Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
RESPONSABILITA’ DIFFICILI DA STABILIRE E PERIZIE CONTRASTANTI, TECNICI ORMAI DEFUNTI
Le indagini della Procura di Rieti. Quelle della Procura di Ascoli Piceno. Gli accertamenti dell’Anticorruzione. L’opinione pubblica che chiede, come sempre in questi casi, “pene esemplari”.
Dopo il sisma che ha colpito Amatrice, Accumoli e Borgo Arquata, la macchina della giustizia si è subito messa in moto per individuare i responsabili dei crolli.
La speranza è che non finisca come all’Aquila: nel capoluogo abruzzese i condannati per il terremoto sono stati una manciata.
Per la difficoltà di accertare le colpe, innanzitutto. Ma anche per effetto della prescrizione, i cui tempi sono stati generosamente accorciati nel 2005 dal governo Berlusconi.
Così fra poche settimane (il 6 ottobre) un definitivo colpo di spugna cancellerà tutti i processi non ancora terminati. Compreso quello al più noto degli imputati , Guido Bertolaso, a giudizio per omicidio colposo plurimo .
A meno che non intenda rinunciare al “salvataggio” come ha detto nei mesi scorsi.
Anche all’Aquila la magistratura si mise subito al lavoro con grande impegno.
Su circa 200 fascicoli d’indagine aperti dopo il sisma, però, solo una quindicina hanno raccolto elementi sufficienti per arrivare a dibattimento.
E soltanto pochissime inchieste si sono concluse in Cassazione con delle condanne, nove in tutto: quattro per il crollo della Casa dello studente (costato la vita a otto ragazzi), due per il Convitto nazionale (in cui persero la vita tre minorenni), altrettante per il collasso della facoltà di Ingegneria, più l’ex vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis , cui sono stati inflitti due anni di reclusione per l’informazione “imprudente” e “scorretta” che rassicurando immotivatamente i cittadini fece aumentare il numero delle vittime.
Circostanza che non gli ha impedito di essere in prima linea nella macchina dei soccorsi nei giorni scorsi, essendo la sua pena stata sospesa.
Nelle aule di giustizia molti altri casi si sono conclusi con l’assoluzione, spesso chiesta direttamente dall’accusa.
«Processi del genere sono molto complessi» spiega il sostituto procuratore Fabio Picuti, che li ha seguiti tutti: «Molte case erano costruite con tecniche di un secolo fa, quando le norme antisismiche non erano ancora in vigore, e questo ci ha spinto a chiedere l’archiviazione. In altri casi si trattava di edifici realizzati male in partenza ma decenni fa, e i progettisti erano morti o molto anziani e quindi incapaci di affrontare i processi. E poi non bisogna dimenticare che per giungere a una condanna bisogna dimostrare un nesso causale fra i crolli e i lavori di ristrutturazione: si rivelano fondamentali le perizie e non sempre si riescono a provare condotte colpevoli».
A questo complicato groviglio si aggiunge la prescrizione.
Giovedì 6 ottobre si estingueranno tutti i processi non ancora conclusi. Secondo quanto previsto dalla legge ex Cirielli, infatti, i delitti con pena massima di cinque anni, come l’omicidio colposo, si estinguono dopo sei anni.
Se c’è stata qualche interruzione, si può ottenere un altro 25 per cento di “bonus”. Totale: sette anni e mezzo dal sisma del 6 aprile 2009. Senza la riforma del governo Berlusconi sarebbero stati cinque in più: fondamentali per accertare tutte le responsabilità .
Il risultato è che andrà sicuramente in fumo il processo per il crollo del palazzo di via D’Annunzio, che costò la vita 13 persone.
A maggio la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna dell’ingegnere che restaurò l’edificio (costruito negli anni ’60 con calcestruzzo scadente) e non si accorse dei rischi: tre anni e mezzo di reclusione in primo grado, ridotti a 22 mesi in appello e adesso tempi insufficienti per affrontare nuovamente due gradi.
Situazione identica per i due palazzi gemelli che in via Sturzo provocarono 29 vittime. Anche in questo caso, a causa del calcestruzzo di scarsa qualità ed errori di progetto. Solo che quattro presunti responsabili sono deceduti e l’unico superstite ha quasi 90 anni.
Così, dopo i tre anni comminati in primo grado, il giudizio si è fermato a causa delle sue condizioni di salute. E si salveranno pure i due imputati per il crollo di due palazzi in via Milonia, condannati a due anni di carcere: il processo è ancora in Corte d’Appello.
SENZA COLPEVOLI
Ci sono poi le inchieste finite nel nulla. Magari perchè la Cassazione ha ribaltato i verdetti precedenti: nel crollo del condominio di via Rossi morirono in 17 e l’amministratore e direttore dei lavori di rifacimento del tetto (che sotto le macerie perse la figlia), dopo essere stato condannato in primo e secondo grado per disastro e omicidio colposo plurimo, a giugno è stato assolto con formula piena: “il fatto non sussiste”.
Per il collasso dello stabile di via XX Settembre 123 (cinque morti), invece, l’unico imputato ancora in vita, il collaudatore oggi 91 enne, è stato assolto in tutti i gradi di giudizio.
In altri casi i palazzi erano talmente mal costruiti, secondo le perizie, da rendere impossibile addebitare alcunchè alle ristrutturazioni.
Tanto da spingere l’accusa a chiedere l’assoluzione, come per gli edifici di via XX Settembre 79 (nove morti) e via Persichetti (due vittime).
E nessuno ha pagato nemmeno per i danni subiti dall’ospedale, reso inagibile dal sisma al punto che quel 6 aprile i feriti dovettero essere medicati sul piazzale antistante: quattro imputati tutti assolti. La Procura, che aveva chiesto tre condanne, non ha nemmeno impugnato la sentenza.
MITI SANZIONI
Anche chi ha pagato spesso se l’è cavata con poco. Oltre al già citato vice di Bertolaso, De Bernardinis, ci sono i quattro tecnici ritenuti colpevoli per il crollo della Casa dello studente (otto morti): pene comprese fra due anni e mezzo e quattro anni per accuse che vanno dal disastro alle lesioni all’omicidio colposo, ma pure a due di loro il provvedimento è stato sospeso per motivi di salute.
Ventidue mesi di reclusione (quattro anni inizialmente) e interdizione quinquennale dai pubblici uffici, invece, per il direttore di cantiere e il direttore dei lavori della facoltà di Ingegneria, che collassò e non uccise nessuno solo perchè era notte: qualche ora dopo sarebbe stata una tragedia. Infine i due responsabili del crollo del Convitto (tre vittime), accusati di inerzia anche per non aver fatto evacuare la scuola, frequentata da minori, dopo la prima forte scossa che precedette di poco quella fatale: il dirigente della Provincia con delega all’edilizia scolastica (due anni e mezzo di reclusione) e l’ex rettore Livio Bearzi (quattro anni).
Per quest’ultimo dopo l’arresto si sono mobilitati il sindacato dei presidi, gli enti locali, vari parlamentari.
La governatrice Debora Serracchiani ha addirittura scritto a Sergio Mattarella. Tutti concordi nell’ingiustizia di mandare in prigione un preside.
Dopo 44 giorni Bearzi, che ha anche chiesto la grazia al Quirinale, è stato scarcerato. Ora è ai servizi sociali.
Paolo Fantauzzi
(da “L’Espresso”)
argomento: terremoto | Commenta »
Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
IL COMANDANTE LASCIA LA CAPITANERIA DI LIVORNO
Se ne va a lavorare a Napoli e lascia la capitaneria di Livorno. 
“Non ho abbandonato la nave, che è sempre la stessa, quella dell’amministrazione, e io resto a bordo anche sono stato usato per quella mia frase rivolta a Schettino e data in pasto ai giornali. Ora spero che la direzione e la rotta della nave sulla quale mi trovo siano le stesse” così spiega in una intervista a Il Tirreno il comandante Gregorio De Falco.
A Napoli sarà capo ufficio demanio della Marina militare.
L’ufficiale spiega di essere finito in un angolo dopo essere stato l’eroe delle fasi di soccorso per le indagini svolte: “Nella vicenda della Concordia vi sono mancanze gravi, seppur di carattere amministrativo, di cui è responsabile la compagnia. Non funzionò il generatore di emergenza della Concordia e il sistema di gestione della Costa non partì perchè non esisteva. C’era solo un telefono dell’unità di crisi. Questa mancanza rileva la responsabilità della società e ne consegue la necessità di rivedere i presupposti perchè Costa gestisca altre navi”.
Infine, De Falco dopo avere promesso “di voler tornare ogni anno al Giglio per riabbracciare i miei superstiti” ha concluso: “Il primo pensiero che mi torna in mente pensando a questa sciagura è l’incredulità : quando seppi della dinamica mi chiesi come era stato possibile. La definì bene l’ex procuratore di Grosseto Francesco Verusio: fu una ‘manovra scellerata’.
E scellerata è il termine adatto perchè esprime la mancanza di senno e di coscienza, ma anche di senso di responsabilità di Schettino”.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
SALVINI NON VA PERCHE’ C’E’ ANCHE MARONI, DI MAIO PER I GUAI DELLA RAGGI
Al Forum Ambrosetti la sessione “Le voci delle opposizioni” evapora come l’umidità che sale dal lago di Como.
È rimasto solo soletto il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, al quale non è sembrato vero di poter rappresentare tutto mondo contro Renzi.
E infatti ne ha detto di tutti i colori contro il premier, che sarebbe un “bugiardo”, usa il deficit per fare consenso, ma perderà il referendum e andrà a casa.
La platea di imprenditori, che è a stragrande maggioranza per il sì e non vuole instabilità politica, lo ha ascoltato perplesso, anche se alcuni temi sollevati da Brunetta li ha condivisi.
Doveva venire Luigi Di Maio: era in programma fino al 28 di agosto, poi anche lui si è vaporizzato.
Il pentastellato vicepresidente della Camera ha dato forfait forse perchè aveva subodorato la tempesta del Campidoglio e quindi non voleva sottoporsi allo stress test di Cernobbio.
Oppure ha ritenuto non opportuno essere presente in questo momento in un luogo che rappresenta quell’establishment tanto inviso al Movimento 5 Stelle, proprio mentre lo stesso Di Maio è in corsa per la nomination a candidato premier in competizione con Di Battista.
Infine il forfait di ieri sera di Matteo Salvini. La motivazione ufficiale è “sopraggiunti motivi personali”. Ma qui a Cernobbio non ci crede nessuno.
Salvini, in un comunicato sottolinea come lui non abbia mai confermato la sua partecipazione al Forum Ambrosetti.
C’è una motivazione: nella stessa giornata di oggi, anche se in un’altra sessione, parla Roberto Maroni. Tra i due leghisti non corre buon sangue. E poi non ci possono essere due dello stesso partito a rappresentare l’opposizione, anche se Maroni è stato inviato per parlare di Istruzione e ricerca con il ministro Giannini.
Molti si sono chiesto che ci azzecca Maroni con questi temi. È infatti il governatore si è concesso un interessante fuori tema, criticando guarda caso proprio la linea di Salvini.
Ha detto a porte chiuse agli ospiti del Forum Ambrosetti: “Non sono entusiasta di essere lepenista. La Le Pen vuole il ritorno allo Stato nazionale, noi vogliamo un’Europa diversa”.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
argomento: Costume | Commenta »
Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMI I SOCIALISTI CON IL 31%, LA CDU TERZA, MA PERDE SOLO IL 3% DI VOTI… SPARISCONO I NEONAZISTI DEL NPD CHE IN PASSATO AVEVANO IL 7,6% E I LIBERALI DI FPD CHE PARTIVANO DAL 9,6%
Dopo tanti strombazzamenti, il boom non c’e’ stato: l’estrema destra xenofoba tedesca
dell’Alternative Fuer Deutschland (Afd) nel piccolo Land del Mecleburgo-Pomerania ha solo superato di poco la Cdu di Angela Merkel (che ha qui il suo collegio elettorale).
Afd sale al 21%, dietro la Spd (30%) e relegando il partito della cancelliera al terzo posto con il 20% dei voti.
Questo il responso delle elezioni regionali secondo una prima proiezione diffusa dalla rete Zdf.
La Cdu, all’epoca secondo partito, è passata dal 23,1% del 2011 all’odierno 20%.
I socialisti del Psd di Selle sono arretrati di 5 punti rispetto alle elezioni del 2011: fermi al 31% rispetto al 35,7% di 5 anni fa.
I neonazisti dell’Npd sono crollati dal 7,3% al 3,2%. Malissimo anche i liberali dell’Fdp che dal 9,6% sono piombati al 3%. Male anche i verdi passati dall’8,4% al 5%.
Ai fini del governo regionale numeri per una Grande coalizione continuano ad esserci: 40 seggi (il minimo è 36). Ma ci sarebbero anche per una coalizione rosso-rosso-verde di cui molti parlano: 38 seggi.
Di fatto l’Afd ha vinto la coppa del nonno, visto che il il 79% degli elettori ha respint la sua proposta politica.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
DALLA VISITA IN ISRAELE FALLITA SI E’ ACUITA LA RIVALITA’ TRA I DUE EMERGENTI
La crisi attorno alla Raggi illumina in controluce quanto si stanno modificando in questo momento i rapporti di forza tra i due personaggi più dotati, ma assai diversi, del Movimento: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.
Rivali ma costretti a convivere, legati ma quasi opposti, istituzionale uno, movimentista l’altro, avevano fino all’altro ieri un patto abbastanza solido, nato nella consapevolezza paradossale che simul stabunt simul cadent, e nella coscienza che ognuno sa tantissime cose dell’altro, quindi potrebbero farsi molto male a vicenda, se solo aprissero lo scrigno.
Ora però gli equilibri sono mutati. «Per la prima volta – ci dice una fonte molto importante – Alessandro (Di Battista, nda.) è davvero in corsa anche lui, non solo Luigi, per diventare il candidato premier del Movimento».
Non significa che lo sarà , sia chiaro; ma non era mai stato così forte prima.
C’è già stata una prima occasione in cui Di Battista fece valere una strategia diversa da di Di Maio: il vicepresidente della Camera si era apparecchiato la visita in Israele, Di Battista ottenne di far emergere potentemente l’anima filo-palestinese del Movimento proprio su Gaza, utilizzando Manlio Di Stefano; risultato: l’accreditamento del gemello-rivale fallì.
Fu un caso? E se Di Battista avesse invece un piano?
Di certo, ora, dalla crisi-Raggi Di Maio esce scornato: si è alienato la fiducia di tanti grand commis e del “suo” Minenna (mandandolo allo sbaraglio contro Marra, poi non coprendolo, infine ricevendone giudizi durissimi), e ha dovuto esporsi in dichiarazioni sdrucciolevoli tipo «le lobby contro di noi».
Di Battista invece se n’è rimasto fino a ieri pomeriggio beatamente silente, un segno di forza interno, il non aver bisogno di dire nulla, l’osservare la situazione dall’alto della collina; ha continuato sereno il suo tour per il no alla riforma Boschi.
Qui siamo in grado di documentare la sua ascesa attraverso tre passaggi.
Il ruolo di Beppe Grillo, innanzitutto. Il fondatore del Movimento è un istintivo, non fa progetti politici.
Da qualche tempo ha preso a manifestare insofferenza per l’entrismo istituzionale di Di Maio, i suoi incontri con i lobbisti, la smania di chiedere appuntamenti coi potenti. Grillo parla, e esprime giudizi a volte anche molto coloriti, su chi a un certo punto non lo convince o non lo entusiasma o lo ha seccato.
Così come esprime giudizi positivi altrettanto di pancia, e in questo momento non fa che elogiare Di Battista, è arrivato a dire che un po’ si rivede in lui.
Se dovessimo riassumere questa estate in due fotografie, agosto gli riconsegna un Di Maio a tavola coi lobbisti e invece un Di Battista trionfante in scooter nelle proteste di piazza.
Inutile dire quanto questo piaccia a Grillo, e anche a quei cinque stelle che pensano (non sempre in buonafede) sia possibile mascherare la trasformazione istituzional-romana del Movimento dietro qualche posa rivoluzionaria a buon mercato e alcuni ottimi comizi.
Il secondo passaggio incrocia la crisi attorno a Virginia Raggi. Grillo, non giriamoci attorno, è insofferente ormai della Raggi.
L’incontro tra i due fu «una scazzottata», di fatto. Lui la considera molto inesperta (forse ha usato un altro termine, scusateci, ma il senso è questo), e ritiene che si circondi di persone non buone (chiaro il riferimento al network-Alemanno, a Marra, ma pensa anche ad altri, Beppe?).
Carla Ruocco, che nel Movimento è considerata da tutti una specie di portavoce informale di Grillo, ormai digerisce a fatica la Raggi e ne parla non bene (eufemismo); insomma, nel Movimento c’è l’automatismo che quando Ruocco si espone così, in molti parlamentari pensano abbia appena messo giù il telefono con Grillo.
Vera o falsa che sia, questa è la sensazione che hanno.
Il terzo passaggio riguarda quello che ci dicono due senatori di peso.
«Se si votasse in questo momento sul blog per scegliere il candidato premier, Di Battista vincerebbe a mani basse. E vincerebbe anche in una consultazione tra i parlamentari. Si è mosso con molta abilità , più signorilità nei rapporti, pestando meno piedi».
Al netto delle sue idee caoticamente protestatarie, Di Battista è uno che sa far sentire al centro del mondo l’interlocutore del momento. È caldo. Non esattamente una caratteristica emotiva del suo gemello-rivale ghiacciolo. Sebbene siano entrambi calcolatori.
Naturalmente, non significa che Di Battista sarà il candidato premier del Movimento, perchè Di Maio cercherà un accordo con lui per evitare un voto, e peraltro Di Battista potrebbe concederglielo, cioè essere proprio lui a sfilarsi.
Ma da un rapporto di forza ribaltato, che fa di questo bizzarro Che Guevara romanesco (ma in scooterone e coi Ray-ban, simbolo di destre anni settanta) l’uomo che può mascherare al popolo la trasformazione del Movimento in una pura enclave di potere.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »
Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE BERDINI: “MI SENTO ISOLATO. SU MINENNA ERA SOLO CONTRO TUTTI
Continua il caos nella squadra Raggi. 
Dopo le cinque dimissioni dei giorni scorsi e l’indagine su Paola Muraro, assessore all’Ambiente del comune di Roma, per abuso d’ufficio e violazioni ambientali, trema anche la posizione di Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica e fiore all’occhiello del team.
L’addio di Marcello Minenna, tecnico come lui, e del capo di gabinetto Carla Ranieri, come riporta Repubblica, lo avrebbero particolarmente scosso.
«In giunta mi sento isolato, ma per ora non mollo. Sto lavorando a dossier a cui tengo molto, finchè ci saranno le condizioni vado avanti».
Così ha affermato il professore che, venerdì, ha provato a far valere le sue ragioni, definendo «un errore di forma e di sostanza» la richiesta di parere all’Anac sulla nomina della Raineri.
«Ma eravamo 8 contro uno, e quell’uno ero io», si sfoga Berdini, grande conoscitore del tessuto urbanistico della città e alle prese con dossier come il nuovo stadio, la Fiera, le Olimpiadi.
Anche sui Giochi del 2024 è finito in minoranza. Le sue parole di apertura sono state bocciate dal direttorio del M5S.
Intanto, però, non teme di essere allontanato: «Non possono mandarmi via, dopo Minenna sarebbe un altro colpo alla credibilità della giunta».
Piuttosto, infastidito dal protagonismo del “raggio magico” (“Senza più la Ranieri, Marra è tornato in prima fila”), potrebbe essere lui a fare un passo indietro.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Roma | Commenta »
Settembre 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA RAGGI “PROMUOVE” MARRA ALLA SEGRETERIA POLITICA CON IL TRUCCO DI RIDIMENSIONARLO
Prima in diretta streaming ha vestito i panni della grande accusatrice contro l’ex dg di Ama Daniele Fortini.
Ma ora per Paola Muraro arrivano 24 ore cariche di incognite: domani l’assessora all’Ambiente della giunta Raggi si presenterà da indagata in commissione parlamentare Ecomafie.
Assieme alla prima cittadina, varcherà il portone di Palazzo San Macuto con il peso di un’inchiesta dagli esiti imprevedibili.
La procura non ha mai smesso di scavare nel suo passato e lei a sua volta ha preparato per tutta l’estate la difesa: “Sono tranquilla e determinata”, spiega mettendo ordine in due faldoni colmi di documenti. Al loro interno, confida l’ex superconsulente, ci dovrebbero essere le risposte attese da commissione e procura: l’audizione potrebbe essere acquisita dal pm Alberto Galanti.
Sui suoi 12 anni in Ama è nata una maxi-indagine.
Tra i fascicoli c’è quello sul tritovagliatore di Rocca Cencia, di proprietà di Manlio Cerroni. La procura indaga per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti, truffa e frode nelle pubbliche forniture. Muraro, prima che i carabinieri a fine giugno sequestrassero le carte dell’impianto, era favorevole al suo utilizzo.
Il vero nodo, però, sono le consulenze: dal 2004 al 2016, l’assessora ha lavorato come referente Ippc negli impianti Tmb di Rocca Cencia e di via Salaria.
L’ipotesi è che per un lungo periodo siano stato sottoutilizzati, producendo meno scarti in uscita, difformi rispetto alle prescrizioni.
Al vaglio degli inquirenti anche il trattamento economico che Muraro, approdata in Ama con Fiscon, ha ricevuto negli ultimi anni di consulenze.
Nell’inchiesta pure le intercettazioni tra Muraro e Buzzi, il ras delle coop di Mafia Capitale.
Notizie che la base grillina ha già metabolizzato, ma che ora potrebbero tornare d’attualità , dando un altro scossone alla Raggi. Oltre ai cinque addii maturati giovedì tra Comune e partecipate, ora Ama rischia di perdere anche il nuovo dg Stefano Bina. Non c’è stato nessun bando pubblico per la sua nomina: ed è stata la stessa motivazione per cui l’Anac ha formulato il suo parere negativo sull’ormai ex capo di gabinetto Carla Raineri.
All’addio della magistrata sono seguite le dimissioni dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna. In queste ore la sindaca sta vagliando i curriculum dei possibili sostituti.
Il sistema di deleghe sarà rivisto: il titolare del Bilancio non si occuperà più di aziende partecipate dal Comune. L’idea è di assegnare questa importante materia a uno degli assessori già in carica.
Intanto la catena di dimissioni lascia una scia di veleni. Ieri Minenna ha postato su Facebook l'”addio”, anticipato da Repubblica, in cui denuncia di aver respinto “interferenze e compromessi al ribasso”. Da ciò prende spunto il deputato pd Michele Anzaldi che ha scritto alla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi per chiedere un’audizione dell’ex assessore e di Carla Raineri (che ieri ha rinunciato allo stipendio.
Il primo cittadino, per cercare di ricucire una situazione piuttosto sbrindellata, ha così deciso di far fare un passo indietro ai suoi fedelissimi, Raffaele Marra, vice capo gabinetto, e Salvatore Romeo, capo segreteria.
Ma la retromarcia dei due potrebbe non essere poi tale alla fine dei conti.
Ai vertici risulta che – presto -Raffaele Marra, il vicecapo di gabinetto già braccio destro di Gianni Alemanno e Renata Polverini, sarà spostato ad altro incarico. Quel che trapela, però, è che ci sia dietro un trucco: spostare sì Marra, ma alla segreteria politica insieme al fedelissimo Salvatore Romeo
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Settembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LA MOSSA PER PLACARE LO SCONTRO INTERNO AL M5S
E’ la figura più dibattuta nel Campidoglio, complice un passato ‘macchiato’ -per i 5 stelle più
ortodossi- da esperienze al fianco di Gianni Alemanno e Renata Polverini: Raffaele Marra, vice capo di gabinetto della giunta capitolina e fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, è al centro di un braccio di ferro che nel M5S va avanti da giorni e che, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti autorevoli, potrebbe finire a breve, già a inizio prossima settimana, con un depotenziamento dello stesso Marra, destinato a ricoprire altro ruolo nello staff della sindaca grillina.
Raggi avrebbe voluto Marra capo di gabinetto, ma fu scoraggiata a nominarlo da Beppe Grillo in persona.
La rinuncia alla difesa del suo uomo sarebbe un tentativo di placare il durissimo scontro andato in scena negli scorsi giorni e che ha coinvolto i vertici nazionali.
“In una cloaca come Roma ci vuole una squadra – si sfoga con l’Adnkronos un parlamentare di peso nel Movimento, chiedendo l’anonimato – ma di gente preparata, seria, credibile. Se tra un Marra e il M5S scegli il primo, il problema è risolto: evidentemente non sei un 5 Stelle”.
Fatto sta – scrive l’agenzia di stampa – che già lunedì o al più tardi martedì, assieme alla nomina del nuovo capo di gabinetto e del neo assessore al Bilancio chiamato a sostituire Marcello Minenna, a quanto apprende l’Adnkronos arriverà il nuovo ruolo per Marra, nonchè la ‘sforbiciata’ al compenso di Salvatore Romeo, capo della segreteria politica della sindaca e altro fedelissimo di Raggi molto vicino a Marra. L’obiettivo è di mettere fine alle ostilità . Un vero e proprio armistizio, chissà se destinato a durare.
Si va dunque verso un nuovo corso in Campidoglio nella modalità di scelta per le nomine nei ruoli chiave rimasti vacanti dopo le dimissioni rassegnate nei giorni scorsi. A quanto si apprende si faranno valutazioni allargate, dopo una prima scrematura, anche agli esponenti della giunta e ai consiglieri.
È questo il nuovo metodo che la sindaca di Roma Virginia Raggi vorrebbe portare avanti per sciogliere il nodo delle nomine.
(da “Huffingtnpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Settembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LO STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE: DOVE SONO FINITE LE IMPOSTE SULLA BENZINA?
Gli italiani hanno versato con le accise più del doppio (145 miliardi) rispetto a quanto speso, 70,4 miliardi di euro, per ricostruire tutte e sette le aree duramente colpite dai terremoti che si sono succeduti in questi ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche-Umbria, Molise-Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna).
Lo sostiene la Cgia di Mestre, ricordando che sono cinque gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in questi ultimi 48 anni per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto.
Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati).
Se si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e sette le aree fortemente danneggiate dal terremoto, gli Artigiani di Mestre dicono che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute.
Solo i più recenti, i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l’applicazione delle rispettive accise.
“Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità “.
Gli Artigiani ricordano che con la Finanziaria 2013 il Governo Monti ha reso permanenti le accise introdotte per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto.
Per il terremoto delle Marche e dell’Umbria (1997) e per quello del Molise e della Puglia (2002) non è stata introdotta nessuna accisa.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »