Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
PADANO “DURO E PURO” DETESTA, A PAROLE, LE CATTIVE ABITUDINI DI ROMA LADRONA: PECCATO CHE IL 14 DICEMBRE FOSSE, PUR NON AVENDONE TITOLO, A INGOZZARSI AL RISTORANTE DI MONTECITORIO DOVE SI POSSONO GUSTARE PIATTI RAFFINATI A SOLI 3 EURO…IL REGOLAMENTO VIETA AL PARLAMENTARE DI PORTARE A TAVOLA PERSINO LA MOGLIE O UN ASSISTENTE, MA IL “TROTA” NON SI FA SCRUPOLI, IN NOME DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
Renzo Bossi, il “trota”, figlio di Umberto.
Anche lui, eletto consigliere regionale lombardo (stipendio da 15.000 euro al mese), è uscito dall’aula quando la banda ha suonato l’inno di Mameli.
Esemplare atteggiamento da padano duro e puro che detesta le cattive abitudini di “Roma ladrona”.
Peccato però che il 14 dicembre scorso (e non certo per una eccezione), quando il governo Berlusconi era chiamato a reggere l’onda d’urto della mozione di sfiducia, in molti lo avevano notato mentre si crogiolava tra la peggiore delle cattive abitudini della Casta.
Il “trota” era lì, composto, al fianco del papà , al tavolo centrale della straordinaria buvette di Montecitorio, dove si possono gustare piatti squisiti e raffinati a prezzi irrisori (i piatti più complessi sono sempre sotto i tre, quattro euro).
Era lì, seduto, nonostante ci sia un’unica regola: possono entrare solo i parlamentari.
E Renzo Bossi parlamentare non lo è, almeno per ora.
Ma mentre il senatur si cibava di cannelloni ripieni di carne e verdure preparandosi allo scontro, il “trota” lo imitava in buon ordine e rigoroso silenzio.
D’altra parte quella poltroncina stile impero se l’era conquistata perchè figlio di papà , di un papà speciale, perchè agli altri parlamentari non è consentito neppure portare a tavola la consorte o gli assistenti.
Ma quello è il “trota” romano; quello padano si ribella e l’inno italiano non l’ascolta.
Si è rintanato ancora alla buvette del Pirellone.
Dove cappuccio e brioche sono quasi gratis: per loro.
Giovanni Mari
(da “il Secolo XIX“)
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Marzo 14th, 2011 Riccardo Fucile
BASTA IPOCRISIE DEL GOVERNO: DIMEZZA I SOLDI PER CULTURA, ARTE, SPETTACOLI E TUTELA DEL PATRIMONIO ARTISTICO, POI SPUTTANA 400 MILIONI PERCHE’ SE LA FA SOTTO DI FRONTE ALLA PROSPETTIVA CHE I REFERENDUM POSSANO RAGGIUNGERE IL QUORUM…FINGONO DI PIANGERE MA PENSANO SOLO AI LORO INTERESSI
Euro dopo euro il governo Berlusconi sta svuotando il gia magro fondo destinato alle attività culturali.
Non si tratta più di un taglio imposto dalla crisi economica, per altro negata per anni, ma di un vero e proprio sabotaggio che porterà alla chiusura di enti lirici, di teatri, di musei, e persino di Cinecittà Luce, il grande e prestigioso archivio della memoria, una sorta di audioeca nazionale che raccoglie tanta parte della identità nazionale.
Ogni giorno vengono annunciati nuovi tagli e persino il ministro Bondi che, da mesi, non frequenta più il ministero, ha sentito il bisogno di esternare la sua rabbia e la sua impotenza.
Per altro si è dimenticato di indicare i nomi dei mandanti, forse per non dare un dispiacere all’amico del cuore.
Per quale ragione i soldi non si trovano?
Mancano sul serio o non si vogliono trovare?
La realtà è che questo governo vince anche grazie al conflitto di interessi, ma nello stesso tempo è costretto sempre ad immolarsi sull’altare del conflitto medesimo.
Per queste ragioni hanno respinto tutti gli emendameti che puntavano ad introdurre, anche in Italia, una modestissima tassa di scopo a carico dei grandi gruppi telefonici e televisivi da destinare proprio al fondo unco per lo spettacolo.
Non si è potuto e voluto fare perchè: ” non vi rendete conto che c’è di mezzo anche Mediaset”, come ha soavemente confessato un pio deputato berlusconiano, quasi meravigliato che si potesse solo pensare una simile oscenità , quasi una bestemmia nel tempio.
Così hanno preferito annunciare tagli e bastonate, del resto chi se ne frega, tanto lo sanno tutti che quelli della cultura e dello spettacolo mancano di rispetto al padrone quasi unico delle tv..
Per trovare i soldi basterebbe accorpare le elezioni aministrative ai referendum, come dice peraltro il buon senso.
Il governo, nel tentativo di oscurare i quesiti sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento, ha invece deciso di sdoppiare gli appuntamenti con un aggravio dei costi pari ad oltre 400 milioni di euro.
Per evitare che i quesiti referendari possano raggiungere il quorum e rivelarsi una sconfitta per la maggioranza.
Quei soldi basterebbero a finanziare i fondi per lo spettacolo e per la cultura, anzi ne avanzerebbe anche un bel gruzzolo da investire nella scuola pubblica, quella che non piace al cavaliere.
Fingono di piangere miseria, ma sputtanano soldi solo nel loro interesse, Lega in prima fila.
Questa è la loro moralità , altro che cultura.
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Febbraio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
NEL 2010 I REATI CORRUTTIVI SONO AUMENTATI DEL 10% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE…LA CORTE BOCCIA LE INIZIATIVE DEL GOVERNO: DALLA CIRIELLI AL PROCESSO BREVE….DISCO ROSSO ANCHE PER IL FEDERALISMO
La Corte dei Conti boccia, una dopo l’altra, le iniziative del governo in materia di
giustizia.
A partire dal ddl intercettazioni “che non combatte la corruzione”. Sottolineando come questo strumento sia molto importante per contrastare il fenomeno.
Lo afferma il procuratore generale della magistratura contabile Mario Ristuccia nella sua relazione in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2011.
Una relazione che punta il dito anche sui rischi del federalismo e sull’espansione della corruzione nella pubblica amministrazione.
Intercettazioni.
“Non appaiono indirizzati a una vera e propria lotta alla corruzione – afferma – il disegno di legge governativo sulle intercettazioni che, costituiscono uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo e neppur l’aver dimezzato con la cd legge Cirielli del 2005 i termini di prescrizione per il reato di corruzione ridotti da 15 a 7 anni e mezzo, con il risultato che molti dei relativi processi si estingueranno poco prima della sentenza finale, sebbene preceduta da una o due sentenze di condanna e con conseguenze ostative per l’esercizio dell’azione contabile sul danno all’immagine”.
Processo breve.
“Il disegno di legge in materia di durata dei processi non sia un ulteriore ostacolo alla lotta contro la corruzione”.
E’ questo l’auspicio del pg che sottolinea come “da rispettosi osservanti delle norme varate dal parlamento”, i magistrati contabili restano “perplessi di fronte a recenti leggi che consentono una profonda alterazione di principi di certezza del diritto”.
Federalismo.
Il federalismo potrebbe aumentare la corruzione, afferma Ristuccia. “Ci si interroga in termini dubitativi se, in tema di federalismo fiscale, il decentramento della spesa pubblica possa contribuire a ridurre la corruzione” rendendo “più diretta la relazione tra decisioni prese e risultati conseguiti” oppure se, sottolinea il presidente “possa avere l’effetto contrario ed aumentare la corruzione quando la vicinanza a interessi e lobbies locali favorisca uno scambio di favori illeciti in danno della comunità amministrata”.
Corruzione.
La corruzione e le frodi sono “patologie” che “continuano ad affliggere la pubblica amministrazione”.
Un fenomeno che riguarda soprattutto aiuti e contributo nazionali e dell’Ue. “I dati al riguardo non consentono ottimismi”, spiega il procuratore secondo cui la situazione di “cattiva amministrazione, nonostante i progressi conseguiti in termini di efficienza, a partire dalla legge Brunetta, continua a caratterizzare in negativo l’immagine complessiva dell’apparato amministrativo”.
Inoltre, prosegue Ristuccia, una “diminuzione delle denunce che potrebbe dare conto fi una certa assuefazione al fenomeno verso una vera e propria ‘cultura della corruzione'”.
Le cifre.
Nel 2010 i reati corrutivi sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente. In termini complessivi sono stati denunciati 237 casi di corruzione, 137 di concussione e 1090 di abuso d’ufficio, che rispetto a quelli denunciati nel 2009 indicano un incremento del 30,22% dei reati corruttivi, mentre si riscontra un decremento rispettivamente del 14,91% e del 4,89% per i reati concessivi e d’abuso d’ufficio.
Le forze di polizia hanno denunciato complessivamente 708 persone per corruzione, 183 per concussione e 2290 per abuso d’ufficio.
Cifre che rappresentano un calo,rispetto al 2009, dell’1,39%, dell’18,67% e del 19,99%.
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Febbraio 16th, 2011 Riccardo Fucile
E’ USCITO IN LIBRERIA “VANDALI” IL NUOVO LAVORO DI RIZZO E STELLA CHE DENUNCIANO LA DISTRUZIONE DEL PATRIMONIO ARTISTICO E CULTIRALE IN ITALIA…UN PAESE IN ROVINA PER COLPA DELLA POLITICA E DEGLI SPRECHI DI CHI NE E’ ALLA GUIDA
Avvocati e rappresentanza
A Palazzo Chigi spese decuplicate
Nel bilancio di Palazzo Chigi non c’è nemmeno il numero delle persone che lavorano lì.
Per farsi un’idea bisogna andare nel portale della Ragioneria, dove c’è un dato del 2008.
Quando i dipendenti erano 2384 più 14 precari.
Notizie sugli staff, i comandati, gli esterni? Zero.
Si sa che sono centinaia. Punto. (…)
In un anno il costo del personale di “staff” di Palazzo Chigi è passato da 20 a 21,8 milioni: più 8,8%.
Motivo, “la riconfigurazione degli organi del vertice politico. Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 9 luglio 2009 è stato nominato il nuovo ministro per il Turismo”. Tutta “colpa” di Michela Vittoria Brambilla.
La manovra prevedeva di tagliare del 5% o del 10% gli stipendi pubblici più alti a partire da subito: dal 1° gennaio 2011.
Un momento: non tutti gli stipendi pubblici.
Non quelli, ad esempio, dei collaboratori più stretti del governo a Palazzo Chigi. Lo dice lo stesso bilancio ufficiale.
Spiegando che il taglio tremontiano valido per tutti gli altri italiani “ha sollevato alcuni dubbi di natura interpretativa con specifico riferimento ai destinatari”.
Quindi? In attesa di capire bene, tagli congelati.
Anzi, il capitolo di spesa per i compensi del segretario generale e i suoi facenti funzioni dovrebbe crescere nel 2011 da 430.000 a 520.000 euro.
Come pure la voce che riguarda lo stipendio di Berlusconi, dei ministri senza portafoglio e dei sotto-segretari alla presidenza: da 1,6 a 2,1 milioni. Cinquecentomila euro in più. Un aumento venti volte superiore all’inflazione.
E non è l’unica impennata.
Nel preventivo 2009 le spese di rappresentanza erano fissate in 200.000 euro. Sono quadruplicate: 800.000.
Quelle per i convegni, i congressi, le visite ufficiali del premier erano stabilite in 900.000 euro: hanno passato di slancio i 6 milioni , più quasi 4 non previsti per “spese relative a eventi istituzionali anche di rilevanza internazionale”.
Totale: una decina. Oltre il decuplo.
Come di dieci volte sono aumentate le spese legali e le parcelle degli avvocati: un milione nelle previsioni, 10.651.000 euro nel consuntivo finale.
Com’è possibile sbagliarsi di dieci volte?
Bondi e gli “affari” di famiglia
La prima moglie? Paga il ministero
“L’amore è una cosa meravigliosa. Ma a volte mette a repentaglio. È successo anche a Sandro Bondi, ministro per i Beni culturali e il patrimonio artistico.
Che, per eccesso di batticuore, rischia di perdere il suo seggiolone dorato.
Il 2010, infatti, è stato punteggiato da una serie di episodi, che stanno sgretolando la sua immagine.
“Per amore dell’onorevole Repetti, la nuova fidanzata” prosegue la rivista, “Bondi si è infilato in un altro guaio familiarpolitico”.
Anzi due.
La signora, infatti, ha un figlio maschio, Fabrizio, e un ex (dal quale è in via di divorzio), Roberto Indaco. Guarda caso entrambi “sistemati” dal ministero retto da Bondi: Fabrizio, laureando in Architettura, beneficia di un contratto interinale al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Il padre Roberto si è portato a casa, grazie al Fondo unico per lo spettacolo nel 2009, una consulenza di 25.000 euro per “Arte e moda”.
A chi gli chiedeva ragione, Bondi ha risposto: “Sono intervenuto per risolvere due casi umani…”.
E la prima moglie? Il settimanale Oggi la scova alla fine del 2010 a New York.
La signora Maria Gabriella Podestà ora vive lì. Grazie a un contratto con il ministero degli Esteri: “Mi occupo della promozione della nostra cultura”.
Che coincidenza! “È lecito pensare che anche il suo incarico al consolato sia arrivato per intercessione del ministro?” le chiede l’inviata Marianna Aprile.
E lei, ingenua creatura: “Il dubbio ce l’ho anch’io. Io mi trovavo bene nella mia scuola, a Salò. Può essere che il mio ex marito avesse interesse a spedirmi di nuovo in America.
In fondo, il mio contratto a New York gli ha portato solo vantaggi: è arrivato proprio nel momento in cui c’erano da definire gli alimenti. E, infatti, io per me non ne ho chiesti, perchè di lì a poco avrei avuto lo stipendio del ministero per gli Affari Esteri. Non solo: oggi lui chiede la riduzione del mantenimento di Francesco proprio in virtù del mio nuovo reddito”.
Vitalizio più ritorno in Rai
Due stipendi per Marrazzo
Ricordate la storia dello psichiatra Luigi Cancrini?
Eletto deputato coi Comunisti italiani, sosteneva che gli spettasse oltre allo stipendio della Camera anche il vitalizio della Regione Lazio maturato dopo esser stato consigliere regionale per tre legislature.
Era così sicuro di averne diritto da fare ricorso al Tribunale civile di Roma. Scoppiò un putiferio.
E prese le distanze anche il governatore Piero Marrazzo: “I costi della politica sono già così alti che se riuscissimo a ridurne qualcuno faremmo cosa buona e giusta”.
Sagge parole. In seguito allo scandalo che lo costrinse a dimettersi è arrivato però anche il suo turno.
E allora non c’è stato più “costo della politica” che tenesse. Anzi, gli è sembrata cosa buona e giusta, archiviata l’avventura politica dopo appena quattro anni e mezzo da governatore e incamerata la liquidazione (31.103 euro per un solo mandato quinquennale) passare all’incasso anche per il vitalizio.
Possibile? E da quando?
Alla domanda di Giuseppe Rossodivita, il capogruppo radicale in Regione deciso a vederci chiaro, è stato risposto: dal 12 maggio 2010.
Quando l’ex presidente, nato il 29 luglio 1958, aveva 51 anni.
Quattordici in meno di quelli richiesti per andare in pensione agli italiani.
Gli spettano circa 4000 euro lordi al mese. Una cifra con cui si potrebbero pagare due giovani archeologi dei Beni culturali.
Dovesse serenamente invecchiare come un italiano medio, cosa che con affetto gli auguriamo, riceverà complessivamente, al lordo, circa un milione e mezzo di euro.
Per una cinquantina di mesi di lavoro.
Se fosse ancora il conduttore di Mi manda Raitre e questa storia riguardasse qualcun altro, colpevole di essersi rovinato con le proprie mani, ci farebbe sicuramente un servizio.
Non basta: grazie al fatto che quella prebenda mensile è un vitalizio e non una pensione, distinzione che fa salire il sangue alla testa ai lavoratori normali quale che sia il loro reddito, Marrazzo potrà liberamente cumulare i soldi con lo stipendio di giornalista della Rai (discreto se è vero che giurava di rimetterci, a fare il presidente regionale) dove nel frattempo è rientrato.
Ex parlamentari ed ex consiglieri
Doppi compensi a tutti
Per i vitalizi degli ex onorevoli nel solo 2010 abbiamo speso 219 milioni.
Molto più di quanto incassano in due anni tutti i nostri musei e siti archeologici messi insieme.
Eppure non è tutto: nonostante le roventi polemiche di qualche anno fa sulla Casta dei politici, è rimasto intatto perfino il doppio vitalizio.
Un esempio: Giulio Maceratini.
Parlamentare per sei legislature, missino prima e aennino poi, prende 9.947 euro al mese come ex onorevole. Più 9.088, stando alle tabelle, come ex consigliere regionale del Lazio.
Totale: 19.000 euro e spicci al mese. Lordi.
Fatti i conti: basterebbero a pagare una bella fetta della task force di giovani studiosi per Pompei.
Un caso isolato? Niente affatto.
Tra i pensionati della sola Regione Lazio sono in 21 su 179: quasi un ex consigliere su otto. (…)
Ma quanti sono i politici sparsi per l’Italia che hanno avuto due vite?
Duecento, trecento, chissà .
Il numero sfugge alle statistiche. In Lombardia, per fare un altro caso, i titolari di doppio vitalizio parlamentare e regionale (più modesto di quello laziale) sono 22.
C’è chi dirà : possibile che non ci sia un limite?
Vi risponderanno che c’è: la doppia pensione si può incassare solo se non si rientra in Parlamento o alla Regione. (…)
Ma poteva mancare l’eccezione? No: alla Regione siciliana, quella leggina di argine agli eccessi, si erano completamente “scordati” di farla.
Ah, la memoria…
Se ne “accorsero” solo nel 2006, quando sei ex deputati regionali (Giovanni Ricevuto, Giuseppe Firrarello, Nino Strano, Franco Piro, Vladimiro Crisafulli e Angelo Capodicasa: tre di destra, tre di sinistra) finirono a Roma intascando, grazie alla provvidenziale dimenticanza, la paga da deputato o senatore più il vitalizio dell’Ars, che poteva arrivare a 9.947 euro al mese.
Un’offesa a tutti i comuni mortali.
Alla quale si rimediò con un’altra assurdità : una norma che proibiva il cumulo, ma solo dal 1° gennaio 2011.
Risultato: con le elezioni del 2008 gli ex deputati siciliani con doppia busta paga sono passati da sei a quattordici.
(da “Vandali“)
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Febbraio 7th, 2011 Riccardo Fucile
ORGANIZZAVANO DEI TURNI PER ANDARE AL MERCATO A FARE LA SPESA…ERA LA PRASSI DI BEN 98 DIPENDENTI DELLA REGIONE VENETO A ROVIGO SU UN TOTALE DI 115….. INDAGATI PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO
Invece di trascorrere le loro ore di lavoro dietro la scrivania, organizzavano dei turni per andare al
mercato a fare la spesa.
Questo è quanto accaduto a Rovigo, negli uffici della Regione Veneto.
A incastrarli, sono stati i filmati che mostrano i dipendenti allontanarsi spesso dalla loro postazione di lavoro e che, il più delle volte, sono stati ripresi rientrando nel cosiddetto «palazzo di vetro» con le borse della spesa in mano.
Infatti, su 115 dipendenti della Regione Veneto di Rovigo, ben 98 andavano al mercato a fare la spesa o delle commissioni, come pagare le bollette, recarsi dal medico o semplicemente a prendersi un caffè.
Il tutto, però, accadeva troppo frequentemente. Da qui scatta l’allarme.
Gli indagati per truffa ai danni dello Stato, quindi, sarebbero 98 dipendenti. Ora, dai filmati sotto inchiesta, per ogni dipendente che si è allontanato dalla postazione di lavoro, gli investigatori dovranno accertarne il motivo.
E non solo.
Sono sotto esame anche i permessi temporanei, i tabulati meccanografici, gli ordini per le missioni, i badge magnetici e gli incarichi esterni.
Le indagini, molto probabilmente, si chiuderanno entro le prossime settimane, poichè la Guardia di finanza ha vagliato quasi tutto il materiale raccolto.
Al termine dell’analisi del materiale raccolto da parte delle Fiamme Gialle, il magistrato potrà fare il punto dell’inchiesta.
Assenteismo ingiustificato e truffa ai danni dello Stato.
Lo scorso dicembre furono notificate sedici misure cautelari notificate ad altrettanti dipendenti della Regione Lazio, del settore agricoltura, decentrato a Viterbo, per assenteismo ingiustificato dal posto di lavoro.
Gli accusati, talvolta operanti in concorso tra di loro, scavalcavano i tornelli senza usare il badge, si facevano timbrare il cartellino da un collega compiacente, arrivavano in ufficio per poi andarsene subito dopo, con un collega che timbrava per tutti gli assenti a fine turno.
Barbara Fanelli
(da “Il Quotidiano Italiano“)
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Febbraio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
DA UNA INFORMATIVA DEI RIS NUOVI DETTAGLI SUI RAPPORTI TRA BERTOLASO E IL SISTEMA ANEMONE-BALDUCCI… DALL’ANALISI DEGLI ESTRATTI CONTO DELLA MOGLIE E DEL FRATELLO DELLA DONNA EMERGE UN RITORNO ECONOMICO GRAZIE AI LEGAMI CON IL COSTRUTTORE
Un’informativa del Ros dei carabinieri di Firenze del 13 novembre 2010 svela nuovi, cruciali dettagli sui rapporti tra l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e il Sistema Anemone-Balducci.
Le 15 pagine del rapporto – contenute nei sessanta faldoni di atti istruttori depositati dalla Procura di Perugia a conclusione delle indagini preliminari sui Grandi Appalti (G8 della Maddalena, Grandi Eventi, Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia) – documentano attraverso l’analisi degli estratti conto bancari di Gloria Piermarini, moglie di Bertolaso, e di suo fratello Francesco Piermarini, il “ritorno” economico di cui entrambi, nel tempo, hanno goduto nei loro rapporti ora con società riconducibili al cartello di Anemone, ora con la grande committenza pubblica.
“La signora Gloria Piermarini – annotano i carabinieri – è titolare del conto corrente (…) presso la filiale Bnl di Roma (…) e già dall’esame dell’estratto possono essere rilevate operazioni di interesse investigativo”.
Almeno quattro, tra l’ottobre del 2004 e l’aprile del 2007, per un totale di oltre 100mila euro. “Il 15 ottobre 2004, 25.650 euro da “Italferr spa”. Il 30 maggio 2005, 27.750 ancora da “Italferr”.
Il 22 settembre 2006, 36.400 euro dalla “Sac”, Società appalti costruzioni di Emiliano Cerasi. Il 5 aprile 2007, 24.750 euro dalla “Redim” del Gruppo Anemone”.
Delle quattro operazioni, una sola era sin qui nota (e per altro era stata a suo tempo “giustificata” dallo stesso Guido Bertolaso): i 24mila euro ricevuti da Anemone nell’aprile 2007.
La signora, infatti, di mestiere è paesaggista e quel bonifico, segnala il Ros, “risulta corrisposto dal Gruppo Anemone quale compenso per la progettazione preliminare relativa alla sistemazione degli spazi verdi e dei parcheggi del Centro “Salaria Sport Village””.
Più difficile, a quanto pare, trovare una ragione per le altre tre operazioni. Dagli estratti conto non emergono infatti “giustificativi” intelligibili per spiegare gli oltre 50 mila euro ricevuti dalla signora da una società del Gruppo Ferrovie dello Stato.
Ma, soprattutto, agli occhi degli inquirenti, appare significativo il compenso ottenuto dalla “Sac”.
La “Società appalti costruzioni” di Emiliano Cerasi non è infatti un’azienda qualunque.
Scrive il Ros: “Il 25 maggio del 2007, la “Sac” figura in associazione temporanea di imprese con il “Conscoop Consorzio Cooperative Forlì”, cui aderisce la cooperativa “L’Internazionale Coop” di Altamura (Bari), riferibile all’imprenditore Vito Matteo Barozzi, in stretti rapporti le imprese del gruppo Anenome. E questo gruppo di imprese si aggiudica i lavori di restauro del teatro Petruzzelli di Bari per l’importo di 24 milioni 303mila 812 euro”. Ebbene, “in quell’appalto, Angelo Balducci, su proposta dell’allora Capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, è stato nominato Commissario delegato alla ricostruzione del Teatro di Bari”.
Nè Bari, sembra un caso. “Il 28 dicembre 2007 – annotano ancora i carabinieri – la “Sac”, in associazione temporanea di imprese con la “Igit spa”, riferibile all’imprenditore Bruno Noni, in stretti rapporti con Diego Anemone, si aggiudica i lavori di realizzazione del Nuovo Teatro di Firenze (parte del programma di Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia) per un importo di 69 milioni e 820 mila euro”.
E, guarda caso, “entrambe le gare di appalto (Bari e Firenze) hanno uno stesso presidente di gara: Salvo Nastasi”, direttore generale del ministero dei Beni Culturali ed intimo di Guido Bertolaso.
Più di una sorpresa arriva anche dall’analisi degli estratti conto di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso.
Il professionista di 52 anni, cui molti si riferiscono come ingegnere (ma che da una verifica del Ros ingegnere non risulta essere), fino all’aprile del 2004, attraverso la società “Le Grand Bleu”, sembra occuparsi di produzioni cinematografiche.
Sappiamo già – e l’informativa del Ros lo documenta – che l’avventura si limita a una sola pellicola – “Il Servo ungherese” – finanziata con il sostegno dei Beni Culturali e sostenuta dalla “Medusa” del Gruppo Fininvest: “Il 24 settembre 2003 risulta a favore di Piermarini Francesco su conto Bnl (…) un bonifico di 120mila euro per “diritti film”. Il 25 novembre dello stesso anno, un bonifico di 50mila euro, “per anticipo fattura””.
E sappiamo anche che Francesco Piermarini lavorerà nei cantieri del G8 della Maddalena.
Quel che non sapevamo e che scoprono il Ros e la Guardia di Finanza è che, nel 2005, il cognato del potente capo della Protezione civile viene tirato dentro da Diego Anemone (con cui i rapporti sono di tale familiarità che, nel 2009, da lui acquista una Bmw usata) nei lavori di ristrutturazione della ex caserma Zignani, individuata dal Sisde come nuova sede del suo reparto “Roc”.
“Il 26 ottobre 2005 – annota infatti il Ros – la “Anemone Costruzioni” incarica con apposita lettera di conferimento di incarico professionale, Francesco Piermarini di provvedere alla “supervisione e revisione della contabilità ” dei lavori di ristrutturazione della Caserma Zignani per un compenso convenuto di 35mila euro, corrisposto, a fronte di fattura, con due assegni bancari, di 12mila e 23mila 920″.
Sembra tutto regolare. Sembra.
Perchè – si legge ancora nell’informativa – di fronte alle spiegazioni sul lavoro svolto offerte dal cognato di Bertolaso (“Mi sono adoperato a contattare vari istituti di credito per reperire le migliori condizioni per l’eventuale finanziamento delle commessa”), la conclusione investigativa suona tranchant: “Le prestazioni rese da Piermarini non appaiono idoneamente documentate”.
Al contrario della sua consulenza fiorita, tra il 2008 e il 2009, all’ombra di una delle tante emergenze italiane: 67mila euro (anche questa sin qui ignota) per lavorare con il “Commissario Delegato per l’emergenza nella Laguna di Marano Lagunare e Grado” (Friuli).
Un’avventura in cui figura anche (ma forse è solo una coincidenza), anche Gianfranco Mascazzini, quale presidente del Comitato Scientifico di supporto al Commissario delegato.
Quello stesso Mascazzini arrestato nei giorni scorsi a Napoli nell’ultima inchiesta sulla monnezza napoletana.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO HA TAGLIATO IL 60% DELLE RISORSE AI COMUNI, ORA MANCANO 4 MILIARDI… IL DECRETO E’ SOLO UN’OPERAZIONE DI FACCIATA SU IMPUT CENTRALISTA: OGNI IMPOSTA LOCALE SLITTA AL 2014, NEL FRATTEMPO I BILANCI DEI COMUNI SONO A RISCHIO FALLIMENTO
I tagli si sono abbattuti su tutti gli enti locali, la nuova fiscalità municipale ne
compenserà solo alcuni, e solo in parte.
Ecco perchè l’Anci, insieme alle opposizioni, ha chiesto “una pausa di riflessione” per la delega al federalismo fiscale, e perchè l’Anci giovane insiste sull’estensione della tassa di soggiorno a tutti i Comuni (attualmente la possibilità è data solo ai Comuni capoluogo di provincia).
Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e vicepresidente Anci, riferendosi all’apertura del ministro Calderoli sul possibile accoglimento di alcune modifiche richieste dall’associazione al testo del decreto sul federalismo fiscale parla di “operazione di facciata”.
Cosa c’è dietro la facciata?
Secondo i calcoli della Voce.info le misure economiche varate nel 2010 hanno operato per gli enti locali tagli che riducono le risorse in media del 60%.
Un’operazione che suona molto più centralista che federalista.
Come vengono compensati questi tagli?
Per i Comuni in particolare è prevista la compartecipazione del 2% all’Irpef a partire dal 2014.
Ma fino al 2014?
La disciplina transitoria non rassicura i Comuni, anche perchè, insiste Reggi, da un lato “sembra di assistere al gioco delle tre carte con un testo che cambia continuamente”, dall’altro “di autonomia reale non ce ne restituiscono, ci propinano un meccanismo di perequazione complicatissimo e centralistico, oltre a toglierci risorse”.
Un esempio per tutti: l’Imu, l’imposta municipale unificata sulle seconde case, slitta al 2014, con un’aliquota che verrà decisa di anno in anno dal governo centrale attraverso la legge di stabilità .
Il che significa che gli enti locali non potranno preparare un bilancio di previsione finchè lo Stato non avrà definito l’aliquota.
“Sono due le questioni fondamentali — ha spiegato il presidente dell’Anci Chiamparino — una sull’assetto che dovrà avere l’imposta nel 2012: nel decreto si dice che l’aliquota che dovrà alimentare questo tributo verrà fissata di anno in anno dalla legge di stabilità . Ma se ogni anno si deve contrattare il dato dell’aliquota è evidente che il provvedimento non funziona.
Inoltre, il governo ha riproposto l’esenzione per gli edifici di culto e per quelli non a scopo di lucro.
Questo equivale a una quantità di risorse che mancheranno.
Chi le copre? I comuni?
Siamo già a 4 miliardi di euro in meno tra tagli e trasferimenti”.
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Gennaio 16th, 2011 Riccardo Fucile
PER LA CONTE DEI CONTI, BALLAMAN HA EFFETTUATO 57 VIAGGI NON GIUSTIFICATI CON AUTO DELLA REGIONE, SPESSO CON LA FIDANZATA…INDAGINI ANCHE SULL’AGENZIA TURISMO FVG, ENTE NELL’ORBITA DELLA LEGA: LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA ORMAI SULLE ORME DI ROMA LADRONA
Il virus Roma ladrona, Umberto Bossi l’ha scoperto una ventina d’anni fa. 
Ma l’infezione, nonostante il Senatùr ha colpito anche i suoi che credevano bastasse indossare una camicia verde per immunizzarsi. Non è stato così. Una variante del virus, al quale è stato dato il nome di auto blu, ha un ceppo ben radicato in Friuli Venezia Giulia, dove la Lega è al governo col Pdl.
Un ceppo che ha colpito Edouard Ballaman, leghista della prima ora, parlamentare per tre volte e poi presidente del consiglio regionale, a cui ora la Procura della Corte dei Conti contesta un danno erariale di quasi 23mila euro.
Uomo di ferro tra i bossiani, il più rigido, ricordano i compagni di partito, Ballaman è finito sotto inchiesta per 57 viaggi personali fatti da lui e la fidanzata (poi diventata moglie), a bordo dell’auto blu che la Regione gli metteva a disposizione.
Anzi, più di una vettura, visto che prima si spostava con una Lancia Thesis, poi ha scelto una più robusta Audi A6, ammiraglia della casa tedesca.
Secondo la Procura della Corte dei Conti Ballaman avrebbe creato un danno erariale di 22.877 euro.
Una spesa divisa tra carburante, pedaggi autostradali, gestione delle autovetture, compensi agli autisti.
“Il danno — scrive il procuratore regionale dei magistrati contabili Maurizio Zappatori nell’atto di citazione — è stato causato dal comportamento di Ballaman che ha deliberatamente, e quindi dolosamente, violato i più elementari principi di buona amministrazione nonchè le norme giuridiche di contabilità pubblica, vigenti in materia di utilizzo dell’autovettura di servizio”. Zappatori, nell’atto di citazione che porterà a un’udienza fissata per il 9 giugno, spiega che “Ballaman era perfettamente in grado di valutare che l’utilizzo dell’automobile di rappresentanza per attività meramente private era contrario alla legge” ed “era il solo responsabile del corretto utilizzo dell’auto blu. Si ravvisa non soltanto la colpa grave, cioè la grave negligenza, ma anche il dolo contabile cioè la volontà consapevole di violare le norme di contabilità pubblica”.
Certo, non poteva non sapere Ballaman che farsi accompagnare dall’autista all’aeroporto di Malpensa per il viaggio di nozze e farsi venire a riprendere venti giorni dopo, non poteva essere considerato impegno istituzionale.
Come il week end romantico che i due fecero da fidanzatini a Istanbul, volo dall’aeroporto di Venezia Marco Polo, andata e ritorno sull’Audi di rappresentanza.
Ma al magistrato non torna neppure il viaggio a Milano sempre con signora per incontrare Bossi, il 2 novembre del 2009: anche quello è finito tra i 57 viaggi che l’esponente della Lega, oggi dimissionario, dovrà rimborsare di tasca sua.
Per non parlare degli impegni che i Ballaman dovevano sopportare con cadenza quasi settimanale: incontro col notaio, visita all’idraulico, le serate al ristorante da Gigetto e le visite alla loro casa al mare, a Santa Margherita di Caorle, Venezia.
Ballaman si è dimesso, la vicenda politica — per adesso — appare conclusa. Ma in Friuli non c’è un attimo di pace e il filone delle auto blu sembra non essersi concluso.
Se quella di Ballaman è un’indagine chiusa, nei confronti dell’agenzia regionale per il turismo, “Turismo Fvg”, ente in orbita Lega, gli accertamenti sono appena iniziati.
In questo caso sono da verificare gli spostamenti del direttore dell’ente, Andrea Di Giovanni, scorrazzato in lungo e in largo su una Mercedes classe C, e di un collaboratore esterno della stessa società , Claudio Tognoni, che si accontentava di una più modesta Alfa Romeo Mito.
Appena saputo dell’indagine, l’assessore regionale Federica Seganti, Lega anche lei, ha bloccato il parco vetture.
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA LETTERA DI TREMONTI AL “CORRIERE DELLA SERA”, FINI RICORDA CHE “PRIVATIZZAZIONI E TAGLI DEGLI ENTI INUTILI SI POSSONO FARE SUBITO E A COSTO ZERO”…”IL GOVERNO PREDICA RIFORME LIBERALI, MA NON LE FA: OCCORRONO FATTI NON PAROLE”
«La discussione aperta prima da Piero Ostellino e poi da Giulio Tremonti sul Corriere
della Sera, ha di certo il merito di puntare al cuore dei problemi e delle prospettive dell’Italia: a partire dalla capacità competitiva, da difendere ma soprattutto da rilanciare, della nostra economia».
Gianfranco Fini risponde, con un editoriale sul Secolo, alla lettera del ministro dell’Economia pubblicata martedì sul nostro giornale.
«La mancata risposta su questi temi – osserva Fini – al netto del clamore della polemica, è una delle ragioni della presa di distanza di Futuro e libertà dal governo e anche uno dei nodi da cui dipende il destino della legislatura in corso».
Il presidente della Camera pensa però «come Tremonti, che non sia tempo di cercare le colpe della situazione presente. È tempo di cambiarla».
Una riforma dell’art. 41 della Costituzione «è oggi assolutamente opportuna», concorda Fini con Tremonti, ma aggiungendo che «al di là della “riforma liberale” che il Pdl ha predicato senza praticarla in questi lustri, il dibattito politico ha bisogno di un salto di qualità ».
«Sarei insincero – prosegue il leader di Fli – se non aggiungessi però che il miglior viatico per questa riforma apparentemente minima ma profonda, sarebbe quello di comportamenti corretti in primis da parte del governo e del legislatore. Si può fare molto anche a Costituzione invariata».
E allora Fini si chiede: «perchè non riprendere il processo interrotto delle privatizzazioni per ridurre il debito, punto dimenticato del programma elettorale del centrodestra? La riduzione del debito pubblico – ragiona la terza carica dello Stato – è la vera politica per i giovani: se non interveniamo drasticamente, i debiti di oggi saranno le tasse di domani».
«Perchè – chiede ancora Fini – non ridurre drasticamente il peso e il costo dello Stato e della politica, abolendo le province inutili, accorpando comuni ed enti strumentali e dismettendo le partecipazioni pubbliche nelle vecchie municipalizzate?».
Per il leader di Fli andrebbe anche valutata l’ipotesi di una privatizzazione della Rai, «non per svenderla» ma per evitarle un declino sul modello della «vecchia» Alitalia.
E sul piano delle proposte, l’inquilino di Montecitorio suggerisce ancora: «Il governo potrebbe finalmente presentare – già con discreto ritardo, rispetto ai termini previsti – la legge annuale sulla concorrenza. Al fine di abbattere le barriere di accesso ai mercati e alle professioni».
«Sul piano locale, si dovrebbe dare concreta attuazione al decreto Ronchi sulla liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici locali. Sono tutte riforme a costo zero. Che ne pensa il ministro Tremonti?».
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