Destra di Popolo.net

I SOLDI DEGLI SMS PER IL TERREMOTO “MAI FINITI AD AMATRICE”, MA E’ UNA POLEMICA INFONDATA

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO PIROZZI POLEMIZZA SUI 33 MILIONI DI EURO RACCOLTI CON GLI SMS… VEDIAMO COME STANNO LE COSE

I 33 milioni di euro raccolti con gli sms di solidarietà  per i terremotati del 24 agosto 2016 non sono “mai arrivati alle popolazioni colpite dal sisma”.
A dirlo è il sindaco di Amatrice Luca Pirozzi alla festa di Atreju aggiungendo che quei fondi sono stati destinati ad altri interventi “estranei alle aree pertinenti”, addirittura per “una pista ciclabile in un paese delle Marche non colpito dalle scosse”.
Il Fatto, in un articolo di Davide Vecchi, dice che il sindaco di Amatrice sarà  convocato nei prossimi giorni dai magistrati della procura di Rieti guidata da Giuseppe Saieva, che aprirà  un fascicolo contro ignoti e avvierà  indagini specifiche sugli sms solidali.
Eppure l’attacco di Pirozzi alla festa della Meloni ricalca una polemica già  vissuta: sulla gestione dell’emergenza non hanno alcun peso i fondi raccolti con gli SMS solidali, che saranno invece destinati alla ricostruzione.
Più di qualcuno, ad esempio il MoVimento 5 Stelle, ha chiesto che venissero spesi subito paventando il rischio che quei soldi fossero in qualche modo ostaggio delle banche, ma non è così.
Semplicemente saranno utilizzati per altri progetti che partiranno quando cesserà  la fase di emergenza e si potrà  procedere a pensare come ricostruire i paesi distrutti e le abitazioni danneggiate (ad oggi anche i confini dell’area del Cratere, ad esempio, devono ancora essere stabiliti in modo definitivo).
Per le emergenze invece lo Stato attinge al Fondo Emergenze del Ministero dell’Economia e quelli stanziati a partire dalla dichiarazione dello stato di emergenza (25 agosto 2016) che ammontano a 50 milioni di euro per il sisma del 24 agosto, 80 milioni per gli eventi sismici di ottobre ai quali il governo ha aggiunto ulteriori 30 milioni destinati a far fronte esclusivamente ai primi urgenti interventi di soccorso legati alla fase di emergenza.
Lo stanziamento andrà  a valere sulle disponibilità  del Fondo per le Emergenze Nazionali. Il 1 dicembre l’Unione Europea ha sbloccato 30 milioni del Fondo di Solidarietà 
La storia della pista ciclabile fatta con i soldi del 45500
C’è poi la storia della pista ciclabile, di cui si è parlato a luglio e il cui progetto è stato successivamente ritirato dalla Regione Marche. La Protezione Civile ha sempre specificato il denaro raccolto serve per la ricostruzione e il sostegno alle popolazioni colpite ma non per l’emergenza.
Ma parte dei fondi destinati alla Regione Marche verranno spesi non per la ricostruzione ma la costruzione di una pista ciclabile il cui tracciato non interessa solo le aree del cratere.
L’assessore regionale Angelo Sciapichetti ha illustrato nel luglio scorso all’assemblea dei sindaci i setti interventi che saranno finanziati con i soldi degli sms solidali.
Tra tutti spiccava il progetto — del valore di 5 milioni e 450 mila euro — per la realizzazione del “primo stralcio” di una pista ciclabile che collega Civitanova Marche a Sarnano.
Altri interventi riguardano la ricostruzione della scuola media ed elementare di Pieve Torina e l’adeguamento sismico di quella di quella a Montegallo. Inoltre è prevista la realizzazione di 7 elisuperfici attrezzate per il volo notturno e il recupero della grotta sudatoria ad Acquasanta Terme.
Secondo Sciapichetti la Regione ha deciso di investire sul turismo, per poter aiutare uno dei settori trainanti dell’economia regionale. Il motivo è che i finanziamenti per le scuole (15 milioni di euro) ci sono e che sono in arrivo 60 milioni di euro che saranno investiti per la prima tranche della ricostruzione delle opere pubbliche
La politica e l’opportunità 
C’è però da rilevare che Franco Ceregioli il sindaco di Sarnano (che è uno dei comuni del cratere) era all’epoca d’accordo con la decisione della Regione.
Secondo il primo cittadino di Sarnano dal momento che la ricostruzione verrà  fatta con risorse pubbliche (ad esempio la scuola materna di Sarnano è stata ricostruita con i fondi raccolti dalla Regione Friuli Venezia Giulia) la decisione di utilizzare i fondi degli sms solidali per finanziare iniziative di rilancio economico del territorio offriva “possibilità  uniche” per i sette comuni attraversati dalla pista ciclabile.
Secondo Ceregioli la realizzazione della pista ciclabile e il rilancio del turismo sarebbero stati una forma di sostegno alle popolazioni colpite che avrebbero consentito di non far morire il territorio.
Si poteva fare altro? Sicuramente sì, ma anche quell’altro probabilmente non sarebbe stato condiviso da tutti.
Rimane però la questione dell’immagine: davvero non si poteva evitare di far credere agli italiani che la Regione sta usando “in modo sbagliato” i fondi delle donazioni?
Ma allora dov’è il punto della polemica?
Il Giornale, che ha parlato con Pirozzi, punta il dito sui 4 milioni di euro degli sms che sarebbero stati assegnati dalla Regione Lazio alla scuola di Poggio Bustone (2,7 milioni), a quella di Collevecchio, (un milione) e a quella di Rivodutri (192mila euro), che non erano nel cratere originario.
Eppure, anche se questo sembra essere sfuggito, Poggio Bustone e Rivodutri sono rientrati nel perimetro del cratere (proprio in virtù dei danni riportati alle scuole) seppur dopo le scosse di gennaio, mentre Collevecchio no, pur avendo avuto danni ingenti riferibili alle scosse dell’estate e dell’autunno scorsi.
Non solo: i tre progetti rientrano nel primo piano stralcio che di scuole da ricostruire e/o adeguare ne conta 12, compresa la scuola albergo di Amatrice, la succursale dello «Jucci» di Rieti, la scuola di Villa Reatina e il «Marconi».
Praticamente, si sta polemizzando sul fatto di aver stanziato fondi per la ricostruzione di una scuola prima di un’altra.

(da “NextQuotidiano”)

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ENRICA AGOSTINI RACCONTA LE URLA E GLI INSULTI RICEVUTI A ITALIA 5 STELLE

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

L’INVIATA DI RAINEW: “CI HANNO SPINTONATO, HANNO MESSO LE MANI DAVANTI ALLE TELECAMERE, ERAVAMO ACCERCHIATI”

Enrica Agostini, inviata di Rainews che segue spesso i grillini e che per ironia della sorte viene a volte dipinta come embedded ai 5 Stelle, è stata ieri insultata ed aggredita ad Italia 5 Stelle. Oggi riepiloga con La Stampa l’accaduto:
«Stavo per intervistare in diretta il senatore Nicola Morra, un militante si è rivolto a lui e gli ha detto: “Con loro non devi parlare, vogliono solo far vedere le nostre divisioni”.
Poi uno dello staff ha portato via Morra, io ho raccontato il fatto in diretta. A quel punto un gruppo di militanti ha iniziato a insultarci “venduti”, “fate schifo”. Ci hanno spintonato, hanno messo le mani davanti alla telecamera. Eravamo accerchiati».
Enrica Agostini, inviata di Rainews al raduno M5S di Rimini, racconta il suo difficile pomeriggio. Quanti erano?
«Tanti, non li saprei contare ma tanti. Poi sono arrivati i carabinieri».
Le era mai capitato nella sua carriera?
«Da tre anni seguo il M5S, mi era già  capitato di ricevere insulti, ma mai come in questa occasione. A Rimini c’è più tensione delle altre kermesse, è palpabile. Del resto l’episodio è nato per una mia intervista a un cosiddetto dissidente come Morra».
Qualcuno dei vertici o dello staff si è scusato?
«Con me nessuno si è scusato. Anzi, per tutto il pomeriggio dei militanti si sono avvicinati mentre lavoravo per dirmi “fate schifo”».
Si è spaventata?
«Ma no, però questo clima mi dispiace. È Grillo con le sue frasi che mette la sua gente contro i giornalisti. Sono i vertici che alimentano questa intolleranza».
Il MoVimento 5 Stelle ha inviato successivamente alle agenzie di stampa una nota per dissociarsi dall’accaduto, in effetti senza assumersi le responsabilità  dell’accaduto e senza scusarsi con la giornalista di Rainews.

(da “NextQuotidiano”)

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SIBILIA: “NO A LEADERISMO, IO NON HO VOTATO DI MAIO”

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO M5S CRITICA LO SVOLGIMENTO DELLE PRIMARIE M5S

Carlo Sibilia, deputato M5S, rilascia oggi un’intervista al Corriere della Sera in cui critica le primarie del MoVimento 5 Stelle per il candidato premier parlando di gara con una conclusione scontata e dicendo che non è riuscito a votare per i problemi tecnici che ha avuto Rousseau:
«Io non ho nulla contro Di Maio. Però lancio un allarme, stiamo correndo il rischio di snaturare il Movimento. Siamo nati con lo slogan dell’uno vale uno. Ma ora potrebbe non essere più così».
Lo «snaturamento» è colpa dell’accorpamento del potere di capo politico?
«Non è tanto quello. Su quella regola ci sono diverse opinioni rispettabili, ma non mi pare il problema principale. Il problema è come si è arrivati a questo voto e a questa investitura».
Un voto bulgaro con un solo candidato vero. Si poteva fare diversamente?
«Certo. Hanno costruito un meccanismo con un’investitura che è stata decisa molto tempo fa. Il risultato era scontato. Chi pensavate che vincesse?».
L’obiezione è: perchè non vi siete candidati? Perchè non avete sfidato Di Maio, lei, Fico,Taverna, Morra e gli altri?
«Perchè? Ma perchè a nessuno piace perdere, andiamo. Da tempo tutti sapevano come sarebbe finita. Uno si candida se c’è una competizione a darmi pari, mica come questa».
Lei chi ha votato?
«Non ho votato. Ci ho provato ma, come tanti, non ci sono riuscito, per motivi tecnici»
E chi avrebbe votato? Di Maio? Fattori? Cicchetti?
«Eh. Avrei studiato attentamente i curricula e avrei deciso».

(da agenzie)

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ROBERTO FICO: “DI MAIO NON SARA’ IL CAPO DEL MOVIMENTO”

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

“LUIGI GUIDERA’ LA FORZA POLITICA PREVISTA DALLA LEGGE ELETTORALE”… POI CONDANNA GLI ATTIVISTI CHE HANNO INSULTATO I GIORNALISTI

“Condivido le dichiarazioni che ho letto oggi rilasciate anche da Beppe e altri colleghi sul fatto che il candidato premier sarà  capo della forza politica prevista dalla legge elettorale e non capo di tutta la vita generale a tutti i livelli del movimento”, lo ha dichiarato ad Agi il deputato del M5s Roberto Fico questa mattina.
“Un eventuale candidato premier e, allo stesso tempo, capo del movimento ha rappresentato elemento di dibattito e attrito all’interno del Movimento”, ha aggiunto. “Questa è una grande distinzione perchè sono due funzioni divise. Il candidato premier presenterà  programma e simbolo, non riguarda il regolamento del Movimento 5 stelle”.
“Per me nessun ministero, nessun coinvolgimento nel governo. Ieri non abbiamo mai parlato di questo, chi lo dice è estremamente bugiardo e falso”, ha continuato Fico. “Quando mettiamo dei punti di discussione non sono mai posizioni di poltrone o di potere ma è solo per la tenuta e il bene assoluto del Movimento 5 stelle. Ho sempre detto che non andrà  mai una persona al governo o il ministro in se stesso ma il Movimento con tutte le sue idee, tutte le persone e tutta la partecipazione”.
“Gli atteggiamenti di alcune persone nei riguardi della stampa, con urla o modi scomposti, non solo vanno condannati ma queste persone non possono permettersi questo comportamento”, ha proseguito.
“Non c’è dubbio sul diritto di critica ma sempre nei modo più civili possibili, chi urla a chi fa comunque il proprio mestiere va condannato”, ha aggiunto. “E’ una cosa che è successa anche ieri davanti a me mentre giravo tra i gazebo, nessuno si deve azzardare a farlo”.

(da “Huffingtonpost“)

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GLI HANNO OFFERTO UN MINISTERO PER TACITARLO, FICO RIFIUTA: “IO NON CERCO POLTRONE”

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

NEL RETROPALCO CONFRONTO TESO DEL DEPUTATO ORTODOSSO CON I VERTICI DEL M5S, MA RESTA IL GELO

Ogni crisi ha la sua scenografia. C’è un palco e un retropalco, un pratone dove mescolarsi alla folla.
Nel momento più importante, ogni personaggio di questa storia occupa uno spazio. Quello spazio, proprio in quell’attimo, cristallizza la crisi e la racconta.
Sono le 19.10, Beppe Grillo sale sul palcoscenico di Rimini, la busta con il candidato premier in mano. Dietro di lui ci sono tanti parlamentari sorridenti. Non c’è Roberto Fico, rimasto nel backstage, senza applaudire, solo con la compagna al suo fianco. Non c’è Carlo Sibilia che con alcune colleghe gira per gli stand. Non c’è Nicola Morra, che uscito dal vespasiano si fionda ad ascoltare Beppe. Da lontano.
La frattura del M5S è un momento di passaggio, tra la storia e il futuro, tra le amicizie di prima e quelle che vengono dopo.
Nel 2013 il deputato Carlo Sibilia, ex membro del direttorio, condivideva il primo appartamento a Roma con Luigi Di Maio.
Oggi dice: «Con il leaderismo c’è un rischio di snaturamento del Movimento. Alle primarie non ci siamo candidati (contro Di Maio, ndr   )perchè non era una competizione ad armi pari».
Questi anni in Parlamento e le ambizioni hanno bruciato l’innocenza di un tempo, il senso di fratellanza. Non sarà  facile ricucire.
Ci hanno provato, Grillo, Di Maio e Davide Casaleggio, e continueranno a farlo, con Fico. Barricato in hotel fino alle quattro del pomeriggio, il ribelle napoletano rinuncia al bagno pomeridiano tra gli attivisti, alla camminata dell’orgoglio tra i tendoni della festa dove pure era atteso.
Lo farà  solo dopo l’incoronazione di Di Maio. Prima, insiste a non parlare in pubblico e accetta l’offerta di momentanea tregua da parte di Grillo e del collega candidato a premier. Ma si rifiuta di salire sul palco.
«Luigi vuole coinvolgerlo, anche nel governo, gli dirà  che non può fare a meno di lui» fanno sapere dallo staff vicino a Di Maio.
L’offerta che gli verrà  formalizzata è di un ministero, quello che naturalmente lo veste meglio, e potrebbe essere alle Telecomunicazioni. Fico però ai suoi dice: «Chi dice che io stia facendo delle contrattazioni, sbaglia. Io non voglio poltrone, chi mi conosce lo sa».
Tra i movimentisti, chiamati ortodossi, c’è Giuseppe Brescia. È conosciuto come il grillino dei migranti, convinto che il M5S non debba sbandare dalle posizioni di solidarietà  verso i profughi: «Quello che chiediamo è semplice — spiega — le decisioni si prendono assieme. A me va bene che Luigi faccia il capo come una sorta di coordinatore tra noi parlamentari, perchè almeno non direte più che siamo eterodiretti da Genova e da Milano. Ma il punto è che le scelte vanno discusse, su tutto, sugli uomini di cui ci circondiamo, anche sulla squadra di governo. Altrimenti ci dicano che il M5S è cambiato e a chi non sta più bene se ne va».
«Condivisione su ogni decisione» è quanto chiede anche Sibilia.
Di Maio di carattere è un pragmatico e sa fare abbondante uso delle sue doti di diplomazia. Non vuole certo affrontare una campagna elettorale indebolito da altre faide interne, zavorrato dalle critiche di Fico.
«Il mio sarà  il governo di tutti noi, del Movimento, questo te lo assicuro, Roberto».
Di Maio non lo ha persuaso fino in fondo, ma ci ha provato in un faccia a faccia dietro il palco, dove più che altro però ha ascoltato lo sfogo del rivale, l’esigenza di mantenere un Movimento orizzontale, che sia una comunità  non ridotta a un fortino di fedelissimi.
Di Maio ha i suoi uomini e li vuole con sè per Palazzo Chigi. Il consigliere politico, l’inseparabile Vincenzo Spadafora, i due deputati più vicini, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, in lizza per due ministeri, il consigliere lombardo Stefano Buffagni, che lo affiancherà  già  a partire da domani nella campagna per conquistare il cuore del Nord, il fronte più ostico per i grillini.
Fico guarda dal retropalco il trionfo di coriandoli che bagna l’investitura di Di Maio. Aspetta che finisca, poi si va a prendere la sua fetta di amore da parte degli attivisti.
A chi gli chiede di non mollare risponde: «Io non mollo mai».
Assicura che «le correnti non ci sono» ma aggiunge: «Non si sostengono le persone, si sostiene il M5S, quindi tutti i candidati, perchè i portavoce vanno accompagnati». Ecco, lui continua a preferire la parola «portavoce» a «candidato».
E forse è questa differenza che misura l’incolmabile distanza con Di Maio.

(da “La Stampa”)

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LA PLATEA DI ATREJU RIESCE A FAR FARE BELLA FIGURA A MINNITI

Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

ACCOLTO COME “UNO DI NOI” QUANDO ANDAVA ATTACCATO, CRITICATO QUANDO HA DETTO COSE SENSATE… E ALLA FINE IL COLPO DA KO: “CRITICATE NORME CHE SONO IN VIGORE DA 20 ANNI, PERCHE’ NON LE AVETE CAMBIATE VOI QUANDO ERAVATE AL GOVERNO?”

Non c’è speranza, la becero destra non perde occasione per rimediare figure barbine, il problema di fondo è l’inadeguatezza dei contenuti e la mancanza di elasticità  politica.
Arriva ad “Atreju” il ministro Minniti e Giorgia Meloni fa gli onori di casa.
Capita anche che all’ex comunista Minniti venga chiesto un autografo: la platea è gremitissima come nelle grandi occasioni.
E la “partita” per il responsabile dell’Interno comincia in discesa, è consapevole dell’aspettativa che circonda la sua presenza. E ci gioca. “Venendo qui stavo pensando: ‘Se mi applaudono molto dico: guardate che sono Minniti non Crozza’”. Nell’avvio dell’intervista, fatta da Mario Giordano e Gian Micalessin, a prevalere sono gli ammiccamenti.
I primi due applausi se li becca quando parla dei flussi migratori, d’altra parte è quello il terreno della becerodestra che Minniti ha arato di più in questi “nove mesi e 11 giorni” in cui è ministro.
“Io avevo due strade: potevo dire che l’Europa non faceva la sua parte. Potevo continuare a dirlo e forse mi avreste anche applaudito. Ma per me non era sufficiente. Io dovevo dimostrare che l’Europa non faceva la sua parte ma l’Italia faceva qualcosa”.
E qui una persona di destra con un minimo di cervello lo avrebbe inchiodato: giusto dire che l’Europa non faceva la sua parte, ma bastava dare dei permessi provvisori e i profughi avrebbero continuato il viaggio verso altri Stati.
Perchè per viltà  Minniti non l’ha fatto?
Perchè non abbiamo bloccato i finanziamenti alla Ue?
E cosa ci sarebbe da gloriarsi nel condannare i profughi a rimanere nei lager libici? Quanto ha pagato l’Italia ai criminali libici perchè facciano il lavoro sporco?.
Ma ovviamente nessuno riesce a sintonizzare il cervello sulla realtà  e Minniti ha buon gioco.
Momento perfetto per il ministro per ricordare che quando è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio capitò per caso nella stanza in cui c’era la scrivania di Benito Mussolini.
Gioca in casa anche poco dopo, perchè il destino gli ha riservato in sorte anche di aver dimorato da sottosegretario nella stanza che fu di Italo Balbo, lo stesso a cui è intitolata la sala in cui sta svolgendo il dibattito.
Giordano gli chiede conto dei danni fatti dall’ideologia comunista e tira in ballo anche il dittatore della Corea del Nord (applausi scroscianti). “Faccio parte di un governo, una maggioranza e un partito. Ma il cittadino — risponde – si aspetta dal ministro degli Interni più terzietà  che da altri, perchè gestisce polizia, carabinieri. A un certo punto in questo paese si è discusso se le Br erano compagni che sbagliavano, io ero piccolo ma dicevo che non erano compagni perchè chi spara è un terrorista punto”.
Poi un riferimento a Giorgia Meloni che a precisa domanda ‘Minniti potrebbe essere ministro dell’Interno in un governo di destra?’ aveva risposto no.
“Dentro di me ho detto ‘menomale’. Noi dobbiamo sapere quello anche siamo: noi siamo avversari politici, che non vuol dire nemici. Io ho vissuto una fase della vita in cui gli avversari erano nemici, non torniamo più a quella storia”.
Poi si passa a parlare di sgomberi, Minniti rivendica di aver ripristino la legalità  ma senza dimenticare l’umanità . “Io — spiega – sono sempre per rispettare il principio di legalità . Se uno occupa illegalmente un posto deve essere sgomberato ma la legge, che io condivido, prevede anche che di fronte a situazioni come donne o bambini e quindi di particolare fragilità  valga anche un principio di umanità “.
In platea si rumoreggia, anche troppo. Chiara Colosimo, è costretta ad avvicinarsi ad un paio di militanti che si agitano oltre il consentito. “Noi siamo qui per ascoltare e rispettiamo chi ci viene a parlare. Se non volete ascoltare potete accomodarvi fuori”, dice loro.
Solita figura da beceri: invece di contestare a Minniti di non aver usato umanità  negli sgomberi fino a che non gli sono piovute addosso critiche, in platea si invocano manganellate sui poveracci.
Se domani capitasse a una sede occupata di CasaPound la penserebbero diversamente o no? Insulsi.
Giordano ripete poi la solita stronzata che ci sono migranti che costano 35 euro al giorno e palesemente non sono rifugiati (super applausi per lui).
“Per stabilire se uno scappa dalla guerra o è migrante economico — puntualizza Minniti – ci sono delle regole internazionali. Quando sono arrivato io ci volevano due anni mediamente, poi a un certo punto è arrivato uno che ha fatto un decreto che ha tolto un grado di giudizio. Quel decreto si chiama guarda caso Minniti”.
E arriva il colpo da ko finale: “Essendo queste norme in vigore da almeno 20 anni perchè non le avete mai cambiate?”.
Anche oggi sono riusciti a far fare bella figura a Minniti: complimenti al cuoco.

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DI MAIO CAPO POLITICO CON I VOTI DI SUA SORELLA: HA VOTATO SOLO IL 26,7% DEGLI AVENTI DIRITTO, PER IL FUORICORSO APPENA IL 22,07%

Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

DI FRONTE AD APPENA 30.936 VOTI SU 140.000 LA PRIMA COSA CHE DOVREBBE FARE E’ TORNARSENE A FINIRE L’UNIVERSITA’ (SE GLI RIESCE)

A sorpresa, sorpresissima, sorpresissima sorpresa, il MoVimento 5 Stelle annuncia che Luigi Di Maio ha vinto la durissima competizione all’ultimo sangue per il posto di candidato premier e capo del movimento politico M5S.
Accompagnato da una musica da “suspense”, Beppe Grillo ha proclamato Luigi Di Maio candidato premier del Movimento 5 stelle.
Ma la vera sorpresa sta nei numeri, su 140.000 aventi diritto come “militanti”, i votanti sono stati appena 37.442, la miseria del 26.7%.
Tre su quattro non sono neanche andati a votare.
Non solo:   Di Maio ne ha presi appena 30.936.
Il totale degli iscritti del M5S a Rousseau è 140.150, quindi Di Maio è diventato capo politico del nulla con il 22,06% dei consensi, quasi quattro grillini si cinque non lo vogliono.
Al secondo posto nelle primarie online c’è la senatrice Elena Fattori con 3.596 voti. Per i restanti sei candidati — Vincenzo Cicchetti, Andrea Davide Frallicciardi, Gianmarco Novi, Marco Zordan, Nadia Piseddu e Domenico Ispirato — solo poche centinaia di voti.
Ispirato prende 102 voti, Frallicciardi 268, Cicchetti 274, Zordan 373, Novi 543 preferenze e Piseddu 1410 voti.
“Da domani il capo politico del M5S non avrà  più il mio indirizzo, tutte le denunce arriveranno a te”, ha detto invece Beppe Grillo, scherzando ma non troppo, visto che rischia di dover pagare fior di quattrini con tutte le sconfitte giudiziarie che sta raccogliendo in tribunale dove non ne azzecca una.
Ora Di Maio potrà  far perdere il M5S in Sicilia dove Cancelleri, da quando gira con lui, è passato dal 40% al 29%, favorendo l’armata Brancaleone di Musumeci.
Come a Genova: si crea il casino (Cassimatis e/o Giulivi) al momento giusto e si favorisce il centrodestra, come sempre.
D’altronde il gioco di Grillo, Casaleggio e Di Maio è quello da tempo, anche se ci sono sempre i pirla che fingono di non capire.

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RIMINI, SOLO STAND DEL PARTITO AZIENDA, ADDIO BATTAGLIE PER L’ACQUA PUBBLICA, CONTRO IL RISCALDAMENTO GLOBALE E I NO TAV

Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

QUELLO CHE ORMAI CONTA E’ SOLO IL POTERE, COME A SINISTRA E A DESTRA… E CI SONO PERSINO I BODYGUARD INTORNO A DI MAIO: “AOH, MA CHE SE CREDE D’ESSE, BRUCE SPRINGSTEEN?”

Anche il fumo delle salsicce arrosto, appeni entri a destra, è meno biologico di prima. Più normale. Come il profumo, o semplicemente, la voglia di governo.
“Ci siamo” è la scritta sulle magliette più vendute. “Ci siamo” è lo slogan dietro l’imponente palco.
In questa kermesse dell’incoronazione di Luigi Di Maio, nulla è più come prima, incasinato e con la fantasia dell’opposizione.
“Questi ragazzi studiano, siamo pronti. Ora o mai più” dice la ragazza del sud. Annuisce Marcello, di Cecina: “Io votavo Pannella perchè avevo fiutato già  trent’anni fa l’inciucio Coop bianche-Coop rosse. Ora i Cinque stelle sono l’unica strada”. “Governo”, “dobbiamo andare al governo”: la spianata del grande raduno è piena di gente, cinquemila già  sotto la canicola di Mezzogiorno, ansiosi per l’appuntamento con la storia, del tutto indifferenti rispetto alle beghe interne:
“Ma dai — dice Diego da Torino — sono tutte cose costruite ad arte anche da alcuni giornali per seminare zizzania. Ma la via è segnata”.
I big, fino al tardo pomeriggio, restano in albergo, un pauperistico tre stelle, circondato da una selva di suv e di bodyguard che allontanano i fotografi: “Aho, ma ‘sto Di Maio me pare Bruce Springsteen”, dice il disincantato fotografo romano, dopo ore sotto il sole per uno scatto.
Il predestinato gioca con l’attesa, ma non è il solo, in questa vicenda in cui l’alternativa è un po’ nella coreografia, ma la sostanza è la politica normale.
Roberto Fico, novello Amleto senza tanto pathos, quello del “mi candido o non mi candido”, poi “parlo o non parlo”: alle ore 17,30, quando arriva, il dilemma non è ancora sciolto in questo caso di dissenso taciturno, valorizzato da titoli a nove colonne come neanche Pietro Ingrao all’undicesimo congresso.
Il motivo lo spiega Nicola Morra, altro “ortodosso”, ai microfoni di Rainews: “C’è un tentativo di mediazione in corso. Vedremo come andrà , altrimenti ognuno tirerà  le sue conseguenze”. Nel backstage il vicepresidente della Vigilanza Rai è stato visto parlare fitto fitto con Casaleggio.
A colpo d’occhio nella distesa a due passi dalla Fiera d Rimini, l’azienda domina il partito, o meglio un movimento che somiglia poco a se stesso.
L’azienda è Rousseau, presente ovunque. E si vede.
“Info point Rousseau”, “Villaggio Rousseau”, “Merchandising Rousseau”. Gli stand del partito azienda hanno preso il posto dei rumorosi stand di una volta: quelli contro il riscaldamento globale, per l’acqua pubblica, e no-tav.
Per vedere una bandiera contro l’alta velocità  occorre andare nello spazio degli amministratori piemontesi. Poca roba.
La tensione e la sostanza politica di questa investitura annunciata si consumano dietro le quinte, lontano dall’odore delle salsicce arrosto, un po’ sagra, un po’ festa dell’Unità  di una volta. Popolo, insomma. E riguarda, in definitiva, le “poltrone”.
Perchè l’investitura di Di Maio a capo-politico, amministratore delegato di una azienda “normale”, significa liste elettorali. Potere sui posti e sui seggi. I più attenti hanno già  notato come in parecchi si siano riallineati, in modo prudente, da Paola Taverna a Roberta Lombardi, possibile candidata alla regione Lazio.
Eccola questa kermesse.
Lo sforzo di sembrare quelli di sempre, non essendolo più, nell’attesa di quel che sarà  (e nel sogno del governo) e nella consapevolezza di ciò che è stato e di ciò che è. Nell’opuscolo distribuito sui risultati delle varie amministrazioni a Cinque Stelle, vengono lodati i risultati sui rifiuti e sulla raccolta differenziata su Bagheria, evidentemente stampato prima che il sindaco fosse costretto all’obbligo di firma, proprio su un’inchiesta, ironia della sorte, che riguarda gli appalti sui rifiuti.
Alle 17,30 arriva Virginia Raggi. Un anno fa attraversò gli stand a ritmo di danza, con la musica a tutto volume.
Un ballo forse inconsapevole, ma anche sfacciato, sicuro. Dodici mesi e dodici assessori dopo, a Rimini il codazzo non c’è più, e con esso la sicurezza, la sfacciataggine.
Ma anche la creatività , le idee, la politica che si riduce all’attesa di un vincitore annunciato.

(da “Huffingtonpost”)

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GIORNALISTI CIRCONDATI E INSULTATI : A RIMINI VA IN ONDA LA DEMOCRAZIA DIRETTA

Settembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile

URLA E INSULTI ALL’INVIATA DI RAINEWS ENRICA AGOSTINI, INTIMIDITO ANCHE L’ORTODOSSO MORRA… I FUTURI ALLEATI SOVRANISTI FANNO SCUOLA

Al Villaggio Rousseau durante la kermesse del Movimento 5 stelle a Rimini un folto gruppo di attivisti ha circondato e pesantemente contestato una troupe di RaiNews. “Vai via”, hanno urlato con rabbia più volte alcuni militanti, cercando di interrompere il lavoro della troupe.
È stato necessario l’intervento della sicurezza, raggiunta poi dalla polizia, per calmare gli animi.
Enrica Agostini stava intervistando l’ortodosso Nicola Morra, a sua volta contestato, ed è stata interrotta con urla e insulti da parte di un gruppo di attivisti del Movimento davanti il villaggio Rousseau.
Sul luogo è anche arrivata la polizia quando ormai il momento critico era passato.
Il senatore Morra, esponente dell’ala “ortodossa” che non ha apprezzato la svolta leaderistica che attribuisce al candidato premier il ruolo di “capo politico” del M5S, ha trovato un contestatore mentre si apprestava a concedere una intervista a Rainews24.
“Siamo una comunità  e Di Maio sarà  solo un primus inter pares”, gli ha detto il contestatore, che non ha gradito le posizioni espresse nei giorni scorsi dal parlamentare.
La contestazione si è allargata anche alla giornalista di Rainews che stava tentando di intervistarlo, al punto che Morra a un certo punto è stato convinto da alcuni attivisti ad allontanarsi, prima di tornare sui suoi passi.
Morra ha poi spiegato che “non è scritto da nessuna parte” che Di Maio sia solo un “primus inter pares”. E “se cambia ce lo dovranno dire, vedremo cosa diranno da qui a domani. È in corso un tentativo di conciliazione, poi ne trarremo le conseguenze”.

(da “NexrQuotidiano”)

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