Destra di Popolo.net

TRUFFA DA 2,3 MILIONI DI EURO: “RINASCITA”, VENDITE GONFIATE PER OTTENERE CONTRIBUTI PER EDITORIA

Maggio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

SEQUESTRATI AL QUOTIDIANO DI SINISTRA MOBILI E IMMOBILI, CONTI CORRENTI E DENARO

Dopo i giornali di Giuseppe Ciarrapico, stavolta l’accusa infamante di aver raggirato lo Stato incassando indebitamente i contributi per l’editoria tocca a una testata di sinistra: «Rinascita», quotidiano omonimo della gloriosa rivista del Pci chiusa nel 1991.
Redazione centrale a Roma, altre cinque sedi in Italia (Milano, Verona, Sora, Caserta, Napoli), una all’estero (Belgrado) e due corrispondenti a Dublino e Parigi.
Stando ai risultati delle indagini, la cooperativa «Rinascita» avrebbe percepito oltre 2,3 milioni di finanziamenti pubblici senza avere i requisiti previsti dalla legge.
Perciò il Nucleo tributario della Finanza ha sequestrato beni mobili, immobili, conti correnti e denaro per una cifra equivalente.
E il presidente del consiglio di amministrazione, M.M., è indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato.
VENDITE FASULLE
Nel corso di controlli di routine, basati su un accordo tra la presidenza del Consiglio e le Fiamme gialle, è emerso che il presidente del consiglio di amministrazione della coop, per incamerare le provvidenze pubbliche erogate dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, avrebbe falsamente attestato la vendita, nel 2009, di 934.632 copie, un numero di poco superiore al 25% rispetto alla tiratura netta complessiva pari ad oltre 3,7 milioni di copie.
Per ottenere i contributi infatti la diffusione di una testata deve essere pari ad almeno il 25% della tiratura netta.
LE IMPRESE DI PULIZIE
L’attenzione delle Fiamme Gialle si è concentrata sull’«anomalo» ruolo di due imprese di pulizia e disinfestazione, che erano state incaricate di provvedere alla diffusione del quotidiano.
In realtà , si tratterebbe di ditte esistenti solo sulla carta, a parte l’incongruenza del compito affidato.
La registrazione di «Rinascita» al tribunale di Roma, come quotidiano politico, risale al 1° aprile 1977. Altri tempi.
Oggi, anche se sotto la testata si legge «Quotidiano di sinistra nazionale», nel manifesto che appare sul sito il giornale cerca di smarcarsi dal suo antico legame con quello che fu il Pci: «L’unico quotidiano italiano, fuori dalla massa, che ha il coraggio di dire le cose come stanno è l’autosponsorizzazione -. Rinascita è apartitico e laico, lontano da interessi partitici di destra e di sinistra e da gruppi ed ambienti ad essi legati.».

Lavinia Di Gianvito
(da “il Corriere della Sera“)

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“BASTA FINANZIARE I GIORNALI SENZA LETTORI”: INTERVISTA AL NEO-SOTTOSEGRETARIO LEGNINI

Maggio 16th, 2013 Riccardo Fucile

IN PASSATO LO STATO GARANTIVA 700 MILIONI DI SOVVENZIONE AI GIORNALI, ORA SIAMO ARRIVATI A 95… “UN GIORNALE ESISTE SE VIENE ACQUISTATO IN EDICOLA, LO STATO NON PUO’ SOSTENERE PRODOTTI CHE NON HANNO PIU’ MERCATO”

Qualcosa ci siamo persi, cinque anni fa, se il governo poteva spendere 700 milioni per sovvenzionare un gran mucchio di giornali, di partiti, di cooperative o religiosi
Il gruzzolo si è assottigliato col tempo e, adesso, non si stacca dai 95 milioni
Una recente legge, governo di Mario Monti, ha cercato di espiare le colpe dei tanti Valterino Lavitola o Denis Verdini che non avevano interesse a procacciare le notizie: lo Stato garantisce il rimborso sino al 50% dei costi per i quotidiani cartacei e il 70% per i siti d’informazione.
Ma la sofferenza non è finita.
E il sottosegretario per l’Editoria, il democratico Giovanni Legnini, abruzzese di collina che s’accascia sotto la Maiella, non vuole sprecare ancora: “Un giornale esiste se viene acquistato in edicola o pagato in rete, lo Stato non può sostenere i prodotti editoriali quando non vengono più letti. Il mercato fa selezione, anche se qualunque intervento va sempre meditato perchè si sta parlando di un lavoro prezioso e di tanti giornalisti in difficoltà ”
Legnini, il suo appare un principio rivoluzionario.
Addirittura? Le cose rivoluzionarie sono le cose semplici.
S’è chiusa l’epoca dei soldi buttati via, dice, ma che farete?
C’è la norma del mio predecessore, Paolo Peluffo, che non regala più nulla, ma che premia soltanto coloro che sanno gestire bene l’attività  e che emigrano su internet per essere operativi. Dobbiamo intensificare i controlli e applicare la legge.
I contributi annuali non rischiano di allontanare la chiusura, mentre mancano persino gli stipendi per i giornalisti?
Penso che andranno valutati anche i riscontri con i lettori, in edicola e in rete, e legare il finanziamento anche a questo parametro come si inizia a fare con il decreto legge dell’anno scorso. Perchè i soldi sono pochissimi rispetto al passato e nemmeno un centesimo può essere speso con leggerezza: chi merita sostegno, deve averlo; chi non lo merita, deve trovare una soluzione. Ripeto, però, io sono preoccupato per la forza lavoro perchè qui si parla di lavoratori professionisti e non solo di imprese.
Il passaggio online non rischia di funzionare da palliativo?
La forma digitale è il futuro per molteplici ragioni sia industriali che legate alle modalità  di accesso agli strumenti d’informazione, quindi bisogna sostenere l’avvio di questa evoluzione. Naturalmente anche per i giornali online vale il criterio di mercato.
Avete recuperato gli oltre 20 milioni di euro che la famiglia Angelucci vi deve restituire per il Riformista e Libero?
Il procedimento è in corso e in parte il recupero è già  avvenuto. Le risorse saranno redistribuite tra gli aventi diritto in regola rispetto all’anno 2010. Alcune settimane fa, il dipartimento ha pubblicato il decreto. Ma come avete sentito in questi giorni, c’è sempre una battaglia per ridurre il fondo.
Vi hanno utilizzato per pagare i debiti statali.
Non siamo in pericolo per l’anno corrente. Posso dire che è stato un taglio non meditato e il governo si è impegnato a ripristinare lo stanziamento. Ma la questione è un’altra.
Quale?
Avere la consapevolezza della necessità  del rigore nella gestione dei soldi pubblici che devono sostenere l’informazione e il pluralismo e non imprese decotte. Bisogna fare tutto ciò che è necessario affinchè non si ripetano gli scandali del passato e l’utilizzo delle poche risorse disponibili sia razionale e selettivo.

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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“FINANCIAL TIMES” BOCCIA LETTA: “E’ INVEROSIMILE CHE UN LIBRO DEI SOGNI DIVENTI REALTA'”

Maggio 6th, 2013 Riccardo Fucile

“LA RESISTENZA DEI PARTITI SARA’ FORTE”…”IL DEBITO ITALIANO E’ UNO DEI PIU’ ALTI NEL MONDO SVILUPPATO”

“E’ inverosimile che il libro dei sogni del signor Letta diventi realtà ”. E’ la riflessione finale, che suona come una bocciatura,   di un editoriale del Financial Times sulle sfide del governo Letta anche perchè comprende esponenti Pd, Pdl e Scelta Civia, avversari tra di loro alle ultime elezioni e con visioni e obiettivi diversi.
Il premier italiano “è il nuovo eroe” di coloro che sono contro l’austerity: “Nel suo primo discorso in Parlamento, il vice segretario dei democratici di centro-sinistra (così lo definisce il quotidiano economico) ha annunciato” l’abolizione di tasse — Imu e le altre — fino a 6 miliardi di euro”.
Secondo il quotidiano economico, che dà  conto del viaggio nelle capitali europe per “attuare e promuovere rapidamente politiche per la crescita di posti di lavoro” bisogna andare oltre la “superficie” e “vedrete che il messaggio del signor Letta è più complesso”: c’è innanzitutto il limite del 2,9 per cento deficit concordati con Bruxelles per il 2013.
Ma questo “obiettivo” è   “incoerente”, inconsistent scrive FT, con l’allenamento della pressione fiscale.
Letta però ribatte e, durante la conferenza stampa per la nomina del commissario per Expo 2015, dice: “Anche i sogni ci vogliono. Anche per quanto riguarda l’Expo occorre avere un pò di follia visionaria così come quando l’abbiamo avuta sette anni fa. Io ricordo cos’era allora l’idea dell’Expo ma essere oggi qui tutti insieme è la dimostrazione che a volte i sogni servono anche alla politica arida”.
Per il Ft il fallimento potrebbe insinuarsi nella natura stessa del governo, composto di partiti diversi e lontani tra loro e con vocazioni diverse: la “lista dei desideri” del presidente del Consiglio “ha uno scopo prevalentemente interno” ovvero quello di “tenere insieme una coalizione ampia e fragile, che include parti con priorità  economiche diverse”, per il Ft quindi “sarebbe più facile arrivare a concordare riforme politiche, come il taglio del numero e degli stipendi dei parlamentari“.
Ad ogni modo la questione fiscale non appare “chiara”.
Certo è che l’intervento della “Banca Centrale Europea ha rasserenato i mercati, spingendo i rendimenti dei titoli a 10 anni sotto il 4 per cento. Questo dà  Roma spazio di manovra — ragiona il Financial TImese -. Ma il debito nazionale, proiettato al 131 per cento del reddito nazionale nel 2013, è uno dei più alti nel mondo sviluppato”.
Il suggerimento è diretto: “Il governo deve fare attenzione nella scelta di quali tasse tagliare”.
Si ricorda che Silvio Berlusconi vuole abolire l’Imu, “ma i prelievi sulla proprietà  sono un modo semplice per tassare la ricchezza accumulata senza ridurre gli incentivi per il lavoro”.
Gli “sforzi” di Letta dovrebbero concentrarsi, quindi, sulla diminuzione delle imposte sul lavoro “in modo da promuoverne la competitività “.
Il consiglio è quello che il nuovo governo si impegni alla “riduzione della spesa corrente”.
C’è molto “grasso” da tagliare, ritiene l’autore dell’editoriale, e Bruxelles dovrebbe tollerare “un moderato aumento del deficit fiscale” se i soldi saranno investiti “in attività  produttive, comprese le scuole e le università ”.
Ma non solo: “la Commissione europea dovrebbe esigere che l’Italia” spinga fortemente sull riforme strutturali, per migliorare” la performance “di crescita che è poco brillante”.
Il quotidiano è però scettico sulla bontà  di questo percorso: “La resistenza di partiti sarà  forte. Il centro-sinistra bloccherà  i tentativi di riformare il mercato del lavoro. Il centro-destra si affiancherà  a avvocati e farmacisti, e ostacolerà  gli sforzi per liberalizzare le professioni”.
Ed è così che arriva l’amara conclusione dell’editoriale che: “E’ inverosimile che il libro dei sogni del signor Letta diventi realtà ”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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“EUROPA”, UN QUOTIDIANO DA 30 MILIONI DI EURO (NOSTRI)

Maggio 1st, 2013 Riccardo Fucile

NON HA MAI VENDUTO PIU’ DI 3.000 COPIE, MA LO PAGHA IL CONTRIBUENTE…. LO DIRIGE MENICHINI, SCUDIERO DELL’INCIUCIO PD-PDL

Cosa ne pensa, direttore?
Perchè il Pd ha sbagliato, direttore?
Mi scusi, direttore, ha ragione Enrico Letta?
Senta direttore, Obama è il miglior presidente di sempre?
E Stefano Menichini, inquadrato in varie pose in vari canali, argomenta con profonde osservazioni.
Ma la miglior risposta, quella che il telespettatore attende con trepidazione, arriva con la messa in onda del sottopancia: direttore di Europa.
Per chi non lo sapesse è un quotidiano del Partito democratico.
Europa è sopravvissuto a un partito defunto, la Margherita che fu tesoretto di Luigi Lusi, incidentalmente amministratore di un quotidiano con un’esistenza poco evidente. Mai oltre le tremila copie in edicola, mai in pareggio con i conti, mai regolare tra entrate e uscite.
Già  il primo bilancio che riportava un mese di attività , a rotative ancora ferme, non prometteva nulla di buono: il rosso di 16 mila è poi lievitato a 5,5 milioni.
Il direttore Stefano Menichini non ha festeggiato l’anno tondo: le occasioni per un brindisi, anche per un momentaneo sollievo, capitano di solito tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.
Quando il governo dispone il bonifico per il contributo, ora diventato rimborso, per l’editoria politica o cooperativa: l’ultimo assegno staccato è di 2,3 milioni di euro.
Un gruzzolo di denaro pubblico che fa superare un traguardo di prestigio, finora l’unico: 30 milioni di euro e spiccioli, tanto ha incassato la società  Edizioni Dlm Europa dal 2003.
L’Avanti! di Valterino Lavitola ha fatto scuola.
Addio finanziamento che non certificava gli investimenti e premiava chi spendeva di più (anche per finta): a chi vuole restare in edicola, il governo garantisce il 50%; a chi vuole riprovare in rete, con un quotidiano online a pagamento, l’indennizzo sfiora il 70%.
Al bivio, Europa non ha deciso: si è buttata un po’ su internet e un po’ conserva la carta, 4 pagine di commenti che svariano dal medesimo Menichini al maturo Pier Luigi Castagnetti.
Che l’impresa in edicola non fosse possibile, anche a una lettura rapida, lo testimoniano i bilanci.
Quello depositato a giugno 2012 spiega che i ricavi dalle vendite, non più di 1.500 esemplari al giorno, sfondano a malapena il muretto dei 400.000 euro l’anno, ma l’acquisto per la stessa carta è di 373 mila euro più 1,2 milioni per la distribuzione e il trasporto.
Non si può dare torto a Menichini di non avere percepito la pericolosa situazione economica, però — con estremo coraggio — non ha esitato a far aumentare il costo per il personale da 1,6 a 1,8 milioni con un gruppo di condirettori e di vicedirettori da far impallidire le multinazionali che tagliano e tagliano senza aiutini pubblici.
Qualche milioncino si è disperso nel tempo: già  contattato in passato, Menichini non ha saputo motivare una stramba consulenza da 150 mila euro l’anno per la raccolta pubblicitaria: praticamente la società  disperdeva i ricavi di tre mesi per fare un miracolo matematicamente impossibile.
Il Consiglio di amministrazione non ha rinunciato ai compensi nè il quotidiano ha cercato di risparmiare con la sede: affitto di 100 mila euro.
Per capire: un quarto di quello che Europa incassava tramite le edicole.
Il quotidiano non ha mai avuto proporzioni universalmente valide: lo stesso Meni-chini dichiarò di guadagnare 5 mila euro netti al mese — e si stima un lordo di circa un milione in 10 anni — e ora annuncia che il nuovo sito ha registrato 250.000 visite al mese.
Che vuol dire 8 mila al giorno.

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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CALDORO SI PRENDE DUE SCHIAFFONI DALLA STAMPA TEDESCA: “INSOLENTE CON LA MERKEL”

Aprile 3rd, 2013 Riccardo Fucile

ENNESIMA BRUTTA FIGURA DEL PRESIDENTE PDL DELLA REGIONE CAMPANIA IN OCCASIONE DEL SOGGIORNO DELLA CANCELLIERA A ISCHIA

Il saluto condito da critiche rivolto nei giorni scorsi ad Angela Merkel dal governatore della Campania, Stefano Caldoro, potrebbe compromettere in futuro il ritorno del cancelliere durante le vacanze pasquali ad Ischia.
Lo scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) in un articolo in cui sottolinea che “in Italia crescono i toni antitedeschi”.
“Angela Merkel tornerà  di nuovo ad Ischia dopo le delusioni climatiche e umane di questa primavera?”, si chiede la Faz, aggiungendo che “questo è naturalmente un fatto privato”, anche se “si può tranquillamente caratterizzare il comportamento di populisti come Caldoro per quello che è: un’insolenza”.
“Che bellezza che la Germania faccia da capro espiatorio!”, scrive con sarcasmo il giornale, ricordando che in Italia “mentre la disoccupazione giovanile è di nuovo salita a livelli spaventosi, la classe fallita dei politici marcia con le sue chiacchiere da retrobottega allegramente verso l’abisso”.
“Delle promesse di lunga data sui risparmi degli strapagati politici di professione, per non parlare della dotazione di lusso del governatore della Campania, non si parla ovviamente affatto”.
La Faz ricorda che Angela Merkel “diversamente dai ministri italiani di terz’ordine non si fa portare sull’isola in elicottero, ma aspetta pazientemente il traghetto, oltre a far visita a casa per antica amicizia al cuoco licenziato del suo albergo preferito. Gesti questi, che gli italiani non si aspettano dalla donna più potente del mondo”.
Ricordiamo che Caldoro aveva invitato la Merkel “a non dimenticarsi di chi è in difficoltà ” come se non dovesse semmai essere lui a provvedere a soluzioni per la crisi del lavoro in Campania ma la cancelliera tedesca in vacanza tre giorni a Ischia.

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STAMPA ESTERA SULL’ITALIA: “JOLLY DI NAPOLITANO, MA LO STALLO RESTA”

Aprile 1st, 2013 Riccardo Fucile

SECONDO I MEDIA INTERNAZIONALI LA MOSSA DI NOMINARE I SAGGI E’ L’ESTREMO TENTATIVO DI GUADAGNARE TEMPO PER FAVORIRE LA FORMAZIONE DI UN ESECUTIVO… MA IL RITORNO ALLE URNE E’ LA SOLUZIONE PIU’ PROBABILE

”Per il momento nulla è chiaro se non che la paralisi politica italiana continua”.
Il corrispondente da Roma della Bbc descriveva così, nella tarda serata di sabato scorso, l’ultima mossa del presidente Giorgio Napolitano, la creazione di due gruppi di ‘saggi’ per sbloccare lo stallo post-elettorale.
Uno stallo che, sotto la lente della stampa internazionale, è destinato tuttavia a durare mentre all’orizzonte diventa via via più nitida l’ipotesi di un ritorno alle urne.
Anche perchè, dalla Gran Bretagna agli Usa, i media stranieri interpretano la decisione del capo dello Stato soprattutto come l’estremo tentativo di guadagnare tempo, evitando nuove e rischiose reazioni dei mercati finanziari.
Complice la complessità  politico-istituzionale della congiuntura venutasi a creare in Italia, la stampa estera ha mantenuto una certa prudenza nell’interpretare l’istituzione delle due ‘commissioni’.
E dagli statunitensi New York Times e Wall Street Journal fino al foglio britannico The Financial Times, i principali quotidiani anglosassoni riassumono il passo del presidente come “una nuova virata per superare la paralisi politica” o, rimarca il Wsj, come “un inusuale stratagemma per guadagnare tempo per risolvere le profonde divisioni politiche del Paese”.
Con all’orizzonte il cambio della guardia al Quirinale: “La mossa — scrive il Nyt — suggerisce che Napolitano potrebbe lasciare il compito di formare un nuovo governo al suo successore. E se lo stallo continuerà , questi potrebbe sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, a giugno al più presto”.
Le agenzie Reuters e Bloomberg oggi riportano le critiche giunte al gruppo dei saggi da Pd, Pdl e M5S, mentre il quotidiano spagnolo El Paìs, in un editoriale intitolato “Un Paese paralizzato” sottolinea come “l’Italia sia destinata a nuove elezioni se persiste la meschinità  dei suoi leader di partito”.
Per El Paìs Napolitano, con “un gesto che gli fa onore, ha fatto una mossa disperata per rompere il marasma politico”, ma se la sua proposta fallisce, il prossimo capo di Stato convocherà  nuove elezioni e “stando ai sondaggi, si ripeterà  la situazione attuale” in un Paese che ha “assoluta necessità  di politici capaci di risolvere i problemi e gestire le aspirazioni sociali”.
All’ottica pessimista del quotidiano madrileno si aggiunge quella del tabloid tedesco Bild, che titola “Paura del terremoto in Italia”, evidenziando come per l’Italia siano “ore difficili” ma “potrebbero diventare ancora più difficili per il Paese della crisi”.
In Francia, infine, per il giornale economico Les Echos, Napolitano “ha calato il suo ultimo ‘jolly’” per uscire dall’impasse, puntando anche sulla piena operatività  dell’attuale esecutivo guidato da Mario Monti.
E proprio al Professore Le Monde dedicava un articolo nelle ore successive alle dichiarazioni di Napolitano, sottolineando come il capo dello Stato “in mancanza di un governo abbia prolungato il calvario di Monti”.
Con un’evidente motivazione: “Napolitano sa bene che la permanenza di Monti è un valore sicuro, a torto o a ragione, sulla scena europea e per i mercati”.
Mentre “per il resto — concludeva Le Monde — è tutto molto meno chiaro”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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ZERO TITULI: LA STRANA AMNESIA DEI GIORNALI ITALIANO SULLA VICENDA DURNWALDER/QUIRINALE

Marzo 5th, 2013 Riccardo Fucile

L’INVITO AL PROCURATORE DI BOLZANO AD ARCHIVIARE LE SPESE FOLLI, DENUNCIATO DALLA CORTE DEI CONTI, NON FA NOTIZIA

C’è una sola corporazione più refrattaria della casta politica al cambiamento: quella dei giornalisti.
Ieri ci siamo muniti di microscopio elettronico alla ricerca di una qualche traccia della notizia pubblicata sabato dal Fatto: la denuncia, precisa e circostanziata, del procuratore del Trentino Alto Adige della Corte dei Conti Robert Schà¼lmers sulle pressioni ricevute dal Pg Nottola e dal presidente Giampaolino per salvare le chiappe al governatore della Provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder della Sà¼dtiroler Volkspartei.
Costui, a leggere le indagini dei magistrati contabili, ma anche varie inchieste giornalistiche, è un incrocio fra Matusalemme e Sardanapalo: al potere ininterrottamente dal 1989 (prima del crollo del Muro di Berlino), è accusato di sperperare il denaro pubblico in regali all’ex moglie e all’ex fidanzata e in spese folli col solito trucco dei “rimborsi”.
Ma è anche un alleato storico del centrosinistra: alle ultime elezioni i 145 mila voti di Svp sono stati decisivi per assicurare a Bersani il primo posto.
Così, narra Schà¼lmers, nel giugno 2012 Durnwalder va in visita pastorale al Quirinale e subito dopo, come per incanto, partono i calorosi inviti al procuratore perchè archivi le indagini sul governatore e usi il guanto di velluto con la giunta altoatesina, altrimenti “ci/ti distruggono”.
Il tutto accompagnato da minacce di dossier sul suo conto: roba che, se ci fosse di mezzo B., si griderebbe alla “macchina del fango”. Invece tutti zitti e mosca.
E dire che i riferimenti alle pressioni del Quirinale si sprecano, nero su bianco.
Del resto, è un copione già  tristemente visto. Non è un mistero che Napolitano si sia messo in testa di essere il capo della magistratura, mentre è soltanto il capo dell’organo di autogoverno che dovrebbe difendere i magistrati dalle pressioni esterne. Non esercitarle.
Quando il pm Woodcock terremotò Potenza con le sue indagini, il Colle chiese informazioni su di lui.
Quando la Procura di Salerno scoprì gli insabbiamenti delle indagini di De Magistris a Catanzaro e andò a sequestrare gli atti negati dagli insabbiatori, Napolitano chiese addirittura le carte dell’indagine.
E quando la Procura di Palermo indagò sui politici implicati nella trattativa Stato-mafia, Napolitano e il consigliere D’Ambrosio si attivarono su richiesta di Mancino (indagato per falsa testimonianza) per ottenere dal procuratore nazionale antimafia Grasso e dal Pg della Cassazione (prima Esposito, poi Ciani) l’avocazione dell’indagine o almeno il salvataggio di Mancino.
Ora non un passante o un quacquaracquà , ma il capo della Procura della Corte dei Conti del Trentino-Alto Adige denuncia l’“interferenza indebita del Quirinale” nelle sue indagini su Durnwalder .
Ma nessun giornale ritiene che sia una notizia. Non una riga su Repubblica, Stampa, Messaggero, e neanche sul Giornale e su Libero (meglio tenersi buono Napolitano per il governissimo salva-Nano).
Le uniche tracce della notizia si rinvengono, per i lettori dotati di strumenti di rilevazione ad alta precisione, in una breve di 25 righe sul Corriere.
Ma, beninteso, senz’alcun cenno al ruolo del Quirinale, se non per smentirlo senza spiegarlo.
Il tutto sotto un titolo fatto apposta per non far capire nulla: “’Pressioni pro-Durnwalder’. Giampaolino: tutto falso”.
Chissà  oggi come farà  la libera stampa a occultare ancora la notizia, visto che ieri il Quirinale ha emesso un comunicato.
Intanto, in prima pagina, Beppe Severgnini definisce “umiliante sapere le intenzioni di M5S leggendo le anticipazioni di un’intervista di Grillo alla rivista tedesca Focus”. Più o meno come apprendere le intenzioni del Pd da un’intervista di Bersani a Che tempo che fa.
Ma mai così umiliante come la stampa italiana che censura le notizie sgradite al Quirinale a edicole unificate.
Poi dice che uno parla con Focus.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SALLUSTI SVELA LA CAUSA DELLE PROFONDE DIVERGENZE POLITICHE CON GIANNINO: “UNA VOLTA IN REDAZIONE IL SUO GATTO MI HA AGGREDITO”

Febbraio 9th, 2013 Riccardo Fucile

DAL METODO BOFFO AL METODO GIANNINO: PRIMA LO DENIGRA SUL GIORNALE POI A RADIO 24 SPIEGA: “E’ INAFFIDABILE, NEL SUO UFFICIO AVEVA UN GATTO AGGRESSIVO”… REPLICA IL LEADER DI FARE: “OGNUNO HA I SUOI MODELLI, A LUI RESTANO BRANDELLI”

Dal dossier su Dino Boffo al gatto mannaro in redazione.
Se prima il nemico numero uno era stato l’ex direttore di Avvenire, ‘colpevole’ di avere criticato la condotta privata del Cavaliere, in vista delle prossime politiche Il Giornale mette nel mirino Oscar Giannino, candidato con ‘Fare per fermare il declino’, l’avversario da oscurare.
Era stato lo stesso Cavaliere nei giorni scorsi a indicare il bersaglio, chiedendogli la “cortesia” di estromettersi dalla competizione elettorale perchè la sua lista potrebbe far perdere il centrodestra, e soprattutto privarlo dei voti essenziali in Lombardia per l’assegnazione del premio di maggioranza al Senato.
La risposta: “Neanche per sogno, a maggior ragione adesso che una bella brezza fresca sta soffiando nelle nostre piccole vele”.
Davanti al diniego è partita l’offensiva del quotidiano della famiglia Berlusconi.
Per mano e per voce del suo direttore, Alessandro Sallusti.
“Sembra un simpatico istrione”, scrive nel suo editoriale in prima pagina di giovedì 7 febbraio, anche se “fuori chi lo conosce lo evita. Un motivo ci sarà ”.
In più, prosegue, è un dandy egocentrico, bizzarro e ondivago, “tutto il giorno in redazione con un gatto” che “sbranava” chi entrava nel suo ufficio e diffondeva umori sgradevoli.
Scegliere Giannino poi rappresenta un “voto inutile” e “stupido in quanto autodistruttivo”.
A conferma che il peccato originale è sempre lo stesso: quello di remare contro Silvio Berlusconi che si traduce nel “pugnalare i suoi elettori consegnando la Lombardia e magari l’Italia a Vendola, Bersani e, perchè no, Ingroia“.

Eleonora Bianchini

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FELTRI: “LA CHIESA HA MOLLATO BERLUSCONI PERCHE’ NON PUO’ VINCERE”

Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile

LA SVOLTA “LAICISTA” DE “IL GIORNALE”

“Non sono il direttore: non faccio i titoli e non rispondo della linea editoriale”. Vittorio Feltri si avvale della facoltà  di non rispondere.
Lo stesso Giornale che il giorno dopo la morte di Eluana Englaro titolava a tutta pagina “L’hanno ammazzata”, oggi apre a caratteri cubitali con “Hanno venduto il papa a Monti” (venerdì) e “Monti appalta l’Italia ai preti” (sabato).
Ma la svolta “laicista”, insiste Feltri, non è farina del suo sacco.
Lui scrive e basta.
Eppure il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, nell’editoriale di ieri se l’è presa proprio con lei.
Non l’ho letto. Avvenire non è nella mia mazzetta. Ma ha citato il mio nome?
Sì.
La ringrazio per avermelo detto, se ci sono gli estremi si può fare anche una bella causa civile.
Tarquinio ha scritto che il suo pezzo è una “meschina e ridicola mascalzonata intellettuale”, che la penna di Feltri è “perennemente intinta di astio e pregiudizio verso i nuovi nemici” e che “ogni botte dà  il vino che ha”.
Si vede che nella sua, di botte, c’è del vino che dà  alla testa. Nel mio articolo non c’erano proprio i concetti che lei mi vuole accreditare. Vorrei ricordare a Tarquinio, ammesso che l’editoriale l’abbia scritto lui, che non sono io che dirigo il Giornale e il titolo non è mio. Mi stupisco che a un professionista di lungo corso sfuggano questi dettagli.
Con Avvenire lei non è fortunato. Non è che risponde a Tarquinio col metodo Boffo?
Si vede che non conosce la storia di Dino Boffo. A me risulta che abbia dato le dimissioni e il cardinal Bagnasco le abbia accettate.
Forse per la campagna pesantissima montata grazie al documento falso che avete pubblicato?
Ma la notizia era vera: parliamo di un signore che ha avuto una condanna per molestie.
Torniamo alla politica. Come spiega l’innamoramento della Chiesa per Monti?
È una legittima protezione dei propri interessi temporali. Il Vaticano ha sempre tentato di andare d’accordo con il potere politico italiano. Altrimenti non sarebbe riuscito a campare 2000 anni e passa, mi pare chiaro.
E Monti è davvero il loro cavallo vincente?
Non faccio il prete, per fortuna: faccio il giornalista. Però prendo atto che Berlusconi andava bene quando quando faceva sacralizzare l’embrione con la legge sulla procreazione assistita. Ai tempi era l’uomo della provvidenza. Si vede che la provvidenza ha un umore mutevole… Ma è legittimo, anche se non sono cattolico, nè credente.
Il Vaticano abbandona Berlusconi. Tutta colpa del bunga-bunga?

Non saprei, non ho colloqui nè con Bertone nè con Bagnasco. Ma è evidente che ci sia un certo imbarazzo a sostenere Berlusconi in un momento così, tra la condanna del processo Media-set, il bunga bunga e i vari scandali sessuali. Probabilmente suscita qualche imbarazzo.
Prima su certi imbarazzi si riusciva a passare sopra…
Prima della lettera di Veronica Lario, Berlusconi era criticato per questioni politiche. Poi si è passati al vaglio dei suoi comportamenti personali.
Il vento è cambiato.
Certo, e lo capiscono anche i preti. E poi Monti è cattolico praticante e la domenica va a Messa. C’è sintonia.
Ma ora che l’ha mollato anche il Vaticano, quali sono le ambizioni del Cavaliere?
Non penso che possa vincere le elezioni. Non vuole cedere le armi e combatterà  fino all’ultimo per affermare che il suo non è un partito fantasma. Può succedere di tutto e i sondaggi lo danno in risalita. Ma se proprio dovessi scommettere, lo farei sulla sua sconfitta.
Su Monti il Giornale è in piena campagna elettorale e i toni non promettono bene.
Non ricominciamo con la linea editoriale… Non ho niente di personale contro Monti: ci ha fatto fare un bel passo avanti, sì, ma verso il burrone. Magari all’estero ci rispettano di più e sotto il profilo dell’eleganza ne abbiamo guadagnato. Anche io ho quattro o cinque loden: sul loden sono d’accordo, sul Pil no.

Tommaso Rodano
(da “il Fatto Quotidiano”)

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