Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
I DOCUMENTI DEL FORUM H20
L’hotel Rigopiano è stato costruito sopra colate e accumuli di detriti preesistenti compresi quelli da valanghe.
Lo testimonia la mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo sin dal 1991, ripresa e confermata nel 2007 dalla mappa del Piano di Assetto Idrogeologico della Giunta Regionale.
I documenti sono stati evidenziati dal Forum H2O Abruzzo, la rete che unisce i Movimenti per l’acqua della Regione.
In pratica il resort è sorto su resti di passati eventi di distacco provenienti dal canalone sovrastante la montagna. Secondo quanto documenta il Forum H2O la mappa evidenzia nel sito ‘conoidi di deiezione’, ossia “un’area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano dal canalone a monte dell’albergo. Insomma, come stare proprio lungo la canna di un fucile che poi è stato caricato ed ha sparato”.
La mappa regionale, del Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico del 2007 che conferma quella del 1991, è la 350 Ovest rintracciabile sul sito della Regione.
Si vedono tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l’area dell’albergo, e rappresentano il movimento di flussi di materiale che nel tempo si è accumulato alla base del canalone.
Già dagli anni 50 si ha memoria di una struttura di rifugio, ma l’hotel è costruito negli anni 70, ed ingrandito dopo il 2000.
“Il fatto che ci fosse prima una struttura più piccola non vuol dire granchè – spiega Augusto De Sanctis, del Forum – perchè i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un pò come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree inusitate. Le carte del rischio tengono appunto conto di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto su alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano queste mappe ufficiali”.
L’esistenza di una mappa conoscitiva però, ad avviso di De Sanctis, non si è tradotta “per omissione della Regione in una mappa del rischio valanghe che era prevista dalla legge 47/92, cioè 25 anni fa. La legge prevede per le aree a rischio accertate o potenziali o l’inedificabilità o per strutture esistenti il divieto di uso invernale. Non è stato fatto un Piano Valanghe, ma comunque – continua l’esponente del Forum – nel percorso di ristrutturazione dell’hotel si doveva evidenziare il contesto di rischio e agire di conseguenza, come prevede il Decreto 11/03/1988 dal titolo evocativo ‘Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l’applicazione”
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL NUMERO DELLE PERSONE ASSISTITE E’ SALITO A 13.523
Le ultime scosse che hanno colpito l’Italia centrale hanno aggravato ulteriormente il bilancio dei danni provocati dai terremoti a partire da agosto.
I dati, secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, sono impressionanti.
Il 40% degli edifici sottoposti a verifiche risulterebbe inagibile e i danni complessivi ammonterebbero a 10 miliardi di euro.
La lista della spesa è contenuta nelle ordinanze che il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio emette ormai quasi quotidianamente per provvedere alle necessità dei vari Comuni devastati prima dal terremoto e poi dal maltempo.
Il numero degli sfollati continua a salire, ieri erano 13.523 le persone assistite: 7.144 nelle Marche, 2.085 in Umbria, 597 nel Lazio e 3.697 in Abruzzo.
Il conteggio dei soldi è stato effettuato sulla base di quanto richiesto a Bruxelles il 16 novembre scorso per attivare il Fondo di solidarietà relativamente al terremoto del 24 agosto.
Nel dossier viene specificato che «i danni ammontano a 7 miliardi e 56 milioni di euro, di cui 4,9 miliardi relativi agli edifici privati e 350 milioni a quelli pubblici, circa 542 milioni per il patrimonio culturale, oltre 532 milioni le spese per la gestione delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione, 732 milioni per infrastrutture di viabilità e reti dei servizi essenziali.
Tenendo conto che dopo il sisma dell’estate c’è stato quello di ottobre le ultime scosse e poi l’ondata di maltempo che non sembra avere precedenti, si è stimato che l’aggiunta necessaria debba essere almeno pari alla metà di quanto già calcolato. E dunque altri 3 miliardi e mezzo.
Ma è soprattutto il numero degli edifici colpiti a dare la dimensione della criticità delle situazione.
Si scopre così che sono state effettuate «verifiche di agibilità in 93.467 stabili, ma solo a 38.427 è stato attribuito un esito (per le altre non è stato possibile accedere all’edificio)».
I risultati dimostrano che il 40 per cento non è agibile visto che soltanto 22.004 hanno superato le verifiche. La stessa media riguarda le scuole.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
INDIRIZZATA AL PREFETTO DI PESCARA IL GIORNO 18: “I CLIENTI NON POSSONO RIPARTIRE”… MA GLI SPAZZANEVE NON RIUSCIVANO AD ARRIVARE E LA TURBINA ERA A VENTI CHILOMETRI
Il 18 gennaio scorso, dopo il succedersi di scosse sismiche e di intense nevicate, l’amministratore unico dell’hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, ha mandato una mail al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola, segnalando che “la situazione” stava diventando “preoccupante” e chiedeva di “predisporre un intervento”.
“I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto”, scriveva il direttore, “non potendo ripartire a causa delle strade bloccate”.
Questo il testo completo del messaggio spedito via e-mail da Di Tommaso. “Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino alla SS42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”. Inoltre, alle ore 7,00 di mercoledì 18 gennaio la Provincia di Pescara era stata informata del fatto che per raggiungere l’hotel Rigopiano era necessaria una turbina. ”A Rigopiano non si va”, viene riferito da un dirigente nella Sala Operativa.
Gli spazzaneve erano al lavoro dalle 3,00 e si erano dovuti fermare ad un bivio che porta all’hotel.
A quel punto scatta la ricerca della turbina. All’una ne viene rintracciata nell’aquilano verso Rieti, ma sarebbero occorse ore per portarla nel pescarese.
Ma il mezzo che anche il presidente della Provincia Antonio Di Marco cercava disperatamente in quel giorno di terremoti e slavine, e che avrebbe potuto liberare la strada dell’hotel permettendo agli ospiti di salvarsi prima della valanga era là , vicinissimo.
A una ventina di chilometri dall’albergo. Per tutta la mattina e il pomeriggio del 18 gennaio ha viaggiato tra i comuni di Penne e Guardiagrele. Sarebbe bastato che qualcuno, dalla Prefettura, l’avesse deviato in tempo su Farindola.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
I MEZZI PER LIBERARE LE STRADE ERANO STATI INVIATI IN ALTRE AREE
Il mezzo per liberare la strada che portava all’hotel Rigopiano c’era. A venti chilometri di distanza. Ma è stata dirottata altrove. È quanto riporta un articolo di Fabio Tonacci su Repubblica.
La turbina spazzaneve c’era. Il mezzo che avrebbe potuto liberare la strada dell’hotel Rigopiano prima della valanga era là , vicinissimo. A una ventina di chilometri dall’albergo. Per tutta la mattina e il pomeriggio del 18 gennaio ha viaggiato tra i comuni di Penne e Guardiagrele, triturando migliaia di tonnellate di neve.
Sarebbe bastato che qualcuno, dalla Prefettura, l’avesse deviata per tempo su Farindola e forse le cose sarebbero potuto andare diversamente. Forse. Ma è un fatto: la turbina che il presidente della Provincia cercava disperatamente durante quel giorno di terremoti e slavine, era già là .
Il mezzo, si tratta del modello Fresia F90 ST, è considerato uno dei più potenti ed efficaci di Anas. Ed è stato usato dal Centro di coordinamento dei soccorsi su alcuni tratti non statali “tra Guardiagrele, Bucchianico, Fara Filiorum Petri, Penne Pianella”. Ma non viene utilizzata per liberare la strada che collega l’hotel Rigopiano, scrive sempre Repubblica.
La Provincia sulla carta ne avrebbe due (di turbine, ndr): una piccola a Passo Lanciano, e un camioncino polivalente Unimog che d’estate serve per tagliare l’erba e d’inverno la neve. Solo che dal 7 gennaio questo è fermo in officina, con la trasmissione rotta: per ripararla servono tra i 10 e i 25 mila euro. «Soldi che non abbiamo e non sappiamo dove trovare», ammette Di Marco.
«La riforma Del Rio ci ha lasciato senza risorse, pur mantenendo su di noi la competenza su scuola e viabilità .
Ma i dubbi sulla reattività degli interventi sono tanti.
Nel primo pomeriggio l’hotel Rigopiano ha inviato una mail con posta certificata a provincia e prefettura. Serve del gasolio per il generatore e viene poi specificato che i clienti sono impauriti
Una lampadina si dovrebbe accendere nella testa di chi sta coordinando i soccorsi, ossia l’ufficio del prefetto. Non foss’altro perchè la sorella di Roberto Del Rosso, il proprietario, è piombata nel palazzo per chiedere informazioni sullo sgombero della provinciale. E invece non succede niente: la prefettura di Pescara lascia la turbina a lavorare lungo la statale 81. Questione di priorità .
Quando la Fresia ha terminato le operazioni e rientra a Penne viene subito fatta riuscire, riporta sempre Repubblica secondo cui i due operatori “si alterneranno ai comandi per 12 ore” nei venti chilometri che devono percorrere per arrivare all’hotel.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 22nd, 2017 Riccardo Fucile
CI SAREBBE LA COINCIDENZA CON UNA SMENTITA DEL DIRETTORE DELL’ALBERGO QUALCHE MINUTO PRIMA ALL’ORIGINE DELL’EQUIVOCO
Una operatrice della Protezione Civile avrebbe respinto la segnalazione di Quintino Marcella, a cui
Giampiero Parete avrebbe telefonato subito dopo che la slavina aveva ricoperto l’Hotel Rigopiano sostenendo che si trattasse di una falsa notizia.
La storia era già stata raccontata nell’immediatezza della tragedia, ma oggi ci torna su Il Messaggero aggiungendo molti dettagli sull’accaduto e spiegando che potrebbe essere lei la prima indagata.
«Ancora questa storia? Abbiamo verificato, abbiamo sentito l’albergo, la notizia è stata smentita, è una delle tante bufale di questi giorni», avrebbe detto alle 18 e 20 di mercoledì 18 l’operatrice a Quintino Marcella dalla sala operativa della Protezione Civile della Prefettura di Pescara, scatenando la reazione dell’uomo.
Il nastro della conversazione, registrato dal centralino del 113, servirà a fare chiarezza sull’accaduto. Racconta oggi Paolo Mastri sul quotidiano romano
La voce è quella di una donna e le procedure di identificazione, attraverso il registro delle 15 persone in turno in quel momento sono già in corso.
C’è una traccia che aiuterà gli investigatori e arriva da un altro brano di conversazione. Quando Quintino Marcella si rende conto di essere stato preso per un mitomane insiste e dice: «Non può essere una bufala, c’è il mio amico Giampiero Parete lassù, ho parlato con lui, è una persona seria, lo conosco».
«Anche io lo conosco — replica l’operatrice -, conosco la famiglia: non vuol dire, è uno scherzo di pessimo gusto». La famiglia Parete gestisce a Pescara un’avviata pasticceria, dettaglio che restringe il campo dei sospetti a una donna piuttosto pratica della città .
È agghiacciante, a tragedia avvenuta, riascoltare i pochi minuti di quella telefonata surreale. Marcella esordisce con tono concitato: «Mi ha chiamato un mio amico, è crollato l’Hotel Rigopiano, ha moglie e figli là sotto, ci sono altre persone!».
Più che il contenuto, è raggelante il tono della risposta: sprezzante, non venato da un’ombra di dubbio. Tanto che sulle prime è la certezza di Quintino Marcella a vacillare: «…. Ma come? Se il mio amico ha detto che l’albergo è crollato deve essere così». La risposta è tranciante: «Mi dia il numero, lo chiamo io».
E qui Marcella fa un’obiezione che nel contesto suona equivoca: «Guardi che lassù non prende bene, cade la linea». «Allora è uno scherzo», risponde l’operatrice. «Uno scherzo del genere con il suo telefono?», prova a farla ragionare l’interlocutore. «Glielo avranno preso per fare uno scherzo». Fine della telefonata.
Fin qui la ricostruzione della telefonata da parte del Messaggero.
La reazione dell’operatrice però potrebbe essere considerata comprensibile se nel frattempo, come sembra dallo scambio tra i due, erano arrivate false notizie sull’hotel o su altre emergenze del genere poi rivelatesi farlocche.
In ogni caso Marcella torna a telefonare agli altri numeri dell’emergenza finchè la macchina delle operazioni non si mette in moto. Ma per capire se i soccorsi avrebbero potuto mettersi in moto prima bisognerà comprendere l’esatta dinamica dei fatti.
Nell’articolo del quotidiano infatti si sostiene che la prima telefonata sia arrivata dopo le 17,40, ovvero dopo l’invio del messaggio Whatsapp di Parete a Marcella, e che i soccorsi erano comunque partiti alle 19,45.
Il direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso, che si trovava a Pescara, ha messo comunque a verbale di essere stato contattato dalla sala operativa della Protezione Civile alle 17,40 (e quindi già i tempi non combaciano), e di aver risposto “non mi risulta” alla domanda se l’hotel fosse crollato.
«Ma perchè quella domanda 35 minuti prima della chiamata di Marcella? Probabilmente una prima richiesta di intervento al 118 deve essere arrivata dai sopravvissuti prima del contatto tra Parete e Marcella, innescando il cortocircuito dell’equivoco», conclude il quotidiano.
La slavina potrebbe essere arrivata intorno alle 17 e non alle 17,30 come appare dalle ricostruzione: questo avrebbe innescato le prime telefonate con richiesta d’aiuto e poi la verifica con il proprietario dell’hotel. Questo spiegherebbe — e giustificherebbe — l’apparentemente inumana risposta dell’operatrice. Ma proprio quel ritardo avrebbe impedito il decollo degli elicotteri per l’emergenza, sempre secondo quanto scrive il Messaggero nell’articolo di Valentina Errante.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2017 Riccardo Fucile
IL LORO GESTO E’ LA MIGLIORE RISPOSTA A CHI LI CONTRAPPONE AI TERREMOTATI
Appena si era propagata per il Centro Italia la prima scossa del 18 gennaio, era partita la macchina xenofoba della contrapposizione tra le popolazioni terremotate – lasciate al freddo dallo Stato – e la situazione dei migranti.
Mentre la polemica infuriava sui social e si veniva a conoscenza della tragedia dell’hotel Rigopiano, però, alcuni profughi e richiedenti asilo hanno deciso di smentire coi fatti e non coi selfie quanti li accusavano.
Ci sono anche 10 migranti africani, infatti, tra i volontari della Croce Rossa Italiana, alla base operativa dei soccorsi di Penne, in provincia di Pescara.
Il gruppo di giovani è composto da ghanesi, maliani e nigeriani, provenienti tutti da Settimo Torinese, dove sorge un grande centro della Cri che li ha formati.
I 10 hanno chiesto di essere impiegati nelle zone dell’Abruzzo colpite da terremoto e maltempo.
Due di loro sono destinati al campo avanzato dei soccorritori dell’hotel Rigopiano, con compiti logistici.
“Vogliamo dare una mano alle persone vittime del terremoto” ha detto Barry Misbaou, 24 anni, della Guinea Conakry.
Con l’aiuto in un momento tanto difficile ci stanno riuscendo.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 21st, 2017 Riccardo Fucile
SI AVVENTANO SULLE VITTIME NON PER STRAPPARE VESTITI E GIOIELLI, MA PER FARE DI QUEI POVERI CORPI IL PODIO DELLA PEGGIORE DEMAGOGIA NAZIONALE
Subito dopo il terremoto, come primo atto di decenza, il Vicerè di Sicilia Giovan Francesco Paceco, duca di
Uzeda, esibiva i corpi penzolanti degli sciacalli che faceva impiccare.
A quei tempi gli sciacalli rovistavano tra le rovine e tagliavano le dita dei cadaveri per rubare le fedi d’oro.
Oggi vanno in televisione in doposci, come nel programma di Lilli Gruber ha fatto Matteo Salvini che però dei tanti sciacalli d’Italia è solo il più volgare e dunque anche il più visibile, è il Bertoldo della politica che contrappone le disgrazie dei terremotati ai presunti agi e conforti degli infelici immigrati: Amatrice contro il Nord Africa, l’Abruzzo contro il Senegal.
Proprio come ai tempi dei Vicerè, oggi gli sciacalli d’Italia di nuovo si avventano sulle vittime. Non più per strappare vestiti e gioielli, ma per fare di quei poveri corpi il podio e la cattedra della peggiore demagogia nazionale.
Dunque lucrano consenso facile approfittando del malessere e dello smarrimento di tutti. Indicano ogni giorno un qualche responsabile nuovo.
Espongono alla rabbia collettiva un capro espiatorio. E gridano contro gli untori manzoniani che non hanno spalato in tempo o non sono riusciti a fare alzare gli elicotteri.
Ci sono gli untori che hanno speculato sui terreni, quelli che hanno venduto licenze, o gonfiato gli appalti. E c’è il super untore che è lo Stato, cattivo per definizione.
La colpa vera è sempre sua, come nella psicanalisi è sempre di Edipo e di Laio.In Italia lo sciacallaggio è una banalità , diventata ormai automatica, che accresce il malessere e lo cambia, deforma l’ottica dei sopravvissuti, mette gli occhiali al dolore cieco, ma per farlo stravedere.
E infatti sono sciacalli anche quelli che sanno sempre cosa bisognava fare, e come e quanto prevedere. Se fosse dipeso da loro, i lungimiranti sciacalli non avrebbero perso tempo con non si sa quale burocrazia, e sicuramente gli ingegneri di Beppe Grillo avrebbero approntato un rimedio preventivo anche alla legge di gravità , in modo da stare tutti in aria mentre la terra tremava.
Ho letto che Giampiero Mughini se ne è accorto prima di tutti, e infatti già ieri li ha definiti cialtroni e imbecilli, e non solo perchè, come me, è nato in uno dei posti più terremotati d’Italia, un posto che ha come origine del calendario non la nascita di Cristo ma la rinascita dal terremoto del 1693 che distrusse la Sicilia orientale.
Ebbene, io credo che il termine giusto non sia cialtroni, ma quello che la storia ci ha insegnato. Appunto, sciacalli (che peraltro non confligge con cialtroni).
Il vicerè Uzeda che, prima ancora della ricostruzione e delle indagini sugli errori umani, faceva montare quelle forche di cui dicevamo all’inizio, sapeva bene che la sciagura produce altra sciagura, che lo sciacallaggio allarga la tragedia, e che le responsabilità vanno cercate con sobrietà e soprattutto dopo avere salvato il salvabile.
Lo sciacallaggio è infatti l’antagonista della solidarietà , il suo esatto contrario. Ambedue stanno sulla vittima, lo sciacallaggio per mangiarsela, per divorarla – come fa la iena – e la solidarietà per confortarla, rianimarla e curarla.
Ma in Italia, dove tutto è raffinato, scatta pure automatico lo sciacallaggio sulla solidarietà , la cui onestà è sempre messa in dubbio, come sta avvenendo in queste ore confuse, con l’idea che, gratta gratta, dietro ogni raccolta di fondi c’è una banda Bassotti, e anche gli sms sono controllati da Al Capone.
Riemerge, come si vede, l’eterna teoria del complotto, con il risultato di rendere sospetta e dunque rallentare anche la generosità che ha bisogno di freddezza e di lucidità e non di essere distolta e indebolita dalla denunzia contro i soliti ignoti che forse fanno la cresta sugli aiuti, contro quelli che forse transennano troppo per ottenere più finanziamenti, contro quelli che forse seppelliranno i fondi nella palude, nella morta gora dantesca… I
o non dico che dovremmo fare come il vicerè Uzeda che li impiccava. Ma forse di ognuno che straparla e sciacalleggia bisognerebbe almeno svelarne la cinica intenzione, la lingua biforcuta da serpente diabolico, da nemico dell’umanità sofferente.
Hemingway, che prima di essere un grande scrittore fu un formidabile giornalista, metteva in guardia la professione quando doveva confrontarsi con le catastrofi.
Nulla sapeva dei titoli di alcuni giornali italiani che in questi giorni hanno imbruttito il brutto, hanno aumentato il numero delle vittime, hanno contato i dispersi come morti; e la valanga di neve è diventata valanga di colpe, e le attese sono sempre abbandoni e allarmi ignorati.
Sui giornali degli sciacalli passa l’idea che i competenti siano sprovveduti e che la Protezione civile – che non è più quella vanitosa di capitan Bertolaso – sia comunque troppo lenta, impreparata non alla neve ma a tutto, e colpevole a prescindere, anche a dispetto dell’evidenza che oggi emoziona l’Italia senza bisogno di parole, perchè ieri dieci persone sono state salvate dopo due giorni passati sotto le macerie.
E c’è quel video che non è prodigio, non è fenomeno: il buco dal quale viene tirato fuori prima il figlio e poi la madre che lo aveva spinto, i vigili del fuoco che gridano di gioia e, con le mani guantate, accarezzano la testa del bimbo e poi anche quella della madre che sorride e stringe quelle mani.
Come al solito lo sciacallaggio si nutre di retorica, non sempre con l’intelligenza di approfittarne, ma a volte solo come risorsa di noi giornalisti in crisi.
Nel settembre del 1923 il Toronto Daily Star, inviando appunto Hemingway a raccontare il terremoto di Yokohama, gli fornì un prontuario, un manuale di antiretorica per scrivere di sciagure: mai speculare sui morti (non diceva di non usare i doposci), mai usare iperboli per raccontare il dolore, rimanere freddi, rivolgere ai sopravvissuti solo domande secche, scrivere con frasi brevi, non violare la privacy nè dei vivi nè dei morti… H
emingway cominciò il suo articolo così: «Questa è una storia senza nomi».
Francesco Merlo
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 21st, 2017 Riccardo Fucile
“LE REGOLE GARANTISCONO LEGALITA’, CHI INVOCA IL DIRITTO DI AGIRE SENZA VINCOLI IN NOME DELL’EMERGENZA E’ LO STESSO CHE POI SI INDIGNA AL PRIMO IMPRENDITORE CHE PAGA UNA MAZZETTA”
Raffale Cantone si dice “esterrefatto” dalle polemiche sui ritardi nella ricostruzione post-terremoto, al punto, sottolinea, da chiedersi “se dietro certe affermazioni palesemente strumentali non ci sia la voglia di tornare alla politica delle ‘mani libere'”. Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione si mostra rammaricato: “Questo è uno strano Paese dove chi oggi invoca il diritto di agire senza vincoli in nome dell’emergenza, domani sarà il primo a indignarsi davanti al primo imprenditore che paga una mazzetta o è colluso con la mafia”.
Intanto, chiarisce, “è falso” che la nuova legislazione messa in campo per prevenire gli scandali rallenta gli interventi.
“Per il semplice motivo che in tutto ciò che si è fatto dal terremoto a oggi, l’Anac non c’entra niente”, spiega. “Stiamo lavorando alacremente, in continuo contatto con il commissario straordinario, per prevenire problemi quando comincerà la ricostruzione. A cominciare dalle scuole. E le assicuro che non è semplice, perchè le questioni da affrontare sono enormi. Compresa la necessità di rendere efficaci i controlli antimafia, che ci devono essere”
La Protezione civile, sottolinea, può agire in deroga alle regole, “soprattutto nei primi interventi: se bisogna rimuovere le macerie in fretta non si può aspettare lo svolgimento di una gara. Dopodichè, siccome in passato su queste premesse non tutto è filato sempre liscio, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio si è mosso con un minimo di cautela; a noi ha chiesto, come previsto dal codice, un parere su alcuni prezzi, che abbiamo fornito in brevissimo tempo. Ha deciso di darsi comunque delle regole, credo in maniera corretta. E di coinvolgere le Regioni”.
Sulle casette, dice, “penso che ci siano difficoltà con le Regioni coinvolte, perchè comunque si tratta di strutture che vanno inserite in una realtà che abbia un minimo di urbanizzazione. Bisogna prevedere un piano, progettare infrastrutture, interventi che spettano agli enti locali. Scelte amministrative che hanno i loro tempi. Anche perchè ci sono rischi di speculazione”.
“Sfido chiunque”, ripete, “a indicare un solo atto di competenza dell’Anac che abbia provocato un pur minimo ritardo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 21st, 2017 Riccardo Fucile
IL VIGILE DEL FUOCO: “E CHI CE LA FA A DORMIRE… NON DORMO DA GIORNI”
Beve un caffè al bancone del bar vicino al centro di coordinamento di Penne. “E chi ce la fa a dormire?
Non dormo da giorni”, confessa un vigile del fuoco di Avellino a un collega con la stessa divisa.
Occhi lucidi e stanchi entrambi. Ieri hanno scavato per tutto il giorno, erano lì, all’hotel Rigopiano, quando sono stati estratti i 3 bambini.
“È stata un’emozione troppo grande, non va raccontata”, dice con le lacrime.
Per i soccorritori, a volte, le parole non bastano per descrivere quei momenti: “Erano piccoli e spaventati. Si sono nascosti nelle intercapedini del tetto che è venuto giù. Essendo piccoli sono riusciti a rannicchiarsi e a respirare”.
In pratica nella sala biliardo, secondo quanto viene raccontato, ci sarebbe stato un tetto di travi in legno, tetto in parte cascato ma i bimbi avrebbero trovato riparo tra una trave e l’altra, aiutati anche dalle piccole dimensioni, e quegli spazi hanno creato una bolla d’aria.
È da lì che i vigili del fuoco li avrebbero tirato fuori dopo aver scavato e creato dei corridoi. Così, quando era ormai sera, da quel buco scavato nelle neve sono apparsi i bimbi, tra cui Samuel ed Edoardo che ora chiedono dove siano i loro genitori.
(da “Huffingtonpost“)
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