Marzo 29th, 2011 Riccardo Fucile
CLAMOROSA SVOLTA A ROMA: “INDEBITE PRESSIONI SU AGCOM E MASI”… PER ARRIVARE AL DIBATTIMENTO SERVIRA’ PERO’ LA SOLITA AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE DELLE CAMERE PER L’INVIO DELLA PRATICA AL TRIBUNALE DEI MINISTRI…QUINDI SI SA GIA’ COME ANDRA’ A FINIRE, IN QUESTO STATO “LIBERALE”
La Procura di Roma è intenzionata a chiedere il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per
concussione e minacce per le pressioni esercitate su Giancarlo Innocenzi, ex commissario Agcom, e su Mauro Masi, direttore generale Rai, con l’obiettivo di far sospendere la trasmissione di Michele Santoro “Annozero”.
Il procuratore capo Giovanni Ferrara potrebbe spedire oggi le proprie motivazioni al Tribunale dei Ministri cui spetta di chiedere o meno alle Camere l’autorizzazione a procedere nei confronti del presidente del Consiglio.
La Procura di Roma vuole andare avanti.
Un iter lungo e difficile, dunque, sul quale i magistrati romani non hanno alcun dubbio: su quella vicenda Berlusconi deve essere processato.
Come hanno spiegato ai colleghi che si occupano dei reati degli esponenti del governo.
La questione va avanti da alcuni mesi.
Da quando gli atti sulle pressioni esercitate dal premier sono arrivati da Trani a Roma per competenza.
I pm pugliesi indagavano sull’uso illecito di alcune carte di credito e l’inchiesta aveva portato ad intercettare il premier.
Erano stati loro i primi ad iscriverlo per corruzione e minacce dopo aver ascoltato le sue conversazioni telefoniche con Innocenzi e tra quest’ultimo e Masi (entrambi sono parte offesa nell’inchiesta).
Imputazioni che sono rimaste invariate anche a Roma dove gli atti sono stati trasmessi prima dell’estate: è infatti nella capitale che si sarebbero consumati i reati.
I pm capitolini che se ne stanno occupando, già a luglio hanno chiesto al Tribunale dei Ministri ulteriori accertamenti: acquisizioni al Garante per le Comunicazioni e la trascrizione delle intercettazioni, ritenute essenziali per approfondire la posizione del premier.
È iniziata così una lunga trafila di botta e risposta che si è conclusa, il 9 marzo scorso, con il no del Tribunale dei Ministri ad utilizzare le conversazioni del presidente del Consiglio.
Decisione motivata legge alla mano: è l’articolo 270 del codice di procedura penale a vietare l’utilizzo delle intercettazioni disposte in un procedimento nell’ambito di una seconda inchiesta.
E quindi, concludono i magistrati che si occupano dei reati degli esponenti del governo, le intercettazioni che proverebbero la concussione e le minacce ad opera di Berlusconi non possono essere utilizzate a Roma perchè disposte nell’ambito dell’inchiesta di Trani.
Peccato che le cose non stiano così per i magistrati romani, l’aggiunto Alberto Caperna e i sostituti Roberto Felici e Caterina Caputo, titolari del fascicolo.
Che, insieme al procuratore della Repubblica, insisteranno sulla possibilità di utilizzare quei riscontri.
Forti di una decina di sentenze della Cassazione che derogano al principio dell’articolo 270 del codice di procedura, stabilendo che, in alcuni casi, è consentito l’uso di telefonate anche in un secondo processo.
E del fatto che le conversazioni con cui Silvio Berlusconi ha cercato di bloccare la messa in onda dello show di Santoro, non sono un mezzo di prova, ma sono esse stesse un reato.
Diverso da quello per cui si procedeva in Puglia.
E quindi possono essere oggetto di un’inchiesta che nulla ha a che vedere con quella sulle carte di credito da cui era nato il fascicolo di Trani.
Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica“)
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
GLI AQUILANI PROTESTANO SUL WEB E SCRIVONO A RITA DALLA CHIESA PER RISTABILIRE LA VERITA’…. L’ABITUDINE DI REGIME DI UTILIZZARE I MEDIA PER VEICOLARE I FALSI E LA VOCE DEL PADRONE
Che spesso a Forum ci siano attori a interpretare i protagonisti delle varie cause, è cosa nota e non fa notizia.
Altro discorso è, tuttavia, quando questa prassi viene utilizzata per veicolare concetti cari al Governo. Come il presunto “miracolo aquilano”.
Ecco cosa va in onda nel corso della puntata di venerdì 25 marzo, la mattina, su Canale5 (la si può vedere per una settimana sul sito ufficiale).
Rita Dalla Chiesa presenta una causa di tal Marina, sedicente aquilana terremotata e titolare di un negozio di abiti da sposa.
La signora chiede all’ex marito, da cui è separata, un contributo una tantum, in luogo degli alimenti, per far ripartire la propria attività .
Nel corso del dibattito, la signora dice, fra l’altro, che dopo il terremoto «Hanno riaperto tutte le attività , manca solo la mia. Stanno pure ricostruendo. Anzi, dobbiamo ringraziare qualcuno che non ci ha fatto mancare niente.» Racconta la notte del 6 aprile, la descrive come «la fine del mondo. Si sono staccati persino i termosifoni dal muro.»
Dice di non voler fare la terremotata a vita, di volersi rimboccare le maniche, poi ringrazia il Presidente, il Governo: «Tutti hanno le case, coi giardini, coi garage, nessuno sta in mezzo alla strada, le attività stanno riaprendo, voglio riaprire anche la mia.»
Dalla Chiesa la incalza: «So che adesso mi tirerò addosso gli strali, ma dovete ringraziare anche Bertolaso, perchè ha fatto un grandissimo lavoro». Comincia a diventare chiaro il messaggio: la signora Marina, che vincerà la causa, rappresenta l’ottimismo e la gratitudine, l’ex marito invece è il pessimista ingrato.
Una rappresentazione binaria della realtà aquilana, che naturalmente non corrisponde al vero.
Quando il giudice si ritira per deliberare, durante il talk show di commento, la cosa diventa ancora più evidente.
La signora Marina dichiara, per esempio: «Sono rimaste fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perchè gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare.»
La cosa, come si può verificare dal sito ufficiale del Commissario per la ricostruzione, non risponde al vero e non rappresenta la realtà aquilana.
Ma c’è dell’altro.
La signora non è aquilana.
Su Facebook, fra i terremotati, la notizia comincia a circolare: Marina sarebbe, in realtà , una fioraia di Popoli (in provincia di Pescara).
Non una terremotata.
E gli aquilani veri cominciano a protestare sulla pagina Facebook del programma, in maniera veemente.
I tentativi di riequilibrare il dibattito in studio vengono lasciati a poche voci disinformate: una ragazza sostiene di aver lavorato con la Protezione civile e dice che all’Aquila ci sono ancora le tendopoli. Ovviamente non è vero.
Arriva persino un ragazzo veneto che propone la retorica del bisogna rimboccarsi le maniche.
Il quadro si completa.
L’Assessore alla Ricostruzione, Stefania Pezzopane, dice al Quotidiano d’Abruzzo: «Della sartoria della signora a L’Aquila non c’è mai stata ombra. Se avessero voluto raccontare storie vere, qui ne abbiamo tante. Il fatto che si sia voluto rappresentare un dramma con una storia finta la dice lunga sulle intenzioni di certi mezzi di informazione che hanno oscurato L’Aquila per mesi e ora, alla vigilia del secondo anno, quando sono attesi mezzi di informazione da tutta Europa in città , cercano di “ridimensionare” un presente che non è quello raccontato».
Poi, scrive una lettera alla conduttrice «Durante la trasmissione persone che, mi risulta, nulla hanno a che vedere con L‟Aquila, hanno parlato della situazione attuale, facendone un quadro distorto e assolutamente non veritiero».
E le rivolge un invito: «La invito a venire all’Aquila per vedere con i suoi occhi come si vive qui e che cos’è stato il nostro terremoto».
Ma intanto, televisivamente parlando, il messaggio è passato.
Al punto che la parte dedicata alla causa di “Marina la sarta aquilana” viene chiusa con la lettura di una mail da parte di tal Anna da Pescara.
Che chiosa: «Gli aquilani sono un popolo un po’ vittimistico. Tanta gente sta approfittando della tragedia».
E probabilmente, per la maggior parte degli spettatori di Forum (la puntata ha totalizzato uno share del 20,05% per 1.642.000 spettatori) l’udienza è tolta.
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
E’ QUANTO EMERGE DAI RAPPORTI DI POLIZIA SUL GIRO DI ESCORT CHE SAREBBE STATO PILOTATO DALLA SOUBRETTE ZARDO, LA STESSA CHE CONDUSSE LA SERATA NELLA QUALE EMILIO FEDE INCONTRO’ LA RAGAZZA MAROCCHINA MINORENNE
Strane coincidenze temporali e, soprattutto, un’informativa della polizia. 
Due indagini che si intrecciano – entrambe riguardano giri di sesso a pagamento tra giovani donne e clienti facoltosi – e due nomi che ritornano. Uno è quello di Karima el Marough, detta Ruby.
L’altro è quello di Raffaella Zardo, bionda soubrette di Rete 4 già finita agli arresti domiciliari nel ’96 (nell’inchiesta a luci rosse che coinvolse Valerio Merola e Gigi Sabani) con l’accusa di aver indotto alla prostituzione tre giovani vallette (fu prosciolta dopo due anni di indagini).
È un nuovo retroscena del caso Ruby.
Parte da una relazione di servizio del 9 luglio 2010 (all’epoca la giovane marocchina, ancora minorenne, aveva già frequentato assiduamente villa San Martino ad Arcore).
Secondo la questura di Milano c’è un gruppo di escort che, grazie anche alle “dritte” di alcuni receptionist di due lussuosi hotel del centro, adescano clienti facoltosi durante convegni, congressi e incontri di lavoro.
Le ragazze, sostiene la polizia, fanno tutte capo a Raffaella Zardo.
È lei, l’ex meteorina di Emilio Fede e attuale conduttrice di Sipario, sempre su Rete 4, la donna che viene “informata periodicamente dell’attività di meretricio sessuale delle stesse ragazze e anche di altre”.
Chi sono queste escort?
I poliziotti elencano cinque nomi. Le serbe Andrea Stojanovic e Slavica Knezevic – quest’ultima residente a casa di Lory Del Santo – la vicentina Roberta Bregolin, l’australiana Christina Gabbay.
E la marocchina Karima El Marough.
Tra i clienti delle ragazze all’hotel Exedra ce n’è uno particolarmente intraprendente e dalla fedina penale non proprio lucida: si chiama Giovanni Calabrò, calabrese residente nel Regno Unito.
È stato arrestato per bancarotta fraudolenta, truffa, estorsione, fatture false. Sempre nell’informativa si dice che l’uomo d’affari – la sua guardia del corpo, Bruno Minghetti, è indagato in Calabria per inosservanza delle norme sul soggiorno – ha “contatti lavorativi con esponenti politici dell’attuale governo e lavorerebbe per l’Eni”.
Ma torniamo a Ruby.
Nei mesi che precedono l’informativa – da febbraio a maggio 2010 – la giovane è ospite nella dimora del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ben 13 volte.
È lo stesso arco temporale nel quale viene “inquadrata” l’attività delle escort di lusso collegate a Raffaella Zardo.
È il periodo in cui Ruby si vanta coi suoi frequentatori per i gioielli ricevuti in regalo da Berlusconi.
Arcore e Milano, dunque.
Karima – dicono le celle telefoniche – è stata sia all’Exedra che al Four Season.
In un’intervista televisiva ad Alfonso Signorini raccontò che proprio in una stanza del Four Season aveva tentato – una sola volta – di vendere il suo corpo.
Ma poi si tirò indietro.
Seconda nota. Se, come sostiene la questura, le giovani prostitute facevano capo alla Zardo, a questo punto è possibile ipotizzare che ci fosse almeno una persona – la stessa soubrette veneta – a conoscenza di alcune sfaccettature della vita di Ruby.
È un dato non trascurabile visto che tutti i protagonisti del Ruby gate – Mora, Fede, Berlusconi, Minetti – ufficialmente hanno sempre negato di sapere che Ruby facesse la escort (Mora se lo lascia scappare solo in un’intercettazione).
C’è poi un altro allaccio, almeno logistico, tra Ruby e Raffaella Zardo.
Ai primi di luglio 2009 la giovane marocchina (all’epoca sedicenne) sfila a Sant’Alessio Siculo (Messina) al concorso “Una ragazza per il cinema”.
Fra i giurati c’è il direttore del Tg4 Emilio Fede (che a scandalo scoppiato dirà prima di non ricordarsi di Ruby “forse perchè era bruttina”, poi di aver provato simpatia per lei quando gli confidò il suo sogno di entrare nei carabinieri).
A condurre la serata, come riferì il sito Adgnews24, è la Zardo.
I due insomma – Fede e Zardo – conoscono Ruby quando aveva 16 anni (“Emilio non si ricorda di me? forse è vecchio e ha perso la memoria”; così lei a Repubblica-tv).
A novembre del 2009, appena diciassettenne, Karima sbarca a Milano.
Finita sotto le ali protettrici di Lele Mora, il 14 febbraio è per la prima volta ad Arcore.
Dei bunga bunga molto si è saputo.
Ma la Zardo? E gli hotel di lusso?
E le altre ragazze finite nel rapporto della questura?
In un’intervista televisiva del 17 gennaio 2011, la soubrette di Rete 4 nega di conoscere Ruby.
Forse la memoria le si era appannata.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
IMPOSTO DAL PREMIER AL MODICO PREZZO DI 3.000 EURO A SERA, FERRARA TRASMETTE LA VOCE DEL REGIME: RUBY E’ DIVENTATA UNA MARTIRE, I MAGISTRATI DEGLI SPIONI, BERLUSCONI UN PERSEGUITATO POLITICO…MA I TELESPETTATORI DOPO IL TG1 CAMBIANO SUBITO CANALE E TORNANO QUANDO “RADIO LONDRA” E’ TERMINATA
Con il suo eloquio evangelico ha sparato contro Luigi De Magistris e Michele Santoro ed è riuscito a nascondere il vizio nucleare di un governo già pregno di peccati.
In dieci giorni Ferrara ha fatto molto per guadagnarsi i suoi 3 mila euro al giorno e giustificare il contratto triennale con la Rai, però, il pubblico l’ha bocciato: in due settimane ha perso 4 punti di share e 1,3 milioni di spettatori. Qui Radio Londra ha esordito su Raiuno lunedì 14 marzo con il 21,1 per cento di share e 6 milioni di spettatori (e chiuso con una media di 5,9 milioni): durante i cinque minuti del suo monologo, 500 mila italiani hanno cambiato canale.
Giovedì sera il direttore del Foglio ha toccato il punto più basso: 17,06 per cento di share e 4,7 milioni di spettatori.
Venerdì sera ha miracolosamente recuperato perchè il programma è durato 3 minuti anzichè 5 e mezzo (dunque non c’era tempo per scappare) e precedeva la partita Slovenia-Italia che ha stravinto la serata televisiva con oltre 8 milioni di italiani e il 28,6 per cento di share.
Qui Radio Londra va male anche se può sfruttare un momento televisivo fortunato: il Tg1 di Minzolini in tempi di guerra viaggia ben oltre i 25 per cento di share e passa la linea a Ferrara con una media di oltre 7 milioni di spettatori.
Al debutto la Rai aveva spezzato il telegiornale e Ferrara con un blocco pubblicitario di 4 minuti, poi l’ha ridotto a tre minuti e poi ancora di meno. Perchè?
Per evitare la fuga di massa: anche se passano soltanto due minuti, quasi 2 milioni di spettatori cambiano canale mentre Ferrara sta per andare in onda e ritornano appena finisce.
Ogni sera l’Elefantino allontana il pubblico dal primo canale del servizio pubblico e aiuta Striscia la notizia a trionfare su Canale 5.
Forse ai dirigenti Rai non interessa la concorrenza.
L’importante è partecipare, tanto chi vince è sempre lo stesso.
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Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile
CREATORE DI “AL HURRA TV”, DENUNCIAVA LE INFAMIE DI GHEDDAFI AI DANNI DEL POPOLO LIBICO….”NON HO PAURA DI MORIRE, HO SOLO PAURA DI PERDERE QUESTA BATTAGLIA PER LA LIBERTA”…ERA IL VOLTO DELLA RIVOLUZIONE CONTRO IL REGIME, ORA LA MOGLIE LANCIA UN APPELLO: “QUELLO CHE ABBIAMO COMINCIATO NON DEVE FINIRE, COSTI QUEL CHE COSTI: FATE IN MODO CHE LUI NON SIA MORTO INUTILMENTE”
Nell’ultima trasmissione sulla sua Web-tv, aveva mostrato le macchie di sangue sui cuscini di due bambini di 4 e 5 anni, uccisi a Bengasi da un missile delle forze libiche leali a Gheddafi.
«Che cosa sarebbe successo se fosse stata casa nostra, se fosse stata la nostra stanza da letto?», si era chiesto in diretta stream Mohammad Nabbous, creatore di Al Hurra tv e volto principe del “giornalismo partecipativo” libico con il nomignolo di “Mo”.
Ci teneva a fornire le prove di quello che stava succedendo, voleva sottolineare che il cessate il fuoco proclamato dal regime di Tripoli era in realtà una finzione: «Voglio che i media vedano quello che sta accadendo qui».
E lo ha fatto fino all’ultimo, anche con una trasmissione telefonica interrotta all’improvviso.
Sembrava un guasto al telefono.
Ma la moglie Perdita, incinta, lo ha trovato morto, ucciso da killer legati al regime del colonnello, cecchini che lo hanno fulminato con un proiettile in testa.
«Voglio far sapere a tutti voi che Mohammed è morto per questa causa e speriamo che la Libia un giorno sia libera», ha detto sulla stessa web tv la moglie in lacrime: «Non fermiamoci, finchè non è finito tutto. Quello che abbiamo cominciato non deve finire, costi quel che costi. Ognuno faccia tutto il possibile per questa causa. Vi prego, gente, fate in modo che Mohammed non sia morto inutilmente».
Faccia scavata e sorridente, Nabbous amava sghignazzare sulla “Guida della rivoluzione” che «appare sempre sotto l’effetto di droghe allucinogene» e non aveva paura di sfidare il regime. «Non ho paura di morire, ho paura di perdere questa battaglia», diceva.
Era diventato quasi il volto della rivoluzione contro il regime di Gheddafi, uno dei primi a essere intervistato dopo la liberazione di Bengasi.
Per il popolo della Rete, “Mo” era «l’uomo che è stato in piedi notte e giorno per cercare di far conoscere al mondo cosa sta succedendo in Libia».
E lo stesso popolo si è radunato ieri in modo virtuale a segnalare il cordoglio con messaggi su Twitter e Facebook.
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI BEN 68.000 EURO IN 15 MESI, NONOSTANTE UNO STIPENDIO DI 550.000 EURO L’ANNO….SPESE DI RAPPRESENTANZA NON AUTORIZZATE, PAGAMENTI FATTI DA LOCALITA’ ESOTICHE E NEI FINE SETTIMANA, DAL MAROCCO A VENEZIA, DA DUBAI A ISTANBUL, FINO ALLA COLAZIONE AL BAR… ORA RISCHIA L’IMPUTAZIONE PER PECULATO
La Procura di Roma ha aperto un’indagine sul direttore del Tg1 Augusto
Minzolini per le sue “spese di rappresentanza” non autorizzate con la carta di credito della Rai: roba da almeno 68 mila euro in 15 mesi.
In due settimane gli uomini del Nucleo Provinciale della Guardia di Finanza, su mandato del procuratore aggiunto Alberto Caperna (titolare anche dell’inchiesta Rai-Agcom), hanno visitato tre volte i piani alti di Viale Mazzini 14 per acquisire tutta la documentazione necessaria: i verbali del Consiglio di amministrazione della Rai, gli atti dell’indagine interna condotta dal direttore generale Mauro Masi, la ricevute della carta di credito di Minzolini, i fogli di viaggio delle sue trasferte e così via.
Accertamenti sono stati già svolti dalle Fiamme Gialle anche presso la Deutsche Bank, che ha emesso la carta di credito…
L’indagine è iniziata meno di un mese fa, prima che Antonio Di Pietro, in base alle notizie uscite sul Fatto quotidiano e su altri giornali, presentasse un esposto in Procura contro Masi e Minzolini.
Prima dei magistrati penali, intanto, si era mossa la Corte dei Conti, che alle prime notizie di stampa aveva avviato un’inchiesta per danno erariale.
Al momento il fascicolo della Procura di Roma è aperto a “modello 45”, quindi Minzolini non è stato ancora iscritto nel registro degli indagati (“modello 21”). Ma la Guardia di Finanza, sul caso della sua carta di credito, ipotizza tre possibili reati: peculato aggravato, truffa aggravata ai danni della Rai ed eventuali infrazioni fiscali.
Sul peculato, cioè l’indebita appropriazione di denaro o altri beni pubblici da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, esistono illustri precedenti, confermati anche in Cassazione, sulla qualità di “incaricati di pubblico servizio” dei dirigenti e dei direttori Rai.
E pure sul binomio truffa-peculato c’è il caso dell’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, che ha appena patteggiato la pena per entrambi i reati, proprio per aver pagato con la carta di credito della Regione Emilia Romagna alcune spese private…
Quanto ai possibili reati fiscali, l’ipotesi nasce da un clamoroso autogol di Masi.
Il quale, appena scoppiò lo scandalo Minzolini, si affrettò a dichiarare in Cda che la carta di credito aziendale era stata concessa al direttore del Tg1 a titolo di benefit compensativo per l’assunzione in esclusiva.
Poi, resosi conto dello scivolone, si precipitò ad autosmentirsi.
Ma le sue piroette hanno insospettito gli investigatori, i quali vogliono ora accertare l’eventuale esistenza di un benefit occulto che, se confermato, aggirerebbe le norme tributarie e configurerebbe un reato fiscale, sia a carico di Minzolini, sia a carico del vertice Rai.
Il peculato, secondo gli investigatori, potrebbe derivare dall’uso continuato della carta di credito per spese non autorizzate dall’azienda, come risulta dalla stessa indagine interna disposta da Masi: centinaia e centinaia di “strisciate” nelle località più disparate, da Venezia a Marrakech, da Istanbul a Dubai, anche per importi minimi di uno o due euro (Minzolini guadagna 550 mila euro l’anno, ma pare che usasse la carta anche per caffè, brioches e cappuccini), anche quando il Direttorissimo risultava regolarmente in ufficio a Roma.
Quasi sempre, la carta esauriva il credito massimale di 5200 euro mensili, e Minzolini chiedeva a Masi l’autorizzazione a sforare per altre migliaia di euro, 18 mila in totale (viene persino il dubbio che le spese che Masi ha detto di aver autorizzato fossero gli sforamenti dal massimale mensile della carta, non le singole trasferte).
In dettaglio: su 86.680 euro usciti dalla carta di Minzo fra il luglio del 2009 e l’ottobre del 2010, è stato lo stesso direttore generale ad ammettere di averne autorizzati solo 18 mila.
Il che significa che 68 mila e rotti sono il quantum del possibile peculato.
Che chissà a quanto ammonterebbe oggi se a dicembre Masi non si fosse deciso a ritirare la bollente credit card al suo protetto dalle mani bucate. Anche l’ipotesi di truffa nasce dai risultati dell’inchiesta aziendale e riguarda le insanabili contraddizioni che emergono incrociando le date delle “strisciate” della carta da località esotiche e i fogli di presenza di Minzolini…
Nei 15 mesiI in cui la carta è rimasta attiva, su 220 giorni lavorativi, in ben 129 (oltre la metà ) Minzolini risultava in trasferta.
E, su un totale di 56 “missioni” fuori sede, solo di 11 avrebbe indicato lo scopo (tant’è che Masi, messo alle strette dal consigliere Nino Rizzo Nervo, dichiarò al Cda che le altre le aveva autorizzate lui in camera caritatis, in quanto erano “missioni riservate”: roba da servizi segreti).
E ben 40 trasferte si svolsero, curiosamente, nei week-end o a ridosso dei fine settimana, sempre in amene località turistiche.
Resta da capire, e anche di questo si occupa la Finanza incrociando le registrazioni e i conti degli hotel con le strisciate della carta, se Minzolini fosse solo o accompagnato, e chi eventualmente pagasse le spese degli eventuali accompagnatori.
Non basta: sono circa 20 i giorni in cui Minzolini risulta regolarmente presente a Roma, mentre la sua carta si attiva ripetutamente all’estero.
A Marrakech in coincidenza con le penultime vacanze di Capodanno (29 dicembre 2009-3 gennaio 2010) e a Dubai nel week end di Pasqua 2010.
Un caso di ubiquità , oppure una possibile truffa. Minzolini si è sempre difeso dicendo: “Non c’è altro che pranzi di lavoro, punto”…
Ma il confronto con le spese degli altri direttori di tg è impietoso: a fronte dei suoi 86 mila euro in 15 mesi, il direttore del Tg2 Mario Orfeo non ha superato i 6 mila.
Resta da capire perchè Masi, nonostante le sollecitazioni di alcuni consiglieri dell’opposizione, dopo l’indagine informale non abbia mai attivato ufficialmente l’Audit Rai, per procedere disciplinarmente contro il Direttorissimo e far restituire all’azienda i 68 mila euro non autorizzati.
I maligni insinuano che l’inazione del direttore generale dipenda dal timore di ripercussioni sull’indagine contabile, e ora anche di quella penale, di cui i vertici Rai, dopo le ripetute ispezioni delle Fiamme Gialle, sono al corrente da due settimane: se Minzo restituisse il malloppo, il suo gesto potrebbe essere inteso come un’ammissione di colpa e, implicitamente, andrebbe a discapito anche della posizione di Masi, che potrebbe essere accusato,almeno in sede contabile, di omesso controllo…
Marco Lillo e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 18th, 2011 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI SILVIA TREVAINI, UNA CARRIERA FULMINANTE: DAL MURETTO DI ALASSIO A “STUDIO APERTO”…UNA AUDI ACQUISTATA CON UN BONIFICO DI BERLUSCONI E UN APPARTAMENTO DA 648.000 EURO SALDATO CON DUE ASSEGNI CIRCOLARI…UN MIRABILE ESEMPIO SU COME I GIOVANI POSSONO FARE UNA RAPIDA CARRIERA
Tra le beneficiate del presidente del Consiglio che notoriamente agisce “come la Caritas”, c’è anche una giornalista.
Si tratta di Silvia Trevaini, una carriera fulminante: da finalista ad Alassio al concorso miss Muretto 2005, quando aveva 22 anni, a giornalista Mediaset di “Studio Aperto”.
Ha ricevuto da Silvio Berlusconi 35.000 euro per un’auto, una Audi 2000. E un “piccolo” aiuto per comprare una casa.
Silvia Trevaini è infatto intestataria, scrive la polizia giudiziaria, di una AudiTt serie 2.0 Tfsi, “acquistata dalla stessa in data 14.04.2009 presso la concessionaria Pirola di Monza per euro 41.200”.
Come è stata pagata l’auto?
“Deposito cauzionale il 19.12.2008 di 1.000 euro con assegno, poi 4.200 euro in assegno e 1.000 euro in contante il 07.04.2009, infine bonifico bancario di 35.000 euro il 07.04.2009 ordinante Berlusconi Silvio”.
Sulvia Trevaini riesce anche a comprare casa.
Primaun piano rialzato a Segrate che poi rivende per acquistare un appartamento a Monza, primo piano “composto da due locali, servizio e vano cantina più autorimessa” per un valore di oltre 600.000 euro.
Provenienza dei soldi per l’acquisto?
Dal Monte dei Paschi di Siena, filiale di Segrate, dove ha il conto Berlusconi, attraverso due assegni di euro 312.156 e di 299.203.
In sei anni una carriera lampo: giornalista Mediaset, auto nuovo e appartamento di proprietà da 600.000 euro.
Sono questi gli esempi che i giovani dovrebbero perseguire, parola di premier.
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Marzo 17th, 2011 Riccardo Fucile
LA FERRARIO ERA STATA TOLTA DAL TG1 DA MINZOLINI PER RAGIONI “POLITICHE”…IL RICORSO HA DATO RAGIONE ALLA GIORNALISTA CHE AVREBBE DOVUTO QUINDI ESSERE REINTEGRATA, MA IL DIRETTORE FA IL FURBETTO… ALTRA CAUSA IN VISTA PER LA RAI
Ricollocata alle cinque del mattino, in «un ruolo già occupato» e senza nessuna possibilità di conduzione.
Tiziana Ferrario annuncia una nuova battaglia legale contro il direttore del Tg1, Augusto Minzolini.
Soprattutto dopo che quest’ultimo ha deciso di mandarla all’edizione dell’alba del telegiornale, senza parlarne con la diretta interessata e «senza tenere conto delle due decisioni del tribunale».
Da lunedì 14 marzo, Minzolini ha assegnato ufficialmente la giornalista «nell’ambito della redazione Uno Mattina del Tg1 con la qualifica di caporedattore» (dove già ci sono un caporedattore e un caporedattore centrale).
Una mansione che, secondo il direttore, «costituisce una promozione». Mentre per la Ferrario no.
È per questo che dopo la comunicazione ufficiale, la giornalista gli ha risposto attraverso una lettera aperta inviata a tutti i colleghi.
Minzolini «ancora una volta non ha rispettato l’ordinanza dei giudici», scrive il volto noto del Tg1, «e non ha concordato con me il mio utilizzo all’interno della redazione».
Nel frattempo, continua, «eseguirò per senso di disciplina la decisione del direttore».
Ma avverte anche che farà valere i suoi diritti in ogni sede, «anche rispetto agli insulti ricevuti da Minzolini in passato e dopo la nuova ordinanza che, ribadisco, sono pronta a mettere a disposizione di tutti per porre fine alle strumentalizzazioni di chi ama la disinformazione».
Il Comitato di redazione del telegiornale si è schierato al fianco della giornalista e ha lamentato il rifiuto del direttore a un incontro sulla questione. «Il provvedimento è stato adottato d’imperio, senza alcuna consultazione della collega», hanno scritto Alessandro Gaeta e Alessandra Mancuso.
«Il sapore della decisione del direttore appare punitivo e non rispettoso del percorso professionale della collega che, comunque, ha già il trattamento da caporedattore dal 1998».
Il Cdr ha chiesto al direttore anche quali saranno le nuove mansioni della Ferrario, sottolineando che «il posto di line assegnato alla collega, nella pianta organica della redazione del Mattino, di fatto non esiste, essendoci già un caporedattore (Damosso) e un caporedattore centrale (Mingoli)».
Lui, Minzolini, non si scompone più di tanto.
Parla di situazione «grottesca», ricorda che «la Ferrario è stata in video per 28 anni, tre generazioni di conduttori».
«Avevo già fatto alla collega tre proposte importanti sul suo ritorno al telegiornale», racconta.
«Le avevo chiesto di fare la super-inviata per andare a coprire gli eventi più importanti del momento, dalla Russia alla Libia, ma ha declinato. Poi le avevo proposto di fare la corrispondente da Madrid, ma mi ha risposto che non poteva. Alla fine le ho chiesto di andare a fare il caporedattore a Milano, ma ha detto di no».
«A quel punto — continua il direttore — ho deciso in modo unilaterale, perchè non si può continuare con questo tira e molla. La Ferrario non può ricorrere a un diritto di veto che non capisco da dove gli arrivi».
La diretta interessata, però, nega tutto e dice che le tre proposte non le sono mai state fatte al momento della sua rimozione (30 marzo 2010). Una rimozione ha descritto come «mai concordata».
Tiziana Ferrario ha dovuto lasciare la conduzione del Tg1 il 30 marzo 2010. Da lì è iniziata una battaglia processuale.
Il 28 dicembre scorso il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, le ha dato ragione e ha ordinato alla Rai di reintegrare la giornalista nelle mansioni di conduttrice del Tg1 delle 20 e di inviata speciale per i grandi fatti.
Il giudice aveva parlato di «grave lesione della sua professionalità per motivi di discriminazione politica».
Dopo il ricorso della Rai, è arrivato il rigetto, sempre del Tribunale, lo scorso 7 marzo.
La Ferrario, ha ribadito il giudice, deve tornare in video.
Leonard Berberi
(da “Il Corriere della Sera“)
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Marzo 16th, 2011 Riccardo Fucile
COME APPARE DOPO IL TG1, UN MILIONE DI UTENTI CAMBIA CANALE… QUANDO FERRARA LASCIA POSTO AI PACCHI TORNANO ANCOR PIU’ NUMEROSI… NESSUNO, DOPO IL TG, ERA RIUSCITO A FARE PEGGIO (20,63% DI SHARE) MA VERRA’ PAGATO PER DUE ANNI E ALTRE 200 PUNTATE PER 600.000 EURO
Il Tg1 lascia in eredità al direttore de Il Foglio quasi sette milioni di utenti, ma l’Elefantino
ne fa scappare un milione.
Che poi tornano per vedere i pacchi.
Giuliano Ferrara ha fatto peggio di tutti.
La prima puntata di Qui Radio Londra, ha ricevuto in eredità dal Tg1 6 milioni 881 mila telespettatori (25,70 per cento di share) riuscendo a farne scappare subito un milione e attestandosi al 20,63% di share.
Nessuno, nella striscia quotidiano post telegiornale, aveva fatto peggio. Anche Riccardo Berti nel ciclo di Batti e Ribatti nel 2005 registrò il 24,61% alla prima puntata, mentre il ciclo condotto da Pierluigi Battista nel 2004 conquistò oltre otto milioni di spettatori (28,94% di share).
E nel 2006, l’allora direttore del Tg1 Clemente Mimun alla puntata d’esordio del Dopo Tg ottenne il 26,71%.
Senza citare i dati dello storico Il Fatto di Enzo Biagi.
Se non è un flop quello di Ferrara gli somiglia parecchio.
E sarà pure dovuto alla scelta del tema trattato, la paura sul nucleare, ma persino i pacchi di “Affari tuoi” che sono andati in onda dopo di lui hanno fatto meglio dell’Elefantino registrando il 21,4%.
E in prime time, il Commissario Montalbano è stato seguito da quasi dieci milioni di spettatori (9 milioni 561 mila), il 32,60 per cento di share con punte del 38%.
Quasi il doppio di Ferrara. Il direttore de Il Foglio ha tre anni di contratto per rifarsi. 200 puntate a 3mila euro l’una.
A prescindere dai risultati.
Come sottolinea Loris Mazzetti, storico braccio destro di Enzo Biagi, “se la trasmissione di Ferrara sarà un flop la Rai sarà costretta a pagare lo stesso”, commenta.
“Non sono in grado di dire ora se è giusto o sbagliato perchè il guadagno dovrebbe essere commisurato agli ascolti e alla raccolta pubblicitaria del programma, in onda dal 14 marzo. Ferrara manca dalla tv da qualche anno e, se non vado errato, l’ultima stagione su La7, a Otto e mezzo, fu un mezzo disastro. Quindi è paradossale avergli fatto un contratto di due anni. Mi auguro non sia a scatola chiusa perchè si parla di 200 puntate”, ha aggiunto il capostruttura della Rai.
“Mi auguro che il suo contratto abbia una clausola che preveda la risoluzione automatica, in caso di ascolti non in linea con la media di rete. E, nel caso di successo, qualche soldo in più per lui. Sono convinto che in questo momento ci sia comunque uno che brinda: Antonio Ricci con Striscia la notizia”.
Sì, il Gabibbo, infatti, ha battuto Ferrara registrando il 24,09 per cento.
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