Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL PUNTO DI SVOLTA SARANNO LE AMMINISTRATIVE… IN SICILIA LEGA ALLO SFASCIO, LISTE ASSENTI IN 40 COMUNI
Sta iniziando a dire “mi vogliono cacciare dal governo” perché è lui che
vuole portare la Lega lontano da Mario Draghi. Non gli interessa la legge di Bilancio, continua a farneticare sui vaccini. Ai suoi parlamentari e ai suoi dirigenti ripete: “Aspettiamo il 4 ottobre”.
C’è la concreta possibilità che un capo irresponsabile, un capo fuori fase, chieda ai suoi ministri di dimettersi con il più piccolo dei grandi motivi: il fallimento elettorale alle amministrative.
Vi siete chiesti per quale ragione i migliori uomini della Lega sono costretti a rilasciare ogni giorno interviste per difendere il green pass? Lo fanno perché hanno compreso che vuole trasformarli in una manica di incoscienti. Si difendono da un capo che viene definito “un uomo dai pensieri fragili”.
Hanno inventato un protocollo sanitario. Difendono i provvedimenti dell’esecutivo ( ieri era il turno di Giancarlo Giorgetti, favorevole all’estensione del green pass a tutti i lavoratori) e poi ricordano che Salvini ha fatto cose buone.
Cosa sta insomma rimanendo di questo capo? Continua a non rispondere sui congressi, non ha mai immaginato l’ipotesi della successione, definisce la doppia Lega, quella del nord, una fantasia. Ha ragione. Ne abbiamo trascurata un’altra che è contro di lui e che dice adesso di lui: “Ha imbarcato il peggio del trasformismo. Quello che lui stesso definiva spazzatura”. Pure il sud sta abbandonando Salvini.
Cosa pensa di ottenere ripetendo che non è vero? La crisi egemonica di Salvini è su scala nazionale.
Quando ha saputo che la Lega, a Napoli, non era riuscita a presentare le liste (il Tar, ieri, le ha bocciate) ha pensato che la soluzione migliore fosse non farsi vedere per farlo dimenticare.
Ma cosa ne pensa della Sicilia, una delle poche regioni dove è stato nominato un segretario locale al posto dei suoi giannizzeri? Cosa ne pensa della regione e di quel sud che continua a visitare?
In una regione di oltre cinque milioni di abitanti la lista Lega è di fatto scomparsa.
In circa quaranta comuni il simbolo non ci sarà. Non ci sarà a Caltagirone che è la città di Don Sturzo. Sta arretrando in tutte le province. Grazie a una spregiudicata campagna acquisti, che è il sintomo della debolezza, la Lega è il primo partito dell’assemblea regionale ma non riesce a presentarsi nei piccoli comuni.
E’ questo che si chiama avanzare? Negli ultimi mesi sono passati nella Lega ben quattro consiglieri regionali ma hanno messo come condizione questa: “Liste civiche a nostro nome e senza simbolo della Lega”.
Ai dirigenti del sud, quelli che sul serio ci avevano creduto, Salvini ha spiegato: “Voglio la doppia cifra alle elezioni”. Non solo non la avrà ma ha perso anche i militanti antichi.
A Catania, FDI ha strappato Marcello Rodano, uno dei più validi dirigenti leghisti, un vicequestore. E’ ingiusto scrivere che Salvini ha fatto tutto da solo. Chi gli ha consigliato, al sud, di federarsi con questi pirati del consenso? Si tratta di Andrea Paganella, il socio storico di Luca Morisi, il Rasputin del segretario.
E’ lo stesso che gli prepara il menù degli sputi contro la ministra Lamorgese, i vaccini che generano le varianti. Il capo ha così proposto di abolire il reddito di cittadinanza anziché proporre la buona modifica.
Ha detto che la raccolta firme per il referendum sulla giustizia andava benissimo. Equivale a dire: “Ne abbiamo già tante”. La campagna ha infatti subito un arresto e non avanza.
Si sta per preparare la legge di Bilancio e Salvini non ha ancora indicato il successore di Claudio Durigon.
E’ la prova che non esiste un Salvini di governo ma solo un capo confuso e stordito. Non è vero che è interessato a governare. Vuole solo disturbare.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
TRA SLOGAN IMBROGLIONI E CACCIA ALLE POLTRONE, EMERGE UNA LINEA POLITICA IRRESPONSABILE DI SALVINI
Giochi di potere sulla pelle dei cittadini. Prima la guerra al Green Pass di Salvini, Meloni e imbonitori vari in cerca di visibilità, disposti a rallentare l’uscita dalla pandemia pur di accaparrarsi i voti di quel 20% di italiani spaventati dai vaccini.
Ora lo scontro tutto dentro la Lega tra il segretario e il suo numero due, Giancarlo Giorgetti, che ieri ha riconosciuto l’utilità del certificato verde e di conseguenza la strumentalità di una battaglia che ha diviso il Paese e frenato la campagna vaccinale.
Ci fosse in giro un po’ di decenza, Salvini non potrebbe che trarne le conseguenze: sconfessare il suo ministro oppure dimettersi. La terza via, quella di contarsi in un congresso, è infatti scivolosa.
I governatori, gli amministratori, i medici e tante persone di buonsenso che stanno nel Carroccio non possono più negare l’irresponsabilità di un leader che agita le piazze mentre muoiono ancora decine di persone.
Dunque, se si arrivasse alla conta nel partito nulla è scontato. Di tutte queste belle cose, però, agli italiani interessa niente.
Quello che ci si aspetta dalla politica è risolvere i problemi, e serietà nell’affrontarli, non slogan imbroglioni o la caccia alle poltrone.
Perciò le battaglie interne alla Lega o la pretestuosa resistenza al Green Pass sono indecorosi quanto le accuse alla Lamorgese per tenere vivo il terrore degli immigrati, storicamente argomento acchiappa consensi delle destre, o fantasticare di irrealizzabili blocchi navali come fa la Meloni, a meno che non si pensi davvero di comprare migliaia di corazzate (le coste italiane sono lunghe) e poi sparare sui barchini.
(da La Notizia)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
NON CI SI PUO’ RIDURRE ALL’ULTIMO MOMENTO PER LE BEGHE INTERNE, L’ERRORE E’ CLAMOROSO E RIVELA PRESSAPPOCHISMO
Il Tar della Campania ha bocciato il ricorso delle due liste civiche “Catello
Maresca” e “Catello Maresca sindaco” che erano state escluse dalla scheda elettorale per le elezioni al Comune di Napoli del 3 e 4 ottobre.
Stessa decisione per quanto riguarda “Prima Napoli”, lista di riferimento della Lega, e per “Movimento Quattro Zampe Partito Animalista”. L’ex pm Maresca ha annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato
Non è stato il ritardo nella presentazione della lista, avvenuto un minuto oltre il limite previsto, ma l’assenza di contrassegno elettorale a motivare la sentenza della seconda sezione del Tar della Campania che ha respinto il ricorso presentato contro l’esclusione di Prima Napoli.
“La mancata presentazione del contrassegno nelle forme di legge – si legge nel provvedimento del Tar – è sufficiente a giustificare l’esclusione dalla lista”. Inoltre, la “costante giuriprudenza del Consiglio di Stato ha sempre ritenuto causa di esclusione l’omessa presentazione del contrassegno di lista”.
Rilevato, invece, “superabile alla luce della giurisprudenza invocata dai ricorrenti” il problema della tardività della presentazione della lista.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL CASO UNICO DI UN CANDIDATO CHE PERDE 7 PUNTI RISPETTO ALLA COALIZIONE CHE LO SOSTIENE… E IERI HA PURE DATO BUCA ALLA MELONI… L’UNICO CHE CI CAPISCE QUALCOSA E’ BERLUSCONI: “SE SI PERDE IN TUTTE LE GRANDI CITTA’ RISCHIA DI SALTARE L’ALLEANZA”
Se non ci fosse Michetti bisognerebbe inventarlo. Nella storia delle campagne elettorali non si è mai sentito un candidato non presentarsi ad un convegno organizzato da uno dei big della sua coalizione, oltretutto da colei che lo ha voluto nella politica che conta.
“Non sono andato da Meloni? Avevo un’agenda fitta, ho ritardato su Roma. Figuriamoci se non vado da Giorgia che l’aveva organizzata proprio per me”.
Questa la “giustificazione di Enrico Michetti, candidato sindaco di Roma per il centrodestra.
“Abbiamo fatto tanti confronti – ha aggiunto Michetti – In un’occasione sono andato via perché è finita in rissa e nell’altra perché mi aspettavano 250 tranviari da una mezzora e al convegno erano in ritardo e non mi davano la parola. Ho un’agenda serrata e devo ancora girare buona parte di Roma”.
Il problema però è che dalle parti del vertice di Fratelli d’Italia non hanno affatto preso bene il forfait del “loro” candidato sindaco.
Nel frattempo, tutti si stanno finalmente accorgendo quello che noi andiamo scrivendo da tempo e cioè che il candidato sindaco di Roma Michetti è segnalato dai sondaggi (quelli seri, sono rari ma ci sono) molto al di sotto delle liste che lo sostengono; in sostanza fa perdere voti.
Tant’è che (sempre sperando in un improbabile miracolo) i partiti del centrodestra si stanno già ritagliando un vero e proprio Piano B in caso di sconfitta. Piano che prevederebbe per FdI di puntare comunque ad essere il primo partito della capitale, per la Lega di dare la colpa della sconfitta alla Meloni “incapace di scelte di governo” e per Forza Italia galleggiare in un ‘aurea di mediocrità (del loro candidato di punta, la Matone si sono perse del tutto le tracce).
Al momento solo il Cavaliere, che nonostante tutto è l’unico statista in circolazione nel centrodestra, sembra avvertire il rischio mediatico/politico che corre la coalizione se ad ottobre perderà tutte insieme Roma, Milano e Napoli:
“A quel punto la valanga potrebbe travolgere l’intera coalizione e mettere a repentaglio persino la futura vittoria alle politiche” spiega un fedelissimo dell’uomo di Arcore.
In poche parole, perdendo le principali città italiane il centrodestra potrebbe perdere anche quell’aura di “invincibilità” che finora la vorrebbe colazione maggioritaria nel paese.
(da TPI)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
DAMILANO E LO RUSSO DIVISI DA SOLI 3 PUNTI, DECISIVI I VOTI DEL M5S AL BALLOTTAGGIO CHE VEDE LO RUSSO VINCERE CON IL 52%
Il centrodestra dovrebbe chiudere in vantaggio il primo turno. Ma alla
seconda tornata, i grillini potrebbero portare al centrosinistra le schede sufficienti a conquistare la Sala Rossa
Torino, elezioni comunali del 3 e 4 ottobre. Ai blocchi di partenza ci sono 13 candidati sindaco. Nella fotografia del sondaggista Nando Pagnoncelli – per il Corriere – Paolo Damilano, che corre per il centrodestra, risulta il più noto dagli elettori (il 69% lo conosce). Segue Stefano Lo Russo, del centrosinistra, (66%) e la grillina Valentina Sganga (60%).
Le percentuali che inquadrano la riconoscibilità dei candidati rispecchiano il posizionamento che, secondo il sondaggio, i tre raggiungeranno al primo turno: il 42% delle preferenze dovrebbe andare a Damilano, il 39% a Lo Russo e il 9,5% a Sganga. Intenzioni di voto che, però, sono da considerare «con grande cautela, non solo per il margine di errore statistico, ma soprattutto in considerazione del fatto che una parte non trascurabile di elettori decide sempre più spesso a ridosso del voto, cambiando non di rado il proprio orientamento negli ultimi giorni», affermo lo stesso Pagnoncelli. Un torinese su quattro, infatti, si è dichiarato ancora indeciso alla rilevazione fatta dal sondaggista.
Damilano, dunque, avrebbe un vantaggio su Lo Russo insufficiente a garantirgli l’accesso alla Sala Rossa già dal primo turno.
Ed è al ballottaggio che le cose potrebbero complicarsi per il centrodestra. Alla seconda tornata le stime di Pagnoncelli danno Lo Russo al 52%, Damilano al 48%.
Il sorpasso del centrosinistra sarebbe favorito dagli elettori di Sganga: il 65% di loro, al ballottaggio, sembrerebbe disposto a sostenere il centrosinistra, non restituendo il favore fatto dalla destra torinese cinque anni fa che, allo spareggio tra Chiara Appendino e Piero Fassino, contribuirono alla vittoria della sindaca 5 stelle.
Tornando alle elezioni che si terranno tra tre settimane, la lista più suffragata al momento sembrerebbe quella del Pd, con il 31,2% dei consensi, seguita dalla Lega, al 20%, da Fratelli d’Italia e Forza Italia, entrambe al 9,5%.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
SI E’ PARLATO DI CURE BOCCIATE DALLA COMUNITA’ SCIENTIFICA PERCHE’ DEL TUTTO INEFFICACI CONTRO IL COVID
Da una parte ci sono governo e istituzioni che stanno provando a convincere gli “scettici” a vaccinarsi contro il Covid.
Dall’altra troviamo alcuni senatori della Lega che organizzano un evento-convegno per parlare di cure (e prevenzione) contro la malattia dando spazio a personaggi che portano avanti tesi già smentite da studi e dalla comunità scientifica.
E lo hanno fatto all’interno di una delle stanze di Palazzo Madama, rendendo il tutto ancor più paradossale. E quanto andato in scena nella giornata di lunedì ha fatto arrabbiare molte persone, tra cui Roberto Burioni.
La slide pubblicata ripresa dall’immunologo è stata pubblicata sui social da Giovanni Rodriquez, giornalista che ha seguito per Huffington Post l’intero evento, raccontando tutte le contraddizioni – rispetto ai pareri già espressi e già noti della comunità scientifica (all’interno della quale inseriamo anche Aifa, Ema, Fda e OMS) – emerse durante questo convegno denominato “International Covid Summit”.
Si tratta di un documento che mostra le fasi di terapia per pazienti affetti da Covid, citando – tra le tante “cure” – anche idrossiclorochina e ivermectina.
Si tratta di due prodotti off label molto in voga nella fronda no vax, ma già al centro di studi clinici che hanno attestato la non efficacia per trattare l’infezione da Sars-CoV-2 (comprese tutte le sue varianti) e la malattia generata dal virus.
Eppure tutto questo è andato in scena al Senato, grazie ai senatori leghisti Alberto Bagnai e Roberta Ferrero. Con il messaggio e il plauso della Presidente dei Palazzo Madama Casellati, che ha parlato di “prestigioso evento internazionale”.
Insomma, la rabbia di Burioni (e non solo) sembra essere legittima. Il tutto mentre i malumori emergono anche nella Lega, con Matteo Salvini – come riporta Il Corriere della Sera – che dice addirittura di non aver saputo nulla di quel convegno fino a domenica sera.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
O MENTE O NON LEGGE I GIORNALI O NON CONTA PIU’ UNA MAZZA
Impegnato ad attraversare l’Italia in lungo e in largo per sostenere i vari
candidati del centrodestra impegnati alle prossime elezioni Amministrative (in programma il 3 e il 4 ottobre), Matteo Salvini sembra aver completamente perso il timone del suo partito. Era già accaduto in piena estate, quando alcuni nomi di spicco della Lega sono scesi in piazza (e hanno organizzato) manifestazioni contro il Green Pass.
E questo canovaccio si è ripetuto lunedì, quando al Senato è andato in scena un convengo – organizzato da una senatrice del Carroccio – in cui si è parlato di cure domiciliari contro il Covid già bocciate dagli studi e dalla comunità scientifica. Ma il segretario della Lega di tutto ciò ne sapeva poco. Anzi, nulla.
Tutto a sua insaputa, o quasi. Perché dopo lo scoppio delle polemiche, dagli uffici di via Bellerio è partita la corsa alle giustificazioni.
E, come da prassi, il miglior modo per cercare di mettere un tappo al vaso delle polemiche è il puntare tutto su un concetto molto caro ai politici: “A sua insaputa”. Come riporta Il Corriere della Sera, infatti, lo staff di Matteo Salvini ha detto che il segretario della Lega non fosse al corrente di quell’evento e dei contenuti che sarebbero stati trattati (e neanche, aggiungiamo noi, degli ospiti invitati dagli organizzatori del Carroccio).
Dalla Lega si apprende che: Matteo Salvini nulla c’entra con il convegno, iniziativa di «una singola parlamentare». Che fino all’altro ieri sera il leader leghista neppure era informato dell’appuntamento; e che il senso dell’iniziativa era quello del sostegno alle cure domiciliari.
Il tutto corredato da un messaggio inviato nel primo pomeriggio (quando la storia del convegno ha iniziato a circolare sui social provocando polemiche) a tutti i parlamentari della Lega: “Per evitare polemiche e fraintendimenti relativi agli ospiti o ai contenuti delle conferenze stampa e dei convegni organizzati alla Camera o al Senato con il supporto della struttura della Lega, vi chiediamo un confronto preventivo con i capigruppo e l’ufficio stampa sull’opportunità politica e di comunicazione degli eventi stessi”.
Insomma, il segretario è impegnato in giro per l’Italia. Non fategli fare (altre) figuracce.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
SALA 51,4%, BERNARDO 37,2%… BATOSTA LEGA: PERDE META’ DEI VOTI RISPETTO ALLE EUROPEE….FDI A UN SOFFIO DAL SORPASSO, MALE FORZA ITALIA
I sondaggi indicano che Beppe Sala sarà sindaco di Milano per un secondo mandato. È una partita a due, con il pediatra Luca Bernardo sostenuto dal centrodestra, malgrado il numero più alto di candidati (13) degli ultimi venti anni. Sala può chiudere i giochi al primo turno.
Il sondaggio realizzato da YouTrend per il gruppo Gedi vede Sala al 51,4%, con Bernardo ben 14 punti indietro, al 37,2%. Un margine che si allarga in caso di ballottaggio, con Sala al 64,2% e Bernardo al 35,8%.
E i 5 stelle? Layla Pavone, la manager voluta da Giuseppe Conte per lanciare il nuovo corso del Movimento al Nord, si fermerebbe addirittura al 4,6 per cento.
La vittoria di Sala al primo turno è “uno scenario in questo momento possibile”, sostiene il direttore di YouTrend Lorenzo Pregliasco.
La prima ragione è rintracciabile “nel giudizio sull’amministrazione comunque positivo”: il 58,2% del campione – 804 intervistati – promuove la giunta Sala.
Ma a influire sul risultato potrebbe essere, guardando nell’altro campo, anche una candidatura, quella di Bernardo, “arrivata tardi, tra molte incertezze, e in un contesto in cui a lungo sembrava che nessuno volesse assumersi questa responsabilità”.
Tra i partiti, il Pd resta primo con il 27,6% (era al 36% alle Europee, al 29 alle scorse Comunali).
Ma nel derby della destra, il rischio sorpasso c’è. La Lega sarebbe ancora in vantaggio con il 14,1% (contro il 27,4 dell’exploit alle Europee e l′11,8% del 2016). Ma, persino nella città di via Bellerio, la concorrenza di Giorgia Meloni, che supera Matteo Salvini in fiducia personale, si fa sentire.
Fratelli d’Italia si arrampica fino all′11,3% (nell’ultima sfida per Palazzo Marino era al 2,4%, nel 2019 al 5,2), a un soffio da una Lega che, per la prima volta dal 1993, non schiera il suo “Capitano” in lista.
Non si arresta, invece, il crollo di Fi. Nella sua Milano, il partito di Berlusconi non andrebbe oltre il 7,9%. Nel 2016, volava al 20 per cento.
(da Huffingtonpost)
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Settembre 14th, 2021 Riccardo Fucile
LO SBARCO AL SUD E’ DIVENTATO UN NAUFRAGIO, A NAPOLI ESCLUSE LE LISTE PRO MARESCA
A Milano per la prima volta dal ’93, da quando entrò a Palazzo Marino al
seguito del sindaco Formentini, Matteo Salvini non si candida a consigliere comunale, cedendo il posto da capolista alla “civica” Annarosa Racca che avrebbe voluto far correre da prima cittadina.
A Napoli, invece, la presentazione di una lista leghista a sostegno del pm Catello Maresca era appesa a un filo che si è spezzato: esclusa sul filo di lana per due minuti di ritardo nella presentazione, anche il ricorso è stato respinto dal Tar (insieme a quello di due civiche).
Una beffa, a cui qualcuno dà un connotato doloso e un’interpretazione maliziosa: evitare di contarsi in una città dove un sondaggio del “Mattino” sulle intenzioni di voto a 21 giorni dalle comunali ha collocato la Lega al 2,9% con FdI al 7,4% e Fi al 5,6%.
Insomma: la Lega “lepenista” non si concentra più sulla Lombardia (dove, addirittura, rischia il sorpasso da meloniani che cercano “un voto in più”) ma lo “sbarco al Sud” rischia di trasformarsi in un naufragio.
E non basta la trincea della Calabria – dove le rilevazioni danno Occhiuto in vantaggio e dove Salvini concluderà la campagna elettorale – per sedare il nervosismo che attanaglia via Bellerio.
Le amministrative, questo al leader è chiaro, saranno anche un test sulla sua linea di lotta e di governo. Che, sul secondo versante, ha ancora diversi nodi da sciogliere, oltre al malumore unanime dei governatori per i distinguo sul green pass.
Dopo la netta intervista di Zaia al “Corsera”, altrettanto chiare le parole del ministro Giorgetti dopo un incontro con gli imprenditori in Umbria: “Estendere il green pass a tutti i lavoratori è un’ipotesi in discussione. L’esigenza delle aziende è di avere sicurezza per chi opera nei reparti. Credo, quindi, che si andrà verso un’estensione senza discriminare nessuno, possibilmente”.
Perché, ha spiegato, “soltanto un contagiato, al netto delle conseguenze sanitarie rischia di far chiudere tutta l’azienda. Dobbiamo dare un sistema di certezze”.
Anche l’incontro di Salvini con Draghi, auspicato e reclamizzato, non è ancora in calendario. Né lo è quello con la ministra Lamorgese, che non ha risposto porgendo l’altra guancia alle ruvidezze salviniane.
Fino al 3 ottobre, tuttavia, la prima preoccupazione del quartier generale salviniano sono le comunali. Sarà il responso delle urne a mettere o meno l’attuale gestione sulla graticola.
A Roma, il segretario è riuscito a frenare il malcontento di Claudio Durigon, che si è dimesso da sottosegretario dopo la gaffe sul parco da intitolare al fratello di Mussolini dietro la promessa di una promozione nei ranghi del partito.
Raccontano però che la prospettiva di una sua nomina a vice-segretario non abbia fatto felice l’ala governista. E che, dunque, tutto sia ancora in stand-by, sebbene Durigon abbia smentito le voci che lo davano in avvicinamento a FdI.
A Napoli la situazione non è più tranquilla.
Il “Mattino” – che titolava “Polveriera centrodestra” – ha rivelato come i rapporti tra la Lega, che ha voluto Maresca candidato, e l’aspirante sindaco, sono ai minimi termini. Casus belli, il protagonismo dell’ex pm sulle liste che ha portato a un patto di ferro con gli azzurri a spese di leghisti e meloniani.
Salvini sabato ha portato il suo tour elettorale a Benevento, Caserta e Salerno snobbando platealmente proprio il capoluogo. Una rabbia fredda che però non riavvicina la Lega a FdI, che avrebbe voluto in corsa l’avvocato Sergio Rastrelli, figlio dell’ex governatore missino della Campania.
Ora, il Tar ha spento le speranze di una lista leghista (sia pure con l’escamotage del nome “Prima Napoli” perché da quelle parti il simbolo del Carroccio certo non traina). E resta, come in ogni thriller che si rispetti, l’incognita su come finirà la – agguerrita – partita elettorale.
(da Huffingtonpost)
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