Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
LA VOLONTA’ DI MOLTI PARTITI A PARTECIPARE A JN GOVERNO DI SCOPO
«C’è una volontà comune che crea un movimento e una convergenza che eliminano le
prospettive di uno scioglimento (dell’Assemblea, ndr)». Detto in poche parole: il ritorno alle urne in Francia sembra essersi allontanato, almeno per ora. È il primo ministro dimissionario Sébastien Lecornu ad anticiparlo parlando a sorpresa dal cortile del palazzo di Matignon. Il macronista a partire dalle 10 darà il via a una serie di consultazioni con i leader dei partiti della gauche francese, dai Socialisti ai Verdi fino ai Comunisti. Un ultimo disperato tentativo di salvare il governo francese con un rimpasto “di scopo” per scongiurare nuove elezioni.
Lecornu stasera da Macron: «Se riusciremo a trovare una soluzione»
È stata una «breve e metodica conferenza stampa al termine delle prime 24 ore di consultazione», quella di Lecornu. «Questa sera mi recherò all’Eliseo per presentare al Presidente della Repubblica le soluzioni sul tavolo. Se riusciremo a trovare delle soluzioni». Un “se” che, visto il clima che tira a Parigi, è grande come una casa. L’ex primo ministro, a questo punto anche primo ministro in pectore, ha assicurato: «Ho buone ragioni per dirvi che, tra le buone notizie, da tutte le consultazioni che ho avuto con la Presidente dell’Assemblea nazionale, la signora Braun-Pivet, con il Presidente del Senato, Gérard Larcher, con tutti i partiti politici dell’UDI, dell’Yonne, i Repubblicani, Place Publique, MoDem, Horizon, Renaissance e altri, emerge la volontà di avere un bilancio per la Francia prima del 31 dicembre. Ma non è sufficiente. Questo bilancio deve ovviamente includere un certo numero di parametri che consentiranno alla Francia di andare avanti».
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
L’ABBORDAGGIO IN ACQUE INTERNAZIONALI DA PARTE DELLO STATO TERRORISTA DI ISRAELE GENERA NUOVI CORTEI
La Freedom Flotilla è stata attaccata da Israele a circa 120 miglia nautiche da Gaza. Lo hanno fatto sapere gli attivisti con un comunicato. «Attualmente almeno due imbarcazioni sono state abbordate e la maggior parte delle dirette streaming sono state interrotte», si legge sui canali social della nuova Flotilla. «L’esercito sta cercando di deviare la nostra rotta». I media di Israele avevano fatto sapere che le Forze di difesa israeliane (Idf) si stavano preparando a intervenire contro la spedizione.
«L’Ambasciata ed il Consolato d’Italia a Tel Aviv stanno seguendo fin dall’alba il blocco della nuova Flotilla da parte della marina israeliana. Sono una decina gli italiani fermati. A loro verrà prestata tutta l’assistenza consolare necessaria con la richiesta al governo israeliano di garantire il rispetto dei diritti individuali fino al momento dell’espulsione. Al lavoro anche l’Unità di crisi della Farnesina», scrive sui social il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Israele e la nuova Freedom Flotilla
«Ci sono almeno otto imbarcazioni militari che circondano la nostra flottiglia», afferma ancora la nuova spedizione. Che poi pubblica le immagini di una telecamera di una barca in cui si vedono dei soldati armati a bordo. Sono almeno tre le barche intercettate. In un filmato si vede una delle imbarcazioni con i soldati a bordo e si sente una sirena di segnalazione. Ffc scrive che «l’esercito israeliano non ha giurisdizione legale sulle acque internazionali. La nostra flottiglia non rappresenta alcun
pericolo. Trasportiamo aiuti vitali per un valore di oltre 110.000 dollari in medicinali, dispositivi respiratori e forniture alimentari, destinati agli ospedali di Gaza», si legge sul canale Instagram della spedizione. Il ministero degli Esteri fa sapere che sono tutti al sicuro e che presto verranno espulsi dal paese.
Chi sono quelli della nuova flottiglia
Le navi fanno parte di un collettivo composto da due realtà: Freedom Flotilla Coalition e Thousand Madleens to Gaza. A bordo ci sono circa 150 persone provenienti da 30 paesi diversi. «La nostra flottiglia si trova ora a 150 miglia nautiche dalla costa di Gaza, avvicinandosi alla zona in cui le precedenti missioni della Freedom Flotilla Coalition e della Global Sumud Flotilla hanno subito attacchi da parte di Israele», avevano fatto sapere gli attivisti sul loro canale Telegram. Antonio La Piccirella, che si trovava sulla Gsf ed è appena rientrato in Italia, aveva detto: «Tra due giorni le persone di Gaza Freedom Flotilla e Thousand Madleens to Gaza sfideranno di nuovo il blocco navale israeliano. Fate rumore e poi riorganizziamoci per la prossima irresponsabile provocazione globale».
8 ottobre: tutti in piazza
Già ieri era partita la mobilitazione. «L’8 ottobre tutti in piazza» è l’appello rilanciato sui canali social di Freedom Flotilla Coalition, Giovani Palestinesi Italia, Movimento Studenti Palestinesi in Italia e Unione Democratica Arabo-Palestinese. Nel post gli attivisti sottolineavano che «nelle ‘prossime ore la
seconda spedizione entrerà nelle acque internazionali vicino a Gaza, dove esiste il concreto rischio che venga intercettata e sequestrata dalle forze israeliane come accaduto in passato», facendo riferimento all’intercettazione della Sumud di mercoledì scorso.
I presidi e le manifestazioni per la Flotilla
In tutta Italia sono in programma presidi e manifestazioni di solidarietà verso la Freedom Flotilla e la popolazione di Gaza. A Roma è previsto un corteo da Colosseo a Piramide, preavvisato alla questura, che attraverserà via Celio Vibenna, via di San Gregorio, piazza di Porta Capena, viale Aventino, piazza Albania, viale della Piramide Cestia, piazza di Porta San Paolo e piazzale Ostiense. Sono attese circa tremila persone. A Napoli il presidio si terrà in piazza Municipio dalle 18.00, mentre a Bergamo, alla stessa ora, la manifestazione sarà a Porta Nuova. I manifestanti a Ferrara si incontreranno alle 15.30 nei giardini Cavour; a Taranto, invece, il presidio di solidarietà è previsto alle 17.30 in piazza della Vittoria.
A Salerno l’appuntamento è alle 18.30 in piazza Vittorio Veneto, nei pressi della stazione centrale; stesso orario anche a Varese, dove si terrà un presidio in piazza Montegrappa, e a Reggio Emilia, dove gli ”equipaggi di terra” si incontreranno in piazza Prampolini. Invece a Modena il ritrovo sarà alle 18.00 in piazza Matteotti, mentre a Parma la manifestazione è fissata alle 16.00 in piazza Garibaldi. A Bologna l’appuntamento è alle 18.00 in
piazza Maggiore, e a Gorizia è previsto un presidio alle 16.30 in via d’Alviano.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
LE MINACCE SUBITE IN CARCERE
Pietro Queirolo Palmas era a bordo dell’imbarcazione “All In” della Global Sumud Flotilla quando – come ricorda – “alle 7:00 del mattino di venerdì la barca è stata intercettata. Dopo una lunga notte di resistenza, dopo che la Marina Militare israeliana ha provato per ore a bloccarci, molte imbarcazioni hanno resistito e cercato di continuare verso Gaza, per sfondare il blocco marittimo illegale”.
Quella stessa notte Fanpage.it incontrò la madre di Pietro, confusa e preoccupata, al porto di Genova, dove si trovava per manifestare contro l’abbordaggio e il sequestro degli attivisti della Flotilla – compreso il figlio.
“L’intercettazione è stata rapida – continua il giovane che poco prima di gettare il telefono in mare aveva mandato un ultimo messaggio alla madre -. Sono saliti i soldati a bordo, ci hanno domandato se qualcuno fosse nascosto, se ci fossero armi, o dispositivi elettronici. Dopo i controlli molti militari sono scesi, sono rimasti soltanto quattro che hanno preso il controllo dell’imbarcazione e ci hanno portato al porto di Ashdod”.
Durante il tragitto Pietro ricorda il contrasto tra quello che vedeva al di là del mare, lungo la costa d’Israele e quella, invece, di Gaza: “Da una parte grattacieli, porti, gru; dall’altra invece distruzione. Sentivamo i bombardamenti su Gaza”.
“Arrivati al porto è iniziata l’azione militare vera e propria e il momento più umiliante – continua -. I militari hanno utilizzato molta violenza e ci hanno messo tutti in ginocchio e nel frattempo il ministro Ben Gvir passava a dichiarare che eravamo dei terroristi e a fare la loro propaganda. Appena aprivamo bocca i militari ci tiravano scappellotti, non avevamo la possibilità di dire la nostra e tutto il trattamento da lì in poi, all’interno del porto, è stato disumano. Durante la perquisizione siamo stati spogliati, ci hanno ritirato libri, cuffiette, braccialetti della Palestina. Ad ogni persona veniva assegnato un poliziotto che controllava ogni passaggio fino all’incontro con il giudice. E non avevamo il diritto di parola tra di noi, per cui se provavamo a comunicare venivamo rimproverati. Spesso non ci fornivano acqua, non ci facevano andare in bagno, quello che vedevi nelle loro facce era odio nei nostri confronti, non venivamo considerati come esseri umani”.
Nella procedura giudiziaria agli attivisti tenuti prigionieri è stato chiesto di firmare tre fogli: con il primo – racconta Pietro – si dichiarava una colpevolezza che non corrispondeva alla realtà (essere entrati illegalmente in Israele, ndr), il secondo era per il rimpatrio volontario; del terzo – ha detto Pietro – “non ricordo i termini precisi”.
Dopodiché il viaggio in pullman fino al carcere nel Negev: “Abbiamo consegnato tutti i nostri beni, ci hanno messo dei braccialetti identificativi e ci hanno caricato su dei pullman”, racconta il giovane. “Io mi sono ritrovato in una cella con il mio comandante, è stato un momento bello perché avevo paura di perderlo e di non sapere più che fine facesse, invece l’ho ritrovato lì dentro. Gli israeliani mettevano l’aria condizionata molto forte e poi la spegnevano, per cui si aveva questa sensazione di caldo-freddo di continuo. In più avevamo mani legate da fascette elettriche molto strette”.
Arrivato nella cella dove è stato rinchiuso con altri 15 italiani, Pietro racconta di “essersi fatto sentire” dai prigionieri palestinesi che stavano nelle altre celle: “Penso che sia stato in qualche modo un momento di solidarietà sia tra di noi e con i prigionieri palestinesi. I momenti più difficili sono stati la sera e la mattina perché i militari venivano in tenuta antisommossa con i fucili puntati contro le nostre teste, minacciandoci di lasciare i cani liberi in cella. Spesso durante la notte ci svegliavano per cambiarci di cella così da privarci del sonno. Questo sappiamo che è il minimo trattamento che i prigionieri palestinesi ricevono”, continua aggiungendo: “Sono stati fatti vedere dei video dalle televisioni che proiettavano i video del 7 ottobre. Un nostro compagno di cella ha chiesto di mostrateci i video di quello che fanno a Gaza e per questo è stato trasportato è stato messo in isolamento con le manette per 8 ore. Anche lì abbiamo avuto molta paura non vedendolo tornare per tutto quel tempo”.
Pietro è rientrato in Italia insieme ad altri connazionali lunedì notte. Ad accoglierlo all’aeroporto di Roma Fiumicino c’erano anche la mamma Sara, il papà e la sorella.
“Questa non deve essere la fine ma l’inizio. Quello che ha fatto la Flotilla è stato smuovere le coscienze e non solo: lo sciopero generale, gli studenti in piazza, 1 milione di persone il 4 ottobre a Roma. La guerra – conclude un attimo prima di scappare dall’avvocata – si può fermare da qui con le manifestazioni, bloccando i porti, facendo pressioni sul governo italiano e sulle aziende che finanziano il genocidio in Palestina”.
(da Fanpage)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA DA DELIRIO TRA FAIDE INTERNE E FUGHE: LA TOSCANA SVELERA’ QUANTO CONTA DAVVERO VANNACCI, OVVERO UNA MAZZA
L’ennesimo sgambetto di Roberto Vannacci. Questa mattina, l’ex generale e
vicesegretario del Carroccio è tornato a far discutere, dicendosi «imbarazzato» per quella volta in cui il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, oggi candidato alla presidenza della Regione per la coalizione di centrodestra, «aveva patrocinato il gay pride».
Il riferimento è al corteo che si è svolto tra Prato e Pistoia lo scorso giugno, durante il mese internazionale dell’orgoglio Lgbtq+, che aveva radunato oltre 30mila persone nelle due città.
Una sfilata arcobaleno che già allora aveva creato malumori all’interno del centrodestra toscano (soprattutto nella Lega) proprio per il patrocinio ufficiale arrivato da Tomasi, oggi candidato in quota Fratelli d’Italia.
Una scelta che, per molti, cozzava con i valori e i principi da sempre rivendicati dal partito di Giorgia Meloni.
Ieri il diverbio su «Piazza della passera»
In realtà, quella di stamattina ha tutta l’aria di una frecciatina: solo ieri, il primo cittadino di Pistoia aveva preso le distanze da un post sessista pubblicato dall’ex generale Vannacci, in cui scherniva la sindaca di Montopoli in Val d’Arno, Linda Vanni, e l’assessora regionale della Toscana (nonché candidata del Pd alle prossime elezioni) Alessandra Nardini.
La campagna elettorale turbolenta
In realtà, i contrasti vanno ben oltre questi due episodi. La campagna elettorale in Toscana è stata complicata per il centrodestra, a partire dal caso di Fratelli d’Italia a Prato. Qui il partito puntava a vincere con il capogruppo in Consiglio comunale Tommaso Cocci, ma una faida interna lo ha travolto: accuse pesanti (pedofilia, droga, massoneria) e minacce come «ti distruggeremo la vita» lo hanno costretto a ritirarsi dalla corsa. Poi le tensioni nella Lega, dove alcune consigliere comunali hanno lasciato il partito in aperto dissenso con la linea rappresentata dal generale Roberto Vannacci, responsabile della campagna elettorale in Toscana. Una serie di inciampi che hanno
reso la corsa ancora più complessa, in una partita che, peraltro, non aiuta alimentando così la riconferma del presidente uscente Eugenio Giani.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
“CI SONO STATI FRANCHI TIRATORI TRA I SOVRANISTI, IN MODO DA SPECULARE ATTACCANDO I POPOLARI, UNA VECCHIA LORO TATTICA”
Da Strasburgo – «Inconcepibile aver confermato l’immunità parlamentare di Ilaria Salis: uno scandalo politico e un obbrobrio anche giuridico». A dirlo a Open è Flavio Tosi, l’europarlamentare di Forza Italia e del Partito popolare europeo. La sua è una bocciatura netta della decisione del Parlamento europeo, che ha confermato l’immunità parlamentare a Ilaria Salis, eurodeputata di Avs, accusata dall’Ungheria di Viktor Orbán di aver aggredito alcuni militanti neonazisti a una manifestazione di estrema destra a Budapest.
Salis si è salvata per un soffio, con un solo voto di scarto, e soprattutto per i franchi tiratori. 306 favorevoli, 305 contrari e 17 astenuti. Ma a contare sono state anche le assenze, oltre 90, e forse non è stato un caso.
Il voto è stato, per Tosi, influenzato proprio dalle «troppe assenze tra le fila dei Patrioti per l’Europa (che include per l’Italia la Lega di Matteo Salvini)». Un gruppo che, secondo il
politico forzista, ha visto «una percentuale di assenze decisamente alta. «Quindici banchi vuoti tra cui quello di un italiano, il che è particolarmente grave. Mentre noi di Forza Italia eravamo tutti presenti e abbiamo votato per la revoca», sottolinea ancora Tosi, evidenziando come anche Fratelli d’Italia ed Ecr (gruppo che comprende Fratelli d’Italia) non abbiano avuto assenze significative, mentre tra i “Patrioti” la percentuale di eurodeputati assenti ha superato il 18%, «contribuendo indirettamente alla salvezza di Salis».
Chi mancava?
L’unico degli otto assente in tutte le votazioni è stato il molisano Aldo Patriciello. Ex democristiano, poi nel partito popolare, in Democrazia europea, nell’Udc, in Forza Italia, nel Popolo delle Libertà, di nuovo in Forza Italia fino al 2024 quando ha aderito alla Lega proprio in vista della candidatura alle europee. Primo dei non eletti, ha ottenuto il seggio al Parlamento europeo grazie all’opzione di Roberto Vannacci per un altro collegio. Patriciello la sera di lunedì, quando era iniziata la sessione del parlamento europeo, si trovava invece a Teano per inaugurare una nuova sede della Lega.
Per l’eurodeputato di Forza Italia, uno degli aspetti più controversi è stato il voto segreto, richiesto e ottenuto dalla sinistra. «A quel punto è chiaro che poteva succedere di tutto», osserva Tosi. «Ad esempio, ci possono essere stati franchi tiratori tra i gruppi di estrema destra, o tra i sovranisti, così da
aprirsi il campo a facili attacchi politici. Un giochetto già visto in passato», aggiunge, riferendosi agli attacchi di Salvini, che sui social ha accusato il Ppe di aver “salvato” Salis. «Del resto, ripeto, tra i Patrioti mancavano 15 parlamentari su 84, tra cui un italiano», conclude.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
“SE CIO’ NON ACCADE, I RAGAZZI SI STUFANO E SE NE VANNO, LASCIANDO IL DATORE DI LAVORO NELLA PALTA, VISTO CHE NELLE AZIENDE I DIPENDENTI SONO SEMPRE PIÙ ANZIANI
“Un tema che è stato sottovalutato è che nelle aziende che devono garantire la crescita e
la produttività c’è una piramide demografica che è spostata verso i 50enni. Siamo un Paese che deve far conto che i giovani sono risorse scarse e il capitale umano deve essere trattato con i guanti bianchi”.
Lo hanno spiegato i rappresentanti dell’Istat rispondendo alle domande nel corso dell’audizione sul Dpfp. “Non siamo più un Paese che può spingere su un contributo massivo della forza lavoro, ma dobbiamo spingere su un contributo qualitativo. Nell’ultimo rapporto annuale è stato visto come l’inserimento di giovani con skill digitali nelle aziende determina un incremento della produttività, quindi assumere giovani conviene.
E’ un Paese che deve cambiare passo specialmente sulla produttività e auspicabilmente anche aumentare i salari per quanto riguarda i giovani in particolare perché entrano persone formate e pronte a innovare”, hanno aggiunto.
Parlando più in generale dei salari, i tecnici dell’Istat hanno sottolineato che “il recupero progressivo delle retribuzioni reali è cominciato nel tempo e sta proseguendo.
È iniziata un’inversione di tendenza che ha consentito di iniziare un processo di recupero”. Tuttavia, come emerso già dalle statistiche dell’Istituto, esiste ancora una differenza del 9,1% rispetto a gennaio 2021″. “Stiamo riducendo progressivamente, ma permane in termini di salari reali un gap del 9% rispetto ai livelli delle retribuzioni reali di gennaio 2021”, hanno sottolineato nel corso dell’audizione.
Nel 2024, sul totale dei 15-29enni, la quota di Neet (ovvero le persone ‘Neither in Employment nor in Education and Training’ ovvero non più inserite in un percorso scolastico/formativo e non impegnate in un’attività lavorativa) è del 15,2% (in calo rispetto al 23,7% del 2020), ma supera il 20% in Calabria (26,2%), Sicilia (25,7%), Campania (24,9%) e Puglia (21,4%). Tra le giovani donne la quota continua a essere più alta (16,6%) rispetto agli uomini (13,8%).
Lo ha affermato Cristina Freguja, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istat, nel corso della sua audizione in Senato di fronte alla Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
MA PAPA LEONE NON ARRETRA DI UN PASSO: “IL CARDINALE HA ESPRESSO L’OPINIONE DELLA SANTA SEDE”
«La recente intervista al Cardinale Parolin, sebbene sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo».
Il tono della nota diffusa attraverso il social «X» dall’ambasciata israeliana presso la Santa Sede, seppure mitigato dal linguaggio diplomatico, segnala una nuova tensione tra Israele e il Vaticano, tensione peraltro mai sopita e ricorrente negli ultimi due anni.
«Preferisco non commentare ma il cardinale ha espresso l’opinione della Santa Sede», ha poi detto Papa Leone uscendo dalla sede vaticana di Castel Gandolfo.
Il Segretario di Stato del Papa, parlando ai media vaticani, aveva osservato che «qualunque piano che coinvolga il popolo palestinese nelle decisioni sul proprio futuro e permetta di finire questa strage, liberando gli ostaggi e fermando l’uccisione quotidiana di centinaia di persone, è da accogliere e sostenere».
Il cardinale Pietro Parolin: «È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve rispettare il parametro della proporzionalità. Purtroppo, la guerra che ne è scaturita ha avuto conseguenze disastrose e disumane.
Mi colpisce e mi affligge il conteggio quotidiano dei morti in Palestina, decine, anzi a volte centinaia al giorno, tantissimi bambini la cui unica colpa sembra essere quella di essere nati lì: rischiamo di assuefarci a questa carneficina! È inaccettabile e
ingiustificabile ridurre le persone umane a mere “vittime collaterali”».
Secondo l’ambasciata israeliana, il Segretario di Stato Vaticano «si concentra sulla critica a Israele, trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi o di porre fine alla violenza».
La nota aggiunge: «Ciò che più preoccupa è l’uso problematico dell’equivalenza morale laddove non è pertinente.
Ad esempio, l’applicazione del termine “massacro” sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre sia al legittimo diritto di Israele all’autodifesa”
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
SPESA MEDIA MENSILE PARI A 2.775 EURO, MA CON 800 EURO DI DIFFERENZA TRA NORD-EST E SUD… O SINGLE SPENDONO IL 68% DI UNA COPPIA
Lo scorso anno la spesa per consumi delle famiglie in Italia è rimasta stabile, ma una
famiglia su tre ha limitato la spesa alimentare. È quanto rileva l’Istat nel suo ultimo report, precisando che nel 2024 la spesa media mensile per consumi delle famiglie è stata pari a 2.755 euro, sostanzialmente invariata rispetto ai 2.738 euro del 2023. È cambiata però la sua composizione, perché circa un terzo delle famiglie ha dichiarato di aver limitato in quantità e/o qualità, rispetto a un anno prima, la spesa per il cibo (31,1% nel 2024 contro il 31,5% nel 2023) e per le bevande (passata dal 35,3%, dal 35,0%). Per il secondo anno consecutivo, la spesa è significativamente superiore al livello pre-Covid: era stata pari a 2.561 euro nel 2019. In particolare, tra il 2019 e il 2024 la spesa per consumi delle famiglie è aumentata del 7,6% a fronte di un’inflazione, misurata sullo stesso arco temporale dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), del 18,5%.
La spesa non alimentare rimane stabile
La spesa non alimentare è pari in media a 2.222 euro mensili, ovvero l’80,7% della spesa totale, in un valore varianile varia tra i 3.032 euro nel Nord-est e i 2.199 del Sud. Una sostanziale stabilità caratterizza quasi tutte le divisioni di spesa non alimentare. Aumenta la spesa relativa a Servizi di ristorazione e di alloggio (+4,1%, 162 euro mensili) sebbene con ritmi più contenuti rispetto al 2023 (quando l’aumento era stato del 16,5%). La crescita è più marcata nel Centro (+7,2%, 175 euro), anche se il livello più elevato continua a essere quello del Nord-est (209 euro mensili). Si riducono invece le spese per Informazione e comunicazione, che diminuiscono del 2,3% rispetto al 2023. Come nei due anni precedenti, anche nel 2024 la voce di spesa che le famiglie dichiarano di aver limitato maggiormente è quella per abbigliamento e calzature: se si escludono quelle che affermano di non sostenere questa spesa (il
4,3% di tutte le famiglie residenti), la quota di chi ha provato a ridurla è del 47,5% (in lieve diminuzione rispetto al 48,6% del 2023) e sale al 57,6% nel Mezzogiorno (era il 58,0% nel 2023).
I livelli di spesa più elevati, superiori alla media nazionale, si registrano nel Nord-est (3.032 euro), nel Centro (2.999 euro) e nel Nord-ovest (2.973 euro), mentre sono più bassi e inferiori alla media nazionale nelle Isole (2.321 euro) e nel Sud (2.199 euro). In termini percentuali la differenza tra la spesa del Nord-est e quella del Sud si attesta al 37,9%, con la spesa media del Nord Est di 834 euro superiore a quella del Sud. A livello regionale la palma per la spesa media mensile più elevata va a Trentino-Alto Adige (3.584 euro) e Lombardia (3.162 euro), mentre Calabria e Puglia sono quelle con la spesa più contenuta, rispettivamente 2.075 e 2.000 euro mensili. Interessante anche il dato sulla composizione delle famiglie: sempre lo scorso anno le famiglie di soli italiani hanno speso in media, ogni mese, 2.817 euro, a fronte dei 2.138 euro delle famiglie con almeno uno straniero. Le famiglie di soli italiani spendono dunque il 31,8% in più delle famiglie con stranieri, differenza che in termini assoluti corrisponde a circa 680 euro.
I single spendono il 68% rispetto a una coppia
Come sempre la spesa media mensile aumenta al crescere dell’ampiezza familiare, anche se l’incremento è meno che proporzionale rispetto all’aumentare del numero di componenti. Ciò significa che la spesa media mensile per una famiglia di una
sola persona è pari a 1.932 euro, cioè il 68% circa di quella delle famiglie di due componenti e il 58% circa di quella delle famiglie di tre componenti.
I commenti del Codacons e di Federconsumatori
«I dati dell’Istat attestano ancora una volta il fortissimo effetto dei prezzi al dettaglio sulla spesa degli italiani», ha commentato il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «L’onda lunga dei rincari continua purtroppo a farsi sentire anche nel 2025, con aumenti a due cifre per alcuni prodotti alimentari di largo consumo e vendite che crollano in volume. Per questo è importante che il governo adotti provvedimenti efficaci per far scendere i listini al dettaglio in settori essenziali come gli alimentari, considerando il venire meno di fattori come il caro-energia che negli ultimi anni hanno influito sui prezzi». Analoghi provvedimenti sono richiesti da Federconsumatori: il taglio della spesa alimentare è «un dato drammatico», che «non fa che confermare le preoccupazioni che manifestiamo da tempo sulle condizioni economiche delle famiglie, sempre più precarie, e su un andamento dei prezzi poco trasparente che son rimasti su livelli troppo elevati, senza mai riposizionarsi in maniera adeguata al ribasso».
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2025 Riccardo Fucile
“PER FERMARE IL GENOCIDIO SERVE IL CORAGGIO DEI PORTUALI, RISPETTARE IL DIRITTO INTERNAZIONALE, STOP ARMI A ISRAELE”
Tutto gremito ai Giardini Luzzati in centro storico per l’incontro pubblico con Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati, seconda tappa di una giornata segnata dalle polemiche per la coincidenza della visita con il 7 ottobre, secondo anniversario della strage commessa da Hamas contro cittadini israeliani.
Prima di salire sul palco, la giurista ha avuto un breve colloquio con la sindaca Silvia Salis e con alcune famiglie palestinesi residenti a Genova. Nel pomeriggio la “lezione” agli studenti che da giorni occupano l’università.
“Mi hanno chiesto aiuto – ha raccontato Albanese – perché hanno i loro familiari, anche minori, nella zona rossa. In realtà Gaza è tutta zona di pericolo, non c’è un posto dove i palestinesi sono in salvo. Hanno bisogno di aiuto per il ricongiungimento familiare ed è pesantissimo per me. Io ricevo centinaia di richieste di questo tipo, richieste sulle sparizioni, perché mancano 4mila persone che probabilmente sono nelle carceri israeliane, ci sono 10mila persone che mancano all’appello e probabilmente sono sotto le macerie. Ricevo costantemente richieste di per risolvere casi individuali e non ho più la capacità di farlo“.
Quindi l’appello che coinvolge direttamente la politica: “Il livello di violazioni e di abusi necessita l’intervento significativo importante della comunità internazionale degli Stati. Serve una sola cosa per fermare il genocidio, l’occupazione permanente e l’apartheid: che ogni Stato rispetti il diritto internazionale così com’è. In questo Paese si dice spesso non si può parlare di genocidio perché si deve attendere il parere di una Corte, ma non è vero, perché la convenzione prevede l’obbligo di prevenire il genocidio, di sanzionare, di investigare e punire l’istigazione al genocidio. C’è una decisione della Corte di giustizia che dice che l’occupazione illegale andava smantellata”. Gli Stati hanno “l’obbligo di non aiutare, di non prestare assistenza allo Stato che commette questi illeciti. Per questo bisognerebbe tagliare, sospendere le relazioni commerciali e soprattutto il traffico di
armi nei confronti di Israele“.
Battaglia che a Genova ha visto in prima linea il Calp, il collettivo dei portuali che ha animato le manifestazioni degli scorsi giorni. A loro va il plauso di Francesca Albanese: “Alla fine un genocidio, una situazione così grave, non richiede intelligenza, richiede coraggio, e questi portuali di coraggio ne hanno tanto. Non so se riusciremo a fermarlo, però ci voglio provare, ci sto provando, sto sacrificando tutto quello che posso, mi piacerebbe che ci fossero altri a farlo.
Oggi i camalli, sostenuti dalla relatrice Onu, spingono per l’attivazione di un osservatorio per monitorare tutti i manifesti di carico delle navi dirette e provenienti da Israele. E la sindaca Salis sottoscrive: “È un argomento che ha il mio sostegno, credo sia giusto rispettare la legge che vieta il commercio di armi con un Paese in guerra. Noi sosteniamo questo osservatorio, poi ovviamente è l’Autorità portuale che deve valutare. Abbiamo dimostrato in tutti i modi da che parte stiamo, non credo ci siano malintesi su questo”.
Ma la visita di Albanese a Genova proprio il 7 ottobre ha suscitato forti critiche in città, da parte del centrodestra – che ha chiesto invano di rinviare ad altra data – e anche da parte della comunità ebraica.
Cosa risponde a chi giudica la sua presenza inopportuna? “Sa quando diventa inopportuna? Quando il genocidio si è fermato e non c’è più ragione di parlare del genocidio. Ogni giorno
muoiono muoiono dozzine di persone, se non centinaia, a Gaza. Si è perso il conto di quanta gente muore di fame semplicemente perché non c’è bisogno, non c’è la possibilità di documentare. Cos’è inopportuno, condannare i crimini nei confronti di civili tutti e tutti, senza distinzioni? Questo è inopportuno?“.
(da Genova24)
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