Destra di Popolo.net

– “L’INCHIESTA AFFIDOPOLI? USATA CONTRO DI ME DALLA DESTRA CHE UTILIZZA METODI DA SQUADRISTI”: MATTEO RICCI, CANDIDATO DEL CAMPO LARGO ALLA PRESIDENZA DELLE MARCHE (I SONDAGGI LO DANNO IN VANTAGGIO DI DUE PUNTI) ACCUSA

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

“IL MIO SFIDANTE ACQUAROLI NON PARLA DELL’INCHIESTA MA TUTTI I SUOI SODALI MI ATTACCANO: DA BIGNAMI A BOCCHINO, FINO AGLI ESPONENTI LOCALI. MA QUESTA VIOLENZA MEDIATICA NON FA ALTRO CHE RAFFORZARMI” … “IL SOSTEGNO DELLA MELONI A ACQUAROLI? NOI NON ABBIAMO BISOGNO DI TUTOR. POSSONO FARLA FOTO DI RITO MA IL GOVERNO NAZIONALE HA MALTRATTATO LE MARCHE IN QUESTI ANNI”

Matteo Ricci, il voto di fine estate trasforma le elezioni delle Marche in un primo test nazionale. Questo favorisce lei o il suo avversario?
«Il destino delle Marche è nelle mani dei marchigiani. Si vota per investire nella sanità pubblica, in trasporti efficienti e nel sostegno a imprese e lavoratori. Chi politicizza la campagna lo fa per nascondere i 5 anni di nulla della giunta Acquaroli».
Giorgia Meloni verrà nelle Marche per sostenere Francesco Acquaroli: il suo consenso, sempre alto, può essere considerato un vantaggio decisivo nella corsa del governatore?
«Noi mettiamo la nostra faccia in questa campagna popolare. Abbiamo costruito un’alleanza larghissima. Qualcuno preferisce nascondersi dietro la premier. Noi non abbiamo bisogno di tutor nazionali. Siamo felici che i leader dei partiti e movimenti componenti la nostra Alleanza del cambiamento stiano venendo nelle Marche a sostenere la campagna. Ma la partita è tra me e Acquaroli».
Giuseppe Conte, invece, non si è ancora fatto vedere nelle Marche…
«Il presidente Conte verrà nelle Marche a sostenermi, abbiamo già le prime date. Ho il pieno sostegno del M5S, che è un pezzo fondamentale della nostra Alleanza del cambiamento, e moltissimo aiuto quotidiano nella campagna da molti loro attivisti».
Il centrodestra ha previsto un comizio con tutti i leader. E centrosinistra?
«Il governo nazionale in questa regione si è fatto vedere solo in campagna elettorale, come dimostrano la vicenda Zes o il furto fatto ai danni dei marchigiani dei 2 miliardi per la ferrovia Adriatica a favore del Ponte sullo Stretto. O, ancora, l’imbarazzante silenzio sui tagli alla sanità pubblica marchigiana. Possono fare la foto di rito e nascondersi dietro i ministri, ma il governo nazionale ha maltrattato le Marche in questi anni. Noi abbiamo scelto di stare tra le persone, non di prendere ordini di partito da Roma».
Acquaroli non ha strumentalizzato l’inchiesta nella quale lei è coinvolto. Il suo silenzio la «aiuta»?
«Acquaroli non parla dell’inchiesta ma tutti i suoi sodali mi attaccano: da Bignami a Bocchino, fino agli esponenti locali. Dietro la facciata morigerata di Acquaroli, le seconde e terze linee utilizzano metodi da squadristi. Ma questa violenza mediatica non fa altro che rafforzarmi».
Lei è stato eletto a Strasburgo un anno fa, ora è pronto ad abbandonare quel seggio, Decaro potrebbe fare altrettanto. Il Pd prende poco seriamente l’Europarlamento?
«La mia candidatura non è una scelta personale: è nata dalla richiesta proveniente dai territori e dal mio partito, si poggia sul sostegno di tanti cittadini marchigiani. In Europa continuo a fare il mio dovere, occupandomi del nuovo regolamento che riguarda i diritti dei passeggeri. L’amore per la mia terra poi ha prevalso. Saremo una regione forte, protagonista e conosciuta, e chiuderemo la campagna con un grande “comizio d’amore per le Marche” in piazza».
Acquaroli, in un’intervista al «Corriere», sostiene di essere orgoglioso della sanità delle Marche.
«Basta chiedere a qualunque marchigiano cosa pensa sia avvenuto negli ultimi cinque anni, se la sanità sia migliorata o peggiorata. Sono convinto che il 90% di loro dirà che è peggiorata. Se 150 mila marchigiani hanno smesso di curarsi, se le liste di attesa superano i sei mesi, se i pronto soccorso sono intasati, Acquaroli vuol dire o no una parola in merito? Vuole prendersi la responsabilità?»
(da corriere.it)

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FRANCO ROCCHETTA, IL FONDATORE DELLA LIGA VENETA: “SALVINI? VADE RETRO, SATANA”

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

“HA TRASFORMATO IL CARROCCIO IN UN PARTITO SOVRANISTA, NON SO SE VOTERO’ ALLE REGIONALI”… “VANNACCI? UN ALTRO CHE NON MI PIACE”

Franco Rocchetta, 78 anni, fondatore della Liga veneta, non sa neanche se voterà alle elezioni regionali nella sua regione. Perché «c’è una classe politica pietosa», dice oggi in un’intervista a La Repubblica.
Mentre Luca Zaia secondo lui «è il male minore. Però con lui la sanità è stata demolita, il sistema delle banche popolari pure, siamo una delle Regioni più devastate d’Europa, col Pfas che ha inquinato molte falde acquifere».
«Non mi piacciono i nazionalismi»
«Chi dice che debbo votare centrodestra? Non mi piacciono i nazionalismi», risponde, quando gli domandano se preferisca un
candidato leghista o di Fratelli d’Italia. E poi, su Matteo Salvini: «Vade retro Satana. Ha trasformato la Lega in un partito sovranista». Ora è il tempo dei Vannacci. «Un altro che non mi piace».
Rocchetta sostiene di aver «dedicato la vita al Veneto, ma resto un cittadino critico. Nessuno della sua classe dirigente parla di Gaza: il dramma dei palestinesi dovrebbe interpellarci. De Luca lo fa, Zaia no. Sabato ero alla manifestazione pro Palestina a Venezia Lido». Ma poi chiarisce: «Non guardo a sinistra, Schlein è la scialba copia di Meloni. Che è una buona attrice. Abbraccia tutti, Biden, Trump, Musk, Zelensky».
L’autonomia differenziata
Infine, su Zaia che non sta portando avanti l’autonomia differenziata, dice: «È ridotta a una messinscena. Non so se la vedrò, dipende da quanto vivrò».

(da agenzie)

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LA VITTORIA DI HARVARD CONTRO TRUMP IN TRIBUNALE: “ILLEGALE IL BLOCCO DEI FONDI”

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

COSA HA SCRITTO LA GIUDICE

La sentenza emessa dalla giudice federale che segna un’altra vittoria per l’ateneo contro la campagna della Casa Bianca. La giudice ha riconosciuto che Harvard si sta impegnando a combattere l’antisemitismo, seppur «tardivamente»
L’Università di Harvard ha ottenuto una vittoria legale significativa contro Donald Trump. Una giudice federale ha stabilito che il governo ha violato la legge congelando miliardi di
dollari destinati alla ricerca, tutto sotto la bandiera della lotta all’antisemitismo. La giudice Allison D. Burroughs della Corte distrettuale di Boston, nominata durante la presidenza di Barack Obama, ha inflitto quello che viene definito «un brutto colpo alla campagna del tycoon volta a rimodellare con la forza l’istruzione superiore d’élite». Anche se la sentenza potrebbe non essere definitiva, spiega il New York Times, rappresenta comunque una prima risposta alla campagna della Casa Bianca di voler riorganizzare con la forza l’istruzione superiore d’élite.
La denuncia di Harvard e il primo emendamento
Harvard aveva denunciato la violazione del Primo Emendamento e dei diritti al giusto processo. La decisione della giudice potrebbe ora dare all’università una nuova leva nei tentativi di conciliazione con la Casa Bianca iniziati a giugno. In una sentenza di 84 pagine, la giudice Burroughs ha scritto: «Dobbiamo combattere l’antisemitismo, ma dobbiamo anche proteggere i nostri diritti, incluso il diritto alla libertà di parola, e nessuno dei due obiettivi dovrebbe né deve essere sacrificato sull’altare dell’altro».
L’appello della giudice per la «libertà accademica»
La giudice ha riconosciuto che «Harvard sta attualmente, seppur tardivamente, adottando le misure necessarie per combattere l’antisemitismo e sembra disposta a fare ancora di più, se necessario». La giudice, però, ha anche sottolineato il ruolo cruciale dei tribunali: «Ora è compito dei tribunali fare lo stesso, agire per salvaguardare la libertà accademica e la libertà di parola, come richiesto dalla Costituzione, e garantire che importanti ricerche non siano indebitamente sottoposte a sospensioni arbitrarie e proceduralmente inefficaci dei finanziamenti, anche se ciò comporta il rischio di incorrere nell’ira di un governo impegnato a perseguire i suoi obiettivi a qualunque costo».
Come era nata la causa
La causa era stata avviata dall’università lo scorso aprile, dopo che l’amministrazione Trump aveva insistito sul fatto che la più antica università del Paese fosse diventata una fonte di intolleranza. L’11 aprile, la Casa Bianca aveva preteso da Harvard che rivedesse i suoi criteri di selezione per l’ammissione degli studenti, eliminando per esempio i programmi di diversità e inclusione. E poi avrebbe dovuto esaminare ed eliminare «i programmi e i dipartimenti che più alimentano le molestie antisemite o sostengono posizioni ideologiche». Harvard aveva rifiutato quelle condizioni. Poche ore dopo, la Casa Bianca aveva annunciato l’inizio dei tagli dei fondi alla ricerca.

(da agenzie)

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QUEL CHE NON SI MISURA RESTA INVISIBILE, COSI’ I DATI TENGONO VIVA LA DEMOCRAZIA

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

IL SAGGIO DI LINDA LAURA SABBADINI, UNA VITA ALL’ISTAT, SUI NUMERI CHE FANNO L‘ITALIA

Durante il fascismo non era possibile raccogliere e pubblicare dati sulla povertà e sulla criminalità, che pure sarebbero stati, per quanto parzialmente, disponibili, tramite gli enti di assistenza e le questure. Avrebbero smentito la narrazione di un paese ordinato e tranquillo. Ma non sono solo i regimi dittatoriali a nascondere i dati, o a cercare di manipolarli.
Poche settimane fa, Trump ha licenziato la responsabile delle statistiche ufficiali sul mercato del lavoro perché i dati che erano stati pubblicati non corrispondevano alla narrazione del successo
della politica aggressiva dei dazi sull’occupazione.
La rappresentazione statistica dei fenomeni sociali è una questione cruciale che non riguarda solo gli esperti. È una questione politica, perché che cosa si misura, come lo si misura, se, come e a chi si rendono accessibili i dati costituisce un potente strumento di lettura di ciò che succede in società, quindi di valutazione delle scelte politiche, economiche e sociali che si fanno, dei soggetti, istituzioni, comportamenti meritevoli di attenzione.
Come scrive Linda Laura Sabbadini nel suo libro Il paese che conta (Marsilio), uscito in questi giorni, «misurare significa riconoscere. E ciò che non si misura spesso non entra nelle agende politiche. Non viene visto». Per questo la statistica è una conoscenza guardata con sospetto, o oggetto di tentativi di manipolazione, da parte dei regimi autoritari.
L’affidabilità delle statistiche, il rigore metodologico, la trasparenza nei criteri di rilevazione, la verificabilità, dovrebbe essere, ovviamente, una caratteristica normale del lavoro di ogni studioso o istituto di ricerca. Ma, in un paese democratico, devono essere garantite e protette soprattutto quando si tratta di statistiche ufficiali. Perciò va difesa in ogni modo l’indipendenza degli istituti che le producono e garantito l’accesso ai dati a chi vuole utilizzarli. Perché buone, rigorose, complete, statistiche ufficiali sono, come scrive sempre Sabbadini, un bene comune e uno strumento di democrazia.
È una tesi che Sabbadini argomenta in modo appassionato, dove biografia personale e professionale spesso si intrecciano, tracciando la storia dello sviluppo delle statistiche sociali all’interno dell’Istat, dal dopoguerra ad oggi. Una storia che accompagna e documenta in modo sempre più ricco e articolato quella dell’Italia e che ha visto in Sabbadini, con il sostegno di alcuni presidenti dell’Istat disponibili ad allargare lo sguardo al di fuori dell’economia, e la collaborazione con studiosi di varie discipline, una importante protagonista.
Sono abbastanza vecchia da ricordare quando gli unici dati disponibili a livello nazionale sulle famiglie erano quelli – ridottissimi – dei censimenti. Analogamente poco o nulla si sapeva sui comportamenti di consumo. Dagli anni ’80 del secolo scorso e soprattutto in quelli che Sabbadini definisce (per le statistiche sociali) «gli splendidi anni ’90», prima con le Indagini sulle forze di lavoro e sui consumi, poi con il sistema delle Indagini multiscopo, i dati statistici sulla società italiana hanno allargato la nostra conoscenza sulle reti familiari e i rapporti di parentela, la divisione del lavoro interna alla famiglia, le modalità di formazione della famiglia, la salute, i consumi culturali, l’uso del tempo, la partecipazione politica e altro ancora, seguendone i cambiamenti nel tempo. Senza questi dati non sarebbe stato possibile costruire il sistema di indicatori del Benessere equo sostenibile (Bes) che oggi costituiscono un prezioso strumento di monitoraggio della società italiana.
A proposito del fatto che solo che ciò che si misura può diventare visibile ed entrare nel dibattito pubblico, molto importanti sono stati due cambiamenti di prospettiva, che hanno anche modificato il modo in cui si presentano i dati: l’introduzione di una prospettiva di genere, che ha consentito di rendere visibili le donne, i loro comportamenti, esperienze, modalità di collocazione sociale, e la messa a fuoco dei soggetti come individui, anche quando all’interno di una famiglia.
Questo doppio passaggio ha reso più articolata la lettura di dati già disponibili nelle indagini “classiche”. Ad esempio non si è più guardato solo all’incidenza della povertà tra le famiglie a seconda della loro composizione, ma anche alla sua distribuzione a seconda delle fasce di età, o del sesso. Soprattutto, ha aperto nuove piste di ricerca. Nascono così le indagini sulla violenza, sulla criminalità, sui bambini e gli adolescenti, sulla mobilità sociale e le disuguaglianze, sugli stereotipi.
Per la sua ricchezza, il libro di Sabbadini si presta a tre livelli di lettura: una storia della statistica ufficiale e dell’Istituto che ne è responsabile, dell’importanza che ha la solidità e l’indipendenza di questa istituzione, ma anche la capacità di innovazione (si arriva fino alla questione dell’utilizzo dei big data) e in ultima analisi della passione delle persone che in essa lavorano ai vari livelli; una storia sociale dell’Italia vista attraverso i cambiamenti nei modi di fare famiglia, nella struttura per età della popolazione, nei rapporti uomo-donna, nei consumi, nelle forme e gradi disuguaglianza; una autobiografia professionale e umana coraggiosa e appassionata.

(da lastampa.it)

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UN RITRATTO DELL’ITALIA DI OGGI SENZA PIU’ REGOLE E SENZ’ANIMA

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

QUANDO NEL 1968 PREZZOLINI SI TRASFERI’ DA VIETRI A LUGANO

Quando nel 1968 Giuseppe Prezzolini, ottantaseienne, si trasferì da Vietri sul Mare a Lugano ci si chiese la ragione di questo singolare trasferimento, singolare perché Vietri ha il mare, che Prezzolini amava molto, Lugano solo un lago. Prezzolini rispose: “Dovete capire che per un uomo della mia età i sì devono essere sì e i no no. Non si può vivere in un perenne ni”.
Prezzolini era stato anche scottato dal fatto che avrebbe donato volentieri la sua biblioteca e il suo immenso archivio (in tanti anni di vita aveva conosciuto tutti, a cominciare da Mussolini) alla Biblioteca nazionale di Firenze cosa a cui avrebbe tenuto molto perché, sebbene nato a Perugia, Firenze era una delle sue città di adozione, la più amata. Ma la biblioteca gliela rifiutò, così l’archivio Prezzolini è finito a Lugano perché gli svizzeri sono un po’ meno sciatti degli italiani (Maurizio Costanzo, che ha rappresentato benissimo l’italiano medio, di cui faceva parte e il cui orizzonte non andava al di là della Garbatella, cadeva in deliquio appena sentiva nominare la Svizzera).
C’è, nella storia della biblioteca, una sciatteria tipica dell’Italia di oggi che ho cercato di documentare anche con la mia melodrammatica storia della ricerca di un segretario (sei appuntamenti, concordati, fissati, destinati in cui l’aspirante segretario non si è presentato, un’agonia) una specie di reportage non voluto fatto sulla mia pelle.
Quella di oggi è un’Italia sconciata nel suo paesaggio, naturale e urbano, cosa che ha una certa influenza non solo sul gusto, ma anche sul carattere e l’umore dei suoi abitanti, devastata dalle televisioni e dai social che sembrano aver concentrato in sé l’intera vita nazionale dettando, insieme alla sua gemella Pubblicità, che è il motore di tutto il sistema, i consumi, i costumi, la way of life, le categorie, i protagonisti e che hanno finito per distruggere ogni cultura che non si presenti nella forma della sua subcultura.
È un’Italia che ha perso ogni freschezza, la sua antica grazia,
senza sorriso, cupa, volgare, ossessionata dal denaro, dal benessere, dal corpo, dagli status symbol, dagli oggetti. Un’Italia ipocrita, pronta a commuoversi su tutto, solo per potersi compiacere della propria commozione, ma sostanzialmente indifferente all’altro, al vicino, al prossimo (“il bel Paese sorridente dove si specula allegramente sulle disgrazie della gente”, La strana famiglia, Giorgio Gaber, 1984).
Un’Italia senza misericordia. Un’Italia ormai inguaribilmente corrotta, nelle classi dirigenti come nel comune cittadino, intimamente, profondamente mafiosa, come sempre anarchica ma senza essere più divertente, priva di regole condivise, di principi, di valori, di interiorità, di dignità, di identità. Un’Italia senz’anima.

(da Repubblica)

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VOLI DI STATO E STAFF: LA TRASPARENZA E’ SOLO UN OPTIONAL

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

SUL SITO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO NON RISULTANO AGGIORNATI DA OLTRE UN ANNO I DOCUMENTI SULLA COMPOSIZIONE DEGLI UFFICI

Voli di stato top secret per tutelare le alte cariche dello stato. Ma anche per cancellare, pezzo dopo pezzo, la trasparenza. Il caso dell’aereo della presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, costretto a un atterraggio di emergenza in Bulgaria per un presunto attacco cibernetico da parte dei russi, è diventato il pretesto per limitare l’accesso alle informazioni.
L’idea è stata fatta circolare dal ministero della Difesa, soprattutto per i viaggi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e della premier, Giorgia Meloni, evitando la possibilità di tracciare i voli sui siti specializzati. La preoccupazione è che si voglia allargare la platea del divieto di pubblicazione. Al di là di tutto, nemmeno il database che riporta l’uso dei voli di stato da parte dei ministri è proprio impeccabile
È stato aggiornato a singhiozzo negli ultimi mesi: il file di maggio risulta non raggiungibile, quello di giugno non è stato pubblicato (verosimilmente perché non ci sono stati voli, ma non c’è alcuna specifica che sarebbe alla base dalle trasparenza). Come risposta a queste lacune, arriva il progetto di apporre ancora di più il bollino del top secret.
Staff non aggiornati
Ed è chiaro che per il governo la trasparenza sia un optional. Il sito di palazzo Chigi non comunica i cambiamenti negli staff da ormai un anno. Un piccolo record. Per quanto riguarda la composizione degli uffici di diretta collaborazione della presidente del Consiglio e dei suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, l’ultimo aggiornamento risale all’8 agosto 2024, mentre per i consiglieri dei ministri senza portafoglio e dei sottosegretari, di stanza a palazzo Chigi, la pubblicazione più recente (si fa per dire) è quella del 13 settembre dello scorso anno.
Eppure, non è che non ci siano stati cambiamenti importanti nella compagine governativa. A dicembre si è insediato Tommaso Foti come ministro del Pnrr e delle politiche di Coesione, al posto di Raffaele Fitto, passato a Bruxelles con i galloni di vicepresidente della commissione europea. A giugno, invece, è stato nominato un sottosegretario al Sud, Luigi Sbarra.
È poi notizia di qualche settimana fa, la decisione della sottosegretaria ai Rapporti con il parlamento, Matilde Siracusano, che ha annunciato la fine del rapporto di collaborazione con il suo segretario, Paolo Posteraro, coinvolto nell’inchiesta che ha portato alle dimissioni del presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto (compagno di Siracusano). Insomma, la sezione relativa agli incarichi presso gli uffici di diretta collaborazione della presidenza del Consiglio necessitava di un corposo aggiornamento.
Ci sarebbe peraltro una norma di legge che regola la trasparenza,
imponendo la pubblicazione dei nuovi dati, ma di fatto non sono prescrizioni perentorie. E quindi ci si affida al buon cuore degli uffici preposti.
Una certa allergia della destra alla trasparenza si è palesata sul caso-Almasri. Sono stati tenuti sotto chiave i documenti più scottanti sul contenuto degli interrogatori, ignorando la richiesta avanzata dal presidente della giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, di desecretare il materiale e metterlo a disposizione di tutti i parlamentari, incluso il gruppo di Italia viva che non è rappresentato nella giunta. Anzi è trapelato il fastidio di Fratelli d’Italia di nominare un deputato del Pd, Federico Gianassi, come relatore. Proprio per il timore che potessero circolare troppe informazioni.

(da agenzie)

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FOLLA E FIAMME, IL GIORNO DELL’IRA: IN MIGLIAIA CIRCONDANO LA CASA DI NETANYAHU

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

IL 64,5% DEGLI ISRAELIANI VUOLE UN ACCORDO CON HAMAS E IL RITIRO DELLE TRUPPE

Il fumo nero s’alza in Azza Street, davanti alla residenza di Bibi Netanyahu.
Bruciano i copertoni, carbonizzano un’auto, incendiano i cassonetti. Come accade nelle Giornate della Rabbia contro l’occupazione di Gerusalemme, proclamate di venerdì dai palestinesi. E com’è in queste quattro Giornate del Disordine contro l’occupazione di Gaza, proclamate da qui a sabato dai familiari degli ostaggi.
«Fascisti», è la risposta furibonda del premier: «Ogni giorno minacciate d’uccidere me e la mia famiglia. Ora si sta superando ogni limite. Circondate la mia casa con un anello di fuoco, proprio come le milizie fasciste».
Un suo deputato firma una proposta di legge-lampo — d’ora in poi, altro che i soliti 64 euro di multa, chi blocca le strade sarà punito fino a 7.500 euro —, ma non è un iban che ferma l’ira: arrivano gl’impiegati dell’hi-tech, una giornata di permesso concessa dalle aziende, e poi s’uniscono gli studenti in maglia gialla, le madri in nero, i militari in licenza…
Urla e spintoni, la polizia che ci mette cinque ore a calmare le strade, 13 arresti. E oggi, domani, dopodomani si ricomincia: dice un sondaggio che ormai è il 64,5% degli israeliani, molti anche di destra, a volere un accordo con Hamas e il ritiro delle truppe.
Non se ne parla. Da Gaza City, 80 mila palestinesi stanno già sfollando per sfuggire al loro destino di scudi umani e di carne da macello. Quelli che possono camminare, almeno: dopo due anni di guerra, dice l’Onu, 40 mila bambini portano ancora i segni delle ferite gravi e 21 mila sono diventati disabili gravi.
Eyal Zamir si rassegna ad arringare e ad allertare i nuovi riservisti: «È uno dei momenti più difficili della nostra storia. Stiamo entrando in luoghi in cui non siamo mai entrati prima». La consegna sarà d’evitare i palazzi minati e di trovare almeno otto capi islamisti che vi si nascondono: Musbah Dayyah, il capo dei Mujaheddin che fiancheggia Hamas, l’uomo che ha ucciso con le sue mani i tre fratellini «pel di carota» Bibas e la loro mamma, lui è già stato ammazzato.
Il momento più temuto dal generale Zamir è anche il più atteso dalla destra estrema. Che oggi si prepara a una rovente riunione di governo: il ministro ultrà Bezalel Smotrich riproporrà l’annessione dell’82% della Cisgiordania, incurante del monito
degli Emirati arabi a «non oltrepassare quella linea rossa che cancellerebbe gli Accordi di Abramo», firmati coi Paesi del Golfo proprio da Netanyahu e da Donald Trump.
Nessun proclama: da Washington avrebbero chiesto di fare con discrezione, spiega una fonte di governo, e di non esagerare. «Una sovranità sarà comunque proclamata — è l’anticipazione —, ma la questione è dove.
Probabilmente in qualche angolo dell’Area C, come la città di Ariel». Una decisione storica, promette Smotrich: «La quantità massima di terra e la quantità minima di palestinesi, perché non vogliamo essere sovrani di chi ci vuole distruggere». E se l’Autorità palestinese si ribella?
«Sarà distrutta, come Hamas». Il mantra è: cogliere l’attimo. «Ci sono un governo di destra e una Casa Bianca favorevole — commenta la fonte —. Con una comunità internazionale che riconoscerà la Palestina e giustificherà la nostra reazione. Quando ci ricapita?».

(da agenzie)

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GLI IMMORTALI

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

LA MONARCHIA ASSOLUTA CHE DIVENTA ETERNA

Di che cosa mai parleranno Xi Jiping, vestito da Mao, e Putin, vestito da Putin? Di missili, di soldi, di come continuare a prendersi gioco di Trump? A
nche, probabilmente, ma intanto l’audio rubato in piazza Tienanmen ci ha rivelato che, al pari di Elon Musk, hanno il chiodo fisso dell’immortalità.
La loro, si presume, perché un mondo con otto miliardi di immortali sarebbe costretto a chiudere per esaurimento posti.
È Putin a introdurre l’argomento, dicendo che col trapianto d’organi «più si vive e più si diventa giovani». Ma Xi Jinping gli dà spago e sposta il traguardo esistenziale a 150 anni, osservando che «oggi a 70 sei ancora un bambino» (Infatti, lui si diverte con le sfilate di soldatini).
È dunque questo il desiderio supremo dei due settantenni
atomici: non la dittatura del proletariato o la Grande Madre Russia, ma le 150 candeline da festeggiare al potere con cuori sempre di ghiaccio, ma nuovi di zecca.
La monarchia assoluta che diventa eterna, mentre l’ex presidente della potenza data per declinante, gli Stati Uniti, si è dovuto dimettere per manifesta senilità e quello attuale non riesce a mascherare i lividi sulle mani.
L’utopia sogna un mondo migliore per tutti, ma quella di Xi e Putin è un’utopia egoista: ne sogna uno soltanto per loro, e senza quel corredo di acciacchi che finora aveva reso la vecchiaia un’età non completamente augurabile.
«Se i giovani sapessero e gli anziani potessero» recita un vecchio adagio. Putin e Xi sanno e possono. O forse si illudono.

(da corriere.it)

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UNA POLITICA CHE TUTTI CAPISCONO

Settembre 4th, 2025 Riccardo Fucile

IL VIAGGIO DELLA FLOTILLA VERSO GAZA RIMANDA ALLE PAGINE IMPORTATI DELLA STORIA UMANA

Nel composito equipaggio della Sumud Flotilla in rotta verso Gaza ci sono anche quattro parlamentari italiani (due eurodeputate). Sono del Pd, Avs, Cinquestelle. Faranno la stessa vita e correranno gli stessi rischi degli altri imbarcati.
È vero che la spedizione non è stata convocata “dall’alto”, nessun governo o istituzione ne avrebbe avuto la forza o il coraggio, o più semplicemente le buone idee non fioriscono più dentro la politica “ufficiale”.
Ma in questo caso vale la pena sospendere le lagnanze e i rimbrotti: c’è una sintonia verificabile e attiva tra questi cittadini e alcuni dei loro eletti.
Faranno, in questa occasione, la stessa politica, con gli stessi convincimenti e lo stesso obiettivo: sfondare almeno simbolicamente, e se possibile anche fisicamente, usando i loro corpi disarmati, il muro di segregazione eretto da Israele attorno a Gaza.
L’altra sera sulla Sette c’erano, in collegamento, Greta Thunberg e Elly Schlein e hanno parlato la stessa lingua, cosa tutt’altro che frequente quando a prendere la parola sono una attivista “di base”, per quanto celebre, e una leader di partito.
Era piuttosto emozionante riscoprire (dopo quanto tempo?) che la politica può anche essere coinvolgente, potente e soprattutto facile da capire. Riconoscibile da chiunque sappia ancora farlo: il viaggio di quella gente verso Gaza rimanda alle pagine importanti della storia umana.

(da repubblica.it)

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