Destra di Popolo.net

NUOVO CINEMA MELONI. IL FILM “TF45 – KILO POINT”, TRATTO DAL ROMANZO DEL NEO-SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA DI FDI, GIAMPIERO CANNELLA, NEL 2025 HA OTTENUTO 600 MILA EURO DI FINANZIAMENTI PUBBLICI DALLA COMMISSIONE DEL MIC, LA STESSA CHE HA NEGATO I FONDI AL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI

Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile

QUANDO I SOLDI SONO STATI EROGATI, CANNELLA ERA VICESINDACO DI PALERMO E AVEVA ALLE SPALLE DUE LEGISLATURE IN PARLAMENTO CON AN E POI CON FDI… L’ALLORA MEMBRO DELLA COMMISSIONE MINISTERIALE, MASSIMO GALIMBERTI, AVEVA SEGNALATO L’INOPPORTUNITÀ DI FINANZIARE LA PELLICOLA DI CUI ERA CO-AUTORE UN ESPONENTE DI FDI

Quando l’altro ieri nella lista dei nuovi sottosegretari, per il posto vacante al ministero della Cultura è spuntato, un po’ a sorpresa, il nome di Giampiero Cannella, tra alcuni membri ed ex membri delle commissioni cinema è immediatamente partito un giro di telefonate, per commentare la scelta di Giorgia Meloni e condividere, ancora una volta, un sentimento di incredulità.
Ex deputato per due legislature, prima per Alleanza Nazionale poi per Fratelli d’Italia, dal febbraio 2024 Cannella – chiamato a sostituire Gianmarco Mazzi, nel frattempo promosso a ministro del Turismo – è vicesindaco di Palermo, con deleghe alle politiche culturali e agli spettacoli.
Ma Cannella, cresciuto politicamente al Secolo d’Italia, si diletta anche come autore, specializzato in argomenti militari. Ha scritto saggi e ha debuttato nella narrativa con “Task Force 45 – Scacco al califfo”, una storia di eroismo in formato thriller che racconta le operazioni di un’élite delle forze armate italiane contro il network terroristico di Al Qaeda, Isis e talebani in Afghanistan.
Il romanzo è diventato una sceneggiatura per un film, finita sul tavolo della commissione che valuta e seleziona le opere da finanziare. E premiata con ben 600 mila euro.
Parliamo della commissione, divisa in tre sezioni, che invece ha bocciato “Tutto il male del mondo”, il documentario sull’uccisione in Egitto del ricercatore italiano Giulio Regeni e “The Echo Chamber”, tratto dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.
Una decisione che ha mandato in subbuglio il mondo del cinema, scatenato proteste e dimissioni a catena tra i membri della commissione, e che è stata poi sconfessata, pubblicamente in Aula in Parlamento, dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Tra i film fortunati e meritevoli che invece hanno ricevuto il finanziamento c’è quello tratto dal romanzo di Cannella. Titolo: “Tf45 – Kilo Point”, la regia affidata a Maximiliano H. Bruno, altra vecchia conoscenza di FdI. Ma ci arriveremo tra un po’
Certo ai commissari non poteva sfuggire il nome del vicesindaco di Palermo, visto che nel progetto giunto fino ai selettivi, e nella documentazione allegata, Cannella risultava come co-autore. E qualcuno di loro lo ha fatto presente.
Per esempio, Massimo Galimberti, che, assieme al critico cinematografico Paolo Mereghetti, sarebbe poi stato il primo a dimettersi, dopo il caso su Regeni. È stato lui, durante la discussione con i colleghi, a segnalare l’inopportunità di finanziare il film di un vicesindaco in carica di Fratelli d’Italia, ricevendo come risposta: «E allora Walter Veltroni?».
Galimberti si è dissociato dalla delibera finale ma i fondi pubblici sono passati comunque. In realtà al primo tentativo, nel 2024, “Tf45” non aveva ricevuto il finanziamento. Ce l’ha fatta nel 2025, quando è cambiata la composizione della sottocommissione.
La pellicola tratta dal libro di Cannella sposa perfettamente il canone del nuovo cinema di destra. La task force protagonista è quella che in Afghanistan è stata guidata nel 2006, tra gli altri, dal generale Roberto Vannacci, oggi eurodeputato, ex leghista, leader politico della destra alla destra di Meloni, teorico della remigrazione.
Il regista, Maximiliano H. Bruno, è l’autore di un altro film, sulle foibe, molto caro a Meloni, da lei sponsorizzato ovunque, spendendosi in prima persona, quando era all’opposizione.
Fu lei, nel 2019, a ottenere di portare in prima visione Rai, “Red Land (Rosso Istria)”, opera «sulle persecuzioni titine dei nostri fratelli di Fiume, Istria e Dalmazia», scrisse Meloni, che FdI chiedeva di portare nelle scuole.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

LA STORIA MAI RACCONTATA DELL’IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, ”’L’UOMO CHE SA TROPPO”: IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ”REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA” DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI

Aprile 25th, 2026 Riccardo Fucile

L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI). LE “AFFINITÀ POLITICHE” TRA L’UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L’UOMO DELL’AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA “I NERI”, FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO)… LO SCANDALOSO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI?

La storia dell’irresistibile ascesa e rovinosa caduta di Giuseppe Del Deo appartiene di dirittoalla mitologia dell’identità italica: il carattere machiavellico, la proverbiale doppia morale (a volte tripla), la capacità cronica di tenere il “piede in due staffe”, lo spirito innato dell’opportunismo, la caratteristica dell’inaffidabilità, pronto a cambiare cavallo quando l’alleato sta ruzzolando.
In apparenza pacifici, i Del Deo d’Italia sono un esempio di dissimulazione e ambiguità, capaci di calzare quattro maschere contemporaneamente e, come il giunco del Purgatorio dantesco, si piegano per non spezzarsi, e passata l’onda sono ancora saldi al proprio posto.
Fino a quando, a tradire e a far ruzzolare i Del Deo d’Italia dall’altare alla polvere, invasi dalla mole sterminata di informazioni riservate di cui sono a conoscenza, sia in maniera legale sia il più delle volte illecita, è il delirio personale di potere che prende sovente quella particolare figura, detta: ”’L’uomo che sa troppo”, vanto d’onnipotenza che fa dir loro: “Io so tutto di te…”.
La velocissima carriera di Del Deo inizia quando, giovanissimo ufficiale dell’esercito, entra nelle grazie del generale di corpo d’armata dei carabinieri Giorgio Piccirillo, promosso nel 2008 direttore dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), e contestualmente viene nominato prefetto, fino al 15 giugno 2012 quando viene sostituito da Mario Parente, anche lui generale dell’Arma Benemerita.
Ed è qui, tra le barbefinte di Piccirillo, che avviene il fatale incontro di Del Deo con un personaggio balzato alle cronache di spionaggio illegale come protagonista delle nefandezze della cosiddetta Squadra Fiore.
Rullo di tamburi, fiato alle trombette, diamo il benvenuto a Luigi Ciro De Lisi, generale della Guardia di Finanza entrato a far parte dell’intelligence prima che Sisde (interni) e Sismi (esterni) siano riformati nel 2003 in Aisi e Aise, già Capocentro dell’Aisi in Abruzzo quando nel 2019 plana sulla poltrona di Capo Reparto Intelligence Economico Finanziaria.
E quando nel 2023, per raggiunti limiti di età, scocca l’ora del pensionamento di De Lisi, è appunto il sodale Del Deo a prendere le redini del nevralgico ”Reparto dell’analisi finanziaria” di banche, grandi industrie, difesa e società a partecipazione statale della galassia Cdp, che gli dà modo di entrare in contatto con tutti i capataz dei poteri economici della penisola.
Da parte sua, come si è letto nelle cronache di questi giorni, il pensionato De Lisi, come molti ex agenti, non passa il tempo a leggere il giornale ai giardinetti e si ricicla come consulente di varie società che trattano il business dell’intelligence, ed infine, in compagnia di altri ex agenti prevalentemente dell’Aisi, mette in campo la Squadra Fiore. (Va detto che tali società private di intelligence sono del tutto legali; tracimano nell’illegalità quando le loro informazioni vengono acquisite da intercettazioni illecite e da accessi abusivi alle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza.)
L’ipotesi di reato per ”accesso abusivo a sistemi informatici, associazione a delinquere, peculato e truffa”, che mette nei guai la meneghina società Equalize guidata da Pazzali e Gallo, è la stessa che viene ipotizzata alla romana Squadra Fiore di De Lisi e vari ex agenti prevalentemente dell’Aisi, in combutta con Del Deo e Tavaroli. Ed è sempre in seguito alle carte su Equalize inviate due anni fa dalla Procura di Milano a quella di Roma che parte l’indagine su Del Deo, Tavaroli e Squadra Fiore dei pm coordinati dall’aggiunto Marcello Pesci.
Tornando a bomba, cioè al “Mistero Del Deo”: i beninformati fanno notare che la scoppiettante ascesa dell’ex ufficiale dell’esercito passato all’intelligence domestica dell’Aisi inizia già qualche qualche anno prima della presa di potere del governo Meloni.
Siamo a cavallo tra il 2018 e il 2019 quando Del Deo trova rifugio sotto l’ala protettrice di Matteo Salvini che, da primo inquilino del Viminale, a suon di post della “Bestia” by Morisi contro immigrati ladri-assassini-stupratori-spacciatori, portò il Carroccio dal 17% delle elezioni politiche del 2018 al 34% delle europee del 2019.
Tra un mojito di troppo al Papeete e l’uscita non si sa fin quanto “spintanea” dal primo governo Conte, il magic moment del “Capitone” comincia ad andare in frantumi nel 2019 con l’inchiesta dell’Espresso sui presunti fondi russi alla Lega e il fantomatico incontro d’affari tra emissari di Mosca e di Salvini all’Hotel Metropol di Mosca.
Annusata l’aria, cambiato il vento, visti i sondaggi, Del Deo si allontana dalla Lega, ormai in caduta libera, e si avvicina alla figura emergente della politica italiana, Giorgia Meloni, quando a giugno del 2022, governo Draghi e invasione russa dell’Ucraina in corso, il filo putinismo legaiolo deflagra con lo scoop del “Domani”
Il quotidiano diretto da Fittipaldi svela almeno quattro incontri di Salvini con l’ambasciatore russo Sergej Razov nella sede di villa Abamelek, “che è monitorata costantemente dall’intelligence Usa e dalla nostra agenzia di controspionaggio interna, l’Aisi”. Da quel giorno in poi, meglio non pronunciare il nome di Del Deo alla presenza del segretario del Carroccio.
A presentare la Ducetta nascente allo spione di Stato sarebbe stato – ipotizza un articolo di Marco Zini su Lettera43.it – Gian Marco Chiocci, all’epoca direttore dell’AdnKronos, l’agenzia di informazione di quel Pippo Marra che, come seguace di Francesco Cossiga, ha sempre coltivato negli anni ottimi rapporti con servizi e servizietti.
Fatte le presentazioni, scoppia subito la scintilla della “affinità politiche” tra l’Underdog della Fronte della Gioventù e l’uomo dell’Aisi che non a caso chiamerà la sua cricca “i neri”.
Ma non è solo la stessa visione politica a cementare il loro rapporto: a far da caposcorta alla premier della Garbatella è, come prassi vuole, un agente dell’Aisi e la scelta cade su Giuseppe Napoli che, oltre ad essere alle dipendenze di Del Deo, non è altro che il marito della segretaria-ombra di Meloni, Patrizia Scurti. Bingo!
(Sull’importanza dell'”affidabilità” della scorta e del suo capo, che ti segue giorno e notte riportando la qualsiasi a chi di dovere, ne era ben consapevole Silvio Berlusconi che quando sbarcò a Palazzo Chigi convinse il caposcorta dell’Aisi a farsi assumere da lui, naturalmente con stipendio raddoppiato.)
E’ luglio 2023 quando l’enfant prodige dei Servizi riceve l’agognato alloro dall’Armata Branca-Meloni che lo nomina vicedirettore del continuamente prorogato Mario Parente. Nomina che torna molto utile alla “Fiamma Magica”, debuttante assoluta di Palazzo Chigi, in virtù del suo ruolo di “hub” di rapporti e informazioni e relazioni non solo del mondo finanziario ed economico ma soprattutto politico.
Come vicedirettore dell’Aisi, il nostro eroe può disporre infatti di intercettazioni preventive, anche in assenza di reato, ma sempre previa doppia autorizzazione: quella del procuratore con delega all’intelligence in duplex con quella del sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata dalla Presidenza del Consiglio ai servizi segreti. Operazione che, omettendo i ”dettagli”, deve venire messa a conoscenza anche del premier e del Copasir
E qui sorge spontanea la domandina delle cento pistole: il capo dell’Aisi, il buon Parente, avrà sempre controllato che il suo vice appassionato di spyware abbia sempre eseguito diligentemente le norme di legge previste sulle varie autorizzazioni a procedere nelle intercettazioni? Ah, saperlo…
Il raggio di potere in mano a Del Deo gode di un così ampio margine di autonomia per controllare vasti pezzi del sistema di potere italiano che “di lui raccontano che fosse uno dei pochi a non dover bussare per entrare nelle stanze di Giorgia Meloni, quando arriva a Palazzo Chigi”, scrive Giuliano Foschini su “Repubblica”.
Tempo dopo, però, qualcosa cambia.
Pare, dicono, sembra, che sia lo stesso “presentatore” Chiocci ad avere una resipiscenza sull’attività di Del Deo. Ben prima che la figura dello spione viene coinvolta per la strana vicenda delle cimici all’auto di Andrea Giambruno, il direttore del Tg1 avrebbe suggerito alla premier di prendere le dovute distanze dallo 007.
Chissà, magari il navigatissimo direttore del Tg1 intuisce che intorno al vice-direttore del controspionaggio, che a sua disposizione ha i doviziosi fondi riservati dell’Aisi, di cui, tra l’altro, avrebbero beneficiato molti addetti all’informazione, c’erano movimenti “anomali”? Forse l’onnipotenza montante di Del Deo e il suo modus operandi accendono segnali di allarme? Chissà chi lo sa…
In barba al chiacchiericcio maligno e a certi avvertimenti, il rapporto di fiducia di Meloni e Mantovano rimane comunque solido con Del Deo.
Poi tutto si rompe.
La data da segnare di rosso è il 30 novembre 2023, quando due agenti dell’Aisi vengono sorpresi mentre armeggiano vicino all’auto Porsche parcheggiata da Giambruno sotto casa dell’ex compagna Giorgia, come rivelato dal quotidiano “Domani”.
La storiaccia viene classificata dal Viminale come un maldestro tentativo di due ladruncoli e liquidata da Mantovano con una nota in cui esclude ”il coinvolgimento di esponenti appartenenti ai servizi”. Ma, il caso vuole, che due agenti dell’Aisi sono trasferiti all’Aise e da lì prontamente spediti da Caravelli uno in Iraq, l’altro in Tunisia.
L’episodio dei due agenti Aisi beccati da una poliziotta a trafficare intorno all’auto di Giambruno avviene (30 novembre 2023) in un momento drammatico dal punto di vista familiare di Giorgia Meloni: appena un mese e mezzo prima (18 ottobre 2023) avviene la messa in onda dei bombastici fuorionda da parte di ”Striscia la Notizia” (previa “benedizione” della Famiglia Berlusconi) in cui l’ex cocco di Lele Mora, microfonato e ripreso dalle telecamere, gigioneggia proponendo ammucchiate hot alle colleghe.
Se sul caso Giambruno, ancora oggi, aleggia l’ombra del dubbio sul ruolo di Del Deo e dei due presunti agenti dell’Aisi, la trama del caso Caputi è invece molto più chiara.
L’intercettazione via spyware Paragon del telefonino del capogabinetto del governo Meloni, è attivata dall’Aisi per raccogliere informazioni sul legame familiare tra la moglie del capo di gabinetto e un soggetto sotto osservazione dell’intelligence”, in seguito a un’inchiesta del solito “Domani” che allarma non poco la “Fiamma Magica” di Palazzo Chigi.
A stroncare definitivamente i sogni di Del Deo di prendere il posto del super-prorogato Parente a capo dell’Aisi, sarebbe intervenuto presso Mantovano, l’altro vicedirettore dell’Aisi, Carlo De Donno.
Scrive nella sua newsletter Valerio Valentini, giornalista del “Post”: “È un fatto pure che quando Mantovano, tra giugno e luglio del 2024, s’accorse che la spregiudicatezza di Del Deo era incontrollabile per chiunque, anziché silurarlo lo trasferì al DIS come vice di quella Elisabetta Belloni che ancora si ricorda la telefonata che ricevette da Palazzo Chigi in cui la si pregava di accogliere il reietto (non la prese bene)”.
La “promozione-rimozione” al Dis è del tutto indigesta per l’ex diplomatica. Ricorda Giuliano Foschini su “Repubblica” che quando viene “nominata a capo del Dis, Belloni viene informata che sono necessari alcuni lavori di sicurezza nell’abitazione di campagna dove passa molto tempo.
La informa direttamente Del Deo, che si occupa dei lavori. E li gira alla Sind, la società a cui la sua agenzia aveva affidato appalti per circa 40 milioni nel giro di pochi anni. I 331 mila euro per la sicurezza di casa Belloni sono poca cosa”.
E aggiunge: “Ma per il Ros rappresentano un metodo: perché, a credere alla fattura acquisita e ai lavori effettivamente realizzati, esisterebbe uno squilibrio rilevantissimo, con lavori eseguiti per circa la metà della cifra spesa. Belloni, però,
di tutto questo non sa nulla: le è stato detto che era necessario fare quei lavori ed è stata inviata a casa sua un’azienda.
Che potesse nascere un problema, però, se ne rende conto soltanto il 23 febbraio, quando il quotidiano Domani ne scrive. Belloni chiama Del Deo per chiederne conto e lui la tranquillizza, sostenendo che è tutto in regola”.
La permanenza al Dis di Del Deo non più onnipotente dura un anno: ad aprile del 2025 Del Deo venne estromesso dal governo Meloni con uno scandaloso e mai visto baby-pensionamento a 51 anni, ma come se avesse maturato l’intero ciclo fino a 67, che gli mette in tasca un assegno pensionistico di 10 mila euro più la cosiddetta “cravatta”, l’indennità che spetta per dieci anni ai vicedirettori dei servizi (mentre i direttori dura tutta la vita).
Non solo: l’inaudito decreto ad hoc della Presidenza del Consiglio gli consente di andare subito a lavorare nel privato. E voilà, eccolo presidente di Cerved, la principale società di informazioni commerciali e rating, di proprietà di Andrea Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia.
“Al che, seguendo la stessa logica del sospetto cara ai meloniani di più stretta osservanza”, sottolinea sempre Valerio Valentini, “verrebbe da coltivare un dubbio senz’altro infondato: che questo licenziamento così comodo, questo maltrattamento di favore, derivi dal timore che Del Deo possa ricattare qualcuno anche dentro Palazzo Chigi… ma noi, dai, siamo sicuramente troppo maliziosi”.
(da Dagoreport)

argomento: Politica | Commenta »

LO STRAPPO DI FORZA ITALIA SUL 25 APRILE: I GIOVANI AZZURRI IN LOMBARDIA PARTECIPERANNO AL CORTEO A MILANO INSIEME AL CENTROSINISTRA E ALL’ANPI. L’HA ANNUNCIATO IERI IL SEGRETARIO REGIONALE ANDREA NINZOLI COME PRIMO SEGNALE DI UN RINNOVAMENTO NEL SOLCO TRACCIATO DA MARINA BERLUSCONI

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

NON È UN MISTERO CHE GLI EREDI DEL CAV NON VEDANO DI BUON OCCHIO UN PARTITO APPIATTITO SUL SOVRANISMO E SU GIORGIA MELONI. E NON SORPRENDE CHE DAI GIOVANI DI FORZA ITALIA PARTIRÀ UNA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE IN LOMBARDIA SUL FINE VITA, INSIEME AD ALCUNI ESPONENTI DEL PD

I giovani di Forza Italia in Lombardia parteciperanno al corteo del 25 aprile a Milano insieme al centrosinistra e all’Anpi. L’ha annunciato ieri il segretario regionale Andrea Ninzoli. Eletto da un anno, il responsabile della primavera azzurra regionale ha pensato a questo come il primo segnale di un rinnovamento nel solco tracciato da tempo da Marina Berlusconi che ha nelle giovani leve i suoi più fedeli sostenitori.
«È importante esserci come partito – dice Ninzoli – con il simbolo e uno striscione» su cui però si sta ancora lavorando. La mediazione sul testo è complessa, tra chi vuole picchiare duro sugli alleati e chi vuole dar loro solo un segnale.
«Inviteremo anche i responsabili delle giovanili di FdI e Lega» ma «non ci aspettiamo risposta». La partecipazione di domani – ancora da organizzare, si sa solo che sfileranno vicini alla Brigata ebraica – va oltre il piano simbolico.
Dentro Forza Italia si spinge per un riposizionamento che recuperi il profilo moderato e istituzionale del partito. Una linea che trova sponda nelle indicazioni della primogenita del Cav, che ha più volte sollecitato un rinnovamento non solo della classe dirigente ma anche dei temi con un ritorno a posizioni più nette su diritti, libertà individuali e collocazione europea.
Non è un mistero che gli eredi del fondatore non vedano di buon occhio un partito appiattito su FdI. E non dovrebbe sorprendere che proprio dai giovani di Forza Italia partirà una proposta di legge regionale in Lombardia sul fine vita, insieme ad alcuni esponenti del Pd.
Quanto al 25 aprile, dopo il sit-in di protesta con gli stranieri di seconda generazione voluto dalla sezione milanese azzurra in opposizione alla manifestazione sulla remigrazione, è sempre più chiaro che questo tipo di scelte siano gesti politici per marcare la distanza dalla Lega.
Non è casuale che il segnale arrivi dalle nuove generazioni, meno legate agli equilibri storici della coalizione e più libere di interpretare quella domanda di cambiamento.
Il punto, però, è politico: questo processo di “normalizzazione liberale” convive con un’alleanza che, sia a livello nazionale sia regionale, comprende Lega e FdI, portatrici di una linea distante su questi temi.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

“GIO PONTI NON ERA FASCISTA”! GLI EREDI DELL’ARCHITETTO CHE PROGETTO’ IL PIRELLONE CONTRO IL MUSEO DELLA DESTRA: SCOPPIA IL CASO DELLO SPAZIO A MILANO VOLUTO DA REGIONE LOMBARDIA (CHE HA STANZIATO UN MILIONE) PER CREARE UNO SPAZIO ESPOSITIVO GIO PONTI ALL’INTERNO DEL MUSEUM ADI (ASSOCIAZIONE DESIGN INDUSTRIALE)

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

IL NIPOTE SALVATORE LICITRA CHE RAPPRESENTA GLI ARCHIVI “E’ UN OPERAZIONE POLITICA. È IN ATTO UN TENTATIVO DI REVISIONISMO MOLTO CHIARO PER TRASFORMARE PONTI IN UN PERSONAGGIO DELLA DESTRA ITALIANA” … L’ALTRO NIPOTE PAOLO ROSSELLI: “DA RAGAZZO CHIESI A MIO NONNO PER CHI VOTAVA E LUI MI RISPOSE CHE ERA PER UN DEMOCRISTIANO DI SINISTRA COME CARLO DONAT-CATTIN”

«A chi Gio Ponti? A noi!». Nella resistibile offensiva culturale della destra di governo, nella caccia grossa a figure illustri da esporre come trofei nel proprio pantheon, scocca l’ora fatale dell’architettura. Con relativa contestazione.
Sono infatti gli eredi e curatori dell’opera di Ponti a opporsi — anche con una diffida per ora rimasta inascoltata — a un’iniziativa che dovrebbe riguardare la figura e il lavoro del grande architetto milanese e nella quale brilla al momento proprio la loro polemica assenza.
La settimana scorsa viene firmata una convenzione tra Regione Lombardia e Fondazione Adi (Associazione design industriale) di cui lo stesso Ponti fu tra i fondatori. Dalla Regione un milione di euro per creare uno spazio espositivo Gio Ponti all’interno dell’Adi Museum; dalla stessa Adi un investimento per un altro milione. Alla cerimonia presenziano Francesca Caruso, assessore alla Cultura della Lombardia e larussiana in purezza — che già il 2 febbraio aveva annunciato l’iniziativa — i vertici dell’Adi, ma soprattutto il presidente FdI della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. «Un Leonardo contemporaneo», dice di Ponti.
E in effetti il genio eclettico dell’architetto che progettò — tra l’altro — il Pirellone, ideò un’icona del design come la sedia Superleggera, fondò la rivista Domus, è indiscusso. E forse è fin poco ridurlo in uno spazio soppalcato nell’Adi Museum, che verrà utilizzato anche per altre attività.
Ma al di là degli spazi, c’è qualcosa di cui alla presentazione, dove non compare nessuno tra gli otto tra eredi e curatori di Ponti, si evita accuratamente di parlare. Tutti loro — rappresentati dal nipote Salvatore Licitra, curatore dei “Gio Ponti Archives” che raccolgono immagini e informazioni e amministrano l’archivio storico, e da Paolo Rosselli, altro nipote che cura l’archivio epistolare — hanno già inviato il 10 febbraio scorso una diffida formale alla Regione Lombardia e all’Adi.
Lamentano di non essere stati consultati riguardo all’iniziativa, ricordano che qualunque uso del nome e delle opere di Ponti presuppone il loro consenso, e puntualizzano anche di aver appreso tutto dai giornali. Risposte? «Dalla Regione silenzio totale», dice Licitra. L’Adi, invece, replica e afferma in sostanza che il progetto dello spazio espositivo è stato condiviso con gli eredi e da loro ritenuto idoneo. Una versione che Licitra e Rosselli negano recisamente.
Del resto, sostiene proprio Rosselli, «non intendevamo certo rifiutare l’offerta dell’Adi, ma avevamo messo in chiaro che il progetto doveva passare per forza dalla nostra approvazione. Loro parevano averlo capito, ma poi hanno fatto altrimenti».
Fin qui, una controversia tra eredi e istituzioni che potrebbe sembrare solo una questione di diritti d’autore e magari di legittime sensibilità offese.
Ma dietro c’è qualcosa di più, e per capirlo bisogna tornare proprio a Mollicone. «È lui che nel 2023 si fa vivo per la prima volta con me — racconta Licitra — proponendomi una mostra di Gio Ponti in Parlamento».
La risposta è netta: «Noi facciamo le mostre nei musei. Non mi piace accostare Ponti al mondo della politica». Mollicone viene congedato, ma qualche mese dopo è il direttore dell’Adi Museum, Andrea Cancellato, a farsi avanti con toni più felpati per proporre a Licitra di portare i materiali d’archivio sotto il tetto del museo e costruire uno spazio dedicato all’architetto. Il curatore accetta di ragionarne, ma a una condizione precisa: che tutto si faccia assieme alla “comunione” degli eredi, che da oltre un trentennio segue il patrimonio culturale dell’architetto, cura i volumi a lui dedicati, ne organizza le mostre in tutto il mondo.
Segue però un lunghissimo silenzio che viene rotto solo il 2 febbraio, quando l’assessore Caruso annuncia l’omaggio a Ponti all’insaputa — e a questo punto a dispetto — degli eredi di Ponti.
«È in atto un tentativo di revisionismo molto aperto, molto chiaro — dice così Licitra — per trasformare Ponti in un personaggio della destra italiana». Per gli eredi il disegno è chiaro: inserire Ponti in una narrativa identitaria di destra, approfittando del fatto che fu un cattolico praticante, che aveva lavorato intensamente anche durante il ventennio fascista, e che i fondi pubblici oggi scorrono soprattutto a quelle latitudini. Ma, sostengono, sarebbe una narrativa mistificatoria.
«Da ragazzo chiesi a mio nonno per chi votava — ricorda Rosselli — e lui mi rispose che era per un democristiano di sinistra come Carlo Donat-Cattin». Licitra sottolinea che il mondo di Ponti era quello della grande borghesia industriale milanese; universo del tutto estraneo al fascismo.
«Lavorò, e molto, durante il regime perché lavorava sempre. Lo fece grazie a una rete di relazioni che non passava per la tessera del partito».
«Non gli interessava certo essere funzionale al regime, ma gli interessava ovviamente il suo lavoro — commenta Stefano Casciani, che ha curato un ampio saggio biografico per il volume definitivo dedicato all’architetto ed edito da Taschen — Se ora qualcuno vuole collocarlo vicino al fascismo fa un errore».
(da Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

GIORGIA MELONI INCOLPA L’EUROPA, L’ISTAT E IL SUPERBONUS, MA LA COLPA DEL DEFICIT OLTRE IL 3% È SOLO DEL SUO GOVERNO: È STATO L’ESECUTIVO A INDICARE COME OBIETTIVO IL RAGGIUNGIMENTO ANTICIPATO DELL’OBIETTIVO, CHE AVREBBE FATTO USCIRE L’ITALIA DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE. MA UNA VOLTA PIAZZATA L’ASTICELLA, IL MEF AVREBBE DOVUTO CONTROLLARE LA SPESA PIÙ SCRUPOLOSAMENTE

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

LO SFORAMENTO NASCE DA UN ERRORE DI PREVISIONE, COMPENSATO SOLO IN PARTE DA UN AUMENTO DELLE ENTRATE, DERIVANTI DA IMPOSTE DIRETTE E CONTRIBUTI (5 MILIARDI INSIEME)

Il decimale di deficit, anzi la “seconda cifra decimale” come si precisa nel Dfp, che ha trasformato un possibile trionfo in un concreto fallimento è tutto opera del governo Meloni.
Sul piano economico si tratta di una questione inesistente: un deficit al 3 per cento anziché al 3,1 per cento non avrebbe regalato alcun “tesoretto” da spendere dato che le regole europee prevedono un percorso pluriennale di aggiustamento che supera i vecchi parametri.
Restare o uscire dalla procedura per deficit eccessivo non dà alcun bonus formale e neppure sostanziale, nel senso che i mercati non prezzano un rischio diverso per un decimale. Ma uscire dalla procedura d’infrazione è, a un certo punto, diventato un obiettivo del governo: il simbolo di una politica di bilancio “prudente”, come ripete il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha permesso dall’inizio della legislatura di ridurre il deficit da un abnorme 8,1 per cento a circa il 3 per cento.
Quando nel corso del 2025, a causa di un aumento delle entrate, si è visto che il deficit sarebbe stato ben inferiore al 3,3 per cento inizialmente previsto, l’uscita dalla procedura d’infrazione con un anno di anticipo è diventato un risultato a portata di mano su cui ha puntato la comunicazione governativa.
Tanto che, nella legge di Bilancio, il governo aveva indicato il 3 per cento di deficit come target e, di conseguenza, l’uscita dalla procedura d’infrazione come risultato. Ma al Mef erano consapevoli che si trattava di un dato precario, visto che nel Dpfp di ottobre il deficit al 3 per cento era solo il frutto dell’arrotondamento di una stima del 3,04 per cento
In ogni caso, una volta posta l’asticella politica al 3 per cento, il compito principale del governo e del Mef sarebbe dovuto essere quello di controllare la spesa più scrupolosamente del solito per evitare brutte sorprese, dato che una manciata di milioni avrebbero potuto far superare la soglia autoimposta come obiettivo.
E invece no. Il paradosso è che, come certifica il governo nel Dfp, il 3,1 per cento è il risultato di un deficit al 3,07 per cento, ovvero 0,03 punti più del previsto: appena 600 milioni (598 per la precisione). Bastava davvero poco al governo per evitare di spararsi un colpo nei piedi.
Ma l’errore è molto più clamoroso di quanto possa apparire. Perché lo sforamento di appena 600 milioni è, in realtà, il prodotto di una spesa di 11,3 miliardi superiore alle stime tecniche della legge di Bilancio in gran parte compensata da entrate superiori al previsto pari a 10,7 miliardi.
Se si escludono 4,7 miliardi di euro, dovuti alla rimodulazione del Pnrr che compaiono sia tra le entrate sia tra le uscite, resta una differenza di circa 6 miliardi di maggiori entrate e 6,6 miliardi di maggiori uscite. Queste ultime, sostiene il governo nel Dfp, sono dovute in larghissima parte dovute all’ennesimo aumento imprevisto della spesa per il Superbonus che è costato altri 8,4 miliardi di euro.
Questo vuol dire che il mancato controllo della spesa da parte del Mef non è stato di 600 milioni, bensì undici volte maggiore. L’errore di previsione è stato in buona parte compensato da un altrettanto inaspettato aumento delle entrate, derivanti soprattutto da imposte dirette e contributi (5 miliardi insieme). Eppure non è servito a raggiungere il traguardo, perché l’extraspesa ha corso più veloce dell’extragettito.
Fa quindi un poco sorridere la polemica di Giorgia Meloni nei confronti dell’Istat.
Ma l’aspetto paradossale è un altro: i 20 miliardi in più di pil nominale invocato da Meloni sono il numero magico che consente di far scendere il rapporto deficit/pil dal 3,07 per cento (e quindi 3,1) al 3,04 per cento (e quindi 3).
In questo senso, hanno lo stesso valore matematico di 600 milioni di spesa in più: ma è proprio la falla nelle previsioni delle uscite che ha fatto saltare i conti al governo. In pratica, invece di reclamare non si sa su quali basi 20 miliardi in più di pil nominale, sarebbe bastato spendere 600 milioni in meno. In sostanza, il governo avrebbe raggiunto comunque l’obiettivo se solo l’errore di previsione della spesa fosse stato un decimo più piccolo. Così il traguardo autoimposto è diventato un danno autoinflitto. Chi è causa del suo male pianga se stesso.
(da Il Foglio)

argomento: Politica | Commenta »

TRA SETTE GIORNI L’ITALIA SARA’ IL PAESE EUROPEO IN CUI IL GASOLIO COSTERA’ DI PIU’

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

IL 1 MAGGIO SCADRA’ IL TAGLIO TEMPORANEO DELLE ACCISE VARATO DAL GOVERNO: LO SCONTO DI 24,4 CENTESIMI HA AVUTO UN EFFETTO PARZIALE SUI PREZZI…SE SPARIRA’ DI COLPO IL COSTO DEL DIESEL SARA’ IL PIU’ CARO IN EUROPA, RINNOVARE IL TAGLIO COSTEREREBBE MOLTISSIMO, AD OGGI E’ GIA’ COSTATO UN MILIARDO DI EURO

Il taglio delle accise sui carburanti sta per arrivare al termine. Il governo Meloni lo aveva rinnovato fino al 30 aprile, dunque dal 1° maggio 2026 il prezzo di benzina e diesel tornerà quello ordinario.
Considerando che il taglio vale 24,4 centesimi, i prezzi alla pompa del diesel potrebbero diventare i più alti in tutta Europa: la Super costerebbe circa 1,98 euro al litro, mentre il gasolio potrebbe andare a oltre 2,30 euro al litro. Gli esperti consigliano di cancellare il taglio, ma non sarà semplice per il governo prendere questa decisione.
Quanto costano oggi benzina e diesel, il confronto Italia-Ue
Fare una previsione precisa sui prezzi è impossibile. Da qui a una settimana, quando il taglio delle accise smetterà di avere effetto, il prezzo dei carburanti potrebbe cambiare molto. Nelle ultime settimane c’è stato un calo, anche a causa delle reazioni del mercato alla tregua raggiunta in Iran. Oggi, per esempio, la benzina costa in media 1,736 euro al litro. Il diesel è a 2,062 euro al litro. Si parla sempre di self service e fuori dalle autostrade, dove le tariffe si alzano di circa cinque centesimi.
Il ministero delle Imprese ha rivendicato che dall’inizio della guerra in Iran l’Italia è “il Paese con la crescita più contenuta dei prezzi dei carburanti tra le principali economie europee”. Questo in realtà è in buona parte dovuto al taglio delle accise, che ha tenuto i prezzi artificialmente più bassi. Tra le grandi economie a cui fa riferimento il governo, solo la Spagna ha fatto lo stesso.
È vero, comunque, che al momento con il taglio delle accise in vigore i prezzi in Italia sono nella media europea, o anche leggermente più bassi. La media della benzina calcolata dalla Commissione europea al 20 aprile era di 1,827 euro al litro. Quella del gasolio a 2,007 euro al litro. Ovvero, già oggi la media è più bassa del prezzo italiano (mentre invece la media nei Paesi che usano l’euro è quasi identica al dato dell’Italia).
Quanto aumentano i prezzi se il governo non rinnova il taglio delle accise
Il problema è cosa succederebbe se di colpo il taglio delle accise sparisse. Le accise hanno un effetto immediato sui prezzi del carburante. Dunque, approssimando, si può stimare che se oggi le imposte tornassero a pieno regime la benzina costerebbe circa 1,98 euro al litro. Il gasolio, invece, salirebbe fino a 2,30 euro al litro.
Sarebbe un colpo per entrambi, ma il diesel in particolare schizzerebbe a un livello che, ad oggi, non si registra da nessuna parte. Nei Paesi Bassi il costo è a 2,29 euro al litro, ed è il prezzo più alto in assoluto. In Francia il gasolio costa 2,24 euro al litro, in Germania 2,13 euro, in Spagna 1,80 euro al litro.
Insomma, l’Italia si troverebbe a passare di colpo da un prezzo nella media al più alto del continente, con tutta probabilità. Per questo il governo Meloni potrebbe valutare di prolungare il taglio delle accise. Il problema è che la misura costa moltissimo, e in media aiuta di più le famiglie a reddito più alto. Lo hanno sottolineato moltissimi esperti. La politica, però, deve fare i conti con chi si trova il prezzo alla pompa in aumento.
La decisione andrà presa nei prossimi giorni. Finora dall’esecutivo non sono arrivate prese di posizioni, se non quella di Matteo Salvini che a Dritto e rovescio ha detto: “Noi riteniamo che sia impensabile che la benzina aumenti di botto di 20-30 centesimi, soprattutto per chi la usa per lavoro. Il governo italiano ha pronti i soldi per aiutare, piccolo problema: le regole europee ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà”.
Più che un impegno a rinnovare il taglio delle accise, è sembrato un modo per scaricare la responsabilità sull’Europa. Anche perché non ci sono molte prove che il governo abbia “pronti i soldi” per il rinnovo. Dal 19 marzo alla fine di aprile, il taglio delle accise è costato quasi un miliardo di euro. Nel frattempo, restano sul tavolo altre misure promesse dall’esecutivo, come il Piano casa e il decreto Primo maggio per le buste paga.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

“TOGLI L’HIJAB ENTRO 8 GIORNI O SEI LICENZIATA”: IL RICATTO ILLEGALE ALLE DIPENDENTI DI UN’AZIENDA FRANCESE

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

ALCUNE LAVORANO GIA’ DA ANNI PER L’AZIENDA E QUANDO SONO STATE SCELTE INDOSSAVANO IL VELO E NESSUNO HA MAI FATTO OBIEZIONE

Da anni faceva uso di immagini con donne musulmane con il velo nelle pubblicità con cui promuoveva pari opportunità sul lavoro e fenomeni di empowerment femminile. Eppure recentemente Elior, filiale del gruppo Derichebourg, azienda operante nel settore catering, avrebbe fatto parlare di sé non per la sua inclusività, ma per le sue violente discriminazioni in Francia.
Così, un improvviso cambiamento nella politica aziendale all’inizio del 2026 ha posto le storiche dipendenti di fronte a due scelte, ugualmente amare: togliersi l’hijab o essere licenziate con l’accusa di «grave cattiva condotta».
L’inchiesta e le scoperte shock
Un’inchiesta giornalistica pubblicata dal sito francese Mediapart avrebbe raccolto le testimonianze delle moltissime donne coinvolte da questo improvviso cambio di rotta in azienda. Diverse lavoratrici, impiegate spesso anche da anni nell’azienda Elior, sarebbero state convocate dagli uffici del personale per essere aggiornate sulle nuove politiche in vigore sul posto di lavoro. Così, dall’oggi al domani, avrebbero ricevuto una lettera ufficiale in cui si affermava: «indossare simboli religiosi visibili non è consentito durante lo svolgimento delle mansioni professionali». Le opzioni disponibili sarebbero state quindi due: togliersi l’hijab, o essere licenziate con l’accusa di «grave cattiva condotta».
Le testimonianze delle dirette interessate
Aisata è una delle vittime e racconta di aver fatto la fila fuori dall’ufficio del suo responsabile con diverse altre colleghe “velate”, prima di ricevere quello che era – a tutti gli effetti – un ricatto, bello e buono. «Sono stata assunta con l’hijab e, all’epoca, non c’era alcun problema. Ora ci danno 8 giorni per toglierlo o andarcene». Il colloquio sarebbe stato «molto formale. Hanno fatto finta di darci la
parola, ma la decisione era già stata presa. Conoscevamo già il verdetto». Turkan, una seconda donna intervistata, si è invece focalizzata sull’incoerenza dell’azienda, che da anni pubblica immagini promozionali di dipendenti velate per promuovere il suo programma “Talenti femminili”, ma poi vieta loro di indossare l’hijab.
La posizione dell’azienda: una «standardizzazione dei regolamenti interni»
Dal canto suo, l’azienda sostiene che non si tratti di misure generali, bensì di «alcuni provvedimenti individuali» presi nei confronti di coloro che si sono rifiutati di rispettare le regole, riferendosi all’avviso di licenziamento entro 8 giorni. Inoltre, le nuove misure risponderebbe ad un’implementazione nell’ambito di un processo di «standardizzazione dei regolamenti interni», in particolare nei luoghi di lavoro collegati a strutture pubbliche, come scuole e ospedali. La malafede dell’azienda emerge, però, quando si nota come abbia modificato il proprio regolamento interno il 2 aprile 2026, poco prima dell’inizio del procedimento di licenziamento. Il “principio di neutralità” negli spazi privati sarebbe stato così frettolosamente inserito nelle direttive, nel tentativo di colmare le lacune legali che le dipendenti avrebbero potuto utilizzare in tribunale.
L’illegittimità dei provvedimenti
L’avvocata specializzata in diritto del lavoro, Clara Gandin, avrebbe dichiarato che esistano seri dubbi sulla “proporzionalità del licenziamento”. Le donne coinvolte, infatti, non sarebbero state raggiunte da nessun avvertimento o rimprovero e i nuovi provvedimenti potrebbero comportare una discriminazione indiretta, se fosse dimostrato che hanno preso di mira un gruppo specifico. Il caso di Elior non costituirebbe, comunque, un unicum isolato nel panorama francese, ma si inserirebbe in un fenomeno sempre più frequente.
Per esempio, il gruppo Magellan Partners, società specializzata in consulenza organizzativa e sistemi informativi, insieme ad altre società di revisione contabile, ha modificato improvvisamente i propri regolamenti interni per licenziare le dipendenti velate con il pretesto della “neutralità”, disattendendo così le proprie promesse di uguaglianza e integrazione.
La reazione delle dipendenti licenziate
«Siamo una minoranza e possiamo essere licenziati come se fosse normale»: questo
il commento di una delle donne licenziate. «Mi si stringe il cuore per i miei genitori» ha detto poi Madoka, una studentessa che ha perso, a causa del suo rifiuto di togliersi l’hijab, il contratto di tirocinio. «Non ho ancora osato dirglielo. Tutto ciò che desiderano è che io abbia successo, e ora è tutto perduto».
Le peculiarità del caso francese
La Francia è nota per il suo modello ispirato al principio di assoluta laicità della Repubblica, che ha portato nel tempo a promulgare leggi che hanno sempre più vietato l’uso di simboli religiosi, soprattutto negli uffici e nelle scuole pubbliche. Così, una legge del 2004 vietava alle bambine dalla scuola materna fino alle scuole superiori di utilizzare il velo, se frequentanti scuole pubbliche, mentre rimaneva in vigore il permesso di indossarlo da parte delle studentesse nelle università. Una legge del 2011 ha, invece, vietato in qualunque spazio pubblico l’utilizzo del velo integrale. Diversa, però, la situazione per le aziende private, per la quali si farebbe riferimento a una recente sentenza della Corte di Cassazione che dice: «Il datore di lavoro può, nell’interesse dell’azienda, includere nel regolamento interno aziendale, una clausola di neutralità che vieti di indossare in modo visibile qualsiasi simbolo politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro». Questo però a condizione che la “clausola generale e indifferenziata” sia applicata solo ai dipendenti nella posizione in questione che sono a contatto con i clienti.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

“LA BARCA DELLA CASA BIANCA VA, MA L’EQUIPAGGIO SI ASSOTTIGLIA E IL GRANDE TIMONIERE RESTA SEMPRE PIÙ DA SOLO”: NELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP È SCATTATO IL TUTTI CONTRO TUTTI E SI SGRETOLA LA BASE MAGA, DOVE CRESCONO LE VOCI DISSIDENTI, A COMINCIARE DA TUCKER CARLSON

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

L’AMBASCIATORE STEFANINI: “MANCANO ANCORA SEI MESI ALLE ELEZIONI DI MEDIO TERMINE. TRUMP PUÒ SPERARE DI RISALIRE NEI SONDAGGI, PUR DIFFICILE SE IL PREZZO DELLA BENZINA NON SCENDE PRESTO. MA ALTRI DUE FRONTI GLI SI APRONO IMMEDIATAMENTE: COL CONGRESSO E ALL’INTERNO DELLA STESSA AMMINISTRAZIONE”

La presidenza Trump perde pezzi. L’ultimo in ordine di tempo è il Segretario alla Marina, John Phelan, licenziato in tronco da Pete Hegseth, nel bel mezzo di una guerra che vede sempre più fortemente impegnata la Us Navy, con due portaerei nel Golfo, il blocco iraniano nello Stretto, il controblocco navale americano dell’Iran.
Nella seconda amministrazione Trump la competenza è un optional. Conta solo la fedeltà. Che doveva compensare l’incompetenza – che non fa difetto – con la continuità e la coesione.
Garantendo che, a differenza della prima amministrazione in cui le eccellenze, i Jim Mattis, Rex Tillerson, John Bolton, se ne andavano per aver pensato con la propria testa ed esperienza quand’anche diversamente dal presidente, tutti si mettano ordinatamente in riga ad eseguirne politiche ed ordini. Ma neppure questo basta.
Sulla guerra all’Iran Donald Trump ha fretta, gli iraniani no e Hormuz rimane chiuso. Qualcosa cederà, prima o poi, speriamo prima perché i danni si cumulano, a Teheran o a Washington, o su entrambi i versanti se e quando andrà a buon fine l’attivismo dei bravi mediatori pakistani. Malgrado la strapotenza militare Washington è il negoziatore più debole perché il presidente ha un disperato bisogno di chiudere al più presto la partita.
Dopo ormai due mesi si è trasformata da una guerra per liberare l’Iran dal barbaro giogo teocratico – obiettivo dimenticato – a una coercizione militare con dichiarati scopi strategici – programma nucleare, uranio arricchito, missili balistici, di Teheran – a un braccio di ferro per la riapertura dello Stretto.
Alla fine, gli iraniani lo molleranno, bisogna vedere a che prezzo, quanto spunteranno in contropartite economiche di alleggerimento delle sanzioni, quanto gli americani otterranno su nucleare e capacità missilistiche. Ma non ci siamo ancora. Trump ha persino smesso di dare ultimatum che poi revoca
La diplomazia dilatoria di Teheran scherza col fuoco. Forse quello che vuole il partito della guerra, identificato nei pasdaran guidati dal generale di brigata Ahmad Vahidi, macellaio delle piazze iraniane. Conosciamo troppo poco delle dinamiche interne alle dirigenze iraniane, teocratica e militare.
Fanno apparire la vecchia cremlinologia sovietica un gioco da ragazzi. Lasciando l’interpretazione ad esperti, vediamo una Teheran che pur tartassata tiene in scacco diplomatico gli Usa. Non sapendo più che pesci prendere nelle acque del Golfo, Donald Trump si è messo in caccia delle mine.
Come tanti altri suoi annunci, la minaccia di aprire il fuoco su chi le posa lascia il tempo che trova. Sono già state disseminate. La stima dello stesso Pentagono è che occorrano circa 6 mesi a farne piazza pulita. Col probabile e opportuno aiuto degli ingrati europei, fra cui l’Italia, come confermato ieri dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Non per fare un piacere a Donald ma nell’interesse nostro e della comunità internazionale, Usa compresi
Donald Trump sta già subendo su più fronti interni le conseguenze della vicenda iraniana. Può pretendere di sorvolare sul calo di popolarità, tasso di approvazione al 33% contro disapprovazione al 58%, e sulle crepe nella base Maga, dove crescono le voci dissidenti, a cominciare dal camaleontico ma trascinante Tucker Carlson, “tormentato” dall’appoggio dato a Trump.
Mancano ancora sei mesi alle elezioni di medio termine. Può sperare di risalire, pur difficile se la benzina non scende presto sotto i quattro dollari a gallone. Altri due fronti gli si aprono immediatamente: col Congresso e all’interno della stessa amministrazione.
Le maggioranze repubblicane in Congresso sono state finora supinamente passive, respingendo i tentativi democratici di mettere ai voti l’autorizzazione alla guerra ai sensi dell’War Powers Act del 1973.
Che però prevede che tale autorizzazione sia tassativamente richiesta entro 60 giorni che scadono il primo maggio. Se non riesce a chiudere la guerra prima – altro motivo di fretta – Donald può concedersi una proroga di 30 giorni o affrontare le incognite del voto.
L’amministrazione, pur con componenti intatte ha perso in rapida successione la teatrale Kristi Noem (Homeland Security), Pam Bondi (Attorney General), Lori Michelle Chavez-DeRemer (Lavoro), più altre figure appena sub vertice come il capo del Border’s Patrol Gregory Bovino, colpevole di essere più realista del re nelle deportazioni di immigrati illegali.
Kash Patel, direttore dell’Fbi, sta facendo causa all’Atlantic per danni reputazionali; chiede 250 milioni di dollari. La nomina di Kevin Warsh alla Fed è nelle pastoie del Senato col rischio, per Trump, di vedersi di fatto prorogato il detestato Jerome Powell oltre maggio.
Fra 1600 Pennsylvania Avenue e Mar-a-Lago la barca va ma l’equipaggio si assottiglia e il grande timoniere resta sempre più da solo. Si consola con l’Arco di Trionfo e altri monumenti. Lì un nome basta: il suo.
Stefano Stefanini
per “La Stampa”

argomento: Politica | Commenta »

LA TV: L’ULTIMA ARMA DI GIORGIA MELONI PER COLPIRE LA FAMIGLIA BERLUSCONI. IN RAI SI PENSA A SCIPPARE I VOLTI STORICI DEL SOVRANISMO “RETEQUATTRISTA”: DEL DEBBIO, MARIO GIORDANO O ADDIRITTURA PORRO, ORMAI ISOLATI NELLA MEDIASET “RIPULITA” DA PIER SILVIO BERLUSCONI

Aprile 24th, 2026 Riccardo Fucile

“IL FOGLIO”: “MELONI NON SI FIDA DELLA NUOVA FORZA ITALIA E LE RESTA LA RAI. IL CONTRATTO DI GILETTI POTREBBE NON ESSERE RINNOVATO E I VERTICI HANNO BISOGNO DI INVENTARSI UN PROGRAMMA POLITICO. FINORA I DEL DEBBIO, GIORDANO, PORRO NON SI SONO MOSSI PERCHÉ HANNO COMPENSI IMPORTANTI, MA LA RAI PUÒ CONVINCERLI”

La vecchia Rete 4 rischia di fuggire in Rai e la nuova non piace agli spettatori di Rete 4. Il malessere di Paolo Del Debbio e di Mario Giordano ha già un effetto: la Rai cerca le punte in naftalina del Retequattrismo.
Il significato dell’editoriale di Del Debbio contro Marina e Pier Silvio Berlusconi è più profondo di come è stato raccontato.
Del Debbio ha partecipato alla fondazione di Forza Italia e sarebbe naturale per Del Debbio un ruolo alla Gianni Letta (che è tornato a fare Letta).
La rete si è spostata a sinistra al punto che Realpolitik ha ospitato in prima serata Rosi Bindi. La trasmissione? E’ precipitata al tre per cento. Si aggiunga che gli opinionisti di destra prendono gettoni pari a un terzo di quelli di Scanzi e De Gregorio (1.500 circa contro 500). Ancora? A Giordano è stato impedito, per la prima volta, di presentare a Mediaset il suo ultimo libro sulle banche. A Cologno monzese il pensiero liberale esiste ma a (conto) corrente alternato.
Meloni non si fida della nuova Forza Italia e le resta ancora la Rai. Il contratto di Giletti potrebbe non essere rinnovato e i vertici hanno bisogno di inventarsi un programma politico.
La Rai può prendere una punta del Retequattrismo. Finora i Del Debbio, Giordano, Porro non si sono mossi perché hanno compensi importanti, ma la Rai può convincerli con contratti da intrattenimento. E’ chiaramente un’operazione politica che può fare male alla famiglia, un’altra arma che ha Meloni sul tavolo, come è stata sempre il tetto pubblicitario.
Se la Rai strappa una punta di Rete 4 chi fa ascolti su Rete 4? A dirla tutta, va detto, con onore, che c’è anche chi da sinistra rifiuta di andarci. A Luca Sommi, Mediaset
ha offerto un programma, ma Sommi ha rifiutato. Rete 4 è solo la continuazione della politica con altri mezzi. Come la Rai…
(da il Foglio)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.054)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Aprile 2026 (505)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Aprile 2026
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
    « Mar    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • SILVIA SALIS OSPITE DI FAZIO DA’ UNA LEZIONE DI STILE A CHI PENSA SOLO ALLA POLTRONA: “LE PRIMARIE DIVIDERANNO IL CAMPO PROGRESSISTA. NON VOTERO’ ALLE PRIMARIE PERCHE’ NON SAREBBE CORRETTO, ENTRAMBI APPOGGIANO LA MIA GIUNTA A GENOVA, IN POLITICA CONTA LA COERENZA” (E A CONTE E TRAVAGLIO SARANNO FISCHIATE LE ORECCHIE)
    • “NON SONO PIÙ DISPOSTO A PERMETTERE A UN PEDOFILO, STUPRATORE E TRADITORE DI MACCHIARMI LE MANI CON I SUOI CRIMINI”: POCO PRIMA DI AVER CERCATO DI UCCIDERE TRUMP ALLA CENA DEI CORRISPONDENTI DELLA CASA BIANCA, L’ATTENTATORE COLE TOMAS ALLEN HA INVIATO IL SUO “MANIFESTO” ALLA FAMIGLIA
    • ISRAELE, I DUE EX PREMIER LAPID E BENNET UNISCONO LE FORZE PER CACCIARE NETANYAHU
    • BIENNALE, ECCO IL CARTEGGIO TRA BUTTAFUOCO E LA COMMISSARIA RUSSA
    • AUMENTANO I SINGLE IN ITALIA: NEL 2025 ERANO OLTRE 6,3 MILIONI E SI PREVEDE CHE NEL 2050 IL 41% DELLE FAMIGLIE SARÀ FORMATO DA UNA SOLA PERSONA: SOLO DUE SU DIECI IN ITALIA SARANNO COMPOSTA DA UNA COPPIA CON FIGLI
    • CHE FINE HA FATTO MARCO RUBIO? IL SEGRETARIO DI STATO USA È QUASI SPARITO DALLA TRATTATIVA DI PACE CON L’IRAN, CHE IN TEORIA DOVREBBE ESSERE IL SUO MESTIERE
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA