DL SICUREZZA, CAOS ALLA CAMERA: VERSO IL VIA LIBERA ALLA NORMA PATACCA SUI RIMPATRI. PIANTEDOSI: “LA CORREGGIAMO DOPO”
UN DL AD HOC PER CORREGGERE LA NORMA INCOSTITUZIONALE CHE HANNO SCRITTO: UN PO’ DI VERGOGNA, MAI?
Approvare il decreto sicurezza così com’è e solo dopo modificare la norma sui premi per i rimpatri dei migranti bocciata dal Quirinale. È la soluzione che sembra prendere corpo dopo ore assai tribolate per il governo e la maggioranza di centrodestra. Tirano dritto, insomma. Ma solo all’apparenza. Perché l’idea è poi varare un decreto legge ad hoc per correggere quella singola norma a rischio incostituzionalità.
“Abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono state espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione”, dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi presente alla Camera rivolgendo un invito “chiaro e deciso” all’aula ad approvare il provvedimento. “Il governo andrà avanti con determinazione perché siamo convinti di essere sulla strada giusta”, conclude. Per poi precisare che i rimpatri volontari assistiti non rappresentano “certo un’invenzione di questo governo. Sono previsti nel nostro ordinamento da oltre 10 anni in attuazione di norme europee e nazionali. Sono un’alternativa a rimpatri forzosi che si effettuano dopo un previo trattenimento nei Cpr”.
L’ipotesi di cambiare la norma “remigrazione”, com’è stata ribattezzata, alla Camera e poi riportare il provvedimento al Senato entro sabato, ultima data utile per non farlo scadere, era stata preferita ieri dopo il colloquio al Colle tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il president
della Repubblica Sergio Mattarella. Senza una modifica a quel testo il capo dello Stato potrebbe anche non apporre la sua firma al decreto. Ma la ragioneria dello Stato ha bocciato, per mancanza di coperture, la soluzione che la maggioranza aveva ipotizzato per riscrivere la controversa norma. E in queste ore sembra prevalere l’idea di approvare il decreto così com’è, esponendosi al rischio di una bocciatura del Colle: “Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici” possibili, ma “non in questo provvedimento”, spiega il deputato e responsabile organizzativo di FdI Giovanni Donzelli.
Non è affatto la soluzione finale, insomma. Anche perché intanto sul decreto sicurezza emergono altri pesanti problemi. Altre norme del provvedimento non avrebbero le necessarie coperture, viene rilevato in commissione Bilancio della Camera.
Le reazioni
“La relazione tecnica predisposta dalla commissione Bilancio della Camera solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il governo, nel corso dell’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate. Siamo di fronte a una situazione grave: il provvedimento rischia di approdare in Aula con questioni di legittimità costituzionale ancora aperte e, al tempo stesso, con coperture finanziarie incerte. Una condizione che non è accettabile per un atto di tale rilevanza – dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito democratico in commissione Bilancio alla Camera – Chiediamo al governo, di consentire al Parlamento di svolgere pienamente il proprio ruolo, permettendo un approfondimento serio e trasparente su quanto sta emergendo. Il quadro finanziario attuale è incerto e non garantisce un percorso in Aula ordinato e chiaro. Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del governo stesso”.
La seduta dell’aula della Camera si è aperta tra le polemiche delle opposizioni che hanno ripetutamente chiesto la convocazione di una conferenza dei capigruppo per capire come maggioranza e governo hanno intenzione di procedere sulla norma.
“Lo scontro istituzionale” sul decreto sicurezza “non può essere banalizzato”, ha detto in apertura la capogruppo del Pd Chiara Braga. “Quello che è accaduto è di una gravità straordinaria”, ha detto il segretario di Più Europa, Riccardo Magi. “I rilievi del Colle sono stati molto chiari”, ha affermato Marco Grimaldi di Avs.
Dopo 9 interventi su 29, l’aula della Camera ha approvato la richiesta della chiusura della discussione generale sul dl sicurezza. A richiederla è stato deputato di FdI Gianluca Vinci che ha evidenziato come il decreto sia stato “già oggetto di ampia discussione”. Ad esprimersi contro l’interruzione è stato il deputato del M5S Alfonso Colucci: “Non abbiamo avuto modo in commissione di esaminare questo provvedimento e l’aula deve compensare, per dare una parvenza di dibattito parlamentare”. Subito dopo si è espresso a favore della chiusura il deputato di Iv Roberto Giachetti che, a sorpresa, si è scagliato contro il collega di opposizione Colucci. Nel rimpallo delle responsabilità, il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, nega lo zampino leghista: “Non è vero che la paternità dell’emendamento è nostra. Sapete come funziona, quando ci sono gli emendamenti del relatore li firmano tutti”.
I precedenti
Esistono precedenti assimilabili, anche se bisognerà valutare nel caso specifico se la soluzione sia appropriata sul piano giuridico. Nel 2006, il governo Prodi intervenne d’urgenza con un decreto-legge “ad hoc” per abrogare il controverso “comma Fuda”. La norma, inserita in sede di conversione del decreto collegato alla Finanziaria, mirava a sanare retroattivamente l’ineleggibilità di alcuni parlamentari. Per spegnere le forti polemiche politiche, l’intervento correttivo neutralizzò immediatamente il “colpo di spugna” prima che producesse effetti definitivi. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firmò il decreto correttivo.
(da agenzie)
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