Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTARISTA PIZZINI INTERVISTA DA UN ANNO I NO VAX DELLA TERAPIA INTENSIVA DI BOLZANO
Racconta da un anno con la sua telecamera la terapia intensiva di Bolzano ed è lì che alcuni giovani no vax ricoverati gli hanno raccontato dei Covid party.
Il documentarista Andrea Pizzini racconta il dramma della quarta ondata a Bolzano. Andrea Pizzini, 44 anni di Bolzano, fa gratuitamente quello che sta facendo: andare nella terapia intensiva di Bolzano per raccontare quello che vi accade al suo interno. Storie di uomini e donne non vaccinate che vengono intubate e ancora negano l’esistenza del virus, sanitari che combattono giorno e notte con turni massacranti per salvare più vite possibili.
“Dentro la terapia intensiva, le peggiori follie diventano realtà”, racconta Andrea Pizzini che nell’ultimo periodo ha ricevuto anche qualche minaccia dai gruppi no vax, “gente che volontariamente si fa contagiare passandosi un lecca lecca per poi guarire ed avere il green pass. Naturalisti, un maestro di yoga, omeopatici che negano l’esistenza del Covid, mamme non vaccinate perché costrette magari dal figlio no vax militante. Insomma, racconti a volte struggenti che ti lasciano a bocca aperta”.
È stato Andrea Pizzini a scoprire dell’esistenza dei Covid party. “Più o meno si sapeva di queste feste per contagiarsi volontariamente ed avere il green pass. Si passano il lecca lecca, bevono dalla stessa birra. Nelle valli dell’Alto Adige si fa veramente fatica ad avere il controllo su questi fenomeni. E ora, molte di queste aree montane sono entrate in zona rossa. Servirebbero più controlli”.
Qualche minaccia, qualche attacco verbale. La tensione in Alto Adige sta crescendo. “Mi spiace vedere questa terra così pacifica e gentile veder crescere quest’odio verso i giornalisti, i politici locali, chiunque esprima qualche idea contraria alla loro visione delle cose”, conclude Andrea Pizzini.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO IL BELGIO, PRIMI DUE CASI IN INGHILTERRA, ALLARME ANCHE IN GERMANIA E REPUBBLICA CECA
Trovati i primi casi di contagio di variante Omicron in Inghilterra. Sono stati segnalati
a Nottingham e a Chelmsford, nell’Essex, secondo quanto ha reso noto il Governo.
I due casi, scoperti la notte scorsa, sono collegati tra loro, ed entrambe le persone contagiate si stanno auto-isolando insieme alle loro famiglie, mentre vengono effettuati ulteriori test.
Casi sospetti anche in Germania e Repubblica Ceca.
In Germania, Kai Klose, ministro degli Affari Sociali nello stato occidentale dell’Assia, in un post su Twitter ha scritto: «La variante Omicron è già arrivata in Germania con grande probabilità».
Anche in Repubblica Ceca stato individuato il primo caso sospetto della variante del Covid-19. Il primo ministro, Andrej Babiš, ha spiegato che si tratta di una donna che ha viaggiato in Namibia e poi è passata per il Sudafrica e Dubai tornando in Repubblica Ceca. L’allarme è scattato anche in Olanda, dove è stato trovato un focolaio di positivi tra passeggeri arrivati a Amsterdam dal Sudafrica.
Secondo i media olandesi, a ora gli infettati dal Sars-Cov-2 sono 85. Sono in corso gli accertamenti per capire se si tratti o meno di Omicron. La nuova mutazione era già stata individuata in Europa ieri, 26 novembre: si tratta di una donna in Belgio che ha sviluppato i sintomi 11 giorni dopo aver viaggiato in Egitto attraverso la Turchia.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
E’ UN CITTADINO ITALIANO DI RITORNO DALL’AFRICA AUSTRALE
Variante Omicron: primo contagio in Italia. Si tratta di un cittadino campano di ritorno dall’Africa australe. La conferma dal laboratorio di microbiologia clinica dell’ospedale Sacco di Milano.
Il paziente campano positivo al Covid 19 e sul quale è stata identificata una sequenza riconducibile alla variante Omicron, è rientrato in Italia alcuni giorni fa dal Mozambico con un aereo atterrato a Milano.
Allo sbarco l’uomo è stato sottoposto a tampone risultato successivamente positivo. L’allarme di questi giorni sui viaggiatori di rientro dall’Africa australe ha acceso i riflettori sul suo caso, facendo partire riscontri più approfonditi su di lui e sui suoi familiari, residenti in Campania.
Un cittadino campano, di ritorno dall’Africa australe, è risultato positivo al tampone molecolare. E’ il primo caso in Italia. Con lui anche il suo nucleo familiare composto da 5 persone. Lievi i sintomi riscontrati.
Dopo i controlli è stata identificata una sequenza riconducibile alla variante Omicron, nella piattaforma ICoGen nell’ambito delle attività di sequenziamento genomico SarS-CoV2 della rete coordinata dall’Istituto superiore di sanità. Il genoma è stato sequenziato presso il Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano da un campione positivo di un soggetto proveniente dal Mozambico.
Il paziente e i suoi contatti familiari sono in buone condizioni di salute e sono residenti in Campania, i cui laboratori sono stati allertati e stanno già lavorando per ottenere i risultati genomici. Già nella giornata di ieri il ministero della Salute aveva emanato una nota informativa alle Regioni e Province autonome a seguito di una riunione coordinata insieme all’Iss per rafforzare le modalità di tracciamento.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEADER PIU’ GRADITO E’ CONTE, ULTIMO E’ RENZI
Il Partito Democratico è primo nelle intenzioni di voto degli italiani. 
Questo punto, ormai, sembra appurato. Tutti i sondaggi elettorali dei principali istituti demoscopici concordano sia su questo che sugli inseguitori.
Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è diventata la seconda forza, dopo una breve parentesi in testa.
La Lega di Matteo Salvini, invece, è terza e in calo da mesi.
Sostanzialmente dalla decisione di sostenere il governo guidato da Mario Draghi. Discorso simile per il Movimento 5 Stelle, che con la leadership di Giuseppe Conte sembrava essersi ritrovato, ma da diverse settimane è tornato a calare nei sondaggi.
A confermare questo scenario politico, che ovviamente resta virtuale fino a che non si tornerà al voto, è anche il sondaggio realizzato da Ipsos e illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere di oggi.
Pd primo, Fratelli d’Italia insegue e la Lega crolla
Il Partito Democratico, secondo il sondaggio di Ipsos, è in testa nelle intenzioni di voto con il 20,8%. A seguire c’è Fratelli d’Italia con il 19,8%, che stacca la Lega al 19,1%.
Il Movimento 5 Stelle, invece, resta distante dai primi tre partiti e raccoglie il 15,5%. Forza Italia, invece, torna a crescere e sale all’8,5%.
Tra i partiti più piccoli Azione di Carlo Calenda è al 2,3%, stessa percentuale raccolta da +Europa.
A seguire c’è Italia Viva di Matteo Renzi al 2%, poi Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni all’1,9% con Europa Verde che raccoglie altrettanto e infine Articolo 1 – Mdp del ministro Speranza allo 0,9%.
Tra i leader Conte è in testa seguito da Meloni e Speranza
La fiducia nel governo e nel presidente Draghi tornano a crescere, seppure di poco. L’esecutivo raccoglie il gradimento del 63% degli italiani, il presidente del Consiglio del 64%.
Tra i leader politici, invece, il più alto nell’indice di gradimento è Giuseppe Conte con il 43% dei giudizi positivi, seguito da Giorgia Meloni con il 37%. Al terzo posto, a chiudere il podio, il ministro della Salute Speranza con il 34%.
Quarti a pari merito al 31% ci sono Enrico Letta e Silvio Berlusconi (il primo il calo e in secondo in risalita).
A seguire ci sono Matteo Salvini con il 30%, Giovanni Toti al 28% insieme a Emma Bonino e Carlo Calenda al 27%. Nicola Fratoianni è al 21%, poi ci sono Maurizio Lupi al 18% e Angelo Bonelli dei Verdi al 16%. Chiude, ancora una volta, Matteo Renzi, che raccoglie appena il 13%.
(da Fanpage)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
CON L’ADDIO AL BONUS RENZI IN TANTI CI RIMETTERANNO
La montagna ha partorito il topolino, e lo ha partorito pure maluccio: sugli otto miliardi in manovra destinati al taglio delle tasse stanziati dal “Governo dei Migliori” (leggi l’articolo), guidato nientedimeno dall’ex numero uno della Bce Mario Draghi che ha voluto ministro dell’Economia il direttore generale della Banca d’Italia – l’amico Daniele Franco – ci si aspettava decisamente di più che un modesto compromesso.
Con lacune ed evidenti criticità, a partire dalla poca chiarezza visto che del previsto riordino delle detrazioni, che hanno un peso enorme sulla fiscalità complessiva, si sa pochissimo e in ogni caso, con l’esiguo investimento di 8 miliardi (uno, al posto dei due previsti, per il taglio dell’Irap, 7 per l’Irpef) l’effettiva riduzione delle tasse per i ceti medi – perché così è stata presentata – stando ai calcoli è ben poca cosa.
Anzi, per modificare le cinque aliquote Irpef esistenti lasciando invariate la più bassa e la più alta, e abolendone una delle tre intermedie (quella al 41%) a salire di 5 punti è l’aliquota per chi guadagna 2500 euro al mese: non certo un Paperone, considerando il costo della vita soprattutto nelle grandi città.
A pensarla così però, fra le forze politiche, è ovviamente solo l’opposizione (in particolare la leader di FdI Meloni) poiché tutti i partiti della maggioranza, dai renziani di Italia Viva alla Lega, hanno esultato: persino Renzi che si è visto cancellare i suoi famosi 80 euro (diventati poi 100) e Salvini che si è sempre proposto all’elettorato come colui che voleva salvaguardare il ceto medio e le partite Iva, si sono detti soddisfatti.
A supportare il loro entusiasmo, ça va sans dire, i grandi giornali, che in verità da tempo ci hanno abituato a lodi sperticate e titoloni agiografici nei confronti di tutto ciò che fa Draghi, l’uomo della Provvidenza.
VIETATO CRITICARE DRAGHI
A guidare la classifica dei fan draghiani, i quotidiani del gruppo Gedi con La Repubblica che all’indomani dell’accordo trovato in maggioranza apre in prima con il titolo “Giù l’Irpef risparmi fino a mille euro”, con un catenaccio altrettanto elogiativo salvo un blando accenno al fatto che sia Confindustria che i sindacati hanno aspramente criticato la misura. Stessa solfa su La stampa che titola in prima “Giù le tasse al ceto medio l’Irpef cala di sette miliardi”. Pone l’accento sui presunti benefici anche il principale quotidiano economico italiano, Il sole 24ore, che nonostante la posizione dell’editore Confindustria, titola in prima “Nuova Irpef, risparmi fio al 7,5%”.
Più neutro il Corriere della Sera, che richiama di taglio la notizia: “Fisco, l’accordo per ridurre a 4 gli scaglioni Irpef”.
Per leggere qualche critica ragionata bisogna sfogliare i quotidiani di area centrodestra con il direttore Bechis che su Il tempo nel suo editoriale dal titolo “Una riformina che serve poco. Il premier non vuole decidere”, “osa” mettere in dubbio la reale capacità di incidere sulle tasche degli italiani della misura by Draghi e apre il suo giornale titolando in prima “Draghi offre un caffè” (ogni tre giorni, si specifica nel pezzo). Su Libero (stesso proprietario del Tempo, cioè Angelucci) invece si rimane sul vago: “Cambiano le tasse. Eco chi ci guadagna”.
Il Giornale parla esplicitamente di “Sforbiciatina alle tasse” (questo il titolo in prima) con un dettagliato articolo di Forte che mette in evidenza, fra le altre cose, tutti i nodi irrisolti dell’intesa sulla riforma fiscale.
A sinistra il Manifesto critica il provvedimento titolando in prima “Me ne infisco” ponendo l’accento sul fatto che, a loro giudizio, ad essere penalizzate sarebbero le fasce più deboli.
(da La Notizia)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
L’ANALISI ISS: ABBIAMO EVITATO UNA CATASTROFE
Senza i vaccini, in Italia dal 1 settembre ad oggi avremmo avuto 25 mila morti per
Covid invece che 4 mila, ovvero 6 volte di più. E dal 1 aprile avrebbero potuto essere 75 mila, il triplo di quelli effettivi. È quanto emerge dall’analisi che abbiamo condotto per Fanpage.it all’interno del progetto di ricerca e divulgazione Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche, a partire dagli ultimi dati comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel bollettino del 17 novembre 2021.
Nell’ultima settimana in Italia si sono registrati 72 mila casi positivi, con un incremento del 26% rispetto ai sette giorni precedenti. Da diverse settimane la crescita dei contagi si è assestata tra un +25% e un +30% settimanale, un lieve e costante peggioramento” come ha detto Draghi, ma ancora sotto controllo. Il dato a cui prestare maggiore attenzione sono come sempre le terapie intensive, cresciute del 18% a livello nazionale nell’ultima settimana, con il Friuli-Venezia Giulia unica regione ad aver superato la soglia del 10% di posti occupati.
Continua ad essere la Provincia Autonoma di Bolzano la più colpita dal virus con un’incidenza settimanale di 437 casi ogni 100 mila abitanti, seguita da tutte le altre regioni del Nord con la sola eccezione della Lombardia, che al momento registra un’incidenza di 113 casi ogni 100 mila abitanti.
Le buone notizie arrivano dalle terze dosi di vaccino (o dalla seconda per chi ha fatto J&J), che hanno quasi raggiunto le 200 mila somministrazioni giornaliere e sono in costante aumento.
Lo studio che quantifica i decessi senza i vaccini
La domanda in questi mesi se la stanno facendo in tanti: quanti morti staremmo contando oggi se non avessimo i vaccini? Per rispondere siamo partiti dall’analizzare i dati del bollettino dell’ISS, che dal 1 settembre ha aggiunto una sezione che riguarda “l’impatto delle vaccinazioni nel prevenire nuove infezioni, infezioni gravi e decessi”. I dati trasmessi sono suddivisi per fasce d’età e per gravità della malattia: semplice diagnosi, ospedalizzazione, ricoveri in terapia intensiva e decessi. Nel guardare i dati riportati in tabella la conclusione è semplice: i vaccini funzionano benissimo, riducono la possibilità di contagio ma soprattutto riducono la possibilità di una manifestazione grave della malattia. Per fare un esempio: negli ultimi 30 giorni in Italia sono state ricoverate in terapia intensiva 424 persone non vaccinate e 177 vaccinate con ciclo completo. Di queste, ben 159 sono over 60. Se guardiamo quindi alla sola fascia 40-59 anni vediamo che i ricoveri in terapia intensiva sono stati 126 per i non vaccinati e solo 18 per i vaccinati, e per la fascia 12-39 anni ci sono stati 24 ricoveri tra i non vaccinati e nessuno tra i vaccinati.
Se serviva un’ulteriore prova sull’efficacia dei vaccini basata su dati reali, e non su trial clinici, bene ora l’abbiamo e possiamo dire che i vaccini stanno salvando tante, tantissime vite. Si, ma quante?
Almeno 50mila vite salvate grazie ai vaccini
Per avere una stima quantitativa e puntuale delle vite umane salvate dai vaccini anti-Covid, su un arco temporale di circa tre mesi, abbiamo confrontato l’incidenza dei decessi tra i non vaccinati con il totale dei decessi registrati nello stesso periodo a causa del Covid. Nel Grafico 1, la popolazione complessiva dei deceduti è rappresentata dalla linea gialla tratteggiata e, per semplicità, posta uguale a 1. Il rapporto dei decessi No-Vax rispetto al totale è invece rappresentato dai pallini rossi, che oscillano tra i valori 5,5 e 6 e il cui valore medio è 5,8. Come si vede dal grafico, nell’arco di tempo considerato il rapporto è molto stabile, e questo significa che i dati sono ben consolidati e “puliti”, e dunque la stima accurata.
Possiamo anche tentare di estrapolare il dato di quante vite abbiamo salvato da aprile 2021, cioè da quando ha cominciato a vedersi l’effetto positivo delle vaccinazioni sui decessi. In questo caso la stima è certamente meno accurata e non possiamo considerare stabile questo fattore 6, che abbiamo raggiunto solo attraverso il 75-80% di popolazione vaccinata.
Possiamo però ipotizzare che questo fattore, inizialmente pari a 1, sia cresciuto nel tempo con l’avanzare della campagna vaccinale, e che sia cresciuto molto in fretta soprattutto nei primi mesi quando abbiamo vaccinato i più fragili. Una stima realistica potrebbe allora essere quella di considerare questo fattore medio pari a 3 per il periodo aprile-novembre 2021, e allora scopriamo che le vite salvate dal 1° aprile sono oltre 50 mila
Ci siamo spinti oltre e abbiamo voluto tentare la stessa stima basandoci sui dati raccolti a livello europeo dagli archivi della John Hopkins University e di ourworldindata.org, consapevoli che in questo caso il margine di errore è maggiore e i dati molto più “sporchi”, a causa dei diversi protocolli interni dei vari Paesi.
Ne viene fuori però un qualcosa di estremamente utile e interessante e che vi mostriamo nel Grafico 2, che riporta, per ogni Paese Europeo, sull’asse x la percentuale di popolazione vaccinata e su quella delle y l’incidenza dei decessi per Covid, nel periodo che va dal 1° settembre al 22 novembre 2021. Il significato del grafico è molto semplice e intuitivo: in basso a destra ci sono i Paesi dove si vaccina tanto e per questo si muore poco; in alto a sinistra invece quelli in cui si è vaccinato poco e purtroppo si muore tantissimo. L’Italia, per fortuna, è tra quelli che ha vaccinato di più e per questo l’incidenza dei deceduti è inferiore ai 100 casi ogni milione di abitanti. In Romania e Bulgaria invece, dove si è vaccinato tra il 20 e il 30% della popolazione, si muore 16-18 volte di più.
Anche da questa analisi è possibile estrapolare una stima di quante persone sarebbero morte, in Italia e negli altri Paesi, se non avessimo con noi i vaccini. Il risultato è di circa 800 persone ogni milione di abitanti, che per l’Italia significa 48 mila morti dal 1° settembre al 22 novembre. In realtà nello stesso periodo, grazie ai vaccini, di morti ne abbiamo avuti 4 mila, 10 volte di meno.
Per concludere c’è da fare un’altra considerazione. Queste stime si basano su un ipotetico scenario in cui, oltre all’assenza di vaccini, non ci sarebbero nemmeno troppe misure di contenimento, se non quelle minime che usiamo tutti i giorni in zona bianca. Ma sappiamo bene che la realtà senza i vaccini sarebbe stata un’altra: gli ospedali sarebbero rimasti pieni, le terapie intensive strabordanti, e l’Italia sarebbe tornata per lunghi mesi colorata di arancione e rosso. Quindi i vaccini non solo hanno risparmiato più di 120 mila vite umane, ma hanno anche permesso il rilancio della nostra economia.
(da Fanpage)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
TASSO NON VACCINATI IN TERAPIA INTENSIVA E’ 12 VOLTE PIU’ ALTO
Nell’ultima settimana si osserva un aumento dell’incidenza in tutte le fasce d’età e in particolare nella popolazione di età inferiore ai 12 anni. “Nel periodo 8 – 21 novembre 2021, in questa popolazione sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e 3 ricoverati in terapia intensiva”. Nella classe di età 6-11 anni “si evidenzia, a partire dalla seconda settimana di ottobre, una maggiore crescita dell’incidenza rispetto al resto della popolazione in età scolare, con un’impennata nelle ultime due settimane”. Lo rileva l’Iss nel suo report settimanale esteso, pubblicato oggi.
“Si evidenzia, inoltre un aumento del tasso di ospedalizzazione nella fascia sotto i tre anni (poco sopra i 2 ricoveri per 100.000 abitanti) nelle ultime settimane, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile”. Nell’ultima settimana inoltre viene confermato l’andamento osservato nella precedente settimana, con il 27% dei casi diagnosticati nella popolazione di età scolare. Il 51% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nella fascia d’età 6-11 anni, il 32% nella fascia 12-19 anni e solo il 11% e il 6% sono stati diagnosticati, rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni.
Continua a restare alto il livello di protezione da parte del vaccino contro la malattia grave da Covid: nell’ultimo mese il tasso di terapie intensive nei non vaccinati in Italia è a 6,7 per centomila, mentre nei vaccinati da meno di sei mesi è a 0,54 per centomila, ossia 12 volte più basso.
“Negli ultimi 30 giorni sono stati notificati 61.908 casi (37,7%) fra i non vaccinati, 4.260 casi (2.6%) fra i vaccinati con ciclo incompleto, 81.740 casi (49,7%) fra i vaccinati con ciclo completo entro sei mesi, 15.519 (9,4%) fra i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi e 969 casi (0,6%) fra i vaccinati con ciclo completo con dose aggiuntiva/booster. Il 49,1% delle ospedalizzazioni, il 64,2% dei ricoveri in terapia intensiva e il 44% dei decessi sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino”.
L’Iss sottolinea che “dopo sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale, scende dal 72% al 40% l’efficacia nel prevenire qualsiasi diagnosi sintomatica o asintomatica di COVID-19 rispetto ai non vaccinati” ma resta alta l’efficacia vaccinale nel prevenire casi di malattia severa. Per i vaccinati con ciclo completo da meno di sei mesi è pari al 91% rispetto ai non vaccinati, mentre risulta pari all′81% per i vaccinati con ciclo completo da oltre sei mesi rispetto ai non vaccinati.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
“SENZA VACCINI AI PAESI POVERI IL MONDO NON SI SALVA DAL COVID”
Githinji Gitahi, a capo della più grande organizzazione a sostegno delle popolazioni
africane, ha messo in guardia il Nord del mondo: «Smettete di accumulare dosi o non ne usciremo»
«Non serve proibire i voli dal Sudafrica. La strategia più efficace, oltre che la più etica, è assicurarsi che tutti siano vaccinati». Con l’arrivo della nuova variante Covid, la cosiddetta Omicron, torna a far discutere il tema della scarsità di vaccini nei paesi in via di sviluppo. «Date le dosi all’Africa o il mondo non si salverà dal Covid», ha detto in un’intervista a la Repubblica il direttore di Amref Healt Africa Githinji Gitahi, dirigente dell’organizzazione impegnata anche in campo sanitario in africa. Gitahi, che è anche responsabile della nuova Commissione africana contro la pandemia, ha ricordato che nel continente ci sono 1,3 miliardi di persone: «L’Africa ha il 17% della popolazione mondiale, ma finora ha avuto accesso solo al 3% delle dosi di vaccino globali».
Mentre il Nord del mondo procede con le campagne per inoculare le terze dosi, molti Paesi africani non hanno neppure iniziato le somministrazioni delle prime. «Nel mondo si somministrano più terze dosi che prime dosi», ha detto Githai. «Ovvero le nazioni ricche stanno erogando più richiami di quante prime dosi siano erogate dalle nazioni povere». Il tema sul tavolo resta quello della liberalizzazione dei brevetti, ma anche di una condivisione più efficace dei prodotti già sul mercato.
Il ruolo di Covax
Il programma Covax dell’Organizzazione mondiale della sanità, pur continuando a consegnare dosi nei Paesi non in grado di stipulare accordi commerciali con le case farmaceutiche, non ha centrato l’obiettivo di consentire a tutti di raggiungere gli obiettivi sanitari fissati dall’Oms.
Secondo i dati di ottobre pubblicati dalla Bbc, in Africa solo 15 paesi su 54 hanno raggiunto la percentuale del 10% di popolazione vaccinata, e la metà degli Stati del continente ha vaccinato meno del 2% della popolazione. «Covax dovrebbe permettere che almeno il 70% degli africani si vaccinino entro giugno 2022», ha detto Githai. «Ma per questo non basta che una nazione o l’altra oggi donino 5 milioni di dosi come atto sporadico: il migliore meccanismo è che le nazioni ricche annullino i propri ordini per le loro nuove dosi». Il programma di sostegno sta pian piano migliorando, e anche le case farmaceutiche si sono dette pronte a dare una mano producendo di più per l’Africa. La prospettiva, però, è quella di riuscirci per la fine del 2022. E il rischio è che sarà troppo tardi.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2021 Riccardo Fucile
18 ENNE DENUNCIATO PER APOLOGIA DI FASCISMO
Doveva essere un normale controllo dei documenti.
Sottoposto all’alcol test, il ragazzo è risultato negativo
Fermato dai carabinieri per un normale controllo mentre era alla guida della propria auto, una volta sceso ha alzato il braccio facendo il saluto romano.
Un giovane 18enne di Millan, frazione di Bressanone, in Alto Adige, ha reagito così davanti alla pattuglia delle forze dell’ordine che nella serata di ieri lo ha fermato per un controllo di documenti.
Una provocazione che ha spinto gli agenti a verificare lo stato di sobrietà del ragazzo, ma il 18enne è risultato negativo all’alcol test. Dopo averlo identificato, i militari hanno denunciato il ragazzo per apologia del fascismo.
(da agenzie)
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