Maggio 10th, 2010 Riccardo Fucile
DALL’INDAGINE ORIM EMERGE CHE SONO ORIENTATI A SINISTRA GLI STRANIERI PROVENIENTI DAI PAESI AFRICANI, A DESTRA ROMENI, UCRAINI E NEOCOMUNITARI… E’ INTERESSATO AL VOTO IL 59,8%, IL 71,3% DI CHI E’ ITALIA DA OLTRE 10 ANNI, L’84,2% DI CHI HA LA CITTADINANZA ITALIANA… LO SPAZIO POLITICO PER UNA DESTRA MODERNA
Un’indagine dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim) ha
fotografato gli orientamenti di voto dei “nuovi italiani”, raccogliendo le opinioni di 9.000 immigrati, rappresentativi della popolazione straniera, proveniente dai Paesi a forte pressione migratoria e presenti a qualunque titolo nel territorio lombardo.
Il primo dato riferisce che il 59,8% degli immigrati si è dichiarato interessato a partecipare alle elezioni: con punte del 74% tra i filippini, del 64% dei romeni, del 63% dei marocchini, del 62% dei senegalesi.
Tra i meno interessati spiccano invece gli ucraini con il 43% e soprattutto i cinesi con il 30%.
E’ poi interessato al voto il 71,3% di chi è in Italia da oltre 10 anni, il 47,3% di quanti sono arrivati da meno di due anni.
Parteciperebbe alle elezioni l’84,2% di chi ha la cittadinanza italiana e il 67,6% dei titolari di carta di soggiorno.
Percentuale che scende al 56% tra chi ha solo il permesso di soggiorno, al 50% tra chi non ha tutti i documenti in regola, al 40% tra chi ne è sprovvisto. Come voterebbero gli immigrati?
Attualmente il 42,1% sceglierebbe la sinistra, contro il 28,8% che si dichiara si destra, mentre ben il 29% è incerto.
A votare a sinistra sono più gli uomini (45,2% rispetto al 38,1% delle donne), provenienti da Senegal (67,6%), Costa D’Avorio (56%) e Marocco (55,7%).
Di destra si dichiarano invece la maggioranza di brasiliani (50,7%), di romeni (46,7%) e di ucraini (41,5%). Continua »
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Maggio 9th, 2010 Riccardo Fucile
L’ART. 6 PREVEDE L’ATTRIBUZIONE GRATUITA DEGLI IMMOBILI DEMANIALI A FONDI IMMOBILIARI DI PROPRIETA’ PRIVATA… ANCHE LE COSTE DIVENTERANNO COMMERCIABILI E GLI ENTI LOCALI METTERANNO SUL MERCATO BENI, CASERME E MONUMENTI PER UNA GRANDE SVENDITA ALLA LOBBIE DEI COSTRUTTORI
Il problema della gestione del patrimonio immobiliare dello Stato ha visto l’Italia, sotto vari governi, fanalino di coda in Europa nella sua valorizzazione e ammodernamento.
Beni pubblici e patrimonio culturale e artistico lasciati spesso nel degrado e nell’abbandono, nonostante il nostro Paese sia notoriamente ricco di tradizioni e monumenti da far invidia al mondo.
Da anni si è imposta la filosofia della svendita, chiamata garbatamente “piano delle alienazioni immobiliari”, peraltro con pochi ricavi per lo Stato e grossi affari per gli imprenditori.
Ora sta per scattare la seconda fase, quello del federalismo demaniale che prevede il trasferimento a Comuni, Province e Regioni dei beni del demanio marittimo ed idrico, di caserme ed aeroporti, nonchè di monumenti, salvo quelli appartenenti al “patrimonio culturale nazionale”.
Un concetto ambiguo, non previsto dal Codice dei Beni culturali, che aprirebbe la strada al “patrimonio culturale regionale” e che è in palese contraddizione con l’art 9 della Costituzione che ritiene “il patrimonio culturale elemento costitutivo della Nazione, una e indivisibile”.
Al di là delle assicurazioni del ministro Bondi che lasciano il tempo che trovano, è evidente che ci si ponga delle domande sul destino del paesaggio delle nostre coste quando si sancisce che “tutti i beni appartenenti al demanio marittimo e idrico verranno dismessi dallo Stato” (art.5).
Per sua natura il demanio marittimo e idrico è di proprietà pubblica perchè racchiude beni comuni di uso collettivo.
Occorre chiarire che i decreto Calderoli non prevede il passaggio dal demanio statale a quello regionale, ma una generale sdemanializzazione per cui tutto, comprese le coste, diventa immediatamente commerciabile.
Se poi aggiungiamo lo stato comatoso delle finanze locali, è facilmente intuibile che si arriverà ai saldi sul mercato immobiliare, pur di recuperare introiti per gli enti locali. Continua »
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Maggio 8th, 2010 Riccardo Fucile
VIETATO ESPRIMERE OPINIONI PERSONALI: I BERLUSCONES DETTANO LE REGOLE ANCHE AI GIORNALISTI… NON POSSONO INVITARE CHI PARE A LORO, MA SOLO I PIDIELLINI DOCG, QUELLI DI DENOMINAZIONE ORIGINALE CORTIGIANA GARANTITA
Per l’esimio vicepresidente vicario dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello, cognome un
po’ da guascone, ma provenienza da ambienti di sacrestia, il partito ai talk show televisivi deve parlare con una voce sola, quella del padrone, come una vecchia casa discografica.
La compattezza e l’unità di vedute si può quindi raggiungere mandando ai dibattiti televisivi un solo esponente.
Poichè ultimamente avevano goduto di qualche passaggio esponenti finiani come Bocchino, Urso, Flavia Perina e Fabio Granata, Quagliariello propone il salto della quaglia: invece che due, se ne inviti uno solo, ovviamente quello scelto dal triumvirato o dal premier in persona.
E mentre i finiani ironizzano su un Pdl che dà ordini alle redazioni e ai conduttori dei talk show e Berlusconi se la prende con la Dandini, Quagliariello ci spiega il suo concetto di libertà che deve vigere nel Popolo della Libertà : “i partiti all’interno hanno una loro vita, fatta di posizioni articolate e a volte contrastanti, si discute, si decide e alla fine la voce all’esterno deve essere unica, altrimenti ci sarebbero due partiti”.
La teoria avrebbe un senso di fronte a un Pdl coeso, specchio fedele della leadership e convinto in tutto e per tutto della bontà della linea di partito.
Ma la realtà non è affatto questa.
Il Pdl oggi è un partito dall’anima divisa in due.
Ma per Quagliariello, non è più il caso di ammettere ai dibattiti in tv una voce per ciascuna di quelle due anime. Continua »
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Maggio 8th, 2010 Riccardo Fucile
IN UNA LETTERA A “IL GIORNALE”, IL RESPONSABILE GENOVESE DEL PDL PRIMA POLEMIZZA CON IL VICEPRESIDENTE DEL IV MUNICIPIO, POI SOSTIENE DI AVER FATTO PRESSIONI CON LA DIREZIONE DELLE CASE POPOLARI PER AVERE UNA SEDE “A PREZZO DI FAVORE”…UN BELL’ESEMPIO DI EQUITA’ PER TANTI GENOVESI IN LISTA DI ATTESA
L’argomento lo avevamo trattato nell’articolo che trovate in fondo alla nostra home page. Ieri “il Giornale” ha pubblicato la replica del coordinatore metropolitano del Pdl, Gianfranco Gadolla, in cui si legge la frase “incriminata”. Pubblichiamo a questo proposito il commento della redazione locale di “Valbisagnonews”, operante sul territorio del IV municipio genovese, non certo orientata a sinistra, lasciando a voi ogni valutazione.
Crediamo che Gianfranco Gadolla sia entrato in un tunnel dal quale difficilmente ne uscirà illeso. Le dichiarazioni rilasciate a “il Giornale” avranno sicuramente un seguito e dovrà giustificare i suoi comportamenti al limite della coerenza ma, soprattutto, della legalità .
Doveva essere un botta e risposta se non di poco conto quasi, ma comunque destinato a finire brevemente, invece è scoppiata la bugna!
Stiamo parlando della lettera scritta e inviata ai giornali da Domenico Morabito (vice presidente del consiglio del IV Municipio) in merito alle dichiarazioni di Gianfranco Gadolla sul fatto che Morabito qualche giorno fa abbia votato a favore del centro sinistra, un documento che lo stesso, “per il bene della vallata” — ha dichiarato – reputava giusto, ma che per i suoi colleghi d’opposizione, in quanto appunto d’opposizione e quindi “bastian contrari”, da votare contro e quindi da bocciare.
Ebbene, alla risposta di Morabito, che non sta certo a noi commentare, puntuale è arrivata la contro replica del coordinatore metropolitano del Pdl che, oltre ad avere lasciato sgomento e senza parole lo scrivente e tutta la redazione, ha toccato nel profondo del cuore e della dignità tutti coloro che non hanno una casa o uno straccio di lavoro.
Ecco la frase incriminata: “I locali della sede di An di via Sertoli, sono stati concessi al «Circolo la mia terra» solo ed unicamente per l’interessamento e la caparbietà , con le quali ho insistito presso Arte (Azienda regionale territoriale per l’Edilizia) affinchè venisse concesso, a prezzo di tutto favore”. Continua »
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Maggio 7th, 2010 Riccardo Fucile
LA DEBOLEZZA DELL’ITALIA DERIVA DALLA CRESCITA MINORE RISPETTO AI PAESI DELL’EUROAREA: CALA IL GETTITO MENTRE RESTA LA SPESA….CON UN DEBITO PUBBLICO AL 118% DEL PIL E’ INUTILE FAR FINTA CHE LA CRISI NON TOCCHERA’ ANCHE IL NOSTRO PAESE….CI VORREBBE UNA GRANDE INTESA NAZIONALE TRA POLITICA E FORZE SOCIALI PER CONCORDARE UNA LINEA COMUNE, COME AVVIENE IN ALTRI PAESI EUROPEI
Non ci sarà la Grecia dietro l’angolo, ma la crisi sta presentando il conto anche all’Italia,
al di là delle dichiarazioni rassicuranti che da due anni ci vengono propinati da troppo ottimisti.
Per evitare scosse ai conti pubblici, l’Italia dovrà trovare 24,8 miliardi nei prossimi 18 mesi e vi sarà una prima serie di misure già a luglio, per un importo di 8-10 miliardi, come avevamo già preannunciato prima delle elezioni regionali.
Allora tutti avevamo smentito per basso interesse di bottega, altri non volevano crederci o vedere la realtà , ora è scritto anche nella Relazione Unificata sull’economia e la finanza pubblica: per rispettare gli impegni presi a Bruxelles per il rientro del deficit e per far quadrare i conti, ci sarà bisogno di “una manovra correttiva pari all’1,6% del Pil”.
Le cose stanno andando peggio del previsto, la ripresa è troppo fiacca e il 2010 si chiuderà con un deficit al 5% del Pil rispetto all’obiettivo del 3%.
La prima contromisura sarà una manovra estiva intorno agli 8-10 miliardi decisa per decreto dal governo e di cui si comincerà a parlare nel Consiglio dei MInistri di oggi, mentre i tecnici del Tesoro sono al lavoro già da settimane.
Tremonti vorrebbe intervenire solo con tagli alla spesa, altri propongono misure più incisive a cominciare dalla previdenza.
Da un lato quindi chi vorrebbe tagliare sui bilanci dei ministeri in termini di beni e servizi, dall’altra chi vorrebbe ridurre da due a una le finestre di uscita annuale delle pensioni di anzianità . Continua »
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Maggio 7th, 2010 Riccardo Fucile
ANEMONE NEL 2002 OTTENNE IL NOS (NULLA OSTA SICUREZZA), NECESSARIO PER LAVORARE CON I SERVIZI, LE FORZE ARMATE E LA POLIZIA, QUANDO MINISTRO DEGLI INTERNI ERA SCAJOLA… AVEVA UNA PICCOLA AZIENDA MA OTTENNE I LAVORI ENORMI PER IL CENTRO DEL SISDE DI PIAZZA DAMA…POI ALTRI APPALTI A CASERME DELLA G.D.F., CARABINIERI E FARNESINA, ANCHE COL GOVERNO PRODI
Il 10 febbraio l’imprenditore Diego Anemone è stato arrestato nell’inchiesta Grandi Appalti con l’accusa di corruzione.
Ora è anche sospettato di aver regalato 900.000 euro all’ex ministro Claudio Scajola per saldare l’acquisto della sua casa romana.
Ciò che si chiedono gli italiani, e per primi gli inquirenti, è che interesse potesse avere, nel luglio 2004, Anemone per ingraziarsi con quel cadeau l’allora ministro per l’Attuazione del Programma.
Forse una forma di sdebitamento per qualche facilitazione ottenuta quando Scajola era ministro degli Interni?
Ripercorrendo a ritroso l’escalation di Anemone, emerge che nel periodo 2006-2008, l’imprenditore ha ottenuto una dozzina di commesse “top secret”, lavorando per Carabinieri, Guardia di Finanza e ministero degli Esteri.
Ma nel giro giusto era entrato nel 2002, con la costruzione di una importante sede del Sisde a Roma.
Per lavorare con i servizi, con le forze armate o di polizia occorre però avere il Nos (nulla osta sicurezza).
Nel 2002, la sua piccolissima ditta di Grottaferrata la ottiene in modo singolare: erano i tempi del secondo governo Berlusconi , ministro degli Interni era Scajola e il generale Mori era stato da poco nominato direttore del Sisde. Continua »
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Maggio 6th, 2010 Riccardo Fucile
MARONI FA LA CAMPAGNA D’EGITTO E FINGE DI ATTACCARE ALFANO PER LA CONCESSIONE DEI DOMICILIARI L’ULTIMO ANNO DI PENA: LA SOLITA FARSA LEGHISTA, PRIMA APPROVANO E POI CAVALCANO I BEONI PADANI…PER CONTROLLARE I DOMICILIARI SERVIREBBERO 33.000 AGENTI? E’ STATO MARONI A TAGLIARE DI 3 MILIARDI I FONDI ALLE FORZE DELL’ORDINE E ORA SI LAMENTA?
L’aria del Cairo ha ispirato al sassofonista Maroni un’altra delle sue stonate
composizioni: mentre fa il giro della quattro chiese africane, con la Rai al seguito, per dimostrare che viene ricevuto laddove avrebbe dovuto recarsi già due anni fa per cercare di trovare intese coi Paesi di origine dei flussi migratori, accompagnato dal fido Manganelli che ha fatto più turismo con Bobo che in tutti gli anni che ha trascorso nella Polizia di Stato, ecco che arriva il solito spottone.
Lo ha girato all’estero per evitarsi uno sputtanamento in diretta.
Che ha detto Maroni dall’Egitto?
Che il disegno di legge “svuotacarceri” predisposto da Alfano e che prevede gli arresti domiciliari per chi deve scontare l’ultimo anno di pena “è peggio di un indulto”.
Per dimostrare l’ipocrisia leghista, basterebbe ricordargli che il 13 gennaio il decreto era stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, Maroni compreso.
Ora per dare a bere agli elettori che la Lega è “per la linea dura”, finge di cavalcare il dissenso, in perfetto stile padano.
Il ministro Alfano si è dimostrato seccato per le osservazioni di Maroni, ricordandogli che a gennaio “nessuno aveva mostrato segni di dissenso”. Tecnicamente il provvedimento cosa comporterebbe?
Che ai 3.500 detenuti attualmente ai domiciliari, se ne aggiungerebbero altri 11.000, ovvero tutti coloro che devono scontare l’ultimo anno di pena, prima di riacquistare la completa libertà .
Il decreto prende origine dal record storico di presenze nelle carceri italiane: ben 67.542 detenuti, oltre 20.000 in più del consentito e persino sopra il tetto massimo tollerabile di 66.905. Continua »
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Maggio 6th, 2010 Riccardo Fucile
“DIETRO L’INDAGINE SU VERDINI NESSUN ACCANIMENTO DEI GIUDICI VERSO L’ESECUTIVO”…FINI A SKY RICORDA LA PRIORITA’ DEL DECRETO ANTICORRUZIONE E PARLA DI CONFLITTO DI INTERESSI AL GIORNALE DI FELTRI…LE POSIZIONI DELLA LEGA SONO MINORITARIE
L’inchiesta sugli appalti torna ad agitare il governo. Il giorno dopo le dimissioni di Scajola l’esecutivo deve fare i conti con la notizia dell’apertura di un’indagine su Denis Verdini, coordinatore del Pdl.
Il presidente della Camera però esclude nettamente una congiura dei magistrati contro il governo.
«Non c’è nessuna congiura, nessun accanimento dei giudici verso l’esecutivo», dice Fini intervistato da Sky.
Il presidente della Camera però chiede una corsia preferenziale in Parlamento per il ddl anti-corruzione.
«È stato un ddl voluto dal governo- ragiona Fini- quindi i primi a essere convinti della necessità di tenere alta la guardia contro la corruzione devono essere i componenti del governo. Credo sia opportuno dare vita a una corsia privilegiata in Parlamento. È stato chiesto, nel direttivo del Pdl, da Bocchino ma non è stato accolto. Spero in un ripensamento perchè così il Pdl confermerebbe che ha fatto bene a varare nel Cdm quel provvedimento».
Il presidente della Camera poi torna a strappare, affrancandosi dalla linea di Berlusconi.
«In una democrazia, la libertà di stampa non è mai troppa», dice Fini, rispondendo alla battuta del Cavaliere, critico nei confronti del rapporto di Freedom House che ha declassato il nostro paese. Continua »
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Maggio 6th, 2010 Riccardo Fucile
NEGATA LA CORSIA PREFERENZIALE RICHIESTA DAI FINIANI PER IL DISEGNO DI LEGGE CHE PREVEDE AUMENTI DI PENA PER I REATI CONTRO LA P.A., LISTE PULITE, CONTROLLI SU APPALTI E CONCORSI, INELEGGIBILITA’ PER CHI E’ STATO CONDANNATO PER CORRUZIONE.. LITE ALLA CAMERA: PARLARE DI LEGALITA’ A QUALCUNO DA’ FASTIDIO
Nessuna corsia preferenziale per il disegno di legge anticorruzione: la richiesta dei
parlamentari finiani è stata bocciata dai sommi vertici del gruppo Pdl alla Camera che hanno dichiarato la loro contrarietà a velocizzare il provvedimento del governo contro i politici corrotti.
Mentre le norme ad personam quando è necessario devono volare, per le misure di legalità non c’è fretta.
Questa la morale che emerge dall’ultimo scontro tra le due anime del Pdl: mentre il finiano Bocchino invitava il premier a prendere lui l’iniziativa, prima di subire quella delle opposizioni, le sue parole erano accolte dal gelo e dall’ostilità dei deputati berlusconiani.
Secondo i fedelissimi del premier era pericoloso parlare di legalità il giorno delle dimissioni di Scajola e affrontare una “questione morale” che per molti evidentemente non esiste o fanno finta che non esista.
Fabio Granata si sfogava: “Potevamo dare un segnale al Paese, un’altra occasione persa: il no del Pdl all’iter veloce è un grosso errore politico perchè si tratta di un atto del governo”.
Alzare le bandiere della legalità e delle regole pare dare fastidio a qualcuno che definisce l’iniziativa dei finiani dettata da “interessi di bottega”, dimenticando che le norme le avevano decise tutti insieme: risulta strano frenare quando qualcuno ne reclama l’applicazione. Continua »
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