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CAMBIO DI DIRETTORE AL “SECOLO”: IL PARTITO DEL BUNGA BUNGA CACCIA FLAVIA PERINA

Marzo 22nd, 2011 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA AVEVA LASCIATO IL PDL E AVEVA SEGUITO FINI IN FLI… I COMPAGNI DI MERENDE DI GHEDDAFI ATTUANO LA NORMALIZZAZIONE E REPRIMONO LE VOCI LIBERE…FLAVIA ERA DA TEMPO NEL MIRINO DEI KILLER EX-AN: ORA VERRA’ SOSTITUITA DA UN ALTRO DEI TANTI SERVI DI CORTE

Drastico ma non certo inatteso cambio della guardia alla guida del ‘Secolo d’Italia.
Il Consiglio di amministrazione del quotidiano ha deciso di sostituire Flavia Perina, che dal Pdl aveva seguito Fini in Fli.
Un cambio di casacca che aveva indispettito chi nel Pdl voleva una direzione più in linea con il partito di Berlusconi.
Che la Perina non assicurava più. ‘Il cambio di linea portera’ alla morte
del Secolo. Se vogliono farne un altro giornale tipo ‘Libero’, sanno benissimo che non c’è mercato”.
Al momento non c’è ancora nessuna decisione sull’ipotesi di insediare un nuovo direttore politico.
A quanto si apprende, al timone della testata di via della Scrofa resterebbe il direttore responsabile Luciano Lanna.
“E’ stata una cacciata portata avanti con l’arroganza e la prepotenza senza idee che caratterizza, purtroppo, il cosiddetto Popolo delle libertà ” commenta la Perina.
Che racconta di aver appreso dell’esonero da una lettera “consegnata da una impiegata”.
Nel testo si afferma che l’esonero ‘ha effetto immediato’ e che il Cda ‘gradirebbe molto poterle affidare la rubrica settimanale ‘D’altro canto” che sarà  quanto prima attivata per consentire anche argomenti in dissenso rispetto alla linea editoriale”.
“La verità  – prosegue l’esponente di Fli – è che il Pdl non riesce a tollerare una voce di libertà . Hanno le tv, i grandi giornali, ma una voce libera per loro era troppo…”.
“Ben prima della frattura di Fli -ricorda Perina- questo mondo aveva manifestato la sua insofferenza per un quotidiano libero, coraggioso nell’affrontare temi scomodi, dall’integrazione ai rapporti con l’Islam, dalle veline in lista alla legalità , oltre ogni difesa d’ufficio degli assetti di potere del centrodestra. Personalmente, sono orgogliosa del lavoro che ho svolto al ‘Secolo’, insieme col condirettore Luciano Lanna e all’amministratore Enzo Raisi, ai colleghi, ai collaboratori, ai poligrafici e a tutta la struttura del nostro quotidiano”.
“Con me hanno condiviso e realizzato un progetto con pochi precedenti a destra, dimostrando – rimarca l’ex direttore – che il nostro mondo sa esprimere molto di più dell’invettiva e della retorica trombonesca che ha caratterizzato tanta stampa di destra. Un’ultima riga, a titolo di puro divertimento, voglio dedicarla all’offerta di una rubrica settimanale ‘in dissenso'”.
“In trent’anni di lavoro nelle redazioni non ho mai visto niente di più assurdo: basta questo per qualificare l’idea di libero giornale e di libero giornalismo di presunti ‘editori’ che non hanno avuto neppure il coraggio di affrontarmi in un responsabile colloquio”, conclude Perina.
Da parte nostra, una completa e totale solidarietà  a Flavia, amica di tante battaglie passate.
E una promessa agli accattoni pidiellini: non dimenticheremo.

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I FINIANI ORGANIZZANO CORSI D’ITALIANO PER STRANIERI, I BERLUSCONES PREFERISCONO RESTINO IGNORANTI

Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile

A GENOVA I GIOVANI FUTURISTI OFFRONO UN SERVIZIO GRATUITO PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI, LA BECERODESTRA DE “IL GIORNALE” SENTENZIA: “NON E’ UNA INIZIATIVA DI DESTRA”…. PENSANO DI POTER DARE LE PAGELLE, MA SONO SOLO DEI CATTIVI MAESTRI ABITUATI A BACIARE L’ANELLO AI DITTATORI E AD ANDARE A PRANZO CON I MAGGIORENTI DI SINISTRA

In concomitanza con le celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità  d’Italia, i giovani di Generazione Italia hanno lanciato a Genova la campagna di iscrizioni al corso di lingua italiana, dedicata ai cittadini stranieri della città .
Spiega Paola del Giudice, una delle responsabili dei giovani Fli: “destinatari sono i cittadini stranieri maggiorenni e in possesso di regolare permesso di soggiorno. In una prima fase, che inizierà  il prossimo 28 marzo, il corso si articolerà  in alcune giornate full immersion, che si svolgeranno al mattino».
“Molti cittadini stranieri pur vivendo da molti anni in Italia e pur avendo un’importante esperienza lavorativa e scolastica, non hanno raggiunto un livello di efficienza e padronanza della lingua italiana- continua la del Giudice – il progetto si pone l’obiettivo di realizzare un’azione formativa che fornisca a questi cittadini gli strumenti adeguati per migliorare le loro competenze linguistiche”.
Il corso in particolare si propone di: migliorare il grado di conoscenza della lingua partendo dalle regole grammaticali di livello elementare e proponendo attività  focalizzate sulle quattro principali abilità  linguistiche: comprensione orale, comprensione scritta, produzione orale e produzione scritta con esercizi di grammatica, conversazione, ascolti, role play e project work.
Estendere il vocabolario quotidiano e specialistico (riferito al mondo del lavoro e della scuola) e riflettere sugli aspetti comunicativi della lingua e sul suo uso nelle diverse situazioni sociali e lavorative.
«Fli è un partito aperto a tutti, una forza di destra legalitaria che ha nell’integrazione e nel rispetto reciproco tra le diverse comunità  uno dei suoi scopi di esistere — spiega Enrico Nan, coordinatore regionale di Fli — questa iniziativa è una delle prime volte a raggiungere una vera coesione sociale tra chi ha origini diverse ma si riconosce nella nostra Italia”.

Fin qui la notizia.
Ma ecco come commenta l’iniziativa la redazione locale de “Il Giornale”: “L’evoluzione di Gianfranco Fini non termina mai, così i suoi adepti liguri continuano a studiare iniziative che tutto appaiono meno che di destra: i giovani di Futuro e Libertà  hanno aperto le iscrizioni per un ciclo di lezioni completamente gratuite per chi, anche se vive e lavora da anni in Italia, non ha ancora padronanza con la lingua”.
Per i berluscones e i legaioli della redazione non sarebbe quindi di destra “insegnare l’italiano agli immigrati”, ma pensate un po’…
Forse è di destra che restino ignoranti?
Forse è di destra non favorire la loro integrazione nel nostro tessuto sociale?
Che penoso autogol quello del quotidiano sallustiano: d’altronde non a caso la loro “becerodestra” li porta a frequentare e difendere leader democratici come Gheddafi o localmente ad andare a pranzo con esponenti di sinistra che rimettono querele dopo qualche “patto del tiramisu”, piuttosto che della crostata.
Riportiamo comunque la replica della giovane Del Giudice al quotidiano dei cattivi maestrini dalla penna rosè

“Non c’è da stupirsi se oggi c’è ancora chi pensa che in Italia essere di destra significhi non essere vicino ai temi del sociale e alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione.
Non c’è da stupirsi se c’è chi ancora esita a credere che Futuro e Libertà  stia andando in una direzione volta all’integrazione dei cittadini extra-comunitari per un loro inserimento armonioso con la cultura e la società  italiana.
Dico che non c’è da stupirsi perchè chi oggi ci critica forse è il primo a discriminare chi è “straniero”, considerandolo a priori un cittadino di “serie B”.
Tra le righe della Bossi Fini invece non è difficile cogliere la differenza dei provvedimenti per gli immigrati clandestini e gli immigrati regolari a favore dei quali la legge prevede il rilascio del permesso di soggiorno per chi possa dimostrare di svolgere un lavoro e potersi sostenere economicamente.
A questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo.
La sanatoria Bossi Fini ha sanato molto di più rispetto ai precedenti provvedimenti in materia e nel 2002 ha permesso a circa il 75,2% degli immigrati stranieri di poter regolarizzare il loro stato di permanenza.
Insomma la Bossi Fini ha coinvolto tanti immigrati quanti se ne contarono nelle tre regolazioni degli anni ’90. (fonte: terre libere.org).
Infine non dimentichiamo che tra i primi traguardi a cui mira Fli c’è il riconoscimento della “italianità ” dei figli di immigrati nati nel nostro e loro Paese.
Per concludere ricordo agli amici “sallustiani” che siamo un partito di destra e di destra rimarremo, come sempre aperti a chi ama l’Italia, a chi ogni giorno studia e lavora onestamente, senza guardare al colore della pelle e alla provenienza geografica.
Solo uniti garantiremo la rinascita culturale e civile del Bel Paese.
Andiamo avanti destinazione integrazione, destinazione civiltà !

Paola Del Giudice

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OLINDO NON FARE COSI’

Marzo 14th, 2011 Riccardo Fucile

FELTRI CHIAMA COSI’ SALLUSTI A CAUSA DEI DANNI CHE FA…IL DIRETTORE DE “IL GIORNALE” PER   CERCARE DI TRATTENERE I LETTORI IN FUGA E’ COSTRETTO A PUBBLICARE A DISPENSE LE MEMORIE DI UN COLLEGA, IL CAMERIERE DI   MUSSOLINI

Quando creò Sallusti, il Padreterno doveva avere una gran fretta.
Il pupo infatti gli venne un po’ così, come dire: abborracciato, approssimativo, mancante di alcuni accessori solitamente piuttosto utili all’homo sapiens.
È dunque con l’indulgenza dovuta ai bisognosi che ci occupiamo dello strano caso di questo sventurato a cui la sorte ha riservato un compito decisamente sproporzionato alle sue forze: dirigere il Giornale, che in altre epoche conobbe anche direttori veri.
Ieri il pover’uomo, con tutto quel che succede in Italia e nel mondo, ha dedicato l’editoriale al sottoscritto, reo di aver preso in giro Giuliano Ferrara.
Il quale, essendo abituato a darle e a prenderle piuttosto sportivamente, non ha fatto una piega.
Sallusti invece (come la sua versione biondoplatino che scrive su Libero) ha preso cappello e ha vergato un elenco completo, “salvo errori ed omissioni” (ha scritto proprio così), delle mie cause civili, scoprendo che ne ho perse alcune: quasi sempre per eccesso di critica ai suoi padroni, una volta perchè l’avvocato si dimenticò di difendermi, una per un caso di omonimia, alcune per eccessi di sintesi, mai per aver scritto cose false.
Dev’essere questo che lo sconvolge: l’esistenza di giornalisti che scrivono del premier senza essere pagati dal premier e senza contar balle.
Infatti, con grave sprezzo del ridicolo, zio Tibia tira in ballo Montanelli, che naturalmente non ha mai conosciuto, per dire che nel ’94 “ebbe la sciagurata idea di mollare la sua creatura per fondare la Voce”.
Per i servi, un giornalista che lascia il suo giornale perchè l’editore va in politica è “sciagurato”.
Non riescono proprio a capirlo, visto che passano il tempo a parlar bene del padrone che li paga.
E lo fanno con l’aria sofferente dell’eroe temerario costretto alla clandestinità , accerchiato dai “poteri forti” asserviti alle terribili “sinistre”.
Quando c’era Feltri, almeno qualche notizia il Giornale la dava: tipo casa Tulliani.
Sallusti contribuiva come poteva: con notizie false.
Sua — ha rivelato Feltri — la maxi-balla di Boffo schedato come gay dalla polizia. Sua la gestione del dossier Marcegaglia.
Ma il direttore responsabile era Feltri che, grazie a Mortimer, fu sospeso per tre mesi dall’Ordine.
Così decise di lasciarlo solo, non prima di averlo ribattezzato “Olindo” per dare l’idea dei danni che fa.
Da allora Sallusti non ha più beccato una notizia, nemmeno falsa.
S’è ridotto a sbattere in prima pagina “gli amori segreti di Ilda la Rossa” (la Boccassini nel 1980 aveva un fidanzato e, quel che è peggio, lo baciava) e “Vendola nudo su una spiaggia di nudisti” (dove solitamente si va in giacca, cravatta e paltò).
O a titolare “Cav. ottimista: Ruby era maggiorenne”, costringendo persino Ghedini a smentirlo quando si scopre che due italiani offrivano soldi per taroccare la data di nascita della piccina.
Nel disperato tentativo di trattenere i lettori in fuga verso Libero, Olindo pubblica a dispense le memorie di un collega, il cameriere di Mussolini: ieri undicesima puntata ricca di croccanti scoop sul Duce terrorizzato dai badogliani.
Roba da transennare le edicole.
Ottimo anche il pezzo di Giordano sull’ultimo vile attentato al Giornale: una querela di Bocchino (“Bocchino ci aggredisce e tutti tacciono”).
Feroce l’intervista del segugio Chiocci a Bertolaso, “il funzionario che mezzo mondo ci invidia costretto a smettere l’uniforme della Protezione civile per indossare quella di indagato”, ma sempre “calmo e serafico”.
Domande urticanti: “Perchè proprio lei è finito nel tritacarne?”, “che idea s’è fatto di questa inchiesta?”, “non se ne starà  mica con le mani in mano?”.
E risposte autocritiche: “Ho commesso un gigantesco errore: caricarmi sulle spalle problemi importanti e risolverli”.
Memorabile l’analisi di Franco Battaglia sull’allarme radioattivo in Giappone: “Troppe bugie sul nucleare. I reattori sono non sicuri, ma sicurissimi nei terremoti”.
Al Giornale è tutto relativo: rispetto ai danni da Sallusti, una centrale che esplode è una puzzetta.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’ASSALTO MEDIATICO DEI GIORNALI DEL PREMIER AL NEMICO PUBBLICO BOCCHINO: CHE LI CONOSCE BENE

Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI LO ODIA, I SUOI GIORNALI KILLER OGNI GIORNO SPARANO CONTRO DI LUI E LA SUA FAMIGLIA ACCUSANDOLO DI OGNI NEFANDEZZA… E LUI RIBATTE: “SALLUSTI, DIMMI QUANTO TI PAGA BERLUSCONI PER FARE IL SERVO”…LA CACCIATA DALL’EDEN PERCHE’ SOSPETTATO DI AVER INFORMATO LA STAMPA DELLA PRESENZA DI SILVIO ALLA FESTA DI NOEMI: FORSE CHE AL PREMIER   GLIELO AVEVA ORDINATO IL MEDICO DI ANDARCI?

Se per due giorni di seguito sia Libero che Il Giornale ti dedicano la prima pagina (e una intera dentro il quotidiano) qualcosa vuol dire.
Se per mesi finisci nel titolone come un bersaglio fisso, un motivo ci deve pur essere.
C’è qualcosa di interessante nell’epifania mediatica rovesciata e nell’assurgere di Italo Bocchino a nemico pubblico del centrodestra italiano, in un corollario di polemiche giornalistiche, denunce per stalking (dell’interessato) e nell’appendice collaterale di una disputa d’onore al coltello con (l’ex) amico di un tempo Roberto D’Agostino.
Lo stereotipo a cui Bocchino viene crocifisso dalla stampa di ispirazione berlusconiana (la contesa con il sito del re del gossip ha implicazioni diverse e più complesse) è quello del “Giuda”, del “rinnegato”, del “traditore infame” (se non del corrotto arricchito con pubbliche commesse).
Un politico che, in questa iconografia dilatata, diventa addirittura artefice del peccato originale, se è vero che Il Giornale lo imputa persino per essere stato l’uomo che ha “soffiato” a Dagospia (nientemeno!) la notizia delle notizie, quella della festa a Casoria in cui Berlusconi andò a visitare Noemi Letizia.
Per Il Giornale quella soffiata è come la cacciata dall’Eden, lo sfregio inemendabile al berlusconismo, che già  in sè giustifica il calvario successivo. Allo stesso tempo va detto che la denuncia di Bocchino per stalking giornalistico non ha precedenti giuridici, e che se la campagna contro di lui non avesse dei contorni di accanimento quasi grottesco, potrebbe persino suggerire domande sulla liceità  di una risposta giudiziaria a una campagna di stampa.
Ieri Vittorio Macioce scriveva: “Non nominare il suo nome invano”, con il corredo di 36 foto dei cronisti martiri vittima della denuncia.
Ma Il Giornale ha pubblicato anche la nota minuziosa dei rimborsi a cui aveva diritto da capogruppo, lo ha accusato di voler fare le scarpe a Fini, lo ha ritratto come un ras violento e arrogante, scavando nei dissidi interni al partito con metodo.
Maurizio Belpietro ha sparato in prima pagina il titolo più surreale probabilmente più scioccante della sua gestione (“Bocchino amaro”), ed entrambi i giornali (a partire dal Giornale quando era diretto da Vittorio Feltri) hanno trasferito ed esteso la battaglia “anti-italica” (nel senso di Italo) all’intera famiglia.
Per non essere da meno Chi pubblicò in piena estate una foto di Bocchino in t-shirt che parla sulla piazzetta di Capri con Paolo Mieli nemmeno fossero le prove di un complotto giudaico massonico (“Ecco i consiglieri segreti di Fini!”), il che doveva far presagire che o Mieli o Bocchino erano cortesemente tallonati (o “attenzionati”) da paparazzi volenterosi, il gossip sulla presunta relazione con Mara Carfagna diventa una clava contudente (da cui persino la ministra viene sollecitata a emanciparsi con intervista “riparatrice” ).
E siccome nel sistema di comunicazione berlusconiano tutti i vasi sono comunicanti, persino su Canale 5, nel contenitore apparentemente svagato di Kalispèra, il vicepresidente di Fli è stato irriso — nientemeno! — per una comparsata cinematografica giovanile, quando (poco più che ventenne) accettò di recitare un ruolo da cameriere ne La bruttina stagionata: un cammeo in uno dei film prodotti dalla moglie, e faceva una certa impressione assistere alla spensierata gogna signoriniana che quella particina — a vent’anni di distanza — poteva produrre.
Ma siccome Bocchino non ha proprio il physique du rà’le della povera vittima, bisogna anche aggiungere che l’uomo macchina di Fini conosce bene questo meccanismo e in parte lo ha anche sfruttato, se è vero che adesso approfitta della sua nuova aura mediatica per fare il salto in serie A, e a giorni si prepara a provare la scalata alla classifica con la sua autobiografia politica (“Una storia di destra”) che la Longanesi ha deciso di mandare in Libreria con una tiratura-monstre (20 mila copie, quella da cui di solito parte un ottimo best-seller italiano ).
Vuole diventare primo in classifica e potrebbe persino riuscirci con la sua “Storia di destra”, prefatta dall’amico (oggi separato dall’antifinismo) Pietrangelo Buttafuoco.
Ma detto questo, la domanda rimane.
Perchè proprio lui, e perchè con tanta violenza?
La prima risposta è semplice: evidentemente perchè sta sulle palle a Silvio Berlusconi.
Il che non toglie la libertà  di iniziativa dei direttori interessati, ma di sicuro spiega che c’è un mood, un comune sentire su cui riposa l’assalto.
La seconda risposta forse è più complessa.
È come se il possente apparato comunicativo del Cavaliere avesse un continuo bisogno di carne fresca.
Serve come il pane un nemico pubblico da additare agli elettori-tifosi, e Bocchino ha la massa critica e la presenza scenica per interpretare il ruolo. Era amico di Belpietro, per dire, ma questo non gli ha risparmiato gli strali.
In fondo, il meccanismo di generazione del nemico, nell’immaginario berlusconiano, segue degli stilemi molto comunisti e molto “sovietici”.
La necessità  fisiologica nel nemico esterno per quadrare le proprie legioni, produce “il Kulako”, il traditore, il servo dei complottatori, esattamente come l’immaginario staliniano aveva bisogno di queste figure fino ad arrivare all’invenzione.
L’ultima risposta, invece, è di tipo per così dire “tecnico”.
Bocchino viene da dentro il sistema e quindi ne conosce i talloni d’Achille e i punti deboli.
Mentre gli uomini del centrosinistra cedono come ricotte ai guastatori del Cavaliere, Bocchino è sempre all’attacco.
Restò memorabile la sua battuta sulle povere vittimelle dell’Olgettina a Ballarò (“Ma fra queste beneficiate dalla generosità  di Berlusconi non ce n’è nemmeno una che abbia sessant’anni).
Non meno ficcante è stato il duello a In Onda (finito ovunque su Youtube) in cui, ospite del mio programma, Bocchino per un’ora esatta ha continuato a bersagliare Sallusti con una domanda (rimasta senza risposta): “Perchè non dici quanto ti pagano per fare il killer?”.
La polemistica anti-italica (nel senso di Italo), dunque, è destinata a pareggiare quella anti-finiana.
Perchè nel duello senza tregua, gli highlander di B. non conoscono la tregua. Come suona bene, in bocca a Sallusti, la belligerante battuta di Cristopher Lambert: “Alla fine ne resterà  uno solo”.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA DIRETTRICE DI “NEWSWEEK”: “DONNE, BERLUSCONI VI UMILIA, È FUORI CONTROLLO”

Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile

TINA BROWN SUL NOTO SETTIMANALE USA: “LE ITALIANE SI RIBELLANO, ERA ORA”…”MA IN ITALIA VI RENDETE CONTO CHE BERLUSCONI E’ OLTRE OGNI LIMITE? COME SE NON AVESSE UN RUOLO PUBBLICO, NE’ ALCUNA RESPONSABILITA’?”

“Questo è il momento delle donne”, dice Tina Brown, la giornalista che ha portato al successo Vanity Fair America, svecchiato il New Yorker, inventato il popolarissimo sito di notizie The Daily Beast e che da questa settimana è il neodirettore di Newsweek (comprato dal Daily Beast a novembre per un dollaro).
Il primo numero di Newsweek firmato Brown ha dunque in copertina Hillary Clinton e all’interno una classifica delle “150 donne che scuotono il mondo”.
E come simbolo del ritorno delle donne sulla scena pubblica Newsweek sceglie, con una foto a tutta pagina, la manifestazione delle donne italiane del 13 febbraio.
Con la convinzione che si sia avverato il motto di quando la Brown dirigeva il New Yorker: “La serietà  tornerà  a essere sexy”.
Tina Brown, perchè la scelta di dedicare una pagina intera alla rivolta femminile contro il bunga bunga?
Per me è stato veramente galvanizzante vedere le donne italiane alzare la testa e ribellarsi, dire basta alle continue umiliazioni che subiscono dalla cultura berlusconiana. È fantastico che finalmente sia successo. Era ora.
Perchè ha titolato in italiano (“Basta Berlusconi”) la pagina sulla manifestazione?
Qui conosciamo la parola “basta” e mi piace la forza che ha. Era anche una critica al maschio italiano.
Nella didascalia si legge che il 90% degli uomini italiani non ha mai usato una lavatrice.
Non era una battuta, ma una statistica che abbiamo trovato. E che ha fatto inorridire molti degli uomini che lavorano con me.
Nella classifica delle donne da ammirare c’è una sola italiana: Emma Bonino. Come mai?
Forse la colpa è nostra, perchè monitoriamo di più i Paesi dove i diritti mancano completamente, dove le violenze domestiche sono all’ordine del giorno, come l’Iran, l’Africa e il Medio Oriente.
Le ricordo la classifica che avete pubblicato sul “Daily Beast”: in quanto a parità  dei sessi l’Italia è al 74esimo posto su 134 nazioni.
Giusto, dovremmo seguirvi di più. Ho organizzato un summit, che inizia domani a NY, dove parteciperanno 400 donne provenienti da tutti i paesi: si parlerà  anche dell’Italia e della tv berlusconiana.
Ieri al Cairo manifestavano migliaia di donne per la festa dell’otto marzo e per la democrazia.
È esaltante: le donne hanno deciso che devono avere i loro diritti sanciti da una Costituzione. Invece che continuare ad accettare l’emarginazione stanno dicendo: ‘Siamo parte di questo processo, siamo parte del nuovo Egitto. Noi siamo parte della democrazia, anzi siamo la democrazia’.
Lei è una delle donne più potenti nel mondo dell’editoria. Pensa che avrebbe potuto costruire la stessa carriera se fosse nata in Italia?
Io sono inglese, quando mi sono trasferita in America c’erano tantissime opportunità . Il mio successo dipendeva da me: ho avuto davvero pochi ostacoli dovuti al solo fatto di essere una donna. Non ci sono molti altri Paesi che offrono queste opportunità .
Eppure anche negli Usa ci sono poche donne che guidano grandi società .
Infatti comincia ad esserci molto scontento. Poco tempo fa, a Devon, ho moderato un incontro tra Bill Clinton e i 36 amministratori delegati più importanti d’America: non c’era neanche una donna. Possiamo aspirare a posti molto importanti, ma sono sempre al secondo livello: capo del marketing, capo reparto.
Come se lo spiega?
Fa parte della cultura, ma stiamo cominciando a ribellarci. Molte donne si scoraggiano e si accontentano delle retroguardie. Ma c’è un nuovo fenomeno: tante professioniste hanno deciso di aprire le loro società  e di guidarle da sè. Io l’ho fatto con il Daily Beast. Sono andata da Barry Diller, il mio editore, gli ho proposto il progetto e oggi il mio sito è uno dei più seguiti in America. Se non mi fossi creata la mia azienda, non credo sarei mai stata nominata a dirigerne un’altra: e questo perchè le donne fanno paura.
Un fenomeno tutto italiano: quello delle parlamentari della maggioranza che vanno in televisione a difendere Berlusconi anche a costo di affermare, per esempio, che “il presidente non paga prostitute, fa la carità  a delle povere ragazze”. Cosa pensa di questo comportamento?
È una delle cose più scioccanti che abbia sentito. Faccio fatica a credere che ci siano donne disposte a comportarsi così. Voi italiani dovete denunciare queste abitudini il più possibile: perchè solo parlandone si creano ondate di ribellione.
In America hanno fatto più scalpore i rapporti di Berlusconi con la mafia o il suo processo per prostituzione minorile?
(ride) Ma voi italiani vi rendete conto che Berlusconi è oltre ogni limite? Come se non avesse un ruolo pubblico, nè alcuna responsabilità . Pensa di poter vivere secondo i parametri del suo universo morale, e che le regole e l’etica comuni non contino nulla. È un problema enorme per l’Italia.
Dai dispacci di Wikileaks si evince però che il presidente Barack Obama preferisce avere un alleato debole piuttosto che un leader credibile.
È molto grave per l’Italia essere considerata così. Dall’altro canto, a Obama converrebbe avere come alleati leader che vengono appoggiati nei loro paesi perchè governano bene, non perchè controllano tutti i media.

Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MA QUANTO GUADAGNA REALMENTE SALLUSTI E PERCHE’ SI VERGOGNA A DIRLO?

Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile

È IL TORMENTONE NATO DA BOCCHINO DURANTE UNA TRASMISSIONE TV: SENZA RISPOSTA….FORSE PRENDE DUE STIPENDI, COME DIRETTORE DE “IL GIORNALE” E COME COLLABORATORE DI MEDIASET…UN RECENTE GROSSO AUMENTO AVREBBE FATTO INFURIARE FELTRI

È il tormentone della giornata.
Italo Bocchino che domanda al direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti: “Dì, quanto guadagni?”, ha scalato la vetta dell’hit-parade dei siti d’informazione.
Quasi quattordici minuti, ripetuti, ossessivi, a tratti duri oltre il consueto, con il vicepresidente fliniano pronto ad accusare il giornalista di “killeraggio mediatico per conto di Silvio Berlusconi”.
Passate ventiquattr’ore, abbiamo contattato lo stesso Bocchino per capire.
E lui: “Sentite Sallusti, magari ora ha avuto il tempo giusto per regalarci l’ammontare della cifra…”.
“Non ha risposto l’altro giorno e non intendo farlo oggi perchè non voglio avallare l’equazione ‘stipendiato dalla famiglia del premier, quindi non libero, quindi un servo’ — spiega Sallusti al Fatto Quotidiano —.
E comunque Bocchino vada a cercare la mia dichiarazione dei redditi”.
Va bene, ma intanto ce lo dica a noi…
“No, no — continua —, prendo i soldi come fanno D’Alema, Saviano e molti altri. Comunque, non avete proprio niente da fare che porre queste domande!”.
Però lei non risponde…
“Ancora! Andate a chiederlo a Saviano. Allora anche lui è servo. Insomma, non devo dare alcuna risposta a Bocchino”.
Si è visto.
Il duello tra i due è stato inedito: ospiti della trasmissione “In onda”, su La7, per una volta il direttore de il Giornale ha dovuto giocare pesantemente in difesa, schiacciato all’angolo da un “avversario”, pressato sempre dalla stessa domanda, e non in grado di spostare l’attenzione.
E non parliamo di un inesperto di comunicazione, chiedere a Massimo D’Alema, mesi fa incappato nelle trappole dello stesso Sallusti, tanto da perdere la calma e urlargli: È un bugiardo e un mascalzone! Vada a farsi fottere”.
L’argomento era la vecchia affittopoli romana. Risultato? Reprimenda dell’ordine dei giornalisti per il lìder Maximo, rischio rissa dietro le quinte della trasmissione tra lo stesso D’Alema e Sallusti, oltre a un’enorme soddisfazione per lo staff del premier.
Ecco, questa volta è toccato subire al giornalista preferito del Caimano.
La prova della sua difficoltà  in trasmissione esce dall’ultima battuta regalata a il Fatto: “Ah, voglio precisare una cosa: sono monoreddito — spiega il direttore —, quindi non ho alcun contratto con Mediaset. Bocchino ha sbagliato”.
Eppure non lo ha sottolineato in trasmissione.
Ha lasciato correre le parole di Bocchino e la fantasia-pallottoliere di chi ascoltava.
Su, ci dica un indizio: è tra i duecento e i trecentomila euro netti l’anno? “Pensi a Saviano…”.
Niente da fare, quindi.
Così, in attesa della dichiarazione dei redditi, dobbiamo affidarci anche alle voci di corridoio de il Giornale, che danno Sallusti beneficiario di un alto, altissimo aumento di stipendio successivo all’addio di Vittorio Feltri.
E quest’ultimo inferocito per la troppa attenzione economica riservata al suo storico vice.
Voci, supposizioni, forse illazioni, a partire da quelle espresse dal finiano di ferro.
Che, certo, tanto silenzio e tanto mistero non fanno che aumentare.

Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO BOCCHINO, L’INTERCETTAZIONE TRA D’AGOSTINO E BISIGNANI, LA TELEFONATA DEL RICATTO ALLA MOGLIE GABRIELLA

Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile

NUOVO FILONE D’INCHIESTA DELLA PROCURA DI NAPOLI: BOCCHINO AVEVA ATTACCATO IN TV LAVITOLA E DAGOSPIA, D’AGOSTINO GIURA “GLIELA FARO’ PAGARE”… POI TELEFONA ALLA MOGLIE DEL POLITICO: “HO FOTO COMPROMETTENTI DI TUO MARITO CON LA CARFAGNA”… LE FOTO NON ESISTONO E SCATTA L’INDAGINE SUI MANDANTI

Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino era finito nel mirino della macchina del fango.
È uno dei retroscena dell’inchiesta sui dossier condotta dalla Procura di Napoli che nei giorni scorsi ha sentito il parlamentare come “persona informata dei fatti” e possibile parte offesa di un tentativo di screditarlo.
Operazione passata attraverso pedinamenti e dietro la minaccia, così come ricostruita da Bocchino, di mettere in circolazione foto che avrebbero potuto danneggiare l’esponente politico soprattutto sul piano personale.
L’indagine ruota attorno alla figura di Luigi Bisignani – giornalista e uomo d’affari risultato in passato iscritto alla loggia P2 – che secondo i pubblici ministeri Francesco Curcio ed Henry John Woodcock avrebbe gestito un sistema di relazioni e contatti in grado di condizionare la vita pubblica.
Qualche settimana fa Bocchino viene convocato come testimone. «I magistrati – racconta adesso – mi hanno fatto ascoltare la registrazione di una telefonata tra D’Agostino e Bisignani. Il primo diceva che me l’avrebbe fatta pagare per quanto avevo detto in televisione».
Il riferimento è alla partecipazione ad «Annozero» condotto da Michele Santoro, nella puntata del 23 settembre scorso dedicata proprio alla vicenda di Montecarlo.
Sui giornali ci sono le lettere pubblicate da alcune testate sudamericane secondo le quali l’appartamento è del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. «Questo dossier – accusa Bocchino in trasmissione – è una patacca confezionata dal direttore de l’Avanti Walter Lavitola che ha girato con Berlusconi per il Sudamerica, in quel viaggio finito sulla stampa brasiliana per un festino. Nel documento c’è stato il lavorio diretto dell’entourage del presidente del Consiglio e poi in Italia è stato veicolato da Dagospia. Bisognerebbe fare una puntata per sapere chi c’è dietro Dagospia».
Sembra finita lì, invece Bocchino racconta quanto sarebbe accaduto in seguito: «Nella telefonata intercettata D’Agostino parla a Bisignani di alcune mie foto in compagnia di Mara Carfagna e dice che il giorno dopo avrebbe chiamato mia moglie. La cosa è puntualmente avvenuta. Ha telefonato a Gabriella (Buontempo, consorte del parlamentare ndr) e le ha detto che avrebbe pubblicato le immagini che mi ritraevano mentre ero all’hotel Vesuvio di Napoli in compagnia della Carfagna, entrambi in accappatoio. Era una calunnia, ma naturalmente ciò ha avuto conseguenze sulla nostra tranquillità  e per questo ho raccontato tutto ai magistrati. Gabriella è pronta a confermare, soprattutto dopo i danni che ha subito anche nel suo lavoro di produttrice televisiva. Da quando io ho seguito Fini fuori dal Pdl le sono stati annullati tutti i contratti in Rai».
L’audizione di Bocchino ha riguardato anche un altro capitolo dell’inchiesta, quello sui contributi all’editoria.
Il deputato è infatti l’esponente politico di riferimento del quotidiano napoletano Roma al quale furono bloccati i contributi una prima volta nel 2008 e poi l’anno successivo.
Il filone iniziale dell’inchiesta, nella quale risulta come unico indagato un sottufficiale dei carabinieri, ruota attorno al «sistema parallelo» che avrebbe utilizzato notizie riservate a scopo di dossier e ricatti.
La Procura però sta ricostruendo l’intreccio di relazioni che rende Bisignani una delle personalità  più influenti del Paese, capace di incidere in maniera spesso determinante nella scelta degli uomini da collocare in incarichi nevralgici della vita pubblica.
Agli atti figurano anche riferimenti a rilevanti operazioni finanziarie come l’acquisto di un immobile a Roma con capitali libici e investimenti petroliferi in Nigeria.
I pm vogliono adesso separare le attività  di lobbing da episodi che potrebbero integrare condotte illecite. Il 15 sarà  sentito Bisignani, poi i magistrati faranno un primo bilancio.

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L’ENNESIMA, INCREDIBILE BALLA DI “LIBERO”

Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile

L’AVEVANO CHIAMATO SCOOP, ORA E’ UFFICIALE: LA STORIA DELLA ESCORT ANDATA CON FINI ERA TUTTA UNA MONTATURA, COSI’ COME IL PRESUNTO ATTENTATO AL PRESIDENTE DELLA CAMERA… UNA BUFALA PATETICA PER CUI NON HANNO NEPPURE CHIESTO SCUSA…E BELPIETRO DOVRA’ RISPONDERE DI PROCURATO ALLARME

Il 27 dicembre 2010 è una data che resterà  negli annali del giornalismo.
Quel giorno “Libero” esce con un sobrio titolo a tutta prima pagina: “Fini è fallito”.
Segue editoriale del direttore Maurizio Belpietro: «Girano strane storie a proposito di Fini. Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni o peggio di trappole per trarci in inganno. Se ho deciso di riferirle è perchè alcune persone di cui ho accertato identità  e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità  di quanto raccontato… Toccherà  ad altri accertare i fatti».
I “fatti”, come li chiama lui, sarebbero due.
Primo: «Ad Andria c’è chi vorrebbe colpire Fini in una delle sue prossime visite e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità  locale, promettendogli 200 mila euro» con «l’impegno di far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio… L’operazione punterebbe al ferimento di Fini… in primavera, in prossimità  delle elezioni, così da condizionarne l’esito».
Il lettore immagina che Belpietro abbia svolto qualche verifica, prima di sbattere in prima pagina una notizia tanto grave.
Invece no: «Vero? Falso? Non lo so. Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto… in cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla, se non di liberarsi la coscienza».
Nel codice deontologico belpietresco, basta che uno non sembri matto e non chieda soldi, e tutto quel che racconta va in prima pagina.
Secondo “fatto”: una prostituta emiliana, ovviamente sana di mente e senza scopo di lucro, gli ha raccontato «con una serie di particolari piccanti» di avere svolto «prestazioni» per «un tizio uguale in tutto e per tutto a Fini… in cambio di 100 mila euro in contanti».
Anche qui il watchdog bresciano dà  una lezione di giornalismo investigativo: «Mitomane? Ricattatrice? Altro? Boh! Perchè mi sono deciso a scrivere delle due vicende? Perchè se sono vere c’è di che preoccuparsi… Se invece è tutto falso, attentato e puttana, c’è da domandarsi perchè le storie spuntano in prossimità  dello scontro finale tra Fini e il capo del governo».
Belpietro è «pronto ad aggiungere qualche altro particolare al magistrato». Infatti le Procure di Milano, Bari e Roma aprono tre inchieste.
Fini querela “Libero” e dimostra di non avere in agenda visite ad Andria per il prossimo mezzo secolo.
Belpietro finge stupore: «Ho fatto uno scoop, non potevo andare dal magistrato sennò mi leggevo la notizia su qualche altro giornale. Ma ho fatto un piacere a Fini, dovrebbe ringraziarmi».
E ribatte alle critiche dei finiani sparando altri titoloni roboanti: «Invece di ringraziarci i falliti ci attaccano», «I falliti ci vogliono uccidere», «L’armata rossa dei giornalisti finiani spara su Belpietro».
Per qualche giorno stampa e tv non parlano d’altro, proprio mentre stanno per chiudersi le indagini su due faccende piuttosto imbarazzanti per Belpietro e Berlusconi: il caso Ruby e il misterioso attentato che il caposcorta del direttore di “Libero” dice di avere sventato.
Interrogato a Milano, il giornalista che doveva dire tutto ai pm tace il nome della fonte pugliese, che comunque viene identificata: è un imprenditore di Andria che vota centrodestra.
Quanto alla escort, diventa una celebrità , rilascia interviste, millanta tre incontri a pagamento con Fini, ma non porta alcuna prova.
Si scopre pure che un tizio ha chiamato il portavoce di Fini per minacciare l’uscita di video compromettenti e offrirsi per levarli dal mercato.
Peccato che sia tutto falso: i due vengono indagati per estorsione e la squillo anche per diffamazione.
Pure l’attentato a Fini si rivela una patacca: l’imprenditore pugliese confessa che se l’è inventato lui per dimostrare com’è facile rifilare bufale a certi giornali.
Missione compiuta.
Peccato che sia un reato: almeno per il pm Armando Spataro, che chiede di condannare lui e il direttore di “Libero” con decreto penale per procurato allarme e trasmette gli atti all’Ordine dei giornalisti per valutare la deontologia di Belpietro.
Che però è in una botte di ferro: il suo informatore era non solo sano di mente, ma affidabilissimo.
Infatti, per spacciare la patacca a botta sicura, si era rivolto proprio a lui.

Marco Travaglio
(da “L’Espresso“)

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BELPIETRO RISCHIA UNA CONDANNA PER LA BUFALA DELL’ATTENTATO A FINI

Febbraio 26th, 2011 Riccardo Fucile

IL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO, ARMANDO SPATARO, HA CHIESTO AL GIP L’EMISSIONE DI UN DECRETO PENALE DI CONDANNA PER PROCURATO ALLARME CONTRO IL DIRETTORE DI LIBERO… NON HA COMPIUTO ALCUN ACCERTAMENTO NE’ SULLA NOTIZIA NE’ SULLA CREDIBILITA’ DELLA FONTE

Belpietro rischia una condanna per procurato allarme.
Perchè la storia dell’attentato per colpire Gianfranco Fini ad Andria si è rivelata una bufala.
E il direttore di Libero, che ne ha scritto il 27 dicembre scorso, non ha fatto le necessarie verifiche prima di pubblicare la notizia.
Così ora, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha chiesto al gip l’emissione di un decreto penale di condanna nei confronti del giornalista.
“Girano strane voci a proposito di Fini”, esordiva nel suo editoriale Maurizio Belpietro.
Voci che riferivano di due storie. Una su “una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate al Cavaliere”, raccontata al direttore di Libero dalla escort Lucia Rizzo, in arte Rachele, che ora è indagata per diffamazione.
L’altra, quella che ora rischia di far finire nei guai Belpietro, su un agguato che nella prossima primavera avrebbe potuto colpire il presidente della Camera in visita nella città  pugliese di Andria.
Il leader di Fli, secondo quanto raccontato da Libero, sarebbe rimasto ferito e le responsabilità  sarebbero state fatte ricadere su Silvio Berlusconi.
Con un chiaro vantaggio per Fini, in caso di elezioni anticipate.
Un “brutto scherzo” per cui il mandante “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità  locale, promettendogli 200mila euro”.
Voci che il direttore del quotidiano filo-berlusconiano non documentava per nulla.
Anzi, “non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno”, ammetteva lo stesso Belpietro.
“Toccherà  ad altri accertare i fatti”.
Il direttore di Libero scriveva di essersi limitato a verificare identità  e professione di chi gli aveva raccontato la storia.
E poi, un’unica certezza: “Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto”.
Nessuna verifica prima di pubblicare la notizia-bufala, quindi.
Come lo stesso Belpietro ha poi ammesso nelle testimonianze in procura a Milano, non c’è stato alcun accertamento nè sulle circostanze del presunto attentato, nè sullo spessore e credibilità  della fonte.
Per questo ora arriva l’accusa di procurato allarme, un reato che può essere punito con l’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda da 10 a 516 euro “chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità , o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio”.
E Belpietro rischia anche sanzioni disciplinari da parte dell’Ordine dei giornalisti, a cui la procura ha inviato gli atti.
La richiesta di Spataro al gip è arrivata dopo che il procuratore di Bari, Antonio Laudati, ha archiviato l’inchiesta “per attentato con finalità  terroristiche contro organi istituzionali e per il sovvertimento dell’ordine democratico”.
L’emissione del decreto penale di condanna, oltre che per Belpietro, è stato chiesto anche per la sua “fonte”, identificata nonostante il giornalista non ne abbia mai rivelato il nome, avvalendosi del segreto professionale.
Un imprenditore di Andria, elettore di centrodestra, che ha raccontato la balla a Belpietro per punire un quotidiano, secondo lui, responsabile della spaccatura tra Berlusconi e Fini.
E per dimostrare quanto possa essere facile vendere una bufala per un grande scoop.

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