Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
L’EX MARESCIALLO DELL’ESERCITO AVEVA DOVUTO COMBATTERE A LUNGO PER OTTENERE QUANTO GLI SPETTAVA
Marco Diana è morto, l’ex maresciallo dell’Esercito italiano diventato simbolo nella
battaglia contro l’uranio impoverito aveva 50 anni. Malato da tempo, Diana si è spento mercoledì in una stanza del Policlinico universitario di Monserrato, a Cagliari, dove era ricoverato da alcuni giorni per l’aggravarsi della malattia .
Originario di Villamassargia, nel sud Sardegna, era diventato sottufficiale dell’esercito ed era stato poi impegnato per oltre 10 anni missioni in giro per il mondo dalla Somalia al Kosovo.
Al ritorno in Italia l’inizio del lungo calvario con la scoperta di un terribile male che non lo ha mai più lasciato, un tumore al sistema linfatico causato proprio da quell’uranio impoverito che ha fatto tante vittime tra i soldati del nostro Paese. Da guerriero aveva sempre combattuto con coraggio la malattia riuscendo a contenerla per anni.
Di pari passo però è nata anche la sua consapevolezza di dover lottare contro le istituzioni per vedersi riconoscere quella che era tutti gli effetti una causa di servizio. Anche quando infine si era visto riconoscere dalla Corte dei conti la causa di servizio e il diritto alla pensione privilegiata di prima categoria con relativo risarcimento, aveva dovuto combattere a lungo contro la burocrazia e contro quello Stato che, secondo lui, l’aveva abbandonato, per poter ottenere quanto gli spettava.
Negli anni si era battuto pubblicamente per la ricerca della verità legata alle malattie contratte dai soldati durante le missioni all’estero.
Aveva cercato cure e rimedi vari per guarire. Alcuni anni fa dalla sua pagina facebook aveva annunciato di dover vendere la casa per pagarsi le cure.
A causa del tumore le sue condizioni di salute però sono gradualmente ma costantemente peggiorate fino al decesso di oggi.
(da agenzie)
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Ottobre 4th, 2020 Riccardo Fucile
INVECE CHE PASSARE IL TEMPO A LAMENTARSI E’ ORA CHE GLI ITALIANI DIMOSTRINO SENSO CIVICO, CONDOTTE RESPONSABILI E APPARTENENZA A UNA COMUNITA’ NAZIONALE
Corsi e ricorsi storici… Quando le cose non vanno bene, quando ci sono i problemi – ed i drammi – è sempre colpa, soltanto, dei politici…
Il contagio aumenta? E’ colpa dei politici!
L’economia soffre, le imprese chiudono e le persone perdono l’impiego? I politici non sono capaci..
La scuola non funziona? La politica è inadeguata allo scopo.
Ma noi, come cittadini, come parte integrante di una comunità , cosa siamo disposti a fare – davvero – per gli altri e per la crescita della nostra terra e del nostro Paese?
Qui non si tratta di stabilire se, rispetto alle varie tematiche oggetto di riflessione e di attenzione, sia preferibile “l’approccio individualista” o quello “collettivista”, perchè l’impegno civico è questione che prescinde da qualsivoglia ipotesi preconcetta.
I politici ed i dirigenti incapaci ci saranno sempre: la “cosa” fa parte delle “regole del gioco”, purtroppo
La politica, però, non potrà mai supplire alla nostra carenza di impegno civico o di serietà . Ce le potrà imporre con la forza della legge, ma quando cose del genere accadono – diciamolo – è soltanto perchè si è consumata l’ennesima, profonda e devastante sconfitta di un intero popolo..
Certe battaglie sono parte e coinvolgono ciascuno di noi.
La crisi economica è reale. La pandemia, pure…
Soltanto condotte responsabili, soltanto il sentirci parte di un’unitaria comunità , da vivere responsabilmente, ci eviteranno ulteriori morti, ulteriori sofferenze, ulteriori chiusure di imprese ed ulteriori perdite di posti di lavoro, oltre alla disperazione, sia individuale che collettiva.
Destra, sinistra, centro… Lasciamole perdere le “etichette”. Se davvero ci vogliamo bene, e se davvero vogliamo bene alla nostra terra, dimostriamolo.
Certe cose, nella specie le condotte responsabilmente individuali, sono di nostra esclusiva pertinenza. E’ nostro dovere farle, certe cose. Limitarsi a lamentarsi, chiedendo alla politica di fare “magie”, non è cosa, nè praticabile, nè seria.
Il pericolo è reale e la necessità di essere “uomini e donne vere”, lo è ancora di più.
Indossare la mascherina, evitare gli assembramenti, mantenere la distanza fisica, non sono capricci alla mercè dei “negazionisti” o meno: rappresentano quel “piccolo, grande dovere” che si dovrebbe appartenere a qualsivoglia persona seriamente innamorata della propria terra e di se stessa.
La realtà non è mai immutabile. Cambiarla è possibile, a condizione di essere dei “piccoli eroi del civismo”, però.
La “luna”, a ben vedere, non è, poi, così lontana… Volere, è potere…
Salvatore Totò Castello
Right Blu – la Destra Liberale
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Ottobre 4th, 2020 Riccardo Fucile
DA GIOVANE PROMESSA DEL TENNIS ALL’ABBANDONO QUANDO AVEVA 16 ANNI… POI SERI PROBLEMI DI SALUTE, LA DECISIONE DI RIPROVARCI CINQUE ANNI FA E ORA IL SOGNO SI AVVERA
La magia continua. Martina Trevisan continua a stupire.
La 26enne toscana, ormai ex numero 159 del mondo, si è qualificata per i quarti di finale del Roland Garros, terzo slam della stagione in corso sui campi in terra rossa di Parigi, battendo con un doppio 6-4 l’olandese Kiki Bertens, numero 8 del mondo e testa di serie numero 5.
Trevisan, promossa dalle qualificazoni, affronterà nei quarti la giovane polacca Iga Swiatek, numero 54 Wta, che a sorpresa ha battuto 6-1, 6-2 la romena Simona Halep, prima testa di serie del tabellone
“Grazie Italia, mi stanno arrivando tanti messaggi. Vi abbraccio virtualmente tutti” ha detto in italiano alla fine della mi initevista in campo. Ma ha ribadito di “vivere in un sogno. Sono arrivata qui due settimane fa per le qualificazioni, e sono ancora qui”.
Ha vendicato anche Sara Errani, arrivata al match point contro Kiki Bertens nel match delle polemiche per il suo infortunio, tanto da uscire poi su sedia a rotelle, ma in un modo che non aveva convinto la romagnola.
Stavolta non ci sono state scuse, o trucchi: la mancina toscana è partita alla grande, involandosi sul 5-1 prima di subire il ritorno dell’olandese. Ma, agonista qual è, Martina Trevisan non ha mollato e ha chiuso 6-4. Nel secondo set nuova partenza sparata dell’azzurra: 3-0 e palla del 4-0 non realizzata. E qui di nuovo il deja vu della prima frazione, con la Bertens che pareggia. Altre avrebbero avuto dei dubbi, si sarebbero scorate, invece Martina si è riunita con le sue forze e ha ripreso a “lavorare” la rivale, prendendosi tutti e tre i game successivi e vincendo con un pallonetto millimetrico rimbalzato sulla riga di fondo. Martedì la prossima sfida.
Intanto può togliersi già qualche sfizio: è virtualmente n. 82 del mondo. Ed è la decima qualificata della storia del Roland Garros ad approdare ai quarti. Nessuna è poi arrivata in semifinale: si spera possa rompere anche questo tabù
“Non smettete di cercare, non mollate. Perchè la luce c’è” ha ripetuto ieri all’ennesima domanda su come avesse fatto a battere l’anoressia e quale messaggio dare a chi vive sensazioni analoghe. “Io continuo a fare le cose che facevo prima” ha detto Martina a fine match. “Ora vado a fare il massaggio, e penso sempre nella stessa maniera”.
Tenni
Martina Trevisan era una gran bella promessa da ragazzina. Ha vinto tutti i titoli italiani possibili (Under 12,14,16), è stata n.57 delle classifiche mondiali juniores, ha raggiunto le semifinali in doppio negli Slam juniores a Parigi e Wimbledon. E poi? Poi aveva smesso. A 16 anni.
La vita l’ha messa davanti a tante prove, anche dure. Ma a quell’età , per una lunga serie di motivi personali sui quali mai ci permetteremmo di sindacare, ha preferito dire basta. Poi la vita, ancora, l’ha messa davanti ad altre prove.
E nel 2014, all’età di 21 anni, ha deciso che forse valeva la pena riprovarci.
E ha ricominciato a macinare. Tornei minori, la parte più operaia del circuito Wta. Il best ranking alla posizione 144, raggiunto nel 2017. Poi qualche infortunio, qualche buon risultato, anche e soprattutto in doppio, sempre in attesa dell’acuto.
Ed ecco arrivare il Roland Garros 2020, il più strano di sempre a causa dello sconvolgimento delle abitudini e dei calendari portato dalla pandemia. Un torneo che Martina Trevisan si ricorderà per sempre, l’atteso acuto arriva. Quatrro vittorie in uno Slam, per lei che non ne aveva ottenuta neanche una.
E che tre vittorie! Prima Camila Giorgi (che si ritira sotto di un set e sullo 0-3 nel secondo) nel derby italiano, poi la giovane superstar Coco Gauff e infine, al terzo turno, la greca Maria Sakkari, numero 24 del mondo. E infine il doppio 6-4 alla numero 5 del mondo Kiki Bertens che le vale l’accesso ai quarti di finale.
Quanti soldi ha guadagnato Martina Trevisan battendo Kiki Bertens e volando ai quarti di finale del Roland Garros 2020? La 26enne potrà mettere da parte un interessantissimo gruzzolo di 283.500 euro. In caso di qualificazione alle semifinali si toccherebbero i 425mila euro, mentre il trionfo nel torneo assicura 1,6 milioni di euro. Come ha detto Martina Trevisan qualche giorno fa, dopo i 189mila assicurati col successo su Sakkari: “Ci sta un bell’appartamento un po’ ganzo“.
(da agenzie)
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Ottobre 1st, 2020 Riccardo Fucile
INSEGNANTE DI INFORMATICA A BENEVENTO, HA SFIDATO 12.000 DOCENTI DI 140 PAESI ARRIVANDO ALLA FINALE DEI GLOBAL TEACHER PRIZE
Un professore di italiano tra i dieci migliori professori del mondo. 
Carlo Mazzone, 55 anni di Ceppaloni, docente di informatica a Benevento, è il primo italiano a riuscire ad arrivare nella decina di finalisti che cercheranno di aggiudicarsi il Global Teacher prize.
Il premio, giunto alla sesta edizione, in collaborazione con l’Unesco, e creato dalla Varkey Foundation, ha visto quest’anno sfidarsi 12mila insegnanti di 140 paesi per aggiudicarsi il milione di dollari in palio che dovranno essere spesi in progetti per la scuola.
“Io vorrei usare quei soldi per aiutare gli studenti a diventare imprenditori di loro stessi, per combattere l’abbandono scolastico che al sud è drammatico. Perchè per ogni ragazzo che abbandona gli studi, si perde un pezzo di futuro”, dice Mazzone che da giovane era considerato la pecora nera di casa.
Figlio e fratello di docenti, insegnanti, presidi, amanti di greco e latino, lui disdegnava le materie umanistiche. Voleva fare lo scienziato, amava l’elettronica, tanto da iscriversi di nascosto a radio Elettra leggendosi i fascicoli di nascosto, come giornalietti proibiti. Mancando volumi sulla sua materia, sui computer, negli anni ha cominciato a scriverli basandosi sulla sua esperienza prima nelle aziende e poi in classe, organizzando le lezioni in pratiche sfide tra gruppi di alunni per creare progetti. E molti sono stati premiati in concorsi europei.
Fra i top 10 con Carlo Mazzone anche gli insegnanti Jamie Frost (Inghilterra), Mokhudu Cynthia Machaba (Sudafrica), Leah Juelke (Stati Uniti) e Yun Jeong-hyun (Corea del Sud). La premiazione via web causa Covid avverrà il 3 dicembre a Londra dal Natural History Museum, verrà anche annunciato anche un riconoscimento ad un eroe, che si è spinto oltre per far sì che i giovani continuino ad imparare durante la pandemia.
“Il Global Teacher Prize è stato infatti creato per mettere in luce l’importante ruolo svolto dagli insegnanti nella società . Rendendo note migliaia di storie di eroi che hanno trasformato la vita dei più giovani, il premio mira a mettere in primo piano l’eccezionale lavoro degli insegnanti in tutto il mondo, quest’anno, più che mai, abbiamo visto gli insegnanti andare oltre per far sì che i giovani continuassero a imparare in tutto il mondo”, ha sottolineato Sunny Varkey, imprenditore e filantropo che ha creato il premio.
Sulla stessa linea l’Unesco. Le congratulazioni al professore di Ceppaloni le ha espresse Stefania Giannini, vicedirettore generale dell’Unesco, per il settore educazione. “Spero che la sua storia, scelta tra i tanti talentuosi e motivati docenti, ispiri chi vuole intraprendere la professione e metta in luce l’incredibile lavoro svolto quotidianamente dagli insegnanti in Italia e nel mondo.
Il Global Teacher Prize aiuta a porre la voce degli insegnanti al centro della nostra missione, ovvero promuovere opportunità di insegnamento inclusive per i bambini e i ragazzi di tutto il mondo. Da quando è emersa la pandemia di coronavirus, 1,5 miliardi di studenti sono stati colpiti dalla chiusura di scuole e università . Non tutti allo stesso modo. I governi devono imparare da queste lezioni e agire con decisione per garantire che tutti i bambini ricevano un’istruzione di qualità nell’era del Covid e non solo”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELL’URUGUAY, AMATO DAL SUO POPOLO, CHE PRENDEVA SOLO 900 EURO DI STIPENDIO DA PREMIER “PERCHE’ MOLTA GENTE VIVE CON MENO DI QUESTO”
L’ex presidente Josè ‘Pepe’ Mujica, che governò l’Uruguay per il Frente Amplio di centro-sinistra fra il 2000 e il 2005, ha annunciato la sua definitiva decisione di abbandonare a politica nel prossimo ottobre e, ha sottolineato, “se fosse possibile lo farei anche prima”.
Rivolgendosi ai giornalisti ieri dopo aver votato nelle elezioni amministrative, il senatore Mujica, che ha 85 anni, e che in gioventù ha militato nella guerriglia dei Tupamaros finendo anche in carcere, ha fatto allusione al suo precario stato di salute, ed ha spiegato che “lascerò il mio seggio al Senato perchè non manca molto alla fine dei miei giorni. Amo la politica – ha aggiunto – ma amo ancora di più la vita. E devo gestire bene i minuti che mi rimangono”.
Alludendo alla pandemia da coronavirus, ha osservato: “Pensavo si trattasse di una febbricola che sarebbe passata presto, ma non è così. E se non posso andare dove è necessario per svolgere la mia attività , sarei davvero un cattivo senatore”.
Durante la sua presidenza Mujica, che ha la cittadinanza italiana acquisita dalla moglie, si distinse per la sua vita modesta, trattenendo dei suoi emolumenti solo l’equivalente di 900 euro perchè, spiegò, “in Uruguay moltissima gente vive anche con meno di questo”.
Per questa decisione, per aver deciso di continuare a vivere nella sua fattoria alla periferia di Montevideo e a spostarsi alla guida del suo vecchio Maggiolino che guidava personalmente, fu soprannominato come “il presidente più povero del mondo”.
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2020 Riccardo Fucile
IL PARADOSSO DI CHI FA L’ANTICOMUNISTA IN ITALIA E POI REGGE LO STRASCICO AI DITTATORI, MENTRE CHI HA AVUTO UN PASSATO COMUNISTA CONDANNA LUKASHENKO
Sui profili social del Partito democratico oggi c’è “il volto di Nina Bahinskaja. Ci sono le sue idee, le sue battaglie”. E l’iniziativa dem a sostegno dell’attivista dell’opposizione bielorussa arrestata durante le manifestazioni di piazza che si succedono dallo scorso 9 agosto per contestare la vittoria alle elezioni presidenziali di Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, accusandolo di aver truccato il voto.
Il 19 settembre agenti in uniforme verde e passamontagna neri circondavano le persone in marcia pacifica. “Solo i codardi picchiano le donne!” gridava il corteo.
Molte donne venivano sollevate con la forza e arrestate, tra queste è finita anche Bahinskaja, bisnonna di 73 anni diventata un’icona del movimento di protesta. Il video mostra un ufficiale in passamontagna che le toglie bruscamente la corona di fiori che stava portando e la spinge in un furgone”. Con lei erano state arrestate anche quattro giornaliste.
“Nina Bahinskaja, 73 anni, di nuovo arrestata in Bielorussia. Noi siamo con lei e con tutte le donne e gli uomini che lottano per la libertà contro il dittatore Lukashenko”. Scrive su Facebook il segretario Pd Nicola Zingaretti.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
IL DOCENTE DI ISCHIA E’ STATO NOMINATO CAVALIERE DEL LAVORO DA MATTARELLA… “LA NOMINA PRIMA O POI ARRIVERA’, MI SPIACE DI PIU’ NON POTER PIU’ SEGUIRE I MIEI STUDENTI”
Continuò a insegnare da ospedale dopo aver contratto il Covid-19, ma il professore rimane precario.
È la storia di Ambrogio Iacono, per tutti Gino, il professore ischitano che aveva continuato ad insegnare ai suoi alunni dal letto di ospedale in tele-didattica mentre combatteva contro il virus.
Ma Iacono, che aveva ricevuto ringraziamenti ufficiali dal premier Conte ed era stato nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente Mattarella, era e resta ancora precario. Negli scorsi giorni il professore, alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico, aveva contattato la segreteria dell’istituto alberghiero Telese dove insegnava sino a qualche mese fa, per sapere se fosse arrivata la nomina ad insegnante di ruolo ricevendo risposta negativa.
Pur avendo vinto il concorso da vent’anni resta quindi ancora precario.
Come riporta l’Ansa, il professor Iacono ha dichiarato: “La nomina potrebbe arrivare tra qualche settimana o magari tra sei mesi ma quello che mi spiace di più è non poter continuare a seguire gli studenti con cui avevo stretto un bellissimo rapporto; purtroppo alla fine i ragazzi sono quelli più penalizzati dalla precarietà ”.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
“QUELLO CHE E’ SUCCESSO NON SARA’ MAI GIUSTO”
Latina e Colleferro non sono così distanti. Anche per questo, Tiziano Ferro su Willy ha le idee
molto chiare. La vicenda dell’assassinio brutale del 21enne davanti a un locale della cittadina in provincia di Frosinone ha colpito molto il cantante, in uscita con un nuovo album di cover.
In un’intervista al Corriere della Sera, Tiziano Ferro si è detto disposto a sostenere anche economicamente la famiglia del ragazzo pestato a morte a Colleferro.
«Questo fatto mi ha scioccato — ha detto Tiziano Ferro -. Mi rendo disponibile a supportare la causa, a sostenere anche economicamente famiglia e legali: questa storia deve trovare un finale giusto, anche se quello che è accaduto non sarà mai giusto».
Un messaggio che arriva da Los Angeles, dove il cantante vive, e che risuona forte lungo i chilometri che lo separano dalla sua regione d’origine, il Lazio dove si è consumato l’omicidio di Willy.
Tiziano Ferro afferma di non avere quel senso di distacco e di superficialità che di solito ha chi si allontana dal proprio luogo di origine e, anzi, ritiene che la vicenda del ragazzo possa far riflettere in maniera molto più ampia sul ruolo che le minoranze hanno in Italia.
Per questo, la nuova sfida è quella di sensibilizzare sull’argomento il nostro Paese: «È necessario — ha detto Tiziano Ferro — creare un movimento Black Lives Matter in Italia, sono disposto a creare delle linee di contatto per questo».
Impegno a 360 gradi e non soltanto musica, dunque. La vicenda di Willy Monteiro Duarte ha superato i confini e ha fatto breccia nell’opinione pubblica, coinvolgendo diverse personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Tiziano Ferro è pronto a scendere in campo direttamente, offrendo il proprio aiuto alla famiglia di Willy.
Una famiglia che ha già raccolto la solidarietà del mondo dello sport — le società di calcio di Roma e Frosinone hanno già lanciato iniziative benefiche in suo sostegno — e che adesso riceve parole di disponibilità e di attenzione da parte di una delle voci più influenti della musica italiana nel mondo.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“COSA AVREI DOVUTO FARE? VOLTARMI DALL’ALTRA PARTE? ERA MIO DOVERE INTERVENIRE”
“C’era un tizio che stava prendendo a schiaffi una povera ragazza. Che cosa avrei dovuto fare, voltarmi dall’altra parte? Era mio dovere intervenire”.
Vittorio Cingano ha 73 anni ed è l’anziano che compare – mentre viene preso a pugni e a calci in faccia – nel video choc girato lunedì di fronte al mercato ortofrutticolo del capoluogo berico.
Racconta al Corriere della Sera:
L’aggressore si chiama Alberto Fontanarosa, è un venticinquenne italiano di origini ungheresi, tossicodipendente.
“Saranno state le 5 del pomeriggio, stavo camminando quando ha sentito le grida di quei due che litigavano e ho visto lui che le metteva le mani addosso. Mi sono avvicinato, gli ho detto: ma che combini? E questo non ha aperto bocca, è venuto verso di me e… bum! Mi ha steso con un pugno. Poi sono arrivati i calci e tutto quello che si vede nel video. Per fortuna i poliziotti sono eccezionali e in pochi minuti l’hanno arrestato. Ora spero arrivi una condanna severa, che serva da monito”.
Ma non chiamatelo eroe:
“Lo rifarei: se una donna viene picchiata ho l’obbligo morale di difenderla. Stiamo diventando una società egoista, lo so. Ma spero di continuare a fare le scelte giuste, a non fingere di non vedere”.
(da agenzie)
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