Dicembre 31st, 2012 Riccardo Fucile
LA REDAZIONE CONTRO TELESE: “UN DILETTANTE”… NATO APPENA TRE MESI FA POTREBBE DECIDERE GIA’ LA SOSPENSIONE DELLE PUBBLICAZIONI
“Furiosi e indignati”. Si descrivono così i giornalisti di Pubblico in un lungo intervento in cui esprimo tutta l’amarezza per quello che appare ormai il destino inevitabile del giornale: la chiusura.
L’assemblea dei soci convocata per domani dovrà scegliere quale strada imboccare fra la ricapitalizzazione della società oppure la messa in liquidazione e l’immediata sospensione delle pubblicazioni, ma la decisione pare ormai già presa e tutto lascia intendere che l’unica opzione per il quotidiano politico fondato con grandi ambizioni appena tre mesi fa dal volto televisivo Luca Telese
Un esito che l’assemblea dei redattori di Pubblico, tornato oggi in edicola dopo uno sciopero, definisce senza mezzi termini “un giornalicidio”.
Un documento, quello dei giornalisti, che suona come un gravissimo atto di accusa non solo verso il diretttore-editore Telese, ma anche nei confronti del suo socio Tommaso Tessarolo. Una coppia che, sostengono i redattori, ha agito con imperdonabile leggerezza e dilettantismo ai quali ha poi fatto seguito, una volta emerse le difficoltà economiche e di vendita del quotidiano, una pavida inerzia fatalista.
L’elenco delle accuse rivolto al duo Telese-Tessarolo è lungo: “Primo, il capitale sociale esangue, che non poteva certo reggere ad una programmazione economica di almeno sei mesi. Secondo, il prezzo di copertina iniziale ad un euro e mezzo, evidentemente troppo alto nell’epoca della ‘grande crisi’.
Terzo, la totale assenza di una campagna pubblicitaria che facesse conoscere il giornale ai lettori, nell’ingenua convinzione che ai tempi di internet e di twitter bastasse il tam-tam digitale per farsi strada.
Quarto, la totale assenza di un ‘piano B’ nel caso in cui le cose fossero andate male.
Qualche tentativo di correggere la rotta, appena si è visto che i conti — evidentemente — non tornavano? No”.
A poche ore dalla possibile parola fine su un’avventura evidentemente partita con il piede sbagliato, il comunicato dei giornalisti si chiude quindi con un appello: “Ancora adesso pensiamo che un editore interessato a un giornale che sappia raccontare l’alto e il basso, il volto politico e quello sociale della prossima campagna elettorale, ci possa essere. Non siamo un giornale indebitato sino al collo, non una macchina succhia soldi. Ci siamo gettati con slancio in questa impresa e riprenderemo a farlo se ci fossero le condizioni. Perchè noi, i giornalisti di Pubblico, la nostra parte l’abbiamo fatta. Nonostante chi oggi ha deciso di chiuderci”.
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 11th, 2012 Riccardo Fucile
DAGLI USA ALLA GERMANIA, BERLUSCONI IN PRIMO PIANO
«Sotto il segno del populismo» scrive Le Figaro: e pazienza.
«Ombre sul futuro dell’Italia » titola El Pais: vagli a dare torto.
È «farsa italiana» per la Frankfurter Allgemeine Zeitung: ecco, ci risiamo.
Il ritorno di Berlusconi, secondo il Times, è «l’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno ». Mentre con un’immagine più forte, il Guardian sostiene che del medesimo evento il nostro paese ha necessità «come di un colpo di rivoltella in testa».
«Aiuto! Berlusconi torna » si allarma perfino La Nouvelle Republique di Tours.
Ma è doloroso, a fine giornata, leggere, raccogliere e montare tutto ciò che all’estero sta venendo fuori sull’Italia.
Ed è ancora più triste trovargli un senso e non solo perchè sembra di essere ripiombati nell’autunno del 2011.
Titolacci, suggestioni, foto emblematiche, presto arriveranno le vignette: «Il ritorno della mummia» scherza già Liberation.
O forse nemmeno scherza — e allora è anche peggio.
«L’organizzatore di party» scrivono a Londra.
«L’eterno macho» leggeranno domani i tedeschi sullo Spiegel.
A Madrid il sito di Abc ha organizzato un sondaggio istantaneo con la seguente domanda: «Crede che le dimissioni di Monti aggraveranno la crisi in Italia e in Europa?».
E fa male, e un po’ anche paura sapere che per quasi il 95 per cento la risposta è sì. Negli Stati Uniti la caduta del governo suscita reazioni che finiscono quasi per rimuovere la figura di Berlusconi.
«Esce Monti il tecnocrate, arriva Monti il politico?» s’interroga il New York Times come auspicando la riconversione di un premier che tanta credibilità aveva conquistato nelle due Americhe che contano: la Casa Bianca e Wall Street.
Al di là dell’oceano scrutano l’orizzonte, o meglio si sforzano di cogliervi delle possibili novità .
Il quotidiano della finanza (e di Murdoch) dedica un ampio reportage a Pier Luigi Bersani. Nel titolo gli attribuisce «una mano ferma», nel sottotitolo evidenzia la promessa di rispettare «gli impegni economici presi dall’Italia».
Se qui avviene il patatrac, ormai, è peggio per tutti.
El Mundo fa notare che la relativa calma dello spread spagnolo si è già alterata dopo le dimissioni del governo tecnico.
E in Germania sperano che, buttandosi certo il Cavaliere alla rincorsa del voto di protesta, l’impegno politico Monti porti a raccogliere intorno a sè gli elettori moderati e di centrodestra delusi.
Ma poi, al di là delle analisi ragionevoli e delle legittime convenienze, cadono le braccia e sale la vergogna per il modo — informato sui fatti e impeccabile nello stile con cui Le Monde si sofferma sulle ultime mosse di Berlusconi in un lungo articolo che non tralascia nulla del grottesco tramonto del Cavaliere, la perdurante smania calcistica, le condanne giudiziarie, l’affare Ruby, la villa sontuosa acquistate a Dell’Utri e la «bicoque» dal «compositeur et guitariste napolitain Mariano Apicella»; e lo stipendio alle olgettine, il rapimento Spinelli, i guai di Mediaset, il grillo parlante Letta, addirittura l’«amazzone» Biancofiore che ancora lo definisce «Superman», i soffietti del Tg5…
E anche qui ci sarà sincera preoccupazione per il destino d’Italia.
Ma dinanzi alla figura incredibile di Berlusconi, e oggi ancora più pazzesca per via della sua disperata rincorsa elettorale contro tutti e contro tutto, insomma, chi ha esperienza, per non dire praticaccia di giornalismo, capisce al volo che all’estero sentono odore di fiamme, di buffonate e di cenere, di commedia e di melodramma, una partitura ed è la nostra una storia che va scrivendosi da sè con tutti i crismi, i generi e anche gli inesorabili stereotipi che in giro per il mondo fanno sorridere, e insieme fanno alzare gli occhi al cielo e scuotere la testa: ah, questi italiani, ah, questo Berlusconi!
Così unico e così italiano.
Sempre pronto ad accusare i corrispondenti esteri di essere comunisti o di farsi rifornire di notizie e interpretazioni dai comunisti.
Ma senza alcuna allegria, adesso, anzi con qualche sgomento, viene da ripensare alla copertina dell’Economist che segnalando l’inadeguatezza presidenziale implicitamente poneva sotto accusa il popolo che quel leader «unfit» aveva innalzato a quel ruolo.
E si capisce anche come nel corso di questi ultimi quattro anni certi segni, certe osservazioni, certi rimbrotti, certe spiritosaggini siano uscite con sollievo dalla disponibilità della memoria.
Passi per i disegnini satirici e l’attualizzazione degli imperatori romani, Nerone soprattutto, che suonava la cetra mentre Roma bruciava.
Passi addirittura, all’estremo limite della pazienza, per aver Berlusconi spiegato in una cena alla stampa estera che quelle sue feste erano davvero eleganti, nessun toccamento, figurarsi, oltretutto «per trovare il pisello di Fede, che ha 80 anni, devi fare la caccia al tesoro», come riportò il Times.
Ma forse oggi è bene ricordare che nel pieno della bufera finanziaria che da Roma stava destabilizzando l’euro, il Financial Times, che pure sarebbe un quotidiano abbastanza compassato, mise in pagina questo titolo: «In nome di dio e dell’Italia, vattene».
E che qualche giorno prima un importante editorialista del New York Times, James Stewart, aveva iniziato così il suo articolo: «Di colpo mi sono reso conto che il valore del mio fondo pensione potrebbe dipendere da Silvio Berlusconi».
All’altro capo del mondo, del resto, venuta a sapere dei giochini con le ragazze vestite da infermiere ad Arcore, una tv giapponese aveva realizzato dei Manga in 3D in cui i pupazzi si muovevano con gestualità molto lente, orientali, a noi sconosciute.
Ecco, il presidente Monti e ancora di più i suoi ministri avranno anche combinato dei guai, ma cartoni animati, e cacce al tesoro, e ombre, e mummie, e farse no, quelle sembravano archiviate.
Ma evidentemente non era così anche se è molto duro e penoso accettarlo.
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 10th, 2012 Riccardo Fucile
SPUTTANATI NEL MONDO: L’ITALIA RICONQUISTA LE PRIME PAGINE DEI GIORNALI STRANIERI
Riassume tutto una vignetta, nella pagina degli editoriali del Financial Times: da un
lato Mario Monti con statistiche e calcolatore in mano, dall’altro Silvio Berlusconi che esce dal Colosseo a pollice verso, insieme a teste di donna e tentacoli di piovra.
La stampa internazionale sembra avere un collettivo senso di deja vu: l’ennesimo ritorno in campo del “magnate” di Mediaset sembra ai commentatori e corrispondenti stranieri una storia di cui si conosce e si è visto già tutto.
Ma la novità è che nel campo ci sono un paio di facce nuove, come il tecnocrate Monti e il riformista moderato Bersani, che già qualcuno (il settimanale Economist) immagina spartirsi Palazzo Chigi e il Quirinale dopo le elezioni.
Sul quotidiano della City, un editoriale di Bill Emmott, ex-direttore dell’Economist (fu lui a fare la famosa copertina su Berlusconi “inadatto a governare l’Italia”), invita gli investitori esteri “a imparare a vivere senza Monti”, ipotizzando che a prenderne il posto sarà il vincitore delle primarie del Pd, Pier Luigi Bersani, una cui “vittoria netta è un requisito necessario per fare le riforme”.
Sempre sul Financial Times, un commento non firmato dal titolo “Lo sgarbato ritorno di Silvio”, espressione della direzione del giornale finanziario, osserva che “se Berlusconi avesse un po’ di pudore, smetterebbe di giocare con il presente del proprio Paese per proteggere il proprio futuro politico, ma sfortunatamente non è tipo da rimorsi”.
Il Guardian ironizza che il Cavaliere, “caduto in disgrazia e con tre controversi mandati alle spalle, sembrava politicamente finito, ma dice di essere tornato per senso di responsabilità verso l’Italia”.
E il conservatore Telegraph parla di un “dramma” di cui il Pdl porta la responsabilità .
Toni analoghi in Germania, dove la Frankfurter Allgemenie titola che “Berlusconi vuole salvare l’Italia dal baratro” ma poi spiega che “le sue parole non sono più credibili per la maggior parte degli italiani”.
Il quotidiano Suddeutsche Zeitung, in un commento intitolato “Lo spirito maligno d’Italia”, definisce la decisione dell’ex-premier di ricandidarsi “totalmente irresponsabile”.
Il giornale finanziario Handelsblatt taglia corto: “Berlusconi e i suoi segano la sedia di Monti”.
Per lo spagnolo El Pais, il leader del Pdl “è disposto a morire uccidendo” e si ricandida perchè si sente “minacciato dalle riforme del governo Monti, che potrebbero lasciarlo alla mercè dei giudici”, alludendo alla riforma della giustizia.
In Francia, Le Figaro scrive che il partito di Berlusconi “minaccia la stabilità italiana”, e Le Point osserva che il Cavaliere, “ieri pestifero”, torna perchè “senza di lui la destra sembra persa”. In America il New York Times predice “di nuovo un futuro turbolento” per il nostro paese, ma il Wall Street Journal, quotidiano finanziario soprannominato la bibbia del capitalismo, stima “difficile che Berlusconi possa vincere questa nuova sfida”.
E allora chi la vincerà ? In un editoriale intitolato “Life after Mario?” (Vita dopo Mario?), l‘Economist elogia il professore bocconiano e si augura che possa ancora estendere la sua influenza sull’Italia: se non da Palazzo Chigi, dal Quirinale dopo Napolitano.
“E se un governo Bersani fosse sospinto verso le riforme dal Quirinale, il mondo non dovrebbe preoccuparsi troppo” per l’Italia, conclude il settimanale.
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Dicembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO ECONOMICO INGLESE TITOLA: “IL RITORNO SGARBATO DI SILVIO”…”HA PORTATO L’ITALIA SULL’ORLO DEL COLLASSO, NON AVREBBE SCRUPOLI A FARLO DI NUOVO”… NEW YORK TIMES: “SI AVVICINA UN TURBOLENTO FUTURO”
La giornata caotica che ha visto il Popolo della libertà minacciare di far cadere il governo Monti e l’incertezza dello scenario politico italiano hanno avuto grande evidenza sulla stampa economico-finanziaria.
Il britannico Financial Times, con un editoriale di Bill Emmott intitolato “Il ritorno sgarbato di Silvio”, descrive la giornata politica di ieri e invita il presidente del consiglio a non compromettersi con il suo predecessore sfidandolo a votare contro la legge sulla incandidabilità dei condannati.
“Se Berlusconi avesse un minimo di pudore, smetterebbe di giocare con il suo paese”, scrive l’editorialista del Financial Times che definisce un gesto “assurdo” il boicottaggio del voto messo in atto dal Pdl.
Ma nella sua vita l’ex premier, prosegue il quotidiano britannico, ha dimostrato che “non conosce il pentimento”.
“L’anno scorso Berlusconi ha portato l’Italia sull’orlo del collasso, non avrebbe scrupoli a farlo di nuovo”, attacca il quotidiano finanziario britannico. Quanto a Monti, il giornale lo esorta a non retrocedere di fronte al suo predecessore e sfidarlo a votare contro la legge sull’incandidabilità . Certo, precisa il Financial Times, questo potrebbe costare al professore la tenuta del suo governo. Ma gli elettori faranno poi sapere alle urne cosa pensano di Berlusconi e della sua mossa “velenosa”.
Emmott invita gli investitori ad “imparare a vivere senza Monti”.
Sarà una grande “responsabilità ” sostituire un uomo riconosciuto come un “salvatore” dalla comunità internazionale, scrive Emmott, e molto probabilmente a “prenderne il posto non sarà Berlusconi, anche se ha annunciato un ennesimo ritorno, ma l’ex comunista Pier Luigi Bersani”.
Tuttavia il leader del Pd è “molto lontano dall’incarnare il comunista” classico nello stesso modo in cui “Berlusconi possa essere preso come un modello di rettitudine”. Una “vittoria netta di Bersani è un requisito necessario per fare le riforme”, aggiunge l’autore ma “gli investitori si chiederanno se ciò sarà sufficiente per affrontare i problemi cronici dell’Italia”.
Emmont spiega che il record di Bersani come ministro dello sviluppo economico nel governo Prodi del 2006-2008 è “moderatamente promettente”.
Ma le riforme liberali da fare oggi devono essere “molto più ampie” e per raggiungere l’obiettivo Bersani “dovrà uccidere molte mucche sacre della sinistra”.
La malattia cronica dell’Italia, sottolinea l’autore, “è stata alimentata dalla distruzione della meritocrazia nelle università e nel settore pubblico da parte della sinistra, dal suo rifiuto di contemplare il modello scandinavo per riformare il mercato del lavoro” ed essere sempre “sospettosa del capitalismo”, sospetto incarnato recentemente dalla “demonizzazione di Sergio Marchionne”. Per l’autore “la grande sfida” di Bersani “è cambiare tutto questo”.
Il Financial Times non è l’unico a commentare la situazione politica del nostro Paese. Restando in Gran Bretagna, la Bbc osserva come ora il governo Monti sia “meno stabile” mentre il Daily Telegraph, parlando di “dramma” politico, titola: “Il partito di Berlusconi minaccia di buttare giù il governo”.
In Francia “Il partito di Berlusconi minaccia la stabilità del governo Monti” è il titolo di Le Figaro mentre Le Point, in un articolo intitolato “In attesa di Berlusconi”, sottolinea come il Cavaliere, “ieri pestifero, oggi beneficia di un ritorno di grazia. Senza di lui la destra sembra persa…”.
In Germania “Berlusconi e i suoi alleati segano la sedia di Monti” è il titolo del foglio economico Handelsblatt, mentre Die Welt sintetizza: “Il governo Monti minacciato dalla crisi”.
Lo spagnolo El Pais, in un articolo intitolato “Berlusconi minaccia di lasciar cadere il governo tecnico di Monti”, scrive come il Cavaliere “sia disposto a morire uccidendo” e, al di là della sua prospettiva elettorale, si senta “minacciato dalle riforme del governo che lo potrebbero lasciare fuori dalle istituzioni, alla mercè dei giudici”.
Di analogo tenore i commenti delle testate negli Stati Uniti.
Il New York Times interpreta l’iniziativa del centrodestra come il “segnale di un nuovo, turbolento futuro” per la politica italiana.
“Il partito di Berlusconi esce, facendo sobbalzare il governo italiano” è invece il titolo del Wall Street Journal, che sottolinea come la prospettiva di una crisi politica abbia avuto effetti “immediati” sui mercati.
E “la mossa di Berlusconi cristallizza quanto sia instabile la situazione politica ora che la campagna elettorale ha ingranato la marcia”.
The Daily Beast, infine, titola “Silvio Berlusconi: il burlone è tornato” e evidenzia come da ora un poi una cosa “sia certa: la capacità di Monti di governare senza intralci è persa per sempre. E Berlusconi ha dimostrato, ancora una volta, di avere potere in Italia”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
PRIMA AI DOMICILIARI,, POI EVADE…ARRESTO CONVALIDATO E DI NUOVO A CASA…ALLA FINE GARANTISCE CHE RISPETTERA’ LA DECISIONE DEI DOMICILIARI… MA NON VOLEVA ANDARE IN GALERA?
E’ stato arrestato perchè è evaso, violando immediatamente gli arresti domiciliari. 
Verrà processato per direttissima il 6 dicembre.
Per il reato di evasione si rischia una pena che va da uno a tre anni di reclusione.
Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti ha dichiarato davanti al giudice che si è trattato di un “gesto simbolico” e che ora si impegnerà a “rispettare le prescrizioni del giudice di sorveglianza”.
Il giornalista è stato arrestato e portato in tribunale dopo che ha lasciato la sua abitazione presso la quale avrebbe dovuto scontare la detenzione ai domiciliari.
Nelle prescrizioni disposte dal giudice di sorveglianza Guido Brambilla gli era consentito uscire dalle 10 alle 12, quindi l’aver abbandonato il domicilio è stato considerato tecnicamente un’evasione.
IL PROCESSO PER DIRETTISSIMA
Nell’udienza di oggi è stata fissata la data del processo che si svolgerà il 6 dicembre. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto i domiciliari.
“E’ stato un gesto simbolico” ha dichiarato Alessandro Sallusti davanti al giudice.
Il giornalista si è impegnato a non ripeterlo e a rispettare scrupolosamente le prescrizioni disposte dal giudice della sorveglianza, Guido Brambilla.
Il pm di turno è Piero Basilone. In aula anche l’ex ministro Ignazio La Russa che in passato è stato avvocato de Il Giornale, e ora difende il direttore Sallusti assieme all’avvocato Valentina Ramella.
Per La Russa il reato di evasione non c’è.
L’ex ministro ha spiegato ai cronisti che “il reato non sussiste perchè Sallusti ha detto agli agenti della polizia penitenziaria ‘esco con voi, vengo con voi’ e non si è mai allontanato da loro, dicendo di voler andare nel carcere di San Vittore.
Tuttavia, è innegabile che gli indizi di questo reato ci fossero ed è stato quindi giusto svolgere l’udienza di convalida”.
Dal provvedimento del giudice Brambilla emerge che durante la sua detenzione domiciliare Alessandro Sallusti potrà scrivere e telefonare.
Il giornalista potrà uscire, inoltre, dalle 10 alle 12 di ogni giorno per “soddisfare le indispensabili esigenze di vita”.
In più non potrà ricevere persone diverse dai propri familiari e, oltre alle prescrizioni di routine come il divieto di detenere in casa sostanze stupefacenti, armi o frequentare pregiudicati, avrà l’obbligo di garantire l’accesso delle forze dell’ordine per gli eventuali controlli.
Infine, qualsiasi deroga, come andare in ufficio o in ospedale per visite, dovranno essere chieste al magistrato di sorveglianza.
L’ARRESTO PER EVASIONE — Dopo pochi minuti il direttore è uscito di casa, è quindi evaso e dunque è stato portato in Questura dalla Digos, da dove è stato poi condotto in Tribunale.
LA POLIZIA IN REDAZIONE — Alle telecamere di Tgcom24, poco prima che i poliziotti lo prelevassero dalla redazione di via Negri per portarlo a casa, aveva dichiarato: “Peccato che sia finita così, che siano entrati al giornale. Sono davvero incoscienti. Non si esegue l’arresto di un giornalista all’interno di un giornale”.
Sallusti si era anche rammaricato della “categoria che non ha avuto un sussulto. E’ una ferita per tutti i noi, per Il Giornale, abituato a essere ferito, del resto il suo fondatore è stato gambizzato. Siamo forti ma mi dispiace per il nostro mestiere. Non doveva finire cosi”.
E aveva già annunciato che avrebbe partecipato alla prossima riunione da “evaso”: “Sarò ai domiciliari, ma andrò a lavorare”.
Ai colleghi giornalisti quindi dava appuntamento “a presto su questa scrivania”. “I miei lettori — aveva aggiunto — hanno capito cosa è successo e spero siano orgogliosi del giornale. Non ho comunque preparato il titolo per domani”.
Tutto ciò è accaduto dopo la “provocazione politica” del direttore del Giornale che aveva proposto uno “scambio” alla polizia che doveva eseguire l’ordine di carcerazione.
Su Twitter aveva scritto: “Voi non violate la sede de Il Giornale, io mi consegno a San Vittore e poi fate quel che volete”.
Nella redazione di via Negri era presente anche Daniela Santanchè, che è uscita un quarto d’ora dopo che i poliziotti hanno prelevato il giornalista, senza rilasciare dichiarazioni.
LA NOTTE IN REDAZIONE
Ha quindi cambiato idea per l’ennesima volta Sallusti che la scorsa notte aveva twittato: “Notte al giornale. Se vogliono mi arrestano qui. Grazie a tutti”. Condannato definitivamente a 14 mesi di carcere per diffamazione, il 30 novembre il giudice della sorveglianza di Milano ha disposto gli arresti domiciliari, ma il giornalista li ha rifiutati ribadendo la sua volontà a voler andare in carcere.
Solo qualche giorno fa aveva dichiarato di voler scontare i domiciliari a case della sua compagna Daniela Santanchè, per poi cambiare nuovamente idea, recarsi in redazione e dichiarare di non volersi “muovere” da lì: “Che mi vengano ad arrestare qui”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“NON HO CHIESTO IO I DOMICILIARI, NON HO I REQUISITI, NE’ HO CHIESTO DI SCONTARLI A CASA SANTANCHE’, SONO DUE MENZOGNE”
Dall’abitazione della compagna Daniela Santanchè dove si trova agli arresti domiciliari,
Alessandro Sallusti continua a ribadire la sua posizione: “Io non ho chiesto di andare ai domiciliari, anzi ritengo questa decisione della Procura un’ingiustizia, perchè credo di non averne i requisiti. Dovrei andare in carcere. E tantomeno ho chiesto di scontare i domiciliari a casa Santanchè. Sono due menzogne che stanno circolando e che non si riesce più a fermare”, ha detto il direttore de Il Giornale intervenendo alla trasmissione di Mediaset ‘MattinoCinque’.
Sallusti, che è stato condannato a 14 mesi di reclusione per diffamazione, ha ottenuto la sospensione della carcerazione “ricorrendo le condizioni per l’esecuzione della pena detentiva presso il domicilio” in base al cosiddetto decreto ‘svuotacarceri’, ha spiegato il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati.
Ma il direttore non è d’accordo e oggi ha continuato a spiegarlo: “Quello che potrebbe succedere è che io passi dai domiciliari al carcere perchè è evidente che la motivazione con cui mi hanno dato i domiciliari non regge, dal punto di vista giuridico. E’ un tentativo della magistratura non di salvare me, ma se stessa da una figura veramente meschina che farebbe ridere tutto il mondo. Dal punto di vista della legge io credo che potrebbe succedere solo una cosa: che Monti e Severino trovino il coraggio di un decreto legge che sani e risolva questa situazione. Altre strade onestamente non ne vedo”.
Severino: “Non solo caso Sallusti”.
Il ministro della Giustizia si auspica, ha dichiarato oggi, che sulla diffamazione a mezzo stampa e sulla vicenda Sallusti non ci si fermi “all’emergenza legata al singolo caso” ma si raggiunga “una normativa più moderna e più adeguata ai tempi” che “tuteli il dovere del giornalista di informare e quello della vittima di essere risarcito” con “un ruolo centrale della rettifica”, ha spiegato Paola Severino.
Sallusti: Colleghi infami”.
Ma l’amarezza di Sallusti raggiunto al telefono ha toccato tutti, dopo il Tweet contro Alfano, oggi si è sfogato contro i giornalisti: “I colleghi sono degli infami, dovrebbero vergognarsi di quello che stanno scrivendo. Dovrebbero giocare con le loro vite invece che con la mia”, si è sfogato il direttore del Giornale.
“Dopo lo scempio fatto dalla casta dei magistrati, e lo scempio fatto dalla casta dei politici, da questa mattina un’altra casta si arruola tra le più vigliacche e modeste: quella dei giornalisti. Salvata la pelle, perchè giustamente è stato bocciato quel disegno di legge infame, adesso escono allo scoperto. I giornali questa mattina trasudano odio nei miei confronti, compiacimento per quello che mi è successo e ironia sul fatto che invece di andare a San Vittore probabilmente starò a casa”, ha continuato il giornalista.
Sallusti ha citato “Il Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano, la Repubblica.
La Stampa ha fatto una cosa vergognosa: ha pubblicato una mezza pagina raccontando il lusso della presunta casa in cui dovrei andare a trascorrere i 14 mesi di domiciliari. Hanno salvato la pelle grazie al mio appello al Pdl di far cadere quella legge che avrebbe punito probabilmente anche loro e ora si scagliano con una violenza e una cretineria che non ha pari in nessun giornalismo del mondo”.
Commissione Ue.
Dalla Commissione europea arriva soddisfazione per “la decisione del parlamento italiano di respingere l’emendamento” del ddl diffamazione.
“Adesso non ci sarà più il carcere per i giornalisti, e ciò lo accogliamo positivamente”, ha affermato il commissario europeo per la Giustizia, Viviane Reding, in conferenza stampa a Bruxelles.
“Si tratta di una questione di competenza degli stati membri, ma la posizione della Commissione europea sulla libertà di stampa è chiara: siamo sempre a favore” di questo diritto, ha aggiunto e l’attenzione ai casi di violazione “è sempre alta nell’agenda” Ue. Sulla vicenda il vicepresidente Antonio Tajani aveva inviato una lettera alla stessa Reding.
Santanchè querela la Stampa. “L’ingiustificabile divulgazione di numerosi dati, di nessuna rilevanza pubblica, e potenziale rischio per l’incentivazione alla commissione di ulteriori gravi reati: furto, rapina, stalking, violenza privata ed altro”.
E’ quanto si legge nella denuncia-querela depositata alla Procura della Repubblica dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace su mandato di Daniela Santanchè nei confronti del direttore della Stampa Mario Calabresi e del giornalista che ha firmato l’articolo, con fotografia, pubblicato a pagina 17 del quotidiano dal titolo “Un ‘domicilio’ da 920 metri quadri con piscina coperta e letto king size”.
“L’articolo – si legge nella querela – si pone in gravissima violazione del decreto 196/03 che tutela la privacy, descrivendo ubicazione e caratteristiche interne ed esterne dell’abitazione della signora Santanchè, nella quale vive pure il figlio minorenne”.
Nel pezzo pubblicato dal quotidiano di Torino si descrive l’abitazione dell’esponente del Pdl dove Sallusti sconterà gli arresti domiciliari: ‘920 metri quadri di casa – si legge – su quattro piani e annessa piscina coperta e pure rivestita in madreperla. Il testo prosegue facendo riferimento poi alle “pareti interne istoriate da una poesia di Verlaine che gira di locale in locale”.
La decisione del giudice. Il magistrato della Sorveglianza di Milano Guido Brambilla dovrebbe decidere attorno alla metà della prossima settimana se accogliere o meno la richiesta della Procura di Milano di concedere la detenzione domiciliare ad Alessandro Sallusti.
Il giudice provvederà se non entro lunedì – giorno della scadenza del termine di 5 giorni (non è perentorio) -, nei giorni successivi, dopo aver effettuato l’istruttoria.
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“NON SI TRATTA PIU’ DI UN COLLETTIVO, MA DI UN MANIPOLO CHE PER VARIE RAGIONI SI E’ APPROPRIATO DEL GIORNALE”
Una delle fondatrici de il Manifesto ha lasciato, e l’ha fatto con una lettera pubblicata su MicroMega in cui accusa la direzione e la redazione di “indisponibilità al dialogo”. Non è la prima ad andar via.
La testata – fondata nel 1969 e che si trova in pessime acque finanziarie – nelle ultime settimane è stata abbandonata da altre firme eccellenti. Prima Vauro, poi Marco D’Eramo.
E continua a perdere pezzi.
Anche Joseph Halevi, uno tra i più noti collaboratori del giornale, ha deciso di lasciare, e in una lettera inviata al circolo del Manifesto di Bologna ha usato parole durissime nei confronti della direzione e della redazione: “Non si tratta più di un collettivo ma di un manipolo che per varie ragioni si è appropriato del giornale”.
Insieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri, Rossana Rossanda contribuì alla nascita de il Manifesto di cui divenne anche direttrice.
Nella sua lettera d’addio annuncia che “Preso atto della indisponibilità al dialogo della direzione e della redazione del manifesto, non solo con me ma con molti redattori che se ne sono doluti pubblicamente e con i circoli del manifesto che ne hanno sempre sostenuto il finanziamento, ho smesso di collaborare al giornale cui nel 1969 abbiamo dato vita. A partire da oggi (ieri per il giornale), un mio commento settimanale sarà pubblicato, generalmente il venerdì, in collaborazione con Sbilanciamoci .
La lettera con cui Marco D’Eramo ha salutato il giornale, ha avuto in cambio solo poche righe dalla direzione.
Tanto che con una raccolta di firme i lettori hanno deciso di criticare duramente l’atteggiamento nei confronti di una delle figure storiche del Manifesto.
E la stessa amarezza c’è anche nelle parole di Halevi: “Care compagne e cari compagni, non so se avete visto l’andazzo del Manifesto nelle ultime settimane. E’ peggiorato ulteriormente dopo il 4 novembre. Scandalose le linee di commiato a Marco D’Eramo, quelle della redazione non quelle di D’Eramo. Consiglierei di rompere, perchè non si tratta più di un collettivo ma di un manipolo che per varie ragioni si è appropriato del giornale. Anch’io me ne vado, senza alcuna lettera. E’ inutile”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 21st, 2012 Riccardo Fucile
SEI I PARLAMENTARI COINVOLTI IN INCHIESTE SU ILLECITI AMMINISTRATIVI E CONCORSO IN TRUFFA PER OTTENERE CONTRIBUTI STATALI: VERDINI, PARISI, DE GREGORIO, ANGELUCCI, CIARRAPICO E BOCCHINO
Sono 110 i milioni indebitamente percepiti dal fondo per l’editoria dal 2003, sei sono i parlamentari/editori coinvolti in inchieste su illeciti amministrativi e concorso in truffa per ottenere contributi statali per il proprio giornale.
Si tratta del coordinatore del Pdl Denis Verdini per il Giornale di Toscana in cui si inserisce anche l’on. Massimo Parisi, coordinatore del Pdl toscano; Sergio De Gregorio (senatore Pdl) per il quotidiano Avanti; il senatore Pdl Giuseppe Ciarrapico per diversi quotidiani locali in Ciociaria; Antonio Angelucci (deputato Pdl), imprenditore del settore delle cliniche private ed editore di due giornali finanziati dallo Stato: Libero e — fino al 2011 — il Riformista.
Ultimo, ma solo in ordine di tempo, Italo Bocchino per Il Roma, quotidiano partenopeo che da un paio di mesi naviga in cattive acque con i suoi i giornalisti che non ricevono lo stipendio.
Partiamo da quest’ultimo.
Dopo l’indagine condotta dal Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria, la Guardia di Finanza ha sequestrato 2,5 milioni di euro di contributi pubblici destinati a Il Roma, nonchè le quote societarie di cinque imprese e un immobile per il valore complessivo di altri 2,5 milioni di euro. I fondi non erano ancora stati erogati, ma due cooperative che editano il quotidiano (oggi diretto da Antonio Sasso) avrebbero tentato di aggirare la normativa sull’editoria che prevede che a beneficiare dei finanziamenti pubblici all’editoria possa essere una sola testata per editore.
Tanto che sulla vicenda era già intervenuta nel 2011 l’Agcom (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) sanzionando Il Roma per centomila euro.
Una decisione che la scorsa settimana era stata ricordata in tutt’altro modo dallo stesso Bocchino.
Durante “In Onda” su La7, in un acceso dibattito con il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, l’esponente di Fli aveva, infatti, spiegato che Il Roma sarebbe finito nel mirino dell’Authority solo perchè voce antiberlusconiana e che “non c’era nessun blocco dei contributi”.
Motivazione politica più o meno plausibile che porta comunque a definire “quisquilie” questi importi, visto che tutte le truffe organizzate per il conseguimento di erogazioni pubbliche hanno portato nelle casse dei politici/editori oltre 110 milioni di euro dal 2003 al 2009.
I conti sono fatti.
Lo scorso 10 ottobre la Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di 10.892.000 euro disposto dalla magistratura fiorentina nell’ambito dell’inchiesta nella quale è coinvolto Verdini, a capo — dice l’accusa — di una finta cooperativa che aveva acquistato il 51% di una società editoriale.
Un modo ingegnoso, ma illegale secondo i magistrati, per truffare lo Stato e intascare ogni anno finanziamenti pubblici.
Il ricorso presentato da Verdini per il dissequestro è stato dichiarato inammissibile dalla Suprema Corte che ha, invece, ritenuto il coordinatore del Pdl “il reale socio di maggioranza delle due società create per chiedere alla Presidenza del Consiglio di usufruire dei fondi previsti dalla legge 62 del 2001 (ndr, la Legge sull’editoria)”.
Ma in base all’inchiesta, condotta dal 2002 e fino al gennaio 2010, la “Ste” (editrice de “Il Giornale della Toscana”, distribuito in abbinamento con “Il Giornale”) avrebbe ricevuto in totale oltre 17 milioni di euro di fondi pubblici a cui non aveva diritto di accedere.
Tra gli inquisiti è finito anche un altro politico: il parlamentare Massimo Parisi, coordinatore del Pdl toscano che, insieme ad altre tre persone, ha fatto aprire un altro filone dell’inchiesta: si tratta sempre di finanziamenti pubblici illegali che sarebbero andati a beneficio del settimanale fiorentino Metropoli.
Stessa musica con qualche nota diversa per De Gregorio.
La scorsa settimana la Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato due appartamenti a Napoli e in provincia di Caserta, intestati o comunque nella disponibilità del senatore del Pdl e di sua moglie.
Il provvedimento è relativo a somme indebitamente percepite tra il 1997 e il 2009 attraverso la società “International Press” per il quotidiano Avanti.
L’accusa è chiara: associazione per delinquere finalizzata alla commissione della truffa aggravata nei confronti dello Stato, al trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, alla violazione della legge fallimentare.
Si tratta della nota vicenda che ha portato all’arresto del direttore del giornale Valter Lavitola (imprenditore/faccendiere legato a Silvio Berlusconi) che nei giorni scorsi ha patteggiato la pena a tre anni e otto mesi di reclusione. Il giornalista editore è tuttora in carcere, coinvolto anche in altri filoni d’inchiesta aperti dalla Procura di Napoli.
C’è poi il caso di Antonio Angelucci, ritenuto proprietario “occulto” di due testate che ricevevano finanziamenti pubblici: Libero e il Riformista, ormai chiuso dopo l’ultima direzione di Emanuele Macaluso.
Dopo una lunga battaglia legale il Consiglio di Stato ha, infatti, bloccato all’imprenditore 34 milioni di euro percepiti dal 2006 al 2010.
Anche in questo caso l’Agcom ha scoperto che Angelucci era contemporaneamente proprietario di due testate per le quali otteneva fondi pubblici.
Infine la vicenda che riguarda l’altro politico ed editore: Ciarrapico.
Già al centro di altre indagini giuidiziarie, è stato rinviato a giudizio assieme al figlio Tullio e ad altre dieci persone per avere organizzato e partecipato ad una maxitruffa da oltre 30 milioni di euro al fine di ottenere indebitamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri i contributi per l’editoria. Il giudice ha però dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione in relazione ai fatti avvenuti tra il 2002 e il 2003 (le contestazioni arrivano fino al gennaio 2010), nonchè nei confronti della società “Nuova Editoriale Oggi” (reato prescritto) e della “Editoriale Ciociaria Oggi srl” (società fallita). Inoltre, già nel maggio 2010, nell’ambito della stessa indagine, furono sequestrati al senatore beni e immobili per 20 milioni di euro.
Patrizia De Rubertis
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 7th, 2012 Riccardo Fucile
VITTORIO FELTRI RIVELA ALLA “ZANZARA” LA SUA INTENZIONE DI VOTO… “VADO SPESSO A CENA CON DI PIETRO, L’HANNO VOLUTO FREGARE”
E alla fine, dai microfoni della Zanzara, arrivò il grande colpo di scena, il primo atto del «grilloberlusconismo».
Ovvero l’endorcement di Vittorio Feltri: «Provo un certo godimento, orgasmi, a veder Grillo sfasciare tutto. Il nostro sistema politico è talmente marcio che spero che dal grande caos rinasca tutto. Oggi voterei per lui».
Certo, quando c’è di mezzo la coppia affilata dei due conduttori di Radio 24 tutto diventa possibile, ma c’è una ratio nel ragionamento della prima firma de Il Giornale, che ricollega questo pronunciamento alle scelte politiche di tutta la sua vita: prima il periodo pro-Lega, poi quello pro-Berlusconi: «Meno male che c’è Grillo — dice Feltri alla Zanzara — ma vi rendete conto di cosa ha fatto in Sicilia? Andare lì a nuoto, un’impresa meravigliosa!».
Tra il serio e il faceto spiega: «Dopo la nuotata la mia stima per lui è aumentata tantissimo. Mi affascina chi fa casino, è bello stare a vedere quanto riuscirà a sfasciare, una meraviglia».
E le donne del movimento che lo criticano per la frase sul punto G? Che cosa pensa Feltri di loro, chiedono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo: «Che cosa credevano- se la ride Feltri — di essersi iscritte al Rotary?».
Poi l’uomo simbolo del Giornale parla di Antonio Di Pietro, e anche qui non manca l’effetto sorpresa.
Dopo le cause, le querele, le tante polemiche degli anni passati, le prime dimissioni da via Negri, causate proprio da quella mole di querele che secondo la leggenda riempivano sette armadi Feltri spiazza tutti con un ramoscello d’ulivo: «Sarei contentissimo se Di Pietro andasse al Quirinale, non è che finora abbiamo avuto campioni. Io stimo moltissimo Di Pietro, personalmente non mi ha mai querelato, in tribunale portava Il Giornale».
Vi pare uno scherzo? Ecco un’altra rivelazione: «Spesso ci vediamo a cena e abbiamo un ottimo rapporto» .
Infine l’ultimo strappo, con chi va più volentieri a cena, Berlusconi o Di Pietro?
«Di Pietro — risponde Feltri — a meno che Berlusconi non mi inviti al bunga bunga. Almeno Di Pietro non dice barzellette e usiamo entrambi un linguaggio contadino. Sono più a mio agio e non fa la primadonna come Silvio. Ora è un po’ in difficoltà per la storia della Gabanelli — dice ancora Feltri a Radio 24 — ma sono cose montate bene in tv e tirate fuori dagli archivi. Cose già chiarite, l’hanno voluto fregare, come fanno con Berlusconi».
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