Maggio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
LE AMMISSIONI DI CATTOZZO… NEGLI ATTI I RAPPORTI FRA LA CUPOLA E ANGELO CALOIA, L’UOMO CHE GOVERNà’ LA BANCA VATICANA PER VENTI ANNI DOPO L’ERA MARCINKUS
Cinque ore d’interrogatorio per aggiornare il conto delle mazzette (al telefono chiamate
“relazioni”) che salgono da 1,2 milioni di euro a 2,4.
Parola di Sergio Cattozzo, l’ex segretario ligure dell’Udc, ritenuto dalla Procura di Milano il contabile delle tangenti al servizio della cupola degli appalti che ha dato l’assalto all’Expo 2015.
Cattozzo, che era già stato sentito la scorsa settimana dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, sviluppa l’impianto accusatorio. Stando alle carte dell’inchiesta rappresenta, infatti, la cerniera con le imprese.
Il sequestro del libro mastro delle “stecche”.
Un ruolo decisivo come dimostra il sequestro del libro mastro delle stecche. Archivio rigorosamente scritto a mano con nomi, cognomi, cifre da spartire e percentuali sugli appalti. Ed è proprio su questo che ieri si è concentrato l’interrogatorio.
Cattozzo ha chiarito molte cifre, ricalcolando la maxi-stecca da 1,2 milioni euro svelata dall’imprenditore vicentino Enrico Maltauro. E così a tredici giorni dagli arresti, la metà delle persone coinvolte nello scandalo iniziano a collaborare.
Il primo è stato Maltauro che in nove ore d’interrogatorio ha confermato il sistema della cupola.
Dopo di lui è toccato all’ex manager Expo Angelo Paris ammettere di aver turbato le gare, spiegando di averlo fatto per ottenere coperture politiche davanti alle pressioni dell’ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde Antonio Rognoni.
Lo stesso Paris che a Gianstefano Frigerio prometteva “qualsiasi lavoro”.
Paris, però, nega di aver preso mazzette. Confermate, invece, ieri dallo stesso Cattozzo che per i soli appalti Sogin ha calcolato un tesoretto da 1,5 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti 300mila euro per lui e i 600mila promessi.
Frigerio: ho ricevuto regalie non tangenti
Il denaro aumenta nonostante resti ancora fuori tutta la partita che riguarda i lavori della Città della salute.
E se lo stesso Frigerio, nell’interrogatorio davanti al giudice Antezza, conferma di aver ricevuto “regalie” ma non tangenti, Cattozzo accusa e dice che l’ex parlamentare di Forza Italia Luigi Grillo intascava il denaro degli imprenditori.
Intanto le nuove carte dell’indagine svelano l’attività di Primo Greganti per fare entrare le cooperative nella costruzione di dieci padiglioni stranieri che nasceranno sulla Piastra dell’Expo.
Il progetto, ragiona la Finanza, è legato alle informazioni riservate che il Compagno G. ha ottenuto dallo stesso Paris durante una cena. Ma c’è di più.
Dagli atti depositati emergono gli inediti rapporti tra la cupola degli appalti e Angelo Caloia, l’uomo che governò lo Ior per vent’anni dopo l’era dell’arcivescovo Marcinkus, nonchè attuale numero uno della Veneranda Fabbrica del Duomo e presidente di alcune società del Gruppo Intesa Sanpaolo.
L’incrocio con Caloia viene pilotato da Frigerio per garantire la carriera pubblica di Angelo Paris.
È il novembre 2013 quando l’ex Dc ne parla con il manager. “Poi un’altra persona che ti farò incontrare che è del nostro vecchio mondo, che è un mio amico carissimo è il professor Caloia”.
Paris è molto contento: “Ah sì, ecco quello lì mi piacerebbe molto incontrarlo. È molto interessante”. Pochi mesi dopo, nel gennaio 2014, Frigerio al telefono con Sergio Cattozzo illustra lo scopo dell’appuntamento con Caloia: “Lo vedo a pranzo, Curia milanese cioè Caloia e con Fininvest, che li ho preparati per potenziarlo per il suo futuro!”.
L’incontro, in effetti, si concretizza ai tavolini del Westin Palace di Milano. Qui, alle 13,30, c’è anche Fulvio Pravadelli, consigliere delegato Area Amministrazione e Finanza di Publitalia 80. E se da un lato la cupola lavora per garantire Paris, dall’altro si ingegna per trovare una poltrona importante a Giuseppe Nucci, ex ad di So-gin.
Grillo e la chiamata di Guzzetti (Cariplo)
E così il 16 aprile scorso, annota la Finanza, Grillo viene chiamato da Giuseppe Guzzetti presidente della Fondazione Cariplo (uno degli uomini più potenti in Lombardia) e l’ex senatore “gli rammenta la candidatura di Nucci (…) evidenziando che l’assemblea sociale” di Terna, società partecipata dallo Stato, “si riunirà il prossimo 25 maggio” e quindi “i nomi bisogna presentarli entro il 25 aprile (…) io ho avuto conferma da casa Gianni nazionale (Letta, ndr) che si spende”.
Grillo chiede a Guzzetti se deve parlare della questione durante una cena con il presidente della Cassa depositi e prestiti a casa dell’ex ministro Gianni De Michelis.
Guzzetti lo sconsiglia dicendo che la “segnalazione è stata fatta”.
In un’altra telefonata Grillo discute con Nucci delle nomine.
Dice: “Il mio amico di Milano (si riferisce a Giuseppe Guzzetti) la sua parte l’ha fatta, speriamo che qualcuno abbia spiegato a questo Presidente (Renzi) che non è Mussolini (…) Che ha diritto ma ci sono degli altri, se no fa come Enrico (Letta)”.
Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
TANTI TRAGUARDI SONO STATI RAGGIUNTI GRAZIE ALL’UNIONE EUROPEA
L’appello rivolto dal presidente Napolitano insieme ai Presidenti di Germania e di Polonia a «Votare e Votare per l’Europa», non ha trovato l’attenzione che merita, travolto nel gorgo di insulti, sciocchezze e battute di spirito che avvelenano la campagna elettorale.
E invece quell’appello è importante. È innanzitutto importante perchè viene dai Presidenti di tre grandi Paesi dell’Unione europea, che, pur rappresentando storie e caratteri diversi, chiamano all’unità d’Europa.
A prova che il motto della Unione europea, Uniti nella diversità , risponde ad una realtà ancor viva, che i vari stereotipi di contrapposizione (primo fra tutti quello dei Paesi del Nord opposti a quelli del Sud) non riescono ad annullare.
E’ poi fondamentale il contenuto dell’appello, perchè finalmente attira l’attenzione su temi diversi da quello, importante ma non esclusivo, della politica economica e della relativa crisi.
La pace nella grande area dell’Unione viene data per scontata. La maggior parte delle attuali generazioni non ha visto la guerra, non ne conosce l’orrore, non sa che per secoli gli europei si sono combattuti in un’infinita guerra civile europea, che nel secolo scorso, ha trascinato nel conflitto l’intero mondo.
Ma la pace acquisita è anche il frutto di un’audace iniziativa politica, lanciata alla fine della seconda guerra mondiale, da uomini politici lungimiranti e convinti che l’Europa non avrebbe potuto vivere in pace se non unificandosi.
La costruzione europea cominciò a realizzarsi concretamente mettendo in piedi istituzioni comuni. La nostra Costituzione già nel 1948 offriva la disponibilità dell’Italia a cedere porzioni della sua sovranità a favore di istituzioni internazionali capaci di assicurare la pace e lo sviluppo delle nazioni.
L’Europa era distrutta materialmente e moralmente. L’Europa nei secoli recenti aveva indicato al mondo la via della libertà di pensiero e di espressione, della libertà religiosa, della libertà di associazione, della tolleranza e del rispetto delle persone.
I Paesi d’Europa rimasti dall’altra parte della Cortina di Ferro erano costretti nel comunismo sovietico.
La ricostruzione dunque doveva certo riguardare l’economia, ma anche la democrazia, i diritti umani, le libertà fondamentali. La pace, bene supremo, avrebbe potuto realizzarsi solo se entrambi i campi di azione fossero stati curati. Al primo venne destinato l’insieme delle Comunità europee che sono ora raccolte nella Unione europea, al secondo doveva dedicarsi il Consiglio d’Europa. A quest’ultimo venne confidato il compito di promuovere la democrazia e i diritti umani, con l’azione culturale e politica e attraverso l’opera della Corte europea dei diritti umani.
L’influenza di quest’ultima sull’armonizzazione e la protezione dei diritti in Europa è stata ed è profonda, anche se qualche volta è accolta con irritazione da chi rilutta a seguire il movimento europeo verso il maggior rispetto dei diritti e delle libertà di ciascuno.
Ora la dimensione delle libertà economiche – inizialmente riassunte in quelle di movimento in Europa dei lavoratori, delle merci, dei capitali e dei servizi – ha incontrato inevitabilmente quella delle libertà civili e politiche e quella dei diritti sociali.
L’Unione europea non è più solo strumento di un mercato comune europeo. Essa nei suoi trattati fondativi e nelle sue istituzioni protegge la sicurezza dei suoi cittadini, i loro diritti e le loro libertà in tutta la vasta area dell’Unione. E i cittadini dei 28 Paesi dell’Unione sono anche cittadini europei.
Se ora in Italia il Parlamento modifica la legge sul divorzio, semplificandone e abbreviandone la procedura, è perchè non possiamo rimanere isolati dall’Europa in cui viviamo.
Se i diritti delle coppie che devono procreare con l’aiuto della scienza medica vengono ora assicurati anche in Italia, è perchè non regge l’imposizione di divieti in una Europa che conosce la libertà .
Se ora anche in Italia i figli, tutti i figli, comunque nati, sono eguali, è perchè le discriminazioni non sono ammesse in Europa.
Se i criminali che ignorano le frontiere possono essere ricercati e perseguiti efficacemente in Europa, è perchè i Paesi dell’Unione collaborano e riconoscono reciprocamente le sentenze dei loro giudici.
Se l’Italia dovrà adattarsi a regolare le discariche dei rifiuti in modo da non danneggiare la salute delle persone, è perchè la salute in Europa è bene comune e l’Unione impone sanzioni ai governi che non se ne curano.
Se, quando necessario, è possibile farsi curare in Europa nei servizi sanitari pubblici di altri Paesi, è perchè vi sono accordi europei che lo consentono.
La lista può continuare e certo si arricchirà in futuro se all’Unione si chiederà di aumentare l’integrazione e rafforzare le politiche comuni.
Un tema urgente e grave è quello della gestione delle immigrazioni dall’esterno dell’Unione. Ma c’è contraddizione in chi accusa l’Unione di non fare abbastanza e di lasciar sola l’Italia (e la Spagna, e la Grecia) e al tempo stesso fa crescere idee di abbandono dell’Unione e di isolamento nazionale.
L’Italia può pensare di affrontare da sola simili epocali movimenti di popolazioni?
Ora, proprio a partire dalle prossime elezioni europee, il Parlamento dell’Unione vedrà i propri poteri di iniziativa e decisione aumentati rispetto a quelli restanti dei singoli governi.
La sua composizione è dunque più importante di prima e sarà determinante il conflitto tra i gruppi che vogliono andare avanti e quelli che vogliono abbandonare il disegno grandioso della federazione dell’Europa.
La libertà di movimento nell’Unione non è solo una comodità , nè riguarda solo la libertà di viaggiare. Significa invece libertà di lavorare e di studiare e vivere in tutta l’Europa dell’Unione. Essa è un diritto per i cittadini dell’Unione.
Quando era necessario il passaporto, la persona doveva chiederlo alle autorità del proprio Stato e doveva presentarlo a quelle dello Stato in cui voleva entrare. Doveva chiedere e poteva ricevere un rifiuto. Non aveva diritto.
Ora non ci si rende nemmeno conto di attraversare le antiche frontiere. I cippi in pietra che si vedono sulle creste alpine per segnare che più oltre c’è Francia, sono ora una curiosità , ma per quei confini, che abbiamo abolito e che qualcuno vorrebbe veder rinascere, si sono combattute guerre e sono morte persone.
Ricordiamocene ora che abbiamo il diritto di votare per comporre il Parlamento di noi europei.
Vladimiro Zagrebelsky
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Maggio 22nd, 2014 Riccardo Fucile
IL NOSTRO RISCATTO STA NEL RISCOPRIRE CHE SIAMO CAPACI DI UMANITA’
Parlare di immigrati ormai è diventato difficilissimo, nessuno ha più pazienza d’ascoltare, i più
moderati restano in silenzio, gli altri o invitano a rispedire ogni barca a destinazione o a girare la testa dall’altra parte quando fanno naufragio.
La questione è trattata solo in termini economici: prima ci si preoccupa dei costi di salvataggio e accoglienza, poi della minaccia che rappresentano per la sicurezza o per il nostro già disastrato mercato del lavoro.
Inutile cercare di discutere razionalmente, guardare i numeri che mostrano che sono molti di più quelli che si stabiliscono in Germania, in Francia o in Svezia.
Noi siamo terra di passaggio non meta finale.
Poi leggi il racconto di quella madre che è riuscita a tenere a galla per un’ora il figlio di otto anni, prima di morire all’arrivo dei soccorsi, e senti che qualcosa non funziona più, dentro e fuori di noi.
Guardi la foto sopra e scopri che su questa barca verde e rossa alla deriva ci sono 133 bambini, che sono stati asciugati, rifocillati e hanno dormito sotto una coperta grazie alla Marina Militare italiana che li ha salvati.
Sono siriani, in fuga dalla guerra con i loro genitori.
L’operazione Mare Nostrum ne ha salvati 30 mila da ottobre a oggi.
Per molti è una colpa, un ponte che andrebbe ritirato al più presto.
Ma forse è anche l’unica mano che tendiamo verso una serie di conflitti che non vogliamo vedere.
Il nostro sport nazionale è ripetere ad alta voce che l’Italia fa schifo, che non c’è niente da difendere, che siamo perduti.
E se il nostro riscatto stesse nel riscoprire che siamo capaci di umanità ?
Mi attirerò una bella dose di critiche, ma ho voglia di dire che sono orgoglioso di appartenere a una nazione che manda i militari a salvare le famiglie e non a sparargli addosso.
Mario Calabresi
(da “La Stampa”)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
CONFUSIONE TOTALE NELLA COMUNICAZIONE O BLUFF? DA UNA PARTE SI LEGGE UNA COSA, DALL’ALTRA UN’ALTRA
Non vogliamo credere che siano scesi così in basso da infilare nell’assegno da 5 milioni di ieri anche i 2,5 milioni che avevano già restituito l’anno scorso.
Questo vorrebbe dire che stanno facendo credere di aver versato altri 5 milioni quando in reatà sono solo 2,8 più i 2,5 che avevano già versato l’anno passato e che 5 milioni è il totale.
Vediamo di capirci qualcosa.
Qui scrivono “altri 5 milioni e mezzo alle PMI” :http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2014/05/restitution-day-3-dal-m5s-altri-5-milioni-e-mezzo-alle-pmi.html
Qua invece nel banner c’è chiaramente scritto “ad oggi abbiamo devoluto al Fondo di Garanzia 5 milioni”: http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/trasparenza.html
E’ infatti è sparito il banner precedente con i 2,5 milioni.
Il Fatto Quotidiano poi sembrerebbe confemare la nostra ipotesi perchè scrive: “In totale i grillini hanno restituito allo Stato 7 i milioni di euro” http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/20/terzo-restitution-day-m5s-rende-oltre-5-milioni-di-euro-per-la-piccola-media-impresa/992221/
Infatti il conto tornerebbe con la nostro conteggio visto che il primissimo assegno da 1,5 milioni non lo versarono nel Fondo di Garanzia ma nel “Fondo di ammortamento del debito pubblico”.
Riepilogando gli assegni che hanno sventolato fino ad oggi:
1.569.951 euro 1° Assegno sul Fondo di Ammortamento
2.563.016 euro 2° Assegno sul Fondo di Garanzia
5.540.787 euro 3° Assegno di oggi (Fondo di Garanzia) in cui però dovrebbe essere incluso/sommato anche il 2° assegno da 2.563.016.
Questo vorrebbe dire che ieri non avrebbero veramente versato 5.433.840 euro come vorrebbero far credere ma solo 2.870.824 euro (5.433.840 euro meno 2.563.016 euro).
Il totale effettivamente “restituito” sarebbe dunque
1.569.951 + (Fondo di Ammortamento
5.433.840 = (Fondo di Garanzia)
__________
7.003.791 totale
E non come vorrebbero far credere:
1.569.951 euro + (Fondo di Ammortamento)
2.563.016 euro + (Fondo di Garanzia)
5.540.787 euro + (Fondo di Garanzia) (2.563.016 + 2.870.824)
________________
9.673.754 totale
Fare un chiaro prospetto con le cifre versate, le date e il totale restituito dal singolo parlamentare era troppo complicato per loro?
Tutto quello che fanno sembra deliberatamente studiato per confondere le idee e non far capire la realtà .
La confusione poi raddoppia perchè sull’assegno di ieri c’era scritto 5.433.840 mentre sul sito c’è 5.540.787.
Sono oltre 100mila euro di differenza, qual’è la cifra giusta?
Sparano numeri a caso ?
Affidare i conti dello Stato a loro è una garanzia…
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
NEL SUO ARCHIVIO ANCHE FASCICOLI SU TANGENTOPOLI E LE BR
Spunta materiale che scotta tra le centinaia di carte trovate dalla Guardia di Finanza nell’archivio
di Claudio Scajola, affidato al suo segretario Luciano Zocchi e a uno 007 del servizio segreto militare.
Tra questa montagna di documenti, sono stati trovati anche degli scritti che svelerebbero un ruolo dell’ex ministro molto diverso rispetto a quello finora emerso nelle indagini sulla mancata scorta al professor Marco Biagi
Ecco quanto riporta il Corriere della Sera a riguardo:
Nel fascicolo trasmesso dalla Procura di Roma ai colleghi di Bologna ci sarebbe infatti la lettera di un politico vicino allo stesso Biagi, spedita al Viminale pochi giorni prima dell’attentato delle Brigate Rosse del 19 marzo 2002 per caldeggiare l’assegnazione del dispositivo di protezione evidenziando la serietà della minaccia. La missiva risulterebbe ‘vistata’ da Scajola, che invece ha sempre sostenuto di non essere mai stato informato del reale pericolo per il giuslavorista.
E non è tutto. Nell’archivio, infatti, sono stati trovati anche documenti su Tangentopoli: almeno due cartelline custodivano documenti riguardanti le vicende giudiziarie di Alberto Grotti, l’ex presidente dell’Eni finito in carcere per le tangenti Enimont nel ’93.
Ora gli inquirenti stanno cercando di capire chi altro – oltre a Zocchi e allo 007 – fosse a conoscenza dell’archivio segreto, e soprattutto se possa essere stato utilizzato per scopi illeciti.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
AFFARI, SOLDI, POTERE, LA VOGLIA MATTA DI TORNARE NEL GIRO CHE CONTA DELLA POLITICA… E LA PASSIONE PER UNA DONNA
“Completamente asservito” a Chiara Rizzo, la moglie del latitante Amedeo Matacena. Donna affascinante, intelligente, combattiva. Una leonessa.
L’ex ministro dell’Interno è pronto ad aiutarla nell’opera di “spostamento” del marito da Dubai, dove ha trovato un momentaneo e precario asilo, nel più ospitale Libano. Ne asseconda le esigenze, i bisogni, anche i capricci quando serve.
Si tormenta per lei che ha una vita e relazioni spericolate.
Brucia di gelosia, fino al punto da farla seguire, controllare, pedinare.
Fa raccogliere notizie su di lei e le racchiude in un dossier. Ingaggia una donna che vive a Bordighera e che usa utenze telefoniche francesi, “convenzionalmente chiamata Spino”, come si legge nelle carte dell’inchiesta della procura di Reggio Calabria, e la incarica di “curare” l’ignara Rizzo nei suoi spostamenti in territorio francese e monegasco.
Scajola voleva sapere tutto della donna, anche a chi fosse intestata la fiammante Porsche Cayenne con la quale la bionda Chiara attraversava le dorate strade di Montecarlo.
Per questo incarica un poliziotto suo amico di fare ricerche oltre confine.
Porsche e panfili
Quando la Spino, autrice degli appunti per il dossier, rivela alla segretaria di Scajola che l’auto è stata vista più volte ferma al porto di Monaco nei pressi dell’imbarcadero dove è attraccato il panfilo di alcuni russi “poco raccomandabili”, la gelosia dell’ex capo del Viminale esplode. Ma non si tratta solo di pene d’amore. In mezzo c’è il business, i danari, gli affari di Scajola e dei suoi amici, particolarmente di Sergio Billè, l’ex presidente della potentissima Confcommercio.
Scajola e Billè, notano gli investigatori della Dia di Reggio Calabria, hanno paura che la bella Chiara riveli all’Orco qualcosa di particolarmente “pericoloso” per i due.
Si tratta di un nome in codice che in un primo momento viene attribuito all’armatore professor Francesco D’Ovidio Lefevbre, cognome noto fin dai tempi dello scandalo degli aerei Lockeed e di Antelope Cobbler, poi tutto si chiarisce.
L’Orco che potrebbe far saltare gli affari dell’ex ministro e del pasticciere di Messina, è il costruttore Francesco Bellavista Caltagirone.
Anche per lui, come per Chiara Rizzo, Scajola organizza una particolare sorveglianza, affidandosi ai servigi del sovrintendente di Polizia Michele Quero, che avrà il compito di monitorarne i movimenti e gli spostamenti aerei.
E questa volta non sono solo affari, perchè ritorna la gelosia. Il sospetto (si legge nelle note della Dia) è che Chiara intrattenga una “relazione extraconiugale” con l’Orco. Una foto scattata dagli 007 della Dia il 12 febbraio di quest’anno, ritrae Francesco Bellavista Caltagirone e Chiara Rizzo agli arrivi internazionali dell’aeroporto di Fiumicino.
Lui in giacca sportiva di velluto e pashmina rossa, lei con gli occhi nascosti dietro vistosi occhiali da sole.
Scajola e Caltagirone, s’erano tanto amati, ma ai tempi della costruzione del porto turistico di Imperia. Un affare da centinaia di milioni di euro che travolge l’ex ministro e il costruttore e che nel 2010 fa scattare una inchiesta giudiziaria.
Il politico e il re del mattone vengono accusati di associazione a delinquere, tre anni dopo il gip dispone l’archiviazione per entrambi, per Caltagirone, invece, rimane in piedi l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Quali siano le rivelazioni che Chiara Rizzo poteva fare all’Orco, e in grado di allarmare Scajola e Billè, non è ancora chiaro.
L’unico dato certo è che la diabolica Chiara cerca di tutelare la vera identità di Bellavista Caltagirone, facendo intendere che Francesco fosse un altro, ancora una volta il Lefevbre D’Ovidio.
Un chiacchiericcio che fece indispettire la sua amica Marzia Lefevbre D’Ovidio, parente dell’armatore, fino a farle litigare ferocemente.
Ed è all’Orco che la moglie di Matacena telefona il 16 gennaio. È su un aereo con Claudio Scajola i due hanno un appuntamento importante a Roma per affrontare la vicenda dello spostamento in Libano di Amedeo Matacena.
La sceneggiata sull’aereo
All’improvviso Chiara fa “una sceneggiata”, simula una telefonata urgente della madre che la avvisa della improvvisa malattia del figlio, si dispera e chiede al comandante di scendere. Scajola è paonazzo dalla rabbia e dalla vergogna, mentre la donna viene fatta uscire dall’aereo.
L’ex ministro dell’Interno della Repubblica italiana rimane al suo posto. È un pezzo di ghiaccio, lei, invece è raggiante e telefona all’Orco: “Sono uscita dall’aereo, mi hanno presa per pazza. Vieni a prendermi all’aeroporto.”
Diciassette giorni dopo, Claudio Scajola non ha ancora smaltito la rabbia. È furioso. “Senti figliola, basta balle, basta sotterfugi, su, uno dice le cose com’è, ognuno ha il coraggio delle sue posizioni nella vita, no… nella vita”. Chiara è indispettita. “Riattacca e chiude la conversazione”, annotano gli agenti della Dia.
La passione va bene, ma gli affari sono affari. A garantire un link col Libano è Vincenzo Speziali, calabrese e nipote dell’omonimo senatore del Pdl.
Ha sposato una cittadina libanese, vive tra Beirut e Catanzaro, e nel paese dei cedri ha ottimi rapporti con Gemayel, il leader dei cristiano maroniti.
In Libano sta per giurare il nuovo governo, lo spostamento di Matacena ora è possibile. Il 7 febbraio riceve una accorata telefonata di Scajola. “Tu pensi che riusciamo a farla accogliere” (la richiesta di asilo per Matacena). Speziali sicuro: “Sì, perchè adesso ho un interlocutore. Ho fatto tutto nei minimi dettagli.”
Tutto bene, Scajola informa Chiara Rizzo: “Quello che doveva avvenire è avvenuto, venerdì fanno il giuramento (il riferimento è al nuovo governo di Beirut, ndr). Da questo momento possiamo considerarci operativi.”
Chiara è contenta, e l’8 aprile, parlando con Scajola, accenna, ma con scetticismo, alla lettera di Gemayel. “È autografa. Eh cazzo, il programma è quello lì, tenetevelo stretto è anche autografo. Eh, Ciccia”, la rassicura Scajola. Rassicurante è anche Speziali: “Ho fatto una cosa più difficile, quella per Sergio, figurati questa.”
Sergio è Billè, l’ex padre padrone della Confcommercio, finito nel tritacarne dello scandalo dei “furbetti del quartierino.” Anche lui gode dei servigi del calabro-libanese Speziali, che il 16 gennaio, dopo l’incontro romano con Scajola sull’affaire Matacena, lo accompagna in Libano.
Qui Sergio Billè doveva definire, notano gli uomini della Dia, “un affare che vede coinvolto il maggiore responsabile della banca d’affari russa in Libano”.
La scorta seminata
Quanti soldi e uomini d’affari ruotavano attorno a Scajola. L’ex ministro il 15 gennaio semina la scorta e con la sua auto personale si fionda a Bernareggio, provincia di Monza e Brianza. Chiara è con lui. Lei scende dall’auto alle 10,56 e si dirige alla “Giorgi-Marconi spa”, dove si trattiene fino alle 13,40.
Per quasi tre ore Scajola è solo, passeggia nervosamente ma non sale mai. A fargli compagnia, ma da lontano, gli uomini della Dia che filmano quella scena ridicola.
Chi c’era all’incontro? Uomini d’affari già noti alle cronache degli scandali.
A bordo di un suv c’è Loredana Crippa, la moglie di Gabriele Sabatini, già finito nei guai per intestazione fittizia dei beni di Salvatore Izzo, un napoletano ritenuto “soggetto mafioso.
Sabatini è in stretti rapporti con Paolo Berlusconi, col quale nel 2012 vuole fare un grande affare in Russia, la costruzione di case prefabbricate per un miliardo di euro. Insieme volano spesso a Mosca, sempre accompagnati da Massimo Sergio Dal Lago, altro imprenditore presente nei discorsi della Chiara Rizzo.
È un pentolone zeppo di affari quello scoperchiato da Giuseppe Lombardo, il pm della procura di Reggio Calabria.
Tutto inizia con le tangenti di Francesco Paolo Belsito, tesoriere della Lega di Bossi, e con uno studio d’affari in via Durini a Milano. Qui, al calabrese Bruno Mafrici, Amedeo Matacena chiedeva denari per “The black swan”, la sua barca da 40 metri. Ma nelle mani di Mafrici circolavano anche i soldi della ‘ndrangheta, quella più potente e che fin dagli anni Settanta del secolo passato mise le mani sulla Costa Azzurra: la cosca di don Paolino De Stefano.
La ‘ndrangheta che ha sempre guardato agli affari e alla politica che conta.
Regista dello studio milanese, Lino Guaglianone, un passato nei Nar fascisti, e qui circolava anche Paolo Martino, referente milanese della ‘ndrangheta dei De Stefano.
Fierro e Musolino
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
SINDACO GRILLINO DISCRIMINA I POVERI: ALLA CORTE DI BEPPE PREFERISCONO FAVORIRE I BENESTANTI
Bambini che avranno il dolce e bambini che non lo avranno. Ai quali non resterà che guardare i
compagni gustarlo soddisfatti.
Alunni di serie A e di serie B nella stessa classe, nelle stesse scuole materne ed elementari di Pomezia. Divisi dalla ricchezza dei genitori, da quanto mamma e papà potranno pagare alla mensa scolastica che da settembre prevederà menu differenziati: completo con dolce a 4, 44 euro, senza a 4.
Dopo i casi di Adro, di Vigevano e di altre scuole comunali da Vercelli a Mantova, con i ragazzini in aula a mordere il panino portato da casa perchè i genitori non avevano potuto pagare la retta, una nuova polemica coinvolge i più piccoli.
In un’Italia divisa tra famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e Comuni che devono aumentare i prezzi dei servizi pubblici perchè i soldi dallo Stato sono dimezzati.
A scatenare l’ultima polemica sui tagli nella scuola, il bando di aggiudicazione del servizio di refezione che prevede i due menu differenziati dalla presenza del dolce, pubblicato sul sito del comune di Pomezia, alle porte di Roma.
«È una scelta inaccettabile, ingiusta, discriminatoria non si può far sentire la diseguaglianza sociale già a quell’età . È orribile trattare i bambini e farli sentire diversi in base al censo e alla ricchezza».
A polemizzare contro la giunta del Movimento Cinquestelle che guida Pomezia è la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. «Mi ha chiamato una mamma e mi ha detto: come lo spiegherò a mio figlio che non ho i soldi per pagargli il dolce, si sentirà diverso dai suo compagni. Se era per risparmiare, per tagliare i costi del servizio, allora era molto meglio abolire il dolce a tutti senza creare inutili umiliazioni che a quell’età pesano, restano. E anche più sano».
Sono pronte a dare battaglia le mamme di Pomezia, che scrivono sulla pagina facebook del sindaco Fabio Fucci, per dire la loro, per fare sentire la loro voce in difesa dei figli. Come Grazia, elettrice del M5S, che spera non sia vera la notizia del menu differenziato e al primo cittadino scrive: «I bambini devono essere tutti uguali o secondo lei devono stare a guardare gli altri bambini che possono permettersi di pagare il dolce?».
«Strumentalizzazioni elettorali, nient’altro», bolla il sindaco che parla di “modalità perchè nessuno si senta escluso” (concetto originale…). “Per la crisi l’anno scorso abbiamo dovuto aumentare i prezzi dei pasti in mensa dai 3 ai 5 euro e molti genitori hanno protestato, non ce la facevano».
Tanto che molti sono arrivati a togliere i figli dalla refezione scolastica mandandoli a scuola con il pasto completo preparato a casa.
E per evitare piatti vuoti e occhi tristi hanno deciso che il dessert venga dato solo alla merenda, che si fa in classe, quando già molti bambini si portano da casa succhi e spuntini.
Come se non fosse sempre umiliante vedere un compagno ricevere un dolcetto e tu no, difficile da capire a cinque anni o poco più.
Che sia in un’aula o in sala mensa, cambia davvero poco.
Caterina Pasolini
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
CRESCONO I MALUMORI NEL PARTITO DOPO L’ARRESTO DI PAOLO ROMANO
“Su Paolo Romano – spiega il ministro degli interni Alfano – se i magistrati avessero fatto le scelte che hanno ritenuto di fare prima della presentazione delle liste o dopo le elezioni, avremmo evitato che nell’opinione pubblica ci potesse essere il sospetto di un intervento a tre giorni dal voto: oggi è martedì e venerdì si chiude la campagna elettorale”
E adesso nel partito di Alfano scocca l’ora della grande paura.
È un colpo pesantissimo l’arresto di Paolo Romano, uno dei più potenti ras delle preferenze nel sud, con l’accusa di tentata concussione perchè avrebbe pilotato le nomine alle Asl di Caserta. In Transatlantico, i pochi parlamentari che non sono sul territorio per la campagna elettorale sussurrano a microfoni spenti: “Rischiamo di brutto di non superare il quorum”.
Più della rabbia per l’arresto a “orologeria” a pochi giorni dal voto prevale la paura.
Perchè è “devastante” l’immagine che il nuovo centrodestra sta comunicando.
Il partito degli “onesti” guidato dal titolare del Viminale va sui giornali più per le questioni giudiziarie che per le proposte. Sono questi gli sfoghi sussurrati in Transatlantico.
Quello di Romano è solo l’ultimo dei casi imbarazzanti.
Formigoni, pluri-indagato, non è candidato ma è uno dei big del partito.
L’ex governatore della Calabria Scopelliti, numero due del Sud, è stato candidato dopo essere stato condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per abuso e falso, e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Forse, sussurrano i maligni perchè in Europa, le norme sull’immunità sono più sicure che in Italia.
E negli ultimi giorni sui giornali, in relazione agli arresti dell’Expo il nome di Alfano, è uscito nell’intercettazione in cui Luigi Grillo, arrestato, avrebbe detto che “Alfano mi vuole come consigliere economico”.
Nulla di penalmente rilevante, ma il rischio, dice più di un parlamentare, è che Ncd sia avvertito come il “vecchio” centrodestra, più che il nuovo.
Il contenitore della nomenklatura di Forza Italia, senza guardare tanto per il sottile su moralità e presentabilità . Cesare Previti, che la sua condanna l’ha scontata, non ha smentito la ricostruzione della Stampa, secondo cui starebbe facendo campagna elettorale al partito dei Alfano nel centro-italia.
La notizia ha molto imbarazzato Alfano e mandato su tutte le furie lo stato maggiore di Ncd, perchè “è vera ma non doveva uscire”.
Non è un mistero dentro il partito che il sostegno di Previti sia ormai organico. Ha una consuetudine con Fabrizio Cicchitto, e ancora una solida rete sul territorio.
In questo contesto l’arresto di Romano rischia di essere il colpo di grazia.
Ecco la paura di non superare il quorum del quattro per cento.
Colpisce l’immagine del partito (e quindi il voto d’opinione) ma anche il consenso organizzato in Campania dove Romano è un mister preferenze.
Già , proprio quel sud che Alfano considera il suo granaio, grazie a Romano — appunto — e al tandem Scopelliti e Gentile, il senatore sottosegretario per un giorno e poi costretto a dimettersi per quella storiaccia di tipografia bloccata nottetempo.
La grande faida dentro Ncd è questione di giorni.
Appena chiuse le urne, in caso di disastro, il malumore verso Alfano sarà difficilmente gestibile: “Deve scegliere – dice un esponente di rango del partito – o fa il ministro o costruisce il partito”. L’accusa, che una decina di senatori sollevarono ai tempi della candidatura di Scopelliti, è che Angelino gestisce il partito come Berlusconi, senza confrontarsi, in modo monarchico.
A questa se ne aggiunge un’altra: quella di aver fatto una campagna elettorale sbagliata: “Ma è possibile — prosegue l’esponente di rango – che mentre gli altri vanno in piazza, Alfano chiude la campagna elettorale incontrando le famiglie di poliziotti uccisi? Tutto bene, per carità , ma così prima scompariamo dai giornali poi dalle urne”
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
C’ERANO FRATTINI, LETTA, LA RUSSA, SACCONI, BONAIUTI A PARLARE DI EUROPA E A GUARDARE AL DOPO ELEZIONI
Comunque vada, nelle retrovie ci sarà da gestire un mare di cocci. 
Sarà per questo che, proprio mentre l’Ncd è con le mani nei capelli per l’arresto improvviso di Paolo Romano, candidato in Europa e cassaforte di voti, e mentre a Palazzo Grazioli il gran consiglio berlusconiano nomina Maria Rosaria Rossi amministratore straordinario di Forza Italia al posto di Sandro Bondi, ecco proprio in contemporanea — ma al Senato – rispunta Giulio Tremonti.
L’ex superministro dell’economia, oggi senatore di Gal, fresco dell’ennesima fatica letteraria e dell’ennesima polemica con Brunetta, non è solo.
Con lui, stretti stretti a convegno, tanti (ex) volti noti del Pdl e del centrodestra che fu, e che vuol continuare ad essere: Gianni Letta, Giuliano Urbani, Franco Frattini, il nuovo Ncd Paolo Bonaiuti, il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani, l’Ncd Luigi Casero, ma anche il leghista schivo Giancarlo Giorgetti, i Gal Luigi Compagna e Mario Ferrara, il fratello d’Italia Ignazio La Russa.
Chiamati da Tremonti in un incontro a porte chiuse, stile Aspen, nella sala Koch di Palazzo Madama.
Ufficialmente per discutere di Europa , politiche economiche e monetarie, nel primo di una serie di incontri organizzati da “Officina 2014”, nome evocativo di anni più dorati (si ricorda, fra l’altro, “Officina 94”, “Officina 2001”, “Officina 2006”, e quella volta in cui Tremonti arrivò a dire che la “Fabbrica” di Prodi era una scopiazzatura).
Di fatto, un modo per capire se si potrà ricominciare (anche) da qui, a ricucire un qualche centrodestra plausibile, dopo il voto.
Almeno, parlarne.
Susanna Turco
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