Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
MA L’AVV. BORRE’ VUOLE CHE SIA RICONOSCIUTO NULLO IL REGOLAMENTO DEL 2014: “SE CADE QUELLO PER IL M5S CROLLA TUTTO”… E GRILLO FA RETROMARCIA SULL’ART 18, PER FRATOIANNI “E’ SOLO UN UTILE IDIOTA DEL SISTEMA”
L’epuratore Beppe Grillo ha ceduto. Gli espulsi possono rientrare nel M5S.
Meglio così, avrà pensato il comico, meglio mettere un argine prima del tempo alla valanga di ricorsi che da due anni puntano dritto verso la casa di Sant’Ilario. Grillo, d’accordo con Davide Casaleggio, ha dato mandato all’avvocato Paolo Morricone di proporre una transazione ampia agli ex iscritti napoletani che in massa furono messi alla porta dal Movimento. Bastò una banalissima email, una comunicazione simile a quella che si invia per disdire un abbonamento telefonico.
Un affronto considerato poco dignitoso e illiberale dai ventitrè attivisti napoletani, che li ha convinti a intraprendere una battaglia legale che si protrae da oltre un anno sotto la guida dell’avvocato Lorenzo Borrè, ormai un vero e proprio sinonimo di grane giudiziarie per Grillo. Nel luglio 2016, la prima sentenza conferma che le espulsioni sono irregolari e ordina con provvedimento cautelare il reintegro degli attivisti.
I giudici accolgono la tesi dei ricorrenti, secondo i quali il regolamento del 2014 che dà potere di espulsione al capo politico è illegittimo perchè non ratificato dall’assemblea degli associati (gli iscritti in Rete) «come previsto per ogni decisione – sostiene Borrè – dall’originario non-statuto, datato 2009 e voluto da Gianroberto Casaleggio».
Passato oltre un anno, come raccontato dal Corriere del Mezzogiorno, l’avvocato Morricone ha formulato una proposta per attuare il reintegro e chiudere la faccenda.
L’ipotesi di transizione, formalizzata davanti al giudice civile in camera di consiglio, prevede il rientro degli attivisti, il pagamento delle spese legali (circa diecimila euro) e la garanzia di poter partecipare alle primarie per le candidature alle prossime politiche.
Un posto, o quasi, in lista che in realtà è semplicemente conseguente alla loro riabilitazione. Sembrerebbe una vittoria su tutti i fronti. E invece non è così.
Il gruppo dei ricorrenti si è spaccato: in quindici hanno accettato la transizione, una soluzione considerata minimalista da Borrè che per questo ha rinunciato al mandato di difenderli.
Gli altri – che l’avvocato continua ad assistere – non si accontentano: un gruppo di cinque chiede anche l’annullamento del regolamento, mentre due non intendono rinunciare all’invalidazione delle primarie napoletane del 2016 da cui si considerano «illegittimamente esclusi».
«L’unica transizione possibile per i miei assistiti ci sarà quando il M5S riconoscerà nullo il regolamento del 2014 – spiega Borrè alla Stampa – È il vero campo di battaglia. Ma Grillo e Casaleggio sanno che se cade quello cade tutto l’impianto».
Perchè tutti i provvedimenti di espulsione e le decisioni calate dall’alto si fondano su quel codice.
In attesa di future e ancor più radicali retromarce, quello di Napoli, però, resta un precedente importante. Perchè , alla luce di ricorsi del genere che si sono moltiplicati in altre città italiane, rivela i timori giudiziari e i ripensamenti di Grillo su regole già più volte modificate.
Nessuna paura, invece, sembrano avere i grillini guidati da Luigi Di Maio in Parlamento. Nessuna paura di troncare, addirittura con due post sul blog di Grillo, ogni ipotesi di asse con Mdp e Sinistra italiana. Il primo post serve a chiarire che non ci saranno alleanze nè con la sinistra nè con la Lega e che il M5S correrà da solo. Il secondo attacca la legge sul ritorno dell’articolo 18 proposta da Mdp-Si in commissione Lavoro. Strano, perchè qualche deputato grillino aveva assicurato ai bersaniani di volerla votare.
La legge, a quanto si apprende, avrebbe però creato una spaccatura dentro il M5S perchè introdurrebbe l’articolo 18, quindi il reintegro in caso di licenziamento, anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, che in Italia sono la maggioranza e per cui già secondo i vecchi criteri è previsto solo l’indennizzo.
Per un gruppo di deputati del nord-est, soprattutto veneti, e per lo stesso Di Maio, la soluzione offerta dalla sinistra è un colpo alla piccola e media impresa. Una categoria a cui il candidato premier del M5S, seguendo le indicazioni di Casaleggio padre, vuole dare garanzia di ascolto, anche per soffiare voti ai leghisti.
«Nessun soccorso rosso» ribadisce il M5S che si becca dell’«utile idiota del sistema» da un deluso Nicola Fratoianni, leader di Si: «Usano le stesse argomentazioni di Silvio Berlusconi. E sui diritti dei lavoratori sono come Renzi».
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
RIPARTIZIONI SEGGI: 252 AL CENTRODESTRA, 173 AL M5S, I64 AL PD
Dopo le elezioni siciliani i sondaggi di Nando Pagnoncelli pubblicati oggi dal Corriere
della Sera danno il Partito Democratico in calo e il MoVimento 5 Stelle in crescita, mentre il centrodestra rimane stabile e continua ad essere favorito dal Rosatellum nell’eventuale ripartizione dei seggi alla Camera.
252 sono i seggi attribuiti a Berlusconi, Salvini e Meloni dal conto totale dei collegi uninominali e dalla ripartizione proporzionale, mentre il M5S si ferma a 173 e la coalizione formata da PD e Alfano arriva a 164.
La Sinistra di MDP ad oggi avrebbe 23 deputati e non sarebbe decisiva nell’assegnazione di nessuna maggioranza.
Il giorno dopo le elezioni quindi lo scenario che si profilerebbe è quello della completa ingovernabilità , mentre soltanto un accordo (per ora soltanto sulla carta) tra centrosinistra e centrodestra assicurerebbe una piena maggioranza.
Pagnoncelli poi riporta l’opinione degli italiani sulle elezioni siciliane:
Il 50% ritiene che Renzi ne esca indebolito e non possa più essere il candidato premier del Pd mentre per il 32% il segretario non ha responsabilità e rimane il principale riferimento alle prossime elezioni.
Nettamente più severi nei confronti dell’ex premier gli elettori dei partiti avversari.
Il 52% è convinto che il centrodestra è unito solamente in campagna elettorale ma è destinato a dividersi sui programmi di governo nazionale, mentre il 30% prevede che sarà in grado di portare avanti un comune programma di governo; anche in questo caso le opinioni dei diversi elettorati divergono nettamente: fiduciosi gli elettori di centrodestra, scettici gli altri.
Il 51% pensa che il M5S non sia in grado di vincere e difficilmente potrebbe governare a livello nazionale, mentre il 33% considera il risultato siciliano un voto regionale che non preclude il successo alle politiche.
Insomma, Renzi è indebolito, il M5S non è ritenuto in grado di governare e il centrodestra non ha i numeri per arrivarci.
Se lo scenario rimanesse questo, il giorno dopo le elezioni ci sarà da litigare.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
“HA COMPRATO VOTI, 25 EURO CIASCUNO” LE ACCUSE A EDY TAMAJO, RAS DELLE PREFERENZE… “FORSE ALTRI POLITICI COINVOLTI”
I prezzi sono calati: 25 euro a voto. Dimezzati, rispetto ai livelli del 2008, quando la corruzione elettorale si pagava con 50 euro.
In ogni caso, a meno di una settimana dalle regionali di domenica scorsa, sono due i parlamentari siciliani non ancora insediati e già indagati.
Prima il messinese Cateno De Luca, che aderisce al centrodestra, in appoggio al neopresidente Nello Musumeci.
Adesso il più votato tra i candidati palermitani del centrosinistra: Edmondo Tamajo, detto Edy, 41 anni e 13.984 preferenze, prese per la maggior parte nel capoluogo dell’Isola, 8038.
Tamajo, del Patto dei democratici per le riforme-Sicilia futura, lista nata sotto l’egida dell’ex ministro Totò Cardinale, in appoggio al candidato presidente Fabrizio Micari, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale: avrebbe cioè comprato una parte dei tantissimi consensi ottenuti sei giorni fa.
A un prezzo che appunto, per effetto della crisi, sarebbe drasticamente calato: una manciata di euro per ciascuna preferenza, secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, che ha già sentito elettori comprati e disposti a confermare le accuse.
Reati elettorali, dunque: mentre De Luca risponde di associazione per delinquere finalizzata a violazioni fiscali.
Il caso Tamajo apre invece scenari imprevedibili anche sulla regolarità del voto: perchè le intercettazioni a tappeto negli ambienti politici, partite dall’inchiesta sul candidato sindaco di Palermo Fabrizio Ferrandelli e poi via via sganciate da quegli accertamenti e da quell’indagato, rischiano di scatenare un terremoto.
Altri politici sarebbero finiti infatti nella rete tesa dagli investigatori e dal procuratore Francesco Lo Voi, che con l’aggiunto Sergio Demontis e il sostituto Fabiola Furnari hanno disposto intercettazioni a tappeto.
Parlava di «premio alla mia onestà e trasparenza», dopo il successo ottenuto, Tamajo. E invece già prima delle elezioni la Finanza stava ricostruendo questa storiaccia.
Per non suscitare allarmi e per avere la conferma che il patto si fosse consumato, solo all’inizio della settimana sono scattati perquisizioni e sequestri.
Con mister Preferenze, che verrà interrogato nei prossimi giorni, sono nel mirino tre suoi galoppini: si tratta di Giuseppe Montesano, Cristian D’Alia, Nicolina D’Alia.
Ma ce ne sono molti altri, lasciano intendere gli investigatori.
L’incubo degli indagati sono i sistemi di ascolto di ultimissima generazione, utilizzati dagli investigatori e che non prevedono più necessariamente la collocazione di microspie, ma agiscono attraverso i trojan, virus-spia che trasformano telefonini, apparati elettronici, computer e tablet in «macrospie».
È così che sarebbero venute fuori irregolarità in serie: prima sul fronte della presentazione delle liste, con nuovi casi di firme false, del tipo di quelli contestati al M5S a Palermo. Poi sono stati individuati gli obiettivi ritenuti giusti per isolare i fenomeni di compravendita di voti e i galoppini.
Suonano beffarde, adesso, le parole con cui Tamajo aveva salutato la propria elezione a furor di popolo: «Sono felice – aveva detto -, la gente ha risposto a chi sta vicino al territorio, sono stato premiato per la mia trasparenza e onestà . C’è stato un lavoro costante di supporto a tutte le amministrazioni locali vicine a noi. La vicinanza, il parlare senza fronzoli, pagano sempre». Pagano, appunto.
La vicenda apre scenari imprevedibili anche a proposito della regolarità del voto: perchè le intercettazioni a tappeto negli ambienti politici rischiano di scatenare un terremoto e altri candidati sarebbero coinvolti nell’indagine della Procura
(da “La Stampa”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
ANZIANI, GIOVANI SENZA LAVORO, FAMIGLIE CON FIGLI DISABILI LE CATEGORIE PIU’ A RISCHIO … EMERGENZA ABITATIVA SENZA PARI IN ITALIA, 30.000 FAMIGLIE COINVOLTE
La povertà a Roma cresce e investe settori della popolazione fino a qualche anno fa
indenni: persone del ceto medio, diplomati, gente che ha visto la vita cambiare da un giorno all’altro e che ora si trova in coda per la mensa o per un pacco alimentare.
Quasi la metà dei “nuovi poveri” sono italiani. A tracciare un quadro del disagio a Roma è la Caritas diocesana nel Rapporto presentato oggi alla Pontificia Università Lateranense con il Vicario di Roma, monsignor Angelo De Donatis.
“Non lasciamoli soli” è l’invito di Papa Francesco contenuto nel più vasto programma affidato alla ‘sua’ diocesi. “La povertà ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”: sono queste le parole del pontefice riprese dal direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci, che si augura che i crudi dati sul disagio economico a Roma spingano ancora di più “i cittadini ad operare per la solidarietà , l’ascolto, la gratuità ”.
Anziani, giovani senza lavoro, famiglie con bimbi disabili: queste le categorie più a rischio in una città che deve fare i conti con una emergenza abitativa senza pari in Italia, con trentamila famiglie coinvolte, tra occupazioni abusive, sfratti, richieste di alloggi popolari che attendono anni.
“Se l’Italia, soprattutto l’universo giovanile, ha accusato perduranti ferite a causa della lunga crisi, Roma è anche in questo ‘capitale’”, sottolinea Caritas Roma riferendo che il popolo dei senza dimora e dunque “in povertà estrema” arriva secondo alcune stime fino a 16mila persone.
“Ma la povertà può assumere anche sembianze imprevedibili: forme di vero e proprio ‘barbonismo domestico’, cioè persone in abbandono totale pur essendo proprietari di una casa”.
Si è creata “una classe di nuovi poveri, nelle periferie e nelle classi sociali meno abbienti, ma pure nella classe media” a causa di servizi pubblici non sufficienti che scaricano sulla famiglia una spesa sociale sempre crescente. Tra i dati più preoccupanti quello sugli anziani: uno su tre nella Capitale è a rischio povertà
Resta poi il dramma dei giovani senza lavoro o precari. I cosiddetti “nuovi poveri” sono anche nelle fasce del disagio più marcato: tra le persone che vivono in strada il 45% sono italiani e il 33,5% possiede un diploma di scuola superiore.
Si tratta di “persone che fino a poco tempo fa — si spiega nel Rapporto — seppure in maniera borderline, risultavano inclusi, capaci di condurre un’esistenza economicamente dignitosa e che all’improvviso (la crisi dell’azienda per cui lavoravano, un licenziamento, una mobilità , una malattia gravosa, una separazione) si trovano ai margini”.
Nel Rapporto un capitolo è dedicato ai migranti e, dati alla mano, si sottolinea che “l’integrazione è possibile” mentre la cosiddetta “invasione” non è altro che un “fantasma”. C’è poi il problema disabilità con politiche da rafforzare soprattutto nelle scuole dove si contano 18.274 ragazzi disabili su una popolazione di mezzo milione di studenti. E qui la Caritas mette in evidenza anche “una disuguaglianza che non ti aspetti”, quella di chi può accedere alle ripetizioni private e sostenere il suo percorso di studi e chi invece no.
Restano infine anche le dipendenze, dove alla droga o l’alcol, si aggiunge sempre più con forza quella dal gioco d’azzardo, che nel Lazio “ha movimentato 7,9 miliardi di euro nel 2016”, calcola Caritas Roma.
“Di fronte alle sfide attuali — conclude il Rapporto — il volontariato può favorire e sollecitare relazioni. La nuova sfida dunque è andare incontro all’altro”.
(da “NextQuiotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
PARLA UNO DEI COMMERCIANTI: “IO LAVORAVO E LORO SI PRENDEVANO I SOLDI, HO DETTO BASTA”
«Come mi sento? Sollevato, finalmente libero. Non c’è più da avere paura. Più avanti si va e meglio è».
Vivere con l’ipoteca delle estorsioni, maledire il Natale e la Pasqua, perchè quello è il periodo in cui «loro» si presentano. Vivere più sereni dopo avere denunciato.
Parla uno dei venti commercianti del quartiere palermitano del Borgo Vecchio che si sono ribellati al racket del pizzo: grazie al contributo delle vittime sono stati diciassette, ieri, gli arresti eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale, che contestano una serie di estorsioni ai danni di esercenti, titolari di panifici, salumerie, distributori di carburante, ristoranti, centri scommesse.
Piccoli importi, ma una vessazione continua alla quale hanno detto di no in tanti, stavolta.
L’uomo che accetta di parlare in forma anonima con La Stampa è stato sostenuto dall’associazione Addiopizzo, il gruppo di ragazzi ed ex ragazzi che con discrezione professionale offre assistenza nelle denunce e segue le vittime che si costituiscono parte civile.
Cominciando dall’inizio: lei denunciò di sua volontà ?
«Non proprio. Anche io, come tanti, avevo molte remore. Diciamolo subito chiaro: io pagavo dai primi anni dello scorso decennio, da quando rilevai la mia attività da un precedente proprietario. Lui, quello che c’era prima, pagava…».
E lei comprò l’attività ereditando pure l’estorsione.
«Più o meno. Con una differenza, anzi uno sconto: il mio predecessore pagava mille euro a Natale e Pasqua e a me fecero lo sconto, 500 per volta. A modo mio volevo stare tranquillo pure io».
Ma ogni volta che si avvicinavano le feste…
«Era una iattura. Mi prendeva una cosa allo stomaco. Snervante, insopportabile. Io lavoravo e loro si prendevano i miei soldi. Venivano prima di Natale, verso l’Immacolata. Non chiedevano, non ne avevano bisogno. Le facce dei soliti noti, lo stesso attuale pentito Giuseppe Tantillo. Gli davo i soldi, glieli maledicevo, dentro di me mandavo al diavolo gli esattori e poi mi sentivo più leggero. Ma la rabbia rimaneva».
Ma non pensò mai di denunciarli?
«Sinceramente no. Sei-sette anni fa subimmo un furto in negozio: portarono via tutto, di notte. Il carabiniere che raccolse la mia denuncia mi chiese se pagassi il pizzo, se avessi mai ricevuto richieste. Risposi di no. Non me la sentivo».
Poi però, attraverso le intercettazioni, i pentiti, i «libri mastri», risalirono a voi...
«Fui richiamato per confermare o smentire ciò che emergeva dalle indagini. Avevo visto che altri colleghi avevano denunciato. Così decisi di ammettere e raccontai i fatti, così come erano andati. Devo dire che i carabinieri ci misero nelle condizioni ideali, consentendoci di salvaguardare famiglia e attività . La svolta, da parte delle forze dell’ordine, fu raccolta da noi con Addiopizzo, che fu subito al nostro fianco».
Subì conseguenze, la minacciarono?
«No, per fortuna. Il Borgo è come un paese, ci conosciamo tutti. Magari non vengono più, a comprare, i parenti di quelli che hai denunciato. Ma questa in fondo è una liberazione, un’altra».
Si è sentito un eroe?
«Io? No, nient’affatto. Avevo pensato che la mia vita sarebbe cambiata in peggio, invece mi sono sentito molto più sereno e sicuro di prima. Il clima è cambiato. Tantissimo, non c’è più da avere paura».
Ma non sono tornati alla carica?
«Assolutamente no. Addiopizzo me lo aveva detto: “Non verranno più”. Ed è stato vero. Forse in futuro, chissà , si risveglieranno: non me lo auguro, ma per ora non è così. Denunciare è la strada risolutiva e più siamo a farlo e più siamo protetti. Ma è decisiva la cultura. Non serve l’esercito ma l’educazione a scuola, occorre che i bambini non stiano tutto il giorno in giro randagi. Altrimenti non ci sarà futuro».
(da “La Stampa”)
argomento: mafia | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
QUINDICENNE INSULTA COMPAGNO DI SQUADRA PER UN PASSAGGIO SBAGLIATO… A FINE PARTITA NELLO SPOGLIATOIO LA RIVOLTA DEI RAGAZZINI: “VATTENE, NON GIOCHERAI MAI PIU’ CON NOI”
Quindicesimo minuto, secondo tempo di una partita del campionato allievi d’inizio
novembre a Genova. Simone e Marco hanno quindici anni – i nomi sono di fantasia – litigano per un passaggio sbagliato.
Sono compagni di squadra, indossano la stessa maglia. Sono entrambi genovesi, di diverso hanno soltanto il colore della pelle.
Simone è arrabbiato, perde le staffe per quel passaggio che non è arrivato. Insulta il compagno, lo apostrofa con il peggiore degli insulti razzisti. «Sei un negro di m.», grida a Marco in campo. Finisce la partita. Ma non finisce la vicenda.
Interviene la società , intervengono i compagni. Tutti hanno sentito, tutti stanno dalla parte di Marco.
Una delegazione di ragazzini della squadra alla fine della partita va dal presidente e chiede che Simone venga allontanato dallo spogliatoio, che non giochi più con loro proprio a causa di quel gesto di razzismo: «Vogliamo bene a Marco -raccontano al presidente – non merita di essere trattato in questo modo. Quello che è successo è un fatto grave, non lo possiamo più accettare con noi».
La società – omettiamo ogni riferimento per tutelare la privacy dei minori coinvolti – non ha dubbi. E prende una decisione estrema ma necessaria. Simone viene allontanato dal gruppo, non è più degno di indossare quella maglia.
È il presidente della società che comunica alla famiglia del quindicenne quanto accaduto e che lui non fa più parte di quella squadra. «Si è trattato di un gesto molto grave, troppo grave -spiega il massimo dirigente della società – non era possibile far finta di niente, non intervenire. Non è soltanto una questione di rispetto per il ragazzo che è stato insultato ma verso anche tutti i compagni. Come società di calcio insegniamo valori e vincere o perdere una partita davanti a fatti come questi poco importa. Il calcio giocato passa necessariamente in secondo piano».
Nei giorni scorsi le famiglie dei due calciatori coinvolti in questa vicenda si sono chiarite, anche tramite l’intervento del presidente stesso. In particolare papà e mamma di Simone hanno chiesto scusa per gli insulti del loro figlio.
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Razzismo | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
“SEGNALE IMPORTANTE CHE VOGLIANO METTERSI A DISPOSIZIONE DELLA COLLETTIVITA'”
Ci sono anche otto giovani stranieri richiedenti asilo tra quanti hanno partecipato a Ventimiglia al primo corso per entrare a far parte della Croce rossa italiana.
Ben 42 persone, lo scorso fine settimana, hanno infatti partecipato al corso base per diventare volontario della Croce rossa.
Tra questi, in 36, dopo un incontro con elementi di teoria e pratica, hanno ottenuto l’auspicata abilitazione, che consentirà loro di accedere ai corsi successivi. E, a sorpresa, spiccano anche 8 profughi, richiedenti asilo, ospiti proprio della Cri di via Dante a Ventimiglia.
Lo ha sottolineato, con grande soddisfazione, il presidente, Enzo Palmero: «Siamo molto contenti. La presenza di un così grande numero di ventimigliesi al corso fa capire quanto sia apprezzato il lavoro dei nostri militi e volontari. Ma ovviamente c’è molta soddisfazione anche nel vedere che ben 8 ragazzi migranti e richiedenti asilo, nostri ospiti, vogliano aiutare e mettersi al servizio della collettività ».
I giovani profughi hanno un’età compresa tra i 22 ed i 26 anni e, tra i primi a chiedere asilo una volta giunti nella città di confine, sono ospiti della Croce rossa di Ventimiglia da circa un anno e mezzo.
(da “il Secolo XIX”)
argomento: Immigrazione | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
QUINDICI ANNI, UN TALENTO DELLA PALLACANESTRO AGGREDITA SENZA MOTIVO DAL SOLITO BASTARDO RAZZISTA
«Appena salita sull’autobus un uomo sui sessant’anni senza nessun motivo mi ha sferrato
un forte calcio al ginocchio sinistro. Mi ha detto: togliti dalla mia vista».
È cominciata così, ieri mattina, la giornata di una studentessa di quindici anni, promessa del basket, mamma italiana e papà originario di uno Paese africano.
È finita con un allenamento, non prima però di essere stata dai carabinieri di via Veglia a denunciare i fatti, accompagnata dal presidente della società e suo tutore (la ragazza vive lontano da casa per coltivare la sua eccellenza nello sport).
INSULTI RAZZISTI
«Giulia», la chiameremo così, si stava avviando come tutti i giorni verso il liceo, prendendo il primo autobus utile dalla cittadina nei dintorni di Torino dove abita. Zaino sulle spalle, cuffiette nelle orecchie, da quell’atto di violenza è rimasta sopraffatta, ferita. Ha cercato di spostarsi più lontano possibile da quell’individuo. «Ma il pullman era pieno. L’uomo ha continuato a parlare – ha spiegato la studentessa -, io cercavo di far finta di niente. Poi, visto che continuava a fissarmi ho spento la musica. C’era rumore sul pullman, ma ho sentito bene. Mi ha detto: è inutile che tu vada a scuola, tanto finirai sulla strada. Torna al tuo paese». Poi, parole razziste, un campionario di offese becere, di insulti che, rivolti a una ragazzina che va a scuola, suonano se possibile ancora più intollerabili. Intorno nessuno ha reagito. Silenzio. Nessuno è intervenuto.
AGGRESSIONE SENZA MOTIVO
«Denunciare era doveroso. Quell’uomo ha usato espressioni come “negra di…” e termini con cui si indicano in maniera dispregiativa le donne che si prostituiscono», riassume il presidente, allarmato ieri mattina dalla madre di «Giulia», alla quale la ragazza ha telefonato in lacrime appena arrivata a scuola.
«Sono andata in bagno e ho chiamato mia mamma. Ieri c’era sciopero e molti professori non c’erano: ne ho parlato con i miei compagni, sono stati affettuosi. Una mia compagna, mulatta come me, mi ha raccontato che non le è mai capitato nulla di così violento, ma si è accorta che in pullman ci sono persone che allontanano le borsette quando lei si avvicina», ricordava ieri sera mentre, accompagnata dal presidente, andava all’allenamento, dopo aver presentato la denuncia con le lacrime agli occhi. «Giulia» continua a non comprendere il perchè di quell’aggressione: «Perchè? Mi facevo i fatti miei…».
L’IRA DEL PRESIDENTE
Ancora il presidente della società sportiva: «La ragazza è rimasta spiazzata e non sarebbe comunque stata in grado di gestire un situazione di sofferenza come quella, non le era mai successa. Avrebbe potuto rivolgersi all’autista, invece è scesa alla fermata successiva. Ora sa che una cosa del genere può succedere, anche in una città come Torino».
(da “La Stampa”)
argomento: Razzismo | Commenta »
Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
38 INVOLUCRI DI COCA ADDOSSO, 300 GRAMMI A CASA, QUANDO L’HANNO ARRESTATO: “SONO UN PUBBLICO UFFICIALE”
Aspirante notaio di giorno e spacciatore di notte. Con questa accusa andrà a processo Francesco Maccarone, 34 anni, aspirante notaio arrestato dalla sezione antidroga della Squadra Mobile coordinata dal pm Andrea Padalino lo scorso agosto.
Il gip Potito Giorgio — accogliendo la richiesta del magistrato – ha emesso un decreto di giudizio immediato nei confronti del giovane originario di Grugliasco al tempo impiegato in uno studio notarile del centro di Torino.
E’ accusato di spaccio di droga, precisamente cocaina.
Smessi i panni del professionista, si trasformava di notte in un vero pusher secondo l’accusa. Capace di vendere numerose dosi a clienti facoltosi a caccia di bamba “pura”.
Quando fu fermato in estate aveva addosso 38 involucri di coca nascosti nelle tasche dei pantaloni.
La convalida del provvedimento arrivò il giorno dopo in tribunale. A casa, in una successiva perquisizione, i poliziotti hanno trovato altri 300 grammi di polvere bianca “poco tagliata” e quindi ricercata in virtù di un effetto stupefacente di poco superiore al 50%. Valore complessivo: 120 mila euro circa.
Dalle indagini è emerso come Maccarone fosse considerato dai clienti alla stregua di un santo. Alcuni pare gli baciassero i piedi in segno di ringraziamento per la qualità della merce.
Lo avrebbe tradito una soffiata, una velina fatta arrivare alla polizia da qualcuno del variegato mondo che ruota attorno allo spaccio di cocaina pieno zeppo di concorrenza. Agli agenti che lo ammanettavano avrebbe detto: “Sono un pubblico ufficiale”. All’epoca gli furono anche sequestrati il cellulare e un’agendina con una serie di nomi appuntati, molto probabilmente — anche — di clienti.
L’uomo, agli arresti domiciliari, è difeso dall’avvocato Alessandra Grilli. La data d’udienza è fissata per il 5 febbraio 2018 e sarà giudicato dalla quarta sezione penale del Tribunale in composizione monocratica.
(da “La Stampa“)
argomento: Giustizia | Commenta »