PER IL PD STOP ALLE PRIMARIE, SEGRETARIO ELETTO SOLO DAL CONGRESSO
CAMBIA LO STATUTO, IL LEADER NON SARA’ CANDIDATO PREMIER… EPIFANI VERSO LA REGGENZA….PER LA SEGRETERIA IPOTESI ZINGARETTI
«Bisogna prepararlo bene il congresso… io sono un semplice parlamentare, inutile dire ora se sarò o no il “reggente”. Certo non è che ci siano molti candidati». Guglielmo Epifani ha ricevuto un’incoronazione dall’ovazione nell’assemblea dei deputati democratici, riuniti prima della fiducia.
Ha invitato a metterci la faccia con convinzione nell’appoggio al governo Letta, perchè «quando si fa una scelta va fatta fino in fondo, le difficoltà cominciano con la navigazione ».
Bisognava motivare, dice: una cosa che quand’era segretario della Cgil ha fatto spesso.
Ora c’è di mezzo un partito tramortito dalle faide interne e diventato una sede vacante. Il primo passo per rifondarlo è l’Assemblea dell’11 maggio, già slittata di una settimana e che qualcuno vorrebbe rimandare al 18, per prepararla bene.
Non c’è solo il reggente da decidere, ma anche un paio di cambiamenti che segneranno la “fase 2” del Pd.
La prima novità è questa: il segretario non sarà eletto con le primarie.
Veltroni come Bersani sono stati eletti segretari nei gazebo, dal popolo delle primarie. (Franceschini fu segretario protempore con il voto dell’Assemblea dopo le dimissioni di Veltroni di cui era vice, nel 2009).
Ma adesso, si cambia. O meglio, si rende definitiva la modifica che Bersani aveva voluto introdurre per consentire a Renzi e a Puppato di sfidarlo.
La proposta sarà di disgiungere la figura del segretario da quella del candidato premier.
Quindi il nuovo segretario democratico si occuperà del partito e non correrà automaticamente per Palazzo Chigi. Così si evitano le competizioni e i trabocchetti. Chi guiderà il Pd non avrà alcun interesse a fare cadere Letta prima del tempo.
«Mai più come Veltroni con Prodi nel 2008», esemplificano ieri i Democratici che, sia pure tra contraddizioni, dissensi e madipancia, votano sì al governo Pd-Pdl. «Intanto siamo riemersi, o almeno ci stiamo provando», afferma Piero Martino, di Areadem, la corrente di Franceschini.
D’accordo anche i renziani. «Matteo quando sarà il momento, è pronto a correre per la premiership. Fare il segretario del partito — ripete Dario Nardella non è nelle sue corde».
Il sindaco ‘rottamatore’ l’ha ribadito, domenica.
È un via libera all’operazione distinzione tra leadership del Pd e premiership. E che si porta, come allegato, la fine del congresso-primarie.
Il segretario alla guida del Pd non avrebbe la forza dell’investitura popolare — che resterebbe per le cariche monocratiche, a cominciare dalla presidenza del Consiglio.
Intanto c’è il dossier-reggente da aprire e — ribadisce Rosy Bindi, la presidente dimissionaria da concludere nella prossima Assemblea.
«A settembre faremo il congresso — prevede — quindi c’è bisogno di un reggente, di un coordinatore attorniato da un comitato che rappresenti tutte le sensibilità del partito».
I bersaniani sono dell’opinione che basterebbero alcuni garanti capitanati da un reggente.
Epifani? «A me andrebbe bene, però in dieci giorni ormai cambia il mondo», commenta Paolo Gentiloni, renziano, diffidando di chi dà il pole position l’ex segretario Cgil. Gentiloni ha attaccato Bersani e la sua gestione del partito arrivato ai minimi termini: «Bisogna ripartire dal Lingotto più Renzi».
Con un governo guidato da un ex dc-Popolare-Margherita (è il percorso politico di Letta), il Pd deve essere in grado di fare argine e connotarsi subito, sin dalla reggenza, con una leadership più a sinistra.
Gli ex Ds insomma battono un colpo.
Gianni Cuperlo potrebbe essere un altro candidato. Cuperlo, nell’assemblea pre-fiducia, ha galvanizzato con il suo appello alle ragioni di una scelta tanto difficile da digerire quanto indispensabile «per mettere a frutto un Parlamento con un forte ricambio».
Per il partito tutto è ancora in ballo. Sostiene Michele Meta che già bisognerebbe pensare al futuro segretario.
Per i renziani, «squadra che perde si cambia»: con l’era di Bersani bisogna farla finita. Già qualcuno si sta muovendo pensando a Nicola Zingaretti come segretario. Zingaretti è benvisto dai bersaniani, dai cattolico democratici e ha un rapporto buono con Renzi.
Anche se è neo eletto “governatore” del Lazio, potrebbe pensarci a rifondare il Pd? «Siamo in un’epoca nuova, tutto è aperto», spiega il renziano Michele Anzaldi.
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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