Destra di Popolo.net

SCANDALO RIFIUTI IN ABRUZZO: ARRESTATO ASSESSORE ALLA SANITA’, INDAGATI DUE SENATORI DEL PDL

Settembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE VENTURONI (PDL) ARRESTATO, AVVISO DI GARANZIA PER I PARLAMENTARI TANCREDI E DI STEFANO (PDL), IL SINDACO DI TERAMO E L’EX ASSESSORE DANIELA STATI…L’ACCUSA E’ DI CORRUZIONE

L’assessore alla Sanità  della Regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni (Pdl), è stato arrestato questa mattina a Teramo   dalla squadra mobile di Pescara.
Il provvedimento è stato emesso dalla procura di Pescara a seguito di un’inchiesta sui rifiuti   scattata nel 2008.
Con Venturoni, arrestato anche il noto imprenditore Di Zio, proprietario della De. co, azienda del settore rifiuti.
Gli indagati sono in tutto 12.
Tra i destinatari di avviso di garanzia ci sono i senatori del Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi (ai tre viene contestata la corruzione) e l’ex assessore Daniela Stati che deve rispondere di favoreggiamento.
Secondo gli inquirenti si tratta di una delle più grosse indagini mai fatte in materia sul territorio nazionale.
Gli indagati stavano cercando di realizzare un inceneritore in Abruzzo.
Gli arresti di oggi sono parte dell’inchiesta madre dalla quale è stato stralciato il provvedimento che nello scorso agosto mise agli arresti domiciliari l’ex assessore all’Ambiente della Regione, Daniela Stati.
Nelle richieste dei pm di Pescara spuntano anche soldi ai politici.
I senatori Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (vice coordinatore abruzzese)   avrebbero chiesto e ottenuto dagli imprenditori Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia.
Inoltre, la Deco, proprietaria dei locali della sede regionale del Pdl a Pescara non avrebbe fatto pagare per un certo periodo l’affitto.
A ciò si aggiunge che Fabrizio Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio “20 mila euro”, con due bonifici distinti accreditati in Napoli il 29 maggio e il 3 giugno 2009, al candidato al parlamento Europeo Crescenzio Rivellini, che ne girava 5 mila con proprio assegno a Di Stefano”.
Questo assegno risulta incassato da Di Stefano “in Chieti il 4 giugno 2009, su proprio conto corrente”.
Ruoterebbe tutto intorno al progetto di un impianto di   bioessiccazione di rifiuti Tmb in località  Carapollo da realizzare sui terreni della società  pubblica di gestione dei rifiuti a Teramo, la Team l’inchiesta che ha portato agli arresti di stamani.
Secondo l’accusa, Di Zio – in un periodo che va dal 2006 al 2009 – per realizzare senza gara di appalto il termovalorizzatore, avrebbe elargito denaro, e l’assessore Venturoni avrebbe messo a disposizione la Team per riuscire nel progetto.
L’inchiesta è basata su intercettazioni dalle quali, con acquisizioni mirate, si è arrivati al sequestro di documenti e prove documentali.
Venturoni, all’epoca dei fatti presidente della Team, dalla quale si è dimesso nel novembre 2009 – 11 mesi dopo essere stato nominato assessore alla sanità  della neo Giunta Chiodi – è accusato di “appropriazione di risorse pubbliche, concretanti peculato, tutte funzionali al   congegnato e sistematico piano di svuotamento per successiva acquisizione della Deco, delle utilità  patrimoniali appartenenti alla Team, con lo scopo ultimo di far ottenere all’azienda privata, senza il ricorso al metodo dell’appalto pubblico la costruzione e la gestione di un impianto di bioessiccazione di rifiuti a Teramo”.
Nell’inchiesta è citata anche la Ecodeco di Milano, alla quale sia Venturoni che Di Zio avrebbero offerto, in cambio della cessione gratuita della tecnologia per l’impianto teramano, di essere “ammessa a partecipare della realizzazione di un impianto di incenerimento di rifiuti in Abruzzo, con l’affidamento diretto dell’appalto ad una società  a cui avrebbero partecipato tanto i Di Zio quanto la Ecodeco”.
E poi qualcuno, ai vertici del Pdl, continua a far finta che non esista una questione morale.

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FINCANTIERI, IL PIANO INDUSTRIALE PREVEDE TAGLI DI STABILIMENTI E DI 2.500 OPERAI: COSA SI NASCONDE DIETRO L’OPERAZIONE

Settembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

PENALIZZATE LIGURIA, CAMPANIA E SICILIA, STRANAMENTE NESSUN TAGLIO IN VENETO: L’ASSE BOSSI-TREMONTI PER PREMIARE SOLO MARGHERA…. IL RUOLO DEL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA BELSITO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI FINCANTIERI… SCAJOLA   TEME UN COMPLOTTO

Non è la prima volta che affrontiamo il problema della crisi della cantieristica e possiamo dire che ci avevamo visto bene.
Cerchiamo di essere chiari, in modo che anche i non addetti ai lavori possano farsi un’idea.
Fincantieri è un’azienda controllata dallo Stato attraverso Fintecna che a sua volta fa capo al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Di fronte alla crisi mondiale del settore, Fincantieri ha retto discretamente, grazie ad ottimi manager, acquisendo soprattutto commesse nel campo delle navi da crociera Carnival.
Due giorni fa, come fulmine a ciel sereno, si scopre un piano industriale “segretato” che prevede lacrime e sangue ed elaborato da uomini Fincantieri provenienti dalla McKinsey, una delle più note società  di consulenza manageriale, piano presentato all’azionista Fintecna.
Il progetto prevede una riduzione del personale di 2.500 unità  (oltre 7.500 considerando l’indotto), un dimezzamento del cantiere di Sestri Ponente, la chiusura di quello di Riva Trigoso, la riconversione di quello di Castellamare. Sullo sfondo si stagliano le scelte strategiche sul posizionamento territoriale del gruppo navalmeccanico: tutelato dall’asse Tremonti-Bossi, il Nord Est non viene sfiorato (per   Marghera e Monfalcone non si prevedono tagli).
Ieri l’ex ministro Scajola, dichiarandosi all’oscuro del piano industriale, accennava sia al fatto che il Pdl in Liguria non può permettersi elettoralmente   un colpo negativo del genere, sia a misteriosi complotti anti-premier che riveste ancora ad interim la carica di di Ministro dello Sviluppo Economico.
Ma come avevamo rivelato in precedenti articoli è noto anche il legame tra Bossi e l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono.
Non a caso in consiglio di amministrazione di Fincantieri siede il sottosegretario leghista genovese Francesco Belsito.
Ma badate bene, non messo   a quel posto su indicazione della Lega ligure per rappresentare le famose “istanze del territorio” e del popolo ligure, ma dal vertice di via Bellerio per favorire i cantieri di Monfalcone e Marghera.
Sembra paradossale ma la Liguria viene penalizzata dal piano industriale proprio quando ha due sottosegretari leghisti locali (l’altro è Sonia Viale, sottosegretaria allo sviluppo Economico) al governo.
Entrambi rispondono solo agli imput che arrivano dal Senatur, senza che nessuno altro esponente del Centrodestra sia mai insorto.
In pratica si è deciso a tavolino che il “core business”   delle crociere continuerà  a poggiare sui cantieri di Monfalcone e Marghera, mentre Sestri Ponente , in quanto cantiere di medie dimensioni (perchè nessuno ha mai pensato stranamente a trasferirlo sul mare) appare insufficiente a rispondere alle regole del mercato.
Nel 2014, alla fine del piano, gli addetti italiani si ridurranno da 6.047 unità  a 3.910, mentre, guarda un po’, aumenteranno di 900 quelli della controlata americana Fincantieri Marine Group, impegnata nella commessa per la Marina militare statunuitense.
Mentre il Veneto rimarrà  immune dalla tempesta.
Da rimarcare che il progetto di ampliamento del cantiere di Sestri paga il mancato ribaltamento a mare: dopo l’accordo firmato un anno fa con le istituzioni e l’azienda, infatti il governo non ha mai risposto alle richieste di convocazione.
Perfida strategia per favorire Marghera?
C’è chi parla ora di una crisi occupazionale che il Pdl non può permettersi, nè in Liguria è in Canpania, ma soprattutto di un dramma sociale senza precedenti che colpirà  almeno 7.500 lavoratori.
Vittime di scelte geopolitche interessate, oltre che del mercato.
Colpita in modo particolare la Liguria che pur annovera un ex ministro di peso come Scajola e due sottosegretari leghisti che però fanno l’interesse dei veneti e non dei liguri.
Un bel quadretto di famiglia.

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IL CASO DEL SENATORE SPEZIALI (PDL): DIRIGE L’AEROPORTO DI LAMEZIA GRAZIE ANCHE AL VOTO DEL FIGLIO

Settembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO LA LEGGE I MEMBRI DEL PARLAMENTO NON POSSONO AVERE INCARICHI IN SOCIETA’ PUBBLICHE….UNO STRANO INTRECCIO: SPEZIALI E’ STATO VOTATO DAL FIGLIO CHE E’ NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA SOCIETA’ AEROPORTUALE…LA FAMIGLIA POSSIEDE IMPORTANTI AZIENDE NEL SETTORE DEI MATERIALI DI COSTRUZIONE E PER RIFARE L’AEROPORTO SONO STATI STANZIATI 60 MILIONI DI EURO

Fra gli aeroporti calabresi e il Senato è ormai attrazione fatale: senza distinzione di schieramento.
Pietro Fuda, senatore del centrosinistra, è stato amministratore unico dell’aeroporto di Reggio Calabria?
Ora è toccato a Vincenzo Speziali, 79 anni, originario di Bovalino, senatore in carica del Popolo della libertà , nominato in piena estate presidente della S.A.Cal.
È la società  che gestisce lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, controllata al 68% da azionisti pubblici, fra cui la Regione Calabria, alcuni Comuni, le Province di Catanzaro e Cosenza.
Il restante 32% è invece in mano a un assortito gruppo di privati: un assembramento nel quale c’è di tutto, dagli Aeroporti di Roma al Monte dei Paschi di Siena, alla Banca Carime, fino alla Giacinto Callipo, ditta produttrice del tonno conservato che fa capo all’imprenditore Filippo Callipo, candidato dipietrista alle ultime elezioni regionali.
La singolarità  della vicenda, tuttavia, non è dovuta a questo.
Intanto che un senatore in carica venga messo alla presidenza di una società  controllata dal pubblico, incarico in questo caso pienamente operativo con deleghe importanti, è un fatto che oggettivamente non può passare inosservato.
Al riguardo, la legge sulle incompatibilità  parlamentari, tuttora in vigore, è chiarissima: fra gli altri impedimenti, i membri del Parlamento non possono avere cariche in società  pubbliche.
Ancora più chiara in questo caso, se si considera che il senatore è stato designato come rappresentante della Regione Calabria nel consiglio della S.A.Cal. dal governatore Giuseppe Scopelliti.
Basta leggere il primo articolo della legge 60 del 1953: «I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati per nomina o designazione del governo o di organi dell’amministrazione dello Stato».
Lampante, no? Ma solo sulla carta, naturalmente, perchè la storia dimostra che in un modo o nell’altro, con acrobatiche interpretazioni delle norme, le incompatibilità  si aggirano sempre.
E non è finita qui.
La lettura del verbale del consiglio di amministrazione che ha deciso la nomina rivela particolari sorprendenti.
Per esempio, fra i consiglieri che hanno votato il nuovo presidente c’è anche suo figlio Giuseppe, che siede nel consiglio della S.A.Cal. in rappresentanza degli Aeroporti di Roma.
Di mestiere fa l’imprenditore, come suo padre.
La famiglia di Vincenzo Speziali ha infatti interessi assai ramificati nel settore dei materiali da costruzione, dell’edilizia e dell’energia.
Imprese come la Calce Meridionale, la Laterizi solai prefabbricati, la Edilizia residenziale prefabbricata, la Servizi industriali e altre ancora.
Un gruppo nel quale riveste un ruolo pure il fratello maggiore di Giuseppe, Antonio Speziali, che è fra l’altro consigliere di amministrazione di un’altra impresa pubblica: la Società  risorse idriche calabresi, controllata al 53,5% dalla Regione Calabria (il resto è del gruppo francese Veolia).
La nomina risale al 23 giugno 2010, cinque giorni dopo che la Procura della repubblica di Catanzaro ne chiedesse il rinvio a giudizio per una vicenda, ha scritto l’8 settembre la Gazzetta del Sud, «di violenza privata aggravata dalla mafiosità » relativa all’aggiudicazione di un terreno.
L’udienza preliminare, secondo quanto ha riferito il giornale, è fissata per il 18 ottobre.
Unico a non condividere la designazione del senatore Speziali alla presidenza della società  aeroportuale, astenendosi, è stato il rappresentante del Comune di Lamezia Terme.
Per «motivazioni prettamente tecniche», spiega il verbale.
In pratica per la decisione di nominare presidente di un’azienda a maggioranza pubblica un senatore in carica la cui famiglia possiede un piccolo impero nel settore dei materiali edilizi.
Proprio nel momento in cui la stessa società  sta per avviare un progetto di 60 milioni di euro, finanziato con fondi pubblici, per rifare l’aeroporto: operazione che richiederà  un massiccio impiego di quei prodotti.
E tanto più che nel consiglio di amministrazione della S.A.Cal. siedono addirittura due esponenti di quella famiglia imprenditoriale, padre e figlio.
Elementi sufficienti per avere molte perplessità  sulla gestione dell’intera vicenda.

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COMMISSARIATA LA LEGA IN EMILIA: BOSSI MANDA LA BADANTE PER RISTABILIRE L’ORDINE PADANO

Settembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

I VOTI HANNO DATO ALLA TESTA ALLA DIRIGENZA LEGHISTA EMILIANA: TUTTI CONTRO TUTTI PER SPARTIRSI TORTA E TORTELLINI…ROSY MAURO AFFIANCHERA’ ALESSANDRI AL CENTRO DELLA BUFERA E DI SCANDALI… FIOCCANO ESPULSIONI, MENTRE MOLTO ISCRITTI LASCIANO IL PARTITO

Azzerato il direttivo nazionale dell’Emilia della Lega Nord, che mantiene Angelo Alessandri solo formalmente nella carica di segretario nazionale e vicepresidente federale del Carroccio: la decisione arriva dalla riunione dello stesso organo, che si e’ concluso a Reggio Emilia, alla presenza di Rosy Mauro (che da ieri affianca lo stesso Alessandri).
E’ stata inoltre decisa una riorganizzazione interna che affianchera’ ai responsabili dell’amministrazione e dell’organizzazione terze figure scelte da Rosy Mauro.
Per quanto riguarda le modifiche in seno al Carroccio emiliano, in particolare, il responsabile amministrativo Gian Franco Barigazzi verra’ affiancato da due collaboratori e il gruppo organizzativo passa da uno a tre membri.
Dopo le polemiche sulle irregolarita’ nella gestione delle risorse del partito e le accuse contro Alessandri culminate nell’espulsione dell’ex vice Marco Lusetti, da via Bellerio hanno cercato di tamponare la falla che sta portando la Lega emiliana ogni giorno sulle prime pagine dei giornali regionali con la nomina della persona di fiducia della moglie di Bossi.
La lente di ingrandimento di via Bellerio sull’Emilia sembra ingrandirsi a conclusione di una lunga serie di polemiche e veleni interni iniziata questa estate con il “caso” delle multe collezionate da Alessandri durante i suoi spostamenti e in parte addebitate al bilancio del Carroccio.
Contro Alessandri sono state sollevate inoltre accuse di scarsa trasparenza sulla gestione delle risorse relative all’affitto di un ufficio del parlamentare a Guastalla, e ai versamenti delle quote di 500 euro mensili dovute dal presidente della commissione Ambiente della Camera al partito.
La battaglia interna per la segreteria emiliana ha infine lasciato sul campo l’ex braccio destro di Alessandri Marco Lusetti, espulso dalla Lega per la vicenda Enci, Alberto Magaroli e Alberto Veronesi, messi alla porta per violazione dell’articolo 53 dello statuto leghista.
Una situazione di instabilita’ che si e’ riverberata in alcune defezioni, specie nel bolognese, federazione provinciale da tempo commissariata.
A ferragosto hanno lasciato 15 persone traslocate verso la nuova formazione di Gianfranco Fini, mentre e’ di ieri la notizia di una nuova espulsione comminata a un iscritto di Molinella. Continua »

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PARENTOPOLI IN PIEMONTE: ASSUNTI PARENTI DEI POLITICI DELLA GIUNTA COTA

Settembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

LEGA, PDL E ALLEATI DI CENTRODESTRA HANNO PIAZZATO   MOGLI, FIGLI, FRATELLI E SORELLE DI ASSESSORI E CONSIGLIERI,   ASSUNTI IN REGIONE CON CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO COME COLLABORATORI… UNA DECINA DI CASI CHE RAPPRESENTANO UNO SPACCATO DEL “RINNOVAMENTO ETICO” DEL CENTRODESTRA

A Torino l’hanno ribattezzata “la parentopoli piemontese” e la vicenda, che pur non ha risvolti illeciti, sta mettendo in serio imbarazzo il governatore (fino a decisione del Tar) Cota.
Perchè si ha un bel dire su “Roma ladrona”, sui favoritismi e i nepotismi della Casta, sullo scandalo delle assunzioni dei “soliti raccomandati della partitocrazia romana” a   scapito dei tanti giovani che cercano lavoro senza avere la spintarella giusta.
Ma etica vorrebbe che quando si passa a governare una Regione, si desse almeno l’esempio che le cose sono realmente cambiate, applicando le teorie alla pratica: largo alla meritocrazia e alla competenza.
In Piemonte invece si assiste alla vicenda di mogli, figli e figlie, fratelli e sorelle di assessori e consiglieri che sono stati assunti con contratti di lavoro a tempo determinato come collaboratori grazie a “risorse messe a disposizione di ogni gruppo e nella più assoluta discrezionalità “.
Circola una lista di nomi, tutto protocollato e confermato, un piccolo dossier con circa dieci persone imparentate con membri della Giunta Cota e che hanno usufruito di una corsia preferenziale per trovare lavoro.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
Mario Carossa, capogruppo della Lega in consiglio regionale, ha la figlia Michela piazzata nella segreteria del governatore Cota come “addetta collaboratore dell’ufficio di comunicazione”.
L’assesssore all’Ambiente Roberto Ravello (Pdl) ha la moglie sistemata nella segreteria dell’Assessore ai Trasporti e collega di partito, William Casoni.
I consiglieri del Pdl Francesco Toselli e Rosanna Costa hanno piazzato la sorella delprimo, Maria Cristina, nell’ufficio di “rapporto con il cittadino”,   mentre la figlia della seconda, Daniela, fa l’assistente alla mamma.
Sempre del Pdl è anche Maria Teresa Armosino, presidente della provincia di Asti: sua sorella Giovanna lavora per il gruppo del Pdl.
Sotto accusa anche gli esponenti delle due liste di appoggio a Cota: il capogruppo dei “Pensionati per Cota” ha sistemato la sorella Sabrina a contratto per il gruppo della sua lista.
Il capogrupo dei “Verdi per Cota”, Maurizio Lupi, ha battuto ogni record in fatto di parenti collaboratori:   la figlia Sara e la moglie Lorella, più i due fratelli Roberto ed Alessandro.
Con l’assessore leghista allo Sviluppo economico lavorano invece Giuseppe Cortese e Isabella Arnoldi, marito e moglie nella vita.
Uno spaccato parentale di tutto rispetto, visto il poco tempo passato dall’insediamento: non si può dire che la giunta Cota non lavori alacrememnte, soprattutto per sistemare i sodali.
Per la “battaglia anticasta romana” c’è sempre tempo: per ora prevalgono le istanze della padagna del magna magna.

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L’ACCOGLIENZA CALABRESE PER GASPARRI: PRIMA IL COMIZIO, POI A PRANZO DAL BOSS

Settembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

A LIMBADI ERA TUTTO PRONTO PER IL COMIZIO DELL’ALLORA CAPOLISTA DI AN, COMPRESO IL PRANZO A CASA DEL BOSS MANCUSO…E’ TUTTO AGLI ATTI DELL’OPERAZIONE MINOSSE 2, CONDOTTA DALLA DDA DI CATANZARO: LA COSCA DAVA INDICAZIONI DI VOTARE GASPARRI, COME RISULTA DALLE INTERCETTAZIONI …AN OTTENNE UN 2% IN PIU’ E GASPARRI RISULTO’ ELETTO

A Vibo Valentia era tutto pronto per accogliere l’allora deputato di An.
Per un imprevisto il programma saltò, ma l’antimafia di Catanzaro l’ha ricostruito.
Prima un comizio nella piazza del paese, poi il pranzo a casa del boss che avrebbe garantito il suo appoggio elettorale.
A Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, sembra che tutto fosse pronto per accogliere il deputato.
Ma qualcosa, quel giorno, non andò per il verso giusto e la cosca dovette rivedere tutti i suoi programmi. Pure l’onorevole, a quanto pare.
Il boss è Panataleone Mancuso, uno dei più potenti uomini della ‘Ndrangheta. Il parlamentare, invece, è Maurizio Gasparri, oggi capogruppo del Partito di Berlusconi a Palazzo Madama e ras degli uomini di An in Calabria.
Il racconto è agli atti dell’operazione Minosse 2, condotta tra il 2000 e il 2003 dai Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro.
La prima udienza del processo c’è stata solo lo scorso 23 giugno, subito aggiornata a ottobre.
Ma l’apertura del dibattimento ha reso disponibili tutti i documenti.
“Domani mattina devo andare a prendere a Gasparro a Vibo che deve fare il comizio alle 11:00, mi ha mandato zio Luni, e allo zio Luni non posso dirgli di no, chiaro!”.
Giuseppe Corsaro è un ‘picciotto’ della cosca, un fedelissimo di Pantaleone Mancuso, lo “zio Luni” di cui parla.
Nella sua auto, una Renault Clio, i Carabinieri hanno piazzato da tempo una cimice che offrirà  numerosi elementi utili alle indagini.
E’ il 21 aprile 2001 quando racconta del suo impegno “elettorale” per il giorno dopo alla fidanzata: “Io lo devo andare a prendere alle 09:00 e portarlo a Limbadi, poi mangia a casa di zio Luni, e lo accompagna zio Luni poi… che zio Luni deve andare a Gioia, altrimenti sarebbe andato lui personalmente a prenderlo a Vibo…”.
Secondo il racconto, Pantaleone Mancuso il giorno dopo avrebbe dovuto trattare l’acquisto di una partita di 100 chili di cocaina in arrivo nel porto di Gioia Tauro.
Siamo nel pieno della campagna elettorale che riporterà  Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi: Maurizio Gasparri è capolista di An nella circoscrizione che abbraccia tutto il territorio regionale e risulterà  l’unico eletto per il suo partito nel proporzionale.
I colloqui intercettati nell’auto di Corsaro, un voluminoso materiale che i Carabinieri si spingono a definire “confessioni”, spiegano come in quei giorni la cosca si stesse adoperando per far votare l’attuale capogruppo al Senato del Pdl:
“Già  è tutto programmato, già  stanno preparando i voti e tutto!..” dice Peppe, un amico del ‘picciotto’, che aggiunge “Vi parate… giusto quanto parli… finisce di parlare… adesso te ne puoi andare”.
Una frase che secondo i militari dell’Arma “è diretta alla personalità  politica e che il comizio è solo una copertura per gli eventuali voti che saranno destinati al candidato in discussione”.
“Tanto lo sappiamo chi sale già ” chiosa Giuseppe Corsaro, sempre al volante della sua Clio.
Il giorno dopo, il 22 aprile 2001, Pantaleone Mancuso effettivamente parte alla volta di Gioia Tauro.
Sulle sue tracce ci sono i Carabinieri del Ros di Catanzaro, incaricati dalla Dda dopo le parole intercettate nell’auto di Corsaro.
“Dopo circa un centinaio di metri, i due, probabilmente vistisi seguiti, repentinamente effettuavano inversione di marcia facendo perdere le tracce” scrivono i Carabinieri.
Che aggiungono: “Quel giorno, il porto di Gioia Tauro pullulava di FF.OO. a seguito di una visita istituzionale presso la Capitaneria di Porto”.
L’affare non si concluse e, addirittura, la nave che trasportava l’ingente carico di droga cambiò repentinamente la rotta a largo di Tropea e si diresse verso il porto di Salerno.
Gasparri, invece, quel giorno a Vibo c’era davvero, anche se le sue iniziative elettorali pubbliche previste erano a Crotone.
Praticamente, a due ore e mezza di macchina. “ Gli accertamenti esperiti hanno consentito di accertare che effettivamente l’onorevole Maurizio Gasparri il 22.04.2001 alloggiava presso l’Hotel 501 di questa città ; aveva impegni elettorali a Crotone; Giuseppe Corsaro non si è portato in Vibo Valentia per l’intera giornata” si legge nelle relazioni dell’Arma. Continua »

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IN EMILIA LA LEGA SI SFASCIA: IL DEPUTATO ALESSANDRI ACCUSATO DI AVER ADDEBITATO AL PARTITO SPESE PERSONALI

Settembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

UN GRUPPO DI ISCRITTI MINACCIA UN ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA: ALESSANDRI SI ERA FATTO PAGARE LE MULTE DAL PARTITO…ORA IN BALLO ANCHE AFFITTI, VERSAMENTI DOVUTI E PERSINO UNA TESSERA DA 30 EURO

Questa volta la Lega non è riuscita a mantenere la polemica al’interno del partito: lo scontro tra le varie componenti interne, in Emilia, sta assumendo aspetti devastanti per l’immagine del Caroccio, con uno sputtanamento mediatico che non ha precedenti.
I quotidiani regionali titolano in questi giorni: “Lega choc: attacco sulle spese”, “Affitto addebitato al partito”, “Lega Nord: Alessandri rischia grosso”, “Scoppia la guerra della Lega”.
Ogni giorno un ulteriore scambio di accuse, fino alla notizia delle spese elettorali taroccate.
Vari candidati della Lega Nord sono infatti nel mirino della corte d’Appello, che chiede il conto delle spese elettorali e minaccia multe fino a 103 mila euro.
Nei giorni scorsi diversi politici in lista alle ultime regionali si sono visti recapitare un atto giudiziario del Collegio regionale di garanzia elettorale, presso la Corte d’Appello, che chiede il rendiconto preciso delle spese sostenute per l’ultima campagna elettorale, anche ai non eletti.
Ci sono molte, troppe cose che non quadrano.
Ci sono dieci giorni dalla notifica dell’atto per rispondere, poi scatta la maxi-multa fino a 103 mila euro (la legge la fissava in duecento milioni di lire).
Tra i destinatari del “richiamo”, diversi candidati della Lega: la vittima più illustre è il capogruppo del Carroccio in Regione, Mauro Manfredini.
Se il Collegio di garanzia elettorale stabilisse che che c’è stata una violazione delle norme sulla campagna elettorale, questo può comportare anche la decadenza del candidato dall’incarico.
E si assiste a un gioco a scaricabarile tra Bologna e la sede di via Bellerio.
A monte rimane poi la guerra, finita in tribunale, tra il defenestrato Lusetti e il segretario regionale, nonchè deputato Alessandri, con il primo che ha in mano documenti scottanti che si riserva di esibire al giudice.
E da ieri un nuovo fronte interno: il consigliere del direttivo emiliano Alberto Magaroli, dopo varie denunce interne sul fatto che “i parlamentari devono pagare gli uffici di tasca propria”, è passato dalle parole ai fatti e ha scritto ai colleghi chiedendo di fare luce rapidamente su tutte le spese per le quali l’on. Alessandri si sarebbe avvalso delle casse del partito anzichè del suo patrimonio personale.
In particolare Magatoli punta l’indice   sulle 70 multe fatte pagare al partito, sui 500 euro mensili non versati, sull’ufficio parlamentare a Guastalla, con 481 euro di affitto addebitati al partito e persino su una tessera della Lav di 30 euro messa anch’essa in conto alla Lega. Continua »

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AUTO BLU, IL PRESIDENTE LEGHISTA DEL FRIULI NEI GUAI: LA USAVA PER ANDARE A PRENDERE LA FIDANZATA

Settembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

LA CORTE DEI CONTI APRE UN’INCHIESTA PER VERIFICARE EVENTUALI DANNI ERARIALI NEI CONFRONTI DEL LEGHISTA EDOUARD BALLAMAN PER AVER USATO L’AUTO PER FINALITA’ NON ISTITUZIONALI PER BEN 70 VOLTE… LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA COLPISCE ANCORA: IMBARAZZO IN VIA BELLERIO

La Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha aperto un’inchiesta per verificare eventuali danni erariali in merito all’utilizzo dell’auto blu da parte del presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman (Lega Nord).
A dirlo è il procuratore generale della stessa Corte dei Conti, Maurizio Zappatori, che ha precisato che l’iniziativa è stata avviata sulla base di un servizio pubblicato sul quotidiano Messaggero Veneto.
Il giornale ha riportato, in un dossier dettagliato, una serie di episodi nei quali, dal 2008 al marzo 2010, Ballaman avrebbe utilizzato l’auto di servizio e l’autista per finalità  non istituzionali.
Secondo il quotidiano, Ballaman avrebbe fatto dei viaggi a Caorle (Venezia), dove possiede una casa per le vacanze, e in altre località  dove si svolgevano iniziative o incontri politici della Lega Nord.
Inoltre sono elencati tragitti per impegni professionali, verso la casa della fidanzata e attuale moglie a Camponogara (Venezia) e viaggi diretti ad aeroporti del Nord Italia non collegati a impegni istituzionali.
Il dossier precisa tutta una serie di episodi in cui il Ballaman ha usato l’auto blu per fini personali: si va dalla “prima” a Milano del film leghista “Barbarossa” all’accoglienza dei parenti all’aeroporto di Venezia, dalla visita dentistica della moglie ad altri impegni.
Circa 70 spostamenti con autista, del tutto ingiustificati.
Dall’aprile del 2010, Ballaman ha rinunciato all’auto blu, ottenendo così il rimborso chilometrico previsto per i consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia.
Per i consiglieri residenti a Pordenone, come Ballaman, il rimborso è di 3.200 euro al mese, un affare. Continua »

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L’AQUILA: LE C.A.S.E. CONSEGNATE CON LE MOLLE DELLE PIASTRE ANTISISMICHE NON PROTETTE DALLA POLVERE

Settembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

SENZA COPERTURA ISOLANTE LE MOLLE SI INGRIPPANO: E’ STATA MESSA SOLO NOVE MESI DOPO L’INAUGURAZIONE…ORA SONO PROTETTE DA UNA FASCETTA FACILMENTE RIMOVIBILE…LA FORNITURA DELLA DITTA ALGA, L’IMBARAZZO DEL MINISTERO E DELLA PROTEZIONE CIVILE

E’ una inchiesta del quotidiano “Secolo XIX” a svelare il retroscena dell’ennesimo errore nella gestione del post-terremoto all’Aquila.
Molti ricorderanno quando, il 29 settembre 2009, Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso inaugurarono le prime C.a.s.e. antisismiche, con rullo di tamburi e suono di fanfare.
Un progetto peraltro insufficiente a garantire un alloggio a tutti gli sfollati, visto che a tutt’oggi sono appena 15.000 gli aquilani che vi hanno trovato rifugio, mentre oltre 30.000 sono ancora senza casa.
E tutti e 45.000 sono sempre in attesa che abbia inizio la ricostruzione vera e propria e la rimozione delle macerie.
Ma torniamo alle C.a.s.e., ovvero Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, che avrebbero dovuto garantire gli abitanti dalle eventuali successive scosse di terremoto.
In pratica nei garage di queste strutture abitative si trovano le piastre con i dispositivi antisismici, sistemati sui pilastri: consistono in molle particolari, dispositivi “a pendolo scorrevole” che consentono l’assorbimento delle scosse.
Queste molle sono il cuore tecnologico del progetto, ne sono state montate 7.300, per una spesa di 13,5 milioni di euro.
Senza di loro, non si giustificherebbe nemmeno l’investimento di 803 milioni di euro per l’intero progetto C.a.s.e..
La fornitura delle molle se la aggiudicarono due società , la milanese Alga e la padovana Fip.
Nel gennaio 2010, un deputato, Giuseppe Astore, eletto nell’Idv e poi passato al Gruppo misto, presenta una interrogazione nella quale solleva seri dubbi sull’efficacia dei dispositivi.
Mentre quelli della Fip infatti avevano superato test avanzatissi a San Diego, in California, quelli della Alga (pari ai due terzi del totale)   risultavano sperimentati solo in Italia e quando già  erano stati installati, prassi perlomeno sospetta.
Ma viene rilevato che hanno un grosso problema: sono privi di un meccanismo di protezione dagli agenti atmosferici che eviti che le molle si ingrippino.
E sono passati già  quattro mesi dalla inaugurazione delle C.a.s.e..   Continua »

argomento: Berlusconi, casa, Costume, denuncia, emergenza, governo, Parlamento, PdL, Politica, Regione, terremoto | Commenta »

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