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NAZARBAYEV: “SILVIO, VIENI NELLA DACIA E PORTATI IL PIGIAMA”

Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DELLA FESTA KAZAKA IN ONORE DEL CAVALIERE TRA TRENTA RAGAZZE “DA SCEGLIERE” E OFFERTE DA NAZARBAYEV

Buonasera, sono Claudio Barbaro. Avrei da raccontarle un’esperienza vissuta in prima persona”.
Riguardo a cosa?
“Sa, in questi giorni Silvio Berlusconi vuol far credere di conoscere appena il presidente kazako. A me risulta esattamente il contrario, direi un’estrema confidenza”.
In particolare a cosa si riferisce?
Aspetti, mi faccia partire dall’inizio.
Prego.
Siamo nel 2009 e l’Italia è candidata per ospitare i Mondiali di basket. A Roma arriva il presidente della Federazione, un signore australiano molto serio, insieme a lui la commissione giudicante. Ad accoglierlo l’allora presidente del Coni Gianni Petrucci, il capo ufficio stampa Danilo Di Tommaso, Massimo Cilli e Rocco Crimi, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport. Anche io sono tra loro. (Claudio Barbaro è politico e dirigente sportivo, presidente dell’Associazione sportiva italiana e deputato nella scorsa legislatura per il Pdl. Prima di seguire Gianfranco Fini in Futuro e libertà ).
Situazione inquadrata. E quindi?
Tutti insieme andiamo a Palazzo Chigi: al terzo piano ci aspetta Silvio Berlusconi nel ruolo di premier.
Il massimo dell’ufficialità .
In teoria! Ero anche emozionato, la mia prima volta. Ha presente quanto sono belle e maestose quelle stanze? Incutono un certo timore reverenziale.
Superato l’emozione?
Il presidente si mostra affabile, cordiale, come solo lui riesce a essere. Ma i convenevoli istituzionali durano giusto un paio di minuti. Poi il patatrac.
Cosa, scusi?
Improvvisamente, e ancora non ho capito il motivo, inizia a raccontare del suo viaggio in Kazakistan, con un’enfasi particolare. Tutti noi iniziamo a guardarci perplessi, a scrutare le reazioni dell’australiano. A chiederci il perchè. Inutile farlo, oramai era partito.
Verso dove?
Qui inizia il bello. Un Berlusconi irrefrenabile ci racconta: “Subito dopo l’incontro, Nazarbayev mi dice: “Silvio, questa sera sarai ospite nella mia Dacia. Portati il pigiama”.
Proprio “il pigiama”?
Sì. E da quel momento si è lanciato in un dettagliatissimo reportage della nottata vissuta.
Qualche primizia?
Insieme a lui andarono Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini, ci parlò di un inizio serata con musica dal vivo, tra canzoni italiane e kazake. Giusto una mezz’ora, per riscaldare l’ambiente. Fino a quando…
Siamo al momento delle donne?
Esatto. Ridendo, con fare ammiccante, raccontò di aver sentito un improvviso tintinnio metallico dietro le spalle: “Non potevo girarmi, non mi sembrava carino. Ma con la coda dell’occhio ho visto arrivare una trentina di ragazze belle, anzi bellissime e semi-nude. Vestite solo con degli oggetti metallici”, queste le sue parole.
Bunga bunga in terra straniera.
Non soddisfatto si volta verso l’ospite australiano e specifica: “Sa cosa mi disse Nazarbayev? ‘Silvio, scegli quella che vuoi’. E io: scusa Nursultan, ma la mia religione non ammette la poligamia”. E giù altre risate.
Sicuro non finisce qui.
Infatti. Così aggiunge di non aver più visto, per un po’ di tempo, sia Bonaiuti sia Valentini.
Dove erano andati?
Questo non lo so. E Berlusconi ha specificato di aver ritrovato il fido Paolo qualche ora dopo con gli occhiali storti e le lenti appannate. Non solo.
Ancora?
Tutto questo racconto è durato circa una mezz’ora ed è stato accompagnato da continue pacche amichevoli sulla cosce del presidente australiano.
Le reazioni dell’ospite?
Rigido. Immobile.
Come è finita?
Mah, senta, magari non è stato a causa di questo bizzarro incontro, ma sta di fatto che la Federazione di basket non ci ha assegnato i Mondiali.

Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’ESPULSIONE IGNOTA AD ALFANO MA DIFFUSA DALL’ANSA DOPO SOLO UN’ORA

Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile

MA CHE “BLOCCO COGNITIVO”: L’ESPULSIONE DI ALMA ERA SULL’AGENZIA ANSA UN’ORA DOPO IL RAPIMENTO

Continua a ripeterlo come un esorcismo, Angelino Alfano. «Non sapevo e non potevo sapere». A dispetto delle parole dell’ormai ex capo di gabinetto Giuseppe Procaccini che lo affondano e che non può smentire.
E di fronte alle quali il ministro è costretto ad una contorsione concettuale.
Per giunta tardiva.
Separare come non fossero i due tempi di una stessa sequenza la consapevolezza di aver dato lui il “la” all’operazione Ablyazov (sollecitando l’incontro di Procaccini con l’ambasciatore kazako) e la conoscenza dell’esito che l’operazione aveva prodotto (l’espulsione della Shalabayeva e della sua bimba).
In queste ore, la disperazione è tale, che il ministro chiede e ottiene dal Capo della Polizia Alessandro Pansa un ulteriore endorsement.
«C’è stato un blocco cognitivo », dice Pansa ascoltato in Senato.
E aggiunge: «È abbastanza semplice, poi la cosa piace o non piace. Il ministro non ha saputo questa informazione e mi ha detto: “Perchè non l’ho saputa? Io gli ho detto: “Ministro non lo so, ora vedo”». Bene.
Blocco cognitivo o blocco dei terminali delle agenzie di stampa del ministero dell’Interno?
IL TAKE ANSA DELLE 20.01
Già , perchè nella spirale grottesca in cui il ministro ha già  trascinato l’intero Dipartimento di Pubblica sicurezza e i suoi «flussi di informazioni ascendenti e discendenti», c’è ora un altro dettaglio cruciale.
Un take dell’agenzia Ansadelle 20.01 del 31 maggio scorso.
Annotiamo bene. 20.01 del 31 maggio.
Ebbene, se si deve stare alla relazione del Capo della Polizia e alle parole del ministro, nessuno sa, in quel momento, tranne i funzionari della Questura di Roma, chi sia quella donna che, alle 19, è decollata dall’aeroporto di Ciampino su un volo della compagnia austriaca Avcon Jet proveniente da Lipsia e diretto ad Astana.
Nessuno.
Lo ignora il ministro. Lo ignora il capo di Gabinetto. Lo ignora il capo della Polizia reggente Alessandro Marangoni, il segretario del Dipartimento della Pubblica sicurezza Alessandro Valeri («Non ricordo quando appresi la notizia dell’espulsione», ha detto a verbale interrogato da Pansa), il direttore della Criminalpol Cirillo.
Soprattutto, al Viminale nessuno può anche solo immaginare che esista una qualche relazione tra il “pericoloso latitante” Mukhtar Ablyazov e la signora Alma Shalabayeva.
Di più. Il ministro saprà  solo dopo una telefonata del ministro degli esteri Emma Bonino. L’1 o forse il 2 giugno.
Bene, ecco cosa scrive l’Ansa alle 20.01 del 31maggio, più o meno un’ora dopo il decollo da Ciampino: «Espulsa moglie oppositore Kazakistan — Alma Shalabayeva, moglie dell’uomo d’affari e oppositore politico kazako Mukhtar Ablyazov, ricercato in patria per presunte truffe ed associazione criminale, è stata espulsa oggi da Roma, dove risiedeva dallo scorso anno, insieme con la figlia di sei anni ed imbarcata su un aereo, appositamente arrivato dal Kazakistan, per riportarla in patria.
“Un fatto di una gravità  inaudita — ha tuonato l’avvocato Riccardo Olivo, legale della donna — la signora Shalabayeva non ha commesso alcun illecito ed ora è esposta all’elevatissimo rischio di trattamenti disumani, analoghi a quelli cui fu sottoposto il marito nel 2003, quando si opponeva al regime di Nursultan Nazarbayev, e denunciati da Amnesty International.
La donna è stata prelevata mercoledì notte dalla polizia nel corso di un’operazione finalizzata alla ricerca, risultata vana, del marito. Il suo passaporto è infatti risultato contraffatto ed il Prefetto ha emesso un decreto di espulsione della signora Shalabayeva e di sua figlia. I legali della donna si sono opposti rappresentando alla Questura ed alla Procura i rischi di un trasferimento in Kazakistan. Nonostante ciò — ha aggiunto l’avvocato Olivo — e con una rapidità  sorprendente, è stato decisa l’espulsione”».
Quella sera del 31, dunque, dopo neppure un’ora dal suo ultimo atto, la storia è in chiaro. Tutta. Eppure, nessuno, al Viminale, ha tempo di leggere l’Ansa.
Il “blocco cognitivo” è davvero totale.
Al punto che dovranno passare almeno altre 24 ore, anzi, 48, perchè il 2 giugno, sollecitato da Alfano, Pansa inviti la Questura a inviare una nota per chiarire l’accaduto (arriverà  il 3).
ALFANO PARLà’ CON I KAZAKI?
Se ne potrebbe sorridere, ma la faccenda è assai seria.
Perchè quel take Ansa torna a mostrare la cartapesta di cui è fatto il fondale costruito in questi giorni per dissimulare l’evidenza.
Per giunta, chiara anche dalle parole, volutamente ignorate da Alfano, di Procaccini.
L’ex capo di gabinetto, oltre a dare conto di aver informato il 29 maggio il ministro della richiesta di cattura di un “pericoloso latitante” avanzata dall’ambasciatore kazako, dice infatti due cose.
La prima. Ricevetti i diplomatici kazaki il pomeriggio del 28 maggio dopo che erano stati in Questura.
La seconda. Li ricevetti perchè il ministro mi disse che dovevano parlarmi di una questione delicata.
Ebbene, come faceva il ministro, visto che non si era fatto trovare al telefono, a sapere che i kazaki erano “latori” di una richiesta delicata?
Forse perchè ci aveva parlato?
Soprattutto, perchè i kazaki, quel 28 maggio vanno prima in Questura (alle 15,30) ricevuti dal capo della squadra mobile e poi al Viminale?
Chi gli aveva consigliato di presentarsi direttamente in via di san Vitale? È una loro idea?
O non è invece più logico pensare che i kazaki avessero già  avuto prima del 28 un incontro o un colloquio con Alfano e che solo dopo la visita in questura, di fronte a qualche resistenza, pensarono bene di tempestare il telefono del ministro per sbloccare la faccenda (di qui, la riunione con Procaccini)?
Del resto, c’è un dettaglio che indica come, la mattina del 28, i kazaki abbiano già  la certezza di poter portare a casa il risultato.
Che lavorino ad un copione.
Alle 10.15 (cinque ore prima che l’ambasciatore vada in Questura) lo Sco riceve infatti un messaggio da un ufficio «collaterale Interpol» che segnala le ricerche in campo internazionale di Mukhtar Ablyazov.
E dov’è quell’ufficio “collaterale”? Ad Astana, Kazakistan.
Forse qualcuno aveva suggerito quella sollecitazione proprio quel giorno.
Chi?

Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)

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L’ITALIA HA PERSO LA FACCIA, MA PER I TG RAI E’ TUTTO A POSTO

Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile

LA TV DI STATO CI PROPINA SOLITAMENTE UNA MIRIADE DI COMMENTATORI DEL NULLA, MA SULLA VERGOGNA KAZAKA NESSUN SEGNO DI VITA, NON UN DIRETTORE CHE SI SIA AFFACCIATO SULLO SCHERMO, TUTTI ZITTI E ALLINEATI

La notizia è rimasta sommersa, ma c’è stata un’ondata di disdette per le prenotazioni di aerei, navi, treni verso i paesi a noi più prossimi: Francia, Spagna, Germania e perfino Austria, Grecia, Cipro, Croazia.
Svizzera no, tanto gli svizzeri, per mille e una ragione bancaria, non vanno per il sottile e non ci badano.
Ma gli altri ci conoscono ed è un momento molto delicato per esportare la nostra faccia di italiani.
O la faccia è di bronzo o è meglio restare a casa.
Tutt’al più, si consigliano destinazioni esotiche (India esclusa, anche lì si sono fatti un’idea), come Timor Est, Jacuzia, isole Salomone: lì, a stento, sanno dov’è l’Italia e che ha la forma di uno stivale. Già .
È davvero difficile spiegare che abbiamo un ministro degli Interni al quale sequestrano sotto il naso le persone e lo va pure a dire in giro tutto contento.
Certo, anche in Francia ci fu l’“affaire Ben Barka”, ma cadde un governo e la destra perse anche la presidenza della Repubblica: i francesi poterono portare ancora in giro le loro facce. Ancora più difficile raccontare che il vicepresidente del Senato — la Camera Alta, quella dei saggi reggitori delle istituzioni repubblicane — è un tizio alquanto razzista, non tanto per le parole che dice, ma proprio per il cervello che porta a spasso.
Più complicato spiegare che il signor Alfano e il signor Calderoli non hanno ancora lasciato le poltrone.
Questa premessa serve per capire l’inutilità  delle nostre televisioni.
Lasciamo perdere quelle di Berlusconi (gli “speciali” sulle notti del padrone resteranno fra le pagine più vergognose del giornalismo italiano), ma parliamo della Rai, così prodiga di commentatori e di esperti quando le notizie sono innocue o lontane (l’altra sera c’era Saviano sui narcos: ma, a noi, ci frega così tanto del cartello degli Zetas?), che non ha dato segni di vita nè su Calderoli nè, tantomeno, su Alfano.
Non un commento, zero.
Non un direttore che si sia affacciato per un editoriale di critica o di allarme per un paese in briciole. Niente.
Abbiamo allora pensato alle “cartoline” di Andrea Barbato: erano scritte con un garbo incendiario.
Si affacciava alla tv di Stato, mica a telecurvasud, e trainava il Tg3 smontando con la perfidia dell’ironia ministri, politici, imprenditori, persino le intoccabili gerarchie della chiesa.
Quello era vero “servizio pubblico”.
E, allora, delle due l’una: o i principi dell’informazione tv di oggi non sono all’altezza.
O sono pavidi.

Paolo Ojetti

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PER ALFANO “NON E’ STATO PICCHIATO”: ECCO IL VERBALE DEL PRONTO SOCCORSO DEL COGNATO DI ABLYAZOV

Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile

LA DIAGNOSI: “TRAUMA CRANICO FACCIALE, DISTRAZIONE AL RACHIDE CERVICALE, CONTUSIONI AL NASO, AL LABBRO SUPERIORE, ALLA PARTE DESTRA DEL TORACE E ALLA PIRAMIDE NASALE”

Nel blitz della polizia italiana avvenuto la notte tra il 28 e il 29 maggio nella villa romana di via di Casal Palocco 3 l’obiettivo era Mukhtar Ablyazov, ex banchiere e oppositore numero uno del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev.
Ma lui non c’era e nei guai sono finiti i suoi parenti: la moglie Alma Shalabayeva, la più piccola delle figlie, Alua (6 anni) e il cognato Bolat Seraliyev, 47enne marito di Venera, sorella di Alma.
Quest’ultima, insieme alla piccina, è stata ingiustamente espulsa e spedita in Kazakistan il 31 maggio.
Mentre Bolat, inizialmente trattenuto dalla polizia insieme alla cognata Alma, la sera del 30 maggio si è presentato al pronto soccorso dell’Aurelia Hospital di via Aurelia 860.
Per farsi curare in seguito alle botte, sostiene lui, prese dagli agenti proprio nella notte della tragica azione di polizia ora — insieme alla successiva deportazione di Alma e Alua – al centro della furibonda polemica politica in Italia e non solo.
Martedì 16 luglio, in Parlamento, il ministro dell’Interno ha sostenuto che nelle foto segnaletiche scattate alle ore 18 del 29 maggio, Seraliyev non presentava alcuna lesione facciale.
Invece, dal verbale di pronto soccorso redatto all’Aurelia Hospital la sera successiva (qui il documento), la diagnosi parla di trauma cranico facciale non commotivo, di distrazione al rachide cervicale, oltre che di diverse contusioni, al naso, al labbro superiore, alla parte destra del torace, contusione alla piramide nasale.
E Bolat ha descritto su “La Stampa” di oggi, 17 luglio, i dettagli dell’aggressione. Madina Ablyazova, la figlia maggiore del dissidente Ablyazov, nella sua intervista concessa a “l’Espresso” a Ginevra, la prima rilasciata dopo la deportazioni della mamma e della sorella (e pubblicata il 14 giugno), aveva già  denunciato le botte allo zio.
Furibonda con l’Italia, Madina Ablyazova aveva dichiarato al nostro giornale: «Non mi stupirei se dietro a questa operazione ci possano essere i buoni rapporti tra il dittatore Nazarbayev e il governo italiano. D’altronde tutti sanno degli ottimi rapporti tra il presidente kazako e Silvio Berlusconi».

Maurizio Maggi
(da “l’Espresso“)

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NASCE “CIRCUITO ITALIA”, PER LA RICOSTRUZIONE DI UNA DESTRA NON CONFORME: LA PAROLA ALLA BASE

Luglio 18th, 2013 Riccardo Fucile

C’E’ CHI VORREBBE RIFARE UNA DESTRA PARTENDO DAL TETTO E CHIAMANDO COME CAPOMASTRI CHI L’HA AFFOSSATA, “CIRCUITO ITALIA” VUOLE COLLEGARE LE REALTA’ DI BASE PER COSTRUIRE UN FUTURO COMUNE

La premessa
Gli amici che hanno dato vita all’idea di “Circuito Italia” non soffrono nè di protagonismo, nè di velleitarismo: rappresentano realtà  di base, associazioni, circoli culturali, blog, ovvero le piccole entità  territoriali che permettono ancora di tenere in vita il mondo della “destra non conforme” e autonoma nel nostro Paese.
Realtà  vitali che operano spesso non collegate tra loro, senza conoscersi, senza confrontarsi, con possibilità  limitate di farsi apprezzare e creare un filo virtuoso di collaborazione con realtà  similari.
Amici delusi che hanno giurato “mai più”, ma che sanno di aver mentito a se stessi e hanno una “maledetta voglia” di rimettersi in gioco, di ritrovare un “motivo per “crederci”, ma non vogliono più essere strumento di nessuno.
Per scelta, i nomi dei promotori dell’idea non compaiono in questa prima fase, proprio per evitare ogni forma di personalizzazione.
L’iniziativa non vuole avere “protagonisti” o colonnelli di triste memoria, ma “soldati semplici”, militanti di quella base che tanto ha dato per spirito di servizio senza nulla mai chiedere.
Questa base per tornare protagonista va “collegata”, al di là  delle appartenenze passate e ai percorsi personali.
Proprio per ritrovare il senso di “comunità “, per non sentirsi isolati, per non cadere nei tranelli di occasionali pifferai e illusionisti che vogliono solo riciclarsi.
In questo progetto che sta prendendo forma “conterà ” chi aderirà  e “ciascuno varrà  davvero uno”, conservando la propria autonomia di pensiero e di gestione.
“Circuito Italia” non vuole essere infatti un nuovo partito, ma uno strumento organizzativo per costruire una rete territoriale, promuovendo un censimento delle realtà  disponibili a confrontarsi, una “vetrina” per singoli e gruppi al fine di promuovere, veicolare e coordinare iniziative.
In una prima fase saranno raccolte le adesioni al progetto, poi verrà  creato uno strumento partecipativo dove ciascuno avrà  uno spazio adeguato di espressione e la possibilità  di portare a conoscenza le proprie iniziative territoriali.

.
Le basi e le riflessioni comuni del progetto
1) La Destra in Italia non esiste più: può rinascere solo attraverso una collettiva presa di coscienza e una assunzione di responsabilità  della base
2) Chi ha avuto la possibilità  di gestione e ha fallito non è più credibile: occorre ricostruire ex novo e non ripartire da “ex qualcosa”, avendo come obiettivo la necessità  di far emergere una nuova classe dirigente
3) Circuito Italia vuole essere un semplice strumento per coordinare, far conoscere e interagire i nuclei esistenti o in costruzione, promuovendo la nascita di nuove forme di partecipazione e di condivisione dal basso per la definizione di una destra moderna.
4) Circuito Italia da un lato ritiene essenziale l’utilizzo dello strumento web come mezzo di confronto, imformazione e interscambio di esperienze, dall’altro si richiama alla promozione di iniziative concrete, ponendo al centro dell’azione politica i problemi reali dei cittadini, affrontati con una comune linea movimentista e non ingessata da apparati.
5) A Circuito Italia   possono aderire sia comunità  locali, autonome dai partiti, che singoli: non ha importanza “da dove si viene” quanto la volontà  di costruire, con un metodo partecipativo, un futuro comune. Il censimento delle realtà  esistenti e la nascita di nuove permetterà  di razionalizzare la interazione e la collaborazione su base regionale

Istruzioni per l’uso
“Circuito Italia” è un cantiere in costruzione dove ciascuno di voi può portare il proprio mattoncino. L’adesione è gratuita e può essere sia a titolo personale che di gruppi. In questa prima fase il sito “destra di popolo”, grazie alla sua notevole visibilità  mediatica, si è reso disponibile a raccogliere contatti e adesioni al progetto, sia attraverso facebook che tramite la sua mail “destradipopolo@gmail.com”, dividendo poi le adesioni su base territoriale.

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