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DEL POVERO ALBERTO TRENTINI NON FREGA UN CAZZO A NESSUNO, LA FAMIGLIA DEL COOPERANTE ITALIANO, IN CARCERE DA OTTO MESI IN VENEZUELA, ATTACCA FRONTALMENTE GIORGIA MELONI: “TUTTO TACE E TACE ANCHE LA NOSTRA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. QUESTO SILENZIO È INSOSTENIBILE, IL NOSTRO GOVERNO DEVE ATTIVARSI COME HA FATTO QUELLO SVIZZERO CON IL COMPAGNO DI PRIGIONIA DI MIO FIGLIO CHE È STATO LIBERATO”

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

PERCHÉ PER LA GIORNALISTA CECILIA SALA, FAMOSA E FIGLIA DI DUE RICCHI MANAGER (IL PADRE E’ AMICO DEL MINISTRO TAJANI), IL GOVERNO SI È SCAPICOLLATO E HA LIBERATO UN TERRORISTA IRANIANO, E PER TRENTINI TUTTI ZITTI?

“Oggi sono otto mesi esatti che mio figlio Alberto è in prigione ma tutto tace e tace anche la nostra presidente del Consiglio. Questo silenzio per me e la mia famiglia è insostenibile, il nostro Governo deve attivarsi come ha fatto quello Svizzero con il compagno di prigionia di mio figlio che è stato liberato da poco ed ha raccontato alla stampa le terribili condizioni di detenzione in cui si trova ancora Alberto”.
Lo afferma Armanda Trentini, la madre del giovane detenuto in Venezuela dal novembre scorso parlando fuori dal tribunale di Roma dove oggi è in programma una nuova udienza del processo per l’omicidio di Giulio Regeni.
“Non possiamo più aspettare, le nostre istituzioni dimostrino di avere a cuore la vita di un connazionale e si adoperino con urgenza ed efficacia per riportare a casa nostro figlio mettendo in campo qualsiasi strumento di diplomazia come è stato fatto in altri casi: ogni giorno di inerzia in più corrisponde ad indicibili sofferenze per Alberto e per noi. Contatti non ce ne sono e noi aspettiamo con fiducia che qualcuno faccia ciò che è necessario. Otto mesi sono troppi e dobbiamo ribellarci”, ha aggiunto
“Troppi silenzi hanno accompagnato questi mesi. Troppe prudenze, troppe deleghe e, soprattutto, troppe ambiguità.
Torneremo a far risuonare forte la nostra voce in nome di Alberto Trentini. Alberto è un nome che non porta in sé nessuna colpa. Anzi porta con sé la generosità di andare nel mondo, nei contesti più difficili, a sostegno dei più fragili.Essere impegnati per i diritti umani non può trasformarsi in una colpa”.
Lo afferma Don Luigi Ciotti partecipando al sit-in fuori dal tribunale di Roma dove è in programma la nuova udienza del processo Regeni.
“È passato troppo tempo, per Giulio Regeni, per Mario Paciolla, non siamo arrivati in tempo. Allora chiediamo per loro verità e giustizia per la loro morte. Per Alberto siamo in tempo per chiedere rispetto per la sua vita, la libertà e la verità. È passato troppo tempo, stiamo perdendo tempo – ha aggiunto -. È un silenzio assordante: chi ha delle responsabilità in questo Paese usi la faccia.
C’è un presidente, un tiranno che si professa cattolico e che manda i suoi figli nelle scuole cattoliche, si ponga una mano sulla coscienza che Dio fa esattamente il contrario e ci invita a impegnare la vita per i diritti di tutte le persone. Il presidente Maduro faccia la propria parte e la faccia anche la nostra presidente”
“Continuiamo a chiedere come abbiamo fatto nei mesi scorsi ogni sforzo per la liberazione di Alberto Trentini che non ha colpe se non quella della generosità di andare per il mondo ad aiutare chi è più in difficoltà”.
E’ quanto afferma la segretaria del Pd, Elly Schlein, che questa mattina ha preso parte al sit-in fuori dal tribunale di Roma dove è in programma l’udienza per l’omicidio Regeni a cui è presente anche la madre di Alberto Trentini, il cooperante italiano in carcere dal novembre scorso.
“Questo silenzio – aggiunge – non può continuare, serve un impegno concreto da parte del governo e di chiunque ne ha il potere, noi la nostra parte la stiamo facendo, per la liberazione di Alberto. Sono passati otto mesi, il governo svizzero si è impegnato per la liberazione di chi era in carcere con Alberto Trentini e ha raccontato di indicibili sofferenze all’interno di questo carcere. E’ una situazione che non può essere tollerata un minuto di più. Ribadiamo al governo una richiesta di impegno concreto”.
(da agenzie)

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LA VEDOVA DEL DISSIDENTE RUSSO NAVALNY, JULIJA NAVALNAJA, LANCIA UN APPELLO PER IMPEDIRE CHE IL DIRETTORE D’ORCHESTRA PUTINIANO, VALERY GERGIEV, SI ESIBISCA IL 27 LUGLIO ALLA REGGIA DI CASERTA, IN UN EVENTO FINANZIATO DALLA REGIONE CAMPANIA

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

“GERGIEV NON È SOLO UN CARO AMICO E UN SOSTENITORE DI PUTIN. MA ANCHE UN PROMOTORE DELLA POLITICA CRIMINALE DI PUTIN, SUO COMPLICE E FIANCHEGGIATORE” … “QUALSIASI TENTATIVO DI CHIUDERE UN OCCHIO SU CHI SIA GERGIEV È IPOCRISIA. ALLORA IL FESTIVAL DOVREBBE CHIAMARSI ‘UN’ESTATE DA IPOCRITI’”…I CRIMINALI NON SI INVITANO, SI PROCESSANO, A MAGGIOR RAGIONE SE SONO PURE LADRI E CORROTTI TRAVESTITI DA ARTISTI

Una splendida serata estiva in Italia. La Reggia di Caserta. Un concerto di musica sinfonica. Un modo meraviglioso per fuggire dalle preoccupazioni e dalle ansie quotidiane che affliggono il mondo. E mi sento persino un po’ in colpa a turbare questo idillio. Ma sono semplicemente obbligata a dirlo: c’è un grosso problema con il festival “Un’estate da Re” del 2025.
Perché alla manifestazione è stato invitato Valerij Gergiev, il famoso direttore d’orchestra russo. E un caro amico di Vladimir Putin. Non solo un amico. E non solo un sostenitore. Ma anche un promotore della politica criminale di Putin, suo complice e fiancheggiatore.
Fin dall’inizio dell’invasione su vasta scala in Ucraina la società e il governo in Italia hanno assunto l’unica posizione corretta nei confronti di Putin: condannare e rinnegare il suo regime, i suoi crimini, la sua guerra. Voglio fare appello agli italiani: siate
coerenti.
Com’è possibile che nell’estate del 2025, tre anni dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, Valerij Gergiev, complice di Putin e persona inclusa nelle liste delle sanzioni di diversi Paesi, sia stato improvvisamente invitato in Italia per partecipare a un festival?
Sì, il maestro Gergiev è un direttore d’orchestra eccellente. Ma, come sappiamo dalla storia, i grandi artisti possono essere nell’elenco dei cattivi e non esitare a coprire con la loro reputazione regimi crudeli e disumani.
Gergiev è proprio uno di questi. E voglio cogliere l’opportunità offertami da Repubblica per raccontare al pubblico italiano il Gergiev che non conosce. Non il celebre direttore d’orchestra, ma il lacchè di Putin, il cantore della dittatura di Putin e della guerra scatenata da Putin.
Gergiev e Putin sono amici intimi. Per molti anni il maestro ha sostenuto le politiche di Putin con un fervore degno delle più nobili cause. Nel 2012 non solo ha appoggiato pubblicamente il ritorno illegale di Putin alla presidenza per un terzo mandato, ma era anche uno dei suoi uomini di fiducia e si è unito alla sua campagna elettorale.
In Russia era già iniziata una repressione politica su larga scala, ma Gergiev non ne era affatto turbato. Nel 2014 ha sostenuto pubblicamente e a gran voce l’annessione illegale della Crimea.
Nel 2016 Gergiev ha tenuto un concerto di propaganda sulle rovine della storica Palmira, in Siria, dove le truppe di Putin
avevano contribuito a mantenere al potere il dittatore Bashar al-Assad. Prima dell’esibizione dell’orchestra, nel corso dell’evento, fu persino trasmesso un discorso di Putin.
Credo fermamente che a Caserta non si intenda ripetere questo “atto di grande arte”. Durante le cosiddette elezioni presidenziali del 2018 da cui mio marito, il leader dell’opposizione russa e il più famoso nemico di Putin, Aleksej Navalnyj, è stato illegalmente escluso, Gergiev è tornato a essere un consigliere di Putin e lo ha attivamente sostenuto.
Ma l’amore di lunga data di Gergiev per Putin non è l’ennesimo esempio di un artista ingenuo e lontano dalla politica che cade inconsapevolmente vittima del fascino del dittatore. Gergiev sa perfettamente che cosa sta facendo, con chi condivide la sua popolarità e reputazione, e fa pagare caro i suoi servizi. È un complice consapevole e attivo del regime di Putin, basato su potere illimitato, corruzione, illegalità e repressione politica.
Nel 2022 la Fondazione anticorruzione fondata da mio marito Aleksej Navalnyj ha pubblicato un’inchiesta intitolata “Il direttore d’orchestra della guerra di Putin”. In essa abbiamo mostrato nel dettaglio come per diversi anni Gergiev abbia utilizzato per scopi personali gli ingenti fondi provenienti da una fondazione benefica a lui intitolata.
Valerij Gergiev non è solo un semplice compagno di strada del regime dittatoriale: ne è diventato parte integrante. Proprio per questo motivo non ha mai condannato Putin per l’invasione dell’Ucraina: questo non è forse sufficiente per non invitarlo mai
più ai festival musicali internazionali?
Grazie al suo talento e alla sua fama, Gergiev potrebbe facilmente rompere con il regime criminale di Putin. Le migliori orchestre e i migliori teatri del mondo sarebbero lieti di offrirgli i mezzi e le condizioni per una libera creatività. Ma Gergiev non ha bisogno di libertà creativa; l’ha barattata in cambio del sostegno a un sanguinario dittatore.
In qualità di “ambasciatore culturale” di Putin, Gergiev attua la politica russa del soft power. Al momento uno dei suoi obiettivi è normalizzare la guerra e il regime di Putin. Tipo: “Beh, sì, è in corso una guerra in un qualche posto lontano, negli ultimi tre anni e mezzo tutti noi ci siamo abituati, è forse un motivo per rinunciare alla bella musica?”, (oltre che al petrolio a basso costo e alle mazzette di denaro contante con cui gli amici di Putin sono pronti a pagare yacht e palazzi).
L’obiettivo di questa “politica di normalizzazione” è far uscire il regime di Putin dall’isolamento, liberare Putin e il suo entourage dalla responsabilità dei loro crimini. Per la guerra in Ucraina. Per l’omicidio di mio marito. Per le centinaia di migliaia di prigionieri politici che si trovano nelle carceri russe in questo momento.
Per le vite spezzate di milioni di persone in Russia e Ucraina. E in questo contesto il concerto di Caserta è un primo assaggio, un pallone-sonda. Ma è molto importante: non è un caso che tutti i media di propaganda del Cremlino oggi facciano a gara per elogiare la dirigenza della Regione Campania per aver invitato l’amico di Putin a esibirsi a “Un’estate da Re”.
Perdonatemi, ma se nel 2025 il Cremlino è contento di voi, allora state sicuramente sbagliando qualcosa. Qualsiasi tentativo di chiudere un occhio su chi sia Valerij Gergiev al di fuori della sua attività di direttore d’orchestra e di fingere che questo sia semplicemente un evento culturale in cui non c’è politica, che lui sia semplicemente un grande artista, è ipocrisia.
Allora il festival dovrebbe chiamarsi onestamente “Un’estate da Ipocriti”: perché essere timidi? Oppure bisognerebbe indicare direttamente su tutti i manifesti il nome del “Re” per il quale quest’estate i concerti di Gergiev in Italia saranno una piacevole notizia.
Julija Navalnaja

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TROVATA DELLA DROGA IN CASA DEL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA, GAETANO GALVAGNO DI FRATELLI D’ITALIA (DELFINO DI LA RUSSA): L’HASHISH ERA STATO COMPRATO DALLA SUA PORTAVOCE, SABRINA DE CAPITANI (A PALERMO I DUE VIVONO NELLO STESSO APPARTAMENTO)

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

DE CAPITANI NON E’ LA PRIMA DELLO STAFF DI GALVAGNO A ESSERE BECCATA CON DELLA DROGA: DUE ANNI FA IL SUO CAPO DELLA SEGRETERIA TECNICA, GIANCARLO MIGLIORISI, ERA STATO PIZZICATO A COMPRARE TRE GRAMMI DI COCAINA DA UNO CHEF… QUANTI SONO I FRATELLI D’ITALIA, PUBBLICAMENTE SCHIERATI CONTRO LE DROGHE MA CON LE NARICI CHIACCHIERATE?

Nell’estate di due anni fa, i finanzieri incaricati dalla procura di seguire le mosse di Sabrina De Capitani si accorsero che di tanto in tanto la portavoce del presidente Galvagno riceveva le visite di un organizzatore di eventi, Davide Sottile. Gli investigatori si fecero un’idea ben precisa e misero la loro ipotesi investigativa nero su bianco in una nota inviata ai pubblici ministeri Andrea Fusco e Felice De Benedittis:
«È emerso che Sottile si attiva per procacciare sostanza stupefacente, presumibilmente del tipo hashish, a Sabrina De Capitani e all’artista Omar Hassan, spesso recapitandola presso l’abitazione che De Capitani condivide con Galvagno».
Nel gennaio scorso, i militari del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo hanno trovato l’hashish, “una modica quantità”, nel corso della perquisizione fatta a Sabrina De Capitani, nell’appartamento di via Benedetto Civiletti, a Palermo. Era in un trolley della donna, per cui è scattato il sequestro amministrativo della sostanza e la contestuale segnalazione alla prefettura di Palermo, come avviene per tutti
gli assuntori di sostanze stupefacenti.
Una vicenda che non ha un rilievo penale, ma quell’hashish per gli spinelli a casa del presidente dell’Ars, seppure utilizzato esclusivamente dalla sua portavoce, è una circostanza destinata a imbarazzare parecchio Fratelli d’Italia. Due anni fa, fu proprio Galvagno a licenziare il suo capo della segreteria tecnica dell’Ars, Giancarlo Migliorisi, sorpreso dalla squadra mobile ad acquistare tre grammi di cocaina dallo chef Mario Di Ferro.
E fu Galvagno a sottoporsi per primo all’Ars al prelievo di un capello, per il test antidroga. Quel giorno, era il 16 aprile dell’anno scorso, disse pure: «Bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica a non usare alcun tipo di sostanza stupefacente».
E, ora, gli spinelli della portavoce del presidente dell’Ars rischiano di diventare davvero un bel problema per Galvagno, impegnato in queste settimane a resistere alle pressioni anche di un pezzo del partito, per farsi da parte. Intanto, il presidente ha rinunciato all’auto blu, che secondo la procura sarebbe stata utilizzata in modo illegittimo, per accompagnare amiche e parenti in giro per la Sicilia.
Nella storia dell’hashish di Sabrina De Capitani potrebbe diventare ingombrante per il presidente dell’Ars anche Davide Sottile, che i finanzieri definiscono “amico stretto di Galvagno”. La portavoce diceva ad Alessandro Alessi, un altro organizzatore di eventi: «Mi ha detto Gaetano se tu le hostess le puoi prendere da Davide Sottile». Scrive la Finanza: «De Capitani riferisce che Galvagno aveva proposto anche di
affidare a Sottile il servizio di catering».
Intanto, nelle intercettazioni, Sabrina De Capitani sussurrava: «L’altro giorno ehm… ero fuori come un balcone perchè mi sono fatta pure una canna». I finanzieri scrivono che «si procurava la sostanza tramite Sottile, che a sua volta si rivolgeva a un soggetto indicato come “barman” di nome “Angelo”.
Questo Angelo si rifornisce tramite un terzo soggetto non meglio individuato che avrebbe «una “coda allucinante” di clientela». Una sera, Sottile chiese a De Capitani: «Che sigarette vuoi?». Lei disse, ridendo: «Indovina».
(da La Repubblica)

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LA DEPUTATA BRASILIANA CARLA ZAMBELLI, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA DELL’INTERPOL, SI È RIFUGIATA IN CAMPANIA E, NONOSTANTE SIA IN ITALIA DA PIÙ DI UN MESE E PUBBLICHI SUE FOTO SUI SOCIAL, LA POLIZIA “NON È RIUSCITA” A CATTURARLA. COME MAI?

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

NON SOLO: ZAMBELLI, FEDELISSIMA DI BOLSONARO, ANNUNCIA DI VOLERSI CANDIDARE ALLE PROSSIME ELEZIONI NELLE LISTE DEL CENTRODESTRA … DOPO IL PASTICCIACCIO BRUTTO SUL CASO ALMASRI, L’ITALIA STA FACENDO UN’ALTRA FIGURA DI PALTA, ALTRO CHE DESTRA DELLA LEGALITA’, QUI SI PROTEGGONO I CRIMINALI… ANGELO BONELLI PONE LA DOMANDA: “DI QUALI COPERTURE POLITICHE ZAMBELLI BENEFICIA?”

Ha aperto un profilo Instagram da cui regala lunghi sermoni ai suoi sostenitori in Brasile, orfani di Bolsonaro. Tre giorni fa è stata vista, e fotografata, a una messa di una chiesa evangelica a Scafati, in provincia di Napoli, con un velo calato sulla testa. Il suo avvocato, Fabio Pagnozzi, ieri ha rivelato al portale brasiliano Metropoles: «Ha avviato contatti con esponenti della destra italiana per candidarsi alle prossime elezioni».
Continua la fuga in Italia della deputata brasiliana Carla Zambelli: inseguita da un mandato di cattura internazionale è arrivata nel nostro Paese dallo scorso 5 giugno e da allora le nostre forze di polizia non sono riuscite a rintracciarla. Nonostante appunto la donna abbia una vita attiva sui social network e si faccia vedere serenamente in pubblico.
Zambelli, si legge nelle 14 pagine di mandato di cattura internazionale, è stata condannata il 14 maggio scorso a dieci anni per aver bucato, insieme con un hacker, la rete del Consiglio nazionale di giustizia e aver provato a inserire documenti falsi per infangare un giudice della Corte suprema, Alexander de Moares.
Nel 2022 ha poi puntato una pistola contro un suo oppositore politico. Zambelli è considerata inoltre «la regina delle fake news», un pezzo fondamentale di un network internazionale che muove disinformazione a fini politico-elettorali.
Fu lei a immaginare e divulgare una serie di notizie nel 2022 contro il presidente eletto Lula. Per questo motivo — la diffusione di disinformazione sul sistema di voto — è stata anche dichiarata ineleggibile.
La politica, restata una fedelissima di Bolsonaro, ha sempre avuto con l’Italia un rapporto diretto. Avendo anche le radici nel nostro Paese. Nel corso degli anni ha tenuto contatti con alcuni esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, tanto che proprio da questo profilo Instagram da “latitante” segue proprio le pagine di Fdi e Gioventù nazionale, unici due profili italiani.
«In Italia — dice il suo avvocato, secondo quanto racconta il sito brasiliano — vorrebbe proseguire il suo lavoro politico: ci sono contatti in corso anche se la priorità di Zambelli resta dimostrare la sua innocenza e tornare in Brasile».
La deputata brasiliana dall’Italia non sta mancando di fare conoscere le sue posizioni da turbo sovranista: appoggia le politiche di Trump, non perde occasione di parlare di Bolsonaro e denuncia di essere una “esiliata e perseguitata politica”.
«È inaccettabile — denuncia il deputato di Avs, Angelo Bonelli — che una ricercata internazionale possa agire liberamente dall’Italia senza che il Viminale sia in grado di individuarla.
Mi preoccupa l’eventualità di trovarci di fronte a un caso Almasri al contrario: in quel caso, un ricercato è stato rimandato in Libia; qui, una ricercata condannata continua a muoversi liberamente sul nostro territorio. Di quali coperture politiche Zambelli beneficia?».
(da Repubblica)
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“SBAGLIA CHI VUOLE INTESE BILATERALI CON TRUMP, SOSTENIAMO L’UNIONE EUROPEA”: IL PRESIDENTE DEL VENETO LUCA ZAIA SI SMARCA DA SALVINI (CHE BOMBARDA L’UE)

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

“TRATTATIVE IN SOLITARIA SAREBBERO IL MIGLIOR REGALO AL TYCOON. LA LINEA GIUSTA OGGI È QUELLA DI AFFIDARE LA TRATTATIVA A VON DER LEYEN” (SALUTAME A GIORGIA!) ,,, “SE SI ARRIVA AL MURO CONTRO MURO C’È L’OPZIONE MACRON, QUELLA DI MOSTRARE I MUSCOLI”

Se il primo agosto dovessero davvero scattare i dazi di Trump al trenta per cento, tra le regioni a pagare il prezzo più alto ci sarebbe il Veneto di Luca Zaia. Occhialeria, vini, oro, macchinari, hig tech, mobili e pelletteria: l’ufficio studi della Cgia ha stimato un danno economico per il settore produttivo regionale che potrebbe sfiorare i quattro miliardi di euro.
Presidente Zaia, il tempo sta scadendo e Trump considera la lettera inviata a Ursula von der Leyen già un accordo fatto. Come si deve rispondere?
«Spero che non solo il nostro paese ma anche l’Europa esca dalle gabbie ideologiche. Il presidente degli Stati Uniti lo eleggono gli americani, non noi, e questo è quello che passa il convento, Trump ce lo dobbiamo tenere ancora per tre anni e mezzo. Se non vogliamo un Vietnam commerciale bisogna partire da qui».
D’accordo, ma cosa dovrebbero fare i negoziatori europei? «Quella lettera a von der Leyen è dura, ma in fondo, da businessman quale è, Trump ci invita a un accordo. L’Europa adesso dimostri di essere Europa, in questi pochi mesi dei passi avanti li sta già facendo».
L’Ue ha davanti due strade. Deve dare retta a Macron, che invita a non piegarsi, o abbassare la testa?
«Credo che in questa fase il pragmatismo sia d’obbligo. È chiaro che i dazi per noi sono una catastrofe. Io in Veneto ho circa 7 miliardi e 600 milioni di export sugli Usa, il 10 per cento dell’export nazionale. E la mia bilancia è in attivo di sei miliardi.
Noi non ci possiamo permettere di rinunciare a questo». «Se si arriva al muro contro muro c’è l’opzione Macron, quella di mostrare i muscoli, ma noi italiani siamo il popolo della diplomazia, dobbiamo essere noi gli ispiratori di queste trattative».
Sbaglia chi, anche nel suo partito, suggerisce trattative bilaterali?
«Le iniziative bilaterali rischierebbero di dare più forza a Trump, è poco ma sicuro. Una trattativa di questo genere la vedo difficile considerando che ci espone anche a ritorsioni protezionistiche da parte degli altri partner europei. La trattativa bilaterale, su cui l’Italia potrebbe magari avere qualche carta in più da giocarsi, sarebbe il miglior regalo fatto a Trump. È un godimento nel breve ma un massacro sul medio-lungo periodo». Andrebbe sostenuta von der Leyen?
«Su von der Leyen ho molte riserve, è debole e non penso sia la migliore figura da contrapporre a Trump. Ma, al di là di questo, penso che l’Europa debba trattare con i suoi tecnici in maniera seria».
Auspica per le istituzioni Ue uno scatto in avanti politico?
«Si, dovremmo uscire da questa dimensione di damerini di corte, di funzionari paludati, per scendere in campo in maniera coesa. L’Ue ancora non è gli Stati Uniti d’Europa, ma abbiamo i numeri per l’esserlo».
Meloni sostiene von der Leyen ma cerca di non smarcarsi troppo da Trump. È in una posizione difficile?
«Penso che Giorgia Meloni abbia ridato un ruolo all’Italia nella politica internazionale. Ma la linea giusta oggi è quella di affidare la trattativa a von der Leyen, se poi tratta male e fa casini verrà censurata».
Dovremmo cercare mercati alternativi come Ue?
«Non è un reato di lesa maestà nei confronti degli Stati Uniti. Abbiamo esplorato pochissimo il Mercosur, i paesi in via di sviluppo, vivendo nella “comfort zone” del rapporto con gli Stati Uniti. Ma nella nostra storia abbiamo Marco Polo che, partito da Venezia senza parlare una parola di cinese, è arrivato a fare il governatore di una città del celeste impero. Noi siamo così».
(da La Repubblica)

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CHE OSCENITÀ LA POVERTÀ! A PORTOFINO SARÀ VIETATO CHIEDERE L’ELEMOSINA IN STRADA: NEL PAESINO PIÙ RICCO D’ITALIA I POVERACCI NON POTRANNO PIÙ SOSTARE IN STRADA PER PROVARE RACIMOLARE DUE SPICCI DAI GONFISSIMI PORTAFOGLI DI RESIDENTI E TURISTI

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

MA QUAL È LA RATIO? IL SINDACO DEI CENTRODESTRA PARLA DI “TUTELA DELLA VOCAZIONE TURISTICA DEL BORGO”

In sintesi, ecco la storia: da stamane il centro storico e il porticciolo di Portofino, il comune nel Genovese che con i suoi 94.505 euro annuali, per stare al 2024, è quello dal reddito medio più alto d’Italia, saranno banditi a mendicanti e accattoni. Sia quelli dai comportamenti «molesti», caratterizzati da modi «ostinati, reiterati, continuativi, insistenti e minacciosi». E sia quelli che l’elemosina la chiedono con toni «non molesti o minacciosi».
A firmare l’ordinanza è il sindaco Matteo Viacava, alla guida della giunta di centrodestra che governa il borgo più chic
d’Italia. A popolarlo, sono non più di 350 abitanti che ogni anno presentano all’Erario dichiarazioni dei redditi piuttosto pesanti. E poi ci sono le migliaia di turisti, tra cui molti vip
In pratica per tutta l’estate, sino al prossimo 30 settembre, i clochard saranno banditi «dalle principali aree di attrazione».
Sarà vietato «bivaccare» in centro con «vettovagliamenti di qualunque genere — dunque panini e altro, ndr — e con trolley e valigie». Proibito inoltre «sdraiarsi su panchine e muretti». Senza contare vino e superalcolici, il cui consumo sarà «vietato» ovunque «salvo all’interno dei locali».
(da agenzie)

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UNO SPORTELLO IN FACCIA AL GOVERNO: SUL GOLDEN POWER INVOCATO PER L’OPERAZIONE UNICREDIT-BPM, L’UNIONE EUROPEA HA DATO 20 GIORNI DI TEMPO ALL’ITALIA PER “PRESENTARE LE SUE OSSERVAZIONI” IN RISPOSTA ALLA LETTERA DELLA COMMISSIONE. IN ASSENZA DI QUALSIASI COMUNICAZIONE, IL DECRETO SARÀ REVOCATO

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

“LA COMMISSIONE DUBITA CHE L’ACQUISIZIONE DI BPM, UNA BANCA ITALIANA, DA PARTE DI UNICREDIT, UN’ALTRA BANCA ITALIANA, POSSA CREARE UN REALE E SUFFICIENTEMENTE GRAVE RISCHIO PER LA SICUREZZA PUBBLICA”

La lettera inviata il 14 luglio dalla Commissione Ue al governo italiano sul Golden power è perentoria e contesta nel merito tutte e quattro le prescrizioni contenute nel decreto.
L’Italia, scrive la Ue, con il Dpcm emesso il 18 aprile “ha violato l’art.21 del Regolamento Concentrazioni, in particolare i paragrafi 2 e 4 in quanto:
(1) L’adozione e l’entrata in vigore del Decreto, nella sua forma attuale, senza previa comunicazione alla Commissione, viola gli specifici obblighi di comunicazione e sospensione previsti da tale disposizione;
(2) Il Decreto, nella sua forma attuale, è contrario alle norme dell’Ue sulla libera circolazione dei capitali, alla competenza esclusiva della Bce […], nonché alla legislazione sui servizi finanziari, compresa la direttiva Crd, la direttiva Oicvm, laù
direttiva Mifid II e la direttiva Gefia”.
E dunque se questa conclusione preliminare della Ue fosse confermata, la Commissione potrebbe adottare una decisione che: 1) “dichiara che l’Italia ha violato l’articolo 21 e 2) le ordina di revocare senza indugio il decreto”.
La Ue quindi invita l’Italia a “presentare le sue osservazioni in merito a quanto precede entro 20 giorni lavorativi dal ricevimento della presente lettera”.
Ecco di seguito le considerazioni finali della Ue in merito alle quattro prescrizioni previste dal Dpcm del governo.
Depositi e prestiti§
Prescrizione: su Prestiti e Depositi il decreto impone a Unicredit e Bpm di non ridurre gli attuali rapporti tra prestiti e depositi in Italia per un periodo di 5 anni.
Valutazione Ue
“In assenza, ad oggi, di prove o argomentazioni convincenti da parte dell’Italia, la Commissione dubita che l’acquisizione di Bpm, una banca italiana, da parte di UniCredit, un’altra banca italiana, possa creare un reale e sufficientemente grave rischio per la sicurezza pubblica che giustificherebbe l’imposizione della Prescrizione su Prestiti e Depositi.
L’Italia, fino ad ora, non ha soddisfatto l’onere di dimostrare in misura sufficiente che la Prescrizione su Prestiti e Depositi può beneficiare di una deroga alla libera circolazione dei capitali”.
Project finance
Prescrizione: sul Project finance il decreto impone a Unicredit e
Bpm di mantenere il loro portafoglio di finanziamenti di progetti in Italia ai livelli attuali.
Valutazione Ue
“In assenza di qualsiasi spiegazione credibile, sembra che l’imposizione della Prescrizione sul Project finance sia una considerazione puramente economica, che la Corte di giustizia ritiene insufficiente per giustificare una deroga alle disposizioni del Tfue in materia di libera circolazione. Per questi motivi, sembra difficile giustificare tale obbligo come necessario per far fronte a una minaccia reale e sufficientemente grave per la sicurezza pubblica”.
Titoli di Stato nel portafoglio Anima
Prescrizione: il decreto impone a UniCredit di non ridurre gli investimenti di Anima in titoli degli emittenti italiani al di sotto del livello attuale per i prossimi 5 anni
Valutazione Ue
“Imponendo la Prescrizione sullo Sviluppo della Società, le autorità italiane hanno adottato una misura di vigilanza che può essere adottata solo dalla Bce. In primo luogo, ciò limita la capacità di Unicredit di rispettare i suoi obblighi prudenziali
Di conseguenza, la prescrizione limita la capacità di Unicredit di gestire la banca in modo sano e prudente e di soddisfare i suoi requisiti patrimoniali, di liquidità e di altro tipo. In secondo luogo, la misura ha implicazioni prudenziali e viola la competenza della Bce in quanto autorità di vigilanza di Unicredit, senza alcuna giustificazione adeguata
Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene, in via preliminare, che la Prescrizione sullo Sviluppo della società violi l’articolo 127 (6) Tfue, il regolamento Ssmr e la direttiva sui requisiti patrimoniali”.
Uscita dalla Russia
Prescrizione: sul tema Uscita dalla Russia iil decreto impone a Unicredit di cessare tutte le sue attività in Russia relative ai depositi, ai prestiti e al collocamento di fondi per prestiti transfrontalieri entro 9 mesi dalla data del decreto.
Valutazione della Ue
“La Commissione ritiene, in via preliminare, e in assenza di elementi più specifici forniti dalle autorità italiane, che sostituendo la valutazione e la decisione della Bce con un requisito diverso, la Prescrizione di Uscita dalla Russia violi l’articolo 127, paragrafo 6, Tfue e il regolamento Ssmr, ai sensi del quale la Bce ha competenza esclusiva per quanto riguarda la vigilanza prudenziale delle banche di importanza sistemica nella zona euro
(da La Repubblica)

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IN ITALIA CHI E’ POVERO DA BAMBINO LO RIMANE ANCHE DA ADULTO: LO MOSTRA UN DATO ISTAT

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

IL 26,7% DEGLI UNDER 16 E’ A RISCHIO POVERTA’

L’anno scorso il 26,7% dei giovani sotto i 16 anni era a rischio di povertà o di esclusione sociale (che va distinto dalla povertà vera e propria). Sono circa due milioni di bambini e ragazzi. A
riferirlo è l’Istat, con un nuovo studio. Il dato è migliore rispetto al 2021 (circa tre punti in meno), ma la situazione continua a essere difficile per più di un minorenne su quattro, soprattutto al Sud, tra gli stranieri, tra chi ha un solo genitore o è in una famiglia con un basso grado di istruzione.
Non solo, ma l’Italia è uno dei Paesi in cui essere a rischio povertà da piccoli segna di più anche la vita adulta: tra chi è cresciuto in difficoltà economica, il 34% è a rischio povertà anche quando è grande, mentre tra chi era benestante il tasso scende al 14,4%. Una differenza di quasi venti punti, quando la media europea è di meno di otto.
Un giovane su quattro a rischio povertà, peggio il Sud e famiglie con genitori single
Come detto, il rischio di povertà o esclusione sociale (cioè la percentuale di chi vive in una famiglia in cui gli adulti non trovano lavoro stabile, o hanno un reddito poco sopra la soglia di povertà, oppure soffre gravi deprivazioni materiali) è ben più alto per gli under 16 che vivono al Sud o nelle Isole: sale al 43,6%, mentre al Nord è al 14,3% e al Centro al 26,2%. Un dato è significativo: quasi uno su due (il 49,2%) di tutti i giovani che vivono a rischio povertà è italiano e abita nel Mezzogiorno.
È importante anche come è composta la famiglia. Ad esempio, tra chi non ha fratelli in media il rischio di povertà riguarda il 18,1% (che sale al 38,3% se c’è un solo genitore). Con almeno un fratello o sorella, aumentano le difficoltà. Il 26,2% di rischio se ci sono entrambi i genitori, e ben 53,3% se ce n’è solo uno
Per questa particolare categoria, cioè le famiglie monogenitore in cui ci sono due o più figli, negli ultimi anni c’è stato un netto peggioramento: la percentuale di rischio è cresciuta di oltre tredici punti rispetto al 2021, nonostante nello stesso periodo la situazione nazionale sia migliorata, come detto. A prescindere dal numero di figli, quando c’è un solo genitore il rischio di povertà è più alto se si tratta della madre (42,4%) rispetto al padre (30,9%).
In più, conta anche il livello di istruzione dei genitori. Se hanno al massimo la licenza media, si parla del 51,8%. Se almeno uno dei due è laureato, il rischio precipita al 10,3%. Infine, non è sorprendente che per i minorenni stranieri il rischio di povertà o esclusione sociale sia molto più elevato. È del 43,6%, mentre per i coetanei italiani invece è del 23,5%. Per gli stranieri che vivono nelle Regioni del Mezzogiorno si tocca addirittura il 78,2%: quasi quattro su cinque. Anche se, come detto, in numeri assoluti quasi la metà dei giovani a rischio – oltre un milione – è italiana e vive al Sud, mentre altri 266mila sono italiani e vivono al Nord.
Il rischio povertà si trasmette ai figli, in Italia molto più che in Ue
Un dato dell’Istat in particolare sottolinea come la difficoltà economica vissuta da bambini o ragazzi, spesso, abbia un impatto anche sul resto della vita. In media, come detto, per chi nasce in una famiglia monogenitore dove c’è più di un figlio, oppure una famiglia in cui i genitori hanno al massimo la
licenza media, essere a rischio povertà è come il lancio di una moneta: succede all’incirca a uno su due. E quando si diventa adulti? Naturalmente non ci sono previsioni statistiche su cosa accadrà agli under 16 di oggi, ma i dati sul passato mostrano che l’Italia è in una situazione particolarmente critica.
In media, in Europa, considerando tutte le persone che a quattordici anni erano in famiglie con difficoltà finanziarie, il 20% di loro si trova a rischio di povertà quando è adulto, tra i 25 e i 59 anni. Si tratta di uno su cinque. Prendendo invece tutti coloro che a quattordici anni non avevano problemi economici, una volta diventati adulti si trova a rischio povertà il 12,4% di loro. Un distacco di poco meno di otto punti: questo è il peso che ha la condizione economica della famiglia in cui si nasce.
In Italia, però, i numeri sono ben diversi. Tra chi a quattordici anni aveva problemi economici, ben il 34% è a rischio povertà da adulto: poco più di uno su tre. E chi invece era benestante? Solo il 14,4% quando è adulto si trova sulla soglia della povertà. La distanza è di quasi venti punti, oltre il doppio della media europea. A dimostrare che, nel nostro Paese, è molto più difficile che altrove crescere con difficoltà economiche e poi non trovarsi a rischio da adulti: uno su tre non ce la fa.
(da agenzie)

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LA PROCURA GENERALE DEL BRASILE HA CHIESTO LA CONDANNA DELL’EX PRESIDENTE BRASILIANO PER IL TENTATO GOLPE DEL 2022: IN CASO DI CONDANNA RISCHIA SINO A 43 ANNI DI CARCERE

Luglio 15th, 2025 Riccardo Fucile

CON BOLSONARO, SONO IMPUTATI SETTE EX MINISTRI E MILITARI CHE, SECONDO L’ACCUSA, HANNO FATTO PARTE DEL “NUCLEO CRUCIALE” DEL PIANO DI COLPO DI STATO

In un documento di 517 pagine, la Procura generale del Brasile, la Pgr, ha chiesto la condanna dell’ex presidente Jair Bolsonaro e di sette tra suoi ex ministri e militari che, secondo l’accusa, hanno fatto parte del “nucleo cruciale” del piano di colpo di Stato.
In una manifestazione alla Corte suprema brasiliana, il procuratore Paulo Gonet ha affermato oggi che Bolsonaro non solo era a conoscenza del piano golpista, ma lo ha anche guidato ed articolato.
Lo rende noto il sito del quotidiano Estado de São Paulo. Secondo il procuratore Gonet, “il gruppo, guidato da Jair Bolsonaro e composto da figure chiave del governo, delle Forze armate e degli organi di intelligence, ha sviluppato e implementato un piano progressivo e sistematico di attacco alle istituzioni democratiche, con l’intento di danneggiare l’alternanza legittima di potere nelle elezioni del 2022 e minare il libero esercizio degli altri poteri costituzionali, specialmente del Potere giudiziario”.
Le accuse della Pgr sono state consegnate alla prima sezione della Corte suprema che dovrebbe arrivare a sentenza entro settembre. I crimini attribuiti a Bolsonaro e agli altri sette membri del “nucleo cruciale” del golpe sono tentativo di abolizione violenta dello stato di diritto democratico, colpo di
stato, organizzazione criminale armata, danno qualificato dalla violenza e grave minaccia contro il patrimonio dell’Unione. In caso di condanna Bolsonaro rischia sino a 43 anni di carcere.
(da agenzie)

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    • CHE COINCIDENZA: QUALCUNO, NELLA STESSA NOTTE E NELLA “MEDESIMA CAMPAGNA DI INFEZIONE” IN CUI GLI 007 ITALIANI SPIAVANO CACCIA E CASARINI, HA INFETTATO IL TELEFONO DI CANCELLATO
    • LA CINA AUMENTERÀ IL BUDGET PER LA DIFESA AL 7% NEL 2026: PECHINO PREVEDE DI SPENDERE 276,8 MILIARDI DI DOLLARI PER LA DIFESA, CIRCA TRE VOLTE MENO DEL BILANCIO MILITARE DEGLI STATI UNITI
    • GLI ITALIANI A DUBAI VOGLIONO PRIVATIZZARE L’UTILE E COLLETTIVIZZARE IL COSTO: SE NE SONO ANDATI NEL GOLFO PER NON PAGARE LE TASSE NEL NOSTRO PAESE MA, ORA CHE PIOVONO MISSILI, CHIEDONO ALL’ITALIA DI ESSERE RIMPATRIATI (SPERANDO CHE PAGHI PANTALONE)
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