Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI: “DECISI DI NON FIRMARE LA DELIBERA SU ROMEO”
“La verità è che ero “scomoda”, avvertita come un corpo estraneo, come un nemico da abbattere”. Carla Raineri, magistrato di Corte d’Appello, da 6 giorni non è più capo di gabinetto di Virginia Raggi.
Ha sbattuto la porta dopo un duro confronto con la sindaca di Roma. Che ieri fatto il suo nome davanti alla commissione Ecomafie.
Lei dice che era scomoda, ma Raggi ieri ha detto che fu un colloquio con lei a rassicurarla sul fatto che il reato contestato all’assessora Muraro era “generico”.
“Da magistrato non comprendo il senso dell’espressione “reato generico”. Muraro venne da me a chiedere un parere sulla sua situazione”.
Cioè?
“Mi disse che aveva saputo di essere indagata e che voleva valutare l’opportunità di andare a parlare con il pm per caldeggiare l’archiviazione. Io la sconsigliai. Ricordo di averle detto subito: “A Milano queste cose non si fanno”. Quindi aggiunsi che si trattava di una mossa controproducente. Se dopo averla ascoltata il pm non avesse archiviato, questo avrebbe aggravato la sua posizione. Al colloquio era presente la sindaca”.
Riavvolgiamo il nastro: quando ha rassegnato le sue dimissioni?
“La sera del 31 agosto. Le ho fatte protocollare la mattina dopo. E finora non mi consta sia stata formalizzata la mia revoca. A meno che non si consideri un atto amministrativo un post su Facebook alle 4 del mattino
In quel post si fa riferimento a un parere dell’Autorità anticorruzione che considera illegittima la sua nomina.
“Se l’Anac si ritiene competente sulla materia ne prendo atto. Sono convinta dell’erroneità del parere ma non lo impugnerò. Non ho interesse a difendere il provvedimento di nomina”.
Si è parlato a lungo del suo stipendio da 193.000 euro.
“Non nego fosse elevato. Ma in linea con quanto percepivo da magistrato. In ogni caso, l’ultimo mio atto in Campidoglio contiene la rinuncia a ogni compenso per l’attività svolta dal 22 luglio al 31 agosto. Piuttosto, sa da chi venne determinato il mio stipendio?”.
Da chi?
“Da Salvatore Romeo, capo della segreteria della sindaca. Fu lui a comunicarmi l’emolumento deciso”.
Lo stesso Romeo con il quale si è più volte scontrata in queste settimane?
“La delibera sulla sua nomina non ha il mio visto. E neppure quello di Laura Benente, dirigente capitolina delle Risorse umane. Hanno atteso che andasse in ferie per raccogliere il compiacente visto di un altro dirigente molto legato a Raffaele Marra (vicecapo di gabinetto, ndr). Quel diniego è costato il posto alla Benente, rispedita a Torino senza neanche il preavviso di 8 giorni che si dà ai domestici”.
Per lei la nomina di Romeo non andava bene, perchè?
“Non per il suo stipendio triplicato ma per la procedura in sè: Romeo era già dipendente del Campidoglio e non poteva essere posto in aspettativa e contemporanemente riassunto dallo stesso ente”.
Con Raggi ne ha parlato?
“In un duro confronto, il 25 agosto, le dissi che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate. Per me, la presenza dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna era la migliore garanzia della serietà delle intenzioni dei neo-eletti. Ma non si può restare in un luogo di lavoro dove si è avvertiti come una minaccia. Invitai la Raggi a riflettere. Le professionalità in campo non avrebbero avuto problemi nel bypassare personaggi del tutto mediocri: di fatto, però, il duo Marra-Romeo ha continuato a gestire il Campidoglio forte della protezione della Raggi e nell’indifferenza degli altri”.
Anche dei vertici del M5s?
“Loro hanno deciso di non intervenire. O, peggio, non ci sono riusciti”.
Com’era il suo rapporto con Marra?
“Nei mie 45 giorni in Comune non ho avuto mai il piacere di condividere con lui alcuna decisione. Riferiva direttamente al sindaco”.
Ora la sindaca dice di essere vittima dei poteri forti.
“Mi sembra una affermazione ridicola. Se fossimo davvero così forti, non ce ne saremmo semplicemente andati”.
(da La Repubblica”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
M5S SENZA UNO STRACCIO DI CLASSE DIRIGENTE… ARRIDATECI LA CASALINGA DI VOGHERA
La cosa grave non è tanto che la sindaca Raggi abbia nominato assessore al Bilancio un ex magistrato
economico che dice «sprid» invece di spread e «down ground» invece di downgrade.
E non è neanche che i conti depressi della Capitale siano finiti nelle mani di un signore che chiese, inascoltato, 351 miliardi di euro alle agenzie di rating per avere complottato contro Berlusconi e che ha dato alle stampe un saggio, ingiustamente passato sotto silenzio, dal titolo «Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass».
Non è neppure che questo portento, il dottor De Dominicis, le sia stato segnalato dall’avvocato Sammarco, socio del berlusconiano di estrema destra Cesare Previti.
Nè che la Raggi, in campagna elettorale, si sia dimenticata di avere fatto pratica nel loro studio per poi minimizzare quella frequentazione imbarazzante riducendola a fugace struscio (a giudicare dalle ultime mosse, non così fugace).
La cosa grave è che la sindaca dei Cinquestelle sia salita al Campidoglio senza uno straccio di classe dirigente, mentre il principale scopo di un movimento politico dovrebbe essere quello di selezionare le personalità da inserire nelle istituzioni.
Così la Raggi ha dovuto affidarsi al bricolage, mettendo insieme pezzi della destra romana e figure discusse come quell’assessora all’Ambiente che ha tenuto nascosto per mesi un avviso di garanzia.
Ricordate quando Grillo arringava i grulli profetando che in una politica liberata dall’infame presenza dei partiti avrebbe fatto gestire i bilanci dalle casalinghe di Voghera?
Evidentemente le casalinghe sono finite.
O non sono mai cominciate.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
DI MAIO: “TENUTI ALL’OSCURO”… LA SINDACO CAMBIA VERSIONE: “AVVISAI TAVERNA”
Il direttorio sapeva oppure no?
Un secondo dopo aver ascoltato Virginia Raggi ammettere che era a conoscenza delle indagini su Paola Muraro, questa è l’unica domanda che tutti si fanno.
A porla in commissione è Andrea Augello. Ha informato i vertici del M5S? «Sì certo» è la risposta che dà la sindaca.
Pochi minuti prima era filtrata invece la versione del direttorio: «Non sapevamo nulla». Muraro e Raggi sapevano, ma non avrebbero detto nulla.
Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Luigi Di Maio, il minidirettorio romano guidato da Paola Taverna: tutti erano all’oscuro. Ma la sindaca dice il contrario. Chi ha ragione? Qualcuno mente.
Di certo stona l’ulteriore versione che a tarda serata offre la sindaca durante la parte secretata dell’audizione quando ammette: «Non ho informato Grillo nè Di Maio, ma solo Taverna e Vignaroli del minidirettorio».
Il sospetto tra i deputati e i senatori della commissione è di trovarsi di fronte a una ricostruzione corretta dovuta alle ire del direttorio, tra la prima parte in streaming dei colloqui e la seconda a telecamere spente.
Fonti dello staff pentastellato alla Camera confermano «il senso di stupore» in cui sono sprofondati i membri del direttorio.
Di Maio ha chiesto conferma se qualcuno fosse stato perlomeno preallertato. Grillo ha fatto lo stesso, al telefono: «Chi sapeva?» ha domandato.
«Nessuno di noi Beppe — gli è stato risposto da un membro del direttorio». In realtà tra Di Maio, Alessandro Di Battista — gli unici fino a ieri a difendere Raggi — Carla Ruocco e Roberto Fico, che invece con il loro silenzio ne hanno preso teatralmente le distanze, l’ammissione della sindaca sembra essere piombata all’improvviso.
E non è stato certo piacevole.
Ruocco, già furiosa per le dimissioni di Marcello Minenna, non si tiene e questa volta twitta di suo pugno. «Preciso di non conoscere la dott.sa Muraro e che apprendo da fonti giornalistiche le sue vicende giudiziarie».
Di Maio, pragmatico come al solito, vuole invece valutare attentamente la situazione. Capire da Raggi quale sarà la sua difesa questa volta e quali i contraccolpi. Anche perchè non solo avrebbe nascosto la verità , ma li smentisce.
«Non può venirci contro così» è la reazione nel direttorio mentre d’accordo con lo staff si pensa a cosa dire: «Sui giornali già si diceva delle indagini. Ma non sapevamo della richiesta del 335».
Così il direttorio prova a fare fronte comune: non sapevano che Muraro aveva chiesto la certificazione dell’avvenuta iscrizione sul registro degli indagati.
«Ora Virginia dovrà chiarire» concordano Grillo, Di Maio e Ruocco. Carlo Sibilia, il membro del direttorio solitamente più defilato, è l’unico a rilasciare dichiarazioni alle agenzie: «Personalmente non ne sapevo nulla. Ma da quanto ho capito non c’è stato un avviso di garanzia».
I vertici del M5S hanno ben chiaro che la situazione a Roma è a un passo dall’essere drammatica. E quanto ha fatto Raggi potrebbe avere conseguenze imprevedibili nell’ascesa verso Palazzo Chigi di Di Maio.
Perchè un conto doveva essere gestire solo il caso di un’assessora indagata, Un altro sentirsi estromessi dalla verità dalla sindaca 5 Stelle di Roma.
Lo stesso sentimento che provano gli assessori, come Paolo Berdini, all’Urbanistica e a un passo dall’addio. «Io l’ho saputo dai giornali» ammette Adriano Meloni, allo Sviluppo economico.
Anche con i 29 consiglieri pentastellati, riuniti a pochi passi dal Campidoglio, il sindaco non ne ha mai parlato. C’è chi cerca di minimizzare la poca trasparenza come Enrico Stefano «Un vecchio adagio dice: Non si può dire tutto a tutti. Avranno avuto i loro buoni motivi per tenerci all’oscuro».
E c’è invece chi quei buoni motivi vuole capirli: «Non ci ha mai detto nulla, ma con Virginia parleremo – assicura Alisia Marani – Non so invece se confermeremo la fiducia a Muraro».
(da “La Stampa”)
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Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
L’ATTEGGIAMENTO ELUSIVO E ARROGANTE DELLA RAGGI E DELLA MURARO SONO L’ANTITESI DELL’ONESTA’ E DELLA TRASPARENZA
Non ci si può credere. Magari alla fine si scoprirà che non si tratta del più grave caso di corruzione
che un assessore abbia dovuto affrontare, ma di sicuro è il più sorprendente.
Dunque, abbiamo appreso nel corso di una audizione della Commissione sulle Ecomafie che Paola Muraro, assessore all’Ambiente, uno dei settori chiave che gestisce anche i rifiuti, è indagata dal 21 aprile 2016.
Abbiamo ulteriormente appreso che lei ne era a conoscenza fin dal 18 luglio. 11 giorni dopo l’insediamento della Giunta Capitolina.
Abbiamo poi appreso che anche la Sindaca Virginia Raggi ne era stata informata il giorno successivo, il 19 luglio.
Cioè la massima autorità del Campidoglio e un assessore capitolino sapevano di questa indagine e non hanno detto nulla. Anzi, hanno continuato in questi mesi a negare.
A dare la colpa a complotti, a poteri forti, ai giornalisti. Invece stavano semplicemente mentendo.
Mentire è stata una scelta frutto di incompetenza, di superficialità , o di vera e propria malizia? E’ stata fatta in buona o cattiva fede? O magari è il risultato finale di un errato calcolo politico nella sempre più aspra guerra interna?
Le prime risposte date dalle due durante la audizione in Commissione fanno trapelare un intreccio di tutti questi motivi. A fronte delle rivelazioni, infatti, sia la Raggi che la Muraro si sono distinte per un atteggiamento sia elusivo che arrogante.
Intanto non c’è stata da parte loro nessuna operazione “verità ” – la informazione è stata data in apertura dei lavori dal Presidente della Commissione Alessandro Bratti che ha comunicato di aver “inoltrato alla Procura di Roma una richiesta formale per conoscere se Paola Muraro sia persona sottoposta ad indagini. La procura ci ha risposto che si procede nei suoi confronti per il seguente reato: art. 256 comma 4, legge 152/2006. Muraro è stata iscritta nel registro degli indagati il 21/4/2016. Non sussiste segreto investigativo visto che il 18/7/2016 è stato rilasciato a Muraro il certificato attestante l’iscrizione e che la stessa ha nominato difensore l’avvocato Salvatore Sciullo”.
Solo dopo esser stata “smascherata” la Muraro ha ammesso, e la Sindaca ha a sua volta detto di essere stata anche lei informata da tempo, ma solo dopo esser stata “pressata da domande”.
Entrambe per altro hanno continuato a difendere la menzogna: si sapevo, ha detto la Sindaca, “ma si trattava di una contestazione generica e non c’è ancora alcun avviso di garanzia e soprattutto abbiamo fatto questa valutazione in una riunione dove era presente anche l’ex capo di gabinetto che ci ha confortato dicendoci che era tutto troppo generico per sapere di cosa si stava parlando”.
Con una involontaria (almeno così speriamo) gaffe Virginia Raggi ha anche fatto sapere di non aver letto i documenti che le portò l’assessore: “Muraro mi portò un pacco di documenti, ma non mi sono messa a leggere chili di carta, quello no”.
La Muraro a sua volta si è rifugiata in giustificazioni persino divertenti: “I giornalisti mi hanno sempre chiesto se avevo ricevuto un avviso di garanzia e io non l’ho mai avuto”.
Da queste parole non sembra proprio che le due siano consapevoli delle gravità della loro scelta di tacere.
E questa inconsapevolezza è forse l’elemento più sorprendente, quello che autorizza più domande.
Com’è possibile che la Sindaca e il suo assessore non abbiano capito che per una forza politica, come i pentastellati, che alla radice della sua fondazione (e del favore popolare di cui gode) ha due parole, “onestà ” e “trasparenza”, la menzogna è la peggior violazione dell’etica che il loro movimento vuole ricostruire, è il tradimento delle migliaia di cittadini che li hanno votati proprio in nome della loro onestà ?
E a chi altro hanno mentito? Al Direttorio? Ai propri consiglieri nella Giunta? A Di Battista? Di Maio, Grillo?
Quella delle due signore del Campidoglio è a tutti gli effetti una mossa di autodistruzione.
Che rischia di trascinare la reputazione di tutto il Movimento, e di vanificare la spinta ideale di chi questo Movimento l’ha votato.
Lucia Annunziata
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
AL BALLOTTAGGIO NON CI SAREBBE STORIA,VINCEREBBERO I GRILLINI… SALVINI IN CADUTA LIBERA, PARISI TRAINA FORZA ITALIA
Il primo sondaggio di Emg-La7 se conferma da un lato che, in caso di elezioni politiche, la lotta per la leadership sarebbe un fatto privato tra M5S e Pd, certifica dall’altro che nel centrodestra si assiste a una novità : Forza Italia, grazie alle speranze riposte in Parisi, sale al 12% e la Lega di Salvini, come era già da mesi nell’aria, crolla all’11,3% e mette in discussione la stessa poltrona del segretario.
Non a caso, dopo mesi di silenzio, hanno cominciato a smarcarsi sia Bossi che Maroni che hanno avuto parole critiche sulla “lega lepenista” che non porta da nessuna parte.
Il sondaggio quota il M5S al 31,4%, incalzato dal Pd al 31,1%. Occorre però tenere presente che “l’effetto caos Raggi” non si era ancora manifestato in tutta la sua virulenza ed è probabile che questo porti i grillini a perdere qualche decimale.
Dietro M5S e Pd il vuoto.
Il centrodestra vede ora Forza Italia al 12% in aumento, Lega all’11,3% in caduta libera e Fdi stabile al 4,3%. Sinistra Italiana chiude al 3.3%.
In caso di ballottaggi il centrodestra perderebbe con il Pd 54% a 46%, con il M5S 57% a 43%. I grillini vincerebbero di 4 punti sul Pd.
Nel referendum un 41% è indeciso, i No sono avanti di un punto e mezzo, troppo presto per fare previsioni.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
“L’EVENTUALITA’ DI UN AVVISO DI GARANZIA PER MURARO E’ UN’IPOTESI AL MOMENTO IRREALE, SE SI DOVESSE VERIFICARE VALUTEREMO”….VERGOGNA! SAPEVA DAL 19 LUGLIO E ANCHE GRILLO E DI MAIO ERANO STATI INFORMATI
«Trasparenza e onestà », era lo slogan di Virginia Raggi durante le “comunarie” per ottenere la
candidatura dei grillini.
«Trasparenza, trasparenza», la parola d’ordine ripetuta all’infinito agli elettori per distinguersi dalle ombre e dalle bugie della vecchia politica infettata dalla suburra romana.
A 80 giorni dal trionfo, oggi la sindaca ha ammesso che il suo assessore ai rifiuti, Paola Muraro, le aveva raccontato di essere stata iscritta nel registro degli indagati già lo scorso 19 luglio.
Il giorno prima l’assessora ne era venuta a conoscenza direttamente dalla procura di Roma, che l’ha indagata per abuso d’ufficio.
Il fatto è grave, non solo per l’indagine penale (siamo garantisti e speriamo che la Muraro possa dimostrare di essere totalmente estranea alle accuse). Ma soprattutto perchè la vicenda odierna ha dimostrato che la Raggi ha mentito alla stampa e ai cittadini romani.
Mentito sapendo di mentire: il 29 luglio, quando era consapevole già da 10 giorni dell’apertura del fascicolo sulla sua collaboratrice di punta, ha infatti detto: «Paola Muraro indagata? Non vorrei rispondere su supposizioni. Quando ci sarà qualcosa da dichiarare lo dichiareremo».
Nessuna “supposizione”: la sindaca era tra le pochissime persone a conoscere l’esistenza dell’indagine, ma ha preferito sviare.
L’assessora all’Ambiente sapeva di essere inquisita dal 18 luglio. Ma lo ha sempre negato. Facendo esporre, nella sua difesa, i vertici del M5S e la sindaca Virginia Raggi.
Per non aver comunicato di aver ricevuto un avviso di garanzia il sindaco di Parma Pizzarotti rischia ancora l’espulsione
Una settimana dopo, il 5 agosto, alla domanda di un cronista che gli chiedeva cosa avrebbero fatto i Cinque Stelle «nel caso Muraro fosse indagata», il capogruppo grillino in Campidoglio Paolo Ferrara ha ribadito con sprezzo e ironia: «”Se fosse, se fosse”. Qui andiamo avanti con i “se fosse”. Vediamo giorno per giorno, Roma ha bisogno di lavorare. Poi vedremo che succederà , ma non credo che questa cosa accadrà ».
Se è possibile che Ferrara non fosse al corrente dell’indagine perchè anche lui come noi tenuto all’oscuro della faccenda, la Raggi smentisce l’esistenza di un avviso di garanzia anche il 10 agosto: «L’eventualità di un avviso di garanzia per Muraro è un’ipotesi al momento irreale. Se si dovesse verificare valuteremo». Una bugiarda impenitente, la neosindaca di Roma.
Che persino stamattina, in un’intervista al “Corriere della Sera”, ha confermato che l’assessore Muraro «mi ha garantito che non le è arrivato neanche un avviso di garanzia».
Mentire è un peccato. Per i politici è un peccato grave.
Ma per i politici che predicano trasparenza assoluta, rischia di essere un peccato capitale.
Emiliano Fittipaldi
(da “L’Espresso”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
E LA RAGGI, PUR ESSENDONE A CONOSCENZA, L’HA NOMINATA ASSESSORE
L’assessore all’Ambiente Paola Muraro sa di essere indagata dalla Procura di Roma per reati ambientali dal 18 luglio.
E’ stata la stessa Muraro a comunicarlo alla commissione Ecomafie, alla Camera, rispondendo alle domande del presidente Alessandro Bratti.
L’assessore ha spiegato che attraverso l’avvocato ha fatto domanda al Palazzo di Giustizia secondo l’articolo 335 del codice penale per sapere se ci fossero inchieste a suo carico.
La Muraro, in particolare, è stata iscritta nel registro degli indagati dal 21 aprile ed è accusata di reati ambientali: la contestazione è di aver violato l’articolo 256 comma 4 del testo unico dell’ambiente (l’articolo 256 punisce l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata).
I fatti contestati risalgono a quando la Muraro era una consulente dell’Ama, l’azienda di rifiuti di Roma.
L’assessore Muraro si trova in commissione Ecomafie insieme al sindaco Virginia Raggi che ha anche introdotto i programmi per migliorare il ciclo dello smaltimento dei rifiuti nella Capitale.
“A Roma abbiamo trovato una situazione molto critica” ha detto la Raggi in audizione. “Il nostro modello è rifiuti zero”, ha aggiunto. “Ama non funziona in maniera egregia e non mira a questo obiettivo. Il nostro obiettivo è portare Ama a chiudere il ciclo: non solo la raccolta dei rifiuti ma anche il trattamento”, precisa.
“Per fare questo dobbiamo un po’ risanare i conti di Ama”.
(da agenzie)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
ENNESIMA BRUTTA FIGURA, PER USCIRNE QUALCUNO PROPONE DI RESETTARE TUTTO
Il ruolo dell’avvocato Sammarco nella scelta di Raffaele De Dominicis come assessore al Bilancio
assesta un nuovo colpo al già precario equilibrio del Movimento 5 Stelle a Roma.
Il Direttorio M5S non parla ma le sue prime reazioni non ufficiali sono di smarrimento: per quanto incredibile possa sembrare, ancora una volta, come nel caso dell’assessore Marcello Minenna, il gruppo dirigente pare non sapesse nulla del ruolo al fianco della sindaca Virginia Raggi dell’avvocato Sammarco, legale dello studio che ha difeso Cesare Previti.
Luigi Di Maio a questo punto sarebbe pronto a pilotare un intervento drastico sul Campidoglio, una soluzione netta e immediata di tutti i problemi dell’amministrazione Raggi, per ripartire.
“Dobbiamo resettare tutto e subito – trapela dagli ambienti del Direttorio – per portare Virginia fuori dal cosiddetto raggio magico, di cui è evidente che faccia parte anche Sammarco”.
Oltre all’avvocato, i nomi più discussi sono quelli di Raffaele Marra, uomo vicino a Gianni Alemanno oggi vice capo di gabinetto, e di Salvatore Romeo, capo della segreteria
Il Direttorio, che dovrebbe sapere tutto e controllare tutto rispetto a Roma, sarebbe quindi caduto dalle nuvole mentre sulla terra, anzi in cima al Campidoglio, Virginia Raggi si muoveva secondo schemi e in ambienti lontani dal Movimento 5 Stelle.
Le parole di De Dominicis al Corriere della Sera e al Fatto Quotidiano – “un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità ” ammette l’ex magistato contabile – hanno fatto deflagrare quindi un nuovo caso all’interno del mondo pentastellato.
Un caso che i vertici questa volta non hanno intenzione di lasciar cadere nel vuoto.
Alla lettura dei giornali, parte un giro di sms e di valutazione tra i componenti del Direttorio e del mini-direttorio: “Ma tu lo sapevi di Sammarco?”.
La domanda che si rincorre è: “In qualità di cosa lo ha fatto?”.
Alcuni componenti del Direttorio, a taccuini chiusi, non nascondono il loro stupore che si somma alla rabbia per clima che c’è in Campidoglio e che ha portato Marcello Minenna all’addio: “Se De Dominicis lo ha detto, evidentemente sarà così. Mi sembra sia molto chiaro”.
A Palazzo Senatorio si rincorrono invece le voci di una possibile smentita, come se il neo assessore non avesse mai detto parole simili a due quotidiani. Ma la smentita non arriva.
Piuttosto interviene la stessa Raggi per difendere la scelta della sera prima e con un video pubblicato sulla sua pagina Facebook dice che De Dominicis “è un magistrato che ha sempre lottato per la legalità e la trasparenza, siamo onorati di averlo”. Insomma, i 5 Stelle, sotto attacco dei dem, rilanciano la palla nel campo dell’avversario, mentre i vertici ragionano su come resettare e ripartire.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
DE DOMINICIS: “UN AMICO, L’AVV. SAMMARCO MI HA CHIESTO LA DISPONIBILITA’, LA RAGGI L’HO SENTITA SOLO DUE GIORNI FA”… DALLO STREAMING AGLI AMICI DEGLI AMICI
Nuova bufera sul Campidoglio dopo le dichiarazioni del neo assessore al Bilancio, Raffaele De Dominicis.
In una intervista, ha infatti ammesso di essere stato nominato al ruolo che fu di Marcello Minenna, dopo una telefonata dell’avvocato Pieremilio Sammarco, titolare di uno studio di diritto amministrativo e fratello di Alessandro, avvocato penalista già legale di Cesare Previti, presso il cui studio l’attuale sindaco di Roma ha svolto il proprio tirocinio.
Ce n’è abbastanza per alimentare un fuoco ininterrotto di comunicati e dichiarazioni via Twitter da parte di vari partiti, in primis il Pd.
Attacca il renziano Carbone: “l partito-movimento, che voleva dare insegnamenti di democrazia diretta rasparenza, subappalta la scelta per incarichi di primo piano al Comune di Roma al titolare dello studio legale dove Raggi faceva il praticantato. E’ la prova che Alemanno e Previti dettano legge nella giunta capitolina con buona pace dei grillini e delle loro ansie di presunto cambiamento».
Aguerrita anche la deputata Alessia Morani, che dei dem è anche vice capogruppo alla Camera: «In omaggio alla trasparenza, oggi dalle parole dello stesso neo assessore al Bilancio Raffaele De Dominicis apprendiamo che la scelta è stata fatta su indicazione dell’avvocato Sammarco. Un’ulteriore conferma, dopo il caso Marra, che a Roma sta tornando indietro sia nei metodi di decisione, sempre i n circoli di potere ristretti e opachi, sia nei legami con quel mondo della peggiore destra che tanti danni ha fatto alla città . Nessun nuovo vento, nessun cambiamento, ma solo il perpetuarsi dei peggiori vizi della capitale», spiega Morani. “Dallo streaming agli amici degli amici”
Il senatore ultra renziano Andrea Marcucci sottolinea la mutazione repentina che sembra interessare il dna stesso dei Cinque Stelle: «Streaming? Referendum? Uno vale uno? Macchè, ora basta segnalazione di un amico di destra», scrive su twitter. Oggi in Commissione con Raggi
Alle 17:30 l’assessora sarà audita, insieme alla sindaca Virginia Raggi, dalla commissione parlamentare sulle Ecomafie, alla quale aveva chiesto di intervenire già qualche settimana fa, nelle ore successive alle dimissioni dell’ex amministratore delegato di Ama Daniele Fortini.
La deposizione sarà successivamente acquisita dalla procura.
(da agenzie)
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