi fiderò ancora. Ci dovrò pensare per bene e non è detto che mi rivedano».
Sono due quartieri feriti quelli di Villapiana e Lavagnola il giorno dopo la comunicazione dei Garanti: quartieri dove, negli anni Sessanta, sono andati a vivere prima gli emigrati meridionali e poi quelli piemontesi, bene accolti dai Savonesi che lavoravano nelle allora ferventi fabbriche cittadine.
Zone operaie che mantengono intatta l’ideale del Partito con la “p”maiuscola, l’unico a cui si possa pensare, il Pci.
E digerire quelli che sono più che semplici sospetti, oggi, è dura.
«Sa perchè non sono andato alle primarie?— dice Claudio Tagliavini, al tavolo della Sms Generale di Villapiana. — Perchè me l’aspettavo che finisse così. Sapevo che, con un certo candidato, il Partito avrebbe spostato il proprio asse verso destra. Qui abbiamo visto gruppi interi di ecuadoriani, di indiani: ma cosa gli importa a una badante straniera di dire la sua su uno o sull’altro? ».
Mario Laveri si inalbera. «Io sono sempre stato di sinistra, ma questa volta taglio con tutto. Non ne voglio più sapere, una vergogna troppo grande”.
L’onta del voto annullato ha ferito anche i soci di una Sms emblematica, la XXIV Aprile. «Quando si vota per il direttivo della nostra Società — dice Giancarlo Arena — sono interpellati solo i soci: è giusto, mica posso dire la mia su una realtà che non mi riguarda. Allora perchè alle Primarie facciamo votare tutti? Se avessimo scelto così, il problema l’avremmo stroncato dal nascere».
Le parole chiave che risuonano sono le stesse: amarezza, sconforto. Tra i tanti seduti ai tavoli, anche una “testa” ancora castana: un giovane, Fabrizio Ferro, con la figlia in braccio.
«Non discuto le scelte dei Garanti — dice.— Chiedo, però, chiarezza al Partito, ai dirigenti. Siamo stati messi tutti alla berlina: chi ha votato credendoci, chi lavora da anni, da giorni, chi distribuisce i manifesti e prepara i seggi. Auspico una cosa su tutte: chi ha delle responsabilità nella dirigenza regionale se le assuma e agisca come tutti si aspettano, con le dimissioni».
Difficile per Fabrizio mantenere la calma. «Il Partito — dice — è più mio, che lavoro da anni, che della Paita. È più di quei compagni che attaccano i volantini nei portoni che della candidata vincitrice. Per questo vorremmo che il Pd andasse nella direzione che rivendichiamo noi, non quella di chi porta avanti maneggi che hanno rovinato un sistema da tutti invidiato».
«Ho 83 anni—dice Maria Mignone— e sono comunista da 70. Voglio sapere dov’è andata a finire la mia preferenza di domenica scorsa. Ho sempre votato alle primarie, quando era vivo veniva anche mio marito, sempre. Ma la prossima volta ci penserò due volte. Anzi, tre».
Alessandro di Matteo
(da “il Secolo XIX“)
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Gennaio 18th, 2015 Riccardo Fucile
A RENZI NON INTERESSA SE LE CONSULTAZIONI INTERNE SONO TRUCCATE… VIGE LA REGOLA ORFINI: “HAI VISTO? IN PIEMONTE NIENTE CONDANNE”
“Ho parlato troppo presto? È già uscita la notizia?”. No, i garanti del Pd non avevano mai comunicato che la candidata ufficiale del partito in Liguria fosse la signora Paita. Anzi avevano appena registrato l’annullamento per brogli di 13 seggi alle primarie appena svoltesi.
Bruscolini per Matteo Renzi. Che non essendo Tafazzi, proprio così ha detto, ha avanzato la nomination prima che le verifiche fossero state concluse.
E raccomandato l’unità e tanti bei selfie alla candidata vittoriosa. Evviva! Ammesso che le verifiche fossero state serie le ha fatte passare per fasulle.
Come ha trasformato in bugiardo il suo proposito, almeno teoricamente sincero, di risanare il partito, liberarlo dagli impresentabili, restituirgli credibilità e un po’ di onore, qualunque latitudine fosse ad essere teatro di queste scene di malapolitica.
La reazione a Roma dopo l’inchiesta per Mafia Capitale
Altro giorno e altro Matteo. Giovedì sera in televisione Orfini, presidente del Pd rivolto a Marco Travaglio durante Servizio Pubblico: “Ha visto in Piemonte? Tutti assolti”.
L’ha pronunciata la parolina magica — assoluzione — con l’aria soddisfatta, con la malizia di chi dice, e adesso tiè.
Con l’animo di chi è convinto che se il fatto non costituisce reato smette di essere schifoso, inopportuno o eticamente riprovevole.
Semplicemente smette di esistere. Sono eventi frequenti di un fenomeno conosciuto come scambio di ruolo. Colui che si professa garantista attende come fosse Zeus la mano della Procura e si attiva solo se sente il tintinnìo di manette.
È la Procura che timbra il lasciapassare. E la soglia della buona creanza raggiunge quella della cella. Se la sopravanza è illecita. Ma se si ferma a un passo dalle sbarre diviene rispettabile, pulita, dunque potabile.
Infatti il primo Matteo, cioè Renzi, ha nominato un secondo Matteo, cioè Orfini, commissario alla ripulitura del Pd romano solo perchè il procuratore della Repubblica gli ha arrestato alcuni amici sostenitori tipo Buzzi, e rinviato a giudizio altri amici, consiglieri comunali di fascia alta.
Non si fosse mosso il dottor Pignatone, Orfini sarebbe ancora a giocherellare nel clubbino dei giovani turchi, la grandiosa corrente della sinistra che l’ha visto prima adagiarsi nella poltrona offertagli da Bersani al tempo della sua segreteria e oggi accettare, ma a malincuore!, lo scranno presidenziale del Pd predisposto da Renzi.
Un combattente, e si vede. Questa teoria illustra la prova inconfutabile dell’inesistenza della realtà se non è accompagnata dai Carabinieri.
Si deduce che tutti gli intrallazzi e le sporcizie e i traffici di tessere e di circoli di cui lo stesso Orfini dice di dover eliminare da Roma, non essendo fatti penalmente rilevanti, non esistono.
Ed è bellissimo, perchè effettivamente il mercimonio di tessere sarebbe un atto riprovevole solo se la Suprema Corte fosse chiamata a deliberarlo.
E qui di nuovo la conferma di una consapevolezza nuova dei socialisti del terzo millennio: le manette sono il sol dell’avvenire.
Questo è un Paese, pensate un po’, in cui la figlia di Silvio Berlusconi ha dovuto ricordare che la Costituzione impone a chi ha responsabilità di governo di comportarsi con onore, testimoniandolo in ogni atteggiamento sia privato che pubblico. Evidentemente anche questo articolo verrà emendato nella grande riforma costituzionale che dovrà modernizzare le Istituzioni.
Il Pd, oggi retto da garantisti non più ossessionati dalle Procure, avanza placido e tranquillo.
In Campania, per esempio, per la terza volta non si potranno svolgere le primarie. C’è mica un problema? I magistrati non hanno mosso un dito e la convinzione comune è che se non si terranno non lo alzeranno in futuro. Infatti silenzio.
Chi vorrà , trafficherà al momento opportuno e saranno fatti suoi. Siamo tutti garantisti, e Renzi garantirà presto il nome dell’unico candidato, scelto naturalmente da lui. Sarà Gennaro Migliore. Il nome dice tutto.
Più garanzia di così? Hanno rottamato anche la questione morale Siamo finalmente alla terza via agognata nel secolo scorso da Enrico Berlinguer. Entri, esci o stai di lato a seconda che la Digos abbia fatto visita in casa.
Tutto ciò che non è scritto nel certificato penale non esiste. Non esistono, per fare un ultimissimo esempio, le tangenti dell’Eni, perchè Scaroni le avrebbe confessate solo sotto voce a Corrado Passera e lui, altro gran garantista, non ci ha creduto e non ha neanche fiatato.
Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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