Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
ROSI BINDI: “METODI MAFIOSI”… RAGGI: “FERMARE ESTREMISTI”…DI PILLO: “AGGRESSIONE SQUADRISTA”… DI STEFANO: “CON LUI NON CONDIVIDIAMO NULLA”… LOMBARDI: “VOTI CRIMINALI CI FANNO SCHIFO”
Dopo l’aggressione subita dall’inviato della trasmissione di Rai2 Nemo, Daniele
Piervincenzi e dal filmaker Edoardo Anselmi, sono numerose le reazioni di solidarietà verso le persone aggredite e di sdegno verso l’azione violenta portata avanti da Roberto Spada, fratello del boss Carmine.
Il presidente del Consiglio chiama Orfeo Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha sentito, a quanto si apprende da fonti di governo, nel pomeriggio il Direttore Generale della Rai Mario Orfeo e il giornalista della trasmissione Nemo Daniele Piervincenzi per esprimere la propria solidarietà per la brutale aggressione subita a Ostia da lui e dal filmmaker Edoardo Anselmi.
Bindi: “Metodi mafiosi intollerabili”
“L’aggressione alla troupe e al giornalista di RaiDue, ai quali esprimo solidarietà , è un episodio gravissimo e inquietante. Non è tollerabile intimidire con metodi mafiosi chi fa il proprio lavoro di informazione. A Ostia anche in vista del ballottaggio occorre garantire sicurezza a tutti i cittadini e sono certa che il ministro dell’Interno saprà assumere tutte le misure necessarie per evitare condizionamenti e assicurare il regolare svolgimento della competizione elettorale”.
Lo ha detto Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia. Raggi: fermeremo crimine
“Violenza clan Spada inaccettabile. Solidarietà a giornalista e film maker di Nemo Rai 2 aggrediti a Ostia. Fermeremo criminalità e estremismi a Roma”. Lo scrive la sindaca di Roma Virginia Raggi sul suo profilo Twitter in merito all’aggressione alla troupe del programma di Rai 2 da parte di un componente della famiglia Spada a Ostia. Picca: solidarietà a aggrediti
”Apprendiamo che una troupe televisiva del programma Nemo, Rai2, è stata aggredita durante le riprese di un servizio televisivo sulle elezioni ad Ostia. Esprimo pertanto sia a livello personale che come candidata del centrodestra alla presidenza del Municipio X solidarietà e vicinanza ai giornalisti Daniele Piervincenzi e Edoardo Anselmi vittime dell’aggressione”.
Lo dichiara in una nota Monica Picca, candidato del centrodestra alla presidenza del Municipio X di Roma.
“Ritengo che qualunque episodio o fatto di violenza debba essere condannato con forza – aggiunge – Al primo punto della nostra agenda di governo, per amministrare il Municipio X, vi sono sicurezza e legalità e se sarò presidente di questo territorio mi batterò affinchè vengano ripristinate”.
Di Pillo: aggressione squadrista
Esprimo la mia piena solidarietà alla troupe della Rai, vittima di un’aggressione squadrista da parte di un membro del clan Spada. Roberto Spada lo stesso che ha dato appoggio, nel quasi totale silenzio degli altri partiti, all’estrema destra di Casapound, verso la quale Meloni, Picca e compagnia bella, anche oggi strizzano l’occhiolino. Noi, invece, abbiamo sin da subito condannato i rapporti, gli appoggi, le ambiguità e i silenzi verso determinate zone grigie, e abbiamo sempre condannato gli atteggiamenti violenti, di certi esponenti di estrema destra, che nulla hanno a che vedere con la convivenza civile e le regole della democrazia”.
Lo ha dichiarato Giuliana Di Pillo, candidata alla Presidenza del X Municipio per il Movimento 5 Stelle.
Di Stefano: violenza deprecabile
“Ci vuole poco a fare chiarezza. Roberto Spada non è un esponente di CasaPound. Con lui non condividiamo nulla, se non una sua presenza ad una festa per bambini in piazza 18 mesi fa. Non rispondiamo certo delle sue azioni e la violenza è sempre deprecabile”.
Lo scrive su twitter il vicepresidente di Casapound Simone Di Stefano.
Lombardi: voti criminali ci fanno schifo
“Oggi ho visto un video scioccante: un giornalista della trasmissione Nemo di Rai 2 stato brutalmente aggredito dal fratello del boss Spada di Ostia. Un tale Roberto Spada che nel 2016 qualcuno, tra i partiti, provò ad associare alla nostra immagine per delegittimarci e che noi ovviamente abbiamo sempre fermamente respinto”.
Così su Facebook la candidata M5s alla presidenza della Regione Lazio Roberta Lombardi. “Lo pensammo allora e lo pensiamo ancora oggi – aggiunge – i voti dei criminali, dei mafiosi e dei clan come gli Spada nel X municipio ci fanno schifo. La mia più sentita vicinanza e solidarietà al giornalista Daniele Piervincenzi e il mio personale grazie alla trasmissione Nemo per aver evidenziato la violenza e l’arroganza di cui sono capaci certi soggetti. Mi auguro che l’aggressore non resti impunito. Ostia è di più e merita di più – conclude Lombardi – Ancora un abbraccio a Daniele”.
(da agenzie)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
DI MAIO SCAPPA DA RENZI E PURE DALL’INVIATO DELLE IENE… NIENTE PAURA, ARRIVANO I MAZZIERI GRILLINI DEL WEB…. MA IL GIORNALISTA SI DIVERTE A PRENDERLI IN GIRO
Ieri le Iene hanno mandato in onda un servizio in cui Antonino Monteleone ha tentato di intervistare Luigi Di Maio.
Il candidato premier del M5S ieri in teoria avrebbe dovuto essere in studio a Di Martedì ma ha preferito annullare il confronto con Renzi.
Secondo Di Maio Matteo Renzi non è più il leader del PD e lui si vuole confrontare solo con il futuro candidato premier del Partito Democratico. Alle Iene, così come a molti italiani, non è andato giù il fatto che Di Maio — dopo essersi scelto, il giorno, l’ora e il programma dove avrebbe dovuto andare in scena il confronto — si sia ritirato all’ultimo.
C’è senza dubbio molta tattica dietro la scelta di Di Maio, ma è innegabile che per molti il pentastellato abbia fatto solo una figuraccia.
Del resto cosa avrebbero detto i 5 Stelle a parti invertite? Sicuramente avrebbero coniato un nuovo divertentissimo nomignolo per Renzi.
Molto probabilmente il video di Renzi che dice che non vuole andare in televisione sarebbe finito direttamente su La Cosa e trasmesso su tutte le pagine Facebook pentastellate.
«Non è che niente niente s’è cagato sotto Di Maio?» si chiede Monteleone prima di approcciare il vicepresidente della Camera e regalargli un paio di guantoni da Boxe.
Lo scopo di Monteleone è quello di quasi tutti gli inviati delle Iene: far irritare l’intervistato in modo da avere una bella reazione stizzita da mandare in onda.
Obiettivo raggiunto perchè Di Maio non ci pensa due volte e risponde con frasi come “una volta eri un giornalista serio” oppure “ma tu sei passato alle Iene? Prima facevi il giornalista” per finire con un “guarda come ti sei ridotto Antonino”.
Insomma Di Maio non aveva alcuna voglia di rispondere alle provocazioni delle Iene ma ha tentato di stare al gioco senza riuscire a trattenersi dall’offendere il giornalista delle Iene
I troll del M5S all’opera contro il giornalista “servo”
A quanto pare però i simpatizzanti del MoVimento 5 Stelle non hanno capito bene il senso del servizio di Monteleone e si sono precipitati sul suo profilo per dirgli le stesse cose che gli aveva detto Di Maio. Ovvero che una volta Monteleone “era un giornalista serio” oppure “come sei messo, non è che stai passando un momentaccio?”.
E deve essere davvero sagace andare da uno sconosciuto a difendere il proprio idolo dicendogli le stesse cose che si è già sentito dire in diretta da Di Maio.
Tanto più che se Monteleone non ha “sbroccato” con Di Maio difficilmente lo farà con qualche fan agguerrito. C’è però qualcuno che prova a far notare che “come sei finito” detto da Di Maio (e dai suoi) è un’accusa stupida e gratuita.
La massa dei commentatori però continua a battere sul tasto “aspettiamo che torni a fare cose più serie”. Evidentemente l’onestà andrà anche di moda ma la fantasia non è ancora al potere e tutti amano ripetere il Verbo.
Non mancano i benaltristi, quello che vanno da Monteleone a spiegargli che avrebbe fatto meglio ad occuparsi di Musumeci e dei “970.000 voti ricevuti dagli incandidabili” (proprio non c’è nessuno di onesto negli altri partiti?) invece che rompere le scatole a Di Maio.
Ma dietro l’angolo c’è sempre il genio — che sostiene di conoscere personalmente Antonino Monteleone — che ha già capito tutto.
Cairo (patron de La 7 dove Monteleone ha lavorato) lo ha scaricato a Berlusconi e lui ha trovato “il suo lavoro ideale al servizio del p…… di Arcore” (psiconano? puttaniere? paradigma? personaggione?). Che poi lo sanno tutti che tra Berlusconi e Renzi non c’è differenza. L’unico che si salva appunto è Di Maio.
Ma evidentemente i pentastellati questa volta hanno sbagliato bersaglio, perchè Monteleone ha tutta l’intenzione di gustarsi gli insulti, magari con una bella peroni ghiacciata.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
DOVEVANO VINCERE E HANNO PERSO … NON SOLO, IN SICILIA DAL 33,6% DELLE POLITICHE 2013 SONO SCESI AL 26,7% DELLE REGIONALI 2017, IN LINEA CON IL 26,3% DELLE EUROPEE 2014
«Settecentoventiduemilaecinquecentocinquantacinque. Mi viene pure difficile
pronunciarlo senza emozionarmi, senza pensare a cosa veramente significhi questo numero».
Così Giancarlo Cancelleri ha deciso di commentare il risultato delle regionali siciliane.
Ovvero: avrà anche vinto Musumeci e la sua lista di impresentabili ma il MoVimento 5 Stelle è il primo partito in Sicilia.
Il M5S però ha preso circa duecentomila voti in meno di quelli conquistati da Cancelleri e si ferma (si fa per dire) a 513.359 voti pari al 26,7%.
Un risultato senza dubbio importante che conferma il radicamento del partito di Grillo e Casaleggio in Sicilia, ma non è tutto oro quello che luccica.
Proviamo ad esempio a fare un esperimento e a guardare quanto il MoVimento 5 Stelle ha guadagnato rispetto alle precedenti tornate elettorali.
Se il termine di paragone sono le regionali di cinque anni fa il balzo in avanti è evidente.
Nel 2012 Cancelleri prese 368.006 voti e la lista del M5S arrivò al 14,50%. Un risultato senza dubbio eccezionale: il MoVimento 5 Stelle era alle sue prime esperienze elettorali su larga scala e non aveva ancora partecipato alle politiche (che si sono celebrate l’anno successivo).
Senza alcun dubbio però paragonare il risultato del 2017 a quello del 2012 presenta delle difficoltà concettuali: il MoVimento i voti di cinque anni fa li ha presi grazie sostanzialmente al lavoro degli attivisti. Non c’erano leader nazionali riconosciuti ad eccezione di Beppe Grillo, che però in televisione non ci andava.
Nel 2017 la situazione è diversa, Il M5S è uno dei principali partiti a livello nazionale, i suoi leader (Di Maio e Di Battista su tutti) sono sempre in televisione così come quelli dei partiti avversari.
Prendere quel 14% nel 2012 è stato sicuramente più difficile che raggiungere il 26% alle regionali del 5 novembre.
La campagna elettorale è stata diversa, e per mesi Luigi Di Maio ha accompagnato Cancelleri su e giù per la Sicilia in una campagna elettorale estenuante.
L’unica cosa che è rimasta sostanzialmente invariata è invece l’affluenza: nel 2012 è stata pari al 47,42% mentre quest’anno si è fermata al 46,76.
Nè Cancelleri nè il M5S sembrano essere riusciti a portare a termine quella che è una delle missioni principali del partito di Grillo: recuperare il voto degli astenuti e di quelli che “hanno perso fiducia nella politica”.
Il MoVimento 5 Stelle festeggia perchè ha raddoppiato i voti. E se si guardano solo le regionali è certamente vero. Ma non si può fare finta che tra il 2012 e oggi non sia successo nulla.
Se si vogliono contare i voti allora perchè non provare a confrontare tutte le volte che i siciliani (tutti i siciliani) sono andati al voto?
Tutta la Sicilia era chiamata al voto alle politiche del 2013, quando alla Camera dei deputati il M5S prese 842mila voti (pari al 33,6%).
E tutta la Sicilia era chiamata a votare alle Europee del 2014, dove il M5S ottenne un risultato simile a quello del 5 novembre: 448mila voti pari al 26,3%.
Elezioni senza dubbio diverse: alle Regionali c’è un candidato presidente e le europee probabilmente sono elezioni meno sentite a livello popolare (nel 2014 l’affluenza in Sicilia fu del 42%). Ma chi si interroga sul valore del M5S in Sicilia non può non tenerne conto.
Tra coloro che si chiedono come mai il M5S non sia riuscito a vincere in Sicilia c’è Riccardo Nuti. Il deputato palermitato, “autosospeso” per la faccenda delle firme false, ritiene che sia stata persa un’occasione perchè la Sicilia doveva diventare la prima regione a 5 Stelle.
Secondo Nuti è stato un grosso errore “condurre una campagna elettorale senza i parlamentari nazionali di Palermo”.
Insomma: se lui Di Vita e Mannino avessero potuto scendere in campo a fianco di Cancelleri sicuramente il M5S avrebbe vinto.
«Secondo voi — si chiede Nuti — è normale che su 5 parlamentari nazionali di Palermo, il M5S non abbia pensato di lavorare con nessuno di loro quantomeno nel capoluogo di Regione?».
La risposta che si dà ovviamente è negativa. Ma evidentemente i vertici del 5 Stelle hanno pensato che Nuti rischiava di finire tra gli impresentabili a causa di quella storiaccia sulle firme false a Palermo.
Curiosamente Nuti non ha nulla da dire sul problema della parentopoli grillina, forse perchè anche lui tiene famiglia (è stato a lungo fidanzato con la deputata Dalila Nesci).
Ne sarà contenta la neo deputata dell’ARS Stefania Campo. La Campo è l’ex assessora alla cultura di Ragusa che si è dovuta dimettere dopo che si è scoperto che il marito era stato assunto da una cooperativa comunale che si occupava della lettura dei contatori.
Il suo nome era stato fatto da Ilario Lombardo sulla Stampa che aveva stilato la famosa lista di parenti e portaborse candidati alle regionali tra le fila del M5S.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL BENEFIT REVOCATO AI DIRIGENTI DELLA MOBILITA’ URBANA, LUI CONTINUA A GIRARE CON L’AUTISTA E LA MACCHINA DEL COMUNE
Il Messaggero di oggi ci racconta di come Paolo Ferrara, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Aula Capitolina, sia solito utilizzare l’auto “di servizio” anche se i grillini all’epoca dell’insediamento in Campidoglio avevano annunciato la rinuncia:
«Via le auto blu a disposizione dell’ufficio di presidenza e quelle a disposizione dei presidenti dei gruppi».
Era il luglio del 2016.
Un anno e mezzo dopo, qualcuno deve essersi accorto che le auto di servizio, in fondo, sono comode.
E allora mentre il benefit viene revocato ai dirigenti della Mobilità comunale (risparmio: 31mila euro l’anno), c’è chi, come il capofila dei pentastellati in Aula Giulio Cesare, Paolo Ferrara, continua ad andare in giro per la città tutto solo insieme all’autista, sulla macchina messa a disposizione dall’amministrazione capitolina.
Il presidente dei consiglieri M5S è stato “pizzicato” in diverse zone, dal Centro all’Eur, a bordo della tanto vessata (almeno ai tempi dell’opposizione) auto blu, che poi in Campidoglio è bianca quasi per tutti, a parte per la Raggi,che la sfoggia in un’elegante versione grigio metallizzato.
«Ma non è la mia personale — si giustifica lui- è la “navetta” per tutti i consiglieri, ci porta dalla sede dei gruppi in via del Tritone al Campidoglio».
Ma, ricorda il Messaggero, quel “ci” porta è curioso visto che nelle foto c’è solo lui. D’altro canto Ferrara è quello che sosteneva che a Ostia i voti al M5S fossero “raddoppiati” rispetto al 2013, che utilizza come termine di paragone.
Questo è falso: lo stesso Ferrara prese 15mila voti come candidato presidente al X Municipio nel 2013, mentre la Di Pillo oggi ne ha presi 19mila.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA: “IL CONSENSO RACCOLTO ALTERA IL RISULTATO, GLI STRUMENTI ESISTENTI SONO INSUFFICIENTI”
Cateno De Luca, il neo deputato regionale eletto in Sicilia nelle fila dell’Udc e arrestato per
evasione fiscale a meno di 48 ore dal voto, “era un nome segnalatoci dal candidato Cancelleri, ma anche dalla prefettura e dalla procura competente”.
A riferirlo è la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, che parla di “fatto gravissimo”, aggiungendo: “È l’ennesima dimostrazione che gli strumenti di cui disponiamo per tutelare l’elettorato attivo e passivo nel nostro Paese sono insufficienti. Non solo per i tempi lasciati a disposizione delle commissioni elettorali per valutare la regolarità della situazione giuridica dei candidati, in base alle leggi, e in particolare alla legge Severino. Ma forse esiste anche una contraddizione all’interno della stessa legge per la distinzione tra incandidabilità ed ineleggibilità “.
Per Bindi “è evidente che chi è candidabile ma non eleggibile comunque droga il risultato delle elezioni, perchè il consenso raccolto, anche nel caso in cui la persona di fatto ineleggibile non venisse eletta, interviene ad alterare il risultato”.
“Questo – ha aggiunto – sono tutti aspetti sui quali la nostra Commissione interviene da tempo e ha già da tempo segnalato. Il legislatore deve intervenire”.
(da agenzie)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL FRATELLO DEL BOSS DEL CLAN ROM NON GRADIVA DOMANDE SUI SUOI RAPPORTI CON CASA POUND… IL GIORNALISTA OPERATO D’URGENZA
Una troupe televisiva del programma Nemo, Rai2, è stata aggredita durante le riprese di un servizio televisivo sulle elezioni ad Ostia.
Protagonista dell’aggressione Roberto Spada, titolare di una palestra e fratello di Carmine, boss condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. §Il giornalista Daniele Piervincenzi aveva incalzato Spada sul suo endorsement per Luca Marsella candidato di CasaPound con il quale era anche ritratto in una foto amichevole.
Indispettito, Roberto Spada ha colpito al volto il giornalista procurandogli la frattura del setto nasale.
Piervincenzi è stato operato stamattina d’urgenza.
La presenza di militanti e di esponenti del clan Spada davanti ai seggi, domenica scorsa, in occasione del voto era stata rivelata da Repubblica.
Marsella non ha mai preso le distanze nè da Roberto Spada, nè dal sostegno del clan, confermando di conoscere l’esponente dell’omonima famiglia fin dall’infanzia.
(da agenzie)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
COMICHE A CINQUESTELLE: L’IMMAGINE DEL GRUPPO REGIONALE IN PIEMONTE VIENE RITOCCATA PER ELIMINARE LA PERICOLOSA PRESENZA
La Stampa racconta oggi che dall’immagine di copertina della pagina Facebook di
Francesca Frediani, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle in Piemonte, è scomparsa Stefania Batzella.
La foto-ricordo che testimoniava l’amore così grande (cit.) che vigeva nel gruppo consiliare è stata modificata abilmente per far scomparire la Batzella, che ha lasciato il 16 ottobre scorso sbattendo la porta e con motivazioni ancora tutte da chiarire.
Nel gennaio scorso la Batzella era stata rinviata a giudizio per interruzione di pubblico servizio durante la partecipazione a una manifestazione in Val di Susa, dove era stata eletta.
Di recente aveva comunicato “la decisione sofferta ma obbligata di lasciare il gruppo”. “Lo slogan ‘uno vale uno’, tra i principi fondanti del Movimento, sembra non trovare applicazione all’interno del gruppo, dove le gerarchie prevalgono sugli spazi, sul bene comune, sui meriti”, sosteneva.
“Mi sento discriminata — aggiungeva — e lesa nella dignità ”.
La Batzella nel comunicato faceva riferimento a un episodio recente che riguardava la “campagna per il fasciatoio” che tanto piaceva alla sindaca Chiara Appendino.
Nei giorni scorsi la “compagna di banco” a Palazzo Lascaris, Francesca Frediani, aveva dichiarato che il Consiglio regionale era in ritardo sull’applicazione di un diritto delle donne: “In Regione solo parole. Chiamparino prenda esempio dalla sindaca Appendino”. La Regione aveva annunciato che avrebbe inaugurato il suo fasciatoio il 10 novembre.
I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle in Piemonte, in un comunicato stampa, si dicevano invece “delusi e stupiti” dalla scelta di Stefania Batzella di lasciare il gruppo pentastellato e chiedevano le sue dimissioni dal Consiglio regionale.
(da agenzie)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
DEI QUATTRO ELETTI, TRE SONO DI FDI… E L’UNICO LEGHISTA E’ UN EX USCENTE DI LOMBARDO CHE HA PRESO SOLO LA META’ DELLE PREFERENZE RISPETTO A CINQUE ANNI FA… C’E’ DELUSIONE PERCHE’ L’OBIETTIVO MINIMO DI FDI-LEGA ERA L’8%, HANNO PRESO IL 5,6%
Missione compiuta, così cinguettava soddisfatto Matteo Salvini per il risultato ottenuto in Sicilia da Noi con Salvini.
Grazie al risultato “sorprendente” alle regionali siciliane ora Salvini è pronto a lanciare la sfida a Berlusconi e a Giorgia Meloni per diventare il candidato premier del centrodestra.
C’è però un problema: in Sicilia Salvini non è andato per nulla bene come racconta.
Il motivo è semplice: non c’era una lista Noi con Salvini ma il partito personale del Ruspa era apparentato con Fratelli d’Italia.
Formazione politica che ha senza dubbio un maggiore radicamento sul territorio alla quale va la maggior parte del merito per i voti conquistati da Salvini e Meloni in Sicilia.
Nel complesso poi Alleanza per la Sicilia (Fdi + Noi con Salvini) ha conquistato 5,60% dei voti (108.713 voti) e 4 seggi all’Assemblea Regionale Siciliana.
Salvini in conferenza stampa ha spiegato che i voti che il suo movimento ha conquistato sono voti puliti, onesti, conquistati uno per uno “senza candidare la qualunque”.
Peccato che l’unico deputato dell’ARS eletto da Noi con Salvini non sia proprio un volto nuovo.
Si tratta infatti di Antonio “Tony” Rizzotto, già eletto nel 2006 all’Assemeblea Regionale per MPA dell’ex Presidente Raffaele Lombardo.
Non che questa volta a Rizzotto sia andata benissimo. Nel 2006 prese 8.149 preferenze, ora che si è candidato con Salvini di voti ne ha presi esattamente la metà : 4mila.
Tanto per fare buon peso, l’unico soddisfatto è il segretario regionale della Sicilia occidentale Alessandro Pagano, altro esempio di coerenza: ex Forza Italia, passato per NCD di Alfano e approdato a Noi con Salvini.
Salvini però vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, anzi colmo.
A Catania, dice, il suo partito ha preso addirittura il 9%. Un successo? Non proprio, già alle amministrative 2016 Noi con Salvini aveva preso il 9,18% proprio nel catanese, a Grammichele paese che fu feudo proprio di Raffaele Lombardo.
All’epoca però quel 9% fu visto come una sconfitta del progetto politico salviniano. Per tacere della batosta di aver sostenuto a Palermo la candidatura bluff della Iena Ismaele La Vardera.
Il risultato siciliano è davvero troppo poco per chi come Salvini vorrebbe utilizzarlo per accreditarsi come leader politico a livello nazionale.
In Sicilia Noi con Salvini non ha vinto una mazza.
Per due ragioni: la prima è che il risultato è molto meno che modesto. A settembre i coordinatori regionali speravano in un risultato intorno all’8% a livello regionale. Si sono dovuti accontentare di molto meno.
E senza l’apparentamento con Fratelli d’Italia in Sicilia la formazione salviniana starebbe intorno allo zero virgola.
La seconda ragione è che Noi con Salvini non è un partito nuovo, si potrebbe anche dire che è un partito che non esiste.
A partire dal segretario siciliano Angelo Attaguile — ex DC ed ex MPA — per arrivare al deputato eletto all’ARS e passando per il deputato Carmelo Lo Monte (che ha transitato per quasi tutte le formazioni parlamentari presenti e passate) in larga parte Noi con Salvini è un partito fatto da ex di altri partiti.
A voler essere cattivi si potrebbe parlare di un partito dove i riciclati hanno un ruolo molto importante.
Una cosa buona di questa esperienza siciliana c’è: Salvini ha scoperto che anche sotto il Po esistono cittadini italiani.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
IL SOLITO SOBRIO TITOLO DELLA “DESTRA DELLA LEGALITA'”
Libero in apertura stamattina propone un metodo drastico per “stendere” (ovvero
liberarsi di) Renzi: “Bisogna sparargli”, titola il quotidiano.
Il titolo accompagna un articolo di Vittorio Feltri in cui, come d’abitudine per il quotidiano, il direttore editoriale non dice mai che bisogna sparare a Renzi, ma spiega che essendo stato eletto con le primarie “non sarà comunque agevole buttarlo fuori dalla segreteria del PD”.
“Il problema è che Matteo ha vinto le primarie dopo aver perso il referendum, il che significa che il partito lo ha in ogni caso scelto quale capo da qui alle prossime consultazioni interne. Scacciarlo vorrebbe dire rinnegare le metodologie democratiche di cui i progressisti si sono vantati dal momento del varo delle medesime. Cosicchè sono condannati a tener buone le primarie in questione e a rispettare il loro vincitore col 40 per cento dei consensi.
Il Pd frantumato, scosso dalle divisioni intestine, non trionferà di certo nelle urne. Ma il segretario sarà inamovibile per lungo tempo. Stupidi i suoi rivali che insistono a ignorarlo. Egli è al momento in una botte di ferro inespugnabile. Il fatto che il Pd si sia decomposto a causa dell’ala sinistra non può essere attribuito a Matteo bensì a chi, pur di mandarlo a casa, non ha esitato a demolire la compattezza del gruppo. Ora qualcuno cerca di ricompattare la base e il vertice, però mi sembra una operazione velleitaria, quantomeno tardiva.”
Niente di nuovo sul fronte occidentale, insomma.
Immediata la reazione del Pd con un tweet del capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato: “Ormai si è perso il senso delle parole. Il titolo di oggi di Libero è incitazione alla violenza che non ha precedenti, vergogna”.
(da “NextQuotidiano”)
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