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SALVINI VUOLE ARRESTARE CHI ESULTA ONLINE PER GLI OMICIDI DI STRASBURGO

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

BENE, SI PROCEDA AD ARRESTARE ANCHE GLI INFAMI RAZZISTI CHE ESULTANO PER OGNI PROFUGO AFFOGATO E RIEMPIAMO LE CARCERI

Non si sa neanche se l’infame criminale di Strasburgo abbia agito con intenti terroristici, visto che le massime autorità  investigative francesi sono molto prudenti al riguardo, ma il nostro ministro degli Interni specula già  sulla vicenda.
Salvini evoca “l’arresto immediato di chiunque in queste ore sta esultando online”.
“La nostra polizia postale – ha aggiunto il ministro dell’Interno – è all’avanguardia e sta setacciando la rete per cercare gli infami che festeggiano la morte di qualcun altro”.
Ottima idea, concordiamo non da oggi: tutti gli infami, in primis i politici, che istigano all’odio ed esultano per la morte di esseri umani, vanno neutralizzato con ogni mezzo previsto dalle nostre leggi vigenti, compresa la legge Mancino.
Si proceda quindi ad arrestare TUTTI coloro che festeggiano la morte altrui, a cominciare dalle decine di migliaia di rifiuti umani che ogni giorno brindano all’affogamento dei migranti in mare, compito di chi dovrebbe far rispettare la legge per finire con chi esulta per gli omicidi di Strasburgo.
Tutti in galera, senza se e senza ma.
Nessuna impunità , neanche per i politici.

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TUTTE LE SUPERCAZZOLE RACCONTATE AI “NO EURO” LEGHISTI PER SPIEGARE LA NUOVA “STRATEGIA” DI SALVINI

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

“LA POSIZIONE SI E’ EVOLUTA” DICE ORA IL LEADER DELLA LEGA

«La posizione si è evoluta non da marzo, da qualche anno, nel programma di governo della Lega e del centrodestra non c’era nessuna ipotesi di uscita dalla moneta unica o dall’Unione Europea».
Parole & musica di Matteo Salvini che ieri durante l’incontro con i giornalisti della stampa estera ha ribadito che «nel programma di governo della Lega non c’era nessuna uscita nè dall’euro nè dall’Europa e così è da tempo».
Il ministro dell’Interno rassicura tutti, il programma l’ha scritto lui e sa bene cosa c’è scritto
Davvero l’uscita dall’euro non è nel programma di governo della Lega?
La situazione però è leggeremente diversa da come la racconta Salvini.
Perchè nel programma di governo della Lega — quello che ha scritto lui — è scritto che l’Italia non può uscire dall’Europa (intesa geograficamente come continente) ma che nulla vieta di uscire dall’Unione Europea qualora non venissero ridiscussi tutti i Trattati «tornando di fatto alla Comunità  Economica Europea precedente al Trattato di Maastricht».
Ovvero ad una situazione in cui ogni Stato aveva la sua moneta nazionale e sovrana. Nel programma presentato per le elezioni di marzo 2018 si legge anche che la Lega ha sempre cercato «partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata» e si promette che «continueremo a farlo».
Salvini su Twitter poi ha continuato a mostrare quanto è bello essere europeisti. Scrivendo ad esempio che la Lega (o il governo?) vuole cambiare l’Europa dall’interno e nessuno ha in testa l’idea di una Brexit all’italiana.
Addirittura il Capitano ha suggerito anche l’ipotesi di “rinnovare un nuovo asse Roma-Berlino” ora che in Francia ci sono dei problemi.
Se questa tattica sembra già  sentita non è per il richiamo all’asse Roma-Berlino voluto da Hitler e Mussolini ma perchè è più o meno quello che hanno detto qualche tempo fa gli esponenti del MoVimento 5 Stelle quando spiegavano che avrebbero voluto andare in Europa a negoziare tenendo nel cassetto la pistola dell’uscita dall’euro.
Luigi Di Maio disse proprio di voler approfittare della “debolezza” dell’asse franco-tedesco per strappare condizioni più favorevoli per il nostro Paese senza dover per forza di cose arrivare ad un’uscita dall’Euro: «Non credo che sia più il momento per l’Italia di uscire dall’euro, perchè l’asse franco-tedesco non è più così forte e spero di non arrivare al referendum sull’euro che comunque per me sarebbe una extrema ratio». Insomma sono mesi, prima dei gilet gialli, prima ancora dell’arrivo al governo, che la maggioranza racconta di Parigi e Berlino “molto indebolite”.
I fatti però dimostrano che la Commissione Europea non è stata così arrendevole con l’Italia.
Lo strategismo sentimentale dei noeuro leghisti
Salvini ha detto di non aver cambiato idea sull’uscita dall’euro. Diversamente la pensano i molti sovranisti no-euro che hanno votato Lega e che ieri hanno inondato di commenti preoccupati e arrabbiati Twitter e i social.
C’è da capirli, del resto Salvini ha davvero fatto anni di campagna contro l’euro e in Parlamento la Lega ha fatto eleggere due che l’euro non lo possono proprio vedere come Claudio Borghi e Alberto Bagnai.
E sono proprio Borghi e Bagnai a dover spiegare al Popolo la classe, la lungimiranza e lo strategismo del Ruspa.
Borghi rassicura gli animi dicendo che «Salvini si sta comportando da grande politico che ha capito esattamente dove incunearsi all’interno di un asse eurista inscalfibile». Peccato che al di là  dei problemi interni francesi la posizione di Macron sull’euro non sia cambiata. Come non è cambiata quella dei tedeschi.
Al limite si può sperare di accodarsi alle eventuali richieste di maggiore flessibilità  che potrebbe avanzare Parigi dopo le promesse fatte ai gilet jaunes.
Ma questa non è una strategia da condottiero, è la tattica di uno che va al rimorchio. E se Macron riuscisse ad ottenere dalla UE quello che Salvini, Conte e Di Maio non hanno ottenuto in sei mesi di governo ci sarebbe ben poco da incuneare.
Anche Bagnai su Twitter cinguetta sibillino la sua interpretazione delle parole di Salvini.
Il senatore leghista ricorda quello che il Segretario della Lega disse durante una riunione a maggio: «Vi succederà  di non capire. Ci sono due modi di non capire: non capire aspettando di capire, e non capire rompendo i coglioni. Scegliete voi».
Che tradotto può voler dire che Salvini ha in mente una raffinatissima strategia per far credere alle istituzioni europee che la Lega ora è passata dall’essere no-euro all’essere quantomeno aperta alla possibilità  di poterci rimanere a certe condizioni.
Ma in realtà , si legge tra le righe, la Lega non ha certo cambiato idea. Ha semplicemente deciso di fare come Odisseo che liberare i compagni dalla grotta di Polifemo prima accecò il gigante e poi li fece uscire aggrappati al ventre delle pecore. Ecco quindi che mentre Salvini si presenta alla stampa estera come uno che non vuole distruggere l’euro dall’interno su Twitter i suoi invece “spiegano” ai noeuro leghisti che in realtà  Salvini sta solo cercando di tranquillizzare l’Unione Europea per poter avere spazi di manovra.
E l’idea dell’asse Roma-Berlino si può presentare come il più classico dei divide et impera.
Quando i noeuro leghisti spiegavano che la Lega voleva uscire dall’euro
Ah se in Europa fossero tutti così ingenui. Perchè se qualcuno si prende la briga di guardare quello che dicevano qualche mese fa Borghi e Salvini sull’uscita dall’euro. Ad esempio a novembre 2017 (poco più di un anno fa) Salvini prometteva di cambiare i trattati europei a partire da Maastricht. In caso contrario si sarebbe passati al Piano B (come quello elaborato dal ministro Savona che guarda caso è al governo).
Anche all’epoca i noeuro non capivano questa cosa di ridiscutere i trattati. Ma Claudio Borghi chiariva ogni dubbio: Maastricht è l’euro!   Cosa c’entra il Trattato di Maastricht — che è del 1992 — con l’euro? Il trattato di Maastricht è quello che ha fatto nascere la moneta unica e fissato i parametri per lo sforamento del rapporto deficit/pil.   Nel luglio del 2017 Borghi e Giorgetti spiegavano sul Populista (il giornale della Lega) che la riscrittura dei trattati aveva «l’obiettivo di tornare allo status di cooperazione pre-Maastricht che ha imposto moneta, parametri inventati di finanza pubblica e che col fiscal compact è diventato ancora più assurdo».
Borghi si è così stufato di dover spiegare che “rinegoziare Maastricht” significa tornare ad una condizione in cui ogni Paese membro della UE avrà  la sua moneta (per quello non è necessaria una “italexit”) che lo ha appuntato tra le “regole” del suo account su Twitter.
Per spiegare la geniale strategia — di cui nessuno in Europa si è accorto — Borghi citava direttamente il programma della Lega. Proprio quel programma che Salvini ha detto di aver scritto e dove ha detto che non c’è alcun riferimento ad un’uscita dall’euro o dall’Unione Europea. Non è così.
Ed è strano che Salvini non si sia limitato a rispondere che l’uscita dall’euro “non è nel contratto di governo” come sono soliti fare gli esponenti della maggioranza quando non sanno come rispondere ad una domanda.

(da “NextQuotidiano”)

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“LASCIATECI VOTARE E SCEGLIEREMO L’EUROPA”: IN GRAN BRETAGNA L’APPELLO DELLA SOCIETA’ CIVILE

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

REGISTI, EX CALCIATORI, ATTRICI E SCRITTORI SI MOBILITANO PER RIDARE LA PAROLA AI CITTADINI

Uno sceneggiato televisivo britannico degli anni Ottanta, intitolato «Auf Wiedersehen, Pet» (Addio, tesoro) metteva in scena la vita di sette uomini i quali, per sfuggire alla disoccupazione rampante in Gran Bretagna, emigravano nella Germania dell’ovest per trovare lavoro come operai nei cantieri edili.
Da quei giorni, la libertà  di movimento ha facilitato enormemente la vita, il lavoro e gli spostamenti dei cittadini da un capo all’altro dell’Unione Europea.
Nell’industria dell’intrattenimento, il nostro lavoro ci costringe spesso a viaggiare e lavorare ovunque in Europa, e da quasi trent’anni la libertà  di movimento ci è venuta incontro nella vita e nel lavoro. E non solo a noi.
Oltre un milione di britannici oggi vivono in altre parti d’Europa, e molti di loro hanno avviato imprese di successo, si sono sposati e hanno messo su famiglia.
Oggi, invece, in base alle normative della Brexit di Theresa May, quei diritti stanno per arrivare al capolinea.
Le future generazioni di giovani inglesi, molti dei quali non hanno avuto modo di esprimere il loro parere nel referendum del 2016, perderanno i diritti di cui hanno goduto le generazioni precedenti.
La Gran Bretagna rischia di ritirarsi dalla scena internazionale, e solo perchè ai suoi cittadini sono state raccontate vere e proprie menzogne nel 2016.
I sostenitori della Brexit avevano promesso ai cittadini che avrebbero continuato a godere «di tutti i vantaggi» dell’Unione Europea, riservandosi semplicemente la prerogativa di «riprendersi il controllo».
L’accordo della Brexit, negoziato da Theresa May, ahimè, sta a dimostrare invece che tutte quelle promesse resteranno disattese.
La Gran Bretagna si è impegnata a versare un assegno di divorzio da 50 milioni di sterline, ma a quale scopo? Non avremo nulla in cambio. Anzi, perderemo i nostri diritti di Stato membro dell’Unione Europea, vale a dire meno commercio, meno opportunità  e standard di vita inferiori.
I britannici perderanno il diritto a vivere, lavorare e studiare senza necessità  di visto in tutta Europa. E in virtù di quella che si rivelerà  la più grave perdita di sovranità  e controllo nella storia inglese, dovremo continuare a seguire le regole europee, senza tuttavia aver diritto a partecipare alla loro formulazione.
Decine di migliaia di imprese britanniche – la stragrande maggioranza delle quali si fonda sul libero scambio commerciale, importare ed esportare cioè verso ogni punto dell’Europa – oggi si ritrovano a vivere in un’atmosfera di intensa e prolungata incertezza. L’accordo per la Brexit si limita a promettere scambi commerciali senza scossoni per i prossimi due anni, ma non dà  garanzie su nulla oltre quella scadenza.
Sempre più lavoratori nel Regno Unito oggi scoprono che il loro posto di lavoro è a rischio.
Le aziende chiudono le fabbriche oppure decidono di non fare ulteriori investimenti in quanto non hanno alcuna certezza sulle prospettive a lungo termine.
Le famiglie in Gran Bretagna già  si vedono costrette ad affrontare spese crescenti, per la perdita di valore della sterlina. E milioni di euro di finanziamenti europei per la ricerca, le scienze e le arti, sono altresì minacciati.
Lo stesso governo ha ammesso che l’accordo della Brexit danneggerà  gravemente l’economia britannica. Dominic Raab, il membro di gabinetto responsabile per i negoziati della Brexit, è stato costretto a riconoscere che questo accordo è peggio che restare nell’Unione Europea.
I sondaggi di opinione mostrano come una percentuale chiaramente maggioritaria di elettori in quasi tutti i distretti oggi esige di esprimere il proprio parere in un voto popolare. Una netta maggioranza della popolazione oggi voterebbe per restare nell’Ue.
A ottobre, 700.000 persone da ogni angolo del Paese sono confluite nel centro di Londra per chiedere il diritto di dire l’ultima parola sulla Brexit, in un voto appunto popolare.
Ora spetta ai politici eletti in parlamento respingere con il loro voto questo nefasto accordo della Brexit e restituire l’ultima parola ai britannici.
Se avranno il coraggio di farlo, chiediamo al vostro Paese e a tutta l’Unione Europea di concedere alla Gran Bretagna un lasso di tempo sufficiente per esprimere questo voto popolare e per ripensare la Brexit. Ne va del futuro di moltissime persone.

(da “il Corriere della Sera”)

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COME STA IL GIORNALISTA ITALIANO FERITO A STRASBURGO

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

ANTONIO MEGALIZZI LAVORA PER EUROPHONICA, EMITTENTE UNIVERSITARIA

Antonio Megalizzi, giornalista nato a Trento, è stato ferito alla testa ieri a Strasburgo durante l’attentato di Cheriff Chekat.
Secondo le notizie che giungono dalla cittadina francese Megalizzi è stato colpito da un proiettile alla base del cranio. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione al ferimento di Antonio Megalizzi, il giornalista italiano coinvolto nell’attentato di ieri sera a Strasburgo. Il procuratore aggiunto dell’antiterrorismo, Francesco Caporale e il sostituto Tiziana Cugini, hanno avviato un’indagine in cui si ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità  di terrorismo
La notizia del suo ferimento è arrivata dall’europarlamentare del Partito Democratico Brando Benifei, che è stato informato dalla redazione dove il giornalista lavorava, ovvero quello di Europhonica, emittente che fa parte del network delle radio universitarie.
Lo staff di Europhonica aveva fatto sapere su Twitter che Megalizzi era fuori pericolo, ma a quanto pare invece le sue condizioni sono gravissime.
“Ho notizia purtroppo di un giovane giornalista radiofonico italiano che conosco fra i feriti — ha scritto Benifei sul proprio profilo Facebook — spero non grave”. Pochi minuti fa Europhonica su Facebook ha dichiarato di non poter confermare notizie sullo stato di salute di Megalizzi:
Riguardo allo staff italiano di Europhonica a Strasburgo e al collega ferito: non possiamo confermare alcuna notizia sulla sua salute attuale. Chiediamo ai colleghi della stampa di rispettare la privacy del nostro collega. Saremo pronti a comunicare qualsiasi notizia verificata appena la avremo.
Ieri sera, come ripreso dal Dolomiti.it, l’emittente radiofonica aveva invece dato un’altra versione dei fatti:
Lo staff italiano di Europhonica attualmente a Strasburgo è rimasto coinvolto nell’incidente di questa sera. Sono giunte prime notizie alla redazione: i nostri colleghi italiani sarebbero fuori pericolo. Vi terremo aggiornati. Vi preghiamo di non intasare le loro linee telefoniche.
Intanto fonti della Farnesina hanno confermato “il ferimento di un connazionale nei fatti di Strasburgo” anche se non viene ancora fatto il nome di Antonio Megalizzi. “L’Unità  di Crisi continua a lavorare, in raccordo con la rete diplomatica italiana in Francia e con le autorità  francesi e sta prestando ogni possibile assistenza ai connazionali presenti a Strasburgo”.
La Farnesina invita gli italiani presenti a Strasburgo a evitare il centro della città  e con un tweet ha reso noto il numero per poter richiedere informazioni e segnalare emergenze
L’Ansa conferma che Antonio Megalizzi è ferito gravemente:
Risulta essere in gravi condizioni Antonio Megalizzi, il giovane giornalista radiofonico italiano, originario di Trento, ferito ieri nell’attentato di Strasburgo. Lo apprende l’ANSA da fonti qualificate.
Chi è Antonio Megalizzi e il progetto Europhonica
La radio è la grande passione di Antonio Megalizzi, il trentino di 29 anni, gravemente ferito nell’attentato di Strasburgo. La famiglia Megalizzi è originaria di Reggio Calabria, che nel 1990 si è trasferita a Trento, quando Antonio aveva appena 5 mesi. Già  durante gli studi all’università  di Trento e di Verona il giovane ha iniziato a lavorare in radio, sia come speaker che come giornalista.
Ha collaborato così per la programmazione della Rai di Trento, il canale radiofonico dell’emittente locale Rttr e ultimamente soprattutto per radio 80 Forever Young di Rovereto che su Facebook esprime la sua vicinanza al collega e alla sua famiglia in questo difficile momento.
Megalizzi si trovava a Strasburgo per seguire per Europhonica che segue le sedute plenarie del Parlamento europeo. Europhonica è il progetto internazionale promosso da RadUni (l’associazione italiana operatori radiofonici universitari) insieme alle radio universitarie di Francia, Spagna, Portogallo e Germania. Il suo obiettivo è raccontare l’Europa attraverso gli occhi degli studenti universitari, selezionati per la prima redazione radiofonica europea. Una volta al mese, in concomitanza con la plenaria del Parlamento Europea, Europhonica trasmette in diretta da Strasburgo.

(da agenzie)

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“LA MATRICE TERRORISTICA E’ ANCORA INCERTA”

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

STRASBURGO NON È IL BATACLAN, NO ALLO STATO DI EMERGENZA IN FRANCIA… IL BILANCIO: 3 MORTI, 8 FERITI GRAVI E 5 LIEVI… 350 AGENTI A CACCIA DELL’ATTENTATORE IN FUGA

“Ho visto un uomo con una pistola passare davanti a un gruppo di persone. Senza dire una parola, ha puntato l’arma verso uno di loro e ha aperto il fuoco. Non mi sembra che l’abbia colpita. Quindi ha diretto la sua arma contro un altro membro del gruppo e lo ha preso. Poi si è messo a correre verso piazza Gutenberg, mescolandosi alla folla. È stato il panico”.
È la testimonianza di un ragazzo di Strasburgo, raccolta dal quotidiano Dna (Dernieres nouvelles d’Alsace). Il giovane stava camminando in rue des Grandes-Arcades nel centro di Strasburgo, quando ieri è andato in scena l’attentato. Attentato che per ora ha provocato tre morti e 13 feriti, di cui nove gravi.
Intanto circa 350 agenti delle forze dell’ordine sono coinvolti nella ricerca dell’uomo che ha sparato ai mercatini di Natale. Lo ha detto mercoledì il ministro degli Interni francese Christophe Castaner.
“Attualmente, 350 persone sono mobilitate per prenderlo”, ha detto Castaner in una conferenza stampa a Strasburgo. Il ministro ha osservato che tra loro vi sono 100 agenti della polizia giudiziaria, così come i militari dell’operazione Sentinelle. Due elicotteri sono anche coinvolti nella ricerca del sospetto. L’attentatore sarebbe il 29enne Cherif C., già  segnalato con la ‘fiche’ S’.
Per ora niente attivazione dello stato d’emergenza in Francia dopo l’attento di Strasburgo. La ministra della Giustizia, Nicole Belloubet, ha detto questa mattina che la Francia è in grado di “reagire” dopo l’attacco anche senza “decretare lo stato d’emergenza”, una misura eccezionale, che venne attivata, per esempio, nella notte del Bataclan, il 13 novembre del 2015, restando in vigore per i due anni successivi, fino al 31 ottobre 2017.
In quel periodo, secondo l’ex ministro dell’Interno Gèrard Collomb, vennero sventati almeno 32 attentati sul territorio nazionale. Le misure speciali per fronteggiare la lunga stagione di sangue che ha colpito la Francia vennero sostituite, dal primo novembre dello scorso anno, da una nuova legge antiterrorismo voluta dal presidente Emmanuel Macron.
La matrice terroristica dei fatti di Strasburgo “non è stata ancora stabilita”, afferma il sottosegretario all’Interno francese, Laurent Nunez, a France Inter. “Bisogna essere molto prudenti. L’assalitore non era conosciuto per reati legati al terrorismo. Durante la sua detenzione in carcere era stata segnalata una sua radicalizzazione. Per questo era sotto sorveglianza”.
Non è la prima volta che Strasburgo, nell’est del Paese, cuore dell’Europa e casa del Parlamento europeo, viene presa di mira: già  nel 2000 c’era stato un progetto d’attentato, la polizia aveva smantellato una cellula terroristica poco prima che entrasse in azione. Ieri sera, invece, il terrore si è scatenato veramente.
Erano le 20 quando un giovane, identificato poi nel 29enne Cherif C. già  segnalato con il “fichè S” per radicalizzazione in carcere, ha aperto il fuoco in rue Orfevres, uccidendo tre persone e ferendone 11; tra di loro, in maniera non grave, anche un giovane giornalista italiano. Il killer, armato di pistola e coltello, è riuscito poi a fuggire e a barricarsi nel vicino quartiere di Neudorf, dove per ore la polizia lo ha braccato. Due gli scontri a fuoco con i militari della forza Sentinelle, duranti i quali il giovane attentatore viene anche ferito a una mano.
L’Europarlamento, impegnato nella sessione plenaria, è stato chiuso, così come tutto il centro della città . Il 29enne, nato in Francia ma di origini straniere, era riuscito ad evitare un arresto già  martedì mattina. La gendarmeria aveva fatto una perquisizione a casa sua ma non l’aveva trovato. Probabilmente questo lo ha portato ad accelerare il suo piano.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha espresso “la solidarietà  di tutta la nazionale a Strasburgo, alle vittime e alle loro famiglie”. Il ministro Castaner ha riferito che il killer – definito un “criminale comune” con precedenti penali, – aveva già  scontato alcuni periodi di detenzione sia in Francia che in Germania.

(da “Huffingtonpost”)

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CHI E’ CHERIF, LO SPARATORE DI STRASBURGO

Dicembre 12th, 2018 Riccardo Fucile

29 ANNI, DOVEVA ESSERE   INTERROGATO STAMANE NELL’AMBITO DI UN’INDAGINE PER OMICIDIO…     UN CRIMINALE COMUNE CON PRECEDENTI PER FURTI, SPACCIO, VIOLENZE

Cherif C., 29 anni e un passaporto francese: questo l’identikit del presunto attentatore di Strasburgo, già  stato in carcere per reati comuni e successivamente segnalato dalle autorità  francesi come elemento ‘radicalizzato’ islamico a rischio attentati.
Stando a Le Parisien, l’autore della sparatoria che ha seminato il terrore nella zona del mercatino di Natale più antico e popolare di Francia, causando almeno 4 morti e 11 feriti, sarebbe nato nel capoluogo alsaziano il 4 febbraio 1989.
Giunto a Strasburgo da Parigi, il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha confermato che era schedato con la lettera ‘S’ dei fondamentalisti tenuti sotto controllo dagli 007 transalpini.
Secondo quanto riferisce Bfm-Tv, era sfuggito   stamane durante una perquisizione nella sua abitazione nel quartiere di Neudorf, presidiato questa notte dalle teste di cuoio.
L’operazione era stata organizzata nell’ambito di un’inchiesta per omicidio.
Cherif C. era noto agli agenti anche per vicende legate a furti, violenze e traffico di droga. Nella sua abitazione, gli inquirenti hanno rinvenuto delle granate ma al momento del blitz, questa mattina, lui non c’era già  più.
E in molti Oltralpe sono concordi nel dire che quel mancato arresto di questa mattina lo abbia indotto a passare all’attacco, questa sera, nella strage prenatalizia che sconvolge la Francia e l’Europa.
Chi lo ha visto durante la sua folle spedizione di morte per le strade del centro, descrive un fisico prestante, circa 1 metro e 80 di altezza, con i capelli neri. Cherif C. era coperto da un mantello scuro.
Pare che stasera abbia anche aperto il fuoco contro dei militari di Sentinelle, rimanendo ferito nello scontro a fuoco. Colpito a sua volta, secondo l’Obs, anche un militare coinvolto nella sparatoria.
Secondo informazioni raccolte da Bfm-Tv, frequentava gli ambienti radicali di Strasburgo. Nouvelles d’Alsace precisa che nel 2011 venne condannato a due anni di carcere, di cui sei mesi senza condizionale, per aggressione armata.

(da “Huffingtonpost”)

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