Agosto 21st, 2020 Riccardo Fucile
PER LORO NON C’E’ TRACCIA DI VELENO, MA SE LO TRASFERISCONO EMERGEREBBERO LE BALLE CHE RACCONTANO… QUESTA SI CHIAMA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Aleksej Navalnyj è ancora in coma, stabile ma in gravi condizioni. Pronto per essere
trasferito insieme alla moglie in Germania appena i medici lo consentiranno. L’eliambulanza partita nella notte dalla Germania arrivata da Berlino e offerta da un’Ong tedesca, è atterrata a Omsk con un team di medici a bordo. Ma i medici non stanno autorizzando il trasferimento.
Il presidente Russo Vladimir Putin avrebbe nel frattempo rassicurato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: “Navalnyj sta ricevendo ottime cure”.
Il vice direttore dell’ospedale siberiano Anatoly Kalinichenko ha dichiarato che i medici “non hanno trovato tracce di veleno nel corpo di Navalnyj”. Aggiungendo che “stanno lottando ancora per salvargli la vita”. Trasferirlo ora sarebbe impossibile.
Al momento le analisi non hanno riscontrato nessuna presenza o traccia di veleni nel sangue o nelle urine. Non pensiamo che il paziente sia stato avvelenato
Secondo quanto riporta il sito della Tass, i medici che stanno curando Navalnyj hanno fatto una diagnosi che è stata comunicata alla moglie e al fratello del paziente ma non sarà riferita ai media.
La dichiarazione contraddice quanto confermato dalla polizia dei Trasporti. Secondo quanto ha detto dall’ospedale Ivan Zhdanov, direttore del Fondo anticorruzione messo in piedi da Navalnyj, la polizia “riferito ai medici del ritrovamento della sostanza con cui è stato avvelenato” l’oppositore russo ma “rifiuta di rivelarne il nome” alla moglie Julija e ai suoi collaboratori dicendo che “è in corso un’indagine segreta”.
Secondo le autorità la sostanza “è di pericolo mortale non solo per Aleksej ma anche per coloro che lo circondano, tanto che devono indossare tute protettive”.
La moglie dell’attivista, Julija Navalnaya arrivata ieri da Mosca, ha poi riferito che “solo due ore fa, i dottori stavano preparando i documenti per il trasporto” del marito all’estero, poi non più autorizzato.
“Crediamo che lo abbiano fatto per aspettare che sparisca la sostanza chimica che è nel corpo di Aleksej”, ha detto la donna, “non possiamo fidarci di questo ospedale e pretendiamo che ce lo consegnino”.
Anche la portavoce di Navalnyj Kira Yarmysh continua a chiedere aiuto e su Twitter si appella ai giornalisti:
Fate domande precise, chiedete a Peshkov perchè non trasferiscono Aleksej! Ieri aveva promesso che le autorità avrebbero aiutato e concesso lo spostamento. Stiamo aspettando una dichiarazione inequivocabile
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peshkov, aveva assicurato che il ministero della Sanità russo era disposto ad autorizzare il trasferimento se fosse stata presentata una richiesta in questo senso. Ma ora, denuncia Yarmysh, è “lo staff medico a rifiutarsi di approvarlo”. Yarmysh punta il dito sui medici russi che, pressati dal Cremlino, stanno negando l’autorizzazione al trasferimento: “Inoltre il capo della terapia intensiva” dell’ospedale dove da ieri Navalnyj è ricoverato “non vuole prendersi la responsabilità ” di autorizzare il trasferimento.
“L’aereo che abbiamo organizzato per il trasferimento di Aleksej” è atterrato, “il divieto di trasferimento è un attentato contro la sua vita”, ha twittato
Sui social Leonid Volkov chiede l’aiuto di tutti: “È necessario chiedere con forza, sia sui social che nelle piazze, che rilascino Navalnyj” scrive invitando i sostenitori dell’oppositore a manifestare. Nel suo twett, Volkov rilancia lo slogan delleproteste in Russia: #UnoPerTuttiTuttiPerUno.
L’oppositore si trova in “coma profondo”, ma ancora non c’è una diagnosi ufficiale. Il suo braccio destro, Leonid Volkov, su Twitter ha denunciato: “Al Cremlino non importa niente della vita e della salute di Aleksei. La cosa importante per loro è che le prove che sia stato avvelenato non diventino di dominio pubblico”. “Il motivo per cui non danno l’autorizzazione è chiara”, ha twittato Nadia Tolokonnikova, membro del gruppo Pussy Riot, “dopo tre giorni tutte le tossine saranno rimosse dall’organismo e non ci saranno le prove dell’avvelenamento”.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALL’ENNESIMO CASO PER LA LEGA, SCATTA LA SOLITA RIDICOLA SOSPENSIONE (CHE NON VUOL DIRE NULLA)
La Lega ha sospeso la senatrice Marzia Casolati perchè, spiega lo stesso partito, ha percepito il bonus di 1.500 euro previsto dalla Regione Piemonte per le attività imprenditoriali costrette alla chiusura a causa del lockdown. “Dopo aver ascoltato e verificato la posizione, come per i precedenti casi, è stato preso il provvedimento della sospensione”, dice il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo.
Il provvedimento, rende noto Romeo, è stato già accettato e condiviso dalla parlamentare, eletta nel collegio uninominale di Moncalieri.
Militante leghista da decenni e senatrice dal 2018, Casolati è proprietaria di una storica gioielleria in Galleria Umberto I a Torino, in zona Porta Palazzo. Cinquant’anni, nata e sempre vissuta nel capoluogo piemontese, la parlamentare si avvicina alla politica da giovane: a 22 anni aderisce alla Lega nord, coprendo numerosi incarichi. Nel 1993 viene eletta al Consiglio comunale della sua città e ci resta fino al 2001
Arriva al Senato due anni fa e fa parte della commissione Politiche europee, di quella straordinaria sui Diritti umani e della commissione d’inchiesta sul Femminicidio.
È sposata e come risulta dalla documentazione patrimoniale data al Senato, nel 2019 ha dichiarato un reddito complessivo di 101.314 euro. Dopo i colleghi Andrea Dara ed Elena Murelli, che avevano chiesto e ottenuto il bonus 600 euro, la senatrice è la terza parlamentare leghista “furbetta”.
Nei Consigli regionali erano poi emersi altri leghisti col bonus, tra cui i due piemontesi Matteo Gagliasso e Claudio Leone: numeri che rendono la Lega il partito con più eletti coinvolti nelle richieste.
Il bonus “Riparti Piemonte” chiesto, ottenuto da Casolati fa parte del piano di aiuti da 88 milioni di euro deciso e finanziato dalla giunta leghista guidata da Alberto Cirio per le imprese piemontesi. Un contributo regionale al quale la senatrice ha avuto accesso per far “ripartire” la sua gioielleria. Tutto regolare, ma “non opportuno” per gli stessi big della Lega: l’erogazione infatti non prevedeva limiti di reddito ed era destinato alle aziende, non ai titolari di partita Iva.
Quei 1.500 euro, circa un decimo del suo stipendio mensile da senatrice, sono costati a Casolati la sospensione dal partito e, se i vertici saranno di parola, un ostacolo in vista di future candidature.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
HA SOTTRATTO UN MILIONE DI DOLLARI PER ALBERGHI, VIAGGI E CARTE DI CREDITO… UN SUO SOCIO PER RISTRUTTURARE CASA, ACQUISTO DI UNA BARCA E GIOIELLI, CHIRURGIA ESTETICA
Le accuse contro l’ex stratega del Presidente Donald Trump, Steve Bannon e altri tre coimputati di
associazione per commettere una frode di centinaia di migliaia di dollari ai danni di cittadini americani che avevano fatto donazioni in favore della campagna “We build The Wall” ( per costruire il muro antimigranti al confine con il Messico) sono contenute in un documento di 24 pagine della Corte del Distretto Sud di New York, firmato da Audrey Strauss, acting US attorney.
Uno dei protagonisti dell’elezione di Donald Trump nel 2016 è stato arrestato e subito il presidente si è sfilato da ogni coinvolgimento, dichiarando di non aver più avuto nulla a che fare con Steve Bannon dai primi giorni del suo insediamento alla Casa Bianca: ”È una cosa molto triste per Bannon, non ho a che fare con lui da molto tempo. Non so nulla del progetto” ha detto rispondendo a una domanda, sottolineando come il progetto non gli piacesse: “Ho pensato fosse stato fatto per mettersi in mostra”.
Il Grand Jury ha accusato Bannon , Brian Kolfage, Andrew Badolato e Timothy Shea di aver utilizzato per spese personali che non avevano niente a che fare con lo scopo della raccolta fondi per il Muro, nonostante avessero pubblicamente affermato di organizzare la raccolta su base volontaria e senza distogliere un solo penny dei soldi raccolti dallo scopo di costruire il Muro.
In particolare Kolfage ha preso per uso personale in modo coperto più di 350 mila dollari, mentre Bannon, attraverso una sua organizzazione non profit (Non profit 1) e una compagnia ombra, ha ricevuto un milione di dollari da “We build the Wall”, per pagare Kolfage e per “coprire centinaia di migliaia di dollari di spese personali dello stesso Bannon. Per fare questo hanno utilizzato false fatturazioni per assicurarsi, come ha scritto Kolfage in un messaggio a Badolato che i pagamenti rimanessero confidenziali.
DAL 17 DICEMBRE 2018 ALLA FINE DI GENNAIO 2019
La campagna di raccolta fondi per la costruzione del Muro partì su iniziativa di Kolfage il 17 dicembre 2018 e fu un tale successo che nel corso della prima settimana raccolse su un apposito sito web 17 milioni di dollari da donare al governo federale di Trump per finanziare il Muro. Ma poi nacquero dubbi sul background di Kolfage e sulla possibilità di trasferire i fondi al governo federale.
A fine dicembre, la raccolta (che aveva raggiunto i 20 milioni di dollari) fu sospesa in attesa di trovare un modo legittimo per raggiungere lo scopo, in quelle stesse settimane furono coinvolti nell’iniziativa, Bannon e gli altri due imputati, venne creata una nuova organizzazione (We build the wall Inc ) cui vennero trasferiti tutti i fondi raccolti che avrebbero dovuto a questo punto finanziare un Muro privato per chiudere il confine meridionale degli Stati Uniti. A cominciare dal gennaio 2019, secondo le accuse, Bannon e gli altri attraverso il website continuavano a indurre in errore i sottoscrittori, mentre si appropriavano di centinaia di migliaia di dollari per uso personale , nonostante pubblicamente, con dichiarazioni ed interviste i donatori venivano rassicurati che il 100 per cento dei soldi raccolti sarebbero serviti per costruire il Muro.
DA GENNAIO AD OTTOBRE 2019
Convinti dalla “ falsa narrativa” che tutti i nuovi soldi donati alla nuova società (We bill the wall Inc) o trasferiti ad essa con opzione dei vecchi donatori, sarebbero serviti per costruire un Muro “privato” al confine con il Messico, fino all’ottobre 2019, la nuova società gestita da Bannin e dagli altri coimputati raggiunse la cifra di 25 milioni di dollari di donazioni.
ARRICCHIMENTI PRIVATI
Secondo l’atto d’accusa del Gran Giurì, Kolfage avrebbe utilizzato il danaro per ristrutturare la sua casa, per pagare una barca, un Suv, una golf cart, gioielli, chirurgia estetica, pagamento di tasse e delle spese della carta di credito
Bannon e gli altri imputati, hanno usato i fondi per viaggi, alberghi, carte di credito, in ogni caso nulla che avesse a che fare con la costruzione del Muro.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
CHI SI OPPONE AL REGIME FINISCE AVVELENATO: I CINQUE CASI PRECEDENTI
Navalny, 44 anni, è in coma, ventilato artificialmente, presso l’ospedale di Omsk, sud-ovest della Siberia. È in pericolo di vita, ma le sue condizioni sono definite “stabili” e i medici assicurano che “faremo di tutto per salvargli la vita”. Il suo staff sta cercando di portarlo all’estero, la Germania potrebbe essere una destinazione.
Il Cremlino mostra il volto buono, augura “pronta guarigione” all’oppositore “come per ogni altro cittadino della Federazione russa”, promette che se sarà confermato l’avvelenamento aprirà un’inchiesta, non vede alcun ostacolo a un trasferimento per curarlo all’estero se dovesse essere richiesto.
Alle parole del portavoce di Putin, fanno da contraltare quelle del direttore della Fondazione anticorruzione creata da Navalny, Ivan Zhadanov, il quale denuncia che alla moglie non sarebbe stato permesso per ore di vederlo, mentre il primario dell’ospedale si sarebbe rifiutato di fornire i documenti, indispensabili per trasferire l’attivista in un’altra struttura più adeguata all’estero.
“Pensiamo che sia stato avvelenato con qualcosa di mescolato nel suo tè, quella era l’unica cosa che ha bevuto la mattina” ha affermato la portavoce Kyra Yarmysh, “i medici dicono che il veleno è stato rapidamente assorbito dal suo organismo mediante la bevanda calda”. Su Twitter viene postato un video, girato a bordo dell’aereo su cui viaggiava.
Nel tragitto Navalny ha cominciato a sudare freddo, poi ha chiesto alla portavoce che era con lui di parlargli in modo da potersi concentrare sul suono di una voce. Frastornato, è andato in bagno e lì ha perso conoscenza. L’aereo su cui era a bordo ha effettuato un atterraggio di emergenza a Omsk. Navalny era in Siberia per la campagna in vista delle elezioni locali del 13 settembre per sostenere i candidati anti-Putin.
Media russi parlano però di avvelenamento da “ossibutirrato di sodio”, un neurodepressore del sistema nervoso centrale che può causare problemi respiratori gravi, è incolore e insapore e dà effetti repentini, per cui se non si interviene rapidamente può sopraggiungere il coma e la morte. Viene utilizzato anche come sostanza stupefacente nota come “droga dello stupro”.
La Russia ha vissuto anche nel passato recente una lunga scia di episodi simili contro gli oppositori del regime.
Navalny stesso nel 2017 fu aggredito con uno spray tossico, che gli ha danneggiato un occhio. Lo scorso anno poi, fu portato d’urgenza in ospedale dal carcere dove era detenuto per un reato amministrativo per un sospetto avvelenamento, ma i medici dissero che si trattava di un forte attacco allergico e lo rispedirono subito in cella.
Ben più eclatanti altri casi degli ultimi decenni.
Alexander Litvinenko, agente dei servizi segreti russi, lasciò l’incarico accusando Putin di essere il mandante di omicidi e attentati compiuti dall’intelligence per consolidare il suo potere. Rifugiatosi a Londra, morì in agonia nel novembre 2006 tre settimane dopo aver bevuto un tè trattato con polonio-210 altamente radioattivo in un hotel di Londra.
Le autorità britanniche hanno accusato formalmente Mosca, ma i russi hanno sempre negato. Litvinenko stesso, dal letto di morte, accusò il Cremlino.
Il veleno colpì anche in Ucraina, nel 2004, Viktor Yushenko, che stava conducendo una campagna contro il candidato alla presidenza sostenuto dalla Russia, e si ammalò gravemente dopo aver ingerito una quantità enorme di diossina, rimanendo sfigurato in volto.
E ancora il caso della giornalista investigativa Anna Politkovskaja, che nel 2004 si ammalò gravemente e perse conoscenza dopo aver bevuto una tazza di tè, due anni prima di essere uccisa a colpi d’arma da fuoco a Mosca.
Nello stesso modo viene ucciso Boris Nemtsov, la sera del 27 febbraio 2015. In un agguato per strada, nei pressi del Cremlino. Cinque ceceni vengono condannati, ma resta il mistero sul mandante. Nemtsov, vicepremier negli anni ’90 durante la presidenza Eltsin, di estrazione liberale, era diventato uno dei principali sfidanti di Putin in Parlamento.
Ancora, nel 2018 l’ex spia Sergei Skripal e la figlia Yulia vengono ritrovati privi di sensi in una panchina nella città britannica di Salisbury, avvelenati con l’agente nervino Novichok, e guarirono solo dopo un lungo ricovero. Anche in quella occasione Londra accusò Mosca, che negò.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
PARLANO DI 4 MILIARDI DI FATTURATO A RISCHIO, MA DENUNCIANO SOLO UN MILIARDO QUANDO SI TRATTA DI PAGARE LE TASSE… AL TWIGA PAGANO ALLO STATO SOLO 3 EURO E 3 CENTESIMI L’ANNO A METRO QUADRO
Piangono miseria ma i fatturati non tornano: oggi il sindacato nazionale dei locali da ballo parla di 4
miliardi di fatturato a rischio con almeno il 10% dei locali che da febbraio non ha mai riaperto.
Peccato che lo stesso sindacato, sempre ad agosto, ma dell’anno scorso, parlasse di un miliardo di fatturato.
Quando c’è da chiedere soldi allo Stato, il fatturato perso è di 4 miliardi, quando c’era da versare soldi allo Stato, il fatturato guadagnato era di un solo miliardo.
Intanto è polemica sui giornali, e i soci in affari Briatore e Santanchè accusano il “Governo di incapaci” di avere preso di mira i “discotecari”, ma per il Twiga, il loro lido a Marina di Pietrasanta con lettini a 1.000 euro al giorno e pista da ballo, pagano allo Stato 3 euro e 3 centesimi all’anno per metro quadro di concessioni, di nuovo prorogate, con la scusa del Coronavirus.
È dai ruggenti anni Ottanta, con i suoi Gianni De Michelis al centro pista e Silvio Berlusconi nei party privati, che il mercato italiano dell’intrattenimento vive tra luci e ombre, dichiarato e sommerso, legale e abusivo, il tutto con una certa nonchalance.
Infatti nell’intervista del 4 agosto rilasciata al Messaggero, il Presidente del Silb, Maurizio Pasca, non ha avuto problemi ad ammettere che “in Italia ci sono 2.400 discoteche con un volume di affari di circa un miliardo di euro, parallelamente c’è un mercato abusivo, quasi equivalente”.
E però, anche addizionando il miliardo di fatturato ufficiale al miliardo di fatturato ufficioso, si arriva a 2 miliardi, non quattro. Davvero curiosa la matematica, alle volte.
Tutti i governi hanno prorogato le concessioni, nessun escluso. Lo hanno fatto Berlusconi, Renzi e Gentiloni, lo ha fatto il Governo Conte I, quando l’allora Ministro dell’Agricoltura e del Turismo, il leghista Gian Marco Centinaio, consapevole di violare la direttiva Bolkestein (“al 99,9% andremo in infrazione comunitaria”) non solo regalò ai vecchi concessionari una maxi proroga di 15 anni, fino al 2034, ma con Maurizio Gasparri fece un emendamento che in sostanza mette tra i beni dello Stato sdemanializzabili, cioè vendibili ai privati, circa 52.619 spiagge destinate ad attività turistico ricreative, con un’operazione di cartolarizzazione che permette di incassare subito e poi svolgere con calma le aste.
Chi compra? Dato che la legge prevede l’opzione d’acquisto per i concessionari delle spiagge, il gioco è fatto.
E poichè, nonostante i canoni bassissimi di pochi centesimi al metro quadro, l’evasione fiscale nel settore è altissima, prima che cadesse il Governo, l’allora Ministro del Turismo pensò di aggiungere un condono tombale al 30% sulle concessioni.
Il Twiga di Marina di Pietrasanta di Briatore&Santanchè ha un fatturato dichiarato di 4 milioni e 1 di Editba (cioè di margine operativo lordo) all’anno. In totale occupa una superficie di 4.485 metri quadri, per un canone di poco più di 17.619 euro all’anno, vale a dire 3 euro e 3 centesimi a metro quadro all’anno.
Una cifra così irrisoria da risultare tale anche arrotondata e in lettere: quattro euro all’anno per metro quadro. Detto altrimenti: l’affitto dell’area pesa un 227esimo sul fatturato
La domanda a questo punto nasce spontanea: questo “Governo di incapaci”, come lo ha definito Flavio Briatore, terrà conto della disparità tra le condizioni di locazione di chi fatica a pagare l’affitto mensile a 5 cifre del proprio locale e chi, al mare, paga l’affitto del proprio locale al costo di un caffè?
(da Fanpage)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
NEL PAESE ELVETICO DECIDONO I SINGOLI CANTONI E IN QUASI TUTTI E’ OBBLIGATORIA, COSI’ COME LE REGOLE SUL DISTANZAMENTO NEI LOCALI, COME IN ITALIA… NELLE SCUOLE CHI PROPENDE PER IL DISTANZIAMENTO E CHI PER LE MASCHERINE IN BASE ALL’ETA DEGLI STUDENTI
La Svizzera è uno di quei paesi che a Matteo Salvini piace tanto, uno di quelli che nomina spesso come esempio di virtù.
L’ultima volta è accaduto a Rosignano Solvay, in provincia di Livorno. Il leader della Lega ha chiamato in causa la Svizzera per parlare dell’obbligo di indossare le mascherine in generale e, in particolar modo, nelle scuole: «Quando ho sentito dell’obbligo di mascherina e di distanza anche per i bimbi dai sei anni…no. In Svizzera non c’è per nessuno. O sono scemi gli svizzeri o il ministro è incapace e incompetente. Sono due mesi che va in giro a cercare i banchi con le rotelle…».
Secondo Salvini in Svizzera non c’è l’obbligo delle mascherine ma in realtà le sue affermazioni sono imprecise.
In Svizzera l’obbligo di mascherina si decide a livello dei singoli cantoni e sono in molti ad averla resa obbligatoria adottando più o meno le stesse modalità e regole dell’Italia.
Non solo le mascherine, anche l’obbligo per locali e bar di raccogliere le generalità dei clienti per effettuare un rapido ed efficace tracciamento.
Salvini parlava nello specifico della scuola. Digitando “mascherine scuola Svizzera” emerge come anche nel paese elvetico sia aperto il dibattito con alcuni cantoni che prediligono la distanza di sicurezza e altri che vogliono rendere la mascherina obbligatoria a scuola.
La situazione viene valutata diversamente dai cantoni sulla base dell’età degli alunni, con alcuno presidi che stanno facendo appello perchè i Dpi vengano indossati almeno dagli studenti delle scuole medie in quelle regioni dove non è stato ancora deciso.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
INVECE DEL DISCO ROTTO RIVOLTO A CHI LO CONTESTA, IL FIGHETTO PADANO SI GUARDI ALLO SPECCHIO
Le ultime cronache raccontano delle contestazione de La Spezia, dove all’ultimo comizio di Salvini il
caciotta c’erano circa 200 persone che, distanziate dal cordone di polizia dalla piazza del comizio, hanno contestato lo xenofobo padano e ora finto nazionalista.
Molti i cartelli esposti: “Sei solo un foodblogger” e ancora “Mojito e Papeete salvatori del Paese”
La replica livorosa di Salvini e stata la solita, visto che non hanno argomenti: “Se volete i clandestini portateli a casa vostra, figli di papà che non siete altro, andate a lavorare. Siete a protestare con il Rolex al polso, andatevi ad ascoltare Fedez e la Mannoia”.
Premesso che chi contesta Salvini non è un figlio di papà , ma magari gente che difende i diritti e vuole un’Italia antirazzista dove non ci siano delinquenti che alimentano paure, discriminazioni e odio, c’è da dire che in questo paese l’ultimo che può parlare dei figli di papà è proprio Matteo Salvini.
La vicenda del papà ministro dell’Interno che ha fatto scarrozzare il figlio con la moto d’acqua (pagata con soldi pubblici e che serviva per la sicurezza e non per far fare le gitarelle) e guidata da personale che è pagato per garantire la sicurezza e non per fare da giuda turistica, basta e avanza una volta per tutte.
Sul resto si può essere d’accordo
Fa bene anche andare a lavorare, attività che al capo della Lega è quasi sconosciuta.
(da Globalist)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
I MANAGER MUSICALI DELL’ISOLA CONTESTANO LA MANCANZA DI UN BANDO PUBBLICO
Giuseppe Lobianco racconta oggi sul Fatto che i manager musicali dell’isola raccolti in Assomusica hanno contestato in una nota la somma, oltre 579 mila euro, elargita dalla Regione Sicilia senza un bando, per ragioni “di esclusività e infungibilità ” con un decreto dell’assessore alle attività produttive Mimmo Turano (Udc), alla società dei due stilisti, accusandola di avere subappaltato i servizi a maestranze locali, “dando vita a un circuito di denaro non compatibile con la legislazione attuale”.
Un linguaggio involuto per definire l’attivazione di un giro di pagamenti in nero; e se i manager considerano il ricorso alle maestranze “una mancanza di fiducia nei loro confronti’ ‘, quell’accenno all’evasione fiscale suona imbarazzante per la giunta regionale, che sull’effetto stardust, “Tornatore —Dolce & Gabbana’ ‘, ha scommesso per rilanciare il turismo in tempi di Covid.
Per Musumeci le sei serate griffate D&G, organizzate nelle prime due settimane di agosto nelle principali località turistiche, da Taormina a Siracusa, dovevano servire infatti a promuovere l’immagine dell’isola: “Abbiamo fatto la scelta più naturale — ha detto il governatore — perchè Dolce e Gabbana sono da sempre i migliori ambasciatori della nostra Isola nel mondo. Li ringrazio per quanto hanno fatto e per quello che faranno per aiutarci a fare della Sicilia la tappa preferita nel Mediterraneo’
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL COMUNE DI POMEZIA HA EMANATO IL PROVVEDIMENTO PER IL MANCATO DISTANZIAMENTO DURANTE LO SPETTACOLO DEI DELFINI
Il comune di Pomezia ha provveduto a emanare l’ordinanza che dispone la chiusura per 5 giorni, dal
24 al 28 agosto, del parco divertimento Zoomarine per mancato rispetto delle norme anti-Covid.
Nell’area destinata allo spettacolo dei delfini — si legge nel testo dell’ordinanza — non venivano adottate misure di riorganizzazione degli spazi sufficienti ad evitare l’assembramento di persone, non assicurando altresi’ il mantenimento di almeno un metro di separazione tra gli spettatori.
La Polizia Locale ha provveduto a notificare il provvedimento alla struttura, che si occupera’ di dare adeguata pubblicità dei giorni di chiusura all’utenza. Era stata l’associazione Earth a segnalare il mancato rispetto delle misure spiegando che erano arrivate “molteplici segnalazioni circa la situazione senza controllo che si è venuta a creare durante gli spettacoli di Zoomarine durante i quali gli spettatori sono seduti vicinissimi l’uno all’altro e senza mascherina in barba ad ogni precauzione e ai DPCM emanati dal Governo”.
L’associazione aveva segnalato le presunte violazioni alla polizia locale di Pomezia chiedendo controlli.
L’amministratore delegato di Zoomarine, Renato Lenzi era convinto di non aver violato alcuna norma: “Come parco acquatico all’aperto non c’è obbligo di mascherina che invece imponiamo al ristorante, al bar e nelle toilette. Tuttavia da lunedì scorso raccomandiamo ai nostri ospiti di indossarla”. Il comune di Pomezia non era evidentemente d’accordo.
(da agenzie)
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