Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
INSULTATA IN OSPEDALE DURANTE UNA VISITA ALLA FIGLIA NEONATA… IL VESCOVO: “ODIO ALIMENTATO DA UNA POLITICA CHE MIRA A DIVIDERE”
Dopo la messa celebrata per i tre anni del suo episcopato a Ragusa, il vescovo, monsignor Carmelo
Cuttitta, ha voluto chiedere scusa a nome della comuinità a Fara, la donna eritrea vittima di razzismo in ospedale
Arrivata al porto di Pozzallo sabato scorso dopo aver appena partorito, Fara, vittima di violenza sessuale in Libia, è stata bersagliata da insulti razzisti.
E’ successo all’ospedale Paternò Arezzo dove è ricoverata la figlia neonata.
“Ha un virus – le hanno gridato – è inaccettabile che stia qui. Vattene, porti malattie”. In un clima che si è surriscaldato tanto da rendere necessario l’intervento dei carabinieri.
Sull’episodio è tornato il vescovo di Ragusa Cuttitta. “Voglio mettere in risalto – ha detto – quanto accaduto ieri in Neonatologia. Una donna eritrea che si temeva per il solo colore della pelle potesse contagiare chissà quali malattie ad altri bambini ci induce a fare qualche riflessione”
“Come vescovo di Ragusa – ha proseguito – questo mi induce a chiedere scusa perchè ad agire sono stati ragusani, sicuramente battezzati che magari si professano cristiani. E allora spetta anche al vescovo chiedere scusa perchè l’umanità non ha colore, perchè siamo tutti figli dello stesso Padre, perchè non possiamo professarci cristiani e poi assumere comportamenti che negano il Vangelo”.
“Viviamo in un clima di crescente insofferenza – ha aggiunto il vescovo di Ragusa – alimentato anche da una politica che mira a dividere, a creare allarmi e genera paura e su questa paura e su un linguaggio e su atteggiamenti spregiudicati fonda la sua capacità di accrescere i consensi”.
“L’episodio di ieri – ha concluso il vescovo – è un figlio di questo clima che vuol negare valori come l’accoglienza e la solidarietà e vuol privare a una consistente parte di umanità anche il diritto al futuro e alla speranza. Questa donna, mamma un bambino appena nato, si era avvicinata ed è stata allontanata in malo modo. Non possiamo rimanere inerti quando ne va di mezzo la vita degli altri e i disagi degli altri”.
(da Globalist)
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Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
SI SAREBBE DOVUTO ARRIVARE A UNA RIVALUTAZIONE PIENA, MA IL GOVERNO RAFFREDDA GLI AUMENTI DI LEGGE…EVVIVA IL GOVERNO DEI RICCHI
La rivalutazione delle pensioni sarà tagliata anche nel 2019, a partire dagli assegni che valgono 1.500-2.000 euro lordi mensili. È un’ipotesi ormai molto concreta, che dovrebbe trovare posto nel pacchetto pensioni destinato a prendere forma come emendamento alla legge di bilancio oppure come autonomo provvedimento di legge, eventualmente un decreto(la decisione politica su questo aspetto non è stata ancora presa, fa sapere Il Messaggero).
Il governo quindi torna a intervenire sulla materia dopo 5 anni di applicazione del cosiddetto “schema Letta”, introdotto dall’omonimo governo nel 2014 e poi prorogato per un biennio fino a tutto il 2018.
Dal prossimo anno era invece previsto che si tornasse alla “normalità ” ovvero ad una rivalutazione quasi (ma non del tutto) piena secondo in base ad una formula definita da una legge del 2000
Il meccanismo a cui si lavora in queste settimane (nei dossier tecnici viene descritto come “raffreddamento” degli aumenti) risulterà invece con tutta probabilità meno vantaggioso
Da questa voce arriveranno alle casse dello Stato diverse centinaia di milioni, comunque contabilmente distinte dal fondo di 6,7 miliardi destinato ad allentare i vincoli della riforma Fornero.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
SCENE DI VIOLENZA CONTRO FIGLI DI IMMIGRATI… SONO I VALORI DELLA FECCIA SOVRANISTA CHE VANNO TUTELATI CONTRO GLI INVASORI
Un ragazzino siriano di 15 anni picchiato e umiliato dai compagni di scuola. Sua sorella maltrattata
in modo simile dalle sue compagne. Succede a Huddersfield, città di provincia inglese.
Ma queste due scene di ordinaria violenza contro figli di immigrati vengono filmate: e le immagini del video, postate online, fanno esplodere il caso.
La scuola esprime solidarietà agli alunni e giudica “intollerabile” il bullismo dei propri studenti. La polizia apre un’inchiesta e interroga uno degli alunni responsabili della violenza, che sarà incriminato in base alle leggi contro la discriminazione razziale.
Qualcuno apre un “crowdfunding”, una raccolta di fondi sul web, a favore della famiglia dei due ragazzi siriani e in pochi giorni arrivano donazioni per 100 mila sterline, più di 100 mila euro.
Ciononostante i familiari dei due adolescenti, accolti in Gran Bretagna come rifugiati di guerra, scappati dalle atrocità del conflitto in Siria, affermano che stanno pensando di andarsene perchè lo shock di quanto accaduto è troppo grande. Forse si trasferiranno a Oxford, dove una scuola locale si è offerta di accettare i loro figli.
La vicenda è finita stamane su tutti i giornali inglesi.
Nel primo video si vede uno studente avvicinarsi al ragazzo siriano nel campo sportivo della scuola. Gli mette le mani addosso. Lo tormenta. Poi lo getta a terra, gli salta addosso, gli rovescia sulla testa una bottiglia d’acqua e gliela infila in bocca, quasi affogandolo come nella tortura del “water boarding” praticata dalla Cia nella lotta al terrorismo. Il video su sua sorella è analogo: una ragazza le strappa il velo, la prende a spintoni, la fa fuggire.
Trattandosi di minorenni, i nomi delle due vittime di abuso non vengono citati.
La famiglia è arrivata nel Regno Unito nel 2016 grazie a un programma dell’Onu per i profughi di guerra, dopo avere trascorso un periodo in un campo di rifugiati in Libano.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2018 Riccardo Fucile
ABBASSARE LA VELOCITA’ DA 90 A 80 KM/H SULLE STRADE STATALI VUOL DIRE SALVARE CENTINAIA DI PERSONE E INQUINARE DI MENO
Mentre i gas serra presenti nell’atmosfera terrestre segnano un nuovo record (Wmo 2018) e una ragazzina di 15 anni, Greta Thunberg, grida il suo drammatico appello agli adulti per fermare la catastrofe ambientale, in Francia centinaia di migliaia di manifestanti hanno invaso le strade e le piazze per bloccare le politiche del governo Macron che — almeno nelle intenzioni — sono ambientaliste (aumento di pochi centesimi del prezzo di benzina e diesel e abbassamento della velocità da 90 a 80 km/h sulle strade statali).
Una manifestante ha detto “dell’ecologia me ne frego”. Ecco, appunto. Quella gente se ne frega, non solo dell’ecologia, ma anche del futuro delle nuove generazioni.
Ogni anno muoiono milioni di persone a causa degli incidenti stradali, dell’inquinamento dell’aria e delle guerre per il petrolio.
Ogni anno sempre più auto si producono rispetto all’anno precedente in tutto il mondo e il settore dei trasporti rischia di mettere in crisi gli accordi globali sul clima, in quanto l’andamento delle emissioni aumenta, contrariamente al programma di riduzione entro il 2050.
Ma tutto questo sembra che non interessi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
UN MONITO AI CAZZARI SOVRANISTI CHE VOGLIONO DIFENDERE I CONFINI DELLA LORO PSICHE MALATA
“Potrebbe aspettarci la peggiore crisi dopo la Seconda Guerra mondiale”. 
Lo psicodramma della Brexit oggi ha raggiunto un’altra, paurosa vetta in Regno Unito e ha segnato un’umiliazione con pochi precedenti per tutti i predicatori dell’uscita dall’Europa.
La Banca d’Inghilterra ha infatti pubblicato le stime sulle conseguenze della Brexit in caso di “no deal”, cioè “nessun accordo”, caso che potrebbe verificarsi qualora il Parlamento britannico bocciasse il piano che May ha raggiunto faticosamente con l’Europa per trascinare Londra fuori dall’Ue.
Le cifre sono apocalittiche.
In caso di “no deal”, nella peggiore delle ipotesi, l’economia britannica si contrarrà dell’8 per cento soltanto nel 2018, secondo la Banca d’Inghilterra, e Londra perderà 10,5 punti di Pil in meno in cinque anni.
Una voragine enorme, se pensiamo che durante la devastante crisi del 2008 il Pil britannico scese “soltanto” di 6,25 punti.
Non solo: la sterlina potrebbe crollare del 25 per cento (sbriciolando il suo valore già oggi ai minimi), il prezzo delle case capitolerebbe di un altro 30 per cento, mentre la disoccupazione raddoppierà .
Roba che neanche la crisi di Suez. Per tornare a una catastrofe simile, ha fatto notare il governatore della Banca d’Inghilterra Carney, bisogna appunto tornare al 1945, dopo la guerra contro Hitler.
La premier May ha incassato il durissimo colpo e in serata ha ammesso: qualsiasi piano di uscita, incluso il suo, renderà il Regno Unito più povero, rispetto a ora come membro dell’Ue.
È una presa di coscienza drammatica, che fa capire lo stato attuale del Paese. L’accordo di May, sempre secondo la Banca d’Inghilterra e sempre qualora passi in Parlamento, comunque eroderà il 3,9 per cento di Pil britannico nei prossimi 15 anni.
Non solo. Gli economisti dello stesso governo May oggi hanno svelato altre scomode verità : la capacità di stringere accordi commerciali con altri blocchi mondiali (una delle terre promesse dei brexiters) non porterà alcun vantaggio rispetto al mercato unico Ue; le finanze di Londra avrebbero molto più denaro in Europa; e, ultimo sonoro schiaffo ai messia dell’uscita dall’Ue, l’economia britannica sarà meno prospera senza i migranti dell’Unione Europea.
Il momento è così tragico che persino Jeremy Corbyn e il suo vice John McDonnell, i leader del Labour ultrasocialista, stamattina avevano cambiato improvvisamente idea. Forse perchè erano già a conoscenza delle conclusioni dalla Banca d’Inghilterra.
In un’intervista alla Bbc, McDonnell ha accantonato ufficialmente l’obiettivo laburista di andare al voto qualora May cadesse in Parlamento: “Un secondo referendum sarebbe inevitabile”.
Un cambio radicale di strategia, perchè fino a qualche giorno fa una nuova consultazione popolare era l’ultima soluzione.
Segno che anche Corbyn ha capito di aver scherzato troppo con il fuoco.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
PENSAVANO DI CAVARSELA CON LO SCONTO DELLO 0,2% E RINVIANDO LA PROCEDURA D’INFRAZIONE A DOPO LE EUROPEE, MA IN EUROPA NON SONO FESSI
Giuseppe Conte e Giovanni Tria sono partiti per il G20 di Buenos Aires lasciando a Roma una manovra immutata. Non c’è traccia di nuove carte.
Il vertice pomeridiano a palazzo Chigi, prima della partenza, non ha prodotto ritocchi, a dispetto delle promesse di dialogo fatte con Bruxelles.
Anzi, fonti ufficiali del governo dicono che di manovra non si è proprio parlato. E allora? La trattativa con l’Unione europea si è fermata di nuovo.
Nessun avanzamento su quella che appena due giorni fa l’esecutivo aveva disegnato come la strategia di riavvicinamento a Bruxelles: sgonfiamento delle misure cardine della manovra, cioè reddito di cittadinanza e quota 100, e apertura a rivedere, seppure in misura limitata, l’asticella del deficit fissata al 2,4 per cento.
Ne fa le spese il testo della manovra, all’esame della commissione Bilancio della Camera. Il suo iter, spiegano fonti parlamentari, proseguirà senza scossoni fino a lunedì, al massimo martedì, quando passerà all’aula per il voto. Ancora intatto, senza modifiche cioè ai capitoli di spesa che sono al centro della diatriba tra Roma e la Commissione europea. Il via libera arriverà settimana prossima, quindi, proprio nei giorni in cui Tria sarà a Bruxelles per il doppio appuntamento dell’Eurogruppo e dell’Ecofin.
A Roma si aspetta. Eventuali modifiche saranno apportate solo durante il passaggio al Senato, ammesso che succeda. Il condizionale è d’obbligo ed è legato all’esito della trattativa politica con Bruxelles.
Nelle agende dei leader italiani sono cerchiati in rosso due appuntamenti: il Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre e la data del 19, quando la Commissione potrebbe produrre le sue raccomandazioni per l’Italia da sottoporre all’Ecofin del 22 gennaio. Ecofin che a sua volta potrebbe aprire formalmente la procedura di infrazione per deficit eccessivo basato sul debito. §
E il dialogo di cui si continua a parlare dalla cena di Conte e Tria con Jean Claude Juncker, Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis sabato scorso a Bruxelles? Per ora è solo enunciato.
Fermo ai propositi del governo di Roma che non sono sufficienti a fermare la macchina europea che punta dritto alla procedura di infrazione.
Tra Palazzo Chigi e il Viminale, dicastero del ‘peso massimo’ di governo il vicepremier Matteo Salvini, se ne sono convinti ancora di più oggi, leggendo le dichiarazioni di Dombrovskis.
“Secondo la decisione del Consiglio del luglio scorso – ha detto il vicepresidente della Commissione europea in conferenza stampa a Bruxelles – l’Italia dovrebbe fare uno sforzo strutturale pari allo 0,6% del Pil. Invece, sta programmando un peggioramento pari allo 0,8%, che per le previsioni della Commissione sono in realtà l’1,2%. Il divario è molto grande: è chiaro che dev’esserci una correzione sostanziale della traiettoria di bilancio, non marginale”.
Insomma è chiaro che alla Commissione non basterebbe nemmeno un’eventuale riduzione dello 0,2 per cento del deficit impostato nella manovra bocciata da Bruxelles al 2,4 per cento.
Tra l’altro, Dombrovskis oggi ha anche adombrato rischi per la tenuta delle banche italiane, un po’ come ha fatto Daniele Nouy, ex capo della vigilanza della Bce, la scorsa settimana nella sua ultima audizione al Parlamento europeo prima di lasciare il testimone all’italiano Andrea Enria.
È “importante” che il governo corregga la rotta sulla manovra economica, è il ragionamento di Dombrovskis, anche per “minimizzare” le conseguenze negative per il settore bancario. “Certamente — continua – vediamo che l’aumento degli spread per i titoli di Stato sta avendo ripercussioni sulle aziende italiane, comprese le banche. Quindi è importante che la traiettoria di bilancio venga corretta, che il deficit e il debito pubblico vengano portati di nuovo su una traiettoria discendente, e che, di conseguenza, gli effetti negativi sull’economia italiana siano minimizzati”.
Per questo a Roma ha prevalso ancora una volta la linea dei due vicepremier Salvini e Di Maio, i più restii a fare concessioni a Bruxelles.
Ore di valutazioni per capire come ma soprattutto se riprogrammare la strategia vista la reazione negativa di Dombrovskis. Chi prova a fare breccia nel muro dei due è Tria. Il ministro dell’Economia, secondo quanto riferiscono fonti di governo, sarebbe ritornato a insistere sulla necessità di dare un segnale più netto, portando il deficit al 2 per cento.
Solo così, sarebbe la convinzione di Tria, l’Europa potrebbe avere una reazione diversa. Ma è un muro contro muro perchè Salvini e Di Maio non intendono cedere. La resa, infatti, avrebbe un costo elevatissimo. Perchè abbassare il deficit di 0,4 punti significa togliere 7,2 miliardi al reddito di cittadinanza e alla quota 100.
Un’ipotesi, questa, che va ben oltre l’apertura ritenuta accettabile e cioè sgonfiare le due misure di 3-4 miliardi.
Significherebbe, inoltre, rinviare le misure ancora più in avanti rispetto a un avvio che oramai è già dato oltre marzo. Ma a maggio ci sono le elezioni europee e lo scenario che si vuole assolutamente evitare è quello di arrivare al voto a mani vuote davanti agli elettori.
Conte e Tria sperano molto nei bilaterali che avranno a margine del G20 di Buenos Aires, con lo stesso Juncker e anche con Moscovici, e con i ministri dell’Economia degli altri Stati forti dell’Unione, come il francese Bruno Le Maire e il tedesco Olaf Scholz, che è stato ieri in missione a Roma per un colloquio con il titolare del Tesoro. “Il G20 di Buenos Aires darà ulteriore passo avanti nella trattativa con l’Ue – dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora – Il premier Conte parlerà con il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker e non sarà una cena, sarà un incontro di lavoro vero”.
Ma ad oggi la trattativa è ferma. Mentre a Bruxelles l’iter della procedura di infrazione va avanti. Domani i tecnici del Tesoro degli altri Stati membri si riuniranno in teleconferenza nel Comitato economico e finanziario che fa capo all’Ecofin.
Il loro sarà il primo disco verde alla relazione della Commissione: ok alla procedura contro l’Italia. La prossima settimana se ne parlerà all’Eurogruppo e all’Ecofin, lunedì e martedì, proprio mentre a Roma l’aula di Montecitorio discuterà e approverà la manovra.
Il 13 e 14 dicembre ne parleranno i capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di fine anno a Bruxelles, tra l’altro un consiglio denso di argomenti, dalla Brexit ai destini (alquanto incerti) della missione Sophia sui migranti nel Mediterraneo.
A Roma hanno scelto di aspettare queste tappe, di monitorare nel frattempo spread e mercati. E andare avanti senza inviare a Bruxelles alcun nuovo documento che modifichi quello bocciato. Proprio come ha annunciato Salvini ieri mattina.
Se la situazione dovesse precipitare, l’esame della manovra in Senato potrà rivelarsi passaggio utile per adottare delle modifiche.
Ma ad oggi l’aria non è questa a Roma, dove sono disposti a concedere molto poco a Bruxelles, comunque nulla che modifichi il corso degli eventi. Tria l’ha ribadito davanti al Senato nel corso della sua informativa: si punta a una “soluzione ottimale” ma senza rinunciare alle “priorità “.
A Bruxelles anche oggi Moscovici insiste a dire che “il debito pubblico è nemico dell’economia”, anche se “le nostre regole sono sicuramente troppo complesse, vanno semplificate” e sono “molto difficili da comunicare” soprattutto verso l’Italia. “Ma — continua il commissario europeo agli Affari Economici – ridurre il deficit strutturale è la sola strada per controllare il debito pubblico: quando vado dai miei amici italiani e spiego che il deficit strutturale non va bene, mi dispiace che non posso convincere ogni italiano…”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
DON ABBONDIO CAMBIA IDEA DOPO LE MINACCE DEI BRAVI
“A Marrakech il governo non parteciperà , riservandosi di aderire o meno al documento solo
quando il Parlamento si sarà pronunciato”, annuncia in una nota il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo 24 ore di discussioni nel governo sul Global Compact, l’accordo Onu sull’immigrazione che verrà sottoscritto il 10 e 11 dicembre prossimi in Marocco.
Il governo italiano non sarà lì, schiacciato alla fine sulla linea del no al Global Compact dettata da Matteo Salvini e schierato con i paesi prevalentemente dell’est Europa: Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Bulgaria, Croazia, e poi Austria e Svizzera, più Israele e Australia e l’America di Donald Trump per parlare dei paesi fuori dall’Ue.
Eppure, a quanto apprende Huffpost, a Marrakech il M5s ci sarà : con la delegazione del Parlamento europeo.
A rappresentare il gruppo Efdd nella delegazione composta da 9 europarlamentari ci sarà Laura Ferrara del Movimento cinquestelle.
A meno di cambi di programma alla luce della nuova posizione del governo italiano, Ferrara sarà a Marrakech insieme ai colleghi degli altri gruppi: da Cecile Kyenge del Pd (Socialisti e democratici) fino a Judith Sargentini, la pasionaria dei Verdi autrice dalla relazione su Viktor Orban che portò al voto di condanna del go
Naturalmente, la presenza di un europarlamentare dei cinquestelle alla conferenza Onu in Marocco è un altro segnale delle divisioni nel governo sul tema del Global Compact: più precisamente delle spaccature interne al Movimento cinquestelle che soffre sempre più il protagonismo della Lega nella maggioranza gialloverde.
Basti vedere anche le dichiarazioni di Giuseppe Brescia, deputato pentastellato, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera.
“Il Global compact va sottoscritto assolutamente”, scrive su Facebook dopo aver appreso della scelta di Conte di non andare a Marrakech. “Non cadiamo nelle trappole dell’opposizione su un atto, tra l’altro, non vincolante — insiste Brescia – Abbiamo bisogno di una gestione globale dell’immigrazione. L’Europa ha fallito e ha lasciato da soli i singoli Stati. Ora che facciamo? Rifiutiamo un tentativo più ambizioso? Non vedo perchè non si debbano valutare ora attentamente le proposte del Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Il Ministro Enzo Moavero Milanesi ha spiegato cosa prevede: nel documento ‘sono recepiti principi di responsabilità condivisa, principi di partenariato con i Paesi di origine e di transito e la necessità di contrasto ai trafficanti di esseri umani’. Sono esattamente le stesse cose che chiediamo all’Unione Europea”.
Eppure Conte è costretto a seguire la linea di Salvini. Anche se continua a pensare che il Global Compact sia “assolutamente compatibile con la nostra strategia multilivello sull’immigrazione”, spiega il premier in conferenza stampa a Palazzo Chigi.
“Non ho affatto cambiato idea. Pur essendo un documento di carattere programmatico non vincolante ha un rilievo politico: c’è molta attesa in vista della scadenza di Marrakech, mi arrivano segnalazioni. C’è molto fermento”.
Ma l’Italia non ci sarà . Perchè l’ha deciso Salvini.
Spiega Conte: “Ho convocato ieri un vertice nel corso del quale, con il ministro degli Esteri e con i vicepresidenti, anche se Di Maio non poteva esserci ed era rappresentato dal sottosegretario Di Stefano, abbiamo convenuto dopo una serena e franca valutazione delle rispettive opinioni che è giusto creare un passaggio parlamentare in cui confrontarsi ed esprimere in modo molto disteso e ampio. Questo viene consentito perchè Marrakech è sicuramente un appuntamento ma non l’ultima occasione per potersi esprimere”.
Intanto il Movimento cinquestelle da Bruxelles manderà una sua rappresentante all’iniziativa di Marrakech. Non solo.
Domani mattina la mini-plenaria in corso all’Europarlamento affronterà un dibattito proprio sul Global Compact. Lo hanno chiesto i Socialisti: la richiesta è passata con il voto a favore degli europarlamentari del M5s, contrari i leghisti.
Del resto, il Global Compact è figlio di un’epoca che sembrerebbe passata. I negoziati sull’accordo Onu per una “migrazione sicura, ordinata e regolare” furono avviati quando alla Casa Bianca c’era ancora Barack Obama.
L’anno scorso i primi a ritirarsi furono proprio gli Stati Uniti, ormai governati da Donald Trump. E man mano che si avvicina la data di Marrakech, l’elenco di chi diserta si allunga.
Oggi si è aggiunta anche l’Italia, insieme a un ‘club’ di paesi che fino a ieri non erano alleati strategici: alleati quando si tratta di alzare muri in fatto di immigrazione, per niente solidali con uno Stato di frontiera come il Belpaese, esposto ai flussi migratori del Mediterraneo.
Succede, quando a prevalere è la propaganda a fini di politica interna: ovunque.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
LA SINDACALISTA METTE IN EVIDENZA UN POTENZIALE CONFLITTO DI INTERESSI: UN MINISTRO DEL LAVORO NON PUO’ ANCHE ESSERE LEGATO A UN’AZIENDA CON LAVORATORI IN NERO
“Credo che il ministro del lavoro abbia il dovere istituzionale di mandare gli ispettori a verificare la situazione perchè solo su quella base potranno essere dati giudizi”: a dirlo la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, rispondendo oggi a Perugia alla stampa che gli chiedeva un suo giudizio sulla posizione di Luigi Di Maio in merito alla vicenda che coinvolge l’azienda del padre.
A fronte di tre ex dipendenti che denunciano di aver lavorato in nero, semmai c’e’ da stupirsi che nessuno, fino ad oggi, abbia provveduto ad aprire un fascicolo per porre in essere gli opportuni accertamenti-
Rappresenta altresì un’anomalia il potenziale conflitto di interessi tra un ministro del lavoro e un’azienda prima parterna, poi che lo vede socio al 50%, con denunce pubbliche di lavoro irregolare senza che ui si senta in dovere di mandare un’ispezione.
Ispezione che peraltro avrebbe dovuto essere automatica da parte delle strutture locali, ma che evidentemente nessuno si è sentito di fare.
Troppe cose atipiche per non destare sospetti.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
SE I MANUFATTI RISULTASSERO ABUSIVI LA PALLA PASSERA’ ALLA PROCURA DI NOLA
«Si stanno facendo degli accertamenti sull terreno a Mariglianella con tanto di “immobile
fantasma”, ovvero non censito dall’Agenzia del Territorio e sotto ipoteca per un debito pari a 176 mila e 724,59 euro.
La storia è collegata a quella di Salvatore Pizzo e degli altri operai in nero della ARDIMA S.R.L. perchè a quanto pare attualmente il terreno e i manufatti vengono usati come deposito per gli attrezzi.
La polizia municipale del comune guidato dal sindaco Felice Di Maiolo ha avviato accertamenti effettuando un sopralluogo e convocando per giovedì mattina il papà di Luigi Di Maio e una zia, Giovanna, che risiede a Reggio Emilia, per effettuare il «controllo edile presso la proprietà ».
Domani, scrive l’agenzia di stampa AGI, i vigili si presenteranno per effettuare di verifiche. Ai cancelli di via Umberto I civico 69 ci sarà proprio Antonio Di Maio, padre del vicepremier ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.
Dovrà aprire i cancelli perchè la polizia locale, inviata dal sindaco Felice Di Maiolo, di Forza Italia, vuole tecnicamente “conoscere lo stato dei luoghi”, vedere cioè se i dati catastali sono conformi a quanto è riscontrabile nella proprietà .
Se questi risultassero abusivi, tutta l’informativa passerebbe alla Procura di Nola che dovrebbe indagare per abusi edilizi.
I vigili, racconta ancora l’AGI, erano stati al terreno di via Umberto a Mariglianella già lunedì mattina. Ma c’erano i lucchetti al cancello e non avevano il mandato per entrare in una proprietà privata.
Così hanno notificato all’interessato l’invito per domani mattina alle 9.
Nel rudere, composto da due particelle catastali, sono presenti tre manufatti. Uno in fondo all’appezzamento, con mura di tufo e chiuso da una porta. Un altro con finestre rotte e probabilmente in disuso. Un altro di colore grigio che ha una cancellata in ferro. Sono tutti con i tetti. In tutto il terreno ci sono materiali di risulta sparsi, oltre che attrezzature da muratura.
Nel 2000 Antonio Di Maio, padre del ministro, firma davanti un notaio l’acquisto di due terreni e un fabbricato nel Comune di Mariglianella.
Ne acquista però solo il 50 per cento, sia dei terreni che del fabbricato. Al 18 novembre, Di Maio senior risulterebbe (dagli atti depositati in Conservatoria) ancora proprietario dei terreni.
I due appezzamenti ricadono in un’area che il Piano regolatore generale del 1983 del Comune di Mariglianella (ancora vigente) destina alla realizzazione di attrezzature sportive ed edifici scolastici. Al momento del passaggio di proprietà non risulterebbero immobili realizzati sui due terreni.
Qual è l’anomalia che emergerebbe dai documenti visionati da il Giornale?
Nel database in possesso degli uffici dell’Agenzia del Territorio (ex catasto), Di Maio padre sarebbe titolare solamente delle due particelle di terreno: la n.1309 e n.811.
Sia nei documenti in mano al notaio che in quelli depositati agli uffici dell’ex catasto non emergerebbero immobili o manufatti sui due terreni.
L’immobile già esisteva al momento del passaggio di proprietà ma non è stato inserito nell’atto notarile? In questo caso la legge prevede l’annullamento dell’atto.
E dunque l’azzeramento del passaggio di proprietà .
L’immobile, in muratura, sarebbe stato costruito successivamente? Però, in questo caso non risulterebbe nel database dell’Agenzia del territorio. Se il padre del vicepremier avesse costruito dopo l’immobile avrebbe avuto l’obbligo di darne comunicazione all’Agenzia del Territorio.
Perchè il Comune per l’applicazione dei tributi (Imu, tassa sui rifiuti) si aggancia ai dati registrati al catasto.
La seconda presunta anomalia. Per costruire il manufatto, il genitore del ministro avrebbe avuto bisogno di un’autorizzazione edilizia.
E pare che al Comune non risulterebbero licenze edilizie rilasciate negli ultimi anni su quella particella di terreno. E qualora fosse stata rilasciata una licenza, i paletti sarebbero stati molto ristretti: strutture scolastiche o edifici di interesse sportivo e collettivo.
Ma l’immobile non sarebbe nè una scuola nè una struttura sportiva ma dal rilievo fotografico sembrerebbe un deposito per attrezzi di lavoro.
Attrezzi per un’attività edile. Potrebbe aver in tasca una pratica di condono in corso? Ma quale?
La Campania non ha aderito all’ultimo condono mentre le altre sanatorie risalgono agli anni antecedenti al passaggio di proprietà dei terreni. E quindi, la richiesta di condono pendente andava inserita nell’atto notarile. Il padre del vicepremier potrebbe essere titolare di una licenza? Licenza che però al momento non risulterebbe nei documenti ufficiali in mano agli uffici del Comune.
Il Giornale sostiene di aver chiesto spiegazioni all’ufficio stampa di Di Maio, senza ricevere risposta.
(da “NextQuotidiano”)
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