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IN SICILIA LOMBARDO SI RIDUCE LO STIPENDIO E VARA TAGLIA PER 85 MILIONI DI EURO

Agosto 7th, 2011 Riccardo Fucile

RIDOTTI I CONSULENTI, NUOVE REGOLE PER LE AUTO BLU DELLA REGIONE: SI POTEVA FARE DI PIU’ MA ALMENO E’ UN PICCOLO SEGNALE

Ottantacinque milioni e mezzo di euro di tagli ai costi della politica.
Raffaele Lombardo annuncia in una conferenza stampa la ristrutturazione delle spese approvate dalla giunta regionale, per ridurre la spesa.
Partendo dal vertice: il presidente abbasserà  del 10 per cento da settembre la sua indennità  mensile (che passa da 18.500 euro a 16 mila 650 euro netti) e di tutti gli assessori (da 12 mila 500 e 11 mila 250 euro), per un risparmio complessivo annuo di oltre 300 mila euro.
Gli assessori dovranno inoltre rinunciare al 30 per cento delle spese per le consulenze, che scendono di 800 mila euro.
Il vero risparmio, dai numeri forniti da palazzo D’Orleans, riguarda la riduzione del 20 per cento di tutti i contratti per i beni e servizi della Regione, permettendo così di fare economia per 80 milioni di euro.
Arriva la scure anche per i componenti degli uffici di gabinetto, che passeranno da 21 a 14, per 2 milioni e 200 mila euro di risparmi.
Giù le spese anche sulle auto blu per dirigenti e capi di gabinetto: meno 200 mila euro.
E ancora, sempre da settembre, scatterà  la riduzione dell’80 per cento delle spese per la comunicazione di Regione ed enti (risparmio per un milione di euro) e l’eliminazione dei compensi per i dirigenti e i pensionati regionali che fanno parte dei consigli di amministrazione di società  partecipate.
I tagli promessi dal presidente della Regione si completano con un ulteriore risparmio di 500 mila euro, grazie all’istituzione di un tetto massimo a 120 mila euro annui per i compensi dei direttori di enti e società  partecipate.

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IL GOVERNO NON SCIOGLIE PER MAFIA IL COMUNE DELLO ZIO DEL MINISTRO SAVERIO ROMANO

Agosto 7th, 2011 Riccardo Fucile

IL PARENTE DEL MINISTRO AMMINISTRA BELMONTE MEZZAGNO, IN PROVINCIA DI PALERMO…IL PROVVEDIMENTO RICHIESTO DAL PREFETTO DOPO LE INDAGINI DEI CARABINIERI SULLE INFILTRAZIONI CRIMINALI NELLA POLITICA LOCALE…UN NUOVO CASO FONDI, CON AGGIUNTA DI MOTIVI FAMILIARI

Agosto è il mese in cui la mafia brinda, soprattutto quella infiltrata e collusa con il potere politico.
Nel 2009, il 15 agosto, Roberto Maroni e Silvio Berlusconi spiegavano il no allo scioglimento per condizionamento mafioso di Fondi, in provincia di Latina, con “l’assenza di indagati”.
La legge non prevede ve ne siano, avendo il provvedimento un carattere preventivo, e, comunque, la voluminosa relazione del prefetto Bruno Frattasi motivava influenze criminali e livelli di infiltrazione.
Due anni dopo, il copione si ripete.
Nell’ultimo consiglio dei ministri, il governo Berlusconi ha salvato dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose il Comune di Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo.
Anche in questo caso il Comune ha una “protezione” politica nazionale.
Il sindaco di Belmonte si chiama Saverio Barrale ed è lo zio del ministro dell’agricoltura Saverio Romano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e accusato di corruzione aggravata in un’altra inchiesta.
Nella storia degli scioglimenti per mafia dei comuni non è mai successo che un ministro dell’Interno si veda bocciata la proposta di azzeramento dell’ente.
A Maroni è successo due volte.
Anche in questo caso, il ministro aveva fatto sua la relazione dell’ex prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, chiedendo lo scioglimento del Comune, ma il consiglio dei ministri ha risposto di no.
Il ministro dell’agricoltura Romano non ha partecipato al voto.
Tutto inizia con l’operazione della Procura di Palermo, ribattezzata Perseo, che nel 2008 porta in carcere 98 persone.
In galera finisce l’ex vicesindaco di Belmonte mentre altri due arrestati hanno parentele in comune. In un’intercettazione spunta anche Saverio Romano, che viene evocato da un esattore del racket come colui che, insieme a un assessore, aveva fatto vincere l’appalto all’imprenditore taglieggiato.
Romano smentirà  ogni contatto, attaccando la divulgazione spregiudicata di quelle conversazioni.
La prefettura apprende le notizie dall’operazione dei carabinieri e invia un gruppo ispettivo per valutare la possibile infiltrazione mafiosa nel Comune.
Si arriva al via libera allo scioglimento. Nella relazione del prefetto si farebbe menzione anche alla vicenda che riguarda il padre di Saverio Romano, che avrebbe costruito un piano abusivo in una palazzina di fronte alla casa comunale.
Edilizia di famiglia.
Il comunicato di Palazzo Chigi conferma le infiltrazioni della mafia, ma chiede al ministro Maroni di intervenire in altro modo.
“Preso atto”, recita il comunicato, “della relazione del ministro dell’Interno sulla situazione nel Comune di Belmonte Mezzagno (Palermo), il Consiglio ha poi autorizzato il ministro ad avvalersi dei poteri conferitigli dalla legge per contrastare, a livello delle strutture comunali, ogni condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità  organizzata, senza pervenire allo scioglimento del Consiglio comunale”.
La legge, però, non prevede altri strumenti, se non lo scioglimento.
Nella relazione si evidenzia il quadro solito di un Comune con la mafia sotto casa: affidamenti di lavoro con la procedura di somma urgenza, in modo da favorire le solite ditte, una radiografia di rapporti e vicinanze sospette degli amministratori e l’abusivismo edilizio.
Di mezzo non ci sono i respingimenti o le ronde, ma parliamo di rapporti mafia politica.
Un argomento sul quale il ministro dell’interno Roberto Maroni preferisce non lanciare ultimatum.

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SEI UN POLITICO CORROTTO? TI CONFISCHIAMO TUTTO

Agosto 6th, 2011 Riccardo Fucile

FABIO GRANATA: “LA CORRUZIONE E’ UNA METASTASI SOCIALE, DETERMINA DISGUSTO VERSO LA POLITICA E GENERA UNA VORAGINE NEI CONTI PUBBLICI”

La corruzione: il male, la metastasi sociale che attanaglia l’Italia.
Di oggi e, si spera, non di domani.
Quella cosa brutta e pelosa che come rileva il deputato finiano Fabio Granata «oltre a determinare il disgusto verso la politica genera una voragine nei conti pubblici».
Per questo un segnale importante da parte della politica che si dice alta verrebbe proprio da un decreto rigorosissimo nei contenuti, con la previsione della totale confisca dei patrimoni e della ineleggibilità  definitiva e immediata per quei politici corrotti.
Il vicepresidente della commissione antimafia ritiene che sbloccare e approvare il decreto anticorruzione entro settembre sarebbe il modo migliore per riprendere l’attività  parlamentare.
Per urlare al paese che in quel palazzo vi sono impulsi puliti, idee non di salvaguardia coatta di una categoria, azioni concrete (non slogan o pieghevoli) che diano pedagogicamente un esempio.
E che non si facciano trascinare dal “salviamoli tutti”.
Una sorta di certificato di garanzia che indichi il pedigree del politico, con il principio sacrosanto che dinanzi alla legge tutti sono uguali, e nessuno lo è più di altri.
Chi vuole intendere, insomma, intenda.
Da parte nostra auspichiamo la massima vigilanza verso ogni tentativo di infiltrazione e corruzione.
E’ ora di fare piazza pulita.

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GLI USA SCENDONO IN CAMPO E LA BCE COMMISSARIA BERLUSCONI

Agosto 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’INTERVENTO DEL SEGRETARIO AL TESORO TIM GEITHNER CONVINCE LA MERKEL A DARE IN VIA LIBERA ALL’ACQUISTO DEI TITOLI PUBBLICI ITALIANI…IL FORCING DI SARKOZY PREOCCUPATO DALLA CRISI DEI TITOLI FRANCESI…LA CASA BIANCA RINGRAZIA PARIGI E BERLINO PER IL “RUOLO GUIDA”

“La Bce ha commissariato l’Italia, Trichet governa a Roma su mandato di Germania e Francia”.
Sono le 13 a Wall Street, manca un’ora e mezza alla conferenza stampa di Silvio Berlusconi in Italia, e i mercati sanno già  tutto.
Un “gabinetto di crisi” sovranazionale ha dato mandato alla Bce per scrivere l’agenda del governo italiano.
“Anticipo dei tagli al deficit; pareggio di bilancio nella Costituzione; liberalizzazioni dei mercati”: in tre diktat, è l’anticipazione che la Borsa americana apprende molto prima dei cittadini italiani.
La fonte che firma lo scoop è l’agenzia Dow Jones, le gole profonde stanno al Tesoro di Washington e alla Federal Reserve, e subito gli indici di Borsa recuperano.
Barack Obama a tarda sera di venerdì si mette al telefono con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che “ringrazia per la loro leadership”.
A mezzanotte ora italiana non c’erano invece conferme di telefonate con Berlusconi.
Il segretario al Tesoro Tim Geithner è al lavoro dietro le quinte fin da giovedì sera. È costretto a un intervento eccezionale sui governi europei dopo il tracollo di 513 punti del New York Stock Exchange.
I suoi interlocutori privilegiati sono il leader francese che è anche presidente di turno del G7 e G20; la cancelliera tedesca; il presidente della Bce. L’obiettivo è far passare uno schema familiare a Geithner, che si fece le ossa al Fmi e nella diplomazia Usa quando i focolai di crisi erano Thailandia, Argentina, Brasile.
Per spegnerli, arrivavano gli esperti del Fmi con i diktat del “Washington consensus” nelle loro valigette.
Commissariamento dei governi inaffidabili, in cambio di aiuti.
È la ricetta che ieri Geithner ha caldeggiato nel corso della giornata, nelle sue ripetute triangolazioni con Berlino, Parigi, Francoforte.
A Berlusconi le condizioni sono state anticipate a metà  pomeriggio dal presidente Ue Herman Van Rompuy e dal commissario all’Economia Olli Rehn: “l’Italia deve accelerare il suo risanamento”, prendere o lasciare.
Sarkozy e Geithner hanno confermato, costringendo il premier italiano alla conferenza stampa.
Ben più difficile era convincere la Merkel.
Sull’altro piatto della bilancia, infatti, al commissariamento dell’Italia da parte di un gabinetto di crisi corrisponde l’intervento della Bce per acquisti di titoli pubblici italiani.
Uno strappo alle regole del rigore monetario. Un’operazione contrastata dalla squadra tedesca in seno alla Bce: il capo della Bundesbank Jens Weidmann, il chief economist Juergen Stark, più gli alleati olandesi e lussemburghesi.
Ma Sarkozy ieri mattina ha capito di dover fare un pressing estremo su Berlino, quando ha visto allargarsi di nuovo lo spread dei tassi francesi su quelli tedeschi.
A dargli man forte sono intervenuti gli americani.
“Attenzione a non ripetere l’effetto Lehman   –   hanno detto gli uomini di Geithner agli europei   –   quando quella banca fu lasciata fallire nel 2008, nessuno capì che ne avrebbe trascinate molte altre a picco, e di più grosse”. Chiara l’antifona: “l’Italia ha il terzo debito pubblico mondiale in valore assoluto, se avanza verso il default non vi basterà  triplicare il fondo di salvataggio europeo”.
È intervenuto Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve, con dati inquietanti sull’esposizione delle stesse banche americane al debito pubblico italiano; figurarsi quelle francesi e tedesche.
A rafforzare le pressioni americane sulla Merkel, si sono aggiunte due voci autorevoli dall’Estremo Oriente: Cina e Giappone, due mercati strategici per il made in Germany.
I governi di Pechino e Tokyo hanno chiesto un'”azione coordinata” per arginare il panico creato nel giovedì nero dallo spettro del default italiano.
Per smuovere la Merkel il contributo finale lo ha dato Trichet.
“Il presidente della Bce sta facendo un lavoro straordinario, dobbiamo dargli atto del ruolo prezioso durante questa crisi”, confida Geithner ai collaboratori. La mossa chiave di Trichet, è proprio quella che i mercati non hanno capito giovedì, e che ha provocato il panico. Nelle ore terribili in cui Milano perdeva il 5% e poi andava in tilt, a contenere le perdite iniziali delle altre Borse si era la diffusa la voce che la Bce avrebbe acquistato Btp italiani e bond spagnoli. Invece niente.
A sorpresa gli acquisti si erano limitati ai titoli portoghesi e irlandesi.
La delusione per il mancato sostegno all’Italia aveva contribuito al tracollo del Dow Jones, la capitolazione finale.
Geithner e Bernanke erano stati fra i primi a chiedere spiegazioni. Ieri la vicenda si è sciolta: il giovedì nero “è servito”, la Bce ha mostrato i muscoli alla Merkel e a Roma.
Una prova di forza giocata sul filo del terrore: per costringere Berlusconi a ingoiare qualsiasi imposizione esterna; per mostrare alla Merkel fin dove poteva degenerare il panico dei mercati.
“Non possiamo correre il rischio che un altro focolaio di crisi nell’eurozona uccida le speranze di una ripresa”, è l’imperativo che Obama ha sottolineato ai suoi ieri pomeriggio, prima di chiamare i leader europei.
Il presidente ha incassato ieri mattina un dato di 117.000 assunzioni, meno negativo di quanto temeva, ha annunciato una nuova manovra per l’occupazione, ma ricorda che un anno fa il crac greco diffuse la sfiducia sui mercati, soffocò i germogli della crescita americana.
Oggi è ancora peggio: l’America è già  sull’orlo della ricaduta in recessione, il default di Roma va evitato ad ogni costo.
Il pacchetto delle direttive confezionato tra Parigi e Francoforte, Berlino e Washington, a Berlusconi è stato consegnato a scatola chiusa.
Il gabinetto sovranazionale di crisi ha avuto il suo battesimo di fuoco.
Ora i mercati lo attendono al varco, e già  ieri cominciavano a serpeggiare i primi dubbi: per esempio sul valore che ha, in Italia, un obbligo di pareggio del bilancio scritto nella Costituzione.

Federico Rampini
(da “La Repubblica”)

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L’AERONAUTICA STRIGLIA LA RUSSA: “TROPPO CASUAL ALLE CERIMONIE, ABBIGLIAMENTO ADATTO A UNO SCAMBIO DI GAGLIARDETTI TRA BOCCIOFILE”

Agosto 6th, 2011 Riccardo Fucile

I GENERALI CONTRO IL MINISTRO DELLA DIFESA: “LA CAMICIA AZZURRINA E IL MAGLIONE NON SONO IDONEI”

Appena il tempo di difendersi dal missile libico che subito dopo Ignazio La Russa ha dovuto subire l’attacco dei «suoi» militari.
Per una questione puramente formale.
Ma per l’Aeronautica militare in questo caso la forma diventa sostanza, tanto da strigliare il ministro della Difesa per il suo abbigliamento «inadeguato alle circostanze», esibito in occasione di importanti cerimonie militari.
La lettera inviata da un’associazione di ufficiali al titolare del dicastero suona come una vera e propria bacchettata.
«Ill.mo Sig. Ministro», inizia così il severo messaggio vergato dal Consigliere nazionale «Associazione nazionale ufficiali Aeronautica militare», generale Giuseppe Lenzi, e inviata al ministro della Difesa La Russa e, per conoscenza, ai generali comandanti di Brigata Julia e Folgore, con la quale si stigmatizza l’abbigliamento «inidoneo» usato dal ministro in occasione di cerimonie militari dall’alto valore simbolico.
«La Sua camicia azzurrina – si legge nella lettera pubblicata sul sito GrNet.it- , sportivamente slacciata, ed il Suo scuro maglioncino a “V” (oltre ai pantaloni troppo abbondantemente ricadenti sui talloni), certamente appropriati per presenziare ad una cerimonia di scambio di gagliardetti fra bocciofile, non hanno conferito, all’evento in fieri, quell’importanza ch’esso si proponeva di raffigurare».
«Lo sventolio del nostro amato Tricolore, ai venti delle terre straniere, lontano dagli affetti e dal caldo tepore della Madre Patria, costituisce profondo motivo per indurre gli animi di “noi” militari a patire ogni contingente asprezza e tener alto il senso del dovere e dell’onore. Ed è per onorare quel vessillo che il Caporal. Magg. Capo Gaetano Tuccillo, da Lei accolto oggi al suo rientro in Patria avvolto in un identico Tricolore, ha donato la sua vita all’Italia».
«Ed è per onorare quel vessillo (che, purtroppo, elevati ed inqualificabili esponenti di fede politica contigua alla Sua userebbero per nettarsi…) – prosegue la lettera – che La prego di voler conferire, alle cerimonie militari cui parteciperà , quell’austerità , anche formale, che, nelle polveri afghane, Ella ha involontariamente offuscato».

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LA STAMPA ESTERA: “E’ BERLUSCONI IL VERO PROBLEMA DELLA CRISI DELL’ITALIA”

Agosto 6th, 2011 Riccardo Fucile

DALLA GRAN BRETAGNA ALLA FRANCIA, DALLA SPAGNA AGLI STATI UNITI. FINO AL PAKISTAN, TUTTI I GIORNALI STRANIERI SONO UNANIMI NEL CRITICARE L’INTERVENTO DEL PREMIER IN AULA… L’ECONOMIST: “UN DISCORSO MEDIOCRE”

C’è crisi? Per molti, ma non per tutti.
Silvio Berlusconi infatti conserva il suo ottimismo nonostante la bufera dei mercati imperversi in Europa e nel Belpaese, mentre il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, al contrario, chiede all’Italia una seria agenda di austerity, misure anti deficit e tagli più convinti.
The Economist   anticipa online la sua analisi sulle parole del premier.
“A differenza di Josè Luis Zapatero in Spagna, Josè Sà³crates in Portogallo e George Papandreou in Grecia che si sono dimessi o sono intenzionati a farlo, il Cavaliere non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, nonostante l’assenza di segni di ripresa”.
“Il discorso mediocre, quasi sbadato di Berlusconi è sembrato un’occasione mancata di influenzare il corso degli eventi”, scrive il settimanale britannico che prosegue: “Nel suo discorso al Parlamento, Berlusconi ha nuovamente promesso di rimanere al potere fino al 2013. Eppure — nota il giornale — c’è ampia evidenza del fatto che egli sia parte del problema.
Anche The Guardian non salva le parole del premier in Aula, perchè non ha indicato nè i sacrifici nè le riforme strutturali per uscire dalla crisi, limitandosi a osservare che “la stabilità  è stata sempre un’arma vincente contro la speculazione”.
Dello stesso parere The Independent che evidenzia il vuoto di indicazioni per il pareggio di bilancio e il taglio della spesa pubblica entro il 2014.
In Spagna invece, El Pais rilancia la proposta di Berlusconi di rimandare la promessa di un piano di stabilità  a settembre e se per il premier l’incontro con le parti sociali è stata “la riunione più cordiale degli ultimi 18 anni”, le imprese e i sindacati hanno invece sottolineato che la situazione è di “eccezionale gravità  per il paese”. Nell’editoriale tranchant di Le Monde , poi, non ci sono dubbi: il problema dell’Italia è proprio lui.
Dato più volte per politicamente morto, il premier è sempre in grado di risorgere dalle ceneri e per questo è “prematuro” parlare della “fine del suo regno”.
Anche se, si legge sul quotidiano francese, i mercati finanziari non avranno “la stessa pazienza che gli italiani hanno avuto in tutti questi anni”.
Oltreoceano invece il New York Times osserva, come fa il Washington Post, che il premier non ha intenzione di dimettersi e che le sue parole in Parlamento non hanno convinto nè le opposizioni nè i mercati.
Infine cita Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore, che lo ha valutato come “un discorso senza idee”.
Se nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti incombe il terrore finanziario, il pakistano The Nation preferisce soffermarsi sulle questioni di cuore di Mister B.
E racconta che, mentre il paese crolla a picco, il Cavaliere trova il tempo per flirtare in aula con la deputata Pdl Micaela Biancofiore, tra carezze e sorrisi complici .
Alla fine, la crisi è solo un’opinione dei mercati.
Condivisa anche della stampa estera e degli italiani.

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I GOLPISTI LIGURI DI FLI APRONO UNA SETTA “AS-SATANICA”: SULLA PAGINA DI FACEBOOK, DIVENTATA “SEGRETA”, ELIMINATI TUTTI COLORO CHE RECLAMAVANO LEGALITA’

Agosto 5th, 2011 Riccardo Fucile

SULLA PAGINA DI “FUTURO E LIBERTA’ PROVINCIA DI GENOVA” I SEGUACI DEL COORDINATORE REGIONALE NAN AVEVANO PAURA CHE GLI ISCRITTI LEGGESSERO I NOSTRI ARTICOLI DI DENUNCIA….PRIMA GLI INSULTI, POI LE MINACCE E ALLA FINE IL GOLPE: CACCIATI GLI AMMINISTRATORI CHE AVEVANO CREATO LA PAGINA E DIVERSI ISCRITTI…IL GRUPPO DIVENTA “SEGRETO” COME LA LOGGIA DI MAMONE? ORA COSI’ GLI ASSATANATI SI PARLANO TRA DI LORO

Se le vie del Signore sono infinite, quelle del coordinatore regionale per la Liguria, Enrico Nan e corte al seguito, sia nella versione bulletti da spiaggia che in quella di attempate aspirante miss Muretto, sono più circoscritte: farci tacere.
Essendo a pieno titolo partecipi del dibattito politico interno a Fli e rappresentando la vera anima del partito, quella della legalità  e della meritocrazia, della libertà  di denunciare i “fatti provati” e di pretendere coerenza comportamentale, molti di coloro che hanno rassegnato le dimissioni da Fli Liguria non hanno certo abbandonato le pagine di Facebook che fanno riferimento al partito.
Per un motivo evidente: sono altri che dovrebbero fare le valigie.
Ciò ha creato ulteriori problemi al sistema nervoso di qualche cagnaccio da guardia, impossibilitato a difendere l’indifendibile e a sostenere un confronto sui fatti.
Incapaci e indifferenti per mesi a propagandare le tesi di Fli all’esterno, presi solo da interesse alla spartizione di cariche interne, qualcuno di loro ha pensato bene di seguire una doppia strategia sulle pagine di Facebook: da una parte la santificazione di Mamone, Nucera e Nan senza passare neanche dalla fase di beatificazione, dall’altra diffamare, insultare e minacciare fisicamente chi poneva la questione etica all’interno di Fli Liguria ( di cui risponderanno in tutte le sedi competenti).
Essendo notoriamente maldestri, ieri sera ne hanno fatta una delle loro: per evitare il confronto, i golpisti hanno pensato bene, nella pagina di “Futuro e Libertà  della Provincia di Genova” di impossessarsi dell’amministrazione della stessa e cancellare gli iscritti che non appartengono alla loro “setta assatanica”, in modo da garantirsi un monologo a vita.
Non solo: hanno trasformato un “gruppo chiuso” in un “gruppo segreto”, seguendo forse le orme tracciate dal quel Mamone, attenzionato dalla Dia, che qualcuno ha ricevuto nella sede di Fli (e alla presenza di altre quattro persone, oltre a Nan).
Mamone è esperto in logge massoniche segrete?
Per non sfigurare qualcuno risponde con il gruppo segreto, così se la cantano e se la suonano come vogliono.
Ai poveri golpisti dalla penna rossa è andata male: i veri portatori delle tesi di Futuro e Libertà  hanno subito creato un nuovo gruppo, “Futuro e Libertà  contro la mafia” e in poche ore hanno raccolto 100 adesioni.
E non hanno segretato il gruppo, non avendo nulla da nascondere.

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PER SOLI DUE ANNI IN SENATO 2.000 EURO DI PENSIONE AL MESE.

Agosto 5th, 2011 Riccardo Fucile

INDENNITA’, VITALIZI E SPICCIOLI: I PROFESSIONISTI DELLA POLITICA “ACCHIAPPATUTTO”… RINUNCIARE? E’ VIETATO

Diritti, o forse meglio, privilegi, per molti.
Sono ben 2308 gli ex deputati ed ex senatori che prendono il vitalizio, e ogni mese incassano una cifra variabile tra i 1.700 e i 7.000 euro netti, a seconda del tempo trascorso in Parlamento (e del regolamento, che negli anni è cambiato più volte). L’Espresso pubblica la lunghissima lista di tutti coloro che prendono il vitalizio.
Un elenco che comprende ex leader precocemente bruciati e industriali, mostri sacri della politica e professionisti prestati al Parlamento.
E così c’è Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi che con 5 legislature prende 5.802 euro netti al mese da quando aveva 49 anni o Oliviero Diliberto, segretario Pdci che con 4 legislature a 55 anni si porta a casa 5.303 euro netti.
Per soli 2 anni passati in Senato un capitano d’industria come Luciano Benetton prende 2.199 euro netti.
Idem per un noto principe del foro come Carlo Taormina.
Cinque anni e 2.238 euro per Alberto Asor Rosa e Alberto Arbasino e pure Gino Paoli, 2.384 per Eugenio Scalfari.
Vittorio Sgarbi invece di euro ne prende 5.305.
Con il nuovo regolamento varato durante il governo Prodi oggi per arrivare al vitalizio ci vogliono 5 anni in Parlamento e 65 anni di età , limite che diminuisce fino ai 60, a seconda degli anni di mandato svolti.
E a loro volta i vitalizi aumentano a seconda degli anni passati in Parlamento: da un minimo di 2.340 euro lordi per i deputati (2.401 per i senatori) a un massimo di 7.022 euro dai 15 anni in su (7.203 per i senatori).
I regolamenti precedenti erano addirittura più larghi di maniche.
Tanto da dar vita a dei casi che hanno dell’incredibile: per alcuni un giorno in Parlamento può valere 1.733 euro di pensione.
Così è per l’avvocato radicale Luca Boneschi, che arrivò in Parlamento il 12 maggio 1982, solo per dimettersi il 13 maggio.
Lo stesso vale per Angelo Pezzana (attivista omosessuale), a Montecitorio dal 6 al 14 febbraio del ’79 e per lo storico Pietro Craveri, sul suo scranno dal 2 al 9 luglio del 1987.
Davanti a situazioni come queste fa ancora più effetto sapere che la macchina dei vitalizi costa all’anno 138 milioni e 200 mila euro alla Camera e 81 milioni 250 mila al Senato.
E se ogni tanto qualcuno prova ad abolirli per legge, è destinato alla sconfitta. È successo così anche quest’anno dopo mirabolanti dichiarazioni d’intenti.
L’odg dell’Idv in tal senso è stato dichiarato inammissibile sia a Montecitorio che a Palazzo Madama.
E allora, la rinuncia alla pensione?
Gli uffici della Camera dichiarano che è vietato per legge.
Perchè il vitalizio è tecnicamente un diritto: si può dare casomai in beneficenza.
In realtà  però non è chiaro quanti ci abbiano provato davvero.
Passati alla storia un paio di casi.
Nel 2007 Walter Veltroni, da sindaco di Roma era pure un deputato pensionato (ora non è possibile): all’epoca disse di aver provato a rinunciare e di non esser riuscito a devolvere i suoi 9.014 euro mensili alle popolazioni africane.
Stessa impotenza ha confessato Scalfari all’inizio di luglio in un pezzo su Repubblica: “Cinque anni fa inviai una lettera ai questori della Camera chiedendo che mi fosse annullato il vitalizio. La risposta fu che ci voleva una legge, in mancanza della quale l’assegno mi sarebbe stato comunque accreditato”.
A proposito di sprechi, Panorama la scorsa settimana ha fatto un giochino, simulando quanto si risparmierebbe parametrando gli stipendi dei parlamentari alle loro presenze in aula.
Ognuno di loro tra quota fissa e diaria si porta a casa circa 12 mila euro.
Secondo Panorama dall’inizio della legislatura, l’indennità  per singolo deputato è di 444.638 euro corrispondenti a 8677 votazioni.
Ciò vuol dire, per esempio, che Antonio Gaglione, il deputato pidino assente al 93%, avrebbe dovuto ricevere 31.124, 66 euro, o Niccolo Ghedini con il 76% delle assenze 106.713, 12 euro, Mirko Tremaglia con il 75%, 111.159, 60.
Così come Antonio Angelucci.
E via di questo passo.
Con un risparmio complessivo di 12,5 milioni di euro.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CASTA DA BAGNO: STREMATI, GLI ONOREVOLI LAVORANO UN GIORNO SU TRE, FA TUTTO IL GOVERNO

Agosto 5th, 2011 Riccardo Fucile

QUADRUPLICATO IL TEMPO PER LEGIFERARE, PARLAMENTO UMILIATO…SEDUTE CHE DURANO 10 MINUTI, 452 GIORNI IN MEDIA PER FAR APPROVARE UNA PROPOSTA

Forse ha ragione Maurizio Lupi quando dice che le polemiche sul pellegrinaggio in Terra Santa sono “ingiuste”.
L’anno scorso, quando la Camera ha aperto i battenti dopo la pausa estiva, l’8 settembre, il ritiro spirituale dei parlamentari era ancora in corso.
E va dato atto ai 70 in vacanza in Russia che anticipare il ritorno sarebbe stata una follia: quell’8 settembre, a Montecitorio, la giornata di lavoro durò esattamente dieci minuti, dalle 17.05 alle 17.15.
Poi ci si era riaggiornati al 14 settembre. Valeva la pena tornare in anticipo?
Ma nella polemica di questi giorni sulle vacanze lunghe dei nostri rappresentanti ha ragione anche chi solleva un’obiezione: non è importante quanto tempo si sta in Parlamento, quello che conta è cosa si fa.
Ripercorrendo l’anno di lavoro appena concluso, però, è difficile sostenere perfino la teoria del “poco ma buono”.
Nei 121 giorni lavorati al Senato e nei 147 occupati alla Camera si ricordano soprattutto aule chiamate a ratificare decisioni già  prese altrove (in Consiglio dei ministri) e dibattiti snervanti su questioni non propriamente di interesse strategico nazionale.
Da settembre 2010 ai primi di agosto del 2011, i parlamentari di ogni schieramento hanno presentato 788 disegni di legge.
Soprattutto quelli del Pd, con 119 proposte depositate solo al Senato, seguito dal Pdl con 107 e la Lega ferma a 18. 57 sono diventate leggi.
Due (quella sull’abolozione delle province e sull’omofobia) sono state bocciate.
Le altre si sono arenate nelle commissioni, nella catasta di proposte (3590 alla Camera, 2145 al Senato) che si è ammucchiata dal 2008 a oggi.
È così che nella sedicesima legislatura il tempo medio di approvazione di un disegno di legge è riuscito a quadruplicare.
Si calcola considerando l’intervallo che passa tra il primo esame del ddl e la sua approvazione: alla Camera nel 2008 erano 108 giorni, nel 2009 sono diventati 146, nel 2010 raddoppiati a 247 fino a lievitare, quest’anno, a 452 giorni.
Nella maggioranza, in compenso, possono contare sull’iniziativa del governo, che in questi 11 mesi ha presentato 14 decreti e 57 disegni di legge (solo uno, da notare, sui temi dello sviluppo economico).
Non è una novità : anche il governo Prodi alla sua prima esperienza presentò, solo nel 1997, 255 disegni di leggi.
Ma il complesso delle norme approvate toccò quota 186.
Qui invece i parlamentari partono per le vacanze con un magro bottino.
Esclusi i decreti convertiti, nel settembre dello scorso anno sono diventati legge solo due provvedimenti, entrambi di bilancio.
Due anche in ottobre: il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione e le norme in materia di disturbi specifici d’apprendimento scolastico.
A novembre tre ratifiche di trattati internazionali (Malawi, Slovenia e Bielorussia) e la ormai celebre ratifica della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia su cui si è dibattuto per 22 sedute.
La “riforma” dell’Università  arriva a dicembre, assieme agli “incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”.
Sotto l’albero di Natale anche le norme sui concorsi dei notai, sui funzionari dipendenti da organizzazioni internazionali e sui dirigenti scolastici siciliani.
Infine, la Finanziaria.
Si ricomincia a gennaio: l’unica legge portata a compimento, esclusa la conversione del decreto rifiuti, è la ratifica del “protocollo che modifica il protocollo” di un allegato del Trattato Ue.
A febbraio il Parlamento riesce ad approvare le nuove norme relative “all’Ordine della Stella della solidarietà  italiana”, converte due decreti, ratifica due trattati (Moldova e Azerbaigian), istituisce la festa nazionale del 17 marzo.
E conclude finalmente l’esame delle norme sull’etichettatura alimentare che avevano cominciato il loro percorso il 23 settembre del 2009.
Altre quattro ratifiche da firmare a marzo, tre decreti da convertire e poi la legge sulle assunzioni obbligatorie dei disabili.
Ad aprile si abroga l’equipollenza della laurea in scienze motorie a quella in fisioterapia, si legifera sulle detenute-madri, due decreti e un trattato e la composizione dei comitati dell’Inail.
A maggio diventa legge l’aumento di contributi per la biblioteca per ciechi di Monza, così come le norme sui prodotti ortofrutticoli di quarta gamma.
Le solite tre conversioni di decreti, l’immancabile ratifica di trattati e infine le “prime disposizioni urgenti per l’economia” imposte dall’Europa. Giugno è di nuovo mese di accordi internazionali, questa volta con Panama, Albania, Libano e Qatar.
Poi la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo” che era stata proposta a marzo del 2010.
Si celebrerà  il 9 ottobre, anniversario della tragedia del Vajont di 48 anni prima.
Per trovare una sede a Roma per la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo sono bastati “solo” quattro mesi.
Approvata anche la convenzione che mette al bando le bombe a grappolo, convertiti altri due decreti e prorogata la delega al governo per l’attuazione del federalismo fiscale.
Dopo lunga gestazione, a luglio, via libera alle quote rosa nei cda delle aziende quotate in Borsa e alla disciplina del prezzo dei libri. Decreto rifiuti e manovra economica.
Si chiude, tre giorni fa, con la proroga delle missioni internazionali. Per tornare di tempo ce n’è.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: governo, la casta, Politica, radici e valori | 1 Commento »

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