Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
“NULLA E’ SCONTATO, NEMMENO CHE GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA VOTERANNO NO”…”SE SI VUOLE IL LEPENISMO, ALLORA PER COERENZA BISOGNEREBBE VOTARE SI'”
«La partita è ancora tutta da giocare. Non bisogna dare nulla per scontato, nemmeno che gli elettori
di centrodestra andranno a votare per il No. Il quesito referendario è molto insidioso».
Roberto Maroni è un politico pragmatico e di lunga esperienza. In questa intervista lancia un allarme. Dice che la campagna elettorale può cambiare le sorti del risultato nelle urne.
Presidente Maroni, nel sondaggio pubblicato ieri dalla Stampa, Nicola Piepoli sostiene che Renzi deve parlare agli elettori di centrodestra se vuole vincere il referendum. E che l’elettorato moderato è in bilico sulla scelta. Condivide questa analisi?
«Sì. Il rischio è concreto. Renzi ha iniziato a separare le sorti del governo dal risultato referendario. E man mano che si entrerà nel vivo della campagna elettorale, il suo bombardamento mediatico, attraverso i tanti giornali e le tante televisioni amiche, aumenterà . Trovando sensibili una parte di elettori che hanno votato e votano centrodestra. Potrebbero essere convinti che veramente si ridurrà il costo della politica, verrà snellito il procedimento legislativo, saranno più veloci ed efficaci le decisioni del governo. Potrebbe far passare l’idea che in fondo è quello che aveva tentato di fare il governo Berlusconi».
Come farete a contrastare quello che lei chiama «bombardamento mediatico»?
«Intanto con una forte e capillare mobilitazione per smascherare il bluff, per dire ai nostri elettori di non farsi prendere in giro. Occorre mettere in guardia sindaci e amministratori sul fatto che questo referendum, con la modifica del titolo V, concentra tutto il potere in capo al governo, eliminando il sistema delle autonomie. Torneremmo agli Anni Settanta. Ecco perchè sabato 15 ottobre io e i presidenti della Liguria e del Veneto, Toti e Zaia, abbiamo organizzato a Milano una grande iniziativa con i sindaci e gli amministratori di centrodestra. Dobbiamo spiegare loro che se passa il referendum per noi è la fine».
Salvini non è venuto a Cernobbio, spiegando che i partecipanti al Forum Ambrosetti sono come i musicisti che continuavano a suonare mentre il Titanic affondava. Lei invece, non solo ha partecipato, ha pure detto di non volere un partito lepenista.
«Intanto io sono il presidente della Lombardia e se vengo invitato vado, a maggior ragione se si tratta di un’iniziativa che si svolge nella mia Regione. A Cernobbio vengo sempre volentieri. E’ un luogo di dibattito e di confronto. Salvini guida il partito di lotta, io quello di governo, e su alcune questioni abbiamo opinioni differenti. Sulla signora Le Pen, ad esempio: lei teorizza lo Stato Nazione, lo vuole rafforzare, mentre la Lega non è mai stata favorevole. Anzi ha sempre contrastato l’accentramento dei poteri del governo centrale. Noi siamo per l’Europa dei popoli e delle regioni. Tatticamente siamo alleati e va bene, ma il disegno strategico è diverso. Ora, se si vuole seguire il lepenismo e il rafforzamento del centralismo statale, allora per coerenza si dovrebbe votare Sì al referendum costituzionale».
Altre differenze con Salvini?
Maroni sorride. «Lui vuole azzerare il bollo auto che vale un miliardo di euro per la Regione Lombardia, io devo trovarlo questo miliardo».
Il 16 e il 17 settembre a Milano ci sarà la convention di Stefano Parisi. Ci andrà ?
«Non sono stato invitato ed è giusto che non vadano i soliti. Ad esempio se c’è gente come Albertini, che tra l’altro si era candidato contro di me alla Regione, o il solito giro degli amici, allora sarà difficile parlare di successo: sarebbe una delusione, un fallimento. Io mi auguro invece che Parisi abbia un grande successo, che allarghi il perimetro del centrodestra con energie e volti nuovi».
Amedeo La Mattina
(da “la Stampa”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
AD AMATRICE SONO 70, LE STORIE DELL’ITALIA MIGLIORE
La parola magica è assistenza. E l’Anpas – cioè l’Associazione nazionale per le pubbliche assistenze – conosce di quella parola tutte le declinazioni.
Soccorritori, educatori, geologi, cuochi, logisti, elettricisti, psicologi.
Dall’inizio dell’emergenza si sono dati da fare nell’area del cratere 600 suoi operatori arrivati da tutt’Italia e oggi nel solo campo di Amatrice sono attivi in settanta.
Sono passati più di cento anni dalla fondazione, nel 1904, e molte migliaia di volontari. Oggi, da un capo all’altro dell’Italia, sono attivi in novantamila
Mariasilvia, la prof in movimento
Mariasilvia Cicconi ha la vita da insegnante a Parma e quella da volontaria dove capita. Veterana dell’assistenza, 44 anni, ciuffo color turchese, dice che è «cresciuta a pane e volontariato».
«Con il passare dei giorni vissuti in tenda è inevitabile che entri in scena la noia e la consapevolezza di non avere più un tessuto sociale. Ecco, quello che facciamo qui è provare a ricrearlo, quel tessuto sociale. Anche con piccole cose».
L’altro giorno, per esempio, le ha scritto via Facebook un tizio che aveva il carrettino dei gelati e voleva venire ad Amatrice a distribuirli. «Gli ho detto che per noi sarebbe stato fantastico e lui è arrivato». Un piccolo gesto che ha fatto grande la giornata al campo
Nunzio, sul campo da 35 anni
«È cominciata con lo scoppio della casa dei vicini, 35 anni fa. Ricordo che mi trovai a scavare fra le macerie in ciabatte. E scattò qualcosa che mi fece diventare quello che sono oggi».
Nunzio Antonio Ferrigno, 60 anni, in pensione, è un volontario Anpas, responsabile nazionale del settore sanità . Nell’infermeria del campo di Amatrice è lui l’uomo dei medicinali, di ogni piccola e grande esigenza sanitaria.
«A volte – racconta – soprattutto le persone anziane, vengono a chiedere di misurare la pressione o fare piccoli controlli. In realtà vogliono solo parlare un po’, raccontare la loro storia, condividere il dolore».
E Nunzio li ascolta sapendo bene che anche ascoltare è una terapia
Michela, la cuoca per caso
Michela Gaggero viene da Genova, ha 24 anni e un sorriso che conquista. Nel campo Anpas è responsabile della cucina e le sue giornate sono scandite da colazioni, pranzi e cene.
La sua prima esperienza è datata 2012, il giorno del suo ventesimo compleanno. Era volontaria Anpas da quattro anni e la chiamarono: partì per l’Emilia.
«Non avevo una cosa precisa da fare e mi hanno mandata in cucina. Io, che non sapevo cucinare nemmeno una pasta in bianco. Però, non so come, ha funzionato!». Un caso, come per caso Michela arrivò all’Anpas: «Una mia amica non era stata promossa, come punizione sua madre la mandò a fare volontariato. Io l’accompagnai ed eccomi qui»
Gianni: in pensione, poi autista
Un giorno del ’92 Gianni Marnoni andò in pensione. Faceva l’impiegato a Milano e improvvisamente la sua vita gli sembrò vuota.
«A un certo punto andai alla Croce Rosa Celeste vicino casa e dissi: avete bisogno di un vecchietto? Mi dissero: vieni giù. E così ho cominciato la mia seconda vita da volontario Anpas». Lo fecero provare come autista, funzionò. E così ancora oggi, a 78 anni, Gianni guida per ore senza stancarsi mai. «Non trasporto persone perchè a questa età … Ma porto materiali di ogni genere, mi arrangio come tutti e se servo dormo per terra».
Un ricordo speciale? «Quando ho trasportato un bimbo prematuro: era 4 etti e mezzo! Gli interventi con i bimbi non li scordi mai»
Martina e Mattia, innamorati nell’intervento in Emilia
Mattia ha 31 anni, Martina 24. Si sono conosciuti a Mirandola, in Emilia, dov’erano arrivati tutti e due come volontari Anpas: lui dal Veneto, lei dalla Toscana.
«Ci siamo innamorati lì, fra le macerie emiliane del 2012, e l’anno scorso ci siamo sposati – racconta lui che nella vita fa il carpentiere -. Adesso viviamo a Rovigo e se c’è un’emergenza partiamo assieme».
Così è successo dopo le scosse che hanno distrutto Amatrice, Accumoli, Arquata e le loro frazioni. Mattia e Martina si sono messi in marcia e sono arrivati fin qui a occuparsi, come sempre, di logistica, a distribuire cibo, a montare tende e a dare una mano ovunque serva.
Lui (che di cognome fa Prevelato) dice che poi, quando tornano a casa (come ieri), nei loro zaini ci mettono anche le storie raccolte fra la gente che soccorrono. Sono tante, quasi sempre drammatiche.
Raccontano vite in difficoltà di persone rimaste sole o senza più niente se non quello che hanno addosso. «Vederle sorridere dopo quello che hanno vissuto ci ripaga di ogni stanchezza» dice Mattia.
Che ripensa ai primi tempi del suo percorso da volontario: «Mi ci sono dedicato con impegno, ma a dire il vero non sapevo se mi sarei appassionato, se ce l’avrei fatta». Adesso lo sa: è stata una scelta felice.
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
E’ MORTO IL RIFUGIATO AFGANO RIMASTO SOTTO LE MACERIE DELLA SUA CASA AD AMATRICE…IL FRATELLO ATTENDEVA DA GIORNI E HA SPERATO FINO ALL’ULTIMO
Si sono spente nel pomeriggio di domenica le speranze di Zia, l’afgano arrivato dall’Austria ad
Amatrice: dopo il terremoto del 24 agosto scorso, l’uomo non aveva più avuto notizie del fratello e da giorni andava ripetendo da giorni che Sayed, rimasto sotto le macerie della casa dove abitava assieme ad altri afgani,
«Sarà vivo in qualche angolo là sotto, lo so». Invece Sayed non ce l’ha fatta.
Individuato il cadavere
I cani avevano segnalato la presenza di qualcuno sotto il cumulo di detriti della casa di Amatrice, crollata, scivolata in basso per molti metri e andata completamente distrutta, ma per i vigili del fuoco la situazione era molto precaria e le operazioni andavano a rilento. Fino al pomeriggio di domenica 4 settembre.
Quando gli operatori che lavorano alle ricerche hanno individuato il corpo di Sayed senza vita. Il cadavere è là , sotto le macerie e anche Zia ha dovuto arrendersi. Il numero delle vittime del terremoto ad Amatrice sale così a 296: l’afgano era l’ultimo disperso della cittadina in provincia di Rieti.
Il recupero del corpo
Il recupero della salma di Sayed è previsto nella giornata di lunedì: si tratta di un intervento delicato e difficile perchè quello che resta dell’abitazione è franato e rischia di scivolare in un dirupo.
In quella abitazione vivevano in 5 (quattro afgani e un interprete), la notte del terremoto era solo in 4 e sono riusciti a salvarsi tutti tranne Sayed: Adil si è buttato dal balcone; Sultan, l’interprete, è riuscito ad uscire da solo dalle macerie; Whaid è stato sbalzato fuori di casa dalla scossa e i soccorritori l’hanno recuperato in mezzo al prato.
La fuga dall’Afghanistan e il lavoro a Torino
«Era un ragazzo stupendo, solare, di una simpatia unica» dicono i ragazzi della cooperativa che si occupava di lui e degli altri afghani.
Sayed era un rifugiato: era arrivato dall’Afghanistan in fuga dalla guerra, a casa ha lasciato tre figli. Viveva ad Amatrice in una delle case Sprar, il sistema di accoglienza del Viminale diffuso in tutta Italia , che prevede la collocazione di piccoli gruppi di migranti e richiedenti asilo nei vari comuni, in modo da consentire una migliore integrazione.
Avrebbe dovuto partire per Torino dove lo attendeva un nuovo lavoro: era stato assunto come pizzaiolo. Ma aveva rimandato la partenza di qualche giorno per assistere alla sagra dell’Amatriciana, che era prevista per il weekend del 27-28 agosto. Un desiderio che gli è stato fatale.
Raffaella Cagnazzo
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
ACCORDO ILLECITO TRA IL CERRONI E L’ALLORA CONSULENTE PER SPARTIRSI LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
Esisteva un accordo illecito tra l’ex dirigenza di Ama e il ras dei rifiuti Manlio Cerroni per spartirsi lo smaltimento della spazzatura.
Un patto segreto concluso grazie alla mediazione di Paola Muraro, che negli ultimi dodici anni è stata consulente dell’azienda municipalizzata ed era delegata proprio al controllo di quegli impianti.
È questo il sospetto che nei mesi scorsi ha convinto il pubblico ministero Alberto Galanti a iscriverla nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e violazioni delle norme ambientali.
Una scelta effettuata ben prima che fosse nominata assessore all’Ambiente del Campidoglio. I carabinieri del Noe guidati dal generale Sergio Pascali hanno già sequestrato la documentazione nella sede dell’azienda pubblica e acquisito atti e delibere negli uffici di Provincia e Regione.
Ora l’inchiesta prosegue e si concentra anche su altri filoni: la regolarità dell’incarico da oltre un milione di euro in dodici anni siglato dalla stessa Muraro e i suoi rapporti con Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, amministratori quando sindaco era Gianni Alemanno e ora imputati nel processo di «Mafia Capitale»
Il contratto bocciato.
Nel 2012 l’Ama sigla un contratto che la obbliga a «conferire per dieci anni» i rifiuti solidi urbani presso gli impianti di Cerroni.
Il consiglio di amministrazione lo boccia, ma quella strana intesa finisce comunque all’attenzione della Procura di Roma.
La copia del contratto è già nel fascicolo, così come il verbale del Cda che negò la ratifica. E adesso sarà proprio Muraro a dover chiarire chi propose di agire in quel modo e quale potesse essere il vantaggio per l’Ama.
I tre filoni investigativi – coordinati dai procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino – contemplano infatti la possibilità che ci fosse una vera e propria direttiva che aveva come obiettivo il coinvolgimento delle ditte di Cerroni.
La spartizione illecita.
Nella delega consegnata al Noe i magistrati chiedono di controllare, per ogni anno, i quantitativi di spazzatura trattati e prodotti.
Il motivo è ben spiegato nell’ordinanza di custodia cautelare che nel 2014 fece finire agli arresti lo stesso Cerroni per l’accusa di traffico illecito di rifiuti e fece emergere i problemi legati agli impianti Tmb (Trattamento meccanico biologico).
Il provvedimento specificava che l’allora prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro aveva mandato i carabinieri a controllare il funzionamento dei Tmb di Malagrotta accertando che «uno funzionava soltanto al 23 per cento del potenziale e l’altro al 57 per cento». Non solo.
Scriveva il gip: «La cosa interessante è vedere come, dei 4 impianti, i due di proprietà dell’Ama lavorano rispettivamente al 60 per cento e a pieno regime, mentre i due di proprietà di Cerroni fino a poco tempo fa lavoravano uno al 60 per cento, mentre l’altro era spento». Ed è questa circostanza ad aver alimentato il sospetto che si fosse deciso di andare a ritmo «ridotto» proprio per favorire una vera e propria spartizione.
L’audizione.
Oggi Raggi e Muraro sono convocate davanti alla commissione parlamentare Ecomafie. L’assessore ha fatto sapere che non si tirerà indietro, anzi rilancerà consegnando un dossier su tutti gli illeciti che, a suo dire, sarebbero stati compiuti durante l’ultima gestione affidata a Daniele Fortini.
Ai magistrati, che potrebbero interrogarla nelle prossime ore, dovrà invece chiarire quale fosse realmente il suo ruolo in Ama e soprattutto quali altri appalti e affari abbia seguito per conto di Panzironi e Fiscon visto che – almeno in un caso – fu delegata anche ai rapporti con Salvatore Buzzi.
Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DELL’AZIENDA…IN ROTTA DI COLLISIONE CON MINENNA
Il boccone è Ama. Ma il boccone è anche uno strumento: per controllare la politica, avere voti e stare
nelle partite economiche.
Attorno ai rifiuti, a Roma si è giocata e si sta giocando una partita feroce e sanguinosa, per le sorti della giunta Raggi, del suo assessore all’ambiente e naturalmente per la qualità del servizio ai romani.
Paola Muraro si è scontrata pesantemente con Marcello Minenna sul piano di ristrutturazione dell’azienda, che l’assessora ha scritto e La Stampa è in grado ora di raccontare nel dettaglio.
Un progetto che finirà sul tavolo dei pm, in cui non c’è alcun riferimento alla ristrutturazione industriale, nè un piano economico-finanziario, nè delle linee guida strategiche o un ripensamento della macrostruttura, ma emerge invece prepotente un’urgenza: epurare i dirigenti nemici e sostituirli con dirigenti fidati.
Per assecondare alcune logiche che qui possiamo spiegare.
Le mani di Paola Muraro su Ama si allungano risolutivamente in una riunione del 26 agosto. Alla riunione partecipano Marcello Minenna e la Muraro, dal Campidoglio, Alessandro Solidoro e Stefano Bina (presidente e dg) in collegamento telefonico.
Il verbale viene trasmesso dal gabinetto del sindaco all’azienda (col protocollo Roma Capitale, Gabinetto del sindaco, 27 agosto 2016, N. Prot. RA/55796).
La trasmissione è firmata Marcello Minenna. Il primo a essere rimosso è Pietro Zotti, direttore industriale da cui dipendono anche i due impianti di trattamento biomeccanico dei rifiuti di Ama (il dirigente è Marco Casonato, anche lui rimosso). Rimuovere Zotti significa togliergli qualunque arma di difesa, un domani qualunque cosa dicesse contro la Muraro passerebbe per la vendetta di un dirigente rimosso.
Il secondo è Leopoldo D’Amico, già fatto fuori da Panzironi, il presidente dell’era Alemanno, e tornato, nella gestione Fortini, come capo del progetto degli Ecodistretti. Non un fulmine di guerra, ma una persona di cui tutti in azienda parlano bene.
La sua rimozione serve a Muraro nel quadro del mantenimento del consenso interno con i comitati di Rocca Cencia.
Il terzo da far fuori è Saverio Lopes, 41 anni, proveniente da Acea e poi Atac, direttore delle risorse umane. E qui la storia incrocia direttamente interessi elettorali. Lopes è giovane, capace. Ma ha tanti nemici.
Facendo fuori Lopes, Muraro fa cosa gradita alle Usb e ad Alessandro Bonfigli, il potente capo della Cisl in Ama e amico di Marcello De Vito, una comune simpatia ideologica (a destra).
Lopes è particolarmente inviso perchè la sua battaglia cardine è stata contro l’assenteismo e il consociativismo nella gestione aziendale; Lopes denunciò brogli nell’accaparramento delle deleghe sindacali, e favorì il licenziamenti dei 41 di Parentopoli. Favorì, anche, una scissione sindacale che portò via 500 tessere dalla Cisl di Ama (tessere che valgono 120mila euro all’anno). Bonfigli, che chiede e ottiene la testa di Lopes, era stato estromesso dalla Cisl nel maggio 2016; ma a giugno vince la Raggi, e contemporaneamente lui torna in sella in come capo Cisl in Ama.
Insomma: destra (network Alemanno), carabinieri, sindacati di base e pezzi (non i migliori) di Cisl sono sullo sfondo di questa Muraro story, e dei voti che essa significa per Virginia Raggi.
In quella riunione del 26 agosto, Muraro decide dunque di togliere Zotti e D’Amico (le loro deleghe vanno tutte al nuovo dg Bina, che non ne è affatto contento, perchè si trova gravato di un carico enorme di responsabilità , e connessi rischi giudiziari), e soprattutto di epurare Lopes.
Solidoro, allora presidente, e Minenna, sono contrari a rimuovere Lopes (addirittura pensavano di nominarlo dg), ma la Muraro fa la voce grossa, alla sua maniera.
A quel punto lo scontro è totale. Minenna, amico e mentore di Solidoro, qualche giorno dopo si dimette. Solidoro strappa l’ordine di servizio per la rimozione di Lopes e si dimette pure lui.
Tutto da rifare? No. Muraro riconvoca tutti i dirigenti Ama il 2 settembre – agendo come fosse l’amministratore dell’azienda, non l’assessore – e comunica che in Ama ci sarà anche Giancarlo Ceci, responsabile della programmazione del M5S, a darle una mano. Un’occupazione stile prima repubblica.
Infine, Muraro chiama Giuseppe Rubrichi, 66 anni, oggi dirigente per la sicurezza sui luoghi di lavoro, e gli offre il posto di Lopes.
Rubrichi nel 2000 finì nell’inchiesta per l’inceneritore di Colleferro, dove bruciavano rifiuti che non dovevano essere bruciati. Non tirò in ballo nessun altro, allora.
Una sua nomina potrebbe far rientrare di fatto in gioco, a dirigere gli impianti, quell’Alessandro Muzi, in buoni rapporti con Manlio Cerroni, l’imprenditore “re delle discariche” romane, che nella prima uscita pubblica della Raggi con Muraro, a Rocca Cencia, si fece fotografare accanto a sindaco e assessora esibendo potenza e copertura politica.
È un grosso boccone, Ama. Chi controlla Ama ha in mano mezza Roma.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
L’ELETTORATO MODERATO DIVISO, NEL CENTROSINISTRA PREVALGONO I SI’, I GRILLINI COMPATTI SUL NO
Renzi deve stare attento: se vuole vincere il referendum è al cuore e alla testa degli elettori del centrodestra, più che ai suoi, che deve parlare.
È questa la novità che ci consegna il primo sondaggio della ripresa politica, quando tutti gli italiani, chi prima e chi dopo, sono tornati dalla lunga vacanza estiva.
La riapertura delle scuole, chiave di lettura del ritorno alla normalità della vita per la maggioranza delle famiglie italiane, è alle porte.
Ed è alle porte (probabilmente si andrà al voto domenica 27 novembre) il responso della gente sul referendum che avrà per oggetto le riforme costituzionali approvate negli scorsi mesi dal Parlamento.
Un referendum «eccezionale» rispetto alla nostra prassi elettorale: il governo chiede agli italiani di esprimersi attraverso un «sì» o un «no» su una serie di riforme, tra cui la più conosciuta è l’abolizione di fatto del Senato come organo che alla pari della Camera dei deputati costruisce le nostre leggi.
Una domanda iniziale: quanti italiani andranno a votare, dato che per questo tipo di referendum non esiste un quorum? Meno o più della metà del corpo elettorale?
Su questo quesito il ricercatore è piuttosto ottimista: noi italiani andremo in molti a votare.
I sondaggi offrono risposte positive superiori all’80% (una previsione del 70% di votanti reali è quindi attendibile) pari ai 30-35 milioni di elettori presenti ai seggi.
Perchè la partecipazione al referendum di autunno sulle riforme istituzionali sarà alta?
Per tre ragioni aventi eguale peso psicologico.
Una mobilitazione dell’opinione pubblica voluta dal governo, contenuta nelle feste popolari dell’autunno, e confermata dai grandi giocatori all’interno del nostro campo: la Confindustria, i quotidiani di informazione, le emittenti televisive, i sindacati dei lavoratori.
Una personalizzazione in termini di «si» o «no» all’attuale governo e di «si» o «no» al Presidente del consiglio in carica. E
, perchè no, un sentimento generale di riscatto del nostro paese a livello internazionale; se noi siamo anche stati, negli Anni ’80, la quinta potenza economica al mondo, possiamo ancora dimostrare la nostra grandezza attraverso la creazione di buone leggi per i nostri cittadini, esemplari per gli altri stati e gli altri popoli.
Un’alta partecipazione quindi, in termini di probabilità .
Ma quali saranno i risultati del referendum costituzionale di novembre?
Su questo tema domina una certa incertezza. I sondaggi da noi fatti a partire da maggio indicano infatti una tendenza: la netta vittoria iniziale del sì è piuttosto appassita.
Oggi (inizio settembre), il no sembra essere in lieve prevalenza nei sondaggi.
Essendo piuttosto alla pari il «si» e il «no» nelle mani di chi è la vittoria?
Qui la risposta si rivela piuttosto semplice: la vittoria del sì o del no potrebbe essere nelle mani del centrodestra.
Infatti gli elettori che si dichiarano di centrosinistra (e che sono il 37% dell’elettorato), si dichiarano stabilmente (due a uno) a favore del sì.
Gli elettori del Movimento 5 Stelle (che sono poco meno del 30% dell’elettorato) si dichiarano senza incertezze (due a uno) a favore del «no».
Restano gli elettori del centrodestra (circa un terzo dell’elettorato), che nel corso dei mesi hanno manifestato forti dubbi sul «sì» o sul «no».
Recentemente (parliamo di agosto) questi stessi elettori si sono percettibilmente spostati sul «no», determinando marginalmente la prevalenza del «no» nei sondaggi.
È questo, quindi, l’elettorato da curare maggiormente, indipendentemente dal «segno» «si» o «no» da indicare.
Perchè la vittoria, ci insegnano gli statistici marginalisti, non è mai in mano alla massa, ma è sempre in mano a una forza «marginale»: a quella forza arcana, che fa vincere «per un punto» nel grande gioco della vita.
Nicola Piepoli
(da “La Stampa”)
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Settembre 5th, 2016 Riccardo Fucile
A REGGIO EMILIA I REDUCI DEGLI ANNI DI PIOMBO SI TROVANO OGNI ESTATE TRA GNOCCO FRITTO E TORTELLI
Il locale non è cambiato granchè da allora, è una trattoria come ce ne sono tante sulle colline
reggiane, cucina tradizionale e ambiente rustico.
Ma è proprio qui, nel borgo di Costaferrata, che nell’estate del 1970 si è cominciato a scrivere una delle storie più drammatiche della nostra storia recente: ad agosto arrivarono nella locanda, che allora era anche una pensione, gruppi di giovani della «sinistra rivoluzionaria» da Reggio, Milano, Genova, Torino, Trento.
Restarono per una settimana a discutere in lunghe assemblee, alloggiando anche nella vicina parrocchia di Paullo, ospiti del prete.
Fra loro Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Roberto Ognibene, Renato Curcio, Mara Cagol: nascevano le Brigate Rosse.
E’ passato quasi mezzo secolo ma quel luogo, così lontano in tutti i sensi dagli scenari urbani in cui si sarebbero scatenati gli attacchi terroristici, continua a esercitare un richiamo sugli ex brigatisti, che anche quest’estate sono tornati da Gianni, questo il nome del ristorante, per una rimpatriata fra compagni di un tempo.
Lauro Azzolini, coinvolto nel delitto Moro e condannato a quattro ergastoli, che vive nelle vicinanze, ha prenotato la tavolata, poi sabato sera sono arrivati in una trentina, famiglie comprese: c’erano Roberto Ognibene, Piero Bertolazzi e Tonino Paroli. Paroli, che oggi ha 72 anni e se ne è fatti 16 in carcere per banda armata dopo aver partecipato all’evasione di Curcio, a Cuneo nel 1975, racconta: «Sono tre-quattro anni che ogni estate, in genere in agosto, ma stavolta abbiamo tardato di qualche giorno, organizziamo queste cene. Sono incontri di persone, ecco tutto: molti compagni, alcuni dissociati, un po’ di tutto… E’ un rivedersi amichevolmente, ho anche incontrato volentieri qualcuno che avevo visto in carcere, ma niente di strano, nessuna apologia». Fra piatti di tortelli burro e salvia, cappelletti, gnocco fritto e salumi, i convitati della stella a cinque punte che fu hanno affrontato vari discorsi, come si fa normalmente a tavola, niente di nostalgico però, assicura Paroli.
E invece fa impressione pensare che fra le stesse mura, fra un piatto di cappelletti e l’altro, 46 anni fa alcuni degli stessi commensali davano vita all’organizzazione che per più di dieci anni avrebbe insanguinato l’Italia: durante il convegno di Costaferrata si saldarono la componente reggiana, cioè i ragazzi del «gruppo dell’appartamento» transfughi dalla federazione giovanile comunista guidati da Franceschini, e quella milanese con Curcio e la Cagol, reduci dalle contestazioni del ’68 all’Università di Trento.
Una formazione ancora confusa, che si ispirava a movimenti rivoluzionari come i Tupamaros in Uruguay. L’attuale gestore della trattoria, figlio dell’oste di allora, ha 53 anni e ci tiene a tenere le distanze: «Non abbiamo mai avuto niente a che fare con quegli ambienti, è una casualità . Paroli è parente di mia madre, ma non c’è altro rapporto. L’altra sera invece è stata semplicemente una cena fra amici».
Franco Gubilei
(da “La Stampa”)
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Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
EX PROCURATORE DEL LAZIO, METTE GIA’ LE MANI AVANTI: “SONO UN UOMO LIBERO, I MIEI MODELLI CROCE E PANNELLA”
Un altro magistrato per Virginia.
Il sindaco di Roma avrebbe scelto come assessore al Bilancio, dopo le dimissioni di Marcello Minenna, l’ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis
La notizia è stata anticipata da Repubblica, che scrive: “In veste di procuratore regionale del Lazio si è occupato del caso metro C e ingaggiato un lungo braccio di ferro con le agenzie di rating. E’ andato in pensione a giugno, ma la sua è stata una lunga carriera giuridica.
Un passato nell’amministrazione civile dell’Interno, per poi entrare nella magistratura contabile nel 1985 con le funzioni requirenti di secondo grado presso la procura generale per oltre 13 anni.
Si è occupato di controlli preventivi di legittimità sugli atti e di Sace, società pubblica per i servizi assicurativi del commercio estero, predisponendo cinque relazioni al Parlamento”.
“Nessuno può nascondersi che le difficoltà ci siano”, a Roma c’è da tempo un ‘buco’ di bilancio per il quale si dovranno anche esaminare “soluzioni di carattere draconiano” ha detto De Dominicis che ci tiene a sottolineare il suo ruolo “tecnico” e rileva: “Affronto il compito con spirito laico e di sostegno alla città . Una città che ha bisogno di aiuto e che è un giacimento turistico e culturale unico al mondo. Io sono un uomo libero, indipendente e mi definisco un discepolo di Benedetto Croce, come lo era il mio amico Marco Pannella”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
UNA VITA DEDICATA AI PIU’ DEBOLI E’ UN MODELLO ANCHE PER I LAICI E PER CHI NON CREDE
MadreTeresa… Piazza San Pietro gremita. “Santità . Santità . Santità …” Oggi ne ho lette davvero
tante su Madre Teresa di Calcutta. Non sempre i pareri sono stati concordanti, però.
Gli esperti ed i commentatori hanno variamente spaziato e sino al punto di supporre che il suo “sorriso” fosse soltanto di “facciata”. Ognuno ha il diritto, e la libertà , di interpretare gli eventi della storia, della crono-storia e dell’attualità così come meglio crede.
Farlo con metodo, però, sarebbe molto meglio, e non soltanto dal punto di vista dei risvolti empirici, ma (anche e soprattutto) dal punto di vista del corretto uso della ragione…
Comunque sia, poco mi interessano quali fossero le convinzioni profonde di questa donna in merito “al credo”, alle sue sfaccettature ed al relativo modus di materializzazione empirico-concettuale.
Sulla “santità ” si potrebbe discutere per giorni e giorni e non è detto che si arrivi ad un “dunque” realmente appagante. Qualcuno sorriderebbe. Qualcuno direbbe che sono cavolate. Qualcun altro, ancora, si farebbe mille volte il segno della croce supplicando perdono…
Non mi permetterei mai di sostituirmi ai grandi pensatori della storia. Ho le mie convinzioni, però. Quelle convinzioni che mi inducono a ritenere che la “santità “, anche se io parlerei di solidarietà , potrebbe “tranquillamente” assumere la sostanza del valore “trasversale ed indipendente”, anche rispetto a qualsivoglia dimensione strettamente religiosa.
Un valore “laico”. Un modo di vivere e di agire. Un’aspirazione addirittura ribelle in certi casi.
Uno stato d’animo, una tensione etica. Un quid qualificante indipendentemente dall’eventuale riconoscimento formalmente dato.
Quel valore che vive nelle nostre spinte ideali, nelle nostre scelte; finanche nelle nostre “non azioni” quando sono necessarie…
Ho conosciuto uomini di Chiesa che, al netto della tonaca sempre pulita “e lustrata”, erano del tutto privi di qualsivoglia, autentica spinta (fosse anche soltanto ideale) verso la “santità /solidarietà “, ed uomini e donne – che sebbene fossero peccatori incalliti (almeno dal punto di vista del “credo”) – non hanno avuto (e non hanno) eguali in termini di “vicinanza” al prossimo ed alla collettività .
Forse sbaglierò, ma la “santità ” (quale tensione solidaristica effettiva – anche non strettamente religiosa – verso gli altri) potrebbe davvero appartenersi a tutti.
I grandi pensatori assumeranno che la “santità ” sarebbe cosa molto più complessa della mera tensione verso il prossimo. Chissà . Può darsi. Sinceramente manco mi interessa.
Quello che davvero mi conquista solo le sfaccettature, le varianti, le possibilità … “Dove c’è disperazione si porti la speranza”: è una frase di una preghiera di San Francesco. La usò anche la Thacher allorquando si insediò come Primo Ministro Britannico diversi anni fa…
Forse, le cose sono molto più semplici di qualsivoglia speculazione aristocraticamente concettuale.
L’uomo, quando vuole, sa essere uno spettacolo senza pari e Maria Teresa, il “suo appassionato spettacolo d’amore” lo ha consumato fino in fondo…
Nostro Signore continuerò a cercarlo nell’uomo che mi sta di fronte. Gli andrò incontro. Cercherò di sorridergli. Quando sarà necessario, lo abbreccerò pure.
Forse, l’umanesimo illuminato, è anche questo…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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