Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
E’ COSTATO 6.000 EURO: PORTATO IN ALBANIA PER POI RIPORTARLO IN ITALIA PER POTER PRENDERE L’AEREO SU CUI SAREBBE VOLENTIERI SALITO DI SUA INIZIATIVA
Quanto è costato all’Italia il primo rimpatrio dall’Albania? Il ministero dell’Interno ha
dato con un certo orgoglio la notizia del ritorno nel suo paese di un cittadino del Bangladesh, mentre Matteo Piantedosi ha detto che si tratta del primo di molti. Ma, fa sapere Repubblica, far fare al trattenuto avanti e indietro dall’Italia a Gjader per quattro volte in una settimana è costato 6 mila euro. Ovvero il doppio del costo medio di un rimpatrio. Che lo stesso Viminale ha aggiornato nel 2024 da 2.500 a 2.800 euro.
Storia di un venditore di rose
Il rimpatriato si chiama Fahim e ha 49 anni. Faceva il venditore di rose nei ristoranti di Roma. Aveva qualche piccolo precedente penale ed era privo di permesso di soggiorno. Fahim era finito a Ponte Galeria dopo essere risultato irregolare durante un controllo. A quel punto aveva espresso il desiderio di tornare a casa. E non si era opposto all’espulsione. Che forse poteva avvenire direttamente da Roma. Ma proprio quando avrebbe dovuto presentarsi davanti al giudice di pace, Fahim è stato trasferito prima a Brindisi e poi a Schengjin. Insieme ad altre 39 persone.
In Albania è rimasto una settimana. Da lì è tornato in Italia e ha preso un volo per il Bangladesh. altri viaggi sono stati necessari per riportare in Italia tre immigrati trasferiti a Gjader da pochi giorni: i primi due perché le loro condizioni psichiche (tardivamente) sono state ritenute incompatibili con il trattenimento nel Cpr albanese, il terzo invece perché nel frattempo ha chiesto asilo.
La richiesta d’asilo
E c’è un altro guaio in arrivo. La Corte di Appello di Roma ha stabilito che bon può essere trattenuto nel Cpr in Albania lo straniero che, dopo il trasferimento della struttura, chiede la protezione internazionale. I giudici si sono pronunciati
sul caso di un extracomunitario trasferito a Gjader lo scorso 11 aprile. L’uomo, che risulta in Italia dal 2021, era stato espulso dalla prefettura di Napoli il 31 marzo. Nel corso della sua permanenza del Cpr lo straniero ha manifestato la volontà di presentare la domanda di protezione internazionale, formalizzata il 17 aprile. Questo passo, secondo la Corte, fa sì che lo straniero debba rientrare in Italia. Considerato che chiunque oggi si trovi nei centri in Albania può fare richiesta d’asilo, il rischio che i Cpr rimanga a breve di nuovo vuoto.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
CHI CHIEDE ASILO NON PUO’ ESSERE TRATTENUTO NEL CPR IN ALBANIA.. ORA SI APRIRANNO ALTRI NUOVI CASI, TRA QUELLI RIMASTI C’E’ CHI HA FIGLI ITALIANI
Nelle parole del Papa di oggi, una speranza: “Tornare ad avere fiducia negli altri, poiché siamo tutti figli di Dio”, facendo riferimento proprio a coloro che arrivano da terre lontane.
Quei paesi dal quale proviene anche un uomo di origini marocchine, trasferito a Gjader lo scorso 11 aprile che ha chiesto protezione. Trattando il suo caso la Corte di appello di Roma ha stabilito che: “Non può essere trattenuto nel Cpr in Albania lo straniero che, dopo il trasferimento nella struttura, chiede la protezione internazionale”. Una sentenza che porta alla luce un buco nella seconda fase del protocollo Roma-Tirana.
Semplificando: se si fa richiesta di asilo anche dopo essere arrivati nel centro albanese di Gjader, la persona deve essere essere riportata in Italia. Dopo la richiesta di protezione internazionale serve infatti una nuova udienza di
convalida, inoltre la competenza passa dal giudice di Pace alla corte d’Appello che, nel caso specifico, ha ritenuto non ci fossero più i requisiti per il trattenimento.
Il punto è che l’accordo con l’Albania riguarda i richiedenti asilo mai entrati in Italia e gli ‘irregolari’ destinatari di espulsione già presenti sul territorio nazionale. Ma se il migrante irregolare diventa un richiedente asilo si crea un terzo caso, non previsto dalla normativa, che chiede un’altra procedura.
L’uomo arrivato in Italia nel 2021, nel 2023 aveva ricevuto una condanna penale. Dopo averla scontata non è stato liberato, ma è finito nel Cpr di Potenza e poi in quello albanese dove ha presentato, per la prima volta, la domanda di protezione internazionale. Questo il passaggio che, secondo la Corte, determina il suo trasferimento in Italia.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
MANIFESTAZIONI IN 700 CITTA’ E IL 1° MAGGIO UNA NUONA MOBILITAZIONE… ULTIMO SONDAGGIO: INDICE DI GRADIMENTO DI TRUMP CROLLATO AL 43%
Cinquanta proteste, cinquanta Stati, una sola voce. Si chiama «50501» il movimento
che da settimane fa scendere in strada migliaia di cittadini americani per contestare le politiche di Donald Trump e della sua amministrazione. Sabato 19 aprile, si è tenuta la seconda giornata di proteste contro il presidente americano, che ha coinvolto oltre 700 città degli Stati Uniti. Il movimento «50501» – che, spezzettato, riprende proprio il concetto di 50 proteste, 50 Stati e 1 movimento – è nato su Reddit, in un omonimo forum di discussione che ad oggi conta quasi 300mila iscritti.
Chi c’è dietro il movimento «50501»
Il successo della prima giornata di proteste, che si sono svolte circa due settimane fa, ha trasformato «50501» in un vero e proprio movimento politico, con tanto di sito internet dedicato proprio a raccogliere le proteste e le manifestazioni anti-Trump organizzate nei vari Stati.
Dietro l’iniziativa non c’è un vero e proprio leader, ma una serie di attivisti e volti già noti della società civile, tra cui esponenti di Black Lives Matter, un movimento che chiede lo stop alle uccisioni indiscriminate di persone nere da parte della polizia, e Occupy Wall Street, nato nel 2011 per protestare contro gli abusi del capitalismo finanziario.
La differenza più grande rispetto a molti altri movimenti di protesta nati di recente negli Stati Uniti è che «50501» non si concentra su un tema specifico, ma contesta più in generale la politica di Trump. Questo, hanno spiegato alcuni degli attivisti coinvolti, ha permesso di attirare anche elettori repubblicani e indipendenti, scontenti della politica economica e commerciale attuata dal presidente americano nei suoi primi tre mesi alla Casa Bianca
La popolarità di Trump in calo e l’immobilismo dei democratici
Gli attivisti di «50501» si organizzano facendo rete tra loro e organizzando proteste e manifestazioni, ciascuno nel proprio Stato o nella propria città. Il movimento sta cercando di catalizzare il crescente malcontento nei confronti delle politiche di Trump.
Secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, l’indice di gradimento per il presidente americano è sceso dal 47 al 43% nei primi (quasi) cento giorni trascorsi alla Casa Bianca. Secondo alcuni media americani, il successo di «50501» nasconde anche un’altra spiegazione: in questo momento, il partito democratico non sta organizzando iniziative simili per protestare contro le politiche di Trump. L’unica eccezione è rappresentata dal senatore Bernie Sanders e dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez, punti di riferimento dell’ala più progressista, che da settimane girano gli Stati Uniti con il loro tour denominato «Combatti l’oligarchia».
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
OUTSIDER IL FRANCESE AVELINE, IL FILIPPINO TAGLE E IL CONGOLOSE BESUNGU
Cosa succede dopo la celebrazione delle esequie? Il camerlengo assume la responsabilità della gestione economica e amministrativa della Santa Sede e prepara il Conclave, dal latino cum clave, chiuso con la chiave o sottochiave, che indica sia la sala in cui si riuniscono i cardinali della Chiesa cattolica per eleggere un nuovo Pontefice, sia la riunione vera e propria. I cardinali residenti a Roma saranno quindi riuniti da Farrell in quotidiane Congregazioni Generali con le quali prenderanno Collegialmente le decisioni. Tradizionalmente, comincia tra il 15esimo e il 20esimo giorno dalla morte del Papa, per dare il tempo a tutti i cardinali elettori di raggiungere il Vaticano. Tuttavia, Papa Benedetto XVI modificò la norma per permettere di anticiparlo nel caso tutti i cardinali fossero già presenti.
Per il tempo del Conclave i cardinali elettori (quelli che hanno meno di 80 anni al giorno della sede vacante, ma non più di 120) si trasferiscono nella Domus Santa Marta, dove resteranno isolati fino alla fine delle votazioni. Il nuovo Pontefice può essere scelto solo «per scrutinium»: è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi dei cardinali elettori. Le votazioni avvengono a scrutinio segreto, e dopo ogni voto, le schede vengono bruciate. Se il fumo è nero, significa che l’elezione non ha ancora avuto successo; se
bianco, annuncia l’elezione del nuovo Papa, che viene proclamato con il tradizionale annuncio «Habemus Papam» dalla loggia centrale della basilica di San Pietro.
I possibili successori
Tra i cardinali più accreditati alla successione di Bergoglio emergono figure con profili molto diversi. Tra i favoriti c’è l’italiano Pietro Parolin, dal 15 ottobre 2013 segretario di Stato della Santa Sede. Si tratta di un moderato e sarebbe considerato «un’estensione» dell’eredità di Francesco.
Tra i nomi vi è anche quello di Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, espressione di una Chiesa vicina ai poveri e al dialogo, ma con un approccio pastorale innovativo e pragmatico e il bergamasco Giovanni Battista Pizzaballa, conoscitore del Medio Oriente e attuale Custode di Terra Santa.
Da tenere i considerazione inoltre Fridolin Ambongo Besungu (Repubblica Democratica del Congo), arcivescovo di Kinshasa, francescano, il canadese Michael Czerny, il francese Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, il filippino Luis Tagle, prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, il Segretario generale del sinodo il maltese Mario Grech, lato Usa, invece, il cardinale Raymond Burke.
(da Open)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
DA MATTARELLA A VON DER LAYEN DA MACRON MERZ. DA ZELENSKY A METSOLA, DA RE CARLO A SANCHEZ… PER SCELTA NON PUBBLICHIAMO I MESSAGGI IPOCRITI DI QUEI LEADER POLITICI CHE NON HANNO MAI SEGUITO GLI INSEGNAMENTI MORALI DI FRANCESCO
La notizia della morte di Papa Francesco, scomparso questa mattina a 88 anni, si
diffonde nel giro di pochi minuti.
Il primo messaggio di cordoglio arriva da Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, che su X scrive: «L’Europa piange la scomparsa di Sua Santità Papa Francesco. Il suo sorriso contagioso ha conquistato il cuore di milioni di persone in tutto il mondo. Il “Papa del popolo” sarà ricordato per il suo amore per la vita, la speranza nella pace, la compassione per l’uguaglianza e la giustizia sociale. Che riposi in pace».
Volodymyr Zelensky
«Milioni di persone in tutto il mondo piangono la tragica notizia della scomparsa di Papa Francesco. La sua vita è stata dedicata a Dio, alle persone e alla Chiesa. Sapeva dare speranza, alleviare le sofferenze attraverso la preghiera e promuovere l’unità. Ha pregato per la pace in Ucraina e per gli ucraini. Piangiamo insieme ai cattolici e a tutti i cristiani che hanno cercato sostegno spirituale in Papa Francesco. Memoria eterna!». Lo scrive sui social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
La presidente della Bce, Christine Lagarde
«Sono profondamente rattristata nell’apprendere della scomparsa di Sua Santità Papa Francesco. È stata una voce globale per l’unità, la giustizia e la dignità umana. La sua saggezza e umiltà hanno toccato vite ben oltre i confini della fede. I miei pensieri sono con tutti coloro che ne piangono la perdita»: lo afferma la presidente della Bce Christine Lagarde sul X.
Re Carlo
Anche Re Carlo III rende omaggio al Pontefice ricordandone «la compassione» e l’impegno ecumenico in un messaggio diffuso da Buckingham Palace a nome anche della regina Camilla. Due settimane fa la coppia reale lo aveva incontrato in visita privata in Vaticano a margine del viaggio a Roma.
Sergio Mattarella
«Ho appreso con grande dolore personale la notizia della morte di Papa Francesco, avvertendo il grave vuoto che si crea con il venire meno del punto di riferimento che per me ha sempre rappresentato. La morte di Papa Francesco suscita dolore e commozione tra gli italiani e in tutto il mondo. Il su
insegnamento ha richiamato al messaggio evangelico, alla solidarietà tra gli uomini, al dovere di vicinanza ai più deboli, alla cooperazione internazionale, alla pace nell’umanità. La riconoscenza nei suoi confronti va tradotta con la responsabilità di adoperarsi, come lui ha costantemente fatto, per questi obiettivi». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio sulla morte di papa Francesco
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz
Un uomo la cui azione è stata guidata «dall’umiltà e dalla fede»: così il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ricorda il Pontefice
Il cardinale Zuppi
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e tra le figure più vicine a Papa Francesco, scrive: «È un momento doloroso e di grande sofferenza per tutta la Chiesa. Affidiamo all’abbraccio del Signore il nostro amato Papa Francesco, nella certezza, come lui stesso ci ha insegnato, che ‘tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre’. Chiedo a tutte le Chiese in Italia che siano suonate le campane delle chiese in segno di lutto e che siano favoriti momenti di preghiera personale e comunitaria, in comunione tra di noi e con la Chiesa universale».
Ursula von der Leyen
Anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, affida ai social il proprio messaggio di cordoglio: «Oggi il mondo piange la scomparsa di Papa Francesco. Ha ispirato milioni di persone, ben oltre la Chiesa cattolica, con la sua umiltà e il suo amore così puro per i meno fortunati. Il mio pensiero va a tutti coloro che sentono questa profonda perdita. Che possano trovare conforto nell’idea che l’eredità di Papa Francesco continuerà a guidarci tutti verso un mondo più giusto, pacifico e compassionevole».
Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron su X scrive: «Da Buenos Aires a Roma, Papa Francesco voleva che la Chiesa portasse la gioia e la speranza ai più poveri. Che unisse gli uomini fra loro e con la natura. Possa questa speranza resuscitare sempre al di là di lui. A tutti i cattolici, al mondo in lutto, mia moglie ed io esprimiamo tutti i nostri pensieri».
Il governo spagnolo
José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo, ricorda Francesco come «un uomo di pace e di dialogo fra culture e religioni» e manda un messaggio a nome di tutto il governo: «Il mio più sentito cordoglio ai cattolici spagnoli e di tutto il mondo per la morte di Sua Santità il Papa Francesco.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
TEMPISTICHE, FUNERALI E CONCLAVE
Dopo la morte di Papa Francesco a 88 anni, si apre una fase nuova per la Chiesa Cattolica. Prima ancora del funerale di Jorge Bergoglio e poi del conclave, in cui verrà eletto il nuovo Pontefice, c’è da seguire una procedura specifica, che proprio Papa Francesco ha cambiato nell’aprile del 2024 con le nuove
disposizioni in caso di decesso del Santo Padre.
La nuova edizione dell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, l’ordine delle esequie per i Sommi Pontefici, curata dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche e dall’arcivescovo Diego Ravelli, sottolinea che le esequie del Papa sono quelle di un pastore e discepolo di Cristo, non di un potente di questo mondo.
La conferma della morte del papa da parte del Camerlengo
I funerali papali si articolano tradizionalmente in tre fasi principali, chiamate “stazioni”: la constatazione della morte, l’esposizione del corpo e la sepoltura, che sono stati conservati ma con testi rivisti per riflettere l’attuale sensibilità liturgica.
In particolare, la constatazione della morte non avviene più nella camera privata del Papa, ma direttamente nella sua cappella personale. Dopo la conferma dei medici, in passato toccava al Camerlengo accertare ufficialmente la morte del Papa toccando la fronte del defunto con un martelletto d’argento e chiamandolo per nome tre volte. Il tutto alla presenza del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, dei Prelati Chierici e del Segretario e Cancelliere della stessa Camera Apostolica, il quale compilerà il documento o atto autentico di morte.
Nello specifico, a seguito della comunicazione della morte di Papa Francesco, “secondo quanto previsto nell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, questa sera lunedì 21 aprile alle ore 20 Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Kevin Joseph Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, presiederà il rito della constatazione della morte e della deposizione della salma nella bara”, spiega una nota dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche Pontifice, firmata dall’Arcivescovo Diego Ravelli.
Il Camerlengo deve, inoltre, apporre i sigilli allo studio e alla camera del medesimo Pontefice, disponendo che il personale abitualmente dimorante nell’appartamento privato vi possa restare fino a dopo la sepoltura del Papa, quando l’intero appartamento pontificio sarà sigillato; comunicarne la morte al Cardinale Vicario per l’Urbe, il quale ne darà notizia al Popolo Romano con speciale notificazione
Il lutto e la preparazione della salma
Si definiscono novendiali le Messe in suffragio del Papa defunto celebrate per nove giorni consecutivi a partire dalla Messa esequiale. Nel nuovo rituale sono riportati quattro – e non più tre – formulari di preghiere a scelta, in quanto sono stati ripresi tutti quelli offerti dal Missale Romanum per il Papa defunto e quello per il vescovo diocesano defunto. A differenza dell’edizione precedente, vengono omessi i testi del Lezionario, di cui si offrono invece soltanto le indicazioni bibliche.
Il corpo del Pontefice dopo la morte viene poi deposto in una sola bara, composta di legno e zinco, e sarà in seguito esposto ai fedeli all’interno di questa, aperta sulla parte superiore, a differenza di quanto avveniva in passato. Viene così abbandonata l’usanza di esporre il corpo senza bara, adagiato su una portantina rialzata
Il protocollo sui funerali del Papa
Dopo la morte del Romano Pontefice, i Cardinali celebreranno le esequie in suffragio della sua anima per otto giorni consecutivi.
Chi guida il Vaticano fino all’elezione del nuovo Papa
Tradizionalmente è compito del Camerlengo, in periodo di Sede Vacante, di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede, con l’aiuto dei tre Cardinali Assistenti, premesso, una volta per le questioni meno importanti, e tutte le volte per quelle più gravi, il voto del Collegio dei Cardinali.
Quando viene convocato il Conclave e come funziona l’elezione del nuovo Papa
Entro massimo 15 giorni dall’inizio della “Sede Vacante” si convoca il Conclave, durante il quale viene eletto il nuovo Pontefice da parte dei Cardinali elettori.
Il diritto di eleggere il Romano Pontefice spetta unicamente ai Cardinali di Santa Romana Chiesa, ad eccezione di quelli che, prima del giorno della morte del Sommo Pontefice o del giorno in cui la Sede Apostolica resti vacante, abbiano già compiuto l’80esimo anno di età. Il numero massimo di Cardinali elettori non deve superare i centoventi.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
FINO ALL’INCONTRO CON I GIOVANI ALLO STADIO DI SAN SIRO: “POSSIATE VEDERE NELLA CHIESA QUEL PROGRESSO SPIRITUALE CHE IL MONDO ATTENDE”
Risale al 25 marzo 2017, l’ultima visita di Papa Francesco a Milano prima della morte
avvenuta oggi, lunedì 21 aprile 2025. “Grazie per essere qui, per la vostra accoglienza e la vostra preghiera, che mi accompagna nell’ingresso a Milano”, aveva salutato i fedeli non appena giunto nel capoluogo lombardo.
La prima tappa era stata una “visita agli ultimi”, alle Case Bianche del quartiere popolare di via Salomone: l’incontro con tre famiglie in difficoltà, poi la preghiera in strada, davanti alla parrocchia di San Galdino. Ad attenderlo già 10mila persone.
A seguire, l’Angelus al Duomo di Milano. Sul palco, accanto all’arcivescovo Angelo Scola, il Papa aveva ricevuto alcuni doni: una stola realizzata da una cooperativa sociale di sartoria, l’immagine della Madonna restaurata che per anni è stata alle porte della chiesa delle Case Minime e infine un quaderno con le testimonianze dei residenti, consegnato da tre bambini.
Dopo il Duomo è stata la volta del carcere di San Vittore dove il Papa ha pranzato insieme ai detenuti prima di fare un riposino in una stanza preparata per l’occasione. Infine, la visita in città si era conclusa allo stadio di San Siro tra i ragazzi della Cresima.
All’ingresso a San Siro, ai ragazzini sugli spalti, Jorge Mario Bergoglio aveva detto: “Dio conservi la Santità vostra, in modo che possiamo vedere in questi nostri tempi nella Chiesa quel progresso spirituale che il mondo attende”.
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
MARZO 2015, IL POTENTE DISCORSO ALL’OMBRA DELLE VELE DI SCAMPIA: “IL LAVORO SOTTOPAGATO NON E’ UMANO NE’ CRISTIANO”
C’erano in piedi ancora le Vele di Scampia e lui anche era in piedi, potente, il Papa argentino nella città di Maradona, atteso fra i palazzoni di edilizia popolare come un suo predecessore, quel Papa Giovanni Paolo II tanto diverso da lui.
Correva l’anno 2015: Papa Francesco – morto oggi 21 aprile 2025 a 88 anni – quando venne a Napoli volle partire dal quartiere di Scampia, spiegando perché: «Ho voluto incominciare da qui, da questa periferia, la mia visita a Napoli. Saluto tutti voi e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Davvero si vede che i napoletani non sono freddi».
“La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste!”
Fu un discorso intenso nel primo giorno di primavera di dieci anni fa. Ebbe parole importanti per i partenopei del quartiere all’epoca identificato con la camorra e con il dramma della miserabile condizione di tanti, troppi.
«Voi appartenete a un popolo dalla lunga storia, attraversata da vicende complesse e drammatiche. La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria. Il cammino quotidiano in questa città, con le sue difficoltà e i suoi disagi e talvolta le sue dure prove, produce una cultura di vita che aiuta sempre a rialzarsi dopo ogni caduta, e a fare in modo che il male non abbia mai l’ultima parola. Questa è una sfida bella: non lasciare mai che il male abbia l’ultima parola. È la speranza, lo sapete bene, questo grande patrimonio, questa “leva dell’anima”, tanto preziosa, ma anche esposta ad assalti e ruberie».
“La camorra spuzza”
Ovviamente alla camorra è il riferimento. «La camorra spuzza»: fu un modo di dire dell’argentino pronunciato durante quel discorso che fece il giro del mondo. «Lo sappiamo, chi prende volontariamente la via del male ruba un pezzo di
speranza, guadagna qualcosina ma ruba speranza a sé stesso, agli altri, alla società. La via del male è una via che ruba sempre speranza, la ruba anche alla gente onesta e laboriosa, e anche alla buona fama della città, alla sua economia».
“Il lavoro sottopagato non è umano né cristiano”
Migranti, senza fissa dimora, anziani, lavoratori, giovani, malati: il suo discorso pensò a tutte e tutti. «Penso anche al lavoro a metà. Cosa voglio dire con questo? Lo sfruttamento delle persone nel lavoro. Alcune settimane fa, una ragazza che aveva bisogno di lavoro, ne ha trovato uno in una ditta turistica e le condizioni erano queste: 11 ore di lavoro, 600 euro al mese senza nessun contributo per la pensione. “Ma è poco per 11 ore!”. “Se non ti piace, guarda la coda di gente che sta aspettando il lavoro!”. Questo si chiama schiavitù, questo si chiama sfruttamento, questo non è umano, questo non è cristiano».
“Siano tutti napoletani, imparino il napoletano tanto dolce e bello”
E poi, la speranza: «Napoli è sempre pronta a risorgere, facendo leva su una speranza forgiata da mille prove, e perciò risorsa autentica e concreta sulla quale contare in ogni momento. La sua radice risiede nell’animo stesso dei Napoletani, soprattutto nella loro gioia, nella loro religiosità, nella loro pietà! Vi auguro che abbiate il coraggio di andare avanti con questa gioia, con questa radice, il coraggio di portare avanti la speranza, di non rubare mai la speranza a nessuno, di andare avanti per la strada del bene, non per la strada del male, di andare avanti nell’accoglienza di tutti quelli che vengono a Napoli da qualunque Paese: siano tutti napoletani, imparino il napoletano che è tanto dolce e tanto bello!»
(da Fanpage)
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Aprile 21st, 2025 Riccardo Fucile
A FIANCO DEI POVERI DEL MONDO, PER UN RITORNO ALLA CHIESA DELLE ORIGINI… IERI L’ULTIMO COMMOSSO ABBRACCIO DEL SUO POPOLO
Dodici anni dopo quel celebre e sorprendente «Fratelli e sorelle, buonasera!»,
pronunciato dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, se ne va Francesco, il papa della gente e delle sorprese. Aveva 88 anni, era reduce da una grave polmonite bilaterale che lo aveva tenuto a lungo in ospedale.
A dare l’annuncio è stato il cardinale Kevin Farrell con queste parole: «Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso».
Il Papa è morto lasciando come ultimo ricordo alcune sorprese, come ha fatto in tutto il pontificato. Nel giorno di Pasqua Francesco in papamobile tra la gente – entusiasta – in piazza San Pietro. Poco prima si è affacciato dalla loggia centrale della Basilica per l’Urbi et Orbi. Ha affidato la lettura del messaggio al maestro delle cerimonie pontificie: «No al riarmo. A Gaza situazione ignobile», il suo ultimo appello per la pace. Tutto questo, dopo avere visto Vance. Francesco ha ricevuto il Vicepresidente degli Stati Uniti ieri mattina, poco dopo le 11,30, a Casa Santa Marta. Sabato la breve preghiera nella basilica di San Pietro. Giovedì santo, la visita nel carcere di Regina Coeli. Bergoglio se ne va mentre si cominciava a guardare avanti, a metà della convalescenza dopo il ricovero al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
Nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, Jorge Mario Bergoglio si presenta al pianeta vestito di bianco il 13 marzo 2013, dicendo col sorriso che i cardinali sono andati a prendere il nuovo Vescovo di Roma «alla fine del mondo». Stupisce e incanta subito la sua semplicità, quasi a voler proclamare in poche
frasi lo stile del suo pontificato. Un magistero con al centro la «vicinanza», la «tenerezza», il dialogo con tutti, dentro e fuori dal recinto cattolico. E poi, soprattutto, i «poveri». Lo si intuisce dalla scelta imprevedibile del nome: Francesco. Un richiamo al «Santo Poverello» di Assisi, una decisione maturata nei primi attimi dopo la sua elezione, quando all’interno della Cappella sistina il suo vicino di banco, il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, nel complimentarsi raccomandò di non dimenticare i bisognosi.
Il primo Pontefice latinoamericano, il primo gesuita, con origini piemontesi, sbalordisce tutti anche con la volontà di vivere nella sobria Casa Santa Marta, e non nel Palazzo apostolico: «Non è tanto lussuoso – spiegherà più volte – ma è enorme. La sensazione che ho avuto era come di un imbuto al rovescio».
Lì dentro da solo non lo avrebbe tollerato «psicologicamente». Quando gli domandano l’origine della decisione dice che l’ha presa «per motivi psichiatrici, per la mia salute, per non finire male». Casa Santa Marta è «un albergo» che gli permette di stare «con le persone, tra la gente».
Il Vescovo di Roma costringe fedeli, osservatori e addetti ai lavoro a «inseguirlo» anche nella sua prima uscita dalle mura vaticane: Lampedusa. Nessuno poteva immaginarsela. Sceglie quell’isola perché è simbolo del dramma dei disperati del mare, delle tragedie dei migranti, e lì parla della «globalizzazione dell’indifferenza» che lo porterà poi, nel corso degli anni, a denunciare in numerose occasioni il disinteresse verso il prossimo più debole o scomodo e a condannare la «cultura dello scarto».
Il 24 maggio 2015 pubblica l’enciclica «verde» – e «sociale», aggiunge lui stesso per descriverla – «Laudato si’», in cui afferma: «La terra è ferita, serve una conversione ecologica. Siamo cresciuti pensando che eravamo proprietari e dominatori della Terra, autorizzati a saccheggiarla». Lancia un appello a governi e istituzioni scrivendo che la crisi ambientale è crisi antropologica ed è legata al modello di sviluppo: bisogna eliminare le cause strutturali di un’economia che non rispetta tutti gli esseri umani, ma solo alcuni privilegiati. Propone nuovi stili di vita all’insegna dell’«ecologia integrale».
Un’altra priorità è la riforma del sistema economico-finanziario della Santa Sede, per mettere fine agli scandali e risollevare le casse vaticane.Il messaggio «di Gesù è la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore». Il Giubileo straordinario della misericordia è annunciato da papa
Francesco il 13 marzo 2015. Viene aperto ufficialmente l’8 dicembre successivo in San Pietro. Però con un altro gesto che lascia di stucco: il Pontefice ha già spalancato qualche giorno prima la Porta santa, ma non della Basilica vaticana, bensì nella cattedrale di Bangui, Repubblica Centrafricana, paese in guerra e uno dei più poveri del pianeta, dove si trovava in visita apostolica
Nel tempo dei terrificanti attentati dell’Isis, il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, in occasione della visita del Papa negli Emirati Arabi Uniti, firmano il «Documento sulla Fratellanza umana. Per la Pace mondiale e la Convivenza comune». I due leader dichiarano «che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione». Perciò invitano a «smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione».
Qualche settimana dopo raduna le «truppe» porporate e vescovili con l’obiettivo di guarire la piaga più dolorosa e scandalosa che continua a «sanguinare» nelle Sacre Stanze: la pedofilia. Dal 21 al 24 febbraio convoca i capi delle conferenze episcopali e i rappresentanti degli ordini religiosi di ogni nazione per l’incontro «La protezione dei minori nella Chiesa». Gli abusi sessuali sono diffusi in tutta la società, ma questo non ne «diminuisce la mostruosità nella Chiesa». Anzi, nell’ambito ecclesiastico questa «disumanità» è «ancora più grave», afferma il Pontefice nel suo discorso conclusivo del summit. Bergoglio esprime varie denunce e un forte grido: nella rabbia della gente c’è l’ira di Dio. Promette: anche un solo caso sarà affrontato con la massima serietà, senza più coperture. Nella Chiesa «è cresciuta la consapevolezza di dovere non solo cercare di arginare gli abusi gravissimi con misure disciplinari e processi civili e canonici, ma anche affrontare con decisione il fenomeno. Essa si sente chiamata a combattere questo male che tocca il centro della sua missione: annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi voraci»
È il primo Papa a convivere Oltretevere col suo predecessore, Benedetto XVI, che rinunciò al pontificato. Alcune tensioni collaterali aprono la «questione costituzionale» sull’assenza di una regolamentazione dell’istituto del pontefice emerito. In ogni caso Bergoglio lo considera il «nonno saggio», e Ratzinger assicura più volte che la sua amicizia con papa Francesco è forte e salda. Dice di sentirsi «protetto dalla sua bontà». E mentre il suo successore è sotto attacco da fronti interni oppositori, ricorda ai nuovi cardinali «il valore della fedeltà al Pontefice».
Il 27 marzo 2020, dal sagrato della Basilica vaticana, il Papa in un momento straordinario di preghiera invoca la guarigione per il mondo assediato dal Covid. Francesco in una piazza deserta, e in una giornata piovosa, chiede a Dio di «non lasciarci in balia della tempesta. Svegliati Signore! Salvaci!» invoca Francesco, citando le parole dei discepoli sorpresi in mare da una burrasca, mentre Gesù sembra dormire in tranquillità. «Siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno si salva da solo», è l’appello del Pontefice alla solidarietà tra persone e tra nazioni.
Il 3 ottobre 2020 diffonde la «Fratelli tutti». La politica «non degeneri in populismo». Bergoglio parte dalla pandemia, che «non è un castigo di Dio, è la realtà che geme e si ribella». L’emergenza sanitaria globale è servita a dimostrare che «nessuno si salva da solo»: se ne potrà uscire soltanto tutti insieme, attraverso la via della solidarietа. Perciò è tempo di abbattere muri, disinnescare le chiusure dei nazionalismi e i pericoli della xenofobia. E prendere le distanze dai populismi, che in realtà «strumentalizzano i popoli». Bergoglio lo afferma nell’enciclica «sociale» scritta per «sognare come un’unica umanità», citando Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e il beato Charles de Foucauld.
In dieci anni Francesco ha compiuto 47 viaggi apostolici internazionali visitando 66 nazioni, e quaranta visite pastorali in 49 città o frazioni d’Italia. Dal 5 all’8 marzo 2021 è in Iraq. Giunge nella ex roccaforte dei terroristi dell’autoproclamato Stato islamico. Un avvenimento dall’elevato valore simbolico oltre che storico. Il nome di Dio non può essere invocato per uccidere, ribadisce il Pontefice nella preghiera per le vittime della guerra a Mosul, dove l’Isis annunciò il califfato. Nel 2024, a 87 anni, si lancia in tour de force storico che lo porterà a toccare le ferite ambientali e sociali dell’Asia e dell’Oceania. Va in Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor Est e Singapore:
con 12 giorni e 32.814 chilometri di percorrenza, è il viaggio più lungo del pontificato.
Il giorno dopo l’invasione russa in Ucraina, il Pontefice rompe il protocollo e compie un gesto diplomatico senza precedenti. Se occorre, infatti, dall’ambasciatore va il prelato ministro degli Esteri. Neanche il Segretario di Stato si muove in questi casi. Bergoglio va di persona in via della Conciliazione dal rappresentante russo presso la Santa Sede con l’intento di lanciare un messaggio a Vladimir Putin: fermare bombe e missili. Da quel giorno l’impegno di Francesco e della Santa Sede per provare a mettere fine alle ostilità è quotidiano, attraverso il lavoro della diplomazia vaticana e i continui accorati appelli papali alla pace. In una intervista concessa a La Stampa afferma che «tra Kiev e Mosca la pace è possibile. Non rassegniamoci. Però bisogna che tutti si impegnino per smilitarizzare i cuori, a cominciare dal proprio, e poi disinnescare, disarmare la violenza. Dobbiamo essere tutti pacifisti. Volere la pace, non solo una tregua che magari serva solo per riarmarsi. La pace vera, che è frutto del dialogo». E non si ottiene «con le armi».
Il Vescovo argentino di Roma ha indetto il Sinodo sulla sinodalità. Vuole rendere la Chiesa più pronta a condividere responsabilità con i laici e le donne – Papa Bergoglio ha nominato la prima prefetta della Curia romana – ad ascoltare il mondo e la contemporaneità, ad andare missionaria per le strade delle «periferie geografiche ed esistenziali», senza paura di uscire dalla galassia ecclesiastica e dalle sacrestie, superando le chiusure ideologiche, ma non snaturando la dottrina. Nel 2023, alla Giornata mondiale della Gioventù a Lisbona, scandisce che «nella Chiesa c’è posto per todos, todos, todos (tutti, tutti, tutti)!». È tra le più grandi sfide che Francesco lascia in eredità al suo successore.
(da La Stampa)
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