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FUNERALE DI PAPA FRANCESCO: ELLY SI COMMUOVE E NON TRATTIENE LE LACRIME, CONTE TORNA A PARLARE CON IL “NEMICO” DRAGHI, I MINISTRI DEL GOVERNO MELONI ASCOLTANO L’OMELIA E SI RAGGELANO A QUEL PASSAGGIO SULL’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI, COSÌ DURO NEL RICORDARE IL VIAGGIO DEL PAPA A LAMPEDUSA

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

GASPARRI SI AVVICINA AL MINISTRO DEL TESORO E SEMBRA VOGLIA SONDARE IL TERRENO SULL’ESISTENZA DI FONDI PER UN PROGETTO CHE GLI STA A CUORE MENTRE VALDITARA CIEDE LA CREMA SOLARE

Quando il feretro di papa Francesco viene riportato nella Basilica di San Pietro e le campane suonano a lutto, Elly Schlein si commuove E non trattiene le lacrime. È la leader che meno ha conosciuto il pontefice, eppure al termine delle esequie appare la più commossa. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, è arrivato tra i primi insieme alla figlia Laura. Ha reso omaggio a papa Francesco con un minuto di raccoglimento davanti al feretro
Sotto la scalinata, invece, ci sono i politici italiani. Abiti e occhiali scuri, il sole inizia a scaldare la piazza. «Hai la crema solare? Me la presti?», chiede il ministro Giuseppe Valditara a un vicino. E quindi: «Grazie, mi hai salvato». Nei tanti capannelli si parla anche di questa giornata così calda: «Francesco se la meritava». Tutto in un clima di grande concordia.
Tanto che il presidente M5s Giuseppe Conte chiacchiera con Mario Draghi, l’ex premier che i pentastellati fecero cadere nel 2022 anche sulla questione dell’invio delle armi in Ucraina, accusando l’allora presidente di sfuggire al confronto in Parlamento. Il siparietto non può sfuggire e Conte non nasconde un certo disagio: «Saluti di cortesia», taglia corto quando gli si fa notare che l’immagine è piuttosto singolare.
Poi, ironia della sorte, i due capitano seduti l’uno accanto all’altro, prima fila. «Oggi il protagonista è il Papa, non siamo io e Draghi», dice sfilando via verso Santa Marta, l’uscita riservata alle autorità. E con lo sguardo e mezze parole fa notare quanto sia stata «alta» l’omelia del cardinale Giovanni Battista Re che ha elogiato la voce di papa Francesco che «implorava la pace» e ha ricordato la messa celebrata al confine tra il Messico e gli Stati Uniti.
Passaggi del discorso che anche i big del centrosinistra, seduti in seconda fila, hanno molto apprezzato. Schlein, accompagnata dalla capogruppo alla Camera Chiara Braga, siede accanto a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs, e a Riccardo Magi di +Europa. Italia viva non è tra loro. Quando il cardinale Re parla di pace e di migranti annuiscono tutti in un modo sincronizzato.
L’esecutivo? Tranne la premier Giorgia Meloni e i suoi due vice Matteo Salvini e Antonio Tajani che si trovano sul sagrato, i ministri sono quasi tutti in prima fila: Anna Maria Berini, Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, Giancarlo Giorgetti. Alessandro Giuli in seconda. Ascoltano l’omelia, quel passaggio sull’accoglienza dei migranti così duro nel ricordare il viaggio del Papa a Lampedusa forse non lo aspettavano. Da lontano si sentono arrivare gli applausi della folla. Alcuni esponenti del centrosinistra si accodano, il centrodestra resta freddo.
C’è il leader di Italia viva Matteo Renzi. Chiacchiera un po’ con tutti. Saluta anche il presidente francese Emmanuel Macron nella piazza di Santa Marta. Per lui il posto è in prima fila accanto a Paolo Gentiloni, insieme agli ex premier. Pier Ferdinando Casini è il gran cerimoniere.
Zero politica, tanta formalità come l’evento richiede. Salvo qualche abboccamento. Maurizio Gasparri si avvicina al ministro del Tesoro e sembra voglia sondare il terreno sull’esistenza di fondi per un progetto che gli sta a cuore.

(da La Repubblica)

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MACRON S’E’ CUCINATO GIORGIA MELONI E L’HA TENUTA FUORI DALL’INCONTRO INFORMALE CON TRUMP, ZELENSKY E STARMER NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

UNA RICOSTRUZIONE VUOLE CHE IL PRESIDENTE FRANCESE E IL PREMIER INGLESE, AL PARI DI ZELENSKY, AVESSERO CONCORDATO FIN NEI DETTAGLI IL VERTICE TRA IL PRESIDENTE UCRAINO E TRUMP, FORMATO BILATERALE COMPRESO… LO SMACCO E’ PESANTISSIMO: L’ITALIA E’ STATA ESCLUSA DA UN MOMENTO STORICO (E DA UNA FOTO MEMORABILE) PROPRIO MENTRE GIOCAVA “IN CASA” – C’E’ POCO DA FRIGNARE: IL GOVERNO ITALIANO HA SCELTO DI NON FARE PARTE DEL GRUPPO DEI “VOLENTEROSI” A SOSTEGNO DI KIEV, PER NON IRRITARE LA CASA BIANCA, E ORA SE LA PIJA IN SACCOCCIA

Non una semplice foto. Piuttosto, la traccia di una spietata battaglia diplomatica che da mesi divide Roma e Parigi. Un colpo inferto dall’Eliseo a Palazzo Chigi, questa la tesi ufficiosa degli italiani, con la complicità più o meno consapevole di britannici e ucraini. In cui lo storico scatto che ritrae Donald Trump,
Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron e Keir Starmer nella basilica di San Pietro diventa dunque il simbolo di un’esclusione pesante: quella di Giorgia Meloni.
La storia va raccontata dall’inizio, con un’avvertenza: si fa fatica a distinguere i fatti dal veleno, le posizioni della vigilia da quelle che trapelano quando tutto è compiuto. L’unica certezza è proprio quella foto, che circola per il globo e non include la premier italiana. Per Roma, uno sgarbo deliberato. Con un’aggravante: tutto si consuma “in casa”, visto che le esequie si celebrano a Roma (anche se tecnicamente in territorio vaticano).
Di certo, la reazione italiana è veemente, rabbiosa. Il primo dato incontrovertibile è l’origine dello scontro. Da un paio di mesi, la crisi ucraina ha scavato un solco tra l’Italia e il tandem franco-britannico. Parigi e Londra si spendono per costruire una coalizione di “volenterosi” che bilanci le tesi di Donald Trump, arrivando a offrire la disponibilità per l’invio di un contingente di pace sul terreno.
Tra le grandi capitali continentali, l’unica a esporsi con decisione contro questa linea è proprio Meloni. Preoccupata di rompere con Washington, sempre pronta a rivendicare per Roma un ruolo di ponte tra l’Ue e la Casa Bianca. È la ragione per cui nelle ultime settimane i vertici operativi che si tengono a Parigi non prevedono la presenza italiana. Ma includono comunque gli Usa.
Sono scorie che disturbano la vigilia dei funerali del Papa E che spingono Meloni a frenare informalmente, in più occasioni, rispetto all’ipotesi di organizzare summit ufficiali a margine delle esequie.
È una linea che fa veicolare attraverso i suoi ministri più fidati. Pesa l’ambizione politica di organizzare sempre a Roma, nelle settimane successive, un vertice Usa-Ue che dia seguito alla proposta lanciata durante la visita alla Casa Bianca. Senza trascurare un altro timore: quello di rimanere esclusa, su input di Macron, da una riunione del Quint sull’Ucraina.
Queste stesse scorie arrivano ieri fin dentro la basilica. E scatenano ricostruzioni che faticano a combaciare. Innanzitutto: come nasce la fotografia a quattro? Un primo fatto è che lo scatto viene diffuso dallo staff ucraino. Per Roma, però, il risalto dato è opera dei francesi, in modo da colpire Meloni: i leader, infatti, si sarebbero intrattenuti soltanto per alcuni secondi. Vero, ma con una postilla decisiva veicolata dalle diplomazie europee: il francese e l’inglese,
al pari di Zelensky, avrebbero concordato fin nei dettagli il vertice tra il presidente ucraino e Trump. Formato bilaterale compreso.
È un tassello negato con decisione da palazzo Chigi. Dal pomeriggio, iniziano a diffondersi ricostruzioni alternative. La prima, difesa con le unghie e con i denti: Meloni ha concordato ogni mossa con Trump, altro che esclusione. Tutto le era noto, compreso il bilaterale informale in basilica. E ancora: a dispetto dello scatto, Macron sarebbe stato escluso dal confronto tra il tycoon e Zelensky. Il video che immortala quei momenti, in realtà, non offre conferme: il presidente francese saluta l’ucraino e indica Trump, Zelensky annuisce, l’americano prende il braccio di Macron e sussurra alcune parole di spiegazione. Le sedie disposte nella navata passano da tre a due: per i meloniani, il segno di un’esclusione eclatante, per gli ucraini il frutto della decisione di non coinvolgere l’interprete.
E ancora, a dare retta a fonti ufficiose: Meloni sarebbe stata addirittura rallentata da uomini della sicurezza trumpiana mentre si avvicinava ai quattro, ecco spiegata l’assenza dalla foto. Anche in questo caso, le immagini non chiariscono: mentre i quattro si parlano, la Rai pare inquadrare la premier seduta in piazza. Di certo, a sera l’aria è pesante. E un altro video, che circola su Tik Tok e proviene dal mondo renziano, immortala un attimo di autentico gelo tra Meloni e Macron: i due si incrociano in piazza, quasi si sfiorano con la spalla, ma evitano di guardarsi e stringersi la mano. Subito dopo, il francese saluta Matteo Renzi.
(da La Repubblica)

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BERGOGLIO, PAPA DEL POPOLO FINO ALLA FINE. CERTI SI SONO ARRAMPICATI SUI LAMPIONI, E POI C’È GENTE ALLE FINESTRE, O IN PIEDI SUI TETTI DELLE AUTO. TUTTI AD ASSISTERE AL PASSAGGIO DI QUESTO PRETE ARGENTINO CHE HA RIVOLUZIONATO IL LINGUAGGIO, GLI ARGOMENTI, LO STILE DEL PAPATO. E CHE È STATO STUPENDAMENTE DIVISIVO: O STAVI CON LUI O CONTRO DI LUI

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

“I POTENTI DEL PIANETA DIMENTICANO I SONORI SCHIAFFONI CHE SI SONO BECCATI DAL GESUITA ARRIVATO DALLA FINE DEL MONDO PER STARE CON GLI ULTIMI DEL MONDO, E NON CON LORO”

Hanno messo via i rosari. È il momento dei fiori, delle rose rosse e delle margherite che sono pronti a lanciare, qui, in questo funerale da marciapiede, lungo le strade del centro storico di Roma: un funerale militante, profondamente bergogliano, pieno di fede e di riconoscenza cominciato appena la papamobile con il feretro di Francesco ha varcato la Porta del Perugino,
un quarto d’ora dopo la conclusione delle esequie ufficiali, per quanto snelle e scarsamente pompose, tra un bilaterale e l’altro celebrate comunque al cospetto
dei potenti del pianeta vestiti di nero e quindi anche di alcuni sguardi di circostanza, in qualche caso davvero falsamente luttuosi, come se certi personaggi avessero dimenticato i sonori papagni che, in questi dodici anni, si sono beccati dal gesuita arrivato dalla fine del mondo per stare con gli ultimi del mondo, e non con loro.
Scena di folla in attesa — alla fine scopriremo d’essere oltre 150 mila — ma tutti, com’è ovvio, siamo costantemente connessi, i cellulari collegati al web, alle dirette video, i telecronisti che raccontano l’avanzare del corteo funebre anche a chi è dietro le transenne che chiudono l’accesso alla basilica di Santa Maria Maggiore, dove Francesco ha chiesto di essere sepolto.
Il colpo d’occhio, lungo i sei chilometri del percorso, è strepitoso: certi si sono pure arrampicati sui lampioni, e poi c’è gente alle finestre, o in piedi sui tetti delle auto. I romani, tanti, tantissimi, sono mischiati ai pellegrini. Le suore accanto ai boy scout, gli autisti dell’Atac a fine turno e i papà con i figli sulle spalle per farli assistere al passaggio di questo prete argentino che ha rivoluzionato il linguaggio, gli argomenti, lo stile del papato. E che è stato, e ancora è, stupendamente divisivo: o stavi con lui o contro di lui.
Per questo, oggi, sono venuti tutti proprio per dire in mondovisione che erano con lui, e che è la sua Chiesa quella che vogliono. L’ingresso del corteo in piazza Venezia è salutato da un boato da stadio. Bolgia di selfie e di video: tutti hanno la netta percezione di assistere a un evento assoluto. Del resto, gli storici ricordano, in età contemporanea, solo due altre traslazioni.
Quella di Pio IX, l’ultimo Papa Re, nell’estate del 1881, fu particolarmente travagliata: nonostante si fosse deciso di trasportare il feretro dal Vaticano alla basilica di San Lorenzo con il favore delle tenebre, un gruppo di fanatici liberali organizzò un agguato, cercando di gettare la bara nel Tevere.
Ben diverso, invece, il trattamento riservato al corteo con cui la salma di Pio XII, deceduto nella residenza di Castel Gandolfo, dopo una lunga agonia, fu riportata in Santa Sede: quel Papa era amatissimo dalla popolazione romana per il ruolo assunto durante l’occupazione nazista, e il suo carro sfilò tra ali di fedeli in lacrime.
Niente a che vedere, comunque, con ciò che sta accadendo ora, sotto il sole a picco, mentre la papamobile ha quasi risalito via Merulana e, dall’intensità degli applausi che diventano sempre più fragorosi, s’intuisce sia ormai a poche
centinaia di metri da questa basilica, il più antico santuario mariano dell’intero Occidente.
Bergoglio veniva abitualmente a pregare davanti all’immagine della Madonna nell’icona bizantina denominata Salus Populi Romani già quando, da arcivescovo di Buenos Aires, capitava a Roma: qui, del resto, celebrò la prima messa, nel Natale del 1538, sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, l’ordine religioso al quale apparteneva.
Il cardinale Rolandas Makrickas, custode della basilica, dove già riposano sette Papi, ha raccontato: «Francesco mi disse che era stata la Madonna a dirgli di farsi seppellire qui».
Sul sagrato, ad accogliere il feretro, ci sono quaranta emarginati, senzatetto, tutti amici del Pontefice defunto.
Fabrizio Roncone
per il “Corriere della Sera”

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I RETROSCENA DEL FACCIA A FACCIA A SAN PIETRO TRA TRUMP E ZELENSKY:DIETRO C’E’ STATA LA REGIA DI MACRON E STARMER CONVINTI CHE TRUMP, FUORI DAL SUO INNER CIRCLE (E SENZA JD VANCE A FARE IL PROVOCATORE), SIA PIÙ RAGIONEVOLE E MENO IMPULSIVO

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

IL RUOLO DI COMPOSIZIONE DELLA DIPLOMAZIA VATICANA CHE SI E’ MESSA A DISPOSIZIONE PER FACILITARE IL DIALOGO TRA I DUE, PERSINO NELLA BASILICA DI SAN PIETRO … IL GUIZZO DI MONSIGNOR SAPIENZA CHE PORTA LE POLTRONCINE E DELLA CAPA DEL CERIMONIALE DI KIEV CHE SCATTA LA FOTO STORICA

Non è la perfezione a spingere la foto nella Storia, quanto piuttosto l’istante di verità che riesce a cogliere di una narrazione imprevista, di un incontro fuori programma ma non casuale. Organizzato all’ultimo ma pensato da tanto. Si vede nella postura scomoda di quei due potenti, in disparte nella basilica più sacra e nel momento più solenne, anche se l’inquadratura è un po’ storta. […] Trump e Zelensky, seppur leggermente sovraesposti in un confessionale improvvisato dove non è chiaro chi sia il peccatore e chi l’assolutore.
Si vede, ancora, nel monsignore che accosta alla parete di marmo la terza sedia che non è servita. E che non sa di essere entrato di spalle nell’immagine che tutto il mondo ricorderà. Quando la direttrice del protocollo presidenziale ucraino che accompagna Zelensky estrae dalla borsa il telefonino e scatta la foto — la prima di una serie di tre — le esequie di Papa Francesco non sono ancora cominciate. Sono le 9.30.
La bara di cipresso con la salma di Bergoglio è in fondo alla navata centrale, a una settantina di metri. Attorno ai due interlocutori, a distanza, ci sono Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente ucraino, il ministro degli Esteri Andrij
Sybiha, l’assistente di Trump Dan Scavino e monsignor Javier Domingo Fernàndez Gonzàlez, responsabile del protocollo della Segreteria di stato della Santa Sede. Spettatori di un momento storico che non riescono a udire.
Il proscenio del colloquio, a tratti bisbigliato, è maestoso: la Cappella del fonte battesimale, più due sedie di legno rivestite di tessuto damascato, rimediate in fretta da monsignor Leonardo Sapienza, curiale compassato e taciturno, che prima degli altri si è accorto che Zelensky e Trump intendevano parlarsi ma non in piedi. Sapienza è quindi uscito sul sagrato e ha sottratto tre sedie dai filari già disposti per le autorità straniere. Tre perché riteneva, sbagliando, che il presidente degli Stati Uniti e il presidente dell’Ucraina avessero bisogno di un interprete per confrontarsi sui concetti opposti di pace giusta.
Due mesi fa il loro faccia a faccia è stato un disastro in mondovisione. Questa però non è la Casa Bianca, è la casa di Dio, non si può alzare la voce, la regola è ascoltare l’altro. E infatti la chiacchierata, durata quindici minuti, ha un altro esito. […] l’incontro non è stato fortuito: ha cominciato a concretizzarsi alla vigilia della trasferta romana per l’ultimo addio al Pontefice della pace.
Venerdì Zelensky non è sicuro di partecipare. Trump [ lancia un segnale prima di salire sull’Air Force One che lo porta in Italia. «Se incontrerò Zelensky? È possibile». A quel punto i diplomatici si mettono a lavorare per organizzare un bilaterale vero, coi crismi dell’ufficialità. La sede c’è: Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano nel quartiere Parioli, a poche centinaia di metri dall’hotel dove Zelensky soggiornerà con la first lady. «I tempi però erano stretti, Trump prevedeva una permanenza a Roma troppo breve per un vertice». Dal suo arrivo alla ripartenza, infatti, non trascorreranno più di 15 ore. La soluzione è il colloquio al volo. Breve ma di contenuto.
E a condizione che sia protetto, dove i due presidenti si possano guardare negli occhi senza estranei e senza un vicepresidente provocatore come J.D.Vance ad attizzare gli animi. È un’idea che il premier inglese Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron coltivano da tempo: si sono convinti che Trump, fuori dal suo inner circle, sia più ragionevole, meno impulsivo.
Stavano lavorando da un po’ per mettere Zelensky e il tycoon in condizioni di parlare senza interferenze e i funerali papali diventano l’occasione ideale. La Santa Sede viene informata dell’incontro nella notte tra venerdì e sabato e gli alti prelati sono d’accordo: la diplomazia vaticana si mette a disposizione per facilitare il dialogo tra i due, dovunque essi vogliano vedersi. La basilica di San Pietro appare a tutti un luogo consono.
Il piano è vedersi trenta minuti prima dell’inizio della liturgia, previsto per le 10. Nella basilica di San Pietro si fanno trovare, non a caso, sia Macron sia Starmer, che infatti incrociano il contemporaneo arrivo di Trump e Zelensky e quasi li accompagnano a sedersi sulle sedie rimediate da monsignor Sapienza. Poche battute, poi l’inglese e il francese lasciano da soli l’ucraino e l’americano.
(da La Repubblica)

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PENSO CHE DOVREMO VEDERCI. NON È VERO CHE NON VOGLIO INCONTRARVI”: LA BATTUTA DI TRUMP A VON DER LEYEN, CON UNA STRETTA DI MANO AL FUNERALE DI PAPA FRANCESCO, APRE UNO SPIRAGLIO DIPLOMATICO TRA STATI UNITI E L’UE

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

“TRA FINE MAGGIO E GIUGNO SI TERRÀ IL FACCIA A FACCIA CHE SEMBRAVA INSPERATO. VON DER LEYEN AVEVA BISOGNO DI DIMOSTRARE CHE POTEVA FARE A MENO DELLA MEDIAZIONE ITALIANA. UN INCONTRO A QUATTR’OCCHI VIENE CONSIDERATO DALLA “SQUADRA” BRUSSELLESE LA STRADA MIGLIORE PER EVITARE LA GUERRA COMMERCIALE”

“Penso che dovremo vederci. Non è vero che non voglio incontrarvi». Probabilmente non basta questa battuta di Donald Trump per augurare una sorta di “Pax Vaticana” tra gli Usa e l’Unione europea. Di certo, però, contribuisce ad uno primo scongelamento dei rapporti con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
I funerali di Papa Francesco, dunque, hanno prodotto un piccolo miracolo diplomatico. La stretta di mano tra il Tycoon e la leader di Bruxelles (e con il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa) potenzialmente può aprire una nuova stagione di relazioni.
Nelle prossime settimane, infatti, – probabilmente tra fine maggio e giugno – si terrà il faccia a faccia che sembrava insperato nelle stanze di Palazzo Berlaymont.
Del resto i contatti tra la Casa Bianca e i “big” comunitari non sono mai stati facili. Anche nel precedente mandato Trump non aveva nascosto una certa idiosincrasia nei confronti dell’Unione. Per la presidente della Commissione, è soprattutto il modo di uscire da una impasse politica. La proposta di Giorgia Meloni di organizzare a Roma un summit euro-americano con i tutti i capi di Stato e di governo dell’Unione aveva provocato più di un dissapore in diverse cancellerie. In particolare in Francia, Spagna, Polonia e Germania.
Von der Leyen, che ha parlato brevemente anche con la premier italiana, aveva quindi bisogno di dimostrare che poteva fare a meno della mediazione italiana. Un incontro a quattr’occhi viene considerato dalla “squadra” brussellese proprio la strada migliore per riprendere in mano il bandolo della matassa. In primo luogo per evitare la guerra commerciale ancora in stallo totale. Ma anche per discutere del percorso di pace in Ucraina.
Non è un caso che ieri von der Leyen abbia incontrato per circa mezz’ora anche il presidente ucraino Zelensky nella sede dell’ambasciata di Kiev a Roma. Il
piano per la tregua predisposto tra Washington e Mosca non convince di certo il capo dell’Ucraina ma nemmeno gli europei.
(da agenzie)

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“PAPA FRANCESCO CI HA TRATTATO DA UGUALI, CON LUI MI SONO SENTITO UN NOBILE, NON UN BARBONE”: BASTA LEGGERE LE TESTIMONIANZE DEI RIFUGIATI POLITICI, TRANSESSUALI, DETENUTI, SENZATETTO E MIGRANTI PER CAPIRE CHE GRANDE PAPA SIA STATO BERGOGLIO

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

“QUANDO SEI POVERO LA GENTE TI GUARDA MALE, GIUDICANDOTI PER QUELLO CHE HAI” … “BERGOGLIO NON ERA UN UOMO FALSO, TI SORRIDEVA CON IL CUORE. TANTI INVECE TI DICONO ‘POVERINO’, POI SE NE VANNO PENSANDO ‘CHISSENEFREGA DI QUELLO LÌ’”

Allora ciao. «Gli ho detto ciao come si dice a un fratello che ti è morto, perché lo eravamo. Fratelli, più che amici». «Volevo ringraziarlo per le porte che ci ha aperto», e «mi si è proprio chiuso il cuore», quando ha visto arrivare la grande bara, su per la scalinata di Santa Maria Maggiore, passargli così vicina «e non poterla neanche toccare un’ultima volta». Dentro la basilica solo i cardinali e gli altri sacerdoti, le guardie svizzere sull’attenti, e alcuni bambini. Gli amati amici, fratelli, figli di Francesco sono rimasti fuori, i quaranta scelti dalle associazioni di carità, che il Papa stesso ha voluto presenti.
Quelli della rosa bianca, giusto il tempo di un saluto, e via.
Venti da una parte del sagrato, venti dall’altra, pescati tra le molte categorie dei derelitti veri. Rifugiati politici, transessuali, detenuti, senzatetto come lui, migranti, tutti ugualmente poveri. Gli ultimi. «Per noi il Papa ha fatto tanto, e non è fantascienza. Io ad esempio, ho dormito vent’anni sotto il colonnato di San Pietro, poi ho avuto un posto a Palazzo Migliori, con Sant’Egidio. Quando entro lì, mi sento un nobile, non un barbone». E non si trattava solo di soldi,
mense, letti.
«Ci ha trattato da uguali. Perché sai, quando sei povero la gente ti guarda male, giudicandoti per quello che hai, non per quello che sei». E se non hai niente, sei un niente, è il ragionamento cristallino di Giovanni. «Invece lui ci invitava spesso a Sant’Anna, e si parlava tra di noi. Era un uomo a cui piaceva anche scherzare, fare le sue battute…».
Tutto questo non succederà più, non nello stesso modo, e questo pueblo variegato e scomodo, di gente che vive ai margini, e sempre in bilico, dapprima sospettoso e poi tranquillizzato dai sorrisi di Francesco, ora ha una paura grande: che le cose cambino, che il nuovo pontefice non li accolga più, non come prima. «Bergoglio non era un uomo falso, infatti ti sorrideva con il cuore. Tanti invece ti dicono “poverino”, poi se ne vanno pensando “chissenefrega di quello lì”. E noi, noi che siamo gli “invisibili”, questo lo capiamo al volo».
«È stata un’emozione fortissima », raccontava a cose fatte Tamara Castro, argentina come Bergoglio, nata nella regione andina di Salta, e poi arrivata in Italia, per una vita assai disgraziata. «Volevo ringraziarlo per le porte che ha aperto a noi trans, e per essere sempre stato presente. Spero che questo continui, perché così lui voleva», ma come andranno le cose nessuno di loro lo sa. […]
E c’era Antonino, ormai volontario di Sant’Egidio. Un uomo sconsolato. «Dieci volte, l’ho incontrato. Oggi è l’undicesima, ma così… E l’ho visto l’ultima volta solo in televisione, era la domenica di Pasqua. Ho visto subito che c’era qualcosa che non andava in lui». E «ci ha sempre detto di aiutare, perché se ci si aiuta in una catena, funziona». Quella solidarietà la conosce Giovanni, «io se ho un euro in più, lo do a chi non ce l’ha», nella moltitudine dei poverissimi che sopravvivono a Roma
(da “la Repubblica”)

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SEI ITALIANI DI DIECI VOGLIONO UN “NUOVO” FRANCESCO: TRASVERSALE E CON UNA VISIONE GLOBALE

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

SOLO META’ ELETTORI DELLA LEGA SONO CONTRARI A UN PONTEFICE IN CONTINUITA’ CON BERGOGLIO (NON AVEVAMO DUBBI)

Con le celebrazioni per la morte di papa Francesco, nell’ultima settimana il mondo politico si è mosso come se fosse stato chiamato a dare una lettura “definitiva” del suo mandato terreno. Le persone nei loro commenti a caldo hanno offerto una lettura diversa interpretando tutto quello che è accaduto come un riflesso delle agende politiche dei singoli partiti piuttosto che come un’interpretazione delle verità del papa stesso e del suo pontificato. Anche se non tutti i politici sono credenti o cattolici, il papa ha sempre rappresentato qualcosa che va oltre la religione: è un’autorità morale, una figura pubblica globale e una voce che ha parlato di donne, giustizia, pace, diritti umani, ambiente. Insomma, di temi che toccano direttamente la politica. E allora “tirare per la giacchetta” la figura del pontefice serve a dire: «Ecco, anche lui era con noi». È un modo per legittimare la propria visione del mondo, appropriandosi – post mortem – della sua autorevolezza.
Un po’ paradossale se pensiamo che la morte di un papa dovrebbe essere un momento di commozione, silenzio e riflessione. E invece sono fioccate dichiarazioni in sua memoria che spesso parlano più di chi li pronuncia che di chi è appena scomparso.
Per gli italiani intervistati nel sondaggio di Euromedia Research, la figura di papa Francesco è stata apprezzata indistintamente da tutti (56,1%), laici cattolici, credenti e no, anche per il suo modo, a volte meno convenzionale, di affrontare il suo incarico.
La conferma della sua trasversalità si legge sia nelle lunghe code per la visita al feretro sia, per il 50,5% del campione, nella presenza di molti leader in arrivo da Paesi di tutto il mondo ai suoi funerali. Da questa lettura si discosta un cittadino su 3 a livello nazionale (34,7%) tra cui il 45,7% degli elettori della Lega e quasi il 70% di quelli di Avs – Alleanza Verdi e Sinistra.
L’attesa è anche per tutto quanto è accaduto – in segreto – durante e dopo la celebrazione della sacra liturgia. Il 38% degli italiani, infatti, era convinto che questo solenne appuntamento potesse essere anche una buona occasione per avere degli incontri informali per discutere la complicata situazione geopolitica ed economica mondiale. Su questa visione apparivano più scettici gli elettori di Forza Italia (58,5%) della Lega (43,5%), del Partito Democratico (48,3%) e del Movimento 5 Stelle (45,2%) che si univano al coro del 40,9% degli intervistati che si dichiarava poco propenso a credere che, al di là degli scambi internazionali di convenienza e delle foto carpite, la giornata di ieri potesse essere un utile momento di conversazione politica.
Del resto, il 36,1% dei cittadini italiani è convinto che il presidente americano Donald Trump, nelle scelte di politica internazionale, voglia imporre le sue idee e le sue preferenze al di là dei convenevoli con Giorgia Meloni. Questa è la tesi sposata praticamente in toto da tutti i partiti delle opposizioni, mentre le forze di governo si polarizzano nella convinzione che Trump possa sfruttare il momento solenne con Giorgia Meloni e il suo carisma per “fare breccia” nel complicato dialogo con l’Unione Europea (dato nazionale 23,8%).
Secondo il 16,7% degli intervistati, Trump, muovendosi sul principio del divide et impera, cercherà di stringere accordi con i singoli Paesi, a partire dal nostro, per mettere in difficoltà e creare delle crepe nella Ue, che, quando si presenta come un’entità unica, ha un peso contrattuale molto forte.
Non sappiamo chi sarà il nuovo papa, ma di sicuro il tema della “guerra mondiale a pezzi”, espressione coniata da Bergoglio, sarà ancora al centro della storia. Francesco è stato il primo papa non europeo da secoli, e ha aperto a una visione più ampia e “periferica” della Chiesa.
La sua visione è diventata una chiave di lettura potente per comprendere il nostro tempo, e difficilmente scomparirà con il suo successore. Anche se non possiamo ancora sapere chi sarà, è probabile che questa visione, che interpreta i conflitti moderni come frammenti di una guerra globale più ampia e meno dichiarata, continuerà a influenzare il pensiero della Chiesa e del mondo.
Gli italiani, mossi anche dalla grande commozione del momento, desiderano comunque un pontefice in continuità con l’opera di papa Francesco (60,6%), con picchi del 93,1% fra gli elettori di Avs e dell’83% fra quelli di Forza Italia. Unica eccezione la Lega, i cui elettori vorrebbero per il 47,8% un papa di rottura rispetto a Bergoglio.
lessandra Ghisleri
(da lastampa.it)

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“PERCHE’ HO EVITATO I FUNERALI DI PAPA FRANCESCO”. LA NAUSEA DI DON CRISTIANI: “PIANGONO DOPO AVERLO DERISO”

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

“NAUSEATO DAI DISCORSI DI CHI LO HA AVVERSATO E FERITO CON INGIURIE IN QUESTI DODICI ANNI”… “I PEGGIORI LI HA TROVATI IN CASA, IN GONNELLA ROSSA, ATTACCATI AI LORO PRIVILEGI”… “POI CI SONO GLI AFFAMATORI DEI POPOLI, I GRANDI PROPRIETARI DI RICCHEZZE DERUBATE AI POVERI”

Non c’era Don Andrea Pio Cristiani, anima del Movimento Shalom, ai funerali di PapaFrancesco a Roma. E in una lunga nota ha voluto spiegare il motivo.
“In questi giorni molti mi chiedono perché non sono andato alle esequie di Papa Francesco, ma ho scelto di ringraziarlo da casa celebrando per lui una messa nel monastero delle clarisse a Fucecchio insieme a coloro che vorranno partecipare.
Sono nauseato dai discorsi che sento anche da parte di coloro che lo hanno avversato e ferito con ingiurie in questi dodici anni di servizio come Vescovo di Roma e dunque capo della Chiesa, primo testimone della Resurrezione del Signore e garante del primato dell’ amore.
I peggiori avversari e denigratori li ha trovati proprio in casa, in gonnella rossa e non c’è da stupirsi considerando la sua guerra ai privilegi, ai fasti, alla ricchezza, alla carriera, ai titoli, agli ossequi, ai palazzi, ai sudditi, ai fronzoli da principesse rinascimentali e al salire e scendere su auto di grossa cilindrata.
Altra grande corrente di nemici ci sono anche diversi di coloro che in queste ore gli rendono omaggio magari teatralmente commossi… Sono loro gli affamatori dei poveri, i detentori delle armi più potenti per annientare il mondo, i fautori delle guerre, i grandi proprietari delle ricchezze derubate ai poveri.
Eccoli piangere coloro che lo hanno deriso. La moltitudine dei poveri privati anche dell’aria pura, dell’ecosistema e dell’acqua potabile sono sempre più costretti a fuggire ed eccoli umiliati e respinti. La voce di Francesco si è spenta, chi li difenderà?
La curiosità del mondo verso la Chiesa è rivolta più agli aspetti rituali e istituzionali in quanto sopravvissuta ai secoli, che non al suo reale essere la comunità di Cristo che ha così ben rappresentato Francesco fin dal suo esordio. Contrastato nella sua volontà di riformare la Chiesa, modellandola sul Vangelo, più che con la parola quasi sempre incompresa, ha parlato con i segni, dal mantellino rosso simbolo del potere al suo insediarsi nella camera di un modesto albergo. Dalle visite fraterne ai carcerati, al suo contagioso struggente amore per la gente fino all’ultimo. Basta pensarlo ed emergono alla memoria gesti e parole liberanti. Una eredità che non sarà facile cancellare.
Le “eminenze”, come si fanno chiamare, presto entreranno in conclave per eleggere il successore di Francesco. Ci auguriamo che siano consapevoli che non c’è un potente da eleggere, né un equilibrio da tenere, ma una verità da servire, che è una persona vivente che detesta pompe, privilegi, poteri e ricchezze e che vuole una comunità di eguali che vivono da sorelle e fratelli e che aborriscono nazionalismi, armi e guerre.
(da agenzie)

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“ERA LA LUCE IN UN BUIO DI CODARDIA”

Aprile 27th, 2025 Riccardo Fucile

LA DELEGAZIONE DI MEDITERRANEA CON SAVIANO AI FUNERALI DEL PAPA : “GRATITUDINE PER LA SUA COSTANTE LOTTA CONTRO LE BUGIE SULLE NAVI DELLE ONG”

“Quando ho incontrato il Papa gli ho detto subito che sono musulmano e lui mi ha risposto semplicemente «siamo tutti fratelli»”. Serio abito nero, i grandi occhiali sul viso, Ibrahima Lo – il giovane rifugiato a cui Matteo Garrone si è ispirato per il suo Io capitano – ha appena lasciato il sagrato di San Pietro, dove ha assistito al funerale del Pontefice con la delegazione di Mediterranea.
Davanti alla bara del Papa, quasi dirimpetto ai cosiddetti grandi del mondo che spesso sfidano, c’erano anche loro. “Insieme per salutare Francesco, insieme a portare gratitudine per la sua costante lotta contro le menzogne sui migranti, contro le bugie sulle navi delle Ong”, scrive su Facebook dopo le esequie Roberto Saviano, postando un selfie con la crew di Mediterranea, “luce di misericordia e solidarietà politica in un buio di codardia”.
“Ci sono voluti quasi venti minuti per uscire, da dentro non si immaginava che ci fosse tanta gente”, racconta Lo. Quando lui e gli altri arrivano a piazza Risorgimento, i maxischermi rimandano le immagini del lento corteo funebre che attraversa Roma. Don Mattia Ferrari, il giovane cappellano di bordo di Mediterranea, si paralizza, gli occhi incollati alle immagini fin quando il feretro non entra in Santa Maria Maggiore.
“Papa Francesco lo chiamava l’enfant terrible. E io ero «il pirata». Ci salutava sempre così e poi rideva. A Mattia chiedeva sempre: Hai mangiato? Ti vedo
sciupato”, racconta Luca Casarini, capomissione di Mediterranea. “E ti ricordi di quando a Pato ha detto che ogni sera pregava davanti alla foto di sua moglie Fati e della piccola Marie, morte abbracciate nel deserto?”.
Quando raccontano del Papa sembrano quasi parlare di uno di famiglia, don Mattia, suor Adriana, anima di Spin Time, Ibrahima, invitati alla funzione insieme all’altro cofondatore dell’ong, Beppe Caccia, e Lam Magok, anche lui sopravvissuto a quel “cimitero Mediterraneo” che, come ricordato nell’omelia, papa Francesco tante volte ha condannato.
“Perché per me, per noi, era un padre, un fratello maggiore”, dice il giovane cappellano di bordo di Mediterranea, che quando solleva gli occhiali neri mostra occhi rossi e gonfi. E non è colpa dell’allergia. “Non sono preoccupato per il futuro, la Chiesa in questi anni ha camminato, è impossibile che torni indietro. A livello personale, è una cosa dolorosa. Il lutto c’è. Ti manca la sua voce, i gesti – mormora – nella stessa piazza in cui lo abbiamo visto tante volte, oggi c’era la sua bara”.
C’è la fede che aiuta, spiega, “io so che questo non è un addio ma un arrivederci”. Ma la quotidianità – dice – manca. Quella dei messaggi che lo stesso Francesco ha raccontato in diretta tv, delle riunioni di lavoro e di preghiera che a volte chiedeva al giovane sacerdote di guidare “perché per noi era un padre ma ci teneva a ricordarti che eravamo tutti fratelli”. La mancanza si riempie con aneddoti e ricordi, i “no balconear”, non stare a guardare, esortazione che faceva spesso, nello strano e particolarissimo italo-argentino che colorava le sue frasi lontano dalle occasioni ufficiali.
“Ricordava tutto e tutti. Ogni migrante, ogni studente, chiedeva e si interessava di ogni attività, ogni persona”, racconta don Mattia. “Era lui che ci spronava – confida Casarini – spesso chiedeva «come va la nave? Siete in mare? Vi hanno multato?». Quando noi esitavamo, lui ci spingeva: «Andate avanti, siete nel posto in cui dovete stare»”. E poi voleva capire, sapere.
Uno degli ultimi incontri, prima della malattia e del lungo ricovero al Gemelli, è stato con le vittime di Al Masri, come Lam Magok, rifugiato sudanese che con il supporto di Baobab ha denunciato alla Corte penale internazionale il colonnello libico – che la Corte penale avrebbe voluto in manette e Roma ha riportato a Tripoli. “Era un alleato per noi. Uno che davvero si interessava degli ultimi, non come fenomeno, ma ogni singola persona”, dice Magok, anche lui
oggi presente a San Pietro. “Un omaggio voluto e dovuto come Refugees in Libya, sabato invece come comunità sudanese siamo andati a porgere un ultimo saluto”. Le agenzie battono la notizia dell’incontro fra Trump e Zelensky all’interno della basilica di San Pietro, sui cellulari inizia rapida a circolare la foto. “Lo vedi, eccola l’eredità di Francesco”.
(da agenzie)

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