Aprile 13th, 2011 Riccardo Fucile
L’INVASIONE DELLA CASTA: SECONDO UN RAPPORTO DELLA UIL, SOLO CALCOLANDO PARLAMENTARI, MINISTRI E AMMINISTRATORI SI ARRIVA GIA’ A 145MILA ADDETTI…IL COSTO E’ DI OLTRE 18 MILIARDI DI EURO…SI POTREBBE ARRIVARE A UN RISPARMIO DI ALMENO 5-10 MILIARDI L’ANNO
Di politica in Italia vivono 1,3 milioni di persone, quanto gli addetti alla scuola pubblica.
La stima è della Uil, che fornisce altri dettagli: i “politici” sono oltre 145 mila tra parlamentari, ministri e amministratori locali.
Migliaia i consiglieri circoscrizionali e i membri dei CdA delle 7 mila società , enti, autorità , consorzi, partecipati dalla Pubblica amministrazione.
Ci sono oltre 318mila persone che hanno un incarico o una consulenza pubblica e poi c’è “la massa del personale di supporto politico”, spesso nominati direttamente.
Portaborse, consulenti dei consulenti, segretari e uffici stampa.
La “categoria” ha un costo complessivo, diretto e indiretto, che la Uil calcola in 18,3 miliardi di euro.
Se si aggiungono i costi del sistema istituzionale italiano, calcolati in 6,4 miliardi, si raggiunge la cifra di 24,7 miliardi all’anno.
Guardiamo da vicino qualche dettaglio: gli organi dello Stato centrale (Quirinale, Camera, Senato, Corte costituzionale, Presidenza del Consiglio, ministeri) costano 3,2 miliardi all’anno.
Stessa cifra per Regioni, Province e Comuni: 3,3 miliardi.
Ma una cifra analoga si spende anche “per le consulenze, gli incarichi, le collaborazioni e le spese per i comitati e varie commissioni”: nel 2009 è stata di 3 miliardi di euro.
Si tratta di un’ampia voce di spesa dirottata verso figure che spesso già dispongono di rilevanti entrate, anch’esse pubbliche trattandosi di docenti universitari, magistrati, manager e così via.
Impressionante, poi, la cifra dei compensi, delle spese di rappresentanza o del funzionamento dei Consigli di amministrazione e degli organi collegiali delle Società pubbliche o partecipate: nel 2010 si sono spesi 2,5 miliardi di euro.
Cifre da capogiro superate però da una voce che il ministro Brunetta aveva promesso di ridurre significativamente: il parco auto della Pubblica amministrazione.
Si tratta di ben 4,4 miliardi di euro l’anno che la Uil ritiene siano sottostimati.
Notevole anche il costo di Consigli e Giunte regionali, circa 1,2 miliardi nel 2010.
Al primo posto c’è la Sicilia con 158 milioni seguita dal Lazio con 128 milioni mentre la Lombardia costa “solo” 73 milioni e l’Emilia Romagna 37.
Secondo la Uil si può tagliare, ad esempio limitando i costi delle Province solo ai compiti attribuibili per legge.
Si tratterebbe di 1,2 miliardi in meno all’anno.
Se si accorpassero gli oltre 7400 Comuni sotto i 15 mila abitanti il risparmio sarebbe di 3,2 miliardi.
Altri tagli si potrebbero produrre “senza ridurre minimamente il servizio ai cittadini e senza intaccare i processi democratici”.
Un risparmio complessivo calcolato in ben 10 miliardi.
Salvatore Cannavò e Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 10th, 2011 Riccardo Fucile
L’AUTORE DE “LA CASTA”: “OGNI GIORNO SI CHIEDONO SACRIFICI AI CITTADINI E QUESTI VOGLIONO RADDIOPPARSI LE ENTRATE?”…”IN TEMA DI OCCUPAZIONE, SIAMO 7 PUNTI SOTTO LA MEDIA EUROPEA, 9 SOTTO IL PORTOGALLO, 13 SOTTO GRAN BRETAGNA E GERMANIA: CHE PENSINO AGLI ITALIANI INVECE CHE AL PARTITO”
Altri soldi pubblici nelle tasche dei politici, e non pochi: l’onorevole Ugo Sposetti, storico tesoriere dei Ds e oggi deputato del Partito democratico, chiede che i rimborsi elettorali ai partiti passino da 160 milioni di euro a 345 milioni.
Per dare all’opposizione le munizioni che servono a battere Berlusconi, dice lui.
“In questo momento di crisi economica, è penoso che un politico chieda a chi sta già facendo sacrifici di trovare altri soldi per mantenere gli apparati dei partiti”, ribatte Gian Antonio Stella, editorialista del Corriere della Sera che, in coppia con il collega Sergio Rizzo, ha fornito i numeri per motivare l’indignazione popolare contro La Casta e sceneggiato il film Silvio forever?.
Stella, c’è bisogno di dare 185 milioni in più ai partiti?
Oltre a essere esorbitante, questa richiesta arriva in un contesto in cui l’Italia è ferma. Secondo l’Eurostat la nostra occupazione è al 57,5%: ben 7 punti sotto la media dell’Unione europea. Siamo 9 punti sotto il Portogallo, 13 sotto Regno Unito e Germania, 14 sotto l’Austria. E alla gente viene chiesto ogni giorno di fare sacrifici.
E quindi?
Credo che Sposetti non abbia messo in conto la reazione delle persone normali. Chi vede e vive il Paese bloccato, e deve continuamente rinunciare a qualcosa, come può accettare che alla Casta vadano altre centinaia di milioni di euro?
Ma come vengono usati i soldi dei rimborsi?
Lo sa lei?
Una parte mantiene in vita le Fondazioni, in teoria centri di ricerca, in pratica correnti di partito.
Ergo, le fondazioni sono la scusa per procurare nuovi soldi ai partiti.
Per Sposetti, però, senza questi soldi l’opposizione non può competere con l’impero economico del premier.
È davvero convinto, Sposetti, che Berlusconi vinca solo grazie ai suoi soldi? Magari fosse così! Perchè allora il magnate Ross Perot ha perso per due volte quando si è candidato alle presidenziali americane? Come mai tanti altri miliardari, in politica, falliscono? E soprattutto, come si spiega che Berlusconi le elezioni le ha anche perse? Nel 1996 e nel 2008 il Cavaliere aveva le stesse televisioni, strapotere, miliardi di euro che ha oggi.
Berlusconi si deve preoccupare se il Pd ha più risorse?
Secondo me questa legge potrebbe passare proprio con i voti del Pdl. Anzi, essendo che il Pdl prende più voti del Pd, incasserebbe pure più rimborsi.
Però, dice Sposetti, se i soldi sono pubblici c’è più trasparenza e democrazia.
Infatti non sono pregiudizialmente contrario al finanziamento pubblico, altrimenti in politica resterebbero solo Berlusconi e Carlo De Benedetti. In tutti i Paesi democratici si aiutano i partiti. Però qui non fanno i conti con la recessione: in Spagna ci sono 575 parlamentari, circa la metà rispetto a noi. Avevano previsto di spendere 136 milioni per il 2009. Appena è arrivata la crisi, alla fine del 2008, hanno tagliato immediatamente i fondi già stanziati fino a 119 milioni. Ecco un segnale di serietà , non come le sforbiciatine italiane.
Il Pd dice che si ispira al “modello tedesco”.
Non è così, anche in Italia vengono dati soldi pure ai gruppi parlamentari e ai parlamenti regionali. Quanto al finanziamento pubblico, il referendum lo ha abolito nel 1993. Errore? Può darsi. Ma i rimborsi elettorali concessi oggi bastano e avanzano. Quello di Sposetti è un discorso penoso.
L’anno scorso erano tutti d’accordo su un taglio dei soldi ai partiti. Cos’è cambiato?
Non credo che questa proposta di legge sia condivisa da tutta l’opposizione. Ho l’impressione che Sposetti si muova per proprio conto, o di quella fetta del Pd che si riconosce nei vecchi Ds, nel giro di Massimo D’Alema, che è il suo referente.
I teorici del partito “pesante”.
Sì, l’opposto del partito “Eta Beta” di Giuliano Amato o di quello leggero che immagina Berlusconi. Sposetti pensa a un partito diffuso sul territorio, pronto a montare gazebo, a organizzare feste, a movimentare la passione politica sul territorio, soprattutto al Nord. Ma queste caratteristiche oggi le ha la Lega, che dubito abbia più risorse economiche del Pd. Però ha i volontari. È ridicolo pensare che il Pd non riesca a coinvolgere militanti quanto il Carroccio perchè non ha soldi. Che vuol fare, comprare la passione della gente?
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile
PER POTER ESSERE UTILIZZATI DAI MINISTRI, DOVREBBERO SUSSISTERE “COMPROVATE E INDEROGABILI ESIGENZE DI TRASFERIMENTO CONNESSE ALL’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI ISTITUZIONALI”… L’USO “PER RAGIONI DI SICUREZZA” E’ LIMITATO A PREMIER, MINISTRO DEGLI INTERNI, DELLA GIUSTIZIA E A COLORO INDICATI DAL COMITATO PER LA SICUREZZA, LADDOVE NE ESISTANO MOTIVAZIONI REALI… PER ANDARE A VEDERE UNA PARTITA O A TROVARE LA FIDANZATA NON E’ PREVISTO, CI SI RINUNCI
Per sapere quanto sono costati, nel 2010, i voli di Stato, bisogna andarsi a cercare la
risposta che il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, diede all’interrogazione presentata dalla deputata radicale Elisabetta Zampa-rutti nel marzo dell’anno scorso.
All’epoca l’esponente di governo affermò che erano stati stanziati 36,8 milioni di euro, andando a chiarire che si trattava di “un’anticipazione delle presunte risorse finanziarie occorrenti al settore, che solitamente sono definite in sede di assestamento di bilancio in una fase più avanzata della gestione”.
Tanto basta per capire che dal 2009 al 2010, il governo ha nuovamente riaperto le strade dei cieli ai propri membri.
Da un governo all’altro, infatti, la bolletta dei voli blu è passata da 28 milioni spesi a 36,8 solo “stanziati”.
È questo l’ultimo dato “ufficiale” fornito su una materia che da sempre l’esecutivo ritiene debba ammantarsi di segretezza.
Già la dicitura “Ufficio per i voli di Stato, di Governo e umanitari”, che è la struttura della Presidenza del Consiglio che si occupa del trasporto aereo delle istituzioni mette in capo ad un unico organismo materie che non paiono dover essere conteggiate assieme: i voli umanitari o di soccorso (ponti aerei, recupero di salme e varie), e quelli di governanti e alte cariche dello Stato. Dal 2001 la Casta air lines imbarca ad esempio anche gli ex presidenti della Repubblica, che si sommano ai presidenti di Camera e Senato, al presidente della Corte Costituzionale, al premier, ai ministri e sottosegretari ma solo se sussistano “comprovate ed inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni istituzionali”.
Ecco, sono proprio le “funzioni istituzionali” a dover fare da discrimine tra il pubblico interesse e il peculato.
Non che abbia però memoria di un ministro, trovato su un volo di Stato senza averne un valido motivo istituzionale, che sia poi stato giudicato colpevole del peculato.
Da Remo Gasperi, a Francesco Rutelli, da Clemente Mastella e famiglia al duo Silvio Berlusconi-Mariano Apicella, tutti hanno passato indenne la verifica dei magistrati.
Di legge in legge, infatti, si trova sempre il cavillo giusto.
Ad esempio è sempre il ministro Elio Vito a informarci (questa volta in risposta a un’interrogazione di Antonio Di Pietro del luglio 2009) che il trasporto di Stato possa essere disposto per “ragioni di sicurezza”.
Questa evenienza pare risulti “particolarmente pregnante nel caso di trasferimenti del capo del Governo, del ministro dell’Interno e della Giustizia o di altre personalità , specificatamente indicate dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.
Insomma, l’ombrello già aperto con l’ultima direttiva Berlusconi del 2008 può ancora essere allargato sul modello di quello che si fa per le scorte.
C’è di più, perchè, dopo i fatti di villa Certosa e le foto di Zappadu all’aeroporto di Olbia con il codazzo di starlette che scendevano dall’aereo di Stato (è di quel periodo l’interrogazione di Di Pietro), si è deciso di classificare l’effettuazione e la conclusione dei viaggi come “segreta”.
Così, dopo il il brusco stop voluto da Prodi a seguito dello scoop dell’Espresso che aveva ripreso Rutelli e Mastella in procinto di volare a Monza per il Gran Premio di Formula Uno, la Berlusconi air lines ha ripreso quota.
Si speri non raggiunga le vette degli anni passati.
La bolletta aerea segnala infatti: 23 milioni nel 2002, 41 nel 2003, 52 nel 2004, 65.3 nel 2005, 43 nel 2006, 35 nel 2007, circa 40 nel 2008 (nei primi mesi, vigente la direttiva Prodi, i voli erano stati rarissimi per poi aumentare dall’estate).
E pensare che i ministri viaggiano gratis su treni e voli di linea.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL VIAGGIO DA ROMA DI LA RUSSA IL 5 APRILE CON UN AEREO P180 DEI CARABINIERI CON RITORNO SU UN AEREO N. MM62210 DELL’AERONAUTICA PER VEDERE INTER-SCHALKE… IL VIZIETTO DEGLI ABUSIVI: DA MASTELLA ALLA BRAMBILLA, TANTO PAGHIAMO NOI
Può un ministro della Repubblica usare l’aereo di Stato come fosse un taxi per
andare allo stadio? Ignazio La Russa lo fa.
Lo ha fatto martedì 5 aprile, per andare da Roma a Milano, dove giocava la sua Inter, e poi tornare in nottata nella capitale.
E lo ha fatto altre volte in passato.
Come un Clemente Mastella qualsiasi.
È atterrato a Milano attorno alle 18.30 di martedì.
Ha viaggiato a bordo di un aereo P180 dell’Arma dei carabinieri proveniente da Roma.
È poi ripartito attorno alle 23, con un aereo dell’Aeronautica militare, identificativo MM 62210.
In mezzo, la partita allo stadio di San Siro, dove l’Inter è stata sconfitta 5 a 2 dallo Schalke, la squadra decima in classifica del campionato tedesco.
Dopo la batosta sportiva, il ministro della Difesa ha avuto anche tempo di dare una stoccatina all’allenatore dell’Inter, Leonardo, dichiarando alla Gazzetta dello sport: “Kharja non l’avrei tolto, avrei levato Motta. Con una condizione così carente, l’atteggiamento tattico dovrebbe essere meno fantasioso”.
La Russa stava vivendo a Roma giornate difficili.
Nella mattinata di martedì 5, l’ufficio di presidenza della Camera dei deputati aveva deciso di sanzionarlo con la censura, per il suo comportamento in aula del mercoledì precedente, quando aveva tirato un “vaffa” al presidente Gianfranco Fini.
Dopo quello show, il ministro rimette piede a Montecitorio proprio nel pomeriggio di martedì 5, mantenendo un basso profilo e sedendosi nei banchi dei deputati del Pdl e non in quelli (peraltro tutti occupati) del governo.
“Ho attraversato gli anni di piombo senza una condanna”, dichiara all’agenzia Dire, “comando il mio partito a Milano da 17 anni, anche negli anni della corruzione. E mai mi è stato contestato qualcosa”.
Poi cerca di dare una spiegazione del suo ormai proverbiale nervosismo: “Non è semplice superare quello che è successo in questi mesi nel mio partito, sto metabolizzando la rottura con Fini”.
Poi via, verso San Siro, a bordo dell’aereo di Stato. Incassata la sonora sconfitta in campo, il ministro torna a Roma, con un altro aereo, ma sempre a spese del contribuente.
La mattina del giorno dopo, la Camera vota il conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato, con l’obiettivo di bloccare il processo a Silvio Berlusconi per il caso Ruby. La maggioranza è traballante, dunque tutti i deputati Pdl sono precettati in aula, compresi i 14 ministri che (come La Russa) hanno un seggio a Montecitorio.
Il centrodestra attaccò duramente Clemente Mastella, quando era ministro della Giustizia del governo Prodi e usò un volo di Stato per andare, nel settembre 2007, al Gran premio di Monza di Formula 1.
La Padania allora titolò: “L’inGiustizia vola al Gran premio”.
E il Giornale argomentò: “Non dicevano di voler tagliare i costi della politica? Forse usare l’aereo di Stato più faraonico che ci sia per assistere al Gp di Monza non è il miglior modo di risparmiare. O no? Per dire: il Gran premio lo trasmettevano pure su Raiuno, il cui segnale, ci risulta, dovrebbe arrivare fino a Ceppaloni”.
Anche la partita Inter-Schalke è stata trasmessa in tv ed era visibile dunque anche a Roma, su Sky e Mediaset premium.
Il malcostume di centrosinistra diventa accettabile quando ha protagonisti di centrodestra? Ci sono dei precedenti.
Il 25 maggio 2009 il ministro La Russa, accompagnato dal coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini e da altri esponenti di partito, era arrivato a bordo di un Boeing 737 dell’Aeronautica militare all’aeroporto Baccarini di Grosseto.
Per partecipare a un aperitivo elettorale in sostegno di un candidato locale del Pdl.
Lo stesso La Russa ha firmato nel 2009 il contratto alla Fonsai dell’amico Salvatore Ligresti che si è aggiudicato l’appalto dei servizi assicurativi per i rischi aeronautici connessi al trasporto aereo di Stato e di governo.
In quella occasione, la copertura assicurativa è stata allargata non soltanto ai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato, agli ex capi di Stato e ai presidenti del Consiglio, ma anche agli estranei imbarcati sui voli.
Una copertura assicurativa amplissima: i passeggeri dovranno essere risarciti in caso di infortunio, avvelenamento, punture di insetti e molto altro; pochissimi i rischi esclusi, tra cui i danni da fusione nucleare.
La direttiva sui voli di Stato voluta nel luglio 2008 dal governo Berlusconi stabilisce che per autorizzare il volo devono sussistere “comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni istituzionali”; e che devono non essere “disponibili voli di linea nè altre modalità di trasporto compatibili con l’efficace svolgimento di dette funzioni”.
La partita dell’Inter rientra nelle funzioni istituzionali del ministro della Difesa?
La regina di Spagna, Sofia, quando ha dovuto correre da Madrid a Londra per andare a trovare il fratello, Costantino di Grecia, ricoverato in ospedale, ha preso un volo Raynair, comprando il biglietto online con la carta di credito. Altro stile.
Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
MANICOMIO ITALIA: SOLDI BUTTATI A VERONA PER IL NUOVO DIPARTIMENTO NELLA PALAZZINA 32… PRIMA SPENDONO SOLDI PUBBLICI PER RISTRUTTURARE L’EDIFICIO, POI LO SGOMBERANO…IL NUOVO PIANO DI RIQUALIFICAZIONE NON PREVEDEVA QUELL’IMMOBILE, MA NESSUNO SE N’ERA ACCORTO
Il dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona deve sloggiare. E
deve farlo in fretta.
Il Comune ha infatti notificato la diffida a liberare la Palazzina 32, che sorge all’interno dell’ex caserma Passalacqua e che ospita il centro universitario.
La struttura verrà rasa al suolo per lasciare spazio a ruspe e operai che dovranno realizzare il progetto di riqualificazione dell’area.
La stessa sorte che è toccata alla Fondazione Aida, storico ente teatrale della città scaligera.
Con un’unica, grossa, differenza: la Palazzina 32 è stata ristrutturata appena un paio d’anni fa e per i lavori l’Università ha speso all’incirca un milione di euro. Denaro che ora è destinato a finire letteralmente sepolto dalle macerie.
Si tratta di una struttura imponente, su due piani all’interno dei quali trovano spazio uffici e laboratori del dipartimento.
Con l’avvio della costosa ristrutturazione, l’Università aveva fatto le cose a regola d’arte.
L’edificio, infatti, attualmente contiene un biblioteca, una sala informatica con l’intero archivio e i super-computer ad alta velocità utilizzati dai ricercatori, le aule didattiche del dottorato e i laboratori per gli studenti.
Ci lavorano una settantina di persone tra docenti, dottorandi, ricercatori, assegnisti e personale tecnico.
Tutto personale che ora dovrà levare le tende, nell’arco di poche settimane.
Dal Comune nessun commento.
Gli uffici dell’assessorato al Patrimonio si limitano a precisare che le strutture dell’intera area dovranno essere sgomberate entro aprile.
Il programma di riqualificazione dell’ex caserma, infatti, prevede che si proceda al più presto con la bonifica bellica e la demolizione degli edifici.
La consegna della Palazzina 32, come quella degli altri edifici occupati da associazioni ed enti, viene definita «essenziale per l’assegnazione del finanziamento regionale» da dieci milioni di euro.
In pratica: o iniziano i lavori o il Comune potrà dire addio ai soldi stanziati da Venezia.
Per il dipartimento è una corsa contro il tempo.
Pare che l’Università abbia già trovato una sede alternativa che ospiterà (temporaneamente) la sede di Scienze economiche, almeno fino a quando non si concluderà la realizzazione del nuovo campus.
Quindi, a lavori conclusi, l’Ateneo di Verona si ritroverà a disposizione strutture nuove e funzionali.
Il problema è più che altro di natura pratica: in dipartimento la notizia di dover lasciare la Palazzina 32 pare sia stata accolta dai mugugni di chi teme che il trasferimento in una sede precaria possa peggiorare la qualità del lavoro svolto da docenti e ricercatori.
E come non bastasse, ora sull’intera operazione si staglia l’ombra di uno spreco di denaro pubblico proprio per quel milione di euro speso da poco per rendere accogliente una struttura che, subito dopo la sua sistemazione, si è scoperto che sarebbe stata demolita.
In tempi di crisi e di continui tagli all’istruzione, quei soldi avrebbero certamente fatto comodo all’Università .
Andrea Priante
(da “il Corriere del Veneto“)
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
PER SISTEMARE I PROFUGHI DI LAMPEDUSA VOGLIONO PIAZZARE LE TENDE IN PIENA CAMPAGNA, ACCANTO ALLA PISTA DI UN AEROPORTO MILITARE…EPPURE FU PROPRIO IL GOVERNO BERLUSCONI A VOLER COSTRUIRE IL NUOVO CENTRO PER GLI IMMIGRATI, MAI UTILIZZATO E COSTATO UNA CIFRA
Il progetto del governo prevede l’allestimento in un campo sulla pista di un
aeroporto militare.
In realtà alle porte della città esiste già una struttura, voluta da Berlusconi e costata sei milioni di euro, ma mai utilizzata
C’è l’emergenza profughi e il governo pensa a tendopoli da disporre in Italia. Tra i siti individuati dal Viminale compare anche quello di Trapani.
Ma qui qualcosa non torna.
Sì, perchè alle porte della città una struttura già esiste.
E’ terminata, ma inspiegabilmente risulta inutilizzabile. Il governo però tira dritto.
E la cronaca dell’emergenza racconta della rabbia dei trapanesi che questa mattina hanno fermato i camion che portavano le attrezzature per allestire la tendopoli all’aeroporto militare di Kinisia.
Tantissimi hanno assediato la prefettura.
Ma il vero cortocircuito sta in questa struttura, che oggi sorge all’uscita dell’autostrada tra un circolo tennis e la base dell’agenzia spaziale italiana.
Si tratta di una sorta di super carcere circondato da un doppio muro, al di là del quale si vedono i tetti di una serie di edifici e un’alta palazzina quasi fosse una torre di controllo.
La storia di questa struttura è piuttosto singolare.
In città , infatti, prima che iniziassero i lavori già esistevano due centri di accoglienza, uno di trattenimento (il Vulpitta) e un altro che funziona da centro di identificazione, dove vengono sistemati gli immigrati che hanno chiesto asilo politico.
Nel 2006, la commissione europea, pur criticando la gestione dei centri, aveva bocciato l’idea di costruirne un terzo.
Il governo Berlusconi, arrivato subito dopo decide di rendere carta straccia quel parere.
Il nuovo centro per gli immigrati clandestini è stato costruito in un battibaleno, il costo ha superato i sei miliardi di vecchie lire, forse è costato ancora di più, il ministero dell’Interno tiene questi conti “riservati”.
Il centro è pronto ma dentro non può entrarci nessuno.
Il budget di spesa si è esaurito quando dovevano fare gli allacci alla fognatura e alla rete idrica.
E’ brutta a vedersi questa struttura ma potrebbe servire all’emergenza di oggi, e invece i profughi libici da venerdì prossimo finiranno dentro una tendopoli in mezzo alla campagna trapanese, dall’altra parte rispetto al centro che resta chiuso.
Tante tende sistemate in fila indiana su quella che una volta fu la pista di un aeroporto, militare, quello di Kinisia, la cui storia si incrocia con i gialli della Gladio trapanese, con i misteri di un traffico di armi tra mafia e servizi segreti stranieri che Mauro Rostagno avrebbe scoperto negli anni dell’attività giornalistica a Trapani, prima di essere ucciso.
Gli strani scherzi del destino.
La guerra infine ha portato proprio i libici a trovare accoglienza in questa pista, come se fossero tanti terremotati.
Rino Giacalone
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
SPARITA DAL BOLLETTINO UFFICIALE LA NORMA ANTI-SPRECHI… IN REGIONE DOVEVANO DECURTARE I RIMBORSI, ERANO TUTTI FAVOREVOLI, MA, AL MOMENTO DI ATTUARLA, LA NORMA E’ SCOMPARSA NEL SILENZIO GENERALE
Rigore all’italiana: alla Regione Liguria hanno tagliato tutto.
Perfino i tagli.
Proprio così: è bastato un emendamento “invisibile” e magia… le riduzioni di stipendio per assessori e presidenti (della giunta e del consiglio regionale) che usano le auto blu sono state eliminate.
Senza che nessuno, o quasi, se ne accorgesse.
Tutto comincia nel 2009, periodo di tagli selvaggi per gli enti locali.
Il governo dà una sforbiciata ai trasferimenti alla Liguria: 70 milioni in meno rispetto all’anno precedente.
I liguri se la passano male, sulla sanità incombe un buco di bilancio da decine di milioni, vengono chiusi ospedali, ridotti all’osso servizi essenziali perfino per i malati psichiatrici.
Allora, ecco che la Regione decide di dare il buon esempio, annunciando tagli in casa propria.
Con qualche frecciata ai colleghi di altre amministrazioni: “La Liguria — ricorda l’assessore al Bilancio, Pippo Rossetti — per gli emolumenti a consiglieri e assessori è tra le più basse d’Italia: mi chiedo per quale motivo non si vanno a cercare le Regioni a statuto speciale dove arrivano un sacco di soldi, come la Sicilia che ha 24mila dipendenti”.
Si parte dalle odiatissime auto-blu, il simbolo della Casta, che in Italia pare siano 620mila.
“Noi ne abbiamo 12, mentre la Sicilia ne ha 170”, spiega il presidente Claudio Burlando.
È il simbolo, però, che conta: anche quelle dodici auto devono essere tagliate.
È scritto nero su bianco nel Bollettino che riporta la Finanziaria regionale 2009: “Dal primo gennaio 2010 il rimborso forfettario mensile è decurtato del 20 per cento nel caso in cui il beneficiario abbia diritto a utilizzare usualmente l’automobile di rappresentanza o di servizio, salvo dichiarazione di rinuncia”. La norma modifica la legge 3 del 1987 sul trattamento economico dei consiglieri regionali.
Un bel segnale: chi vuole l’auto blu se la deve pagare di tasca propria. Un’iniziativa che raccoglie il plauso unanime delle forze politiche: “Basta privilegi”.
Qualcuno, però — come i cronisti di Radio Babboleo News — non dimentica quella norma e un anno dopo (il 29 dicembre 2010) va a spulciarsi il Bollettino Regionale che riporta la Finanziaria 2010, in vigore dal primo gennaio 2011. Dei tagli alle auto blu nemmeno l’ombra.
Chissà , forse la norma si presume sottintesa anche se non espressamente menzionata in quel mare magno di leggi.
E invece no.
Il mistero viene svelato appena dodici giorni dopo, nel Bollettino del 12 gennaio 2011.
In mezzo a pagine e pagine di norme compare un avviso di rettifica: “Il comma 3 dell’articolo 4 della legge regionale 3 del 1987 e successive modifiche e integrazioni è abrogato”.
Una riga e mezzo, nessuno ci fa caso, anche l’occhio più smaliziato farebbe fatica a capire che cosa si nasconde dietro quella selva di richiami ad articoli e commi.
Ma i giornalisti di Babboleo News non si arrendono, alla fine capiscono di che cosa si tratta.
Quella “rettifica”, che doveva passare inosservata, restituisce centinaia di euro al mese.
Non ai cittadini, ma a presidenti e assessori.
In consiglio regionale pare che fossero tutti d’accordo: unanimi nel cancellare la norma anti-auto blu che appena un anno fa — anche stavolta unanimi — avevano sostenuto.
Insomma, per dirla con parole semplici: addio alla decurtazione dell’indennità per chi usa l’auto blu.
Si torna ai vecchi sani principi: paga la Regione.
Una novità di cui quasi nessuno si era accorto, tranne le manine che l’hanno fatta inserire nella Finanziaria (guarda caso in una postilla contenuta in un supplemento).
Ma adesso trovare l’autore è un’impresa.
Non se n’era accorto, pare, perfino qualcuno dei beneficiari.
Come lo stesso presidente Burlando, che appena informato della buccia di banana messa sul suo cammino sarebbe andato su tutte le furie: “Siamo i più morigerati d’Italia.
Ci siamo ridotti gli stipendi prima che lo chiedesse Tremonti”, assicura Burlando.
E le auto blu? “Appena ho saputo dell’emendamento ho chiesto ai miei assessori che usano l’auto nel tragitto casa-ufficio di restituire il denaro già percepito e di scrivere una lettera per rinunciare al privilegio”.
Insomma, i soldi per adesso tornano nelle casse pubbliche.
E non sono spiccioli: quelle due righe avrebbero fatto risparmiare a ogni assessore 800 euro al mese.
Sessantamila euro l’anno per tutta la Giunta.
Ma la norma anti-auto blu non esiste più.
E scadute le lettere di rinuncia ai benefici… sarà tutto come prima.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Burlando, Costume, denuncia, economia, Genova, LegaNord, PD, PdL, Politica, radici e valori, Regione, sprechi | Commenta »
Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
INSERITO DI SOPPIATTO NEL TESTO L’AUMENTO DEGLI ASSESSORI DA 12 a 15 E DEI CONSIGLIERI Da 48 a 60… INVECE CHE ABOLIRE LE PROVINCE, NE CREANO TRE NUOVE…I COSTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO RADDOPPIANO
Il decreto “Millepoltrone”, inserito di soppiatto nel testo di governo che
ripristina i fondi del Fus, cancella l’aumento dei biglietti del cinema, e aumenta il costo della benzina, consentirà alle giunte comunali di Roma e Milano di creare tre poltrone in più da assessore (diventeranno 15 più il sindaco) e altre dodici da consigliere comunale (dovevano ridursi a 48, sono tornati 60).
È l’ultimo regalo (non ancora perfezionato vista la contrarietà già manifestata dal Colle sia per i decreti omnibus che non hanno necessità e urgenza sia per la norma in questione, già infilata e poi ritirata dal milleproroghe proprio su pressione di Napolitano) che la politica si concede mentre continua ad affermare che la cinghia la devono tirare tutti, politici compresi.
Rigore, trasparenza, tagli. Quando viene presentato un qualunque bilancio di un organo dello Stato sono questi i termini che vengono adoperati . Nell’annunciare che per il 2011 la Camera dei Deputati avrebbe speso la cifra record di 1.106.340.178,86 euro, si è adoperata la formula: “Si risparmia lo 0,98% rispetto all’anno prima”.
Che è una dicitura anomala se si pensa che nell’arco del 2009 la spesa effettiva di Montecitorio era stata di 1.054 milioni di euro.
Si è risparmiato, insomma, spendendo 52 milioni di euro in più.
Certo, c’è l’inflazione, ma non si comprende come questo affannarsi sui tagli, alla fine non produca risultati in termini reali.
È lo stesso per il Senato dove gli sbandierati tagli di “35 milioni” con i mille euro in meno al mese per le competenze accessorie dei Senatori e alcune formule di risparmio sui 981 dipendenti di Palazzo Madama, non si vedono nel calderone complessivo che ammonta sempre a 594 milioni di euro, contro i 421 del 2001.
Non fa meglio la Presidenza del Consiglio, che l’anno scorso, mentre continuava a parlare di crisi economica, è riuscita a spendere il doppio di quanto immaginato per il solo funzionamento (617 milioni contro i 363 previsti), facendo anche peggio nella spesa complessiva (con un aggravio di spesa di oltre un miliardo e mezzo di euro).
Alcuni casi eclatanti riguardano le promesse elettorali.
Pensiamo ai famosi “enti inutili” che di quanto in quanto sono oggetto di sforbiciate mediatiche tranne poi conservarsi uguali a sè stessi.
Chi si ricorda della cancellazione delle Province?
Anche loro erano finite nel calderone degli enti non fondamentali: tagliare, razionalizzare, spostare competenze.
Mentre ci si decideva sul da farsi, di province ne sono nate altre tre: quella di Monza-Brianza, quella di Fermo, e quella di Bat, acronimo che racchiude i territori pugliesi di Barletta, Andria e Trani. Giusto da ieri, con decreto della Presidenza della Repubblica, le tre nuove Province sono state dotate di tre nuove Prefetture.
Per essere “enti inutili” crescono bene.
Ma non è l’unico caso.
Una delle moltiplicazioni della rappresentanza politica ha creato in un breve volgere di anni la mutazione delle vecchie “circoscrizioni” (organi prettamente amministrativi) in organi politici territoriali.
Ne sono nate nelle grandi città come Roma e Milano, ma poi si sono estese a una larga fetta del territorio nazionale, tanto che nella finanziaria 2009 si era pensato di “limitarne” la presenza alle sole città con oltre 250mila abitanti.
Il risultato è stato un “Comitato Nazionale Circoscrizioni” che ha chiesto deroghe più o meno locali.
Così, Forlì, che ha poco meno di 120mila abitanti, dalle amministrative del 2009 è amministrata da un sindaco, da una giunta, da un consiglio comunale, e dalle sue tre circoscrizioni che contano altri 20 consiglieri circoscrizionali ciascuna.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva usato l’accetta, azzerando i compensi dei consiglieri e gettando nel panico una classe amministrativa che con una certa enfasi si era autodefinita, a Roma, degli “straccioni della politica”.
Adesso, con apposito decreto (è lo stesso del Fus, dei biglietti del cinema e della benzina) anche i consiglieri municipali di Roma riotterranno le loro spettanze.
Ma a quanto ammontano?
Oltre al gettone di presenza e al rimborso per le ore di lavoro mancate, la cifra per ciascuno è poco sopra i mille euro al mese.
La circostanza bizzarra è che quei 20-30mila euro al mese per il mantenimento dei consigli municipali a volte coincide con i 20-30mila euro mensilmente spesi per le attività che la stessa circoscrizione dovrebbe fornire ai cittadini.
È un po’ come se, arrivati i soldi dello Stato, si decidesse di fare a metà : metà ai residenti, metà ai consiglieri.
argomento: Berlusconi, Comune, Costume, economia, governo, la casta, LegaNord, Milano, Politica, Provincia, radici e valori, Roma, sprechi | Commenta »
Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI BEN 68.000 EURO IN 15 MESI, NONOSTANTE UNO STIPENDIO DI 550.000 EURO L’ANNO….SPESE DI RAPPRESENTANZA NON AUTORIZZATE, PAGAMENTI FATTI DA LOCALITA’ ESOTICHE E NEI FINE SETTIMANA, DAL MAROCCO A VENEZIA, DA DUBAI A ISTANBUL, FINO ALLA COLAZIONE AL BAR… ORA RISCHIA L’IMPUTAZIONE PER PECULATO
La Procura di Roma ha aperto un’indagine sul direttore del Tg1 Augusto
Minzolini per le sue “spese di rappresentanza” non autorizzate con la carta di credito della Rai: roba da almeno 68 mila euro in 15 mesi.
In due settimane gli uomini del Nucleo Provinciale della Guardia di Finanza, su mandato del procuratore aggiunto Alberto Caperna (titolare anche dell’inchiesta Rai-Agcom), hanno visitato tre volte i piani alti di Viale Mazzini 14 per acquisire tutta la documentazione necessaria: i verbali del Consiglio di amministrazione della Rai, gli atti dell’indagine interna condotta dal direttore generale Mauro Masi, la ricevute della carta di credito di Minzolini, i fogli di viaggio delle sue trasferte e così via.
Accertamenti sono stati già svolti dalle Fiamme Gialle anche presso la Deutsche Bank, che ha emesso la carta di credito…
L’indagine è iniziata meno di un mese fa, prima che Antonio Di Pietro, in base alle notizie uscite sul Fatto quotidiano e su altri giornali, presentasse un esposto in Procura contro Masi e Minzolini.
Prima dei magistrati penali, intanto, si era mossa la Corte dei Conti, che alle prime notizie di stampa aveva avviato un’inchiesta per danno erariale.
Al momento il fascicolo della Procura di Roma è aperto a “modello 45”, quindi Minzolini non è stato ancora iscritto nel registro degli indagati (“modello 21”). Ma la Guardia di Finanza, sul caso della sua carta di credito, ipotizza tre possibili reati: peculato aggravato, truffa aggravata ai danni della Rai ed eventuali infrazioni fiscali.
Sul peculato, cioè l’indebita appropriazione di denaro o altri beni pubblici da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, esistono illustri precedenti, confermati anche in Cassazione, sulla qualità di “incaricati di pubblico servizio” dei dirigenti e dei direttori Rai.
E pure sul binomio truffa-peculato c’è il caso dell’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, che ha appena patteggiato la pena per entrambi i reati, proprio per aver pagato con la carta di credito della Regione Emilia Romagna alcune spese private…
Quanto ai possibili reati fiscali, l’ipotesi nasce da un clamoroso autogol di Masi.
Il quale, appena scoppiò lo scandalo Minzolini, si affrettò a dichiarare in Cda che la carta di credito aziendale era stata concessa al direttore del Tg1 a titolo di benefit compensativo per l’assunzione in esclusiva.
Poi, resosi conto dello scivolone, si precipitò ad autosmentirsi.
Ma le sue piroette hanno insospettito gli investigatori, i quali vogliono ora accertare l’eventuale esistenza di un benefit occulto che, se confermato, aggirerebbe le norme tributarie e configurerebbe un reato fiscale, sia a carico di Minzolini, sia a carico del vertice Rai.
Il peculato, secondo gli investigatori, potrebbe derivare dall’uso continuato della carta di credito per spese non autorizzate dall’azienda, come risulta dalla stessa indagine interna disposta da Masi: centinaia e centinaia di “strisciate” nelle località più disparate, da Venezia a Marrakech, da Istanbul a Dubai, anche per importi minimi di uno o due euro (Minzolini guadagna 550 mila euro l’anno, ma pare che usasse la carta anche per caffè, brioches e cappuccini), anche quando il Direttorissimo risultava regolarmente in ufficio a Roma.
Quasi sempre, la carta esauriva il credito massimale di 5200 euro mensili, e Minzolini chiedeva a Masi l’autorizzazione a sforare per altre migliaia di euro, 18 mila in totale (viene persino il dubbio che le spese che Masi ha detto di aver autorizzato fossero gli sforamenti dal massimale mensile della carta, non le singole trasferte).
In dettaglio: su 86.680 euro usciti dalla carta di Minzo fra il luglio del 2009 e l’ottobre del 2010, è stato lo stesso direttore generale ad ammettere di averne autorizzati solo 18 mila.
Il che significa che 68 mila e rotti sono il quantum del possibile peculato.
Che chissà a quanto ammonterebbe oggi se a dicembre Masi non si fosse deciso a ritirare la bollente credit card al suo protetto dalle mani bucate. Anche l’ipotesi di truffa nasce dai risultati dell’inchiesta aziendale e riguarda le insanabili contraddizioni che emergono incrociando le date delle “strisciate” della carta da località esotiche e i fogli di presenza di Minzolini…
Nei 15 mesiI in cui la carta è rimasta attiva, su 220 giorni lavorativi, in ben 129 (oltre la metà ) Minzolini risultava in trasferta.
E, su un totale di 56 “missioni” fuori sede, solo di 11 avrebbe indicato lo scopo (tant’è che Masi, messo alle strette dal consigliere Nino Rizzo Nervo, dichiarò al Cda che le altre le aveva autorizzate lui in camera caritatis, in quanto erano “missioni riservate”: roba da servizi segreti).
E ben 40 trasferte si svolsero, curiosamente, nei week-end o a ridosso dei fine settimana, sempre in amene località turistiche.
Resta da capire, e anche di questo si occupa la Finanza incrociando le registrazioni e i conti degli hotel con le strisciate della carta, se Minzolini fosse solo o accompagnato, e chi eventualmente pagasse le spese degli eventuali accompagnatori.
Non basta: sono circa 20 i giorni in cui Minzolini risulta regolarmente presente a Roma, mentre la sua carta si attiva ripetutamente all’estero.
A Marrakech in coincidenza con le penultime vacanze di Capodanno (29 dicembre 2009-3 gennaio 2010) e a Dubai nel week end di Pasqua 2010.
Un caso di ubiquità , oppure una possibile truffa. Minzolini si è sempre difeso dicendo: “Non c’è altro che pranzi di lavoro, punto”…
Ma il confronto con le spese degli altri direttori di tg è impietoso: a fronte dei suoi 86 mila euro in 15 mesi, il direttore del Tg2 Mario Orfeo non ha superato i 6 mila.
Resta da capire perchè Masi, nonostante le sollecitazioni di alcuni consiglieri dell’opposizione, dopo l’indagine informale non abbia mai attivato ufficialmente l’Audit Rai, per procedere disciplinarmente contro il Direttorissimo e far restituire all’azienda i 68 mila euro non autorizzati.
I maligni insinuano che l’inazione del direttore generale dipenda dal timore di ripercussioni sull’indagine contabile, e ora anche di quella penale, di cui i vertici Rai, dopo le ripetute ispezioni delle Fiamme Gialle, sono al corrente da due settimane: se Minzo restituisse il malloppo, il suo gesto potrebbe essere inteso come un’ammissione di colpa e, implicitamente, andrebbe a discapito anche della posizione di Masi, che potrebbe essere accusato,almeno in sede contabile, di omesso controllo…
Marco Lillo e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, denuncia, Giustizia, governo, Politica, radici e valori, RAI, sprechi, televisione | Commenta »