Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO CHE 1,5% POI RIDOTTO ALL’1% PREVENTIVATO DAL GOVERNO
Dopo Fondo monetario internazionale e Commissione europea, anche l’agenzia di rating
Fitch e la società di consulenza e ricerca economica Prometeia tagliano le stime di crescita del Pil italiano per il 2019.
Fitch ha rivisto al ribasso dall’1,7% all’1% anche la previsione dell’Eurozona, sottolineando come “negli ultimi mesi i dati sull’attività economica dell’Europa a moneta unica si sono deteriorati in modo più drastico che in altre parti del mondo”. L’Italia però è il Paese che frena di più, con le previsioni sul Pil ridotte dall’1,1% allo 0,3%, assieme alla Germania (dall’1,7% ad appena sotto l’1%). Per la Francia la revisione è dall’1,7 all’1,4% e per la Spagna dal 2,3 al 2,1%.
Anche Prometeia taglia le stime sulla crescita italiana, aspettandosi un 2019 in espansione dello 0,1% contro lo 0,5% di appena un mese fa.
Lo si legge in un documento che nota come i dati più recenti indichino che la debolezza evidenziata dalla recessione nella seconda parte del 2018 “è continuata nel primo trimestre (ci attendiamo un Pil ln lieve contrazione, -0,1% su trimestre)”.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO DELLA VISITA DI STATO A PARIGI
Il caso sembra definitivamente chiuso. E il ruolo fondamentale, nella soluzione della crisi tra Francia e Italia, è stato giocato da Sergio Mattarella.
Il presidente della Repubblica ha ricevuto oggi al Quirinale l’ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset che gli ha consegnato una lettera del presidente Macron con l’invito a compiere una visita di Stato in Francia. Offerta che il presidente Mattarella ha accettato. Un incontro immortalato da un tweet sull’account del Quirinale.
Il faccia a faccia – tra Masset e Mattarella – arriva d’altra parte dopo la telefonata della svolta tra Quirinale e Eliseo del 12 febbraio.
Insomma, il Colle ha impiegato tutto il suo peso istituzionale per accelerare la soluzione della crisi tra Parigi e il governo italiano.
L’annuncio del ritorno in Italia di Masset era arrivato stamattina da parte della ministra per gli Affari europei, Nathalie Loiseau.
Chiudendo così lo strappo aperto con il richiamo in patria dell’ambasciatore seguito in particolare all’incontro tra il vicepremier Luigi Di Maio e esponenti dei gilet gialli alla periferia di Parigi.
Il governo francese aveva parlato di “inaccettabili provocazioni che violano il rispetto proprio della scelta democratica, fatta da un popolo amico e alleato. E violano il rispetto che i governi democraticamente e liberamente eletti devono avere l’uno verso l’altro”.
Oggi d’altra parte era arrivato un mezzo dietrofront dello stesso Di Maio sul rapporto con i gilet gialli con un no a chi inneggia alla violenza. “Dialogo ma non con chi parla di guerra civile”, ha detto il leader Cinquestelle prendendo così le distanze dal controverso esponente incontrato a Parigi: Christian Chalenà§on.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
DEBITO PUBBLICO AUMENTATO DI 53 MILIARDI IN UN ANNO
“Il 2019 e gli anni successivi si presentano non facili per il governo dei conti pubblici”. Lo ha
sottolineato il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, spiegando che il “ripiegamento” dell’economia internazionale rende “più stringenti i margini delle azioni di riequilibrio del disavanzo e del debito”.
“In sede programmatica, – ha aggiunto – gli spazi per garantire un percorso di seppur lenta riduzione del debito appaiono molto contenuti, ponendo il Paese in un crinale particolarmente stretto”.
“Non è superfluo ricordare alle nuove generazioni, quanto sia prezioso, in un corretto bilanciamento di poteri, un assetto istituzionale che preveda la presenza di soggetti indipendenti, in grado di assicurare la collettività che le scelte principali, che incidono sulla vita quotidiana, siano sistematicamente sottoposte alle opportune verifiche di legittimità e di efficacia”, ha aggiunto Buscema in apertura del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2019, presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Il nostro Paese non dispone di un patrimonio infrastrutturale adeguato al suo sistema economico e produttivo” e l’effetto si avverte anche sulla qualità di vita dei cittadini in termini di trasporti, viabilità , rifiuti e manutenzione del territorio.
E’ la denuncia del procuratore generale della Corte dei Conti, Alberto Avoli, secondo cui “la mancanza di congrui investimenti rischia di accrescere ulteriormente il gap” tra Italia e altri Paesi con un peggioramento non solo in termini di competitività ma anche di condizioni sociali della comunità .
Il pg della Corte dei Conti parla poi di Quota 100: “Le recenti disposizioni in materia previdenziale suscitano notevoli preoccupazioni circa le ricadute sull’organizzazione degli uffici per i vuoti negli organici che presumibilmente si apriranno copiosi nel breve termine”, ha detto Avoli riferendosi a ‘quota 100’ e spiegando che questi “vuoti costituiscono un’occasione unica da non perdere per promuovere il ricambio generazionale nei quadri pubblici con l’immissione in ruolo di risorse portatrici di professionalità specifiche e maggiormente aperte all’innovazione”.
Tornando al debito, oggi la Banca d’Italia ha rilevato che nel 2018 è salito ancora: al 31 dicembre del 2018 il debito delle amministrazioni pubbliche era pari a 2.316,7 miliardi a fronte dei 2.263,5 miliardi del 2017 (131,2 per cento del Pil).
L’aumento del debito nel 2018 (53,2 miliardi), spiega Bankitalia, ha riflesso il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (40,6 miliardi) e il lieve incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (5,8 miliardi, a 35,1).
L’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio ha accresciuto il debito per 6,8 miliardi.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO GRANDE SUCCESSO PER CARLO FRECCERO E LA SUA TV SOVRANISTA
Un altro grande successo per Carlo Freccero dopo i risultati di C’è Grillo e C’è Benigni: Popolo Sovrano, la trasmissione al cui trailer avrebbe dovuto partecipare il figlio di Travaglio, ieri è stato l’ultimo programma preferito dai telespettatori tra quelli delle grandi emittenti tv. Il comunicato di Auditel:
Rai1 si è aggiudicata gli ascolti della prima serata di ieri grazie al doppio appuntamento con “Che Dio ci aiuti”.
La fiction con Elena Sofia Ricci ha ottenuto infatti 5.427.000 telespettatori e il 22,05% nel primo episodio, e 4.856.000 e il 24,19% nel secondo, per una share media del 23%.
Canale 5 con il film ‘L’ora legale’ ha totalizzato 3.165.000 telespettatori pari al 14,13% di share. Ancora sul podio TV8 che con l’incontro di Europa League Zurigo-Napoli ha conquistato 1.337.000 telespettatori e il 5,5% di share.
Su La7 ‘Piazzapulita’ è stato visto da 1.194.000 telespettatori pari al 6,8%, seguito a breve distanza da Rai3 dove il film ‘The Founder’ ha registrato 1.011.000 telespettatori e il 4,3%. Retequattro con ‘Freedom — Oltre il confine’ ha ottenuto invece 999.000 telespettatori e il 4.7%, mentre il film ‘Survivor’ su Italia 1 ha conquistato 968.000 telespettatori e il 4,15% di share e il debutto di ‘Popolo Sovrano’ su Rai2 è stato visto da 521.000 telespettatori pari al 2,7% di share.
Chiude la classifica degli ascolti del prime time di ieri Nove con il film ‘Donne, regole e… tanti guai!’, seguito da 272.000 telespettatori pari all’1,2% di share.
Dopo gli insulti (“merda“) ai giornalisti che si permettevano di far notare l’infelicità dei tagli su The Wolf of Wall Street Freccero aggiunge un altro tassello alla sua fama di Re Mida all’incontrario.
Freccero, che già ha il merito di aver ideato “Povera Patria”, trasmissione che si è coperta di ridicolo grazie al servizio di Alessandro Giuli sul signoraggio, oggi si ritrova con il secondo grande successo di programma ideato per “accordare” Rai2 alla nuova maggioranza sovranista. Adesso però ci vuole il colpo di grazia: visto che Maria Giovanna Maglie dopo le critiche a Sanremo è stata salutata da Rai1, perchè non recuperarla?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
“BISOGNA STARE ATTENTI A CHI DICE: IO DECIDO E VOI ESEGUITE”
Un passo indietro di Luigi Di Maio? «Sarebbe opportuno. Siamo nati come movimento “uno
vale uno” e siamo diventati “uno vale tutti”».
Elena Fattori, senatrice del Movimento Cinque Stelle, non si tira indietro ed esprime liberamente le sue posizioni sui vari fronti aperti all’interno del M5S.
Ecco l’intervista a firma di Alessandro Trocino sul Corriere.it
Per Roberta Lombardi, Di Maio non è Mandrake.
«Non è una questione di fare più cose, ma di pluralità ».
Di Maio vuole riorganizzare il Movimento.
«Non mi piace l’idea di trasformare il Movimento in partito. Bisogna stare attenti a non fare una cosa top down: io decido e voi eseguite. Un tempo eravamo bottom up: si partiva dal basso».
Si sta adeguando al nuovo corso con l’inglese?
«Su quello ero già avanti».
Elezioni locali, è giusto allearsi alle liste civiche?
«No. Sono contraria. Abbiamo sempre criticato le liste civetta. Per noi regole severissime e poi imbarchiamo personaggi improponibili? Mi parrebbe un’ipocrisia e una mossa molto pericolosa».
Eppure perdete. Come si fa a vincere le elezioni sui territori?
«Per la verità abbiamo tutti i sindaci dei Castelli romani. Non abbiamo avuto bisogno di allearci: è bastato un attivismo antico e di buona qualità . Invece di cercare escamotage, cambiamo la legge elettorale e facciamo sì che a ogni candidato sindaco o governatore corrisponda una sola lista».
I meetup sono stati smantellati: centri pericolosi?
«Non sono chiusi. Alcuni sono anche molto attivi. Ma è vero che sono stati completamente abbandonati».
Per la senatrice Nugnes sarebbe sbagliato un referendum sul processo a Salvini.
«Di più, sarebbe illegittimo. È una decisione che non riguarda la linea politica e che deve essere presa dai parlamentari. I quali rappresentano la nazione, non il partito».
Servirebbe un referendum sulla Tav?
«Quella non si deve fare e basta. Di Maio non può cedere. Ce l’abbiamo persino nell’inno il no alla Tav. E Beppe Grillo è stato processato per questo»
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
RENZI CHIEDE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA PER APPURARE SE QUEI SOLDI SONO STATI FATTI SPARIRE PER FINANZIARE LA MACCHINA ORGANIZZATIVA DI MORISI
Che fine hanno fatto i 49 milioni di euro della Lega? Se lo chiedono in molti, soprattutto i magistrati di Genova che hanno disposto il sequestro della somma che ritengono (il processo è ancora in corso) essere il presunto provento di una truffa ai danni del Parlamento.
Quei soldi la Lega di Salvini ha deciso di restituirli in appena 76 anni, in comode rate bimestrali da 100mila euro, e senza interessi.
Ieri Matteo Renzi, alla presentazione del suo nuovo libro, ha tirato di nuovo fuori la storia dei fondi pubblici frutto della presunta truffa.
Il senatore del PD ed ex-premier ha chiamato in causa direttamente l’attuale Segretario della Lega e ministro dell’Interno dicendo che nel libro chiede «una commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news, sui legami tra la ‘Bestia’ di Salvini e aziende pubbliche, per capire se parte dei 49 milioni sottratti dalla Lega sono finiti a Morisi [Luca Morisi, consulente per la comunicazione di Salvini, NdR], se la Casaleggio Associati prende soldi da soggetti pubblici e che rapporto ha con il primo partito d’Italia».
Renzi ha paragonato la situazione attuale al conflitto di interesse di Berlusconi dicendo che se «se il populismo fosse una start up l’Italia sarebbe la Silicon Valley» e chiedendo a Morisi «ha preso qualcuno di quei 49 milioni della Lega per creare la “Bestia” di Matteo Salvini? Ha preso soldi pubblici per fare una macchina di propaganda che porta Salvini ad essere più influente di Trump su Facebook?».
La Bestia è il soprannome con cui si indica la macchina della propaganda leghista da quando la gestione è passata in capo a Morisi, che su Twitter si definisce Digital philosopher e Social-megafono e che viene considerato il Casalino di Salvini (anche se forse i termini di paragone andrebbero invertiti).
Cosa sia la Bestia nessuno lo sa con certezza. Per un certo periodo di tempo si è detto che era uno sofisticato programma informatico in grado di cogliere gli umori dell’elettorato e di analizzare e macinare una mole impressionante di dati.
Morisi però ha sempre smentito questa descrizione dicendo che la vera Bestia è Salvini stesso e che il Capitano — è stato proprio lui uno di coloro che hanno appiccicato a Salvini questo soprannome — basta a sè stesso perchè ha fiuto.
A livello terra-terra la Bestia non ha un unico corpo, semmai è un misto tra lo stile comunicativo di Salvini, fatto di sparate, insulti, foto di cibo e gattini e le reazioni del popolo leghista.
Una parte di questo popolo — uno zoccolo duro di poco meno di 70 mila utenti Facebook — è radunato nel gruppo pubblico Matteo Salvini Leader che ha il compito di disseminare il verbo salviniano.
L’uscita di Renzi però non è una novità . Già nel novembre scorso il deputato PD Luciano Nobili chiedeva se la Lega avesse utilizzato parte di quei 49 milioni per finanziare la Bestia.
Il 28 novembre 2018 Nobili ha presentato un’interrogazione a risposta scritta (ad oggi rimasta senza risposta) al ministro dell’Interno di chiarire «con quali risorse sia finanziata la struttura comunicativa “Sistema intranet snc” guidata da Luca Morisi, e le altre riferibili al Ministro interrogato che curano le pagine facebook “Matteo Salvini”, “Noi con Salvini”, “Matteo Salvini Premier”, “Lega — Salvini Premier”, in particolare con riferimento a risorse pubbliche».
All’epoca Morisi rispose come al solito ribadendo che la base della Lega era fatta da persone VERE e non da hacker russi o algoritmi. Ieri invece non ha twittato nulla (ma si sa, Morisi considera Twitter un luogo deserto).
Ma cosa c’è di vero nelle accuse di Renzi e Nobili?
Dove siano finiti quei soldi, frutto di quella che i magistrati di Genova ritengono essere una truffa ai danni dello Stato, nessuno lo sa con certezza.
La vulgata leghista tende ad attribuire tutte le responsabilità alla passata gestione del Partito, quella di Umberto Bossi e del tesoriere Franceso Belsito.
Ma come hanno mostrato le inchieste giornalistiche de L’Espresso il sistema di gestione “allegra” dei fondi pubblici ha continuato anche quando Salvini — che non è indagato — era diventato capo del partito a colpi di ramazza.
Perchè è vero che la vicenda processuale che ha visto Bossi e Belsito condannati in primo grado riguarda la presunta truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010 ma non si tratta però di non si tratta di errori di dieci anni fa — come a più riprese ha spiegato Salvini — perchè i soldi in questione sono entrati nelle casse del partito anche tra il 2011 e il 2014, ovvero durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini.
Parte di quei soldi quindi è passata anche sotto il naso di Salvini (che in ogni caso è in Lega dal 1992 e non è proprio l’ultimo arrivato) ed è quindi giusto chiedergli come sono stati utilizzati ed eventualmente dove siano finiti.
Se poi sono stati utilizzati per la cosiddetta Bestia o per finanziare altre attività di partito è relativamente meno importante.
Anche perchè oggi il problema è un altro. La Bestia del Capitano, che costa circa 1000 euro al giorno, la paghiamo noi cittadini con i nostri soldi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
NUNZIA DE CAPITE: “NON BASTA REDISTRIBUIRE, SERVE PREDISTRIBUIRE”
Nunzia De Capite, sociologa, lavora da 13 anni in Caritas italiana, per la quale si occupa
anche della redazione del rapporto annuale sul monitoraggio delle politiche di contrasto alla povertà .
Studiosa delle varie forme di sussidio e reddito, fa parte del Forum delle disuguaglianze e delle diversità coordinato da Fabrizio Barca.
Dal Rei, il reddito di inclusione varato alla fine del 2017, stiamo per passare al Reddito di cittadinanza. Qual è la sua opinione su questa norma che partirà in primavera?
«Siamo in un Paese in cui nel 2007 le persone in povertà assoluta erano 1,7 milioni e nel 2017 sono diventate cinque milioni: non possiamo fare a meno di misure di supporto sociale. Però, sia con il Rei sia con il Reddito di cittadinanza, siamo sempre in una logica redistributiva, mentre dovremmo iniziare a pensare da politiche predistributive»
Cioè?
«I provvedimenti redistributivi, almeno in teoria, consentono alle persone che stanno sotto un certo livello di cercare a vivere più dignitosamente. Ma il problema non è solo intervenire nelle situazioni più estreme: è anche decidere quali prospettive ci diamo. Dobbiamo fare un salto verso politiche predistributive, intervenendo cioè dove la ricchezza si forma e prende direzioni troppo squilibrate. È un modo di affrontare il problema molto più radicale. E previene anche alcuni possibile aspetti paradossali di questo reddito di cittadinanza».
Per esempio?
«Alla base di questo reddito di cittadinanza c’è una mancata osservazione della realtà : si immaginano persone che in buona parte non esistono. Vi immaginate chi vive in povertà assoluta, che spesso non ha gli strumenti per orientarsi, andare alle Poste e inoltrarsi nella burocrazia richiesta dalla legge? Ce lo vedete un cinquanta-sessantenne, di quelli che vengono alle nostre mense, costretto a compilare moduli on line e richiedere card? Davvero non ha insegnato niente “Io, Daniel Blake”, il film di Ken Loach? Oppure prendiamo una madre in povertà assoluta: che senso ha chiederle di accettare un lavoro se dove vive non c’è alcun supporto o servizio per l’infanzia? Il reddito di cittadinanza, così come è stato fatto, è solo una misura attiva per il lavoro. Che però rischia di non aiutare nessuno, tanto meno le persone per le quali in teoria è pensato».
(da “L’Espresso“)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
PRONTO UN VIDEO DI GIARRUSSO PER CONVINCERE I MILITANTI “LEGALITARI” A GARANTIRE L’IMPUNITA’ AL SEQUESTRATORE DI PERSONE … TANTO NESSUNO PUO’ CONTROLLARE E VERIFICARE IL VOTO, A PARTE CASALEGGIO
Sarà Mario Michele Giarrusso, senatore, audiofilo e avvocato, a cercare di convincere i grillini a votare per salvare Salvini su Rousseau.
Lo farà con un video, scrive oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Luca De Carolis, che sarebbe già pronto:
Ma non prima di domani, perchè servono almeno 24 ore di preavviso per la votazione. Però il video di presentazione del quesito, che gli iscritti dovranno visionare prima di decidere se salvare o meno il ministro dell’Interno, è “più o meno pronto” raccontano. E il protagonista è l’avvocato siciliano Mario Giarrusso, l’unico dei sette al secondo mandato, già in corsa per la presidenza dell’Antimafia andata poi a Nicola Morra.
Insomma, un parlamentare noto alla base, capogruppo in giunta. Propenso decisamente per il no al rinvio a processo. Come d’altronde gran parte dei sette grillini, che per giorni hanno ripetuto a Di Maio e agli altri senatori la loro convinzione: “Sul piano giuridico la richiesta va respinta”.
Un parere da tecnici, visto che sei su sette sono legali. Ma qui il nodo è anche e soprattutto politico. Perchè in gioco c’è anche un principio identitario per il Movimento, che ha sempre detto sì in automatico a ogni richiesta dei magistrati.
E che dovrebbe rivedere un suo comandamento per il Salvini che dapprima aveva giurato di volersi fare processare, anche in un incontro apposito con Di Maio.
Proprio ieri Giarrusso — parlando con i giornalisti dopo la riunione della Giunta per le autorizzazioni a procedere — ha affermato che la posizione del M5S si conoscerà martedì e non subito, prefigurando quindi la possibilità di un voto degli iscritti prima di quello dei parlamentari. La parte divertente della vicenda è che il suo status è pieno di commenti di attivisti grillini che gli chiedono di mandare a processo Salvini.
Anche per questo, il capo politico dei Cinque Stelle ha ormai deciso di affidarsi al web, come gli consigliavano da giorni i big a lui vicini e anche dalla casa madredi Milano,la Casaleggio.
Perchè altrimenti qualsiasi decisione avrebbe avuto il suo marchio, quello del leader, che ha già una riunione fissata con i sette della giunta per lunedì sera, alla vigilia del voto.
E allora, visto che “comunque vada ci rimetteremo”come ammettono dal Movimento, tanto vale sottrarsi, per evitare possibili e pericolosissime tensioni con Salvini, l’altro vicepremier.
Si conferma poi la facile previsione del voto per deresponsabilizzare Di Maio e mettere in difficoltà i dissidenti, che se dovessero votare sì dopo il no del Blog delle Stelle si metterebbero così contro la volontà della base.
C’e’ un piccolo dettaglio di cui nessuno parla: i voti sulla piattaforma non sono controllati da una società terza e l’esito viene comunicato da Casaleggio senza che nessuno possa verificarlo.
La farsa continua
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ENF (SOVRANISTI) 60 SEGGI, CONSERVATORI 43… IN ITALIA LEGA 29 SEGGI, M5S 23, PD 16, FORZA ITALIA 8
Popolari e socialisti non avranno una maggioranza autonoma nel prossimo Parlamento
Europeo: il primo sondaggio paneuropeo commissionato in via riservata dall’Europarlamento lo scorso 23 gennaio che Repubblica – a 100 giorni esatti dalle europee – anticipa oggi che il dato più evidente è il crollo delle due forze che da sempre controllano l’Europa.
Il Ppe passerà dai 217 seggi del 2014 a 186, confermandosi comunque primo gruppo a Strasburgo.
Peggio faranno i socialisti (Pse): da 187 seggi, la famiglia Ue del Pd scenderà a 129.
In salita i liberali (Alde): da 68 saliranno a 77 eletti ai quali vanno aggiunti i 24 accreditati a Europe En Marche di Macron.
Ed è proprio questa – Ppe-Pse-Alde – l’unica alleanza ad oggi capace di superare la soglia di maggioranza di 353 deputati.
L’Enf, attuale gruppo di Salvini e Le Pen, salirà da 37 a 60 seggi, con la Lega proiettata al 31,9% con 29 deputati
I Conservatori (Ecr) causa Brexit perderanno i Tories: saranno controllati dai polacchi di Kaczynski ma scenderanno da 75 a 43 seggi.
Partiranno da una base di 103 deputati ai quali aggiungere i 10 attribuiti ad Alternative fà¼r Deutschland (Afd), per un totale di 113 seggi.
Ma puntano a cooptare una serie di piccoli partiti dell’Est con cui il gruppone xenofobo ed euroscettico potrebbe sfiorare i 130 parlamentari, contendendo il secondo posto ai socialisti.
E in Italia? La Lega avrà 29 eurodeputati, il MoVimento 5 Stelle 23 mentre quelli del PD saranno ridotti a 16 dai 31 di partenza. Forza Italia ne avrà otto mentre per Fratelli d’Italia si rischia uno zero nella casella.
(da agenzie)
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