Destra di Popolo.net

DAI GESUITI ALL’UNICEF: CHI E’ L’UOMO CHE STA DIETRO L’ASCESA DI DI MAIO

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

VINCENZO SPADAFORA, 41 ANNI: I RAPPORTI CON GLI ALTI PRELATI E LA SANTA SEDE

«Sono privo di laurea da esibire e non ho un lavoro stabile» ha rivelato ne «La terza Italia», il suo libro dedicato al volontariato.
Ma i punti di contatto tra Vincenzo Spadafora 43 anni e Luigi Di Maio, 31, non finiscono qui.
Il primo è nato ad Afragola, il secondo è cresciuto a Pomigliano d’Arco, distante appena 11 chilometri. Vincenzo è stato il primo garante per l’infanzia d’Italia e il più giovane presidente dell’Unicef.
Luigi è il più giovane vicepresidente nella storia della Camera dei deputati e anche il più giovane candidato premier in assoluto (ha battuto pure Matteo Renzi).
Insomma, sembrava scritto nel destino che i due dovessero incontrarsi e fare un pezzo di strada assieme.
Dall’aprile scorso Spadafora è diventato responsabile delle relazioni istituzionali di Di Maio. E adesso che dal palco di Rimini le web primarie a 5 Stelle hanno incoronato il «più democristiano tra i grillini», il nome di Vincenzo Spadafora torna a circolare come quello del suo scudiero più affidabile e potente. «Se vinceremo le elezioni, Luigino lo farà  ministro» giura qualche pentastellato in preda all’entusiasmo.
Ma chi è veramente Vincenzo Spadafora?
«Sono figlio della terra dei fuochi, i miei primi 18 anni di vita si sono consumati tra Afragola, Cardito e Frattamaggiore – si racconta lui – A Cardito mamma ci barricava in casa perchè la puzza dei roghi tossici rendeva l’aria irrespirabile».
Un bambino molto sensibile che a dieci anni vuole entrare in seminario a Frattamaggiore.
La precoce «chiamata» durerà  pochi giorni, poi il piccolo Vincenzo tornerà  agli affetti familiari. Ma la chiesa resta una presenza costante nella sua vita.
«C’è un prete importante – spiega – don Ottavio de Bertolis, gesuita, studioso poliglotta, è il mio padre spirituale».
Forse è proprio lui che gli fa maturare il desiderio di occuparsi degli altri, dei fanciulli bisognosi sparsi in ogni angolo della terra. A 21 anni, dopo il liceo classico e qualche momento di crisi personale, ritroviamo Vincenzo Spadafora missionario laico dell’Unicef.
«Mi aveva chiamato a Roma l’allora presidente Arnoldo Farina». Sono gli anni dei viaggi in Sierra Leone, Guinea Bissau e Ruanda. Ma anche quelli dell’impegno politico. P
rima come segretario particolare di Andrea Losco (Udeur) nel ’98 presidente della Regione Campania. Poi come verde con Alfonso Pecoraro Scanio.
Nel 2006 un riconoscimento importante: Francesco Rutelli, ministro per i Beni culturali lo mette a capo della sua segreteria. Vincenzo è un giovane brillante e preparato, con conoscenze che contano nel mondo dell’Unicef ma anche tra i gesuiti del Vaticano. Nel 2008 a fine giugno viene nominato presidente di Unicef-Italia.
Insomma, una carriera in rapidissima ascesa. Al governo c’è Silvio Berlusconi. Ma non importa.
Spadafora riesce a intessere eccellenti rapporti con Mara Carfagna, ministra per le Pari opportunità . Nel novembre 2011 viene istituita in Italia la figura del garante per l’infanzia.
Lui è lì, già  pronto per il nuovo e prestigioso incarico. «Sono una testa dura – scrive ancora nel suo libro – convinto che in certe situazioni siano le persone a fare la differenza».
Uno che non molla e che non ha mai nascosto il suo interesse per la politica che conta. Con qualche piccolissima disavventura: il nome di Spadafora finisce infatti nelle intercettazioni sulla cricca degli appalti romana (per carità , non è mai stato indagato). Solo che gli inquirenti annotano numerose conversazioni tra lui e Angelo Balducci, l’ex provveditore alle opere pubbliche del Lazio ed ex «gentiluomo» di Sua Santità  in Vaticano, finito nei guai con il costruttore Diego Anemone.
Il figlio di Balducci ottiene anche uno stage pagato all’Unicef. Poi tutto passa.
Nel 2010 il Pd indica Spadafora presidente delle Terme di Agnano e lui torna per un po’ a Napoli.
Ma gli ultimi anni lo vedono sempre più vicino al Movimento 5 Stelle e a Di Maio in particolare. Spadafora diventa l’uomo ombra del numero due della Camera. Lo accompagna all’Università  di Harvard; lo «scorta» a Londra nell’aprile 2016 nel «pranzo con i vertici della Trilateral» che provoca le proteste dei duri e puri del Movimento.
E ancora, in un altro viaggio strategico in Israele. Infine, gli apre le porte del Vaticano e lo presenta al clero che conta: Di Maio partecipa prima alla messa di Pasqua, poi al forum «Laudato sii» sull’ambiente.

(da “il Corriere della Sera”)

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M5S, OMBRA RICORSI SULLE PRIMARIE, BORRE’: “BUONE PROBABILITA’ DI INVALIDARLE”

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO BESTIA NERA DEI GRILLINI: “LE REGOLE CONFLIGGONO CON IL “NON STATUTO””

Luigi Di Maio è stato appena nominato candidato premier con quasi 31mila voti di attivisti sul web. Un’elezione funestata da problemi tecnici e tentativi di intrusione di hacker, caratterizzata da una scarsa affluenza (solo 37mila click complessivi su 140mila iscritti al blog di Beppe Grillo) che ora rischia anche di essere invalidata.
Ad adombrare questa possibilità  è l’avvocato Lorenzo Borrè, bestia nera dei 5 Stelle, legale della maggior parte dei dissidenti e dei fuoriusciti che hanno fatto causa al M5S nel corso degli ultimi mesi.
È stato lui, ex attivista deluso, a incassare la vittoria nel ricorso sulle Regionarie siciliane che sta mettendo in difficoltà  il candidato governatore Giancarlo Cancelleri. Ed è stato sempre lui a seguire il caso di Marika Cassimatis a Genova e a ottenere la riammissione al Movimento di 23 iscritti che erano stati espulsi a Roma e a Napoli.
Intervistato a Un giorno da pecora, su Radio 1, ha spiegato che le primarie che hanno incoronato sabato a Rimini Di Maio candidato premier e “capo politico” del M5S potrebbero essere invalidate: “In primo luogo perchè ogni volta vengono promulgate nuove regole che confliggono con quello che dice lo statuto, il quale prevede che per partecipare alle primarie sia necessario non avere condanne penali e credere nel movimento. L’ultima volta è stata introdotto, implicitamente, il concetto di casta”.
Ma l’altro elemento riguarda i casi di esclusione alla corsa per la premiership: “Due espulsi si sarebbero voluti candidare ma al momento non vogliono pubblicità  e quindi non faccio i nomi”.
Secondo Borrè “ci sono le stesse possibilità  di invalidare le primarie che c’erano per invalidare le Regionarie in Sicilia. Ci sono buone probabilità , sono sicuro”, afferma Borrè.
Un elemento di preoccupazione che si aggiunge alle tensioni interne che hanno caratterizzato le ultime settimane. E che non sembra si siano placate.
Fonti vicine a Davide Casaleggio hanno spiegato all’Ansa che non è previsto “alcun mini-direttorio” che affianchi Di Maio. Non ci sarà , dunque, una sorta di riedizione del gruppo (sciolto un anno fa dopo i pasticci della giunta romana) che ‘reggeva’ il Movimento. “Programma, programma, programma, dobbiamo seguire quello, non ci serve il mini-direttorio”, spiega in Transatlantico Danilo Toninelli.
Un messaggio all’ala cosiddetta ‘ortodossa’ contraria (seppur silente) alla formula che assegna al candidato premier anche il ruolo di capo politico del M5S. “Dev’essere un esecutore del programma”, insiste il deputato Luigi Gallo, vicino alle posizioni di Roberto Fico, il punto di riferimento degli ‘ortodossi’.

(da agenzie)

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IL ROSATELLUM BIS FA VINCERE RENZI E BERLUSCONI

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

LO STUDIO-SIMULAZIONE DI FORNARO: PENALIZZATI   QUELLI CHE VANNO DA SOLI

Se sarà  approvato il cosiddetto Rosatellum 2 (il sistema elettorale 1/3 maggioritario e 2/3 proporzionale), l’unico scenario futuro sarà  la grande coalizione.
Un trappolone meraviglioso, dove la somma dei numeri di Renzi, Berlusconi e Alfano potrebbe garantire la maggioranza assoluta (seppure risicata) sia alla Camera che al Senato.
E a confermarlo oggi è Tommaso Rodano sul Fatto, che pubblica un modello frutto del lavoro di Federico Fornaro, senatore bersaniano di MDP, esperto di sistemi elettorali e di analisi statistiche.
I “voti” sono calcolati sulla media dei sondaggi dei principali istituti.
Le cifre, ripetiamo, vanno prese con le molle, anche perchè questo sistema elettorale aggiunge ulteriori difficoltà  di calcolo (e conseguente approssimazione nei risultati): sia perchè non si conosce ancora l’esatta delimitazione dei collegi, che sarà  delegata al governo, sia perchè i risultati dipenderanno anche dalla capacità  attrattiva dei singoli candidati, sia perchè le alleanze andranno definite nel dettaglio (nel Rosatellum bis le soglie di sbarramento sono al 3% ma contribuisce alle fortune della coalizione anche chi prende solo l’1, sono incentivate quindi “liste civetta”).
La simulazione è costruita su questa base di sondaggi medi: Pd 27,8%, M5S 27,7%, Lega 14,8%, Forza Italia 13,4%, Fratelli d’Italia 4,7%, Lista Sinistra (Mdp + Pisapia + Civati e Si) 5,0%, Alternativa Popolare 3,0%.
All’interno delle coalizioni, i seggi uninominali attribuiti ai singoli partiti sono stati calcolati regione per regione, sulla base di tendenze territoriali consolidate.
Il risultato è il seguente: il centrodestra — Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia — otterrebbe 249 seggi alla Camera e 115 al Senato.
Il centrosinistra — Pd, Alternativa Popolare di Alfano e alleati minori come Svp —ne otterrebbe 207 alla Camera e 109 al Senato. Nessuna delle due coalizioni si avvicinerebbe alla maggioranza nei due rami del Parlamento.
Con questi numeri l’unica ipotesi possibile il giorno dopo le elezioni è la “fuga”di Forza Italia dal centrodestra per formare una coalizione con Pd e Ap.
Renzi, Alfano e Berlusconi avrebbero una dote di 319 seggi alla Camera (la maggioranza assoluta è 316) e 166 al Senato (maggioranza assoluta 158).
Insomma, con questi numeri Forza Italia e Partito Democratico sfrutterebbero i voti di Lega e FdI per la coalizione elettorale per poi portarne avanti un’altra in Parlamento. Penalizzati quelli che vanno da soli, ovvero M5S e sinistra.

(da “NextQuotidiano”)

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D’ALEMA: “IL ROSATELLUM E’ INDECENTE E ABERRANTE”

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

L’EX PREMIER NON ESCLUDE UNA SUA CANDIDATURA ALLE PROSSIME POLITICHE

Massimo D’Alema, in un’intervista a tutto campo sul Corriere della sera, boccia senza mezzi termini la proposta di riforma elettorale che si discuterà  a breve in Parlamento, il cosiddetto Rosatellum
“Quella legge è un’indecenza assoluta: forse il punto più basso della legislatura. Spero venga spazzata via. Ha aspetti aberranti, a mio giudizio palesemente incostituzionali, con il rischio che la Consulta bocci la terza legge elettorale di fila. Ed è incredibile che a proporre una legge fondata sulle coalizioni sia il Pd: un partito che non è in grado di formare coalizioni.
Alla domanda su che legge elettorale preferisca, D’Alema risponde:
“Noi abbiamo sempre proposto la legge Mattarella. Ma, se non è possibile, è inutile fare pasticci, tanto vale votare con una legge proporzionale – sbarramento, collegi piccoli, voto di preferenza – che restituisca il quadro reale del Paese. Non sono un fan delle preferenze, però la nomina dei parlamentari da parte dei partiti è intollerabile.”
L’ex premier dice no a un’eventuale alleanza con il Pd:
“Non mi pare ci siano le condizioni per andare alle elezioni insieme. C’è distanza sul programma e nel giudizio su quel che è accaduto in questi anni. Nessuno capirebbe un accordo in queste condizioni e gli elettori non ci seguirebbero. Presentarsi uniti nei collegi potrebbe essere un disastro.”
E su Renzi:
“Renzi è in difficoltà  e a me piace prendermela con i potenti, non con chi è in difficoltà . Feci così anche con Craxi. Dalla parte di Berlinguer sono stato ferocemente anticraxiano; ma quando è cominciata la disgrazia di Craxi sono stato generoso con lui.”
D’Alema non esclude poi un suo eventuale ritorno all’impegno politico:
“Sono uno dei pochi che dal Parlamento è uscito di propria iniziativa. Non potrei però non prendere in considerazione una richiesta se venisse dai cittadini di dare una mano a una campagna elettorale attraverso la mia candidatura.”

(da “Huffingtonpost“)

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DI BATTISTA PENSA DI NON RICANDIDARSI: “VOGLIO TORNARE A SCRIVERE”

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

CINQUE ANNI DA “BATTITORE LIBERO” PER POI SUBENTRARE A DI MAIO COME LEADER

Alessandro Di Battista, uno dei deputati più celebri del MoVimento 5 stelle, medita di non candidarsi per un secondo mandato alla Camera dei deputati. Lo riporta un articolo pubblicato sul quotidiano la Stampa.
“Ragazzi non so se mi candiderò di nuovo a questo giro. Ho voglia di fare tante altre cose. Ho voglia di tornare a scrivere”.
La nuova vita di Alessandro Di Battista potrebbe ricominciare da un figlio, Andrea, e da un nuovo libro. Fuori dal parlamento, dai rituali lenti di commissioni, aule, regolamenti
Intanto a metà  novembre uscirà  il suo secondo libro.
Sarà  un memoir sulla paternità , un’esperienza personale a cui annodare una riflessione politica e sociale.
Durante il suo videomessaggio a Italia 5 stelle a Rimini, molti hanno strabuzzato gli occhi quando il deputato ha detto: “È giusto non candidarsi, non è il mio ruolo. Mi sento un libero battitore. Ognuno ha il suo ruolo. Voglio essere totalmente libero di portare avantile battaglie in cui credo”
Sul futuro di Di Battista i deputati romani che lo conoscono da più tempo sono pronti a scommettere che alla fine non ci sarà  nella prossima legislatura.
E non è solo questione di fare il papà .
Di Battista ha ricevuto diverse offerte editoriali che gli garantirebbero un reddito. “Farò politica, a modo mio” dice, ben consapevole, che tra cinque anni, quando Di Maio avrà  finito i suoi due mandati, e a lui ne rimarrà  ancora uno, il desiderio di tutti lo porterà  ai vertici del M5S per acclamazione.

(da “Huffingtonpost”)

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IL TRENO DI RENZI COSTA 400.000 EURO ANCHE SE IL PD E’ IN ROSSO

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

IL PARTITO HA UN BUCO DA 9,5 MILIONI DI EURO E 184 DIPENDENTI IN CASSA INTEGRAZIONE

Il Partito democratico ha i conti in rosso, ma il treno di Matteo Renzi che vuole toccare tutte le province italiane costa 400mila euro. Lo riporta un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano.
In pieno stile renziano, pure stavolta si fa tutto all’ultimo momento. Oltre ai problemi organizzativi e strategici, la prima questione da affrontare sono i soldi, visto che il Pd ha 184 dipendenti in cassa integrazione e un bilancio in rosso di 9,5 milioni di euro, buco lasciato dalla campagna per il Sì al refernedum costituzionale di dicembre.
Ma come sarà  il treno di Renzi?
Per adesso, si sa che il treno (arrivato a Roma nei giorni scorsi) sarà  composto da 5 vagoni, tra cui uno adibito a sala stampa e uno come sala riunioni. E che non si tratterà  di carrozze speciali, ma di quelle di un intercity appositamente riadattate per utilizzi charter.
Il Pd lo prenderà  in affitto da Trenitalia a prezzo di mercato. E dunque, per il calcolo dei costi complessivi il riferimento è proprio il listino della società . Per il quale il costo dell’affitto varia tra i 20 e i 44 euro a chilometro e dipende da una serie di parametri che concorrono a determinare il valore complessivo tra cui ad esempio: la tipologia di materiale rotabile, l’infrastruttura utilizzata (rete Alta velocità  o convenzionale), la qualità  dei servizi richiesti a bordo e in stazione, il numero di persone impiegato (…) Facendo un conto a spanne su una percorrenza media di 150 chilometri al giorno – a un prezzo intermedio (facciamo per comodità  33 euro a chilometro) per i 45 giorni del tour (durata minima ma potrebbe arrivare a 2 mesi) – si parte da poco meno di 250mila euro, prezzo che può lievitare facilmente se i chilometri percorsi e i giorni del tour aumentano (…) E i costi aumentano e possono arrivare facilmente a 400mila euro o anche più su.

(da “NextQuotidiano”)

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“IL SINDACO DI SEREGNO SCELTO DAI BOSS”: E IL POLITICO “ZERBINO” SVIENE ALL’ARRESTO

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI CENTRODESTRA DEI PROCLAMI PER LA LEGALITA’ DIVENTATO “ZERBINO” PER FAVORIRE I BOSS DELLA ‘NDRANGHETA

Antonino Lugarà , imprenditore immobiliare di 64 anni, calabrese di Melito Porto Salvo, «capitale sociale» della ‘ndrangheta brianzola, già  scampato a un attentato di rivali armati di kalashnikov contro la macchina blindata (sceso, aveva risposto con le pistole), era il «dominus» di Seregno e poteva comandare senza avere certezze.
«Non sapevo chi c… mettere» confidava al telefono, a elezioni avvenute nel giugno 2015. Voleva un uomo nel nuovo consiglio comunale e non aveva un nome pronto. Nessun problema.
Aveva obbligato a candidarsi l’impresentabile Stefano Gatti, suo prestanome in cinque società  e privo d’una qualsiasi competenza. Gatti era stato eletto. Ma non bastava.
Quel Gatti andava premiato con la presidenza di una commissione. «C… ne so, può andar bene la cultura?» domandava a Lugarà  l’avvocato civilista Edoardo Mazza. Lugarà , ovvero il «sindaco dell’anti-Stato»; e Mazza, il vero sindaco di questo comune di 45 mila abitanti tra i più produttivi del Nord Milano.
Classe ’77, sconosciuto fino a ieri (è ai domiciliari, quando sono arrivati i carabinieri è svenuto per la paura), Mazza s’era pubblicamente fatto notare per una foto dopo lo stupro di Rimini con le forbici in mano e per i proclami da difensore della legalità : «La mafia si combatte con i fatti».
Poi, nella realtà , come rilevato e scritto dagli inquirenti, Mazza era «lo zerbino», il «lacchè», era l’esecutore d’ogni ordine di Lugarà  al quale permetteva d’entrare in Comune come fosse casa sua, sedersi nelle salette degli uffici, spazientirsi se la persona convocata tardava a venire.
L’inchiesta ha azzerato il municipio di Seregno e ha evidenziato l’assoluta convinzione di impunità : rimarranno imperiture le abitudini di un tecnico, in seguito suicida, che accoglieva in Comune prostitute dell’Est Europa.
Si potrebbe parlare per ore del resto della cricca, il vicesindaco Giacinto Mariani e il dirigente delle Politiche sociali Carlo Santambrogio, il geometra Antonella Cazorzi e l’assessore alla Protezione civile Gianfranco Ciafrone, tutti indagati, tutti che vedevano e tacevano, se lo facevano piacere e ne approfittavano.
Non dimenticando Giuseppe Carello, pubblico ufficiale traditore della Procura di Monza e fornitore di segreti.
Ma alla fine, a monte del «sistema», c’era sempre Mazza.
In cambio del sostegno elettorale («Ogni promessa è debito»), con stravolgimenti delle norme Lugarà  aveva ottenuto la concessione di un’area per costruire un supermercato. Il sindaco s’inchinava e perdeva in adulazioni verso l’imprenditore: «Io e te siamo la stessa cosa».
Ignorava, anzi fingeva d’ignorare, che tanto non era lui a scegliere.
Il 22 giugno 2015 s’erano incontrati al bar Mimo’s di Seregno, fresco di nuova giunta. La conversazione, ascoltata dai carabinieri, evidenziò con due frasi chi fosse al guinzaglio. Lugarà : «Abbiamo vinto». Mazza: «Bravo».

(da “Il Corriere della Sera”)

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SALVINI E LA MELONI DIFENDONO LA “FAMIGLIA TRADIZIONALE” POI OSANNANO ALICE WEIDEL, LEADER DEI NEONAZISTI TEDESCHI

Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile

LESBICA, SPOSATA CON UNA IMMIGRATA CINGALESE CON CUI HA ADOTTATO DUE BAMBINI, UNA CARRIERA NELLA GOLDMAN SACHS… IL PARTITO E’ CONTRO L’OMOSESSUALITA’ NELLE SCUOLE TEDESCHE, TANTO LEI VIVE IN SVIZZERA DOVE HA FATTO LAVORARE IN NERO UNA RICHIEDENTE ASILO SIRIANA : UNA CAMPIONESSA DI COERENZA

Premettiamo un semplice concetto: l’unica cosa “normale” che riconosciamo ad Alice Weidel, leader del partito razzista Afd, è il fatto che sia lesbica, che viva con una compagna e che abbia adottato due bambini.
Chi ci segue sa che non useremmo mai le “differenze di genere” per crocifiggere una persona, uomo o donna che sia, a differenza di quella fogna omofoba e razzista che in Italia in queste ore sbrodola per il modesto risultato (12,6%) raggiunto da Afd in Germania e per la sua leader.
Modesto non lo diciamo solo noi, lo dice anche l’ex presidente Frauke Petry sostenendo che, se avesse emarginato i neonazisti, il partito avrebbe potuto raccogliere il 20% evitando di spaventare l’elettorato.
Ma in Italia è normale che un partito che non ha mai superato il 14% consideri una vittoria arrivare al 12,6%: è la tipica reazione degli scopiazzatori sfigati, incapaci di elaborare idee proprie, nulla di che.
Ma è divertente capire come i cultori della “famiglia tradizionale” (rappresentata da un padagno che ha avuto un figlio dalla prima moglie, uno dalla seconda compagna e ora sta con una terza), i difensori dei valori dalla “contaminazione gender” che si sono inventati, i fustigatori della degenerazione omosessuale, i combattenti contro i poteri forti, si trovino costretti a incensare una “campionessa di coerenza” come Alice Weidel, leader di Afd.
Ma vediamo meglio chi è il nuovo mito dei sovranisti italiani.
Lesbica, unita civilmente con una immigrata di origini cingalesi, ora cittadina svizzera,   con cui ha adottato due bambini, è leader in un partito contrario alle adozioni da parte delle coppie omosessuali.
La biografia privata di Alice Weidel racconta perfettamente delle contraddizioni e le ipocrisie interne dei movimenti xenofobi europei. La stessa Weidel ha sempre cercato, se non di nascondere, di tenere ben lontana la sua vita privata dai riflettori della politica.
Probabilmente, se avesse potuto, Weidel avrebbe continuato così.
Studi economici alle spalle, una carriera tra Allianz e Goldman Sachs, Weidel ha vissuto anche molti anni in Cina, al servizio della finanza internazionale e di quei “poteri forti” che Afd ora (in teoria) dice di voler combattere.
Salvo in alcune mail del 2013, riportate da Die Welt, apostrofare i politici al governo come “maiali” e “marionette al servizio delle potenze vincitrici“.
Ma Weidel non si fa mancare nulla: secondo il settimanale Die Zeit avrebbe fatto lavorare in nero nella sua casa in Svizzera una richiedente asilo siriana, quando il suo partito è fortemente contrario alla politica della Merkel sui migranti.
Una sorta di Giano bifronte, tutto e contrario di tutto.
Il programma elettorale del suo partito lamenta il declino della famiglia tradizionale e attacca da tempo lo spazio che nelle scuole tedesche viene dato all’omosessualità  e alle diversità  sessuali in genere.
Weidel ha già  spiegato che «a scuola i bambini devono studiare tedesco, matematica e scienze. Le tematiche Lgbt e quelle legate alla questione del genere sono adatte invece alle sole mura di casa” (borghesuccia piccola piccola)
Tanto i suoi figli vanno a scuola a Biel, in Svizzera, dove Weidel risiede con la compagna. Non nelle scuole tedesche, sai che gliene frega.
Alla prossima manifestazione per la famiglia tradizionale Salvini e la Meloni sanno chi possono portare in processione.
Risparmiateci almeno l’inchino davanti alla casa di qualche boss.

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I BACI DI GIORGIA MELONI BLOCCANO “L’INVASIONE ISLAMICA”

Settembre 26th, 2017 Riccardo Fucile

BACIARSI IN PUBBLICO CONTRO L’OSCURANTISMO: BASTA UNO FUORI DI TESTA E SCATTA LA LINGUA IN BOCCA DAVANTI A UNA MOSCHEA (PURE CHIUSA DA MESI)

Se non fosse che la protagonista e organizzatrice del flash mob (nel 2017?) a base di “baci e abbracci” a Giorgia Meloni si potrebbe dire “fate l’amore, non fate la guerra”.
Ma i patrioti di Fratelli d’Italia se potessero la guerra probabilmente ai musulmani che vengono qui e pensano di farla da padroni la farebbero anche domani.
A scatenare la reazione affettuosa della Meloni un’aggressione avvenuta ieri sera in Via San Vito nei pressi di un Centro Islamico in zona Esquilino a Roma
Ieri sera una coppia di fidanzati che stava passeggiando in Via San Vito, è stata aggredita da un ragazzo di 24 anni originario del Mali che si è avvicinato ai due urlando «Non potete baciarvi davanti alla moschea».
Dopo l’avvertimento il giovane ha spintonato la ragazza e preso a calci e pugni il suo fidanzato. L’aggressore è stato successivamente identificato e arrestato — dopo una breve colluttazione — dai Carabinieri.
Secondo quanto è si appreso si tratterebbe senza fissa dimora incensurato che nella giornata di domenica era sembrato “poco lucido e agitato”.
Sembra inoltre che gli inquirenti siano propensi ad escludere che si possa trattare di un soggetto radicalizzato.
Insomma, sarebbe un ragazzo senza tetto che “ha dato di matto”.
Questo non rende l’aggressione meno grave, ed infatti è stato arrestato.
Solo che ricondurre l’aggressione ad un movente “islamico” sembra esagerato. Anche perchè la mosche abusiva vicino alla quale la coppia di fidanzati è stata aggredita è stata chiusa a febbraio.
Il Centro di Via San Vito — poco più uno scantinato —   era la sede dell’associazione bengalese «Hil Ful Fuzul» (poco a che fare con il Mali quindi) è stato chiuso perchè non a norma (sono stare rilevate violazioni delle norme antincendio e di sicurezza) e soprattutto perchè al suo interno la Polizia Locale aveva scoperto che era stato allestito anche un asilo nido abusivo.
La “moschea abusiva” quindi al momento non sarebbe nemmeno una moschea e questo dà  forse meglio la misura di quanto poco c’entri l’Islam con l’aggressione di domenica notte.
Ma a Giorgia Meloni non la si fa, perchè ritiene che fra poco si arriverà  al punto in cui per non infastidire qualche musulmano e rischiare di essere aggrediti per strada saremo costretti a non poterci più baciare in pubblico (solo se siamo etero però…).
Dalla Meloni attendiamo però istruzioni più precise: è giusto baciarsi anche sul sagrato di una Chiesa cattolica o è disdicevole?
E se arriva un ultras cattolico che ci rimprovera come ci si deve comportare?
Che tipo di bacio è permesso?
Casto come tra fratelli (d’Italia) o anche lingua in bocca (come fanno loro con i leghisti) ?

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