LEGGE ELETTORALE, PERCHE’ TANTA PAURA DELLE PREFERENZE?
TRA PAURE INCROCIATE E SPERANZA DI UN PAREGGIO CHE LIBERI DA ALLEANZE INDIGESTE
Il cantiere della nuova legge elettorale ribolle di paure incrociate e della neanche tanto sottaciuta speranza di un pareggio che liberi molti protagonisti da abbracci forzati e alleanze tanto obbligate quanto indigeste. Sia da una parte sia dall’altra. Se non dovesse scattare il premio di maggioranza i partiti si ritroverebbero in un sistema proporzionale puro che favorirebbe inevitabilmente le componenti più moderate dei due schieramenti. Mani più libere per coalizioni in grado, forse, di tagliare le estreme.
Sarebbe, tra l’altro, una sconfitta storica del bipolarismo che nel nostro Paese è apparso, in molte occasioni, alla stregua di un vestito politico troppo stretto e scomodo. Necessario da indossare in campagna elettorale e sovente insopportabile e insostenibile quando poi si trattava di governare. Soprattutto se si dovesse rinunciare ai collegi uninominali resterebbe ancora più aperta la questione di come far partecipare di più gli elettori alle scelte degli eletti, cercando in qualche modo di combattere l’astensionismo.
«Le liste bloccate, soprattutto se dovessero essere particolarmente lunghe – è l’opinione di Giulio Enea Vigevani, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Milano Bicocca – sono il peggior disincentivo alla partecipazione elettorale. Danno l’idea che tutto è deciso dalle segreterie, che conta la fedeltà al capo, non la competenza. Oltre all’assenza di un confronto aperto e personale, come avviene nei collegi uninominali, non vi è nemmeno una competizione interna agli stessi partiti». Pierferdinando Casini, favorevole alla reintroduzione delle preferenze, sostiene che è assai triste che i cittadini non sappiano più rispondere alla domanda: «Chi è il tuo deputato o il tuo senatore?».
Ovviamente le preferenze, cadute con le consultazioni referendarie di inizio anni Novanta, sono legate anche agli eccessi della Prima Repubblica. «Non c’è dubbio –
proseguire Vigevani – che vi furono anomalie e degenerazioni, specialmente al Sud dove le preferenze si scrivevano molto più che al Nord, attraverso voti di scambio, ma il peso dei potentati locali è persino maggiore con le liste bloccate. E poi per i partiti più piccoli si finirebbe per votare solo il capolista. Certo, ci vorrebbero regole più strette sui limiti di spesa nella campagna elettorale non facilissimi da introdurre e, soprattutto, da controllare e verificare».
(da Corriere della Sera)
Leave a Reply