Maggio 10th, 2013 Riccardo Fucile
BERLUSCONI INVADE LE TV CON LA FACCIA DELLA VITTIMA
La richiesta di rinvio a giudizio di Napoli? «Un accusa assurda ». 
La condanna di Milano? «Iniqua, infondata, ridicola. Una provocazione».
I magistrati? «Quelli politicizzati sono accecati da un odio pregiudiziale, mi vorrebbero interdetto e politicamente morto. Mi perseguitano da 20 anni».
Le sentenze? «Arrivano in un momento cruciale, mentre cerchiamo di tirare fuori l’Italia dalle difficoltà con una collaborazione non facile con il Pd».
Il governo? «Non saremo noi a metterlo in crisi».
La tempesta giudiziaria infuria su Berlusconi e lui reagisce come sa fare.
Con una raffica di interviste e dichiarazioni.
Ben sei interventi in tv – Tgcom24, Rete4, Tg1, Tg5, Tg2 e Quinta colonna – e ovunque la faccia atteggiata a vittima che subisce e non si scompone.
Per domenica, su Canale 5, è in programma uno speciale sul processo Ruby.
Tra domani e lunedì ecco ben due manifestazioni, una data per certa a Brescia, dove alle 16 parlerà lo stesso ex premier. In forse quella del 13 a Milano, una riedizione del sit-in di protesta sotto il palazzo di giustizia dell’11 marzo che costò a Berlusconi e al Pdl la dura reprimenda di Napolitano.
Un dato su cui il cavaliere vuole dare comunque garanzie è la stabilità del governo, anche se il premier Enrico Letta si permette un attimo di sconforto dopo il consiglio dei ministri.
«È un cammino faticosissimo, non so quanto durerà , ma so che ce la metteremo tutta». Berlusconi, a ogni uscita e a ogni insistente domanda, cerca di essere tranquillizzante: «Dobbiamo sforzarci di tenere separate le mie vicende personali da quelle che riguardano il governo e le riforme. Mi rendo conto che non è uno sforzo facile perchè l’accanimento giudiziario contro di me è diventato ostentato e pesante».
Rispolvera la riforma della giustizia, con tanto di separazione delle carriere e responsabilità civile dei giudici.
Attacca Magistratura democratica, «un’associazione segreta perchè non pubblica i nomi dei suoi affiliati», e le correnti «fortemente ideologizzate e politicizzate che nei loro documenti dicono di usare le loro armi a disposizione per influenzare la vita del paese».
Conclude: «È una patologia seria che dobbiamo assolutamente eliminare». L’Anm è scossa, reagisce. Parla di «pericolosa delegittimazione del ruolo della giurisdizione nella nostra democrazia come lo ha disegnato la Costituzione».
Si augura che «vengano accolti i reiterati inviti del capo dello Stato ad evitare conflitti e prese di posizione in grado di ingenerare tra i cittadini sfiducia nelle istituzioni».
Ma Berlusconi e i suoi sono senza freni. Il Cavaliere si gioca il tutto per tutto.
Punta pure sul lato umano: «C’è in me grande amarezza e forte indignazione: io, per esempio, non sono riuscito a chiudere occhio questa nottenemmeno per un minuto». Poi, rivolti agli italiani: «Dico loro di restare sereni come lo sono io di fronte alla mia coscienza, so di non aver commesso nulla di male e di aver subito una condanna assurda e ingiusta».
È convinto che avrà giustizia con i suoi «giudici a Berlino», quelli della Cassazione. «In loro ho assolutamente fiducia. Questa condanna mi è stata inferta da toghe di Milano dove si è creata inimicizia assoluta. Tutte le volte che sono dovuto andare in Cassazione sono stato assolto sempre con formula piena».
I suoi gli fanno quadrato intorno.
Da mattina a sera è tutto un fiorire di accuse ai magistrati e di attestati di stima per Silvio.
Il super falco Daniela Santanchè, «questi giudici avranno pane per i loro denti». Maurizio Gasparri: «Si tenta di chiudere per via giudiziaria una sfida politica». Renato Brunetta: «L’accanimento della magistratura finisce col distruggere la vita democratica in Italia».
Il Pdl è in fermento. Guarda a domani e alla manifestazione antigiudici di Brescia per rendere pan per focaccia.
Su lunedì invece Berlusconi frena, ma i suoi insistono.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Maggio 10th, 2013 Riccardo Fucile
DALL’IMU ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: ECCO I CAVALLI DI BATTAGLIA DI SILVIO… LA GISLERI AVVERTE: ATTENZIONE, IL PDL HA PERSO L’1% IN UNA SETTIMANA
Chiusa la finestra elettorale di giugno, è a settembre che Berlusconi ha spostato la verifica sul governo.
Non è un caso che ieri abbia ripetuto nelle interviste tv che a Brescia, alla manifestazione convocata per protestare contro la magistratura, «dirò che resto in campo».
È infatti proprio l’appuntamento con le urne – nella prossima primavera – la tappa finale della road map immaginata in questi giorni dal Cavaliere.
Strappare ora non avrebbe senso.
Le macerie del governo travolgerebbero chi si rendesse responsabile della sua caduta. Soprattutto prima che da palazzo Chigi siano usciti quei provvedimenti che giustificano la partecipazione del Pdl all’impresa.
Anche per questo persino i falchi appaiono colombe.
Basta ascoltare Renato Brunetta, dopo il rinvio del decreto sull’Imu. «Come giustamente si fa nei governi di coalizione – spiega la mente della campagna elettorale del Cavaliere – i provvedimenti si approvano quando sono maturi tecnicamente e politicamente. Letta ha convocato i capigruppo di maggioranza per discutere del decreto Imu insieme al ministro Saccomanni: sono felice per il metodo, il governo è partito con il piede giusto».
Tanta moderazione nel capogruppo del Pdl non deve però trarre in inganno sui piani a medio termine del Cavaliere.
Inferocito per la gragnuola di colpi che sta ricevendo dai tribunali, Berlusconi non ci sta a farsi cuocere a fuoco lento per poi uscire di scena.
«Dopo l’estate faremo il punto – ha annunciato ai suoi – e vedremo cosa saremo riusciti a portare a casa sull’Imu e la riforma della giustizia. Se sarà necessario dovrò ancora ripresentarmi ».
Insomma, il sostegno al governo non è affatto una cambiale in bianco.
E se ieri è stata la fiera delle colombe, la ragione va cercata anche in quella telefonata di cui si vociferava ai piani altidel Pdl.
Durante il pranzo con Angelino Alfano e Gianni Letta (che già lo avevano lavorato ai fianchi predicando moderazione) sarebbe infatti arrivata una ambasciata molto chiara dal Colle.
Il senso del messaggio quirinalizio, riferito da Gianni Letta, era questo: il capo dello Stato ha accettato la ricandidatura solo per consentire al governo di partire.
Se il Pdl alzasse troppo i toni e provocasse la crisi, non è affatto detto che l’esito sarebbero le elezioni anticipate: con il Pd decapitato dalla vecchia guardia,nessuno a quel punto potrebbe escludere un nuova maggioranza con dentro Sel e 5Stelle.
Ma se il fantasma di un governo ostile ha contribuito a placare la tempesta scatenata dal rinvio a giudizio a Napoli, nei piani a lunga scadenza è proprio il voto l’ipotesi più gettonata.
Il leader del Pdl è rimasto colpito dal nuovo report consegnato lunedì da Alessandra Ghisleri.
Dopo settimane di costante e inesorabile ascesa, il sondaggio registrava infatti non solo la battuta d’arresto per il Pdl ma addirittura una perdita dell’un per cento.
Primo segno d’insofferenza dell’elettorato del centrodestra verso le larghe intese.
E se venissero confermate le voci di un mero rinvio a settembre dell’Imu, sarebbe l’inizio della fine.
«Se non ci sarà una soluzione definitiva alla questione Imu – osserva il senatore Pdl Augusto Minzolini – è evidente che a settembre andrà fatta una verifica sul governo. Altrimenti, come avvenuto in passato per Monti, c’è il rischio che andando avanti si alimenti solo l’antipolitica. E si rilanci Grillo che adesso è in crisi».
Una verifica a settembre sull’Imu.
E una serie di disegni di legge da presentare sulla giustizia: intercettazioni, separazione delle carriere, responsabilità civile.
Altrettante bandiere da sventolare in campagna elettorale. Il voto potrebbe arrivare a marzo-aprile del 2014, un mese prima delle Europee. In ogni caso il Cavaliere sitiene pronto.
Tenere in costante tensione il Pdl non serve soltanto a rianimare un elettorato deluso dal governo di grande coalizione.
Berlusconi osserva infatti con attenzione le mosse di quelli che i falchi del partito hanno preso a chiamare gli “Olimpici”.
Ovvero i ministri che parteciparono nel 2012 alla manifestazione del teatro Olimpico concepita come il superamento della leadership del Cavaliere e il lancio della candidatura Alfano.
Quella frattura in realtà non si è mai del tutto ricomposta. E il fatto che al governo Letta partecipino tutti gli “Olimpici” rafforza la diffidenza reciproca.
«Quelli — dice un esponete di punta dei falchi — puntano a trasformare il Pdl in un partito neodemocristiano e attendono la fine di Berlusconi».
Non è passata inosservata la circostanza che alla manifestazione di Brescia, in solidarietà al Cavaliere, i ministri del Pdl non parteciperanno.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Maggio 10th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL CINQUESTELLE SICILIANO ANTONIO VENTURINO: “IL MOVIMENTO E’ FATTO DI PECORONI NELLE MANI DI GRILLO E CASALEGGIO”
“Grillo mi ha dato del pezzo di merda? Evvai! Fa parte del repertorio di Grillo, non mi
scandalizzo. Il Movimento Cinque Stelle è fatto da pecoroni nelle mani di Grillo e Casaleggio. Chi si permette di darmi del pezzo di merda, ha rimesso il Paese nelle mani di una classe politica che dovevamo spazzare via”
Risponde a tono Antonio Venturino, vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana, eletto con il Movimento Cinque Stelle, ma ormai un dissidente che va verso l’espulsione.
Deputato Venturino, Grillo durante la riunione con i parlamentari ha detto: “Venturino che si tiene i soldi è un pezzo di merda”.
Ci siamo abituati, è andato pure leggero. La verità è un’altra. Venturino non si tiene i soldi. Quello che hanno fatto i miei colleghi mi dispiace moltissimo. Hanno subito scatenato contro di me una reazione a livello web. Il problema è un altro, questo loro potevano farlo a marzo, ad aprile, invece lo hanno fatto subito dopo che io ho scatenato un problema di natura politica. Mi dispiace che il mio capogruppo, Giancarlo Cancelleri, si sia lasciato andare a queste cose, adesso comincio anche a dubitare delle sue capacità . Perchè per l’ennesima volta di fronte a un problema di natura politica si scatena il web con assalti, calunnie, non dicendo la verità .
Si sente tradito?
Il Movimento Cinque Stelle si mostra ancora una volta per quello che è. Incapace era a Roma a porsi di fronte a Bersani a parlare di riforme e far partire questo governo, incapace si dimostra in questo momento di dare delle risposte politiche.
Di chi sarebbe la colpa?
Questo era il Movimento che nasce dai cittadini e alla fine diventa il Movimento nelle mani di qualcuno che si permette di fare quello che vuole.
Accuse pesanti…
È un Movimento di pecoroni, nelle mani di qualcuno, che dietro una falsa idea di rivoluzione, per garantirsi quello che percepiscono, non hanno il coraggio di prendere una posizione politica chiara.
Intende nelle mani di Grillo e Casaleggio?
Praticamente sì, perchè quando si vincono le elezioni e non si è capace di prendere una posizione… si vincono le elezioni per far fuori una certa classe politica e gli rimettiamo il governo in mano, addirittura facendogli dettare l’agenda del governo Letta. È chiaro che il Movimento ha perso su tutta la linea.
Ha mai cercato Grillo?
Io non ho mai parlato con Grillo, non ho mai avuto il piacere neppure di un breve scambio di opinioni. Fino ad oggi mi sono sempre dissociato dalle sue dichiarazioni, portando avanti il discorso fatto in campagna elettorale che riguarda i tagli ai costi della politica. Mantengo fede agli impegni presi con gli elettori.
Accusa altri di non farlo?
Chi non mantiene fede agli impegni è chi si permette di darmi del pezzo di merda, chi ha addirittura ha rimesso il Paese in mano a una classe politica che noi dovevamo spazzare via.
Con Casaleggio ha mai parlato?
Non l’ho mai conosciuto e, francamente, per quel che ho letto su di lui non è che sia molto interessato a conoscerlo.
Giampiero Calap�
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
EPICA GAFFE DEL SENATORE PDL, SEGRETARIO PDL DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA: CONFONDE IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ISRAELIANO CON LA KYENGE
“Tzipi Livni? L’ho conosciuta al Senato, è il ministro per quanto riguarda gli immigrati“.
E’ l’epica gaffe di Antonio Razzi, il senatore del Pdl appena nominato segretario della Commissione esteri del Senato.
Il politico, ospite de “La Zanzara”, su Radio24, confonde il ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge col ministro della Giustizia del governo israeliano.
E ai conduttori, David Parenzo e Giuseppe Cruciani, che gli fanno notare l’errore, si giustifica così: “Siccome c’ha un nome strano…io non è che mi ricordo tutti questi nomi”.
Razzi, secondo il quale la capitale del Sudafrica è Johannesburg anzichè Pretoria, nel suo solito italiano surreale si dichiara soddisfatto del nuovo incarico: “Ho avuto questa nomina, perchè ho vissuto sempre all’estero, conosco i problemi che ci sono. Sono stato anche in Uganda“.
E spiega: “Le mie mansioni? Guardare i verbali, guardare le ‘votazione’, scrutinare quando ci sono degli argomenti da votare, ci sono parecchie cosettine. Non è che c’abbiamo la zappa in mano, eh“.
Il parlamentare scodella la sua personale ricetta risolutiva della questione dei Marò: “Se era Berlusconi come presidente del consiglio, nemmeno una settimana di prigionia faceva (facevano, ndr) che già stava (stavano, ndr) in Italia da molto tempo. Berlusconi è un genio” — continua — “avrebbe fatto come gli altri, quando c’è stato, diciamo, qualche cosa che gli Italiani erano prigionieri in vari Stati: dopo una settimana, massimo dieci giorni, erano a casa.”.
E aggiunge: “Non è vero che Berlusconi pagava i riscatti, lui è un grande, conosce tutti i presidenti del mondo e trattava lui personalmente”.
Razzi passa poi all’analisi del voto elettorale: “L’elezione gli Italiani non ce l’hanno fatto vincere. Oggi abbiamo perso per un pelo, come si suol dire. Poi il governo del Pd ha dato fiducia ai grillini”.
E attacca il leader del Movimento 5 Stelle: “Grillo è inutile che chiacchiera oggi, dice ‘ladro quello, questi ci hanno fottuto tutto’ e vuole le presidenze di commissione. Non le può avere perchè non è voluto stare al governo. Sono le leggi che sono così”.
Sui parlamentari del M5S, il politico afferma: “Tra me e loro c’è poco dialogo. Stanno sempre tutti indaffarati con computer, ‘scream’, controllo, ‘ualt’“.
E precisa: “Oggi non lo so che cosa vuole fare Grillo da grande: la politica non è comicità , è una cosa seria. Se lui non è al governo, se la piglia in quel posto“.
Il senatore del Pdl, poi, elogia la Corea del Nord: “Non è vero che lì ci sono problemi, i media e la televisione non dicono il vero. Io ci sono stato cinque volte e sono sempre rimasto entusiasta della gente. A Pyongyang” — prosegue — “si sta bene, uno ci può andare a fare le vacanze tranquillamente”
Gisella Ruccia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
IL DECANTATO “MODELLO LOMBARDIA”: UNA TORTA DA SETTE MILIARDI EROGATI A MANAGER VICINI A CL E ALLA LEGA
«Formigoni? Il politico più stupido che io conosca», sentenziò una volta Ciriaco De Mita. 
Ma l’ex premier è ormai fuori da lustri, mentre il Memor Domini ciellino che giurò povertà , castità e obbedienza, ma offriva il suo “corpo mistico” ignudo su yacht miliardari, ballando sulle note dei Red Hot Chili Peppers, è appena approdato al laticlavio.
Ed è stato eletto alla presidenza di una commissione senatoriale nelle stesse ore in cui la procura milanese chiedeva il suo rinvio a giudizio con l’accusa di aver deviato più dalla povertà che dalla castità , con osceno utilizzo di pubblico denaro.
Non stupido, “Diomammoneggiante” lo definisce con inaspettata fantasia lessicale un banchiere cattolico, che lo descrive come capitano di una legione di lottatori a tempo pieno, ma non di vincitori contro il peccato.
Quella generazione di giovani timidi, pallidi, abiti scuri, gonne lunghe, molti dei quali alla morte del fondatore di Comunione e Liberazione don Giussani sono stati risucchiati dal loro stile di vita quasi monastico verso i lidi più agevoli del potere e del denaro, garantiti da un movimento che si è fatto lobby.
Crozza sembra propendere nella sua imitazione a una via di mezzo tra le definizioni del vecchio democristiano e del banchiere cattolico.
Ma il ritratto più affilato lo ha dato Gianfranco Fini, un altro disperso della politica: un’“impudente faccia di bronzo”.
Come altro definire uno che di fronte alla lampante evidenza delle sua vita non frugale, alle documentate accuse al suo cerchio magico di aver sottratto sotto la sua protezione decine e decine di milioni, forse centinaia, alla sanità della regione Lombardia, facendone un’immensa mangiatoia privata, sbeffeggia i giornalisti che osano fargli qualche doverosa domanda, inventa complotti e minaccia querele e sfracelli?
«Sono a volte caduto e cado — ha scritto al settimanale di Cl “Tempi” — in qualche eccesso di narcisismo o di personalismo? È così. E allora? Che cosa si deve giudicare: le mie camicie o i miei atti di governo?».
Difficile dire cosa sia peggio.
A parte naturalmente l’arte autoassolutoria, che si esercitò invece più nobilmente per suo padre, vecchio podestà in Brianza, accusato dell’omicidio di quattro partigiani e amnistiato daTogliatti.
Quanto agli atti di governo, Formigoni continua a celebrare il “modello lombardo” e quello che pomposamente chiama “federalismo sanitario”.
Cioè il sistema che ha permesso di trasformare la sanità in una colossale truffa organizzata, in una casbah percorsa da una pletora di politici simoniaci, assessori corrotti, faccendieri, manager lottizzati, all’insegna di fondi neri, tangenti, appalti truccati, di cui i magistrati devono ancora scrivere tutta la storia.
Il “federalismo delle truffe”, che per fortuna non ha intaccato alcuni poli di buona medicina, nasce nel 1997, quando il Celeste era già governatore da due anni, con la Legge regionale 31.
Fatta su misura per gli interessi di Cl, stabilì la parità tra ospedali pubblici e privati. Così, in nome di una presunta rivoluzione liberale, partì la corsa delle strutture private per ottenerel’accreditamento con la Regione, tramite i buoni uffici del cerchio magico formigoniano.
Una parità giuridica che attraverso il flusso di rimborsi pubblici ha prodotto la nascita di colossi sanitari come il San Raffaele di don Verzè, l’amico di Berlusconi e allevatore della maitresse delle olgettine nella “casa delle femmine”, che più che un prete sembrava un gangster di Chicago, franato prima della morte sotto un miliardo e mezzo di debiti.
E la Fondazione Maugeri, snodo di tangenti, sovraffatturazione e fondi neri, che finivano a Pierangelo Daccò, il faccendiere di Formigoni, quello che pagava gli yacht, i resort più cari al mondo e le ville in Sardegna del capo del Gruppo Adulto, il nucleo aristocratico di Comunione e Liberazione, votato alla “povertà evangelica e alla castità perfetta”.
Passi per la castità , che in caso di scivolate si può assolvere confessandola ai padri salesiani di via Copernico, ma quanto alla povertà evangelica difficilmente a Formigoni potrà dare l’assoluzione anche il padre eterno, quando si saprà con certezza la cifra sottratta attraverso la Maugeri e le altre strutture “aiutate” da Daccò.
La sanità lombarda muove ogni anno 17 miliardi e mezzo di euro, il 75 per cento delle spese regionali, con 128 strutture tra ospedali pubblici e privati.
La generosità verso i privati e soprattutto verso gli ospedali targati Cl è tale che il 43 per cento del totale va a loro.
Una torta di 7 miliardi e mezzo erogati a piè di lista senza controlli a manager lottizzati da Cl e dalla Lega.
I reparti di cardiochirurgia si sprecano, ce ne sono più in Lombardia che in tutta la Francia.
Perchè?
Ma perchè gli interventi cardiochirurgici sono quelli che hanno i rimborsi pubblici più alti. Idem per l’ortopedia.
I privati si buttano sulle prestazioni sanitarie più redditizie e non di rado inducono i pazienti a operazioni inutili se non dannose.
Ecco, questo è il quadretto sommario dell’eccellenza formigoniana, che sulla sanità , incredibilmente, sfoga da anni il suo patologico narcisismo.
Scoppiato lo scandalo, un anno fa il presidente di Cl Julià n Carròn ha cercato di prendere le distanze dal Celeste: «Sono stato invaso da un dolore indicibile — ha scritto aRepubblica — dal vedere cosa abbiamo fatto delle grazie che abbiamo ricevuto. Se il movimento di Comunione e Liberazione è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo aver dato».
E ha chiesto perdono.
Il cardinale Angelo Scola è stato meno aulico, ma sostanzialmente ha fatto lo stesso. Le gesta di Formigoni e della sua cricca però hanno probabilmente contribuito a ostruirgli l’ascesa al soglio pontificio.
Resta su piazza il Celeste, se qualche anima buona non riuscirà a farlo dimettere e se i magistrati non decideranno di fargli visitare luoghi un po’ meno ameni di quelli che abitualmente frequenta.
Gli hanno dato la presidenza della Commissione senatoriale dell’Agricoltura. Speriamo che non stia già almanaccando il “federalismo agricolo”.
Alberto Statera
(da “La Repubblica“)
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
APPELLI AL GOVERNO PER LIMITARE I TAGLI “AGLI ENTI VIRTUOSI”, OVVERO CHIARAMENTE QUELLI GESTITI DA LORO
Che senso ha rimpinguare le casse di enti ormai “morituri”?
Ma le Province lombarde non mollano e pretendono che siano confermati i 170 milioni di euro di trasferimenti statali, smentendo quanto il governo Monti aveva deciso, cioè sforbiciare dal bilancio statale quella cifra.
“Su un taglio totale di un miliardo e duecento milioni di euro al sistema complessivo delle Province per il 2013 — spiega il presidente dell’Unione Province Lombarde Massimo Sertori – le nostre avranno una riduzione di circa 6 milioni in più di quanto preventivato. Questo andrà a incidere pesantemente su una situazione già critica”.
Sertori, che è anche il presidente della Provincia di Sondrio, uno degli enti che doveva essere tagliato, prima di essere salvato perchè a tutela di un’importante specificità territoriale e poi perchè della legge anti-province non se ne fece più niente, vorrebbe che ora il Governo smentisse quanto deciso da Monti, “prevedendo — spiega — che per le Province virtuose e operose come le lombarde sia possibile ridurre i tagli di almeno il 30%”. Secondo l’esponente della Lega Nord “la nostra gente deve sapere che questo riparto è stato fatto anche per trovare una soluzione al caso del tutto eccezionale delle Province campane impegnate nell’emergenza rifiuti, ma che è assurdo porre a carico di altre Province”.
Dalle parole ai fatti è passata un’altra amministrazione provinciale leghista, quella di Lodi, anche lei tra le prime a dover essere depennata.
Anche se qui il Governo nel 2013 farà arrivare 5 milioni e 300 mila euro in meno di contributi pubblici.
Detto questo l’ente ha promesso battaglia.
Infatti, la giunta provinciale lodigiana — per bocca del suo Presidente, Pietro Foroni — ha fatto sapere che ricorrerà al Tar del Lazio per bloccare i tagli di Roma.
Foroni, che è dimissionario, vista la sua nuova carica di consigliere regionale, ha parlato dei rischi di un provvedimento che toglierà al suo ente risorse necessarie per servizi essenziali al cittadino.
Gli fa eco il presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Antonio Saitta, che dal canto suo prova a rilanciare: “Con l’eliminazione delle Province non si produrrebbero risparmi, ma aumento della spesa pubblica, visto che si metterebbe il personale in mobilità e crollerebbe il livello dei servizi ai cittadini”.
Le Province, insomma, non ci stanno a essere cancellate e cercano di vendere cara la pelle. Dall’Upi fanno notare che se dovesse essere attuato quanto stabilito di recente dal decreto sui pagamenti alle imprese della Pubblica Amministrazione — uno degli ultimi atti del Governo dei tecnici — che contiene anche un netto taglio alle risorse delle Province, le stesse rischierebbero il dissesto economico.
Il neopresidente del Consiglio Enrico Letta, lo ha però detto chiaramente, addirittura nel suo discorso di investitura: “Le Province vanno abolite”, anche se per rendere meno traumatico questo passaggio ha aggiunto che “si può pensare a una riorganizzazione delle Regioni”, e quindi far pesare sulle spalle delle stesse gli esuberi di personale e di competenze provinciali.
Per una “linea dura” anche molti rappresentanti del Pdl.
Tra i quali Daniela Santanchè, che ha commentato il discorso di Letta ricordando che “l’abolizione delle Province era nel nostro programma e a questo punto spero che il premier tenga fede a quanto detto”.
Fabio Abati
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
IL MERCATO DEL LAVORO TEDESCO GODE DI OTTIMA SALUTE: MERITO DI UN SISTEMA DI ISTRUZIONE CHE DA’ MOLTA IMPORTANZA ALLA FORMAZIONE PRATICA
Oltre cinque milioni e mezzo di giovani europei sono senza lavoro. 
Nei paesi del sud Europa colpiti dalla crisi sta crescendo un’intera generazione dalle scarse prospettive: un giovane spagnolo o greco su due è senza lavoro.
In Italia e in Portogallo tra gli under 25 anni la media sale a uno su tre.
Per loro la Germania deve sembrare il paese della cuccagna: lì la disoccupazione giovanile è inferiore all’8 per cento.
In nessuno degli altri 27 paesi membri dell’Ue la media è così bassa, e soltanto l’Austria vi si avvicina con un 8,9 per cento.
“Come faranno?”, si chiedono i cittadini dei paesi europei confinanti, che spesso partono in pellegrinaggio per la Germania per comprendere questo fenomeno.
Quello che scoprono è il nostro duplice sistema di formazione professionale: qui si studia (la teoria) e si lavora (la pratica) contemporaneamente, e non consecutivamente. Per la maggior parte degli europei si tratta di una novità assoluta: imparare e lavorare, invece di imparare per poi lavorare.
La Commissione europea ha lodato il modello tedesco, definendolo una “garanzia contro la disoccupazione giovanile e la penuria di manodopera qualificata”.
Perfino il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel suo discorso sullo stato dell’unione del 2013 ha applaudito il modello tedesco: “Paesi come la Germania puntano a far laureare i loro studenti delle scuole superiori con l’equivalente di un diploma tecnico rilasciato da uno dei nostri community college, così che siano pronti ad affrontare il mondo del lavoro”.
Per molto tempo altri paesi hanno criticato la Germania per questo approccio: l’Ocse infatti ci rimprovera sistematicamente perchè il numero dei nostri laureati è troppo basso. Secondo molti esperti l’istruzione universitaria — semplice laurea triennale, laurea specialistica o dottorato — è la misura di tutte le cose.
E la certificazione tedesca di “Meister” (master) è alquanto rara.
La formazione pratica è considerata di gran lunga inferiore alla formazione universitaria.
Per molti europei è del tutto inconcepibile mettere sullo stesso piano il diploma di apprendista e quello liceale, oppure considerare un diploma di master alla pari con una laurea triennale.
Poco alla volta, però, si sta spargendo la voce che la capacità innovativa dell’industria tedesca — il cui successo si misura da quello dei suoi prodotti in tutto il mondo — potrebbe avere qualcosa a che vedere proprio con la solida formazione che ricevono gli operai tedeschi.
Anche in Germania c’è chi critica questo sistema.
Si sente spesso dire che la formazione è troppo specializzata, troppo su misura rispetto alle esigenze specifiche di certe industrie, e che il numero delle diverse specializzazioni (oltre 300) tra cui un giovane può scegliere il suo tirocinio è decisamente troppo alto.
C’è anche chi esprime dubbi sulla reale possibilità che le qualifiche di questo duplice sistema riescano a stare al passo con la rapida evoluzione dell’era di Internet.
Il sistema è stato messo particolarmente sotto pressione una decina di anni fa, quando la disoccupazione in Germania era altissima e decine di migliaia di giovani non avevano la possibilità di ricevere un’adeguata formazione pratica.
Nel 2004 il governo verde-rosso formato dai socialdemocratici e dai Verdi spinse per l’arruolamento in massa di apprendisti, per costringere l’economia a creare più possibilità per la formazione.
Ma nel giugno 2004 il governo tedesco si accordò con i datori di lavoro e le associazioni delle aziende per far approvare il Patto di formazione professionale e scolastico, che ha contribuito a ribaltare la situazione: adesso l’offerta supera la domanda.
La crisi economica globale ha trasformato il modello tedesco in un successo da esportare.
La Germania ha firmato un accordo di cooperazione per la formazione con sei paesi dell’Ue e le aziende tedesche fanno da apripista nella formazione pratica del personale nelle loro società affiliate all’estero, che seguono il modello tedesco.
Polo d’attrazione
Le aspettative sono alte, anche per i tedeschi stessi.
La Germania, infatti, non ambisce soltanto a esportare un modello vincente, ma spera che gli europei del sud più dinamici e motivati occupino tutti i posti a disposizione per l’apprendistato, e una volta perfezionate le loro qualifiche non tornino a casa, ma restino in Germania per sopperire alla crescente carenza di manodopera qualificata. Gli scettici sottolineano vari problemi, per esempio le barriere linguistiche, e dubitano che i migranti possano effettivamente ricoprire un ruolo determinante nel porre rimedio alla penuria di apprendisti tedeschi.
È anche vero che il periodo attuale non è l’ideale, dato che il sistema tedesco dipende strettamente dall’economia. In definitiva è il mercato, non gli esperti di istruzione, a decidere il numero dei tirocini disponibili. Sono le aziende a decidere quante posizioni richiedano qualifiche delle quali si avrà bisogno in futuro.
Questa è la premessa per il numero dei posti disponibili per i tirocini.
Di conseguenza, il grande vantaggio dell’approccio alla formazione professionale tedesca è al tempo stesso anche il suo inconveniente maggiore.
Il sistema è strettamente collegato all’economia e nei tempi sfavorevoli, come quelli che stanno attualmente vivendo i paesi europei assillati dalla crisi, la domanda di apprendisti sarà inevitabilmente minore.
Il fatto che gli europei del sud stiano cercando una risposta studiando il nostro sistema di doppia formazione dimostra quanto siano disperati.
Non soltanto sono privi di aziende capaci di creare posizioni per i tirocinanti, ma sono anche privi di pazienti maestri in grado di trasmettere le loro conoscenze ai loro tirocinanti. Inoltre sono privi di istituzioni e di quella cooperazione stretta e assidua che è indispensabile tra datori di lavoro, dirigenti politici, sindacati e altri attori per realizzare il sistema della doppia formazione.
Del resto, perfino in Germania, dove tale collaborazione è ormai solida, il sistema non è immune da problemi, come il conflitto sul Patto di formazione o la resistenza dei sindacati.
Gli europei del sud che adottano il sistema tedesco hanno intrapreso una strada molto ambiziosa.
Ma è sicuramente meglio spingere per riforme strutturali coraggiose che optare per soluzioni più semplici come dare ai giovani disoccupati una formazione professionale inutile soltanto per tenerli impegnati e tranquilli.
Questo sforzo merita il nostro pieno sostegno.
Come lo meritano i giovani europei del sud che lasciano le loro case e i loro paesi per venire qui in Germania a trovare lavoro o a ricevere una formazione professionale. Noi dovremmo accoglierli a braccia aperte.
Stefan von Borstel
Die Welt
(da Presseurop)
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
RAPPORTO DELLA SCUOLA SANT’ANNA DI PISA: LA CIFRA SI RAGGIUNGE TRA SPESE DI GESTIONE, ATTIVITA’ LEGALE E STRUTTURE
Un buco nero in cui finiscono 55 milioni di euro l’anno senza che si possa verificare l’efficienza della pubblica amministrazione nel settore del contrasto all’immigrazione irregolare.
Sono questo i Centri di identificazione e di espulsione esaminati dal punto di vista dei costi per lo Stato, secondo quanto emerge dal rapporto della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa “Criminalizzazione dell’immigrazione irregolare: legislazione e prassi in Italia”.
La somma di 55 milioni di euro non è un dato fornito da fonti ufficiali, ma il calcolo fatto dai curatori del rapporto mettendo insieme una serie di cifre che racchiudono i costi di gestione, quelli per l’attività legale e quelli di costruzione e ristrutturazione delle strutture.
Oltre 80 mila euro è la spesa per costruire un solo posto letto in più, circa 20 milioni di euro l’anno costa la gestione complessiva di tutti i Cie italiani, 350 euro il gratuito patrocinio a spese dello Stato per una sola persona, 10 euro servono per l’emissione di ogni provvedimento di convalida del trattenimento da parte del giudice di pace, e 20 euro è il costo del giudice per ogni udienza. Il trattenimento nel Cie funziona con il sistema delle proroghe, quindi un trattenuto che rimane nel Cie per 180 giorni avrà bisogno di 4 udienze.
La prima cosa che risulta dal rapporto è la scarsa trasparenza della pubblica amministrazione.
I ricercatori non hanno avuto informazioni dirette dai Centri e dalle prefetture e sono dovuti andare a spulciare leggi e documenti della Camera per risalire alle somme spese.
“In un primo momento si è proceduto all’invio di un questionario a tutti i Cie italiani con domande specifiche relative ai costi dei centri: costi relativi alla gestione quotidiana, costi di costruzione/ristrutturazione, costi del personale, ecc — scrivono i curatori dell’indagine – Non ricevendo risposta, la sezione sui costi è stata elaborata basandosi sull’analisi delle varie relazioni tecniche di accompagnamento ai progetti di legge divenuti leggi negli ultimi quattro anni. I dati forniti dal Ministero degli Interni in relazione ai migranti trattenuti nei Cie italiani dal 2009 a giugno 2011 sono stati utilizzati per fare una stima dei costi relativi alla detenzione a seguito dell’estensione fino a 18 mesi del periodo massimo di trattenimento”.
Si tratta quindi di stime e proiezioni statistiche, in parte basate su stanziamenti effettuati in questi anni dal Parlamento per i Cie.
Nel 2008 sono stati stanziati 78 milioni fino al 2010 divisi su tre anni per costruire 1000 posti in più.
Il calcolo si basava sulla spesa effettuata per ogni posto letto nel Cie di Torino, pari a 78 mila euro. Il pacchetto sicurezza del 2009 ha esteso la detenzione massima da 2 a sei mesi.
Dalla relazione tecnica al decreto legge 11/2009 vengono ricavati dati sull’impatto economico dell’estensione a 180 giorni della reclusione.
In particolare, la relazione tecnica considera i maggiori oneri connessi alla costruzione o la ristrutturazione di Cie per fornire nuovi posti; alla permanenza degli stranieri presso gli stessi centri (alla luce del periodo di estensione del trattenimento); all’aumento del numero delle convalide del trattenimento da parte dei giudice di pace.
Nella relazione si assume che il nuovo tempo medio di trattenimento degli stranieri nei centri sarà di 120 giorni e si stima la necessità di aumentare i posti nei Cie, passando da 1160 a 4.640. Bisognerebbe dunque costruire altri 3.480 posti.
E si arriva a calcolare che il costo complessivo per la realizzazione di nuove strutture sarebbe pari a 117.000.000 di euro.
Altri 980 posti dovrebbero essere ricavati dalla ristrutturazione dei Cie esistenti.
In questo caso viene preso come riferimento il centro di Brindisi, dove ci sono voluti 5000 euro a posto letto per la ristrutturazione, ma si trattava di semplici modifiche.
Il costo massimo ventilato per edifici da ristrutturare completamente è di 40 mila euro per ogni posto da ristrutturare. Il costo complessivo per la ristrutturazione di strutture esistenti tocca i 22.050.000 euro.
L’estensione della durata della detenzione comporta anche un aumento dell’attività dei giudici di pace, che sono chiamati a convalidare il provvedimento di fermo.
Il costo del gratuito patrocinio viene calcolato in 350 euro a persona compreso il pagamento dell’interprete.
Nel complesso, fra la difesa legale e le udienze di convalida e proroga della reclusione, la spesa per le casse pubbliche passa da 434 mila euro nel 2010 a oltre 5 milioni (5. 271.000 euro nel 2012).
I ricercatori concludono l’analisi con una simulazione fino al limite massimo di trattenimento oggi in vigore, cioè 18 mesi, pari a 540 giorni.
Considerando la capacità corrente di 1.681 posti, relativa ai dati ad agosto 2011, mancano ancora tremila posti rispetto alle necessità individuate dalla relazione tecnica della Camera.
Se la pubblica amministrazione decidesse di costruire nuove strutture per coprire tale necessità al costo medio di 78 mila euro (rivalutato all’indice Nic ad 82.056 euro), si arriverebbe a spendere quasi 245 milioni di euro
(da “Redattore Sociale”)
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Maggio 9th, 2013 Riccardo Fucile
E POI LO PSICHIATRICO CONTRORDINE : “FERMATEVI PER STRADA E PARLATE CON I GIORNALISTI”
Beppe Grillo chiama a rapporto i parlamentari del suo movimento e li striglia per i mal di
pancia legati a diaria e stipendio.
“Fanculo i soldi! Se avete firmato qualcosa, dovete rispettarlo”, avrebbe detto nel corso della riunione a Montecitorio il leader del M5S secondo quanto riferisce la diretta Twitter #assembleaconbeppe.
“Non si fa la cresta su ciò che non è rendicontato, metteremo nomi e cognomi di chi vuol tenersi i soldi”, ha insistito l’ex comico rivolto a deputati e senatori.
“Siamo un gruppo che deve parlare con le persone”, ha aggiunto.
Grillo si sarebbe soffermato anche sulla fase politica. “Il governo non regge. L’opinione pubblica sta cambiando. Cercano di dimostrare che siamo come gli altri”, ha detto.
“Loro agiscono con le menzogne, noi reagiremo con rispetto e verità “, ha insistito Grillo annunciando un’inversione a U nei rapporti con la stampa.
“Fermatevi per la strada a rispondere ai giornalisti”, ha esortato i parlamentari, sdoganando anche la partecipazione alle trasmissioni tv.
“Purchè non siano talk show, andate in tv a spiegare ai cittadini le nostre idee”, ha detto.
Intanto dal web Beppe Grillo se la prende non solo con l’ex premier, ma anche con Quirinale e Pd.
«Berlusconi è il garante dell’osceno connubio tra illegalità e democrazia. In un qualsiasi Paese democratico un personaggio come Berlusconi sarebbe in carcere o allontanato da ogni carica pubblica – scrive il leader dei 5 Stelle – da noi è l’ago della bilancia del Governo, punto di riferimento di Napolitano nel suo doppio settennato, protetto dall’opposizione del pdmenoelle”
Il capocomico genovese si è evidentemente dimenticato che il più grande aiuto a essere “ago della bilancia” lo ha dato proprio lui a Berlusconi, rifiutando qualsiasi accordo con il centrosinistra.
Un giorno i motivi saranno chiari a tutti.
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