Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
NON SA RISPONDERE ALLA DOMANDA SU QUANTI VACCINI SIANO STATI FATTI FINORA AGLI OVER 80
Basta un poco di populismo e il vaccino va giù.
Il salotto di Non è L’Arena, il programma in onda la domenica — in prima serata — su La7, il senatore di Italexit Gianluigi Paragone è stato protagonista di un acceso scontro con il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.
I temi sono, ormai, quasi un mantra: la suddivisione dell’Italia in colori (in base al livello di rischio epidemiologico) e la campagna vaccinale. L’ex pentastellato, in collegamento video, ha dato degli “incapaci” ai membri del governo, con i classici clichè che condiscono la sua comunicazione aggressiva. E dopo l’attacco di Paragone contro Sileri, è arrivata “l’interrogazione” del sottosegretario.
Mentre si attende il via libera per somministrare Astrazeneca anche agli over 65, Sileri ha provato a spiegare i motivi che hanno portato a un non utilizzo in toto delle dosi a disposizione del nostro Paese: viste le difficoltà registrate nelle ultime settimane nell’arrivo delle dosi, si è deciso di conservarne una parte per i richiami (Pfizer 21 giorni, Moderna dai 28 in su).
Insomma, tenere le scorte per non inceppare la fase della seconda inoculazione alle persone che hanno già effettuato la prima. E sappiamo, visto che ormai la narrazione è nota, come il tema della seconda dose si un elemento fondamentale per una campagna vaccinale efficace. Ma questa spiegazione, nota ai più, non è bastata a Pierluigi Paragone.
“Voi siete incapaci”, interviene a gamba tesa il senatore interrompendo il discorso di Sileri. Il motivo? Il prosieguo della suddivisione dell’Italia in zone colorate, in base al livello di rischio epidemiologico. Perchè ai tre colori — giallo, arancione e rosso — si sono aggiunti anche il bianco (come in Sardegna) e l’arancione rafforzato (con restrizioni che sono un ibrido tra il rosso e, per l’appunto, l’arancione).
Insomma, questo è il motivo che ha portato all’accusa di Paragone contro Sileri.
Quanti vaccini sono stati fatti? Boh
Ed è lì che il sottosegretario alla Salute decide di mettere alle corde il senatore di Italexit chiedendo se fosse a conoscenza dei dati della campagna vaccinale in Italia, con particolare riferimento agli over 80 (la famosa fase-2). La risposta si trova sul bollettino, disponibile a tutti, aggiornato quotidianamente e pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Ma Paragone si è celato dietro un “no, non lo so e non mi interessa”, scuotendo le braccia come se quella domanda fosse fuori luogo.
E, alla fine, Sileri si lascia andare: “E allora non parlare”
(da NextQuotidiano)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
A LUGLIO LA CURVA SARA’ PIATTA, MA PRIMA LA NUOVA ONDATA SARA’ DURISSIMA…. A FINE GIUGNO 135.000 VITTIME
Continua ad aggravarsi la situazione epidemiologica in Italia, con la curva dei contagi di Coronavirus
che da giorni ormai è tornata sopra i 20 mila casi al giorno. Mentre il governo si prepara a nuove restrizioni, senza escludere neanche l’ipotesi di un lockdown di tre settimane, le proiezioni sull’andamento dell’epidemia nel Paese disegnano un quadro in cui il picco dei morti dovrebbe arrivare a inizio aprile con 654 vittime in un solo giorno.
È questa la stima prodotta dal modello dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) dell’università di Washington a Seattle. Con il numero delle vittime in continuo aumento dunque, è attorno al 29 giugno che secondo la proiezione si dovrebbe raggiungere il picco totale, arrivando a un totale di 135 mila morti dall’inizio della pandemia.
Una stima confermata anche dal professor Roberto Cauda (infettivologo dell’ Università Cattolica e del Policlinico Gemelli). «Il picco dei decessi — spiega il professore a Quotidiano.net — dovrebbe arrivare attorno al 2-3 aprile, seguito da un netto calo, con livelli che a fine giugno scenderanno sotto quota quaranta».
Per quanto riguarda invece il numero di infezioni giornaliera, «il picco atteso in Italia è atteso secondo i modelli matematici tra il 20 e il 22 di marzo. Ovviamente le variabili sono diverse».
Secondo la proiezione di IHME, l’appiattimento della curva ci sarà attorno al primo luglio con un calo fino a 200 casi al giorno. Negli ospedali il picco di terapie intensive si toccherà il 26 marzo con 1.247 in più occupati per poi scendere a 25 unità intensive occupate a inizio luglio.
Non cambierà invece l’uso della mascherina che continuerà a essere necessaria anche nei prossimi mesi. «Noi pensiamo che il prossimo trimestre sia quello decisivo», ha confermato ieri a Mezz’ora in Più, su Rai Tre, il ministro della Salute Roberto Speranza. «La strategia — ricorda poi il professor Cauda — è una sola: contenere e vaccinare».
(da Open)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
COPRIFUOCO ANTICIPATO, ZONA ROSSA NEI WEEK END E STOP ALLE SCUOLE… MA SE IL RESTO RESTA APERTO E’ SOLO L’ENNESIMO TAPPULLO CHE NON SERVIRA’ A MOLTO
Si apre una settimana cruciale in vista di nuove restrizioni a pochi giorni dall’ultimo Dpcm. Cresce l’ipotesi di una chiusura uniforme a livello nazionale per dare una spinta alla campagna di vaccinazione
Potrebbe arrivare già entro la fine di questa settimana una nuova stretta sulle misure anti Covid a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo Dpcm lo scorso 6 marzo.
La velocità con cui cambia il quadro epidemiologico per via delle varianti Covid impone al governo Draghi tempi serrati in cui valutare se non sia necessario replicare per il periodo prima di Pasqua lo stesso schema usato per dicembre scorso, a cominciare da un quadro più uniforme di restrizioni a livello nazionale, come richiesto da diversi esperti e ribadito oggi dai principali quotidiani, così da dare fiato agli ospedali e più spazi di manovra per la campagna di vaccinazione.
L’idea alla base della strategia del ministero della Salute prevede ancora una volta l’ambizione di chiudere oggi per un breve periodo per riaprire domani con più tranquillità . Una promessa che rischia di scontrarsi con la disillusione degli italiani, che quel messaggio lo sentono ripetere ormai da mesi, se le chiusure non porteranno alla fine a risultati più tangibili.
Le ipotesi sulle chiusure
Nella larga maggioranza di governo trovare l’equilibrio tra rigoristi e aperturisti non sarà più semplice che in passato, ora che per esempio il fronte di chi respinge un’ipotesi di lockdown nazionale si è allargato da Italia viva ai partiti di centrodestra.
Per il prossimo venerdì, le previsioni sul monitoraggio settimanale potrebbero portare altre regioni in zona rossa, ma anche questo potrebbe non bastare a contenere i contagi per aumentare il passo delle vaccinazioni. Per questo il compromesso sulle nuove misure dovrebbe riguardare tre punti chiave
Crescono però i dubbi sui criteri finora usati e che saranno ridiscussi nelle prossime ore nei diversi incontri tra esperti, governo e rappresentanti di Regioni e Comuni.
A cominciare da quello dei 250 contagi ogni 100 mila abitanti, usato oggi per chiudere le scuole, ma che rischia di disincentivare lo svolgimento dei tamponi da parte delle Regioni, come avvertono gli stessi governatori. Cresce quindi anche l’ipotesi di una stretta uniforme da applicare entro la fine di aprile, quindi un lockdown nazionale di tre settimane, con l’inevitabile chiusura totale di tutte le scuole.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
DA GALLI A SEBASTIANI: “LE MISURE DELL’ULTIMO DPCM NON BASTANO, LA CURVA RADDOPPIA IN SEI GIORNI”
“Le prossime ore non saranno facili perchè abbiamo due obiettivi: da una parte provare a piegare la
curva e dall’altra richiamare tutti alla massima attenzione”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, durante un evento di Fs alla stazione Termini.
“Davanti a noi ci sono settimane dure – ha aggiunto il ministro – ma ora abbiamo nuovi strumenti, abbiamo molte più dosi in arrivo e cercheremo di avere sempre più luoghi in Italia dove ci si potrà vaccinare. Credo che questo, insieme all’unità , sia la chiave che abbiamo per combattere il virus”.
Galli: “Ci aspetta settimana difficile, misure Dpcm non bastano
“La realtà dei fatti ci dice che le misure previste dall’ultimo Dpcm non bastano. I casi che abbiamo visto nel fine settimana sono con molta probabilità casi sintomatici ovvero sono persone che sono state tamponate perchè presentavano problemi e quindi molti di loro avranno avuto bisogno di cure a domicilio o in ospedale. E questo è un bel preannunzio della settimana che ci aspetta”. Così Massimo Galli, direttore della Struttura di Malattie Infettive presso l’Ospedale Sacco di Milano, durante la trasmissione Agorà su Rai Tre.
“Quello che vediamo non è stupefacente, è quanto ci si poteva attendere succedesse – ha proseguito l’esperto – considerando le settimane precedenti e anche le esperienze dei paesi vicini, e considerando anche che quello che è stato messo in campo era e si è dimostrato ampiamente insufficiente. Anzi – ha concluso – ci sono state riaperture proprio quando non si sarebbe dovuto riaprire nulla”.
Sebastiani (Cnr): “Curva raddoppia in circa 6 giorni”
La curva esponenziale dell’epidemia di Covid-19 in Italia ha un tempo di raddoppio di circa sei giorni, mentre a livello locale si osserva una situazione molto eterogenea, dove sono attualmente Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ad avere una crescita esponenziale, la Puglia è stabile, la Sicilia è l’unica regione con un trend in discesa, mentre le altre regioni mostrano una crescita di tipo lineare. Lo indicano le analisi dei dati sui ricoveri in terapia intensiva eseguita dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).
Nelle tre regioni con una crescita esponenziale, sono Lombardia e Veneto ad avere il tempo di raddoppio più breve, di cinque giorni, mentre in Emilia Romagna la differenza della curva delle terapie intensive raddoppia ogni otto giorni. Secondo il matematico “sarebbe interessante quantificare la presenza della variante inglese in ciascuna delle tre regioni per spiegare i differenti valori del tempo di raddoppio”.
Con andamento oscillante, ma in crescita nell’ultima settimana, sono le curve di Calabria, Friuli Venezia Giulia, Umbria e provincia autonoma di Bolzano. Nell’ultima settimana segni di crescita si notano anche nel Lazio e in Sardegna, attualmente unica regione in zona bianca.
Fra le regioni con una crescita lineare, è la Basilicata a mostrare l’aumento settimanale maggiore (80%), seguita da Molise (50%), Marche e provincia autonoma di Trento (ciascuna con il 40%), Liguria (30%), Piemonte (25%), Toscana e Abruzzo (ciascuna con il 20%) e Campania (10%).
“Allo scopo di limitare la diffusione dell’epidemia – rileva Sebastiani – sarebbe opportuno agire sul fattore scatenante dell’attuale espansione dell’epidemia, ossia il ritorno all’attività didattica in presenza avvenuto tra l’inizio di gennaio e quello di febbraio, che ha veicolato la diffusione delle nuove varianti del virus, specialmente quella inglese, come si può vedere dal tempo di raddoppio più breve rispetto a quello della fase espansiva di ottobre, di poco sopra a 7 giorni”.
Gimbe: “Partita terza ondata, interventi politici tempestivi
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano campus sulla situazione Covid. “La calma piatta apparente iniziata il 20 gennaio è finita il 20 febbraio, da due settimane la curva ha cominciato a risalire – ha affermato Cartabellotta – il numero dei casi in sè non ha importanza, ma ogni 100 casi 5 vanno in ospedale e 0,5 vanno in terapie intensiva. A parte piccolissime variazioni regionali, questa è la statistica. Per questo motivo oggi abbiamo il 28% della saturazione delle terapie intensive a livello nazionale, ma in alcune regioni sono ben oltre la soglia del 30%. Quanto più gli ospedali si riempiono tanto più tolgono spazio a pazienti con altre patologie, si verifica la cosiddetta cannibalizzazione dei pazienti Covid. L’impatto sulla salute delle persone non dipende soltanto dalla malattia Covid, ma dipende dal sovraccarico degli ospedali che questa comporta. Abbiamo anche un tracciamento debole, in alcune regioni chi si occupava di tracciamento oggi si occupa di vaccini. Questi sono aspetti importanti con cui dobbiamo fare i conti”
Sul nuovo Dpcm: “Il mondo politico da mesi non ha capito uno dei problemi fondamentali, noi oggi vediamo i contagi di circa 2-3 settimane fa per questo le decisioni vanno prese in modo tempestivo. L’obiettivo era quello di fare chiusure mirate, ma queste dovevano essere molto più tempestive. Il pacchetto delle misure è una decisione politica che però deve tenere conto che la coperta è molto corta, se si consentono riaperture da una parte bisogna chiudere dall’altra, non possiamo permetterci chissà quali riaperture in questo momento. Ormai la terza ondata è partita e spetta alla politica prendere delle decisioni”.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
SEQUESTRO PREVENTIVO PER 28 MILIONI DI EURO
E’ Francesco Polidori, fondatore di Cepu (gruppo che si occupa di istruzione e formazione universitaria), l’imprenditore finito agli arresti domiciliari oggi nell’ambito dell’indagine della procura di Roma su una ipotesi, tra gli altri reati, di bancarotta fraudolenta. I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno proceduto anche ad un sequestro preventivo per 28 milioni di euro.
Le indagini riguardano i fallimenti di due società , vere e proprie “bare fiscali che sono state portate a decozione con un passivo complessivo di oltre 180 milioni di euro”, scrive chi indaga, attraverso le quali, negli anni, Polidori avrebbe distratto asset dalle società e sfruttato importanti marchi del comparto dei servizi di istruzione e formazione, eludendo il versamento delle imposte.
Dalle indagini è emerso che gli indagati – ricorrendo a società qualificabili come “scatole cinesi”, anche di diritto estero – hanno ideato e realizzato una serie di complesse operazioni societarie, commerciali e finanziarie tra le quali spiccano: la creazione di una società fiduciaria in Lussemburgo, intestata a terzi ma, di fatto, riconducibile agli indagati, mediante la quale è stata dissimulata la reale proprietà dei beni immobili e marchi, sottratti alle imprese fallite e fatti confluire in un’ulteriore società creata ad hoc, oggi sottoposta a sequestro; la distrazione di ingenti risorse finanziarie destinate a società controllate e collegate attraverso l’appostazione di partecipazioni (poi svalutate) e la concessione di plurimi finanziamenti e prestiti allo stesso dominus, a suoi familiari ed a persone a lui vicine, nella realtà mai restituiti.
Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione oltre all’arresto, a una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività di impresa per un anno nei confronti di un suo collaboratore risultato essere il depositario delle scritture contabili nonchè incaricato della gestione finanziaria di alcune aziende del gruppo. Sono state, sottoposte a sequestro le quote societarie dell’azienda, tra cui lo stabile ove ha sede l’università telematica, per un valore complessivo di circa 28 milioni di euro.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
LA VIOLENZA DI GENERE IN AUMENTO: GLI OMICIDI DI DONNE SALGONO DAL 35,2% AL 41,1%
In vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, come ogni anno vengono
riportati i dati relativi alla violenza di genere dal Ministero dell’Interno, che si conferma ancora come un fenomeno grave e da combattere con ogni mezzo, un fenomeno complesso e che ha radici culturali profonde.
Questo quadro impietoso sulla condizione di molte donne in Italia emerge dall’analisi dei dati, riferiti al 2020, provenienti da tutte le forze di polizia ed elaborati dal Servizio analisi criminale della direzione centrale Polizia criminale del dipartimento della Pubblica sicurezza.
Il 2020 ha visto una diminuzione significativa dei “reati spia” (-6%) ovvero di tutti quei delitti che sono espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica diretta contro una donna in quanto tale.
Diminuzione che si accompagna anche al netto calo degli omicidi (-13% rispetto al 2019) consolidando un trend in flessione già da alcuni anni.
Ma se in valori assoluti sono diminuiti tali reati, è aumentata allo stesso tempo l’incidenza percentuale di donne uccise, passando dal 35,2% nel 2019 al 41,1% nel 2020 (sul totale di omicidi commessi): un incremento significativo se si considera che il 2020 è stato un anno che ha registrato un calo generalizzato del numero dei reati a causa delle misure adottate per contenere il contagio da Covid 19.
Sempre nel 2020 sono diminuiti gli omicidi commessi in ambito familiare (151 nel 2019, 144 nel 2020), è aumentata di 6 punti percentuali l’ incidenza delle vittime donna (dal 62% nel 2019 al 69% nel 2020), vittime che hanno trovato la morte per lo più per mano del partner o dell’ex partner.
Il Ministero dell’Interno rinnova il suo lavoro costante e continuo per offrire una adeguata tutela alle donne, così come si impegna a mantenere alta l’attenzione sul fenomeno della violenza di genere, soprattutto in fase di prevenzione, anche attraverso indicazioni e nuove prassi operative che tengano conto delle particolari condizioni psicologiche in cui si trovano le vittime.
La gravità del fenomeno della violenza di genere, inoltre, mette in luce la necessità “di favorire e supportare – accanto alle azioni di prevenzione e contrasto – anche iniziative di rete da realizzare in collaborazione con altre istituzioni e associazioni di settore per contribuire alla diffusione di una reale crescita culturale che porti al rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione”.
In tale direzione, spiega il ministero, “va l’ impegno, in primo luogo di prefetti e questori, per creare sinergie e forme di più intensa collaborazione con la stipula di protocolli e intese con amministrazioni locali, Asl, uffici scolastici provinciali, centri antiviolenza e associazioni che si occupano di tutela delle donne, in linea con le iniziative assunte a livello nazionale”.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
“L’UOMO ERA PRESENTE ALLA PRESENTAZIONE DELLA LISTA AL CENTRO COMMERCIALE LATINA FIORI: C’ERANO MAIETTA, MELONI, CALANDRINI, DI GIORGI E 3-4 PERSONE DELLO STAFF, TRA CUI IL SOGGETTO CHE MI PORTO’ 35.000 EURO”
Prima di ricevere 35mila euro in una busta del pane, con cui comprare i voti per Pasquale Maietta, candidato alla Camera dei deputati, e per attaccare i manifesti durante la campagna elettorale, il clan Travali sarebbe stato presente a un appuntamento elettorale a Latina e in quell’occasione, nello staff di Giorgia Meloni, ci sarebbe stato l’uomo che poi a Roma consegnò loro il denaro.
A sostenerlo davanti ai magistrati dell’Antimafia di Roma, in un secondo verbale, è stato sempre il pentito Agostino Riccardo, le cui dichiarazioni da tre anni sono al centro delle inchieste che la Dda sta portando avanti sugli affari criminali di diverse famiglie di origine nomade presenti nel capoluogo pontino, tra cui quelli che i clan avrebbero fatto con pezzi della politica, e che hanno già portato ad arresti, processi e condanne.
Nella prima verbalizzazione, alla presenza dei pm antimafia romani Corrado Fasanelli e Luigia Spinelli, il collaboratore di giustizia, già ritenuto attendibile dagli stessi giudici visti i riscontri sinora trovati alle sue dichiarazioni, ha affermato che nel 2013, quando il commercialista Pasquale Maietta si candidò con FdI alla Camera, dove poi venne eletto e dove venne nominato tesoriere del partito, in un bar di Latina lo stesso Maietta presentò a lui e ad altri due esponenti della malavita locale – Francesco Viola, arrestato venti giorni fa nell’inchiesta antimafia sul clan Travali, e Giancarlo Alessandrini, già coinvolto in violenze allo stadio e non solo – Giorgia Meloni, la presidente di Fratelli d’Italia, di casa nel capoluogo pontino, dove è stata anche rieletta a Montecitorio nel 2018.
“Parlavano – ha detto – della campagna elettorale e Maietta disse alla Meloni che noi eravamo i ragazzi che si erano occupati delle campagne precedenti per le affissioni e per procurare voti”.
I clan insomma che, in base sempre alle indagini della Dda di Roma, avrebbero gestito l’affissione dei manifesti, fatto da scorta ad alcuni candidati e acquistato voti a favore di quest’ultimi. Ancora: “Parlarono del fatto che Maietta era il terzo della lista, prima di lui c’era Rampelli e Maloni, nonchè del fatto che Rampelli, anche se eletto, si sarebbe comunque dimesso per far posto a Maietta”. Una promessa poi mantenuta.
A Maietta venne affidato anche l’incarico di tesoriere, ma poi lo stesso venne indagato nell’inchiesta Don’t touch, su un’organizzazione criminale di origine nomade con a capo il suo amico, il boss Costantino Cha Cha Di Silvio, è finito imputato nell’inchiesta “Olimpia”, relativa ad associazioni per delinquere messe su all’ombra del Comune di Latina, quando era sindaco Giovanni Di Giorgi, anche lui di FdI, e ai tempi in cui lo stesso Maietta era presidente del Latina Calcio, e infine arrestato e imputato in “Arpalo”, inchiesta su un vasto giro di riciclaggio di denaro in Svizzera.
“Maietta – ha affermato Riccardo – ha detto alla Meloni che c’era bisogno di pagare i ragazzi presenti per la campagna elettorale e la Meloni ha risposto: Dì a questi ragazzi che ne parlino con il mio segretario. Il segretario in disparte, e solo io e il mio gruppo presenti, ci ha detto: Senza che usiamo i telefoni diamoci un appuntamento presso il caffè Shangri-La a Roma. Noi abbiamo detto che allo Shangri-La era complicato arrivarci, per cui ci ha detto di vederci al distributore che è ubicato dall’altra parte della strada, all’altezza dello Shangri-La. Ci ha detto di aspettare in un parcheggio lì vicino entro le 12”.
Ancora: “Lui è arrivato da una strada interna e da quelle parti c’è il centro commerciale Euroma 2 e ci ha portato all’interno di una busta del pane 35mila euro contanti. Prima di andare via ci disse: Mi raccomando, io non vi conosco. Non vi ho mai dato niente. Noi lo rassicurammo in tal senso. Era venuto con una Volkswagen berlina, la stessa vettura con la quale aveva accompagnato la Meloni a Latina”. Il pentito ha infine specificato: “Sono in grado di riconoscere questa persona”.
Un episodio smentito ieri da Giorgia Meloni, gridando al complotto.
Tre mesi dopo, cercando gli inquirenti di identificare l’uomo che avrebbe consegnato il denaro, davanti al pm Barbara Zuin, Riccardo ha aggiunto: “Voglio precisare una cosa sulla quale ho pensato a lungo. Ho riferito del pagamento di 35mila euro che ho ricevuto da un signore per la campagna elettorale del 2013 in favore di Pasquale Maietta. Ho ricordato che prima di ricevere i soldi vi era stata la presentazione da parte della Meloni di Maietta quale candidato, avvenuta presso il centro commerciale Latina Fiori. Noi eravamo presenti, ma ovviamente in disparte. Ricordo che vi era l’emittente televisiva locale. Ricordo che durante le riprese a fianco della Meloni vi erano Maietta, Calandrini (l’attuale senatore di FdI, Nicola Calandrini ndr) e Di Giorgi e vi erano anche tre o quattro persone dello staff della Meloni. Tra queste era presente anche l’uomo che mi ha consegnato i 35mila euro allo Shangri-La all’Eur”.
Di più: “Preciso che la consegna allo Shangri-La è avvenuta nel 2013 attorno al mese di maggio”.
Una conferma dunque di quanto dichiarato nella prima verbalizzazione ed emerso soltanto ora dopo i 19 arresti nell’ambito dell’inchiesta “Reset” sul clan Travali. Un quotidiano locale di Latina, però, oggi ha incredibilmente scritto che quel secondo verbale smentisce il primo.
Non è servito altro alla stessa Meloni per dichiarare, tramite i social: “Guarda un po’ cosa riporta il quotidiano “Latina Oggi”. L’attendibilissimo pentito dello scoop di “Repubblica” secondo il quale avrei consegnato 35mila euro in una busta del pane a un clan di rom aveva “rettificato” le accuse nei confronti miei e di FdI già molto tempo fa. È negli stessi atti utilizzati da “Repubblica” per gettare fango su di noi, ma evidentemente quella parte dei verbali non era piaciuta a chi doveva costruire accuse fondate sul nulla per attaccare l’unica forza di opposizione della Nazione. Che sorta di giornalismo è questo? Nessuno si vergogna per questo squallore?”. In realtà il secondo verbale non smentirebbe affatto il primo, anzi fornisce ulteriori dettagli
(da “La Repubblica”)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
RENZI: “RIPORTATE FALSITA'” MA POI AMMETTE DI ESSERE A DUBAI… GIANNINI: “DOMANI CI RITORNIAMO SOPRA”
Stamattina alle cinque e diciassette esatte del mattino Renzi mi ha mandato un sms sul telefonino.
E cosa ti ha scritto?
Testuale? “Bastava un tuo messaggio e ti saresti risparmiato di scrivere tutte queste cazzate. Ci vedremo in tribunale”.
Simpatico. E tu?
Mi sono rimesso a dormire.
E quando ti sei svegliato?
Gli ho risposto: “Caro Matteo, il giorno prima mi ero scambiato dei messaggi con il tuo portavoce Agnoletti, che mi aveva detto, testualmente: ‘Non so cosa dirti su Dubai. Non ne so nulla’. Quindi io ero a posto.
E poi?
Ho aggiunto: “Dimmi in ogni caso se c’è qualcosa di sbagliato, che nel caso rettifico”. E il bello è venuto dopo.
È ancora stupito Massimo Giannini, direttore de La Stampa, dopo il clamore suscitato dall’articolo su Renzi a Dubai, e per l’annuncio di una querela da parte dell’ex premier contro il suo giornale
L’ufficio stampa del senatore ha fatto sapere che Renzi “ha dato mandato ai propri legali di adire in giudizio in sede civile” il quotidiano torinese e la nostra testata per le “falsità riportate”, nonostante non abbia smentito i fatti.
Massimo, perchè sei stupito delle cose che ti ha detto e scritto Renzi?
Perchè non capisco quale sarebbe il motivo della querela: non c’è nulla di infamante in ciò che abbiamo scritto. Non c’era nessun attacco. È un semplice fatto.
“Dubai” era la voce più discussa sui social, oggi.
Sì, d’accordo, su questo non ci posso fare nulla. Casomai è una riprova del fatto che interessino e facciano discutere le sue missioni. Noi abbiamo saputo una notizia. Abbiamo chiamato il portavoce di Renzi, Agnoletti. Lui non ci ha dato nessuna risposta, e nemmeno smentita. Noi abbiamo pubblicato.
Cosa ha risposto Renzi sul silenzio del suo portavoce, che non ha smentito la notizia della sua presenza a Dubai?
Ehhh.
Cosa?
Mi ha detto: “Gli hai mandato il messaggio ad un’ora assurda, mentre c’era Sanremo”.
E poi?
Io ho risposto con questi messaggi alle otto del mattino, in un orario civile del fuso italiano.
E poi è finita lì?
Nooo… Poi Renzi mi ha chiamato al telefono e mi ha parlato in uno stile, come dire? Alla Renzi.
E cosa ti ha detto?
Testuale? “Ma come fa un grande giornale a scrivere tutte queste cazzate?”.
E cosa gli hai risposto tu?
“Non ho ancora capito — perchè era vero — cosa non trovi corretto nell’articolo de La Stampa”. Insomma, quali erano le “cazzate”?
E lui?
Era sarcastico: “Troppo comodo. Poi, le motivazioni del mio viaggio, le leggerai nel mio atto di citazione”.
E tu?
Mi sono seccato e gli ho chiesto, a bruciapelo: “Ma perchè, forse tu non sei a Dubai?”. E lui: “Ci sono, e dunque? Le ragioni per cui sono qui sono altre”.
Quali?
Ti assicuro che mi avrebbe fatto piacere conoscerle anche a me. Noi avevamo scritto, come sai bene, soltanto che lui era a Dubai. Sai cosa ha risposto a questo punto lui?
No, dimmi
Sono qui per motivi che non ti dico. Ma anche questi li potrai leggere direttamente sulla querela che ti arriva.
Bene, dimmi la tua impressione dopo questi dialoghi a voce e per messaggio.
Nel momento in cui Renzi non smentisce di essere a Dubai noi abbiamo vinto sei a zero. Perchè quello che abbiamo scritto è vero. E questo abbiamo scritto, non che stia vendendo armi. È questo atteggiamento di Renzi che mi pare inaccettabile.
Faccio l’avvocato del diavolo: perchè tu consideri una notizia la sua presenza?
Renzi è una personalità pubblica, ha un ruolo pubblico, ha una responsabilità politica. Dopo le enormi polemiche sul viaggio a Riad, se lui va a Dubai, per me è una notizia.
Ma allora perchè querela? Perchè avete scritto che sta in un albergo di lusso, forse?
Ma questo è parte di quella notizia.
Uno degli alberghi più costosi del mondo. E se fosse stato alla pensione Flora?
Avremmo scritto che era alla pensione Flora. Il tema è che lui lì può esserci per lavoro, o in vacanza, ma in ogni caso è rilevante.
Era necessario dire che sta in un albergo extra lusso?
Secondo me sì. Non c’è nulla di male. È un fatto, ognuno lo giudica come crede, noi non lo abbiamo criticato nel nostro articolo.
E adesso? La finite qui?
Al contrario. Se noi diciamo che sta a Dubai e lui si arrabbia sarà un problema suo, non nostro. A questo punto ci divertiremo anche noi.
Cosa intendi dire?
Che domani ci torniamo su, e che ci facciamo una bella paginetta.
(da TPI)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
LA TELA DEL GARANTE E CONTE LAVORA ALLO STATUTO
Il Garante parla e scrive ogni giorno per dare la linea. Arriva a candidarsi a segretario del Pd, per ribadire che la direzione di marcia del M5S deve restare quella, verso sinistra, e del resto è proprio la rotta del rifondatore, Giuseppe Conte.
Ma il Beppe Grillo che insiste come un mantra sulla transizione ecologica, l’obiettivo da ostentare per salvare l’anima del Movimento al governo, ha anche altro da fare.
Per esempio provare a scongiurare la guerra nei tribunali tra il M5S e Davide Casaleggio, ormai separati da un oceano di rancore e accuse incrociate.
Per questo, dicono, nelle ultime ore Grillo ha (ri)sentito il figlio di Gianroberto. Proprio per cercare un punto di caduta politico e anche economico, visto che il patron della piattaforma Rousseau pretende versamenti arretrati dai parlamentari per circa 450mila euro, e da Roma gli hanno risposto che se li può sognare: anzi “ormai anche il contratto di servizio per rendere Rousseau un fornitore esterno è una chimera” soffia un big.
Ma è più complicato di così, perchè l’attuale Statuto rende centrale la piattaforma per il Movimento, e liberarsi di questo legame potrebbe non essere indolore.
Per questo “Casaleggio sta alzando la posta”, come sussurra un veterano che ben conosce la casa madre di Milano. Anche a livello politico, con il manifesto che presenterà in settimana a cui hanno già aderito alcuni ex di nome come Nicola Morra e Barbara Lezzi.
E il Garante non ha affatto gradito, raccontano. Nonostante questo non vuole lo strappo con Casaleggio junior, che peraltro continua a citarlo come punto di riferimento.
Cerca comunque una mediazione con il patron di Rousseau, a cui lavora a fari spenti anche l’ex capo politico Luigi Di Maio. Sono gli unici interlocutori del Movimento con cui Casaleggio accetta contatti: un canale tenuto aperto, anche perchè ci sarebbero importanti votazioni da effettuare su Rousseau.
A cominciare da quella sull’accordo tra Pd e Movimento nella Regione Lazio guidata dal dimissionario segretario dem, Nicola Zingaretti. L’intesa è chiusa in ogni dettaglio, e prevede l’entrata in giunta di due grilline, la capogruppo Roberta Lombardi e la consigliera Valentina Corrado.
Ma Casaleggio, dicono i 5Stelle, bloccherà ogni votazione se non arriveranno i soldi invocati. E allora, “se lui ferma tutto dovrà essere Grillo a dare il via libera”, dicono. Magari tramite il suo blog, che di fatto sta sostituendo il blog delle Stelle, ancora controllato dall’associazione Rousseau, come voce ufficiale del Movimento.
Di certo l’asse di comando sta profondamente cambiando. Con Conte capo prossimo venturo, certo, aiutato da una segreteria fatta di nomi di sua scelta. Perchè l’avvocato è l’uomo della rifondazione, che lavora a un nuovo Statuto (in questi giorni sta studiando norme e Statuti dei partiti di mezzo mondo).
E assieme alla nuova normativa potrebbe arrivare una nuova associazione per il Movimento. O meglio, tornare.
Perchè Conte e Grillo stanno discutendo se abbandonare quella attuale, fondata a Roma nel dicembre 2017, con atto depositato presso un notaio in via Nomentana da Di Maio e Casaleggio. E così l’associazione di riferimento del M5S, ma con uno Statuto profondamente diverso, tornerebbe quella fondata a Genova nel 2012, che ha come soci Grillo, il nipote Enrico e il commercialista del Garante, Enrico Maria Nadasi.
Ovvero la stessa associazione che detiene il simbolo del Movimento, concesso in uso a quella nata quattro anni fa. Ma ora lo stemma cambierà , come ha confermato Grillo nel video pubblicato ieri sul suo blog. “Metteremo con Conte fino al 2050” ha spiegato il Garante.
E d’altra parte un dominio internet movimento2050.it è già stato registrato, spiegano fonti qualificate. Perchè è una strada tracciata. Proprio come quella dell’alleanza con il Pd, tanto che si potrebbe riaprire anche una trattativa a Milano con il sindaco uscente, Beppe Sala.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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