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PRIMARIE EMILIA, PD NEL CAOS, I MILITANTI: “SPETTACOLO PENOSO”

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

SPIAZZATI I SOSTENITORI DI RICHETTI: “IL MODELLO EMILIANO DI BUONA POLITICA   STA DIVENTANDO UNA BARZELLETTA”

Il ritiro di Matteo Richetti dalla corsa alla Regione Emilia Romagna, deciso dal deputato con un colpo di scena, scuote tutto il Pd.
Se infatti “l’apparato” (segretari, dirigenti e rappresentanti istituzionali del Pd) — che sostiene a spada tratta il suo principale sfidante Stefano Bonaccini (segretario regionale del partito e responsabile Enti locali in direzione Pd) — brinda alla fine della corsa di Richetti, una parte della base del partito, invece, dilaga rabbia e imbarazzo per come è stata gestita la partita delle primarie.
I militanti si sfogano parlando di “finte primarie” e di una competizione in cui “a decidere tutto è stato Renzi”.
Il presidente del Consiglio a Bologna sembrava aver chiuso gli scontri interni e aver benedetto le primarie. Invece, secondo indiscrezioni filtrate oggi dal Pd, in realtà  Renzi avrebbe chiesto a Richetti di ritirarsi, lasciandogli un paio di giorni per decidere.
Sul piatto per lui, in cambio dell’abbandono della corsa, ci sarebbe un posto da sottosegretario nel governo, una volta avvenuto il rimpasto di autunno, che il premier però continua a smentire.
Molti militanti, però, si sentono presi in giro da come è stata gestita tutta la faccenda che è sembrata scandita, più che dalla volontà  dei candidati di confrontarsi tra loro, da accordi, patti e decisioni prese a Roma.
Gianluigi Amadei, consigliere del Quartiere Saragozza attacca su facebook: “Ve la dico tutta? Le facce dei supporter di Matteo Richetti erano tutte un programma già  domenica pomeriggio alla Festa, prima dell’intervento di Renzi. L’hanno fatto aspettare un giorno e mezzo, per non fare la figura che fosse arrivato il babbo a sculacciare i figli discoli”.
Critica anche Matilde Madrid, consigliera del Quartiere San Donato, che comunica chiaramente che non andrà  a votare alle primarie, una decisione che sta prendendo piede nelle intenzioni di molti militanti, secondo i segnali che arrivano dai circoli. Intanto il segretario del Pd di Bologna Raffaele Donini cerca di buttare acqua sul fuoco: “Le parole di Matteo Richetti con le quali ci invita a rispettare una scelta che è sua personale meritano tutto il nostro rispetto ed una comprensione umana prima ancora che politica — commenta -. Sono certo che tale, sofferta, decisione sia stata presa in piena libertà  e coscienza».
Ma le parole che più rappresentano il sentimento della base sono invece quelle durissime di Alberto Aitini, segretario dei Giovani Democratici: “Decidetevi se candidarvi o meno perchè lo spettacolo è davvero impietoso” dice ammonendo i candidati e aggiunge: “Il famoso modello emiliano-romagnolo di buona politica speriamo non diventi una ridicola barzelletta. Classe dirigente all’altezza cercasi”. Non risparmia frecciate neanche Giuditta Pini, parlamentare concittadina di Richetti e Bonaccini che, dopo aver annunciato che non voterà  alle primarie, commenta con sarcasmo il ritito di Richetti: “Più che nel Pd, in Emilia Romagna sembra di essere nel libro di Agatha Christie ‘Dieci piccoli indiani’”.
A criticare duramente il capitolo primarie in Emilia Romagna anche il capogruppo M5s a Bologna, Massimo Bugani: ”Oggi scopriamo che eravamo davanti al solito teatrino Pd in cui è sempre già  tutto deciso”, accusa e aggiuge: “Ecco come funziona la democrazia Pd, due segretari in una stanza scelgono il candidato e la controfigura, poi si gioca un pochino per far credere alle persone che possono scegliere”, Richetti poche ore fa ha assicurato che lascia la corsa in nome dell’unità  del partito.
Una decisione che i suoi sostenitori, però, faticano a comprendere, sfogando il loro smarrimento soprattutto su Facebook.
A supportare Richetti anche in questo momento critico è invece Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale e da sempre renziano. “Siamo davvero dispiaciuti per l’abbandono di Matteo”, spiega, “ma quando tutto si ferma con un grosso nodo in gola, il dovere di chi ascolta o legge è fare uno sforzo di pura umanità , comprendere quel silenzio e fare un passo indietro”.
Le motivazioni di Richetti però non convincono molti.
A iniziare dal deputato Pd Pippo Civati: “Matteo Richetti, dopo essersi candidato in nome dello spirito delle primarie, si è ritirato. Si parla di forti pressioni da Roma. Strano, perchè il premier, giusto l’altro ieri, dal palco di Bologna, aveva dato il proprio via libera alla sfida, anche per smentire alcune voci secondo le quali le primarie in Emilia-Romagna sarebbero saltate. Credo sarebbe interessante saperne di più”, scrive sul proprio blog.
Intanto, anche se molto probabilmente Matteo Richetti appoggerà  Stefano Bonaccini, dal campo di Roberto Balzani parte già  l’arruolamento dei sostenitori di Richetti, sotto choc per il passo indietro in extremis del loro candidato.
Il presidente del Pd di Bologna, il renziano della prima ora Piergiorgio Licciardello, è disposto a scommettere che molti sostenitori di Richetti voteranno per l’ex sindaco di Forlì.
“Tantissime persone che sostenevano Richetti lo facevano perchè, pur riconoscendo il valore di Balzani, confidavano nella maggior visibilità  di Matteo”, spiega.
“Queste persone”, assicura Licciardello, “non seguiranno Richetti in un suo eventuale endorsement a Bonaccini. Ora, rimaste orfane, dovranno scegliere se rimanere ai margini o se sopperire ai limiti di notorietà  di Balzani con la propria faccia e il proprio impegno. Io confido, e ho già  segnali in questo senso, che molti faranno la seconda scelta”.
Se poi, a quel punto, anche Richetti scegliesse di appoggiare Balzani, la partita tra i due contendenti del Pd rimasti in campo sarebbe tutta da giocare.

Paola Benedetta Manca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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RICHETTI SI RITIRA DALLE PRIMARIE E POCO DOPO ARRIVA LA NOTIZIA CHE E’ INDAGATO PER PECULATO IN REGIONE

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

STRANA COINCIDENZA O RITIRATA PILOTATA?

Matteo Richetti è indagato per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze in Regione Emilia Romagna.
Una notizia che arriva poche ore dopo il ritiro del deputato di Modena dalla corsa per le primarie del centrosinistra.
“L’unità  è un valore che non va solo dichiarato, ma anche praticato”, aveva commentato su Facebook dopo l’annuncio.
Poi la rivelazione del fascicolo aperto sul suo conto probabilmente per la vicenda delle auto blu.
“La decisione di ritirarsi”, ha fatto sapere il legale Gino Bottiglioni, “è solo politica e non è legata a questa notizia”.
Il Partito democratico ancora una volta, dopo i tentennamenti degli ultimi mesi e gli scontri interni, si trova a dover raccoglie i pezzi.
Le primarie in Regione si fanno sempre più contrastate. Prima l’ipotesi di far saltare le consultazioni, poi la rivolta dei renziani della prima ora e infine l’incapacità  di trovare un accordo.
Il Partito fa l’ennesima brutta figura in un clima teso che va avanti da settimane.
Domenica 7 settembre, durante la chiusura della festa dell’Unità  nazionale, Matteo Renzi aveva cercato di alleggerire il clima con una battuta: “Roberto, Stefano e Matteo hanno organizzato un bel casino, ma il giorno dopo saranno uno per tutti e tutti per uno”.
Mentre tutti puntano il dito contro le pressioni del presidente del Consiglio, Richetti su Facebook si è giusticato: “L’unità  per me, in politica, è un valore importante”, ha scritto, “così come lo è trovare un punto di sintesi, di lavoro insieme. Per questo non metterò in campo la mia candidatura. Decisione sofferta e meditata, ma credo sia nell’interesse dell’Emilia Romagna e del Pd. Ora non è il momento delle divisioni, il nostro Paese e la nostra regione non possono permetterselo”.
“Nel tempo in cui stiamo portando avanti riforme importanti per l’Italia — aggiunge — accolgo l’invito, arrivato da più parti, all’unità . Lo faccio perchè non basta prendere applausi scroscianti dal nostro popolo, dai democratici, quando si fanno appelli alla coesione. Bisogna saperla realizzare. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno messo la loro faccia e la loro firma a mio sostegno, sapendo che non una goccia di questo sforzo andrà  perduta”.
Il ritiro di Matteo Richetti era nell’aria, dentro il partito, da alcuni giorni, anche se non aveva trovato nessuna conferma negli ambienti vicini al deputato modenese.
Oltre la discussione politica però, per il deputato di Modena si apre il fronte giudiziario. L’indagine parte da un esposto dai consiglieri del Movimento 5 stelle, Andrea Defranceschi e Giovanni Favia.
A ottobre del 2011 il capogruppo Defranceschi presentò sul tavolo della Procura di Bologna una serie di carte, che documentavano gli spostamenti effettuati attraverso l’auto con conducente dall’allora presidente dell’Assemblea regionale.
Oltre cento le pagine allegate, con le ricevute rilasciate dall’azienda Cosepuri per i numerosi viaggi.
Su alcuni in particolare si concentravano le accuse dei 5 stelle.
Quello del 2010, ad esempio, uno dei più costosi: a ottobre Richetti venne prelevato a casa sua, portato a Roma per una visita al Quirinale, e poi di nuovo alla sua abitazione, con un passaggio ad Ancona, per un incontro Pd. Totale della spesa: 1024, 12 euro.
In treno sarebbe costato 200 euro.
Ma di esempi ce n’erano parecchi, e hanno fatto lievitare il conto delle spese per le auto blu a decine di migliaia di euro. “Perchè usare l’auto a noleggio quando Richetti percepisce già  una cifra forfettaria di oltre 1200 euro al mese per gli spostamenti casa-lavoro?” chiese Defranceschi.
Dopo la denuncia, i pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, già  impegnate su altre inchieste sui fondi regionali, aprirono un fascicolo conoscitivo per verificare la correttezza delle spese per le missioni.
Oggi la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per Richetti.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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NAPOLI “CAPITALE”: LO STATO E’ ASSENTE, MA IL POPOLO TORNI A VOLARE ALTO

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

UNA TERRA DAL CUORE GRANDE CHE NON HA BISOGNO DI ASSISTENZIALISMO MA DI UNO STATO PRESENTE E CHE FUNZIONI, CHE DIA LAVORO E SICUREZZA

Negli ultimi giorni su Napoli e sui Napoletani ne ho lette, viste e sentite di tutti “i colori”.
Non cedere alle provocazioni è difficile, difficilissimo, anche se in certi casi l’unica strada seriamente percorribile resta proprio quella di provare a darsi la pazienza e la saggezza di “Salomone” perchè solo quando lo sterile, demagogico ed offensivo “sfogatoio razzista” consumato ai danni di un’intera Città  e di un intero popolo saranno finiti, ci sarà  il campo “fertile” per gli unici ragionamenti seri da fare.
Quei ragionamenti che continuano a rappresentare il “primo motore immobile”, l’unico dovere indefettibile per quel senso di equità  e giustizia che dovrebbe sempre accompagnare i pensieri e l’agire, soprattutto quelli di tanti pseudo-personaggi “a trazione pubblica”.
Nel mentre una cosa è – e resta – indubbia ed è della massima negatività  possibile perchè offende quel senso e “quel sapore” della verità  che non bisognerebbe mai disattendere.
Nell’immaginario collettivo è storia conclamata, purtroppo, che l’errore di un solo Napoletano o di un gruppo di Napoletani, diventi inevitabilmente condanna, soprattutto etica e morale, nei confronti di un’intera Città  e di un intero popolo.
Se “sbaglia” un veronese, ad esempio, si dirà  sempre che ha sbagliato “quel veronese”; magari nemmeno si sottolineerà  che è di Verona.
Ma se sbaglia un napoletano, invece, tutta Napoli diventa “Gomorra” e tutti i Napoletani diventano feccia e camorristi.
Una iattura profonda. Una ferita dritta al cuore. La peggiore forma di razzismo culturale possibile.
Cose non più accettabili.
La “storia di Davide Bifolco e del Carabiniere” è la storia di una notte di follia satura di errori, di incoscienza e di fatalità .
La storia di una parte di Napoli in cui lo Stato è sempre più assente ed in cui
l’anti-stato la fa da padrone: padrone delle strade, padrone nel “mercato”, padrone nel dettare “i tempi” ed i “perchè”…
Non è facile vivere in certe zone di Napoli.
L’aria è irrespirabile come se ci fosse una cappa che ti impedisce anche solo di pensare.
Per attraversarle, quelle zone, devi metterti i paraocchi e tirare i dadi sperando che nulla accada…
Che non ci sia una faida tra cosche rivali all’improvviso.
Che non ci sia chi pensi comunque di approfittare di “uno che non è del quartiere”.
Che l’interregno del “sistema a contrario” non ti faccia vittima, fosse anche solo per pochi muniti.
Ma il dramma è ancora più profondo per chi in quelle zone vive, costretto a trovare il modo per sopravvivere in un contesto dove le leggi vigenti non sono certo quelle dello Stato e dove le Forze dell’Ordine fanno fatica a competere perchè lo Stato li ha lasciati da soli, preferendo dedicarsi ad altre cose…
Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma in alcune zone di Napoli lo Stato è assente, è sempre stato assente, affidando tutto al caso ed al coraggio della popolazione e delle Forze dell’Ordine.
Cosa inammissibile. Cosa assurda. Vergogna democratica.
Certamente sono indegne e vergognose le proteste contro le forze dell’Ordine.
Danno il senso di uno Stato percepito come nemico, di uno Stato come “invasore”, come “male assoluto”, come “quello che pretende senza dare risposte”, e sono cose chiaramente inaccettabili.
Ma è anche indegna l’immagine di un apparato Statale che negli anni è stato capace sono di consumare sprechi e distrazioni, facendo finta di nulla e producendosi nella peggiore delle risposte possibili, quella dell’assistenzialismo fuorviante e dei meri cerotti d’occasione, mentre la cura doveva essere ben altra.
Napoli è una delle città  più belle del mondo. Terra di ricchezze inestimabili.
Una terra dal cuore grande, immenso.
Napoli non ha bisogno di assistenzialismo ma ha bisogno di un Stato che sia presente e che funzioni; di politici che la amino alla follia; di progetti seri e della sincera capacità  di saperli portarli avanti, senza arrendersi mai.
Se proprio si vuole fare la “rivoluzione del sistema” si riparta dalle cose ovvie: quello sulla legalità  e sul controllo assoluto e totale del territorio è un investimento non più rinviabile.
E investire sulla legalità  non vuol dire soltanto aumentare la presenza delle Forze dell’Ordine o mandare l’esercito (cosa che, comunque, personalmente auspico), ma vuol dire anche, e soprattutto, conferire i giusti organici agli Uffici Giudiziari, evitare le distrazioni, investire sull’imprenditoria e organizzare risposte concrete sul territorio. Raccontando una storia nuova, capace non soltanto di ridare sogni e speranze, ma di saper altresì attirare a sè il destino di tutti quei ragazzini che, presi dall’incertezza del futuro e dal “buio del presente”, sprecano la loro vita al servizio dell’anti-stato, per sentirsi “grandi”, per sentirsi “forti”, per immaginare uno pseudo-futuro.
E le risposte non potranno continuare ad essere quelle del mero assistenzialismo di nicchia o del bieco conservatorismo di potenziali bacini elettorali.
La rivoluzione dovrà  essere sostanziale ed incentrarsi su un chiaro ed evidente percorso meritocratico di partecipazione attiva alla vita cittadina, alle sue dinamiche ed alle sue potenzialità .
Un ritorno alle ragioni dei padri capace di elidere in nuce qualsivoglia pericolo di commistione coi sotto-valori della collusione e dell’affarismo di maniera, perchè bisognerà  comunque dire basta ai fannulloni e a coloro i quali pensano che abbiano il diritto di essere “mantenuti” dallo Stato e dagli altri standosene a casa senza fare nulla e “pretendendo”…
L’Italia Repubblicana è costata lacrime e sangue ma la storia di certo non se lo ricorda. Se dopo settant’anni esistono ancora il razzismo regionale, la logica del nemico concepito come male assoluto da denigrare e distruggere, la spinta alla guerriglia e quella “sistemica” all’emergenza — quella anche inventata ad hoc, tanto per distrarre – allora vuol dire che lo Stato, in realtà , non c’è mai stato.
E allora si riparta dall’origine consumando l’inevitabile e doverosa sintesi…
Non bisogna mai perdere il rispetto per quella divisa che rappresenta il nostro Stato e il sacrificio di uomini e donne che spendono la loro vita al servizio del Paese e della collettività .
La giustizia farà  il suo corso come giusto che sia.
Nel frattempo nessuno può permettersi di usare strumentalmente una tragedia umana per non obbedire alle leggi o per versare lacrime di coccodrillo, rappresentanti istituzionali compresi.
Il Governo deve inserire in agenda l’emergenza Mezzogiorno e deve farlo subito, senza se e senza ma: è una priorità  vera.
A Napoli va riaffermata l’autorità  unica ed indiscussa dello Stato consumando una rivoluzione democratica che ristabilisca il senso della Nazione, del diritto e dell’appartenenza ad una stessa storia.
E la rivoluzione dovrà  essere culturale, operativa e metodologica perchè lo Stato, non soltanto dovrà  dimostrare che c’è, ma dovrà  essere altresì capace di dare finalmente risposte…
Mi sovviene una frase della Thatcher… “Lasciate che i vostri figli crescano alti, ed alcuni più alti degli altri se saranno capaci farlo…”
Si lavori per fare questo.
Napoli e il meridione non hanno bisogno di assistenzialismo ma di essere liberi e di potersi giocare il proprio destino…

Salvatore Totò Castello
Right BLU – La destra Liberale

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UN ALTRO RENZIANO PAROLAIO: RICHETTI SI RITIRA DALLE PRIMARIE IN EMILIA

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

DOVEVA SPACCARE IL MONDO, HA FINITO PER ACCORDARSI CON L’AVVERSARIO BONACCINI

Nuovo colpo di scena nelle primarie del centrosinistra dell’Emilia Romagna.
Matteo Richetti si ritira dalla corsa contro Stefano Bonaccini e Roberto Balzani.
Il ritiro di Richetti era nell’aria, dentro il partito, da alcuni giorni, anche se non aveva trovato nessuna conferma negli ambienti vicini al deputato modenese.
Ad accelerare le cose e farle prendere una piega definita, potrebbero essere state le parole di Matteo Renzi alla Festa dell’Unità  di Bologna che, pur dando il via libera alle primarie con due big del Pd (entrambi dell’area che fa riferimento allo stesso Renzi) in campo, li aveva benevolmente rimbrottati dicendo che avevano “organizzato un bel casino”.
A pesare sulla decisione, a quanto si apprende, ci sarebbe stata anche la sensazione, visti i primi riscontri sul territorio e gli schieramenti dei dirigenti del partito, che il divario fra Richetti e il favorito Bonaccini sarebbe stato incolmabile e la consapevolezza, quindi, di avere pochissime chanche di vittoria.
A sorprendere è stato più che altro il modo in cui questa decisione si è palesata: da parte del diretto interessato non c’è stato alcun annuncio ufficiale, ma solo la mancata presentazione delle firme alle 12 di oggi, scadenza da tempo fissata per consegnare le firme necessarie per ufficializzare la candidatura.
Firme che, a quanto si apprende, erano già  state regolarmente raccolte.
Evidentemente non sapeva come giustificare la sua retromarcia.
Quanto alla contropartita ricevuta, sarà  visibile nei prossimi mesi.

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MAGISTRATI CONTRO GOVERNO: “LA RIFORMA ANNUNCIATA E’ UNA DELUSIONE, SOLO SLOGAN”

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

DURISSIMA NOTA DELL’ANM: “NORME INEFFICACI E FRUTTO DI COMPROMESSO”

L’Associazione nazionale magistrati si schiera contro la riforma della giustizia del governo Renzi, annunciata nel consiglio dei ministri del 29 agosto ma di cui non sono ancora disponibili i testi definitivi.
“La riforma della giustizia è inefficace e frutto di compromesso”, si legge in una nota, e contiene “norme punitive ispirate a logiche del passato”.
Di più: gli interventi “offendono la magistratura con l’insinuazione che la crisi della giustizia dipenda dalla presunta irresponsabilità  e scarsa produttività  dei magistrati e reiterano la mistificazione di una riforma della giustizia che si pretende di realizzare con la riforma dei giudici”.
La nota dell’associazione presieduta da Rodolfo Sabelli non cita provvedimenti specifici, ma è facile leggere un riferimento all’appesantimento della responsabilità  civile dei magistrati di fronte ai ricorsi degli imputati.
Il “sindacato” delle toghe se la prende poi con “i ripetuti annunci diffusi dal nuovo Esecutivo circa l’imminente riforma della giustizia e l’intensa attività  che ha impegnato l’intera estate hanno generato molte aspettative e speranze”.
Ma “purtroppo, le notizie finora diffuse non possono che suscitare delusione”.
Molto fumo, sottolinea l’Anm, ma poca sostanza: “Una prima analisi dell’intervento del Governo, in attesa che siano resi noti i testi ufficiali definitivi, deve guardare — spiega ancora la nota — oltre le entusiastiche dichiarazioni pubbliche e gli slogan promozionali che l’accompagnano: dichiarazioni e slogan che vogliono dissimulare, con esibita enfasi, diversi cedimenti e timidezze“.
Anche in questo caso, nessun riferimento specifico, ma i “cedimenti” rimandano all’estenuante trattativa tra Pd e Ncd (con Berlusconi ufficialmente fuori dai giochi di maggioranza, ma in realtà  molto attento e attivo) sui punti più delicati del penale, in particolare sulla riforma della prescrizione, sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, sui tempi del processo. Secondo l’Associazione nazionale dei magistrati il contenuto della riforma della Giustizia proposta dall’esecutivo è “in parte frutto di compromesso” e gli interventi previsti “non toccano il tema centrale delle risorse, quello che condiziona in larga misura l’efficienza della macchina giudiziaria” oltre a essere “destinati a produrre risultati assai inferiori alle attese”.
L’Anm specifica anche di “non porre veti” e di essere “pronta a discutere di tutto”, ma sottolinea come la riforma definita dall’esecutivo “rivoluzionaria” si riduca in realtà  a “interventi di scarso respiro e a norme punitive, ispirate a logiche che credevamo appartenere al passato”.
Non è di giudici e pm la colpa delle lentezze e delle inefficienze, anzi: ”Solo l’impegno straordinario dei magistrati e del personale di cancelleria ha potuto contenere i danni peggiori e perfino ridurre in molti casi l’arretrato, grazie a una produttività  eccezionale”, sottolinea l’Anm, che aggiunge dei dati. In base alle statistiche elaborate dal Cepej-Consiglio d’Europa, riporta la nota, la magistratura italiana nel 2010 ha definito 2 milioni 834mila procedimenti civili contenziosi (la Francia ne ha definiti 1 milione 793mila, la Germania 1 milione 586mila) e 1 milione 288mila cause penali (la Francia ne ha definite 600mila, la Germania 804mila).
“Con questi numeri — che smentiscono falsità  e luoghi comuni, che mirano a ribaltare sui magistrati responsabilità  altrui — la magistratura italiana si pone al primo posto per produttività  in Europa nella materia penale e al secondo posto in quella civile, seconda in questo caso solo alla Russia, che peraltro conta ben altro numero di magistrati”.
Le toghe ribaltano dunque l’accusa sui politici: “Negli anni passati l’assenza di interventi efficaci — ad esempio — nel processo civile e in ambito penitenziario e diverse riforme peggiorative con le leggi ad personam nel settore penale (la riforma della prescrizione nel dicembre 2005 e la sostanziale depenalizzazione del falso in bilancio, per citarne due soltanto a titolo esemplificativo) hanno aggravato le condizioni del sistema”.
Non si salva neppure il settore civile, che pure è stato presentato da Renzi come il fiore all’occhiello della riforma, se non altro perchè in questo campo è stato molto più semplice trovare un accordo con il centrodestra, ben più rigido sul fronte penale.
“Nel settore civile — spiega l’Anm — pur essendo positiva l’introduzione di strumenti tesi a promuovere la composizione stragiudiziale delle liti, questi saranno però poco efficaci se lasciati all’iniziativa volontaria delle parti, gravati di maggiori oneri economici e non assistiti da forti incentivi e da sanzioni che scoraggino cause manifestamente infondate”.
Infine, un affondo su quello che nella riforma non c’è: “Nessun intervento è annunciato nelle delicate materie etiche e bioetiche. Senza entrare nel merito delle possibili scelte legislative — si legge nella nota — ancora una volta si osserva come l’inerzia della politica vada in parallelo con periodiche, violente accuse rivolte ai magistrati di volersi sostituire al legislatore”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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PERICOLO BAVAGLIO E NUOVI MODI PER BLOCCARE I PROCESSI

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PIENA DI BUCHI

Adesso gli “annunci di Renzi & C. sono completi, almeno in tema di giustizia. È in dirittura d’arrivo anche il disegno di legge della riforma penale.
Dalla lettura delle bozze che abbiamo potuto visionare si può fare un primo sommario bilancio, che dovrà  essere approfondito nei prossimi giorni.
Naturalmente meritano particolare attenzione le norme immediatamente operative (in realtà  tali diventeranno quando i decreti e i disegni di legge diventeranno legge) perchè, degli annunci, molti sono privi di contenuto concreto; altri però sono già  sufficienti per preoccuparsi.
Andiamo per ordine.
1 — Nel processo civile è stata introdotta una novità  importante: l’esternalizzazione del processo. Se le parti sono d’accordo dal giudice non ci vanno proprio. Delegano tutto ai loro avvocati e, presumibilmente dopo molto litigare, arrivano a una transazione.
Questa viene messa in bella copia dagli stessi difensori e ha valore di sentenza, il che vuol dire — tra altre cose — che è titolo esecutivo: se chi deve pagare non lo fa si può richiedere l’esecuzione forzata.
Questo sistema si applica anche ai processi in corso: le parti si accordano per affidare a un avvocato terzo (cioè a uno che non ha difeso nè l’uno nè l’altro) la definizione della lite.
E la stessa cosa si può fare nei processi di separazione e divorzio: se il processo è in corso lo si lascia perdere e ci si rivolge a un avvocato esterno; se ancora non è iniziato, i coniugi provano a mettersi d’accordo tra loro. Tutto ciò però solo se si tratta di separazione e divorzio consensuali e se non ci sono figli minori .
Insomma, si cerca di diminuire il numero dei processi affidati ai giudici: meno processi, più tempo per quelli che restano; e più rapidità .
L’idea non sarebbe male ma saranno pochi i litiganti che si avvarranno di questa novità : il motivo principale per cui ci sono tanti processi civili è che chi deve pagare trova più comodo pagare poco di più dopo anni e anni piuttosto che farlo subito.
Che si accetti un sistema che smonta questa dilazione sistematica dei debiti, tipicamente italiana, mi pare poco realistico.
2 — Sulla responsabilità  civile dei magistrati per danni cagionati nell’esercizio delle loro funzioni stanno ancora litigando. Se prevale il buon senso, se cioè si mantiene il sistema in base al quale chi sostiene di aver subito un danno deve chiedere il risarcimento allo Stato che — in caso di condanna — si rivarrà  sul magistrato (sistema in uso in tutti i Paesi civili), cambierà  poco.
Si parla di aumentare la misura massima della rivalsa alla metà  dello stipendio annuo del magistrato invece che al terzo; semplice incremento del premio assicurativo. Se invece prevarranno i trinariciuti (non sono solo i berlusconiani) che vogliono che il magistrato sia citato in giudizio direttamente, si verificheranno danni gravissimi. Per i giudici non cambierebbe nulla: un semplice problema assicurativo, premi maggiorati. Ma per i processi cambierebbe moltissimo: perchè il giudice non potrebbe continuare a fare un processo in cui una parte (o un imputato, il problema non cambia) è sua controparte processuale in un altro processo, quello per il risarcimento dei presunti danni da lui cagionati. Si dovrebbe astenere e passare il processo a un collega. E se anche questo venisse citato, il processo dovrebbe passare a un altro collega ancora. Insomma un modo comodo per bloccare i processi.
Nel processo penale le modifiche sono più consistenti.
3 — La prescrizione. Potrebbe avere una disciplina più ragionevole, ma qualcosa è stato fatto. È passato il concetto per cui, dopo una sentenza di condanna in primo grado, ci sono apprezzabili probabilità  che l’imputato sia colpevole. Siccome, prima che si riesca a celebrare il processo di appello, passa parecchio tempo (è un problema di notifiche, ci tornerò su), è sembrato ragionevole allungare la prescrizione di 2 anni; che è più o meno il tempo medio che passa tra i due gradi di giudizio.
Però, se l’Appello si conclude con una sentenza di assoluzione, le probabilità  che l’imputato sia colpevole sono azzerate: 1 a 1 e palla al centro.
In questo caso l’allungamento della prescrizione non viene calcolato e, se anche il pm ricorre in Cassazione, i termini di prescrizione restano quelli ordinari. Il che vuol dire che magari la Cassazione darà  ragione al pm ma contemporaneamente dichiarerà  prescritto il reato.
Se invece l’Appello conferma la sentenza di condanna del Tribunale, la prescrizione viene allungata di un altro anno e così, essendo aumentate le probabilità  che l’imputato sia effettivamente colpevole, c’è più tempo per arrivare alla sentenza definitiva in Cassazione.
Non è proprio il massimo, si poteva “stare al passo con i paesi più progrediti” che bloccano la prescrizione con l’inizio del processo, ma è meglio di niente.
4 — Brilla per la sua assenza ogni previsione quanto al ripristino di un falso in bilancio concretamente punibile.
Ma, cosa ci si può aspettare da un patto scellerato se non frutti scellerati?
Convincere B. che, senza bloccare la produzione del “nero” a monte, non si potrà  mai contrastare a valle corruzione e frode fiscale sarà  dura.
5 — Sulle intercettazioni c’è solo il consueto bla bla.
L’unica cosa buona è che, pare, non si discute più se si può combattere la delinquenza intercettando: pare che si tratti di un buon sistema che non va abbandonato. Però il problema della conoscibilità  all’esterno resta. Il progetto dice solo che si dovrà  trovare un sistema per garantire la privacy dei terzi e per impedire la conoscibilità  di quelle non aventi rilevanza penale.
Con il che pare che Renzi & C. abbiano definitivamente stabilito che le informazioni — anche non penalmente rilevanti — concernenti persone che si sobbarcano il pesante compito di governare e amministrare i cittadini non hanno rilevanza socio-etico-politica. Se sono dei farabutti sotto il profilo morale o civile nessuno lo deve sapere.
6 — Lo smantellamento della sanzione penale pare che proseguirà .
Non sono bastati Cancellieri e Severino; adesso ci si mette anche Orlando. Bisognerà  “semplificare” le procedure, “facilitare” il ricorso alle misure alternative al carcere, eliminare gli ostacoli che impediscono ai recidivi e ai colpevoli dei più gravi reati di “accedere ai trattamenti rieducativi”.
Anche gli ergastolani dovranno godere di questi benefici penitenziari. Insomma tutti fuori nel più breve tempo possibile.
7 — Non una parola sul problema più grave che affligge il processo penale: le notifiche, cioè gli avvisi che bisogna dare all’imputato per ogni attività  processuale che lo riguardi. Costano più di 10 milioni all’anno.
Sono la causa della maggior parte dei rinvii delle udienze e dunque dell’infinita lunghezza del processo. Sono anche la causa dello sperpero dell’attività  di Polizia e Carabinieri, utilizzati per rintracciare gli imputati che non si sa dove sono finiti e che — in genere — chiamandosi Alì ben Mustafà  o Radek Semeiovic, non si trovano mai. Però, se non si cercano non si possono dichiarare irreperibili e il processo non si può fare.
Poi, quando lo si fa, non serve a niente perchè tanto Alì e Radek a quel punto si chiamano Abdul e Serghei. Insomma, tutto lavoro buttato dalla finestra.
Però il tema non è sembrato degno di nota.
Insomma, non un granchè come riforma. E mancano ancora tutte le leggi delegate.
È probabile che, anche questa volta, non riusciremo a uscire dal buco.

Bruno Tinti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RENZI, UN BOMBOLO CONVINTO DI ESSERE JOHNNY DEPP

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

LA LISTA DEI SUOI HARAKIRI QUOTIDIANI AUMENTA SEMPRE DI PIU’: QUALCUNO LO AIUTI, AL PIU’ PRESTO

Probabilmente è un problema di narcisismo ingiustificato, o forse di frustrazione adolescenziale da riscattare ora che è famoso, ma — in ogni caso — qualcuno dovrebbe aiutare Matteo Renzi.
Il selfie-tweet postato e poi cancellato dopo tre minuti, convinto che nel frattempo qualcuno non lo avesse eternato, è la prova definitiva di un’autostima inversamente proporzionale all’efficacia. Un autoscatto di bruttezza vivida, viso gonfio e sguardo stralunato, roba che neanche il suo nemico più spietato avrebbe mai potuto immaginare.
E invece Renzi, due sere fa, ha avvertito (hacker esclusi) l’urgenza di regalare al mondo uno scatto simile.
Poi l’ha rimosso, ma troppo tardi. Sfottò e insulti erano già  esplosi: “Questo giocherella col telefono, l’altro giocherellava     con la pompetta”; “Ma questo si è completamente rincoglionito?”; “Forse mira all’infermità  mentale”.
E via così. Notevole anche il “testo” del tweet: “Io”. Come se, guardando quella foto, una persona avesse potuto covare il dubbio che cotanta bellezza non fosse appartenuta al figaccione Renzi bensì Einstein, Clooney o (più probabilmente) Mister Bean.
Verrebbe da chiedersi: davvero Renzi non ha nessuno che lo consiglia?
La discrepanza tra percezione di se stesso ed efficacia fisica oggettiva è sempre più marcata. Matteo Renzi sembra sempre più un Bombolo misteriosamente convinto di essere Johnny Depp.
La lista dei suoi harakiri fantozziani, spesso celebrati dai media, aumenta ogni giorno di più.
C’è il Renzi che si versa in testa un secchio d’acqua gelata per la Sla, con effetti estetici raggelanti.
C’è il Renzi che continua a usare una taglia di camicie (masochisticamente iper-aderenti ) molto più inferiore di quanto potrebbe permettersi, andando così a evidenziare un aumento adiposo inversamente proporzionale alla diminuzione della disoccupazione.
C’è il presidente del Consiglio che si rimette la giacca perchè gli amici (una volta tanto) gli hanno fatto notare che nello streaming coi 5Stelle sembrava un bombolone sbruffone; c’è il ragazzotto che si strafoga di gelato in un tripudio di tripli menti e pappagorge; c’è il Premier che corre sopra il tapis roulant con agilità  da rinoceronte infortunato; c’è il Rottamatore che gioca a tennis come neanche il Ragionier Filini.
E tutto questo con l’aria del playboy, del ganzo: del gigolò ipotetico.
Come se non bastasse, c’è pure il Renzi democraticamente libidinoso, che (accanto ai tenores del Ppe di bianco vestiti) sbircia le parti pruriginose della Mogherini: i colleghi guardano garbatamente la collega, lui sembra quasi il Fantozzi infoiato.
Non ne indovina una, neanche per disgrazia.
Renzi potrebbe rispondere che vanta comunque il 64% dei consensi nei sondaggi, e avrebbe ragione. Evidentemente può permettersi di tutto. Ciò nonostante, quel selfie-tweet — e tutto il resto — paiono la dimostrazione che gli specchi in casa sua siano stati tutti creati da Nardella o Farinetti.
Qualcuno lo aiuti. Al più presto.

Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TAGLI DEL 3% AI MINISTERI E COTTARELLI PREPARA LE VALIGIE

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

SPENDLING REVIEW E TAGLI RICOMPATTANO IL FRONTE SINDACALE

Un sacrificio del 3% del budget.   In vista del vertice, previsto per domani, tra Renzi e la schiera dei ministri di spesa, ieri il titolare dell’Economia Padoan, il ministro delle Riforme, Maria Elena Elena Boschi, e il consigliere economico Yoram Gutgeld hanno messo sul tavolo una serie di proposte tecniche.
Ad illustrare le cifre Carlo Cottarelli: il commissario alla spending review, in «frizione» con il governo dopo le sue dichiarazioni contro gli sforamenti della spesa pubblica del 31 luglio scorso.
Dopo le ripetute voci di abbandono e di ritorno all’Fmi del tecnico del Tesoro, “Mr.Forbici”, a quanto si apprende, resterà  al suo posto solo fino alla legge di Stabilità .
Il percorso, messo a punto dalla riunione di ieri, dovrà  essere compiuto entro tre settimane: il primo ottobre sarà  presentata la nota di aggiornamento al Def con il nuovo quadro economico e il 15 ottobre la legge di Stabilità .
Durante questo periodo le acque saranno agitate. Susanna Camusso (Cgil) annuncia una manifestazione per il lavoro entro i primi 10 giorni di ottobre. E lo stesso Landini — spesso interlocutore di Renzi, che ha appena incontrato — mobiliterà  le tute blu della Fiom il 25 ottobre a Roma, proponendo anche 8 ore di sciopero
La linea di lavoro, che vuole seguire Renzi, è quella di tagli del 3%: poichè la spesa pubblica, al netto degli interessi, è circa di 700 miliardi, si tratta dunque di trovare 20 miliardi.
Il compito graverà  sui ministri di spesa: saranno richiesti risparmi al ministro della Sanità , Lorenzin, a quello del Lavoro, Poletti, a quello dello Sviluppo, Guidi a quello degli Interni, Alfano (il quale, però, è ottimista: «Ci sono le condizioni per lo sblocco degli stipendi delle forze di Polizia purchè i sindacati abbassino i toni che hanno il sapore della minaccia »)
La lista degli impegni resta gravosa. Da trovare ci sono 7-10 miliardi per il rinnovo del bonus Irpef da 80 euro per il 2015; 4 miliardi di spese indifferibili (Cig in deroga, 5 per mille, missioni militari ed altro); 4 miliardi di tagli alle spese postati sul 2015 dal governo Letta, pena l’entrata in funzione della clausola di salvaguardia con relativo taglio lineare delle agevolazioni fiscali. Infine 2-3 miliardi dovranno servire per proseguire nella correzione del deficit
Il quadro della crescita intanto peggiora: dopo le docce fredde delle ultime settimane, per quest’anno è già  assodato un Pil leggermente sotto lo zero, cioè in recessione, e soprattutto per il prossimo non si dovrebbe arrivare sopra l’1, nonostante le stime del governo siano ancora all’1,3%.
Significa meno entrate fiscali e dunque la necessità  di trovare maggiori risorse.
Non solo ombre: ci sono almeno un paio di elementi che possono contribuire ad alleggerire la scure del governo e, finchè rimarrà  in carica, di Cottarelli.
Il primo e più importante aspetto confortante è la riduzione dei tassi dopo le mosse della Bce: lo spread è ormai ben sotto quota 150 e anche i tassi a lungo sul Btp decennale oscillano intorno al 2%.
La conseguente minor spesa per interessi sarebbe di circa 3 miliardi.
L’altra mini-boccata di ossigeno è la rivalutazione del Pil, secondo le nuove norme Eurostat: non sarà  molto, ma contribuirà  ad una piccola limatura a deficit e debito.
Infine la variabile cruciale, ben presente sul tavolo anche ieri: sarà  l’obiettivo di deficit-Pil che si porrà  per il prossimo anno. Il Def fissava l’1,8% per il 2015, ma già  prima dell’estate Renzi aveva annunciato di voler portare il livello al 2,3%: dunque più margini di manovra.
Non si andrà  comunque oltre il 3%, anche secondo le più recenti stime dei centri di ricerca.
L’Italia conta sempre sulla flessibilità  in cambio di riforme. Ma anche sul piano europeo l’Italia fa pressing: ieri il sottosegretario Gozi ha proposto di rivedere gli obiettivi di deficit per tutta Eurolandia in ragione di “circostanze eccezionali” come la crisi Ucraina e le svalutazioni dei Bric.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)

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TASI, ECCO I COSTI: PER 7 FAMIGLIE SU 10 PIU’ CARA DELL’IMU

Settembre 9th, 2014 Riccardo Fucile

ALIQUOTA MASSIMA NEI CAPOLUOGHI, GIU’ NELLE METROPOLI

È in arrivo una nuova stangata.
Con la Tasi infatti 7 famiglie su dieci pagheranno più che con l’Imu. In particolare ad essere colpite dalla nuova imposta saranno le famiglie con figli e redditi bassi.
Due terzi dei Comuni hanno già  fissato le aliquote. Entro domani gli altri Comuni dovranno comunicarla al ministero dell’Economia.
Sul fronte dei tagli il governo, alla ricerca di circa 20 miliardi, sta mettendo mano alla spending review. Ed è ormai certo l’abbandono di Carlo Cottarelli che dovrebbe lasciare l’incarico, per tornare al Fmi, appena dopo la legge di Stabilità . Intanto sindacati sul piede di guerra.
La Cgil annuncia una manifestazione sul lavoro. La Fiom: sarà  sciopero.
Un’aliquota media del 2,46 per mille per la Tasi ci dice che la nuova tassa sulla casa è ai massimi in molti Comuni.
E che il confronto finale con l’Imu del 2012 riserverà  parecchie sorprese, in negativo.
Nelle 69 città  capoluogo che hanno sin qui già  pubblicato le aliquote, parecchie hanno spinto la nuova tassa sulla prima casa non solo al tetto massimo del 2,5 per mille, ma le hanno aggiunto anche la coda dello 0,8 addizionale, quella prevista dalla legge per finanziare le detrazioni. Questa è stata difatti la scelta di molti grandi municipi e di numerosi piccoli centri, se la media dà  appunto quel 2,46.
Non è un caso se Bologna, Firenze, Genova, Napoli, Torino, Venezia, Bari, Catania sono al 3,3 per mille (somma di 2,5 e 0,8). Il massimo del massimo.
Con tutta evidenza, una scelta obbligata di quei sindaci per preservare almeno parte del gettito che l’Imu assicurava loro con un’aliquota dal 4 per mille in su.
Anche Roma e Milano non sono da meno, con la Tasi al 2,5 per mille.
Il punto è che la nuova tassa sul mattone si distribuisce in modo diverso dalla vecchia.
Se la torta è la stessa (il gettito), ora versano di più gli immobili con rendite catastali medio-basse, le famiglie con figli, le città  che prima avevano un’Imu bassa
CHI PAGA E QUANDO
Pagano i proprietari di prima e seconda casa (questi ultimi aggiungono alla Tasi anche l’Imu). E anche gli affittuari, in percentuali dal 10 al 30%, decise dai sindaci.
La Tasi è una delle due gambe della Iuc (Imposta unica comunale), l’altra è la Tari, la tassa sui rifiuti. Tasi e Tari comportano però due bollettini diversi (il secondo in genere arriva precompilato a casa) e si versano in momenti diversi.
Le scadenze della Tasi per quest’anno sono assai variabili. Circa 2 mila Comuni hanno fatto pagare l’acconto a giugno, altri 3 mila (ai dati di ieri) lo faranno pagare entro il 16 ottobre.
Altri ancora — se tarderanno a comunicare i dati — rimanderanno i cittadini all’esborso unico a metà  dicembre.
ALIQUOTE E CONFRONTO IMU
L’aliquota Tasi sulla prima casa è scelta dal Comune e varia in un range tra l’1 e il 2,5 per mille, mentre l’Imu andava dal 4 al 6 per mille.
Ma l’Imu contava sulla detrazione fissa di 200 euro per tutti, più 50 euro per ciascun figlio sotto i 26 anni. Mentre per la Tasi, le detrazioni sono opzionali e molto più basse.
I Comuni che le applicano possono finanziarle alzando dello 0,8 per mille l’aliquota sulla prima casa (che al massimo può arrivare, come detto, al 3,3 per mille).
Oppure spostando quest’addizionale tutta sulle seconde case. O scegliendo una via di mezzo (0,4 sulle prime e 0,4 sulle seconde, oppure 0,2 sulle prime e 0,6 sulle seconde).
I sindaci che hanno optato per il bonus fiscale l’hanno parametrato alle rendite catastali o al reddito Irpef o a quello Isee. E comunque sono andati in ordine sparso.
Da zero detrazioni generali a sconti nulli per i figli, dal bonus solo dal terzo figlio in poi (Ferrara) al bonus per chi ne ha più di quattro (Reggio Emilia).
FAMIGLIE PENALIZZAT
Sono quelle con redditi modesti che vivono in abitazioni contraddistinte da rendite medio-basse. Nella simulazione della Uil -Servizio politiche territoriali vivere in una A3 (casa economica) con un figlio e rendita pari a 450 euro (nella media nazionale per questa categoria) può essere penalizzante per il 71% delle famiglie (nell’ipotesi, con reddito Isee di 10 mila euro e reddito Irpef di 20 mila euro).
Sette famiglie su dieci cioè pagheranno più Tasi che Imu: 52 euro extra a Bologna, 32 a Firenze, 30 a Milano, 27 a Venezia.
MUNICIPI DIVISI
Mentre Ragusa, Olbia, Torre del Greco e altri 245 piccoli Comuni come Giffoni Valle Piana hanno scelto aliquota zero per la Tasi, gli altri si spaccano in due categorie, in base alla virtuosità  o meno del passato.
Quelli con un’Imu prima casa alta o molto alta — tra il 5 e il 6 per mille — ora hanno una Tasi più bassa.
È il caso di Roma, Torino, Genova, Caserta, Napoli che hanno fissato aliquote inferiori di 2 o 3 punti, come la legge consente loro di fare.
A Roma per esempio, nei due casi della Uil, si risparmierà  da 50 a 145 euro a seconda della tipologia (di più con un’abitazione civile A2 e senza figli).
A Caserta si arriva addirittura a 241 euro di minori esborsi, pur senza detrazioni: ma qui l’aliquota è crollata dal 6 al 2,5 per mille.
I penalizzati — sembra un paradosso — sono i Comuni che tenevano l’Imu al 4 per mille, il minimo. Ora si trovano a imporre una Tasi al 2,5 o 3,3 per mille e in molti casi il risparmio è nullo o c’è un aggravio, per via di detrazioni assenti o inferiori. A Mantova ad esempio si va da 124 a 181 euro in più (il massimo per la A3 con un figlio). Così Venezia, Milano, Firenze, con aumenti però più contenuti.
IMU CHIESA
Un’altra scadenza alle porte riguarda gli enti no profit. Entro il 30 settembre dovranno spedire in via telematica la dichiarazione Imu-Tasi.
Un fatto storico che coincide con un vero e proprio censimento. Conseguenza della norma di legge introdotta dal governo Monti nel febbraio del 2012.
Ma che solo ora trova compiuta attuazione, dopo la pubblicazione lo scorso giugno del modello ad hoc, utile — dal prossimo anno — non solo a pagare le giuste tasse, ma anche a identificare e quantificare gli immobili o le loro porzioni da sottoporre a tassazione.
La dichiarazione riguarda gli anni di imposta 2012-2013 e chi non la fa rischia una multa dal 100 al 200% dell’imposta dovuta.
Le parrocchie sono in allarme. La diocesi di Milano organizza corsi. Si parte quest’oggi alle ore 15, in piazza Fontana 2, presso la Curia arcivescovile. Si replica in serata all’Istituto salesiano. E poi altri due appuntamenti il 17 e 18 settembre.
Il cardinale Scola ha deciso di aiutare i parroci e gli altri enti ecclesiastici della sua diocesi a calcolare gli spazi esenti dall’imposta sugli immobili e quelli no perchè commerciali, come ostelli, palestre, bar negli oratori, negozietti e così via. Una rivoluzione.

Valentina Conte
(da “La Repubblica“)

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