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COTA: LA CORTE DEI CONTI INDAGA SUL SUO AVVOCATO, HA TROPPI INCARICHI

Ottobre 28th, 2010 Riccardo Fucile

LUCA PROCACCI E’ AL TEMPO STESSO LEGALE DI COTA, DELLA REGIONE PIEMONTE E PURE COMPONENTE DEL CO.RE.COM, IL COMITATO REGIONALE PER LE COMUNICAZIONI CON DELEGA ALLA PAR CONDICIO, RUOLO PER CUI RICEVE UNA REMUNERAZIONE MENSILE…QUEST’ULTIMO INCARICO RICHIEDE “ASSOLUTA INDIPENDENZA DAL SISTEMA POLITICO ISTITUZIONALE”

Prima il ricorso al Tar per le elezioni regionali fatto dall’ex governatrice Mercedes Bresso.
Adesso l’indagine sul suo avvocato, Luca Procacci.
Per il presidente della Regione Piemonte,   Roberto Cota finito un problema ne comincia un altro.
La Procura regionale della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo dopo l’esposto fatto dall’associazione radicale “Adelaide Aglietta” il 15 ottobre affinchè venga accertato “l’eventuale danno erariale” dopo l’accumulo di cariche di Procacci, che è al tempo stesso legale di Cota, della Regione Piemonte e componente del Co.re.com, il comitato regionale per le comunicazioni con delega alla par condicio, ruolo per cui riceve una paga mensile
“Diamo atto alla Corte dei Conti del pronto riscontro al nostro esposto e attendiamo l’espletamento delle indagini — ha detto Giulio Manfredi, del Comitato nazionale Radicali — altrettanta solerzia non dimostra il presidente Cota, da cui attendiamo una risposta”.
Procacci e Cota vennero in effetti già  criticati perchè il legale dell’esponente leghista a maggio divenne anche il difensore “ufficiale” della Regione nell’ambito del ricorso al Tar per le irregolarità  delle elezioni di marzo.
La scelta venne giustificata dal fatto che l’Avvocatura regionale non aveva membri in grado di seguire il caso.
A questo problema se ne aggiunge un altro.
Secondo i radicali “la legge regionale dice che i componenti del Co.re.com devono dare ‘garanzia di assoluta indipendenza dal sistema politico istituzionale’”, e Procacci non risponde alla richiesta, essendo molto vicino alla Lega Nord.
Manfredi spiega: “Il decreto del Presidente Cota del 26 giugno 2008 nomina Luca Procacci componente del Co.re.com in rappresentanza delle minoranze consiliari”.
E dunque: “O vale la legge o vale il decreto; ma per la gerarchia delle fonti giuridiche prevale la legge e la nomina di Procacci è illegittima”.
Per via di questa regola in passato il Tar rimosse il presidente Corecom, Massimo Negarville, perchè troppo vicino al centrosinistra.
Il 14 ottobre scorso, al momento della presentazione dell’esposto dei Radicali, Luca Procacci replicava: “In ambito politico non ho nessun ruolo. Non vedo incompatibilità . Se poi la legge non va bene, quando saranno in maggioranza la cambieranno. Ma per ora non possono impedirmi di esercitare come libero professionista”.
Ma ora a rileggersi la legge regionale sarà  la procura della Corte dei Conti.

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UNA VOCE DALLA TRINCEA DI TERZIGNO: L’INSABBIAMENTO DELLA VERITA’ E L’APPELLO A NON DIMENTICARE

Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile

L’INQUIETANTE TASSO DI TUMORI DOVUTI ALLA COABITAZIONE CON LA DISCARICA… LA MANCATA ATTIVAZIONE DEL REGISTRO TUMORI DELLA CAMPANIA, UNICO STRUMENTO SCIENTIFICO RICONOSCIUTO DAI TRIBUNALI, AL FINE DI BLOCCARE I PROCEDIMENTI PENALI PER RISARCIMENTO DANNI… IL MANCATO FINANZIAMENTO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PER FAVORIRE IL BUSINESS DEGLI INCENERITORISTI

Vi scrivo dalla trincea di Terzigno, dove un tanfo indescrivibile e acre ti invade fino al cuore, dove ho visto uomini forti piangere come bambini per lo sfregio inferto senza pietà  a questa terra martoriata e dove si percepisce un senso di disperata desolazione, unito a un sentimento di rivalsa e dignità .
Mi sono sempre definita un’ambientalista di trincea ed è per questo che negli ultimi giorni mi sono decisa a denunciare quanto scoperto in seguito alle risultanze delle mie personali indagini su Terzigno, a partire dai retroscena del fallimento politico della gestione del ciclo smaltimento rifiuti, fatto di irreparabili omissioni, violazioni gravi a normative comunitarie inderogabili, insabbiamento della verità .
La mia delicata attività  professionale mi ha spinto a sostenere legalmente e pubblicamente la battaglia per Terzigno senza se e senza ma, perchè lo reputavo un dovere civico prima che un impegno professionale, che tra l’altro ho intrapreso a titolo gratuito.
In seguito a questa scelta ho stravolto il ritmo abituale delle mie giornate e sento quasi sulla mia stessa pelle lo strazio di questa gente: le mie denunce ed azioni legali sono finite sulle pagine di testate nazionali, fino alla mia presenza in un programma RAI di prima serata.
Questa visibilità  forzata e necessaria, non confacente all’indole riservata della mia persona, sta però dando frutti insperati: ho scovato una serie di interessanti “cavilli” per dare una speranza di giustizia a questa gente che presenta un inquietante tasso di incidenza tumori, in seguito alla convivenza criminale con la vecchia discarica Sari.
Inoltre, ho fatto luce sullo scandalo della mancata attivazione dei Registri Tumori in Campania, unico strumento scientifico e riconosciuto dai Tribunali per provare il nesso di causa-effetto tra contaminazione ambientale territoriale e incremento tumori.
Questa scelta politica “mancata” ha avuto conseguenze inimmaginabili perchè ha bloccato i procedimenti penali di risarcimento danni per le vittime e perchè ha impedito di dimostrare la nocività  dell’insediamento di discariche nei pressi di centri abitati .
Ecco il vero motivo per cui ci raccontano che non ci sono dati che dimostrano che non si possa convivere con le discariche cittadine.
La verità  è che si è affossata l’osservazione epidemiologica sulla popolazione campana perchè i numeri del disastro ambientale in atto sono agghiaccianti e il tasso di incremento delle morti per tumore segnala un picco in costante crescita, secondo gli scarsi e sottostimati dati dell’unico Registro ufficiale che segna il trend dell’incidenza della malattia in Campania.
Per non parlare del mancato finanziamento della raccolta differenziata: dare slancio a questa misura di smaltimento sarebbe la prova che gli inceneritori sono in realtà  una misura estrema e residuale e non preferenziale e prevalente, se non fosse per il colossale business degli inceneritoristi che dalla costruzione di queste “macchine di morte” lucrano profitti da capogiro, sfruttando una norma vergognosa dello Stato italiano che ci è già  costata una procedura d’infrazione presso la Corte Europea.
Potrei continuare a raccontarvi altre amenità , ma preferisco interrompere questa cronaca scritta in piena notte, mentre ho appena terminato di raccogliere gli incartamenti che mi serviranno per domani.
Faccio appello a tutti voi, non dimentichiamo Terzigno perchè la prossima Terzigno può essere casa nostra.

Vittoria Operato

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LEGA: PARTITO DI LOTTA, SOTTOGOVERNO E DOPPI INCARICHI: ECCO I NOMI DEI FUSTIGATORI DI COSTUMI (ALTRUI)

Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile

LA LEGA OCCUPA DA ANNI IL SOTTOBOSCO DI ENTI PUBBLICI CON PERSONE DESIGNATE DAL PARTITO: BANCHE, AUTOSTRADE, OSPEDALI, RAI, FINMECCANICA, EXPO, CINECITTA’…IL CAROCCIO E’ ANCHE IL PARTITO CON IL MAGGIOR NUMERO DI PARLAMENTARI CHE MANTENGONO IL DOPPIO E PERSINO TRIPLO INCARICO

Accanto agli incarichi istituzionali frutto del consenso elettorale e del peso parlamentare, la Lega occupa ormai da anni un sottobosco di potere a livello di enti e società  di emanazione pubblica o a partecipazione pubblica: banche, autostrade, ospedali, Rai, Expo 2015, Finmeccanica, Cinecittà .
Un censimento su questo piano è difficile.
Ci limitiamo a riferire i risultati di un reportage di Marco Damilano pubblicato da l’Espresso del 17 febbraio 2010, elencando le società  in cui esponenti leghisti o persone designate dalla Lega hanno un ruolo.
Consip, la spa del ministero dell’Economia per l’acquisto di beni e servizi destinati alle amministrazioni dello Stato: Danilo Broggi, amministratore delegato.
Cinecittà : Roberto Codonati (consulente per l’immagine della Lega), membro del cda.
Agea, l’agenzia che vigila sull’erogazione dei fondi comunitari per l’agricoltura: professor Dario Fruscio, presidente (designato su indicazione di Zaia).
Finmeccanica: Dario Galli, membro del cda (e presidente della provincia di Varese)
Fiera Milano: Attilio Fontana, membro del cda (e sindaco di Varese)
Eni: Paolo Marchioni, consigliere di amministrazione (e vice-presidente della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, nonchè assessore al Bilancio)
Sviluppo Sistema Fiere: Leonardo Ambrogio Carioni, presidente (nonchè presidente della Provincia di Como, sindaco di Turate, presidente dell’Unione delle Province lombarde)
Expo 2015: Leonardo Ambrogio Carioni, consigliere di amministrazione;
Pedemontana: Leonardo Ambrogio Carioni, consigliere di amministrazione;
Enel: Gianfranco Tosi, consigliere di amministrazione (ex sindaco di Busto Arsizio);
Poste italiane: Mauro Michielon, consigliere di amministrazione;
Sea (gestione dello scalo di Malpensa): Giuseppe Bonomi, presidente e direttore generale;
Inail: Marco Fabio Sartori, presidente;
Fincantieri: Francesco Belsito, consigliere di amministrazione;
Rai: Giovanna Bianchi Clerici nel cda; Antonio Marano, vice-direttore generale;
Serenissima: Attilio Schneck, presidente (e presidente della provincia di Vicenza)
Buonitalia («la cabina di regia nella promozione dell’agroalimentare italiano nei mercati mondiali»): Walter Brunello, presidente.
Nel mondo bancario un alleato prezioso è poi Massimo Ponzellini, presidente della Banca Popolare di Milano, oltre che di Impregilo.
Quando è chiamata a rispondere delle proprie scelte, la Lega spesso finge di essere forza di «opposizione» all’interno dell’esecutivo Berlusconi (come già  capitava con Galan ed è sempre accaduto con Formigoni) e non come forza di governo centrale, insediata e nel pieno delle proprie facolt�
Il primato che caratterizza la Lega Nord è senza dubbio il fatto che è il partito con più parlamentari che mantengono doppi e tripli incarichi politici.
Su 85 camicie verdi 44, oltre la metà , si fanno in due se non addirittura in tre, affiancando alla poltrona in Parlamento, una al governo o in un’amministrazione locale.
In particolare, alla Camera siedono 25 leghisti con doppio incarico e 3 con triplo, mentre al Senato se ne contano 14 con doppio incarico e 2 con triplo. Oltre ai 7 impegnati anche a Palazzo Chigi (il ministro delle Riforme Umberto Bossi, il ministro degli Interni Roberto Maroni, il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, il vice ministro di Infrastrutture e Trasporti Roberto Castelli, il sottosegretario agli Interni Michelino Davico, il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora), tra i parlamentari del Carroccio si contano tre presidenti di Provincia (Brescia, Bergamo e Biella), 2 consiglieri provinciali, 15 sindaci, 3 vice sindaci, 2 assessori comunali e 17 consiglieri comunali.
Daniele Molgora (Lega Nord): deputato, sottosegretario all’Economia (fino a maggio 2010) e presidente della provincia di Brescia.
Luciano Dussin (Lega Nord): deputato, sindaco Castelfranco veneto
Adriano Paroli (Lega Nord): deputato, sindaco di Brescia
Pierguido Vanalli (Lega Nord): deputato leghista e anche sindaco di Pontida
Gianluca Buonanno (Lega Nord), deputato, sindaco di Varallo e vice sindaco del comune di Borgosesia, entrambi in provincia di Vercelli;
Giovanni Fava (Lega Nord), deputato, nel consiglio provinciale di Mantova e in quello comunale di Sabbioneta.
Ettore Pirovano (Lega Nord), Deputato e presidente della Provincia di Bergamo
Roberto Simonetti (Lega Nord) Deputato e presidente della Provincia di Biella
Gianvittore Vaccari (Lega Nord), senatore, sindaco di Feltre
Gianpaolo Vallardi (Lega Nord), senatore, sindaco di Chiarano
Massimo Bitonci (Lega Nord), deputato, sindaco di Cittadella (Padova)
Giacomo Chiappori (Lega Nord), deputato, sindaco di Villa Faraldi (Imperia)
Sandro Mazzatorta (Lega Nord), senatore, sindaco di Chiari (Brescia)
Claudio D’Amico (Lega Nord), deputato, sindaco di Cassina de’ Pecchi (Milano)
Giovanna Negro (Lega Nord), deputata, sindaco di Arcole (Verona)
Cesarino Monti (Lega Nord): senatore, assessore Comune di Lazzate (Mi)

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CORRUZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: L’ITALIA SCENDE ANCORA, ORA SIAMO AL 67° POSTO

Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile

PER TRANSPARENCY INTERNATIONAL, NELLA CLASSIFICA DEI PAESI ONESTI, NEL 2009 PERDIAMO ALTRE 4 POSIZIONI: SIAMO FINITI DIETRO RUANDA E SAMOA, STATI UNITI AL 22° POSTO… PER LA CORTE DEI CONTI, LA CORRUZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CI COSTA 50 MILIARDI DI EURO L’ANNO

Brutte notizie per il Bel Paese in tema corruzione.
Secondo la classifica stilata dall’ong Transparency International, elaborata analizzando 178 Paesi e presentata stamane, l’Italia scivola al 67esimo posto nell’indice sulla corruzione.
Il nostro Paese è arretrato di quattro posizioni rispetto al 2009 e di ben 12 sul 2008.
Il Corruption Perceptions Index (CPI) è considerato la misura più credibile al mondo per misurare la corruzione nel settore pubblico.
Oltre ai casi di corruzione in senso stretto, influiscono sul CPI tutte le questioni di malgoverno della cosa pubblica in senso lato che si manifestano nel Paese, in larghissima misura a livello locale.
Infatti, la sanità  (gestita dalle Regioni) appare il settore dove tale malgoverno più si manifesta.
E proprio il CPI registra che la credibilità  esterna dell’Italia riguardo la corruzione è in calo e che l’allarme sociale interno sul tema è in crescita.
I Paesi ottengono un punteggio da zero a 10 (con zero che indica livelli elevati di corruzione).
L’Italia è al 67esimo posto, con un punteggio di 3,9 peggiorato rispetto al 2009 (quando era al 63esimo posto, con punteggio di 4,3) e al 2008 (alla 55esima posizione, con 4,8).
Meglio di noi fanno il Ruanda e Samoa.
I Paesi più onesti sono quelli più pacifici: Danimarca e Nuova Zelanda.
In fondo alla classifica, Paesi devastati dalla guerra (Iraq, Afghanistan e Somalia) o governati da una giunta militare come la Birmania.
Gli Stati Uniti sono usciti dalla top 20 dei meno corrotti, collocandosi al 22esimo posto.
I dati corrispondono peraltro alle ripetute denunce ed analisi della Corte dei Conti che ha valutato in 50 miliardi di euro il costo annuale della corruzione nella Pubblica Amministrazione in Italia.

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LA STORIA DELL’INCENERITORE DI ACERRA SEMPRE FERMO

Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile

L’IMPIANTO SI BLOCCA PERCHE’ DOVREBBE BRUCIARE CDR E INVECE E’ ALIMENTATO CON SPAZZATURA NON TRATTATA… DAL 1999 AL 2009: 10 ANNI PER COSTRUIRLO, POCO PER ROVINARLO…ORA LA REGIONE DOVREBBE PAGARE 355 MILIONI PER RILEVARE UN IMPIANTO PER IL QUALE RIUSCIAMO A PAGARE 60.000 EURO AL GIORNO DI AFFITTO

Secondo Bertolaso l’inceneritore di Acerra “funziona e funzionerà  sempre meglio”, ma in realtà  ha sempre funzionato poco e male., visto che brucia immondizia “tal quale”, quando invece è stato progettato per il cosiddetto cdr, il combustibile da rifiuti trattati.
La storia dell’impianto è il simbolo dell’emergenza rifiuti in Campania, una storia che inizia nel 1999, quando l’appalto è assegnato alla Fibe, nonostante non ci sia ancora la disponibilità  dell’area su cui costruire l’impianto, riservandosi di individuarla suiccessivamente proprio ad Acerra.
Per l’acquisizione di quei suoli trascorrono ben 4 anni e poi, a rallentare ancora l’opera, ci si mettono i comitati locali che non lo vogliono.
Dopo un anno iniziano i lavori e in località  Pantano, appena si scava, si trova l’acqua.
Alltri mesi, altre proteste, altre varianti.
La Fibe è esposta con le banche che hanno finanziato l’impresa in virtù del cfr stoccato da contratto: nel 2006 interviene in suo soccorso il governatore Bassolino con una ordinanza che autorizza lo stoccaggio in ecoballe.
Se ne producono tra 5 e 8 milioni: sono ancora ammucchiate nel guglianese e ci vorranno 20 anni a smaltirle.
Per ora sono intoccabili perchè sono l’unica garanzia in mano alle banche.
Nel 2007 la magistratura indaga l’impresa per frode in appalto pubblico e le sequestra, in via cautelativa, 250 milioni di euro.
Nel frattempo l’inceneritore non va avanti e le ecoballe si accumulano.
Prodi autorizza l’uso del “tal quale” e si arriva all’emergenza 2008 con il piano delle nuove discariche.
L’inceneritore alla fine viene inaugurato il 26 marzo 2009: la prima linea entra in funzione, le altre due entro maggio.
Dovrebbe bruciare 250 tonn di rifiuti al giorno, ma funziona a singhiozzo: il sistema di espulsione delle scorie s’intasa e le linee si fermano perchè non reggono le temperature elevate necessarie a bruciare il “tal quale”.
Ora si aspetta che un ente pubblico (Regione o Protezione civile) acquisti l’impianto valutato dall’Enea 355 milioni, per il quale attualmente vengono versati alla Fipe la bellezza di 60.000 euro al giorno di affitto.
L’inceneritore si è rivelato un affare, ma non certo per i cittadini campani.

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L’AQUILA DIMENTICATA, IL PARROCO DI TEMPERA: “NON CI DICONO LA VERITA'”

Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile

SUL “CORRIERE DELLA SERA” ON LINE UN VIDEO E UN REPORTAGE SU L’AQUILA PER CAPIRE A CHE PUNTO SIAMO…MACERIE MAI RIMOSSE, RICOSTRUZIONE FERMA, EFFETTI DEVASTANTI SULLA PSICHE, UN DRAMMA UMANO CHE SI VUOLE NASCONDERE PER INTERESSI POLITICI

Domenico ti fulmina con lo sguardo mentre cammina sul cumulo di macerie in cui un tempo c’era Tempera, il suo paese.
Non si è ancora rassegnato, ma l’esperienza di questi ultimi diciotto mesi gli ha fatto perdere ogni fiducia nello stato italiano.
Don Giovanni Gatto, parroco di Tempera, mentre racconta come sia riuscito a salvarsi per miracolo, indica con tristezza la montagna di pietre ed erbacce che ha presso il posto della sua chiesa.
Lungo le statali che avvolgono l’Aquila, i cartelli con i nomi di paesi e borghi fantasmi sono tanti.
Basta abbandonare l’asfalto e inoltrarsi lungo strade sterrate per assistere ad uno spettacolo agghiacciante, diventato ormai normale.
Poltrone, televisori, resti di bagni e cucine, spuntano tra i detriti per raccontare come un tempo in questi luoghi c’era la vita.
Il signor Maurizi, orgoglioso proprietario del albergo ristorante “La cabina” di Castelnuovo, si è dovuto costruire a spese sue una baracca di legno sul bordo della strada.
Il nuovo e precario bar si chiama «La cabina 2» e dista pochi passi dai resti della struttura precedente. Ora Maurizi tira a campare immerso nei debiti: il sisma ha raso al suolo i sacrifici di tre generazioni d’emigranti in America e in Germania.
Benvenuti ad un Aquila di cui tanto si è parlato e poco si è visto, diventata drammatico bottino della politica.
Nel centro storico della città  abruzzese, ci si aspetta di vedere o sentire l’assordante rumore di ruspe o il movimento di camion e gru.
Invece niente, un silenzio innaturale ti accompagna mentre cammini nei vicoli di quello che rimane del bellissimo centro storico.
Le new town, piccoli quartieri di case nuove, costruite a peso d’oro, stonano con il paesaggio circostante.
Chi ha avuto la fortuna di finire in questi quartieri inizia a intuire che ci dovrà  rimanere, se tutto va bene, almeno 30 anni.
Le case consegnate personalmente dal premier Berlusconi, appena ci si entra, appaiono molto diverse da come le abbiamo viste in televisione.
Sono piccole e di mura sottili.
Come spiega un terremotato «dopo mesi in tenda pure una baracca ti sarebbe sembrata una regia».
L’Aquila appare molto diversa da quella mostrata fin ora.
Le macerie non sono state rimosse, la gente vive in un clima d’angoscia crescente.
Il numero dei morti, dei suicidi, dei divorzi e dell’uso di psicofarmaci è aumentato nel silenzio generale.
Il dottor Alessandro Sirolli, direttore del centro psichiatrico diurno dell’Asl 1 dell’Aquila non ha dubbi: «Ci nascondono le cifre del disastro umano» racconta.
Gli effetti distruttivi sulla psiche umana, dopo il sisma e lo stato di crisi, sono stati devastanti.
Di ricostruzione non se ne parla più nè in consiglio regionale nè tra la gente. La speranza è ridotta al lumicino mentre un secondo inverno è alle porte.
Un dramma umano che si svolge lontano anni luce dalle aule parlamentari e dalle sedi dei partiti.
La sensazione è che l’Aquila, questo pezzo d’Italia, sia stata rimossa dall’immaginario collettivo e che il cartello posto all’ingresso di una delle centinaia di baracche di legno in cui trascorrere quel poco di vita sociale che ancora rimane – dove si legge «questa è l’Italia del si salvi chi può» – non sia frutto del qualunquismo quanto piuttosto la fotografia di una realtà  con cui dovremmo fare i conti per molti decenni.

(da “il Corriere della Sera“)

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DENUNCIA DI UN POLIZIOTTO: “A TERZIGNO USO SPROPORZIONATO DELLA FORZA DA PARTE DELLA POLIZIA: EPISODI DI VIOLENZA INENARRABILI”

Ottobre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

PAOLO ORESTE, IN POLIZIA DA 13 ANNI, E’ ANCHE CONSIGLIERE COMUNALE DI BOSCOREALE: “HANNO MANGANELLATO GENTE INERME PER TERRA, A UNA RAGAZZINA SEDUTA SU UN MURETTO HANNO SPACCATO IL NASO”…”CHI PROTESTA HA RAGIONE: LA SECONDA DISCARICA E’ ILLEGALE E CRIMINALE”

C’è un poliziotto tra i blocchi stradali di Terzigno. Un poliziotto che sta dalla parte dei manifestanti.
E’ in prima linea al fianco dei comitati civici contro l’apertura della seconda discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio.
E critica severamente “l’uso sproporzionato della forza da parte dei miei colleghi: ho assistito coi miei occhi a scene di violenza inenarrabili”.
L’agente anti-discarica si chiama Francesco Paolo Oreste, ha 37 anni ed è in polizia dal 1997. Attualmente lavora nei servizi investigativi e di polizia giudiziaria del commissariato di Pompei. Da due anni e mezzo è consigliere comunale del a Boscoreale. Ha fondato un’associazione, ‘Eureka’, che organizza iniziative culturali e presentazioni di libri.
Che giornate sta vivendo?
“Vivo da barricato”.
Qui è pieno di barricate.
“Le barricate ce le hanno create intorno lentamente. Un muro di gomma formato in due anni di silenzio. Le proteste non sono iniziate ora: accogliemmo il decreto del 2008 con responsabilità , senza scendere in piazza, ma cercando di dialogare, di esporre le nostre ragioni.
La gran parte dei sindaci di questo territorio è del Pdl. Dovevano essere loro a tradurre le nostre istanze, ma si sono fidati delle promesse verbali del governo del Pdl.
Il governo, attraverso i suoi rappresentanti come Guido Bertolaso, diceva loro informalmente che aprire uno sversatoio nel Parco era una soluzione temporanea, che non sarebbe stato conferito il tal quale ma solo rifiuto trattato, che Cava Vitiello non sarebbe stata aperta.
Con questo governo ci volevano invece impegni scritti”.
Ora la protesta si è inasprita, ci sono stati degli scontri, dei feriti: di chi è la colpa?
“Da poliziotto dico che i cittadini stanno manifestando correttamente il loro dissenso. Se dieci facinorosi qualificano migliaia di dimostranti come facinorosi, allora anche un massone nel governo qualificherebbe il governo come massone… Quanto ai feriti, non ho visto da parte della polizia un uso della forza proporzionale alla resistenza dei manifestanti”.
Ha letto le dichiarazioni del capo della polizia Manganelli? “Siccome si deve sversare, faremo in modo che sia possibile anche se dovesse costare l’uso della forza”.
“Parole che sono benzina sul fuoco. Come fa un tutore della legge a non partire dal presupposto giuridico di un uso proporzionale della forza? Se si manganellano le persone sedute per terra… Non si può usare la violenza contro la resistenza passiva, altrimenti si diventa uno strumento del governo incapace di risolvere i problemi attraverso le soluzioni politiche. Invece si preferisce accomunare dieci facinorosi a mille dimostranti pacifici per poter così reprimere tutto il dissenso, violando il diritto costituzionale alla protesta”.
La seconda discarica è prevista dalla legge
“La seconda discarica è comunque illegale e criminale. Lo dicono la commissione europea e la Costituzione. Piazzarla vicina ai centri abitati è un attentato al diritto alla salute. Anche il lodo Alfano era una legge. Ma era incostituzionale ed è stata bocciata”.
Le è mai capitato di dover obbedire a ordini che riteneva ingiusti? In fondo i poliziotti in tenuta antisommossa a Terzigno stanno eseguendo degli ordini.
“Ho lavorato allo sgombero di piazze occupate. Se mi chiedessero di interrompere una manifestazione della quale condivido i valori, obbedirei comunque. Perchè sono un servitore dello Stato. Ma non un servo. E sgombererei secondo i crismi della legge e della Costituzione. Quindi se trovo persone sedute, le sollevo e le sposto: non potrei certo caricare ragazzine inermi e sedute su un muretto come ho visto fare durante le proteste di Terzigno: a una ragazzina hanno spaccato il naso”.
Lei ha assistito anche a questo?
“Ho assistito, abbiamo assistito a cose inenarrabili. Ho visto, abbiamo visto lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, uno poche ore fa ha colpito alla testa il mio dentista che passava da lì, hanno suturato la ferita alla nuca con dieci punti. Se da poliziotto nel corso di un arresto lasciassi un livido sulla coscia di uno spacciatore di droga, quello mi denuncerebbe e rischierei di passare un guaio. Qui invece si sta derogando a tutto. Come amministratore comunale ho aderito a un documento col quale chiediamo che cessino le violenze contro le popolazioni, che sono intollerabili”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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RIVOLTA RIFIUTI, LA UE CRITICA L’ITALIA PER LE “MISURE INSUFFICIENTI”, BLOCCA FINANZIAMENTI E MINACCIA ISPEZIONI

Ottobre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

UN’ALTRA NOTTE DI GUERRIGLIA A TERZIGNO CON CINQUE AGENTI FERITI: LA PROTESTA E I BLOCCHI SI ESTENDONO ORA NEL NAPOLETANO… BERTOLASO RISPONDE CON LA SOLITA ARROGANZA: “INVECE CHE DARE GIUDIZI, TROVINO UNA SOLUZIONE”: MA LUI E’ PAGATO SOLO PER FARSI FARE MASSAGGI?

Ancora una notte di tensione e incidenti a Terzigno per la battaglia contro la discarica dei rifiuti.
A mezzanotte è iniziata l’ennesima guerriglia urbana con lanci di molotov, pietre, bottiglie, razzi e petardi.
La polizia ha risposto con un nutrito lancio di lacrimogeni verso la parte più violenta dei dimostranti.
Dopo tre ore di scontri il bilancio è di due poliziotti e tre carabinieri feriti, un operatore televisivo aggredito e la telecamera danneggiata.
La situazione si aggrava anche nella città  di Napoli dove in nottata ci sono state decine di roghi di spazzatura da giorni non rimossi. Una nube di fumo si è alzata al corso Amedeo di Savoia, nei pressi del Museo Nazionale.
Incendi si registrano in via Foria, via Miracoli, via Duomo e via San Domenico. Sempre nella notte ignoti hanno incendiato la cabina di guida di un compattatore della società  Enerambiente. Hanno fatto scendere il conducente dal mezzo e hanno dato fuoco alla cabina di guida.
A terra ci sono ben 2000 tonnellate di rifiuti. Ed è di nuovo emergenza.
“Sono molto preoccupato per quanto succede attualmente in Campania”, scrive in una nota il commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik. “La Commissione sta ancora valutando la documentazione che ci è stata trasmessa dalle autorità  italiane all’inizio di ottobre, ma la situazione odierna ci fa pensare che le misure adottate dal 2007 in poi sono insufficienti”. Secondo Bruxelles, “la situazione odierna non è cambiata rispetto a quando la Commissione decise di bloccare i finanziamenti europei”.
Già  il 5 ottobre scorso, dopo un incontro con una delegazione della Campania guidata dal governatore Stefano Caldoro, Potocnik aveva giudicato la situazione “seria” e aveva sottolineato come ci fosse bisogno di un’azione “determinata, sistematica e strutturale”.
Il 4 marzo scorso la Corte europea di giustizia giudicò che l’Italia era in infrazione rispetto al diritto comunitario in quanto non aveva realizzato in Campania una rete di impianti atta a garantire lo smaltimento dei rifiuti urbani in maniera sicura per la salute dei cittadini e per l’ambiente.
Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è critico sulle perplessità  espresse dall’Ue in merito alla possibilità  di attivare una seconda discarica nel Parco nazionale del Vesuvio. “L’Unione europea – ha detto Bertolaso- farebbe bene a fare il proprio mestiere e invece di dare giudizi dovrebbe dare una mano a trovare alternative”.
Come se non fosse lui che doveva pensarci.
Immediata la replica dell’Ue: la Commissione europea è sempre pronta ad “aiutare gli Stati” ha detto Joseph Hennon, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik. “Siamo pronti a fare il necessario nei contatti con lo Stato membro” perchè si adegui alle normative comunitarie, ha aggiunto il portavoce.
Alle prime luci dell’alba le strade adiacenti il teatro delle violenze nelle due aree circostanti la rotonda di via Panoramica, a metà  tra i comuni di Boscoreale e Terzigno, sono piene dei segni della guerriglia che ha fatto da epilogo ai blocchi stradali, agli incendi e alle occupazioni della ferrovia della giornata di ieri.
La strada d’accesso al sito di Terzigno è sempre presidiata e sono arrivati una ventina tra blindati, camionette e auto di carabinieri, polizia e guardia di finanza .
Intanto alcune centinaia di persone continuano a presidiare l’ingresso della cava Sari nel comune di Terzigno (Napoli). In mattinata davanti all’ingresso dello sversatorio sono arrivati numerosi studenti della zona.
I manifestanti attendono l’esito del nuovo vertice convocato nel pomeriggio in prefettura tra il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e i sindaci di Boscoreale, Terzigno, Trecase e Boscotrecase.
Sul tappeto c’è la bonifica della cava Sari ma soprattutto la richiesta di scongiurare l’apertura di un secondo invaso nella cava Vitiello.
In mattinata al presidio non ci sono state tensioni tra le forze di polizia e i manifestanti. A rendere il clima più sereno è stato anche il fatto che non sono giunti gli autocompattatori.
I primi cittadini si sono presentati al tavolo dicendo un no secco alle compensazioni economiche prospettate dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
E nello stesso ribadendo l’opposizione totale alla apertura della seconda discarica.

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RIFIUTI, IL GOVERNO FINISCE NELLA DISCARICA: “LE PROMESSE DI BERLUSCONI SONO SOLO MONNEZZA”

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

IL PDL, INCAPACE DI RISOLVERE IL PROBLEMA DEI RIFIUTI, “REGALA” UNA SECONDA DISCARICA NELL’AREA VESUVIANA E SCOPPIA LA RIVOLTA… MIGLIAIA DI MANIFESTANTI PROTESTANO NELLA NOTTE: PRESI A MANGANELLATE DAL PARTITO DELL’AMORE…IL SINDACO DI BOSCOREALE STRACCIA LA TESSERA DEL PDL

Notte di violenza a Terzigno.
Tra urla e lacrime, un massiccio schieramento di forze dell’ordine ha sgomberato l’accesso alla discarica Sari.
La zona era presidiata da alcune migliaia di manifestanti, tra cui donne e bambini.
Il blitz è stato condotto con una quarantina di mezzi blindati ed oltre 200 agenti che impugnando manganelli e scudi, hanno stretto d’assedio la zona e inseguito i dimostranti. Numerose le cariche e i lanci di lacrimogeni.
L’attacco, con veri e propri corpo a corpo in alcuni casi, è arrivato al termine di una serata di altissima tensione.
Un gruppo di giovani ha lanciato grossi petardi, razzi, pietre e, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, due molotov rudimentali nei confronti dei blindati della polizia a presidio della strada di accesso alla discarica.
Gli agenti hanno risposto con un ripetuto lancio di lacrimogeni, che sono caduti in mezzo alla folla.
Sono stati momenti drammatici, con gente che scappava alla ricerca di un riparo, provocando momenti di panico. Nella fuga qualcuno ha rovesciato e bruciato un’auto, sembra appartenente alla polizia.
A scatenare la nuova ondata di proteste era stata la decisione dei parlamentari del Pdl campano, insieme con il governatore Stefano Caldoro e i presidenti delle Province di Napoli, Avellino e Salerno, Cesaro, Sibilia e Cirielli, di dare il via libera alla seconda discarica nel Parco nazionale del Vesuvio, in località  Cava Vitelli.
Si tratterebbe del più grande sversatoio d’Europa.
Un via libera che non è affatto andato giù ad amministratori locali (il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, si è dimesso dal Pdl) e alle popolazioni, che denunciano i gravissimi disagi già  provocati dalla prima discarica aperta, la Sari, che sarebbe causa dell’inquinamento delle falde acquifere e dalla quale provengono da mesi miasmi insopportabili.
Dopo ore di discussioni e accuse reciproche, il summit dei deputati del Pdl della Campania non solo aveva deciso che non si sarebbe chiusa la discarica di Terzigno, ma che se ne sarebbe aperta una seconda, quela di Cava Vitiello: una montagna di monnezza alle falde del Vesuvio.
Gennaro Langella, sindaco di Boscoreale, è sbottato: “Basta, butto la tessera del Pdl, hanno scelto la strada più facile, sono degli incapaci, pensano solo all’immagine, a dire che l’emergenza l’hanno risolta, ma alla gente chi ci pensa?”.
La Campania scoppia di nuovo, ma questa volta la responsabilità  è tutta sulle spalle del Pdl e delle sue promesse non mantenute.
Comprese quelle di Berlusconi che il 29 settembre si era impegnato: “Verrò da voi a breve, la seconda discarica non si farà “.
Alla fine lui non si è visto e sta per aprire la seconda discarica.
Dovevano arrivare i fondi ai comuni per la compensazione: non sai sono mai visti.
Ormai a Terzigno si scarica di tutto, un odore nauseabondo ammorba tutti i comuni intorno.
Non solo, la cava è insicura, lo hanno scritto a chiare lettere i geologi: “è inconciliabile con le normative tecniche e con la scelta dei rifiuti da destinarci, non esiste una metodologia tecnica per mettere in sicurezza un’area interessata da fenomeni vulcanici. Un invaso a fosso stracolmo di rifiuti indifferenziati, periolosi e tossici resterà  sempre una bomba a orologeria pronta a contaminare la falda”.
Ma si sa i geologi in Italia non contano una mazza.
Come il diritto alla salute dei cittadini.

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